- Abitudine
-
È un turbine che non si placa col tempo, anzi si
Rafforza.
È natura e cultura o forse è solo stortura?
Niente distoglie dalla vita come l’abitudine, o la vita è questo?
La vita passa e ti guarda, ti riguarda e tu ti senti guardato,
ma purtroppo non burlato dal fatto che sei stato fregato.
L’abitudine ti rassicura, come la mamma quando c’è, non
Ti dà mai temi, né problemi.
È molto muta , scivola sempre e ti porta in basso, dove
Non ti dà più il passo.
Osservala, se puoi, ma non puoi perché è un’abitudine
È come l’aria ti serve e se ti manca, vai in apnea anche
Mentale e questo purtroppo è normale.
- Accidia
-
Indolenza pura, edulcorata
Come l’acido fa con le
Croste della ruggine. È un
Grande peccato secondo le
Regole capitali. Anzi è il
Peggiore e il maggiore.
Infatti sfrutta gli altri spesso
A loro insaputa perché si
Mostra per quello che è:
una mostra di cose inutili.
- Acqua
-
destino volle darla a bere a tutti
da noi alle piante che oggi è l’industria,
elefante che non dimentica la produzione,
per lei unica azione.
l’acqua, elemento antico pensato come
indispensabile, oggi non è più tanto abile.
si può inquinare e può avvelenare.
abbiamo usurpato anche il suo trono
che era incontrastato.
oggi sulla terra c’è una guerra e la chiesa,
ma l’acqua benedetta ce l’ha solo la
chiesa.
l’altra è maledetta.
è la chiesa che l’ha voluta così o l’impresa?
questi sono misteri per scoprire i quali
siamo tutti uguali e bravi.
- Aggressività
-
Sembra un’autista della verità,
in realtà non lo è.
La sua utilità è come quella del cibo,
prima ingurgitato, poi digerito, poi
dimenticato.
Come il cibo nutre, ma non discute.
Come il cibo è vario, nutre le cellule
Del corpo, viene metabolizzato e
Poi scartato.
Non piace molto, forse perché è
Ritorto. Forse lo fa per sé e sembra
Lo faccia per me. Se è lui che lo
Vuole,faccia pure, la faccia è sua e se la
Perde finirà un giorno tra gli oggetti
Ritrovati o tra gli ammogliati dimenticati.
- Aiutando
-
Aiutando vecchi, bambini,disabili,
sento qualcosa che va al di la di loro.
Incommensurabile la misura e la
Statura di chi forse cerchiamo.
Non sappiamo cos’è, forse non ci importa.
Sicuro ci porta, aprendo la porta, in un
Mondo che non conosciamo per fortuna.
- Altruista
-
Sembra un’autista della verità,
in realtà non lo è.
La sua utilità è come quella del cibo,
prima ingurgitato, poi digerito, poi
dimenticato.
Come il cibo nutre, ma non discute.
Come il cibo è vario, nutre le cellule
Del corpo, viene metabolizzato e
Poi scartato.
Non piace molto, forse perché è
Ritorto. Forse lo fa per sé e sembra
Lo faccia per me. Se è lui che lo
Vuole,faccia pure, la faccia è sua e se la
Perde finirà un giorno tra gli oggetti
Ritrovati o tra gli ammogliati dimenticati.
- Amare
-
se ami sei amato, ma non sempre è così.
e allora chi ama di più? chi ama dunque,
quello che sente di amare o quello che
è amato?
così l’amore diventa riflessivo, forse
condizionato, ma a chi o a che cosa?
facciamo finta di non saperlo, eppure lo
sappiamo: a noi, strani amanti di noi
stessi solo illusi di vedere l’altro, l’amore.
eppure lo sentiamo, c’è, ma non sappiamo
cos’è.
- Amicizia
-
se riesci a leggerla come leggi
questo carattere, hai carattere
e sai che l’amicizia è rara.
ma consolati, in compenso esiste
l’amore.
quello è sicuro, è sesso, istinto,
anche se non sempre distinto.
ma scoprirlo dipende sempre da te.
bene, stai in guardia, trovati un
cane, certo che è un’altra razza,
ma almeno non ti strozza.
- Angoscia e crudeltà
-
un contrasto che ci sta nella vita.
la cattiveria può essere motivata
dall’angoscia.
ma se cerchiamo sempre il motivo,
in fondo non vogliamo capire, ma solo
tranquillizzare la nostra angoscia
infantile che diventa puerile.
crudeli quindi si diventa?
male e bene sono l’angustia
dell’esistenza.
si battono sempre perché il
conflitto è presente nei nostri
rapporti umani.
fare di due uno è la croce
dell’umanità.
è stata questa forse la volontà del
l’amore che perde le ali quando è
impari.
- Anima
-
c’è un’anima nel mondo che
respira, pulsa.
ne vediamo le espressioni
materiali, sono queste che ci danno
impressioni e diventano emozioni.
come la rosa sboccia finalmente
per aprirsi alla mente e al cuore, dura
poco, un attimo.
tanto però è durata la sua maturazione.
l’anima del mondo è così: un precipitato
di mai dato.
un’apparenza che non appare, anzi
scompare agli occhi e alla mente di
chi si chiude in un corpo che è un guscio
vuoto, come la cozza cucinata e mangiata,
come la tana del lupo uscito per incontrare
Cappuccetto rosso.
ma questa è una favola.
l’anima non è una favola, né una tavola dove
si mangia, è una sorgente che sempre sgorga.
non si ritrae mai l’anima del mondo se non a
chi lo vede solo tondo.
- Animali
-
Sono tanti, nessuno sa quanti.
Sono belli, anche se alcuni
Sono brutti.
Ci danno la misura della nostra
Umanità che ancora nessuno sa
Dove sta.
È solo un’ ipotetica distinzione,
Quasi poetica.
L’uomo, si chiama uomo da sé
Perché ancora nessuno lo sa.
Qualcuno dice che la sua
Origine è una metamorfosi genetica,
Qualcuno la sente più etica, qualcun
Altro non dice niente e sfrutta la
Gente anche perché capita che
E' intelligente.
Ha la mente e spesso non mente,
Né offende. Spesso neanche si
Difende come l’animale che ha
la libertà incorporata nel dna.
È forse questa la differenza?
L’intelligenza che offende e da
Cui non ci si può difendere.
L’animale è più istintivo, ma qualcuno
Ha detto che per l’uomo l’intuito
È energia e vita creativa.
Viene da chiedersi allora: il passaggio
Dal regno animale a quello umano
Che sevizio ha reso? E a chi?
Domande senza risposta anche se fatte
A bella posta.
Una canna al vento è l’ uomo dice
Qualcun’ altro.
Insomma ognuno dice, ma l’unica
Cosa che sperimentiamo è che
Esistono la vita e la morte e sono sempre
Botte.
Qualcuno le prende, qualcuno le dà:
E' questa la realtà, sembra, oppure?
- Apparenza
-
viviamo così, appariamo.
ma un giorno scompariremo.
qualcuno si ricorderà di noi.
ricordi sordi o vivi.
questa non sarà apparenza, ma quello che è stato
la nostra essenza.
la memoria della storia conserverà,
come fa in realtà l’espressione più compiuta
che abbiamo avuta.
- Archimede
-
Datemi una leva e solleverò il mondo
Famoso detto di Archimede, ma era anche pitagorico
Per cui i numeri erano la sua specialità.
Non parliamo dei calcoli, sempre tutti i conti quadravano.
Insomma un matematico, che con la matematica che
È tematica solo perché i numeri li mette a posto
Delle parole spesso vuote, per dare un’immagine del
Mondo veramente tondo.
Ma la precisione, che somiglia alla perfezione
Da qui la matematica, è veramente la quadra
Tura del cerchio ideale,
Tutti dicono che non è normale perché solo le sensazioni
Ci rendono uomini.
Allora perché Archimede voleva sollevare il mondo
Con una leva se questo è fatto di uomini e animali e oggi
Del Cordiale che la società ha creato con l’evoluzione?
