Hai profonde le radici in me,
come un salice che non ha tregue.
hai linfa e sussurrate preghiere
anche il tuo nome freme
laddove sta scritto,
in rari abbagli di luce
sott’acqua dove arde e traluce.
Così oggi ti penso
come a un bimbo schiuso
a un evento,
mentre carezza e ti ruba il vento
fuggire non posso
ma il tuo irrequieto silenzio.
Ai marginali confini
pallidi e oppressi come papaveri
spezzati al peso degli anfibi soldati grevi
procedono, qualcuno al vento
parla, immemore di se ride, vaneggia,
gelidi occhi suoi azzurri ove si dissocia la vita
specchia un cielo ammazzato,
tra le armi ammutite e pensieri gettati
che agguantano perdute famiglie.
Nel sole, nella pietra nulla più è scritto,
vuota la gloria e buia l'anima resiste.
La nebbia che li inghiotte li ha sentiti.
Oltre la brace dei ponti,
quando la luce trapassa in ombra
e proietta il suo velo, appena si percepisce
un soffio di mutamento nell'aría, nelle cose....
Non ritorneranno come prima,
se la Pietà come l'acqua che tempra e purifica
sorge nei cuori loro e li fa migliori di prima,
se per chi è scampato alle rovine la Divina Speranza
non ritesse l'Avvenire.
Così mentre Fiocca la neve un pettirosso
Si posa su un ramo di buganvillea,
proprio vicino a te, uomo che rifiuta l'Eroe,
l'Ideale, mite semplicità di esistere che saltella
ti guarda, e induce ad amare a guarire.
Ho la forma di un vaso
E pensieri obliqui che non
Sanno starci dentro,
mi sento il cranio e una
inquietitudine bluastra,
osservo ciò che sputo
da un’altalena
mentre il tuo ghigno luminoso
la mette in rotazione,
ho il vino e il vestito bordo’
che ha il suo carattere e il
suo stesso odore di demonio,
viola parete, e cicche sparse,
magnesio, penso che hai bucato
la mia vita, spogliata dinanzi
a me allora hai spogliato
la mia sorte, non sono niente,
non ho niente,
mi cerco continuamente
strappandomi le unghie
dall’anima,scorticandomi,
fuggirono
le mie passioni su ali
di farfalle e sono oggi
piantato a terra, devo leggere
le righe, neri scarabocchi,
Visione, attesa, ma tu dove
Sei strega infantile
Mentre si sformano le
Mie mani e mi spacco
Col tuo bastone d’indifferenza
E ti aspetto per farti leccare
Le ferite e il sangue.
Non vedremo più i tamerici
avvinti all’assetata luce
nembo o vortice che assonna i lidi,
dal mare irrompe in spume.
Torneremo alla tempesta che
sparpaglia, un acqua a un suolo
che barbaglia, ricorderemo ch’era l’ambra
il presagio, il cane impazzito che abbaia.
Il tempo che tu pensi sovrano,dacchè inarchi le ciglia!
Qui si è fermato.
Qui non ti si raggiunge…la mente distoglie d’un tratto,
ogni suo atto, è l’istante in cui qualcosa
t’ha salvato con invisibile mano…
Mario puoi vederla nel buio agitarsi d’un ramo,
slegata all’esilio che la chiude
e discesa a te per finestre mal chiuse,
e trapela un presagio di ventura…dall’aldilà.
E’ la stampato su uno specchio di lago,
ciò che poteva essere di te altra sorte,
ma non è stato.
Sole rosso mite
di una rosa,
sui bianchi muri
ove si specchia
languida sua ombra,
e approda come la colomba
il balsamo di te.
Azzurro cielo di
una viola,
sogno la prima
campestre aurora,
sogno l’intreccio
della chioma,
assorto al fluttuo
delle spighe d’oro.
La rondine
s’invola.
...Ora che non c’è più l’amore,
il nostro amore
non ci sono più amori nelle strade,
solo vento nei cortili e vestigia
antiche di ciò che fu nostro,
il nostro cuore. Il cuore.
Camminavamo insieme,
insieme al nostro amore
e ai sogni dell’era
svaniti come coriandoli,
col pensiero camminavamo
dell’abbraccio e dei soli baci.
C’era un sole
un cielo e rose nostre a brillare sempre,
tu le stringevi col pensiero dell’amore
li prendevi in mezzo al profumo
dei fiori, delle stelle.
Sono fuggiti ora il cuore,
i sogni e i fiori nostri
dietro i cortili di stelle,
non li avremo più
i nostri intrecciati amori
i giorni e le notti dell’abbandono...
