PRESENTAZIONE
SEGNI é una raccolta di poesie legate a ricordi e immagini del passato
fuse nel presente, emozioni derivate da eventi personali e non,
immagini di luoghi e figure amate, esperienze di vita e speranze, libere
sul piano metrico e nate pian piano nel corso degli anni. Non vorrei
dare al lavoro una suddivisione tematica ma un percorso cronologico
che è poi quello reale.
PREFAZIONE
“Langhe di noccioli
onde di pace
scorrono nel tempo.”
Semplici versi, ma corposi, questi dell’autrice ed è proprio da essi che
voglio prendere spunto per iniziare a parlare di questa interessante
raccolta: “Segni”, che già nel titolo lascia intendere molto di quello che
vuole rivelare Tinti Baldini al lettore. Le sue poesie, scritte in metrica
libera con stile piuttosto asciutto e privo di fronzoli, dipingono un mondo
di immagini, di ricordi, di vissuto emozionale e geografico da cui l’autrice
non riesce a staccarsi: “Là dove/ un pino di mare/ padrone secolare/
svetta/ verso nembi/ di/ languido rosa/ ecco sangue/ mescolarsi
a linfa/ ossa al mare/ e carne alla terra.”
La raccolta, di sostanza e
variegata, rappresenta uno spaccato del suo intenso vissuto; la poetessa
attraverso ricordi e sottili metafore ripercorre il suo viaggio di donna
attenta e sensibile, regalandoci una profonda e chiara testimonianza dei
suoi valori fondamentali e lo fa in versi spontanei e pregni di sentimento.
Scorrendo le pagine si entra dentro il mondo di Tinti, si ritrova l’amore
per la letteratura e soprattutto per la scuola, ha insegnato Lettere per
tanti anni e anche se adesso è in pensione, si avverte l’amore e la
passione per il proprio lavoro, l’insegnante appunto, velato da un senso
di rimpianto: “ poi il suono/ della campanella/ li riporta indolenti/ là
dove emozioni/ sopite scoppiano/ raggi/ dalle finestre/ socchiuse.”
E questo suo abito non l’ha mai lasciata, trapela dai ricordi e cerca di farsi strada,
offrendo a noi spunti interessanti per riflettere sulla realtà che ci circonda: “ Ascolta,
mamma/ ero sola/ davanti allo schermo/ allo specchio...” E ancora: “ Vedi, papà/ tu eri
spesso latitante/ oppure goffo/ in buffe raccomandazioni/ ad infante/ su canne e sesso/
come mostri lontani/ in altri lidi.”
Nelle poesie di Tinti Baldini non troverete facili soluzioni o messaggi
incomprensibili, troverete solo fluide emozioni, parole scaturite
dall’esperienza di una donna che ad un certo punto della sua vita ha
sentito il desiderio, un bisogno forte e spontaneo di raccontarsi, cercando
di fissare nella memoria del tempo quei “segni” che l’hanno trasformata
nell’anima e che adesso lei ci offre con gioia e speranza, non potendoci
offrire altro che: se stessa attraverso il suo sentire di donna matura che
si snoda nel: “ percorrere viottoli/ rupi e sentieri/ a passo concitato/
in respiro d’affanno/ lasciando d’orma spessa/ i segni.”
Questo in fondo è il vero dono che ci offre Tinti: svela e rivela la propria anima
con la Poesia e lo fa senza cadere nel puerile sentimentalismo, senza piangersi addosso.
Roberta Bagnoli
Come sentirsi addosso
cento e cento lune
snidare ricci poco poco radi
ancor rubizzi d’ubriacatura
sfiorare cosce e natiche
d’increspata onda
sfregare forte
palmi irti di nodi
corde di barca
in fermezza di chiglia
e percorrere viottoli
rupi e sentieri
a passo concitato
in respiro d’affanno
lasciando d’orma spessa
I SEGNI.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Il paese si sveglia
all’alba dolcemente
riscopre pensieri
da tempo affossati
s’inerpica leggero
guardando alto
e semina con sudore
nuovi germogli
in terra bruna
appena arata
riprende vigore
ogni vena, ogni osso
ogni organo sopito
al par di formicaio
intento, fermo
senza paure.