Vedere Archimede così, quasi come un abete, è
Offensivo perché la matematica non sarà tematica come
Le sensazioni e le parole, ma certo senza di lei ci sarebbero
Stati molti più misteri.
E il potere non poteva godere come fa con la passione della
Politica che sempre litica.
- Ascoltare
-
Un infinito illimitato,
c’è chi ha parlato.
Se il parlato viene sfruttato
Sei fregato.
Se il parlato viene ascoltato
Con la mente pura, puoi dire:
mi hanno insegnato.
La stella polare è silente e se
L’ascolti trovi la strada.
- Aspettare
-
Come succede sempre, è la cosa che
Facciamo più spesso e fa lo stesso se
Questo richiede tempo.
Il tempo è quasi sinonimo di aspettare
Anche se anonimo.
Non sappiamo mai niente, anche se niente
È niente. Tutto ha un valore, la misura è
Come l’altura, più va in su più aria trovi.
E tu covi dentro il piacere e l’ansia che forse
Poi sono la stessa cosa.
Più aspetti più deluso sei, ma se sei l’attesa
È già un’intesa.
- Atletica
-
Fuori e oltre i mezzi meccanici
Esistono gli organici, o sono
Membri di una società, o sono
Gli organi degli uomini, muscoli
Innanzitutto che potenziati
Diventano alati.
Tutto naturale psiche e soma
Unite per farsi ardite.
Qui l’atleta è solo, è lui,è concentrato
Se non è tarlato,il suo corpo è la sua casa e
Non l’ha comprata, gliel’hanno data,
non è in affitto, quello che è
fitto è il suo allenamento.
È come nella vita che se hai
Volontà e insisti dentro di te entra
Qualcosa che non è una cosa, ma
Un mistero mai visto.
- Attendere
-
Attendere invano corrode
L’animo.
Se si tratta di soldi non
Guadagnati, né sudati, tutto
Diventa un gioco.
Si, come il lotto è appeso
Al suo peso, così la borsa,
il titolo azionario, sono come
il dizionario: puoi trovare
tutti i significati, ma non
trovi quello che non c’è, il
più e il meno che in borsa
fanno l’azione o un tarlo
o una canzone.
Attendere prego è anche
La porta automatica della
Autostrada.
Dice così quando hai già
Messo le monete o le banconote,
deve contarle prima di alzare
la barra che ti sbarra.
Attendere significa anche
Che stai per prendere.
- Automobile
-
il motore ce l’ha,
la vista non gli manca,
le scarpe sono esatte,
il vestito è fatto su misura
per chiusura.
basta mettere benzina che va via.
gli manca la ragione che fa troppo
rumore e poi l’amore che non è
come il motore.
- Avarizia
-
Niente gli è perdonato e niente può essere desiderato
Perché è troppo attaccato
A chi? A sé
Strano che questo porti a quella, l’avarizia.
Eppure è una conseguenza logica
Niente è concesso al corpo e alla mente
Perché non sono niente se non valutano tutto economicamente.
Finisce così la vita dell’avaro, si consuma come il danaro
Anzi insieme, come insieme finisce quella di chi è esasperato dal danaro
Ma insieme a chi? Insieme a nessuno e rimarrà proprio sul selciato.
- Azione e pensiero
-
Perché se si può pensare a un’integrazione
La filosofia ne ha fatto, fin dall’antichità, un
Conflitto ancora non sconfitto?
Difficile dire meglio udire.
Ascoltare è un grande tribunale, forse l’unico.
Agire e pensare e perché non ascoltare?
Sembra un’azione passiva, ma invece comprende
In sé un’attività e una silenziosità assoluti,
utili a quelle che chiamiamo pratica e teoria.
Questo sembra un’aporia, forse lo è, ma almeno
Non è una teoria e un fermo e silenzioso
Appello al nostro cervello da cui tutto dipende,
anche la gente.
Ascoltare la natura che si muove, l’immobile
Pulsare del pensiero, il cielo silenzioso che
Non è mai ozioso, anche se a noi sembra.
Forse è lui l’esempio dell’ordine, ma anche
Il cardine dell’estetica che deve sempre essere
Etica, politica, sociale, individuale, se non vuole andare a
Male e far del male.
Ascoltare il cielo e il firmamento che non parlano,
Forse è il massimo di quel minimo che ci vuole
Per la poesia della vita prima che diventi finita.
torna all' inizio
- Bende
-
servono per rattoppare, proteggere, non vedere,
escludere dalla vista, difendere dall’aria,
distoglierci dall’accaduto, assorbire, renderci
più visibili agli altri, imbarazzarci, punirci,
costringerci a limitare i movimenti, unirci agli
infortunati, nostri alleati, farci sentire diversi,
non completi, carenti, quasi mancanti,
somigliare alla nostra vita che si perde mentre
guadagniamo la giornata rattoppata.
- Berlinguer
-
era, dicono le varie anagrafe, sbagliano.
lui c’è ancora tra di noi, che non siamo
eroi.
siamo solo coloro che non hanno pensato
mai all’oro, proprio come ha fatto lui.
magro, sereno, sempre pacato nel dibattito
politico e sociale ha condotto il suo partito,
in anni difficili a proteggere i deboli, i
lavoratori e questo senza bagliori.
solo con la sua arte fatta di onestà.
non temete, in giro ci sono quelli come lui
che vi daranno sempre un ombrello e non un
cimelio o una medaglia al valore, come quando
sull’altare della patria, fingiamo di
riconoscerci in un simbolo sacrificale
che come Cristo è finito sull’altare.
Enrico ci ha mostrato e ci mostra che il
credere significa anche non cedere.
- Bernadette
-
perché proprio a te Bernadette
questa visione della concezione?
non lo sapremo mai perché, ma
che importa!! abbiamo finalmente
una porta che ci porta alla Madonna.
cinque milioni di credenti e miscredenti
ogni anno fanno cose stupefacenti.
si presentano a Lourdes, si bagnano
nelle acque e aspettano, chi il
miracolo, chi le luci, chi niente, ma vede tanta
gente.
ma è tanta gente che forse non vuole
niente, se non credere che esiste da qualche
parte, una Beata Benedetta Signora che li
guarda a quell’ora, come è accaduto a
Bernadette in quella data storica, diventata
ormai eroica per intercessione del
Papa Leone tredicesimo, che senza merito,
ma solo per dovere, finalmente, ha
riconosciuto il miracolo e non
l’oracolo.
in quella grotta Bernadette hai fatto vedere , ancora
una volta, che anche da una grotta può
nascere la vita luminosa.
sempre una luce si presenta ai nostri occhi,
non ha importanza se dritti o storti,
ricchi o poveri: si può vedere anche nelle
tenebre, a Lourdes è avvenuto e avviene,
meditate!!
- Bisogna agire, non dire
-
Mancano le parole per scandire una
Simile affermazione.
In genere è il contrario per chi sa
Leggere l’orario.
Davanti a questa affermazione però
Devi scegliere l’azione.
Se davanti hai una “ persona “ così,
sei spiazzato se hai studiato.
Allora è utile che rifletti o parli.
Con questo mostro devi fare il mosto.
Alla fine l’uva pigiata e fermentata
Ti darà l’alcool.
E pensare ti sembrerà banale, qualsiasi
Azione sarà una benedizione.
- Black-out
-
L’oscurità ha invaso la mente e il
Cuore, un momento quello che ha
Trovato fertilità sul terreno.
Erano già a brandelli dopo tutti
Quei fardelli.
La poesia aveva tamponato la
Voragine mettendo un argine.
Ora con il blackout non c’è più
Niente.
Musica, parole, azioni, non hanno
Più senso.
Niente è più vicino al nulla di
Questo abisso che somiglia
All’inconscio dove tutto è possibile
E niente lo è.
- Bomba atomica
-
Una parola composta, ma scomposta.
L’atomo così piccolo che utilizzato
Dopo la scoperta di Einstein introduce
Un significato nuovo.
Piccolissimo e potentissimo sembrano
Contraddizioni come il male e il bene.
Eppure insieme le dimensioni non
Contano più
Spazio, tempo, velocità, perdono la
Loro dignità e ci mostrano come il nostro
Corpo e il nostro spirito sono solo un
Ruggito che basta un leone affamato
Per raccontarne la vacuità.
Allora 1ualcuno va aldilà, qualcun altro
Si ferma qua sulla terra e cita il mistero
Come un vero per antonomasia.
Così come il paradosso se non trattato
Come luogo comune non è più il
Nostro dosso, ma diventa un prato
Verde dove nascono fiori che fanno
Sperare nella natura che non è atomica,
ma solo anatomica.
- Borsa Valori
-
A un certo punto metti un punto.
Investi, ti travesti. In quel momento
Non sei più tu, ma sei un cervo che
Torna libero e per lui rischiare è
Normale, tanto normale che come il
Cervo se ne va per vedere un altro
Terreno sereno, il tuo diventa dopo
Un disappunto perché sai all’inizio
Che rischiare può far male.
Ma il cervo non si preoccupa del
Terreno è sereno perché lui è
Il cervo e il nervo non lo scuote
Lui è sereno come il terreno quieto
Che lo lascia camminare e magari
Lui pensa di volare come tu pensi
Che farà il titolo in borsa che strano
Che non abbia nessun titolo.
- Buono
-
Quando sei buono abbassi il tono.
Sei come la radio che puoi regolare
A tuo piacimento, cambiare la
Stazione che trasmette.
Tu sei il ricevente, eppure pensi di
Avere la mente.
Il buono è così, abbassa il tono,
non fa rumore e lui pensa che questo
sia amore, forse lo è, difficile a dire.
Caino e Abele hanno fatto storia,
la gente ce l’ha come esempio al
tempio.
Pensate che sia Cristo crocefisso?
Può darsi. Come simbolo di bontà
Ci sta.
Altri esempi più correnti? Ce ne sono,
ce ne sono. Hanno un diverso suono,
come le stazioni della radio, ma la
canzone è sempre quella o gemella
della cattiveria.
torna all' inizio
- Caduta
-
Inerte nello spazio e nel tempo
Cade il tuo corpo abbandonato.
Si lascia cadere senza volerlo,
si frantuma nei tessuti molli
che si sfaldano, mentre dentro
si conferma la tua fragilità
nemmeno o ormai post umana.
Che umanesimo è se nessuno
Lo trova? E solo quando cadi
Ti accorgi della tua fragilità.
Come la canna al vento sei
Esposto e mal riposto è il tuo
Essere che continua a tessere,
ma sempre come fa il ragno,
basta un bagno perché nulla sia
più come prima.
Tu tessi, ma il tempo sconfigge
Il tuo sforzo e il impegno e tutto
Diventa solo un pegno.
- Calma
-
dicono sia la virtù dei forti.
e se fosse dei deboli?
intendiamoci e non perdiamoci
nei valori della semantica
che dice, dice, ma poi contraddice.
vedere gli alberi sempre fermi dà
si un senso di calma, come dà
un sentimento di opacità del
vissuto e allora la scelta è
obbligata, la vita è movimento
e la calma è uno strano movimento.
- Cambiare
-
Stravolgi te stesso,
datti un’opportunità,
dimentica la lealtà se
è quello che ti ha segnato
e calibrato.
Sei stato una cosa, diventa
Qualcosa che non sia il
Così sia.
La tua logica, il tuo affanno
Per corrispondere le sponde
Degli altri è ormai diventato
Un ansimare senza affare.
Stai vivendo cadendo sempre
Più giù, sotto quella soglia
Dove non c’è ritorno.
Cambia il volo.
- Campioni del mondo
-
Bravi, lo siete stati e lo siete ancora.
Famosi erano i bravi di don Rorido,
famosi e permalosi. Voi siete famosi
e orgogliosi. Non è la stessa cosa, è
oggi l’unica cosa che conta. Lo sport,
addirittura quello più popolare, torna ad
essere protagonista non in pista,
ma questa volta nella vita a dimostrare
che si può osare, anzi si deve.
È qui, nello sport che dovere e
Piacere si fondono fino ad arrivare al
Profondo dell’anima del mondo che
Probabilmente è la nostra mente, ma
Anche il nostro cuore che chiede
Amore e non solo orgoglio perché
Da solo questo brucia pesantemente
Se uno non se la sente.
- Capitano
-
Quando muore un capitano, muore.
Con lui se ne va di più, praticamente
Tutto.
Distrutto lui, distrutto il plotone.
Allora questo s’ accorge della sua
Vera forza.
Certo lui ormai è morto, ma la sua
Forza no.
Si ricomincia, l’esistenza si allenta,
le maglie sono più larghe.
Il corpo respira meglio. Tornerà la
Guerra, ma sarà un’ altra.
Quella del capitano è finita e lui vivrà
Nella memoria, nella storia per continuare
Ad insegnarci che lottare e amare se
Non sono proprio la stessa cosa si incontrano
Per darsi la mano, se la stringono e nella stretta
Trovano forse un senso, cosa difficile da dire.
- Carol
-
Lungo il viaggio della vita
Ti sei mostrato forte
Nella tua debolezza.
Sei stato scelto da
Qualcuno che forse non era
Nessuno e proprio per questo
Ti ha indicato qual’era la
Strada.
Non era in discesa, non
Era in salita.
Era una strada da percorrere,
si biforcava sempre e la
scelta non era vana.
Anzi era essenziale per te
Che non avevi dubbi se non
Quelli dell’uomo quando
È uomo e guarda la storia
Come se dipendesse da lui.
Ma lui è uomo, può sbagliare,
ma deve osare.
Eppure sei riuscito là dove quel
Nessuno se lo aspettava: dare
All’uomo quella dignità in tutte
Le realtà.
- Casa
-
le origini sono mobili, mancano i mobili.
neanche i mattoni, il cemento, gli
impianti che sono come i pianti che
dentro casa sono come i guanti per
lavare i panni o le pentole che sanno
di pensiero chiuso, ma che bolle come il
fuoco.
più fuoco c’è, meno amore bolle sopra
il fuoco.
più fuoco c’è, meno amore bolle.
allora l’ardore non ha più colore, anzi è
bianco come l’abito da sposa che indossa
chi riposa.
allora la casa cos’è: il focolare domestico?
l’edificio con i mobili e gli impianti o è
solo pianti e lacrime amare, come
l’amore quando va male.
- Cattivo
-
Non si chiama Ivo, quello della
Storia, lui era terribile.
Cattivo e terribile sono un’altra
Cosa, di terribile c’è che il cattivo
È inguaribile.
Come il cane arrabbiato assale
All’improvviso lui gioca col viso,
questo sembra inoffensivo e non
è cattivo, anzi, dietro quell’espressione
nasconde una passione, compiere
un’azione definitiva, mai tardiva,
tempestiva, colpire per far morire.
Si muore in tanti modi, ma morire
Per mano di un cattivo, se non sei Ivo,
uccide non solo la cute, ma distrugge
l’essenza dell’essere.
- C'è qualcosa per te
-
una speranza, è tanto.
averla senza rubarla è un notevole
passo avanti, proprio da giganti.
se poi sei piccolo, ma hai un grande cuore,
può essere anche l’amore.
ti aspetta paziente, che un giorno tu
sarai il suo amante.
amante dell’amore, così ti chiameranno
quelli che si accorgeranno.
saranno pochi, forse buoni, ma tu già li perdoni
di non averci già pensato che eri amato.
- Cerchiamo sempre un significato
-
ancora! non ci è bastato diventare
come anguille striscianti, devastate
dalla terra che rimane l’ unica cosa
ferma.
noi siamo ad abitarla, noi siamo
a deturparla, noi siamo a sfruttarla.
lei si presta perché tace la sua
coscienza inesistente, almeno come
la intendiamo da quando ne parliamo.
si, parliamo, usiamo il linguaggio
che ormai è quasi un oltraggio.
dentro di lui si annida dicono il pensiero
del fuori.
ma cos’è questo se non siamo noi,
almeno il nostro corpo che non può
che desiderare nuovi bisogni e sogni.
è proprio tra bisogni e sogni che oggi
si gioca la nuova partita mai finita
tra il trascendentale e il banale.
continuiamo a cercare, la letteratura
potrà imparare che noi siamo sempre
come un pesce fuor d’acqua: a un certo
punto annaspa e torna a cercare quell’acqua
che lo fa respirare senza parlare.
empirico-trascendentale è il nuovo
senso del sesso che si racconta
imprigionato nella sua religiosità
ormai ritrovata.
- Certezza
-
che bella stoltezza.
ha un mare di difetti, appare
e scompare come fa il compare
quando, alleato per un affare,
vuole essere certo che vada in porto.
ma il porto è di tutti e noi da soli
non andiamo lontano.
rimaniamo in quella ostinazione
che è il nostro limite invalicabile.
le foglie cadono perché questo
è il loro destino, la loro certezza
è questa: cadere.
la nostra ci illudiamo di cercarla,
ma dove?
- Ciao
-
ciao non basta più. perché?
una ripetizione ha bisogno di una
spiegazione.
evidentemente quello che diciamo
è ormai isolato dal suo significato.
c’è solitudine in noi, ci serve la compagnia,
staniamo così il nostro vuoto e lo
riempiamo doppiando tutto,
soprattutto il saluto.
è come se l’indicibile diventasse più
credibile.
non ci vogliamo separare.
ma da che?
forse dalla madre.
torniamo così bambini, anche se sembriamo
cretini.
dateci un contatto, se telefonico è meglio.
e torneremo ad essere insieme, come quando
nella placenta respiravamo inconsapevoli.
- Come io la vedo
-
vestita di bianco, praticamente un angelo.
è venuta all’improvviso, portata non dal
riso.
è stata un’ occasione ed è inutile farci una
descrizione.
il viso parla una lingua che tu senti e
capisci senza sforzo. il suo ricordo
non t’abbandona, anzi ormai ti regala
il tempo, il tuo tempo prezioso perché
ozioso.
non riesci però a togliertela dalla
mente. è lì ti occupa e non ti fa pensare
ad altro.
perché? non lo sai di preciso.
ma che importa, è stata una botta,
un innamoramento che ora ti dà il
tormento.
l’amore vero è sempre così, altrimenti
non è.
- Commozione e comunicazione
-
Scatta una sintonia, c’è una fusione,
una simbiosi, si sente qualcosa, si
sa che non è una cosa.
È un’emozione il cui valore non
Fa rumore fuori, ma dentro è un
Cimento.
Tu vibri, senti cose che non hai
Mai sentito, non ti dai spiegazioni,
non ci sono rumori e sei sospeso
e quasi ti lasci andare come
sull’altare.
- Conoscersi
-
è riflessivo.
è un verbo che torna indietro.
il problema è fino a dove e con quale sentimento,
che è sempre più lento.
ma il tempo e la velocità non contano, perché
io sono comunque là.
sono sempre l’ombra di me stesso che si fa fesso
mentre tenta di conoscersi, ma con dei
riferimenti, che sono sempre quelli, o cambiano?
comunque non si va da nessuna parte, perché
mai (non) si parte veramente, si è sempre fermi
su un punto insoluto.
- Coraggio
-
sei tu il nostro salvatore.
sei tu che fai vibrare l’odio
e l’amore.
sei tu che ci insegni a camminare.
sei tu che ci fai disegnare la vita.
se tu non ci sei, noi non siamo.
essere è come tessere e senza coraggio
ci perdiamo.
ti invito, coraggio, a farti avanti fino
alla morte anche se sarà delle più dure,
come è la vita quando hai coraggio,
ma questo è saggio.
- Cose e persone complementari
-
sono strani, almeno sembrano, per la loro
diversità. si integrano, mentre si scontrano.
vanno avanti e alla gente sembrano dei
giganti. ma perché? se il loro portamento
è naturale, se le loro differenze sono la loro
essenza.
è questa la differenza infatti, la gente lo nota
e ne fa il proprio tornaconto per allargare
il conto, ma non tutti sono così.
alcuni, pochi, le capiscono, le gradiscono e
nel loro stare insieme vedono il vero albero
delle mele.
è naturale che all’inizio non si fa che litigare,
ma dopo, se le cose e le persone insistono a stare
insieme, fanno pensare al miele, si, quello delle
api, che hanno il pungiglione, ma fanno il miele con
amore.
allora la differenza paga, non importa con quale moneta,
ma attiva la vita, se nessuno ordisce un complotto
perché vede la vita come il lotto.
qua basta un numero buono e non devi mai chiedere
perdono qualsiasi danno tu voglia fare.
le cose e le persone complementari fanno respirare
la loro naturale presenza insieme.
certo, attenzione all’invidia! è questo il problema.
- Cura
-
È stata ed è la speranza dell’umanità.
Curarsi e non riflettere che la malattia
Può essere come l’allegria.
Se ridi di te stesso hai capito che l’umorismo
Praticato su di sé è già una grande cura.
Capisci poi che la risata può essere contagiosa
Come alcune malattie, ma queste procurano disturbi
Le risate no, aiutano a vivere sani e malati,
una distinzione che è l’unica nostra invenzione
torna all' inizio
- Decidere la storia
-
fatti passati, mai dimenticati.
il lupo perde il pelo, ma il
vizio rimane.
una base mina il futuro e lo
rende duro.
sganciarsi dal passato è forse
la ragione unica per la tunica.
prete sei stato visto e prete
rimarrai, c’è chi ti ha visto così
per comodità di slealtà.
- Dell' interpretazione
-
Trattato filosofico del popolo.
È diventato così scontato che
La stessa ermeneutica ha perso
L’etica.
Ormai si dice di tutto e di più.
L’unico riferimento, quello
Morale, è diventato banale.
Proprio qua casca il famoso asino.
“ non fare agli altri quello che non
Vorresti fosse fatto a te “.
Questa non è un’interpretazione,
siamo noi che viviamo o moriamo.
Chi l’ha detto lo sapeva e l’ha anche
Ridetto.
Ma Lui è andato sulla croce e gli altri
Vanno a letto.
Udite, udite, udite, forse se sparite
È meglio.
Ma dove andate se la morale non
L’avete? Procuratevela se volete
Cavalcare la vita.
- Deltaplano e pilota
-
mai vetta fu più in cima di lui, se
non la libertà.
tanto ha fatto il pilota che per suo
amore, dopo aver preso le misure
del caso, ha messo al servizio di
questo, la cima più alta di questo
mondo che dicono rotondo ormai
da tanti anni.
per lui la libertà è aria, eppure
questa non si fa legare alla nostra
respirazione, se non dopo una azione
come questa, certo impegnativa,
ma proprio per questo morale più
dell’altare.
svegliatevi gente, nella vita non ci vuole
il salvagente, ma solo la passione
per qualcosa ci può dare ogni cosa
di ideale.
questo pilota ha cercato l’ideale della
libertà dimostrando che lei c’è, non ci siamo
noi, che come le talpe non vogliamo
vedere e al contrario del pilota e
cercano nei buchi la loro natura
ceca e peritura.
bravo pilota, il tuo deltaplano è stato come te,
ti ha accompagnato come l’amore vero
accompagna l’esistenza: con le ali della libertà
e dei sentimenti veri.
- Delusione
-
quando la neve raffredda la terra,
in volo si alza il respiro del
mendicante, che non chiede niente,
se non qualcosa che lo riscalda
veramente dentro.
ma dura poco, perché è vino,
comunque alcool che lo fa pensare
ancora di più.
sogna un letto caldo e un pasto
che lo nutra almeno una volta.
il sogno è deludente perché non
realizza niente.
si spegne e mai più s’accende
- Dentro di me
-
Rimani tu dentro di me.
Sei stata fuori e sei tornata
Per essere amata.
Io ti voglio amare più di
Quanto si ama il mare.
Lui è una goccia d’acqua,
tu sei il firmamento che ho
dentro.
Forse per questo il nostro
Amore non è andato, ma non
È mai finito
- Desiderio
-
Era vero desiderio quello che
A te mi legava? O desiderio
Era quel nome conosciuto
Nell’infanzia.
Misto di stupido orgoglio e
Pudore senza odore.
Ancora non lo so.
Sento però che se non ti lascio,
mi lascio io per andare dove
non so. Non è il luogo fisico,
è quello mentale che mi assale.
Penso per consuetudine e lascio
La libidine altrove, dove non
So, forse nel sottoscala di una
Scuola, dove un peccato si
È compiuto ed è stato
Duramente colpito.
Io si ne sono rimasto segnato,
anche se non coinvolto
direttamente, la mente è
stata segnata.
Attento!!! Quello che è successo
È grave, nascondi l’evento a
Te stesso e diventa fesso.
- Dignità e salute
-
non c’è bottega che le venda
la dignità dipende dalla nostra volontà,
la salute è legata anche al tempo e alla
natura che qualche volta è dura.
Come il bambino che viene staccato
Dal cordone ombelicale e comincia a
Respirare, così il malato, nella sua solitudine
Rimane, se ha dignità, insieme alla sua forza
Che non si smorza.
- Dimostrare
-
darsi del tu, può significare molto o
poco, dipende.
certo ci sono gli altri che ti chiedono conto
sempre del tuo mondo.
è per questo che ti devi attardare a
dimostrare.
a te non importa, hai trovato la porta.
sei arrivato a pensare, perché dimostrare?
l’intuizione ti basta. devi solo arretrare
per non finire sull’altare.
se gli altri scoprono che il tuo cono non
ha la punta, sei fregato, per loro sei
andato.
tu sei strano se ciò che pensi non
partecipa la gente, anche se questa è
assente.
si può riferire solo a un modello di
ragionamento accettato.
per te non basta, perché l’inconscio
ti dice l’io non è Dio.
- Dire, non dire
-
Non è facile.
Rimanere sospesi come il funambolo
Con la sua corda. E se si scorda?
È un attimo non è determinante per
Il corpo e per la mente.
Sospesi si vive male, sembra. Ma
Potrebbe non essere così.
L’equivoco, l’ambiguità, il tradimento,
la menzogna possono essere la
panacea di un più grave male, quello
di vivere, come diceva Pavese.
Allora se parli, parli, se taci dici.
Forse la comunicazione oggi è
L’unica forma di vita dopo l’azione.
Chissà!! Guardiamo più in là.
- Direttore
-
È questo quanto c’è di storto
Dopo aver tolto l’attacco
Diretto.
Dicono per il quieto vivere.
La guerra di tutti contro tutti,
ma accontenta chi si spaventa
o chi attenta.
È proprio lo spavento che fonda
E legalizza la delega.
Allora la giustizia diventa quella
Dea bendata che come il non vedente
Usa gli altri sensi, ma non vede niente.
- Diversità
-
Suscita l’alterigia
È altero chiunque al dunque.
Lo è di più se ha una scusa in più
Se non vediamo l’uguale non ci
Tornano i conti, ma neanche i
Baroni lasciano semplicemente di
Essere nobili.
È insomma anche questo un moto dell’
Animo, ma spesso è un moto dell’uomo
Che della società ha fatto la sola realtà.
- Dolcezza
-
La dolcezza è carezza.
Ne abbiamo bisogno nel
Sogno, ne abbiamo bisogno
Ad occhi aperti o ad occhi
Chiusi, è dolce il momento
Del risveglio.
Allora ci stiriamo e guardiamo
Il mondo veramente com’è:
rotondo.
Spesso questo non ci basta e
Allora una vera carezza non
Guasta.
Se è vera ci dà vita e nostalgia
Perché non è una bugia.
È sogno e realtà che insomma
Ci danno il là come si fa in musica
Per iniziare un concerto, può
Sempre essere quello della nostra
Vita, allora è infinita.
- Don Matteo
-
Prete o carabiniere non la dà
Mai a bere.
È vestito come gli altri preti,
fuori, ma dentro ha uno
sgomento serio.
La gente ha bisogno di lui, lo
Aspetta quando meno se lo aspetta.
Lui è là sempre come la mamma
Buona che appena vede il figlio
Stravede e non vede altro, vede
Solo la sua innocenza e lo sa che
Lui non ha fatto niente di male.
Il male, il male, il male!!!!! Don
Matteo lo sa, viene solo prima del bene,
ma ci vuole poco a trasformarlo, basta
volerlo.
- Doppia personalità
-
a farci i conti hai subito i riscontri.
sono sempre scontri, è come avere
un nemico davanti e uno dietro gli
occhi, ti si fanno storti.
beh, ci vogliono i tarocchi.
senti sempre i rintocchi della campana
che non annuncia la messa, ma scandisce
chi patisce.
è un supplizio, è un calvario, qualcuno direbbe
è una via crucis.
se valgono i simboli lo è, dopo Cristo, per tutti.
è una consolazione.
chi subisce la doppia personalità è come Gesù
che raccontano vittima dei romani e dei
semiti, mai pentiti.
hanno voluto il sopravvento, si sono messi
sotto vento come Giuda.
hanno avuto e bevuto, ma continuano
a bere.
e se fosse questo il triangolo pericoloso?
alla fine qualcuno paga, là ha pagato
Gesù.
quei chiodi, quella croce, salire sul
calvario, ma ancora non sappiamo
del sudario.
un insegnamento lo abbiamo però avuto:
non si può vivere sdoppiati, si fanno troppi
peccati e molti impiccati, anche qui Giuda
ne è un simbolo.
a questo punto con la logica c’è chi perde,
c’è chi vince, qui non ci sono né vinti, né
vincitori, ma solo attori, maschere, finzione
senza arte.
- Dove può portare la logica sola
-
Esempi ne abbiamo quotidiani.
Martiri subiti in nome della fede
Di altri, hanno costruito la base
Del database degli attuali strumenti
Elettronici, mai tonici.
Allora se da sola la logica è illogica,
se la fede spesso è malafede, se
la tecnologia quasi somiglia alla
allergia, guardiamo altrove, anche
se non sappiamo dove.
Probabilmente l’importante è guardare
E ascoltare con la mente universale
Per non far male.
torna all' inizio
- E' morto
-
Ei fu è il detto
Ma è stato contraddetto.
Ora non è più davvero,
non scherza più e non ne
può più.
È andato via e la gente lo sa,
non può tornare indietro
perché una vetrofania lo
separa dal passato.
E lui dicono sia morto ormai.
Peccato era meglio che viveva
Almeno qualcuno lo temeva.
Adesso è sepolto è morto.
Tutti sanno dov’è, credono, ma
Credono a tante cose che ancora
Sono ariose.
- E se fosse vera la storia dell' altra metà
-
bene esisterebbe qualcosa che non esiste,
ma insiste su un punto preciso: insieme
saremo.
non sempre la cosa succede
quando si realizza, però, è un’entrata sicura
in quel mondo che, rimanendo tondo, sente
una traccia che lascia un’emozione, almeno
fino alla prossima generazione.
non si spiega, né si piega alle avversità che
la vita a tutti presenta.
un film d’amore, con un finale giusto,
lascerebbe invariata e inalterata la data di
nascita.
mentre questa non coincide con la sua forma,
porta fino all’amore platonico anche chi è
daltonico.
- E' successo
-
È inutile farci un processo.
È andata e non c’è ritorno.
È cambiata la strada, anche
Il verso è tutto diverso.
Almeno non si è sempre al
Meno, ma si può dire più.
Più tu, più io, più futuro,
più presente.
Forse niente più è assente.
È successo, perché ora, perché
Così?
Che importanza ha se ricomincia
La danza e forse questa avanza.
Nuovo ritmo, nuova musica, somiglia
Al carnevale di rio, dove tutto si muove,
Niente è fermo e non c’è più l’inferno.
E se c’è anche lui si muove anche se
Solo con la mente tra la gente.
- E' troppo facile
-
Migliaia, milioni, possono soddisfare un istinto
Che fa procreare.
Crescono come funghi, anzi di più e più
Facilmente.
Questi hanno bisogno della giusta umidità,
della giusta temperatura, insomma del
clima favorevole.
Il concepimento invece avviene senza problemi.
Dicono che sono innamorati e fanno un gesto
Semplice che diventa complice della vita
Di qualcuno, che in quel momento non è
Nessuno.
Ma dopo sarà importante, perché è naturale
Che lui accetti i difetti della natura.
Questa ,semplicemente ,si fa artefice per trasformare
Una cosa semplice e banale in una nuova forma.
Questa avrà un nome e da lì comincerà l’odissea
Di Ulisse, che dopo mille peripezie torna all’origine
Cogliendo il fatto che solo lui è Ulisse, allora insiste,
girovago di un mondo che non riuscirà mai a far tondo.
- E' uscita
-
È uscita lontana da sé, distrutta col me,
serena di un potente sodalizio
incompreso.
Non c’era più, era andata, piegata su di sé
E sulle cose che erano pietre.
Non lo sapeva e neanche gli importava,
giaceva il suo senso là dove preso
tramonta.
Giaceva per vestire tutti e nessuno,
ormai era uscita, ma da dove visto che
non c’era un luogo, eppure di questo
non c’è bisogno perché è sottinteso.
È vuoto se esci è pieno se torni, ma
Non c’è quando sei fuori.
Mancanza di luce, soffocante di aria,
estate fredda che turba si dice.
E quando si dice si parla, per questo è
Uscita perché il suo essere è tenace, costante,
presente eppure assente
- E' vero
-
Quello che cerchiamo è la verità,
ma non sappiamo dove sta, la
caccia al tesoro finisce qua.
Il tesoro è stato messo là da
Qualcuno? Non si sa neanche questo,
ma è disonesto.
È possibile che noi cerchiamo come
Il filo cerca l’ago.
Si, la cruna che non ha neanche la
Duna.
E se fossimo un cammello senza anello?
Quale sarebbe la verità? Il cammello, la
Duna, l’ago, la cruna, il filo.
Forse è proprio il filo che cerchiamo
Senza sapere mai che l’abbiamo
Trovato, è là, lo vediamo, ma l’occhio
Funziona da malocchio.
E se bastasse uno schiocco?
- Elenco
-
Una fila di qualcosa che appare
Nella vita che poi scompare,
mentre l’elenco rimane.
Forse è qui la ragione del nostro
Esistere.
Se sono fatti li dobbiamo realizzare,
se sono istinti sono già intinti,
si come quei pennelli che si agitano
negli acquerelli.
Pittore che va creando, l’elenco non
Va cercando.
- Emozioni
-
amore, utopia, crudeltà, si librano in
un mondo irreale dove noi non ci siamo.
il nostro scudo ad imbuto, sono loro.
possiamo vivere tranquilli sugli allori,
loro ci proteggono dal farci sentire
aridi, come pietre nel deserto.
possiamo sempre dire e dirci che
siamo distrutti per cercarli.
questa è una buona scusa, che facilmente
si ricusa e può diventare una scusa per
farci essere quello che siamo: guardoni
del gabbiano, delle sue ali, della sua
libertà.
questa è la nostra realtà.
- Epilogo di una strategia
-
Arriva mentre si perde e si disperde
Nei mille rivoli di quella esistenza
Che si ostina a mantenere un ordine
Cercando un disordine che mentre
La mina, la vuole stabile e abile.
Peccato che questo spesso ti fa
Fesso, ti fa vedere lucciole per
Lanterne che sono sempre quelle
Illuminane per oscurare qualsiasi
Vero affare. Quando ti senti attaccato
Il tuo sangue freddo va alla testa e ti
Fa vedere tutto il resto una volta nero,
una volta bianco, quell’estremità di
colori che non ti fa sentire gli odori
della vita vera, ma ti dice: dispera.
Come ne puoi uscire? Al solito
Prendendo una decisione, devi intuire
Non cercare la perfezione che è una
Maledizione.
- Ero bambino
-
Ero bambino e volevo scrivere,
non gliela facevo più di tutte
quelle chiacchiere.
Parlare, era diventato quel
Troppo che storpia.
Per raddrizzare il senso l’ho
Perso. Si è disseminato ed è
Diventato impreciso, magico,
possibile, interpretabile,
modificabile, quindi adattabile.
È così che a forza di adattare
Mi sono sentito fregato.
A un certo punto ho capito
Che non ero mai stato ardito
- Ero solo
-
Malamente mi trovavo in quel luogo,
pensando di cambiarlo.
Niente era la mia vita.
Stupefatto mi chiedevo come
Facevo a non dire la verità.
La falsità mi assaliva e io mi ero
Ritirato da una parte aspettando
Che la malattia facesse effetto.
Non potevo morire, né vivere,
né vegetare solo alzarmi la mattina
e chiedermi chi me lo fa fare.
Avevo un bel daffare a chiedermelo
E non avevo tempo per altro
Abituato com’ero abituato
A mettere in ordine l’ordine
E stupirmi che era sempre uguale
Sulla nera pietra si scavò un vuoto.
Ho parlato tanto, tanti sono stati
I significati, ma davanti alla
Follia sei niente.
- Ero veccho
-
Ero vecchio quando mi misi a
Guardare la vita.
C’erano tutti, li avevo incontrati,
Mai amato.
Però erano loro, qualcuno ora stava
Lì con una pietra davanti e non erano
Solo fanti erano tanti e basta.
Mio nonno, mio padre, mio fratello,
il mio gemello.
C’erano tutti, mi guardavano come
Io mi ero messo a guardare la vita
Finalmente.
Ma era tardi, era passata e me l’ero
Giocata.
Un passo indietro con la memoria
E vedevo la mia storia che non
Doveva essere quella per me, ma
Doveva esserlo per te.
Finì la fregatura. Hai voglia a dire
Che il tempo sono io, ma dove?
- Eroe
-
chi è questo modesto artefice della storia?
non è dato sapere un sapere su di lui.
l’azione da lui fatta viene solo vista benfatta,
inimitabile da una persona normale.
questo basta per dichiararlo eroe.
se cercate, non trovate di più, ma neanche
di meno.
è proprio qua che non c’è il suo freno.
lui si butta nella storia per un moto dell’animo
che ha in esclusiva, nessuno lo può contestare,
né biasimare.
in quanto a capire il suo ardire, c’è da compatire
chi ci prova.
non sa che l’individualità è inviolabile e non
comunicabile.
rassegniamoci dunque a non poter capire
il paradosso della vita ardita.
- Es
-
che nome complicato! la spiegazione
è già un’azione, è solo incontrollata,
la sua azione si misura con la nostra
distrazione.
più noi siamo, nel senso dell’io, più
la sua azione è incontrollata e la
nostra mente andata.
pulsione ancestrale con al centro
il genitale, e non solo, l’inibizione
o lo smarrimento di questa direzione,
comporterebbero disagi invece che
agi.
ma qual è questa contorsione che fa
crescere la ragione e dimenticare
l’azione vitale che ci fa vivere dalla
vita senza che ci accorgiamo di
quello che lasciamo e banalizziamo?
dicono che sia l’es e che questo sia
analizzabile dai sintomi e dalle
malattie che provoca.
cosa c’è al centro del disturbo quindi?
difficile dire se non contraddire.
allora tutto quello che siamo è in realtà
quello che siamo fatti essere.
ecco che il nostro essere, viene costruito
come difesa da un’infanzia che sempre avanza
e non viene mai risolta quando contraddice
quello che dice veramente e fa nascere la
mente anche filogeneticamente.
certo nasciamo da un coito, un’ unione
tra corpi, quindi una cosa somatica, ma
contemporaneamente da una pulsione
che interessa il cervello,cioè il desiderio
questo, il cervello, mano a mano che cresce, diventa
lo zimbello del bello, che è l’istinto
ben distinto nella storia dalla ragione,
ma questo a torto.
infatti così tutto è ritorto e mai risolto.
la passione e la ragione hanno la stessa
radice nell’es. sopprimendo, senza farla
funzionare l’una o l’altra, nasce la malattia
che se non risolta non va via.
- Esagerazione
-
quando il merlo prende un gemello,
insomma sicuro non ci guadagna.
sono due merli e insieme esagerano
la loro ingenuità.
ma questa è la natura, se è cultura
è sicuramente più dura, diventa
infatti uno strumento che il vento
fa andare dove vuole, ma in genere
va ad influenzare quei sentimenti
che sono assenti, sopiti, repressi,
rimossi, ma proprio per questo
generano una distorsione che non è
mai una propria azione.
è solo ordinata da una società già
data che ci mangia sopra, come fa
lo sciacallo con la carogna inerte
e puzzolente.
- Esprimersi senza parlare
-
È come danzare e qualche
Volta amare di un amore
Che dentro rimane e la sua
Esplosione provoca tanta
Gioia e non fa passare solo
La noia. La disintegra, ne fa
Un inutile accessorio ormai
Irrisorio dopo quell’esplosione
Di gioia.
E se fosse stato proprio questo
Quell’ormai famoso bing-bang
Che all’universo ha dato adesso
Un verso, quel linguaggio che
Non ha bisogno di parlare, ma
Solo di farsi guardare con quello
Stupore che ci parla dentro
Dell’amore, si quello universale
Che ha delle occasioni per diventare
Anche individuale.
- Essere o non essere
-
Essere o non essere questo non è il
Problema.
Il vero problema è chiederselo.
Se te lo chiedi ci fai una brutta
Figura e questa dura.
Se non te lo chiedi non sai che
Chiederti, ma finalmente respiri
Meglio e non hai più il pegno
E l’impegno.
Forse ti manca l’ingegno, ma questo
È come il vento, travolge ignaro
L’oscura sorte di chi prende sempre
Le botte.
E se scoprissi che sei un cretino?
Quale sarebbe il tuo destino?
E se invece scoprissi il tuo essere
Quale coperta useresti per non guardare
Te stesso quando sei già lesso?
Tutto somiglia a un girotondo intorno
Al mondo che dicono rotondo,
Ma non per tutti.
Smettila allora e fai di te quello che vuoi,
Sicuramente avrai più colori.
- Essere uomini
-
non si nasce così.
Neanche ci si diventa.
Niente lo caratterizza.
È solo una condizione che non elettrizza,
solamente richiede la mente.
Ma questa è una storia lunga e faticosa,
non può essere vissuta a iosa.
È strana, perché dà più di quello che riceve.
Come la terra che non chiede niente, se non acqua e sole,
questa condizione dà frutti agli altri, questi la vedono nel
tempo se hanno pazienza.
Se no, non la vedono per niente e scambiano la natura
Con la cultura o il contrario.
- Estate
-
Forma allungata e prestata al corpo.
Si riscalda al sole, la temperatura
Sale, ti puoi finalmente scoprire certo
Rispettando la decenza collettiva.
Possono sbocciare amori, si sentono
Meglio gli odori, tu annusi e cambi muso
È allegro,ma affaticato se l’estate è
Rovente.
Ma dicono che ci vuole tutto, le stagioni
Passano, ma tu resti e osservi i maldestri
Sempre desti per dire, dire, dire, dire,
Rimproverando al tempo atmosferico di non
Avere un amico con cui condividere quell’altro tempo
Che passa e ripassa ignaro che lui siamo noi
Rimanendo sospesi ad un presente assente.
torna all' inizio
- Fabrizio de Andre'
-
è andato fino in fondo a
vedere l’albero delle mele.
si, c’è andato, con quale risultato?
certo è riuscito a parlare a
tanta gente, che non era niente,
a parlarne, a mettere in piazza
anche quello che spiazza la società.
gli esempi sono sotto gli occhi di
tutti, come al solito, belli e brutti.
gli emarginati, i perseguitati, gli sfortunati,
i dissociati, i moralisti, anche gli altruisti
loro malgrado hanno rappresentato il
suo popolo.
certo che non ha inventato niente, ha solo
parlato diversamente alla gente, a quelli
che non erano niente e un po’ agli altri,
quelli che si sentivano giganti tanto
erano grandi.
eppure lui, Fabrizio, ha, a suo modo,
poeticamente parlato a tutta la gente.
non si poteva non sentire il suo dire o fermarsi
a guardare il suo agire.
forse ha lasciato un vuoto, morendo, o forse lo
ha riempito.
comunque qualcuno è stato rapito ormai
definitivamente dalla sua mente aulica.
ormai, anche dopo di lui, sappiamo meglio
che il peccato qualche volta è dato alla vita
perché ne fa parte se non diventa un’arte.
- Falso
-
L’intenzione non corrisponde all’azione.
Ma questa è un’altra descrizione.
Se andiamo oltre, oltre le parole, ci rimane
Forse una metafora, che comunque è un altro
Significato.
Se indaghiamo la verità questa è una metafora
Vestita, scoprirla è come togliere il velo dove
Ha il suo senso anche nel vuoto delle parole.
O forse il linguaggio è andato troppo
Adagio, ma può darsi che ha sorso troppo.
Noi siamo quello che parliamo e parliamo
Quello che pensiamo
O il simbolo ci guida e noi ne subiamo solo
La seduzione.
Da qui la religione: Dio è il nostro termine
Di paragone, ma ci vuole la fede e questa
È una grazia che dipende ancora da Lui.
Sapete cosa vi dico? Niente, basta che guardate
La gente e c’è il caliente del sole, lui li illumina
Tutti, senza distinzione di sorta forse è questa
La sua forza.
- Fatalità
-
ci espone all’incognita della vita.
ci ricorda che la vita è così.
noi vogliamo le certezze, come vogliamo
le carezze.
se ci chiediamo perché, troviamo che il
motivo è che siamo nati.
E se non lo fossimo? il problema non si porrebbe.
è una fatalità anche la nascita.
allora dov’è la certezza? non c’è. Ci abituiamo
a pensarla per non pesarla tutti i giorni,
aspettando sempre i ritorni dai giorni che passano.
è una fatalità la nascita, la vita, la dipartita,
ma anche tutto il resto.
volere la certezza vuol dire contraddire la vita.
si può?
- Felicità
-
Irraggiungibile condizione in
Un infinito disperso attraverso
Una mente mai cosciente, o no.
Felice è allora colui che si accontenta
Anche se stenta, anzi proprio per
Questo.
Saggezza e sofferenza camminano
Insieme a quelle mele da dove
Abbiamo lasciato quel paradiso
Senza riso, ma solo con un
Tradimento.
- Filosofia
-
chi cerca trova, dicono. sarà!!
è tanto che cerchiamo e sempre andiamo
in un labirinto che dipinge solo quello
che siamo.
pensatori inesperti di noi e degli altri,
cerchiamo un contatto e ci chiediamo
della verità.
la vogliamo sapere a tutti i costi-
e pensiamo, pensiamo, è un infinito
di pensieri strani, come noi, spaventati
da quello che pensiamo perché alla
fine noi non siamo.
questo non è facile da digerire.
allora mastichiamo e finalmente
siamo ruminanti assenti.
ora che sappiamo quello che siamo,
possiamo continuare a filosofare,
è comunque già un fare.
- Finalmente il cielo
-
vedo finalmente il cielo com’è
o azzurro o cupo.
ma saprai che si alternano sempre
giornate chiare o opache.
se guardi in alto infine vedrai più
orizzonte e non sarai più come
Caronte sempre pronto a traghettare
all’inferno dannati che hanno fatto
dannare secondo Dante.
- Formica
-
Si pensa a una cosa piccola,
così appare a chi non ha
immaginazione.
La si guarda forse con
Curiosità.
Strano insetto interdetto
All’intelligenza e al senso.
Qualche volta fa anche senso.
Insomma è un insetto privo
Di detto se non quello della
Operosità che si sa che
Durerà.
- Fortuna
-
un accidente che ti prende.
vuoto, pieno, ma di cosa?
la cerchi e se la trovi la lasci,
ti capita e non la vedi.
ma cosa si vede?
questo denso mondo che ti
piglia mentre lo prendi.
non sai mai dove sei e chi
sei e vuoi la fortuna!!!!!
- Fragile
-
vuoto e pieno contemporaneamente,
coltiva la mente.
è solo, nessuno è con lui, troppo alta
è la sua pretesa, tanto che è sempre
tesa in fondo , dopo la mente, vuole
raggiungere il cuore, l’amore.
è fragile perché vuole veramente,
non si accontenta di qualcosa che
tenta e basta.
vuole di più e di meno, ma di cosa?
partecipazione, condivisione, sono le sue
bandiere.
come queste rappresentano solo degli
ideali.
questi rimangono tali e quali, non si
spostano, anzi si appostano.
se sbagli, paghi.
ti osservano, per questo sei fragile e in
fondo docile.
sei ben addestrato, ormai sei andato.
- Fuori dal guscio
-
fuori dal guscio esce un non so che
di odore, livore, rabbia.
si sta aprendo un uscio che rimane
chiuso nel suo tormento interno.
si vuole liberarsi di qualcosa, ma
non gliela fa.
tutto rimane dentro a cementare
ed irrigidire quella elasticità necessaria
allo svolgimento e superamento di
eventi in evoluzione.
tutto rimane fermo, facendo apparire
il contrario.
non aveva mai un orario perché il sole
illumini questa torta che fuori
sembra dolce, ma dentro è amara.
come la madre persa, si trova il
padre a fustigarlo.
impara dunque a reprimere il sentire.
non può esibirlo, è troppo pericoloso
e gli diventa odioso.
uccidere tutti può non significare
salvare se stessi, anzi porta alla
solitudine, alla paranoia, che non fa vedere
la noia.
ma già questi termini non rendono
l’idea di quello che succede veramente.
la mente rincorre se stessa e si fa fessa.
- Futuro
-
È una bella gatta da pelare.
Miagola, si lamenta, almeno
Lo immagini.
Immagini pure che soffrirà e si
Divincolerà, si come fai tu
Davanti al futuro che comunque
Affronterai debole del tuo passato.
Ma lui è andato, si dice non macina più.
Eppure non è vero lo trovi sempre
Dall’anno zero.
Ce l’hai addosso come la pelliccia
Del gatto e se ancora non ti si adatta
Sei fatto.
Il futuro è sicuro, perché arriva e hai paura
Che ti porta alla deriva, ma di quale vita?
Sei innamorato, hai un ambiente accogliente,
I tuoi figli ti conoscono, hai la salute,
Economicamente stai bene?
Se le risposte sono molto incerte la tua vita
Continua è come prima.
Devi ancora soffrire.
E la pace forse la troverai come si dice.
La tua libertà passa solo per qua.
torna all' inizio
- Gabriella Feri
-
è lei l’unica, incancellabile
voce romana.
sola nel suo sentire e soffrire,
insieme a tanti nel credere che
l’amore va cantato con la voce
e col cuore.
di più, va urlato.
la grazia rimane anche dopo
l’urlo, che insieme esprime dolore
e amore, ma soprattutto un
candore per cui si può anche morire,
ma non nel cuore della gente
che vede nella sofferenza l’unica
vera presenza nel mondo di una vera
storia individuale mai banale.
è lei, Gabriella quella che non sa
e sa di non sapere e urla, soffre,
ma fa sentire agli altri di essere
vivi.
- Gassman
-
Strano nome per un attore,
Un po’ gas un po’ uomo.
Una miscela esplosiva anche
Per fare la diva, figuriamoci
Il divo, diverso e sempre avverso
Si affanna come un camaleonte,
Fa l’ istrione, del resto è un
Attore.
Certo di quelli che come gli uccelli
Volano e nessuno sa dove vanno
Per quanto volano alto.
- Gelosia
-
è una sfida all’invidia.
certo bisogna pensarci prima.
occorre quindi apprezzare
molto il girotondo che fa il mondo.
sappiamo che è rotondo, ma dimentichiamo
che non per tutti,e qui è uguale se belli
o brutti: basta essere criminale.
scattata la gelosia non si può che arrivare
alla vendetta finale.
- Gestualità
-
il gesto, per inciso, è più lesto.
rapisce e colpisce prima.
certo può scoprire anche debolezze
non coscienti , quindi assenti dalla
mente..
controllare la gestualità è quindi
l’unica possibilità.
- Giocatori di carte
-
Parlano mentre giocano.
Esprimono se stessi facendo passare
Gli altri per fessi.
È questo il gioco vero. Si devono misurare
Come il sarto misura il vestito. Lui poi lo
Cuce, i giocatori di carte invece l’unica misura
Che prendono serve per contare numeri su
Regole comuni che però non hanno in comune.
Perché le loro regole sono persone, lì infatti
Ognuno si diverte a modo suo, è questo il
Gioco il resto sono regole.
- Giochi linguistici
-
Giochi linguistici o no, paralogie,
narrazioni, ricerche scientifiche, ecc.
un punto rimane da osservare, non c’è
nessun altare da cui si può esibire
un punto di riferimento certo.
Quindi non perdiamoci in chiacchiere
E diamo a Pietro quel che è di Pietro,
la dura pietra della sua chiesa ormai
estesa. Religione, missione, conversione.
Pietro tradisce prima per paura, ma dopo
Si pente e converte la gente.
È un gioco linguistico nuovo o solo un
Paradosso quello di Pietro che torna
Indietro. Mente, poi si pente e fonda una chiesa
Estesa. Movimento ed istituzione.
Ma questa sembra ormai una canzone.
Dobbiamo solo cantarla è inevitabile.
- Gioia
-
quando ti prende la senti, ma dove?
lo sai che cosa è? ti senti bene, forse
è questo che ti fa sentire l’emozione.
è come se lasciassi il fardello a
qualcun altro.
non ce l’hai più e non te ne frega.
ma attento, il fardello può tornare
e la gioia sparire come è comparsa,
all’improvviso, anche sul tuo viso.
allora tu come fa il passero triste,
quando non trova il nido, ti troverai
solo a fare l’assolo e sarà dura.
- Giornalista
-
Una lista di notizie che riporta
Stando sempre sulla porta.
Spesso è la porta della disgrazia,
quasi mai della grazia.
Questa la da il signore. Invece lui
È come lo strillone, se azzecca lo scoop
Baratta questo con la sua professionalità
Che a questo punto diventa una pietà.
Non come quella di Michelangelo che era
Un angelo, ma come quella di lucifero
Che nel fuoco gozzoviglia cuocendo
Anche la triglia.
Povera triglia finita sulla griglia di
Una nave, si quella dei dannati
Diventati così solo perché sono nati.
- Giustizia
-
È lei al centro dell’universo.
È l’altra matematica, ma è antica.
Porta con sé il fardello del
Mendicante, il fardello gli pesa.
Ma la bilancia della giustizia diventa
Leggera, come l’aria in una chiara
Giornata stellata.
- Gli altri passano
-
e sono tanti. tu rimani e hai
ancora le mani per contare, solo
questo puoi fare, contare come
il prete sull’altare.
si, sempre la vita è inorgoglita
e ti porta una sfida, una nuova
che, dicono, ti rinnova.
ma non è vero, quello che ti danno
è sempre zero se non ti fai valere
con la gente che sempre ti offende.
e tu guardi che gli altri passano.
anche tu passerai, e finiranno i guai.
sei come un uccello zoppo che per
questo non spicca il volo e se non
può volare, cosa può fare?
- Gli anni migliori
-
Sono sempre quelli che hai perso.
Sono andati, non possono essere recuperati.
Se sei colpevole o innocente lo decide sempre la gente.
Tu non conti niente. Anzi, conti, devi continuare
A bighellonare in una vita ormai finita.
Quali sono le soddisfazioni, quali le emozioni, quali i
Progetti?
Sono quelli che ancora getti, non ti appartengono.
La tua pietà per la debolezza, ti ha tolto la forza.
L’idea del progetto e la speranza è solo una
Danza ripetuta meccanicamente, senza metterci
Niente.
Insomma niente hai avuto e niente avrai.
La rima direbbe che sono sempre guai,
gli anni migliori ti sono passati davanti come