Ondeggia su un fazzoletto
Il tempo che è in ansia,
Solstizio d’inverno,
ho il bicchiere
a terra e il colletto
profumato, io e tu,
su di noi le foglie
giocando a domino,
tristezza delle sale,
passa la gente,
gente che non si guarda,
dopo me ci sono io
e tutto mi circonda,
sei ipnotica come l’aria,
i fiumi, le rose e i tramonti
che ispirano promesse,
morirei prima di toccare
il troppo nero collant
delle tue cosce fatali
di umori e caverne,
ti vedo dai molti occhi
della mia malattia amata,
giuro sul tuo collo allungato di
piaceri, sento odore di
morsi, mordi gustosa
carne delle mie labbra,
sguardo che si allarga.
Che città fortunata
da una finestra, maledici
la pioggia, certo di essere
tornato a casa mi
sveglio sconvolto in mezzo
la strada.
Il sole brilla nero nei miei occhi
ed io osservo elettrico
una bicicletta
di ruggine e tristezze,
luna sposa di un cielo
porto i miei pollici ai
tuoi piedi, aria d’oro,
tremano le contrade
nella cornea di un toro.
Ingenuità e trasparenza,
le sue mani avide sui guanti
dei diavoli circa fuori
dalle allucinazioni dell'assenzio,
nervoso sulle tue cosce
di cui annuso i neri ricami e
il sudore nell'inguine,
appeso a un puntello il
caldo tropico e le mosche
guardo e riguardo l'anima grande
come una stanza, e i tuoi occhi
iniettati di sangue mentre
sbattono i tacchi lunghissimi
e madidi d'impronte,
ho una folla in testa
armadio, dentro, statuette lì a caso,
somigli ora più a te stessa
scavata profondamente
sono io un deformato grido
di aratro che scava in una
terra beata per poco,
tu l'antilope sfondata da
una strana tosse nell'altezza
di una notte, vita che arriva
senza danno caduta via alla fine,
spreco il tempo
tastandoti e perdendo la mia mente
inciampando, annaspando,
su di te spogliata ondulante nei
guai diafana pelle in
cui traspaiono le ossa,
apparenza ingannatrice
uccello minaccioso di roccia.
(tratta da "NUDA VERGINE" - Estroverso editore)
Nelle tue iridi le farfalle,
blu e leggiadro il volo, blu
vibra in cuore con un moto
amoroso nel chiaro cielo
di campagna, nel velluto o
nella foglia alta piegata
ovunque la vidi come
camminasse lenta sull'acqua,
allegra e avvolta da un velo
le mani tese alle nuvole vicine
cantava alle primule del monte,
sicuro nel raggio o nella brezza
ammiravo in lei la consapevolezza
l'incantato ed ebbro esistere
ma non ebbi mai delizie più
dolci del suo seno. Tutto è in
questo volo, in un brivido
che non indugia, sorse in me
la luce e in terra crebbe la
natura e il faro nuziale della
luna per le bocche degli amanti
sognatori, dio cantò il suo corno
solitario e una speranza vestì
d'amore la vita agli albori con
ghirlande di rose profumate, e
tu più delle muse eri cantata
dalle arpe della mia anima.
Cosa vedo nel tramonto? Più di
una luce il tuo volto ho visto e i
tuoi occhi caduti in me con la
pioggia, che fresca mattina sei
stata, fertile come la terra bagnata
e ricca di semi che spunteranno
domani, novella come una lettera
che l'amato aspetta in tanti sospiri,
volevi il mio amore e te l'ho dato,
il cuore e il mio sguardo per vedere
la vita come la vedo io te li ho dati,
ora vuoi abitare nel mio paese, nella
mia stanza, mangiare le fragole con me
e sentir passare il tram dell'esistenza,
ti darò tutto questo e raccoglierò le
tue lacrime di gioia e la terra per un
giorno cesserà il suo moto meravigliata,
e dall'azzurro scenderà la musica di
mille usignoli. Ma così sei certa di
poter essere felice? Il gabbiano
ambasciatore porta a te le infinite
speranze che ho tenute chiuse nel mio
pugno,nella fortezza del mio cuore da
sempre. Sei tu l'amore, il mistero sublime?
Sei tu la felicità? Sì? Allora dimmi che
mi ami.
(tratta da "NUDA VERGINE" - Estroverso editore)
Era la mia alla tua vita legata.
I nomi incisi su foglie di quercia
radiose ai getti di sole,
fra lo sviolinare di grilli e canti d'usignoli...
era cara la tua voce,
tenera a me nell'abbraccio,
armonia di natura,
poi un tuo soave sorriso,
e il tuo sguardo di cielo a me rivolto...
annunciazione di un bacio.
(tratta da "NUDA VERGINE" - Estroverso editore)