È mondo immaginario
coperto da nuvole scure
che scorgo ma
un raggio fende di striscio
e qualcosa appare...
un bambino con un aquilone.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Mentre percorro a passo lento
immutabili porticati a crociera
piazze e cortili di sapore antico
sento voci bambine ansanti
per la corsa, visi arrossati
scapicollare in bici, tra risa
e lazzi in tripudio di rosso
e poi guardo lapidi ovunque
di ragazzi periti e pianti
da volti consunti e senza
tempo e mi sento dentro
i mattoni e il selciato
le porte trecentesche
e le taverne impregnate
di profumi e di vino
e mi siedo con chi
mi trovo accanto
a cantare a voce spiegata
ricordi grassi e popolani
ricchi ancor di passione.
il passato fuso
miracolosamente
al presente
lì vive di sua luce.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Ed ora la nebbia salita
da foschi recessi del cuore
ricopre il paese
incantato di sogni
si spengono voci
affogano suoni
soltanto stridii
d’uccelli rapaci
non s’ode parola
ma triste naufragio
al fondo d’abisso
di nera pietra che
scende nel basso
pian piano dirada
leggera
e mani che svettan
carezze
vuotano sassi
dal cuore.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Ho comprato una stella
ci sono entrata e
l’ho fatta mia
è quella che vedo
a una cert’ora
a Maggio in cielo
lento di scuro
tra basse nuvole
poggiate sul mare
è ad oriente di luce
quasi opaca:
mi ci tuffo
in armonia d’ignoto
trascorrendo
lassi infiniti
in corpo galleggiante
di trasparenze evanescenti
e tra le buche
scorrono acqua e vento
calore e gelo in sensazioni
che nulla hanno d’umano
e promettono eternità
in scie umide ed ardenti:
sarà questo, per caso,
il paradiso?
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Lasci
ad un certo punto
per strada il senso
del tuo, del suo
del vostro nome
poi lo ritrovi
ricostruisci
con lettere più
grandi e colorate
che metti in tasca
per guardarle
lungo vie tortuose
e neppure la casa ritrovi
lasci ricordi e persone
che poi riappaiono
differenti
illuminate da lampioni
al neon
e le riponi negli occhi
per rivederle ogni tanto
nel tuo cammino
e neanche più i muri
son rimasti
con tanto sforzo
eretti
e conservati
ma t’appaiono enormi
e lontani
non tuoi ma passati
di mano in mano
e li guardi allora
con le mani
li tocchi e li senti
un poco umani
li vorresti portar sulle spalle
ma neanche quelle trovi
le hai lasciate...
E continui da solo.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Reduce da deportazione
manteneva con me
bambina
ancor sguardo vitale
e mi diceva”Dov’eri tu
che prima non c’eri?”
Sempre rammento
in occhi liquidi
di grigio acciaio
quel sorriso in domanda
e la mia risposta d’allora
“Niente c’era prima”
e percepivo un mondo
appena nato, scaturito
da una stella cometa
su cui volavo sulla terra.
Pensiero irradiato
di grazia d’ attesa
quasi dovessi ancora iniziare
ogni volta da zero
m’accompagna soffuso
di vaghezza:
gli artigli del tempo però
l’hanno ferito
irreparabilmente.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Non canta l’anima
non tentar di farla sorridere
non vuole più sottrarsi al dolore
manca d’aria e respiro di spugna
sulla bocca incatramata.
Non rinuncia, ha sangue
di fiera nelle vene e vuol
scrutare nello sguardo
rapace del vile
nel lercio che di pinguedine
riempie palazzi e mercato
ove cani e ladroni vagano
venditori di fumo e di falò.
Non sopporta più tacito silenzio
e mai riposa in labirinti spenti
ma sovente si sofferma a pensar
“Potrò ancora far nascere bellezza?”
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Esile e gracilina
come fuscello a Maggio
mi sentii
palpitare tutto
corpo, testa e cuore
in fremito inarrestabile
scintille e tuoni
e mare a naufragare
e pioggia torrenziale
e ancor baleni
e dopo un senso
di potenza inarrestabile:
io piccolo granello
ancora in nuce
provar in un istante
possente sensazione
eguale al nulla e al tutto:
ero sola con me
in specchio splendente
e di colui che tanto
amavo mi occupai
più tardi.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Mare è
fluido rifugio
dalle cose
pausa in ripresa
di fiato
in lento flusso
di rinascita
rigenerante
d'ampio respiro
in spazio dentro.
<
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Divinità antica
osannata
con sacrifici
umani e stragi.
Ardore e straniamento
apatia intossicante
ammasso mentale di
seme distruttivo
innaffiato
in menti giovani e disperse
illusione fugace
di coraggio e clemenza
sotto fuochi arroventati
da una morbosa di
fascino avventura:
ecco la guerra.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Guardo dalla finestra
che apre sul nespolo
e vedo su erba fina
accanto alla mentuccia
vecchio steso supino
e anch'io m'accuccio
facendomi spazio
d'anca tra le rose
in tenera fusione:
dalla finestra ora si vede
coperta gialla
mollemente stesa
là sul prato.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009
Siamo condannati
a guardare e
capire senza scampo.
Siamo condannati
a volgerci in alto
verso fumi e luci
artificiali
senza veder le stelle.
Siamo condannati
a veder fabbricare
strumenti di morte
da chi di morte
ha già
il corpo pronto.
Siamo condannati
a sparger lacrime vane
in ghiacci di silenzio
d'intorno.
Siamo condannati
a sapere
e a non saper che fare.
(tratta da SEGNI - Altromondo editore 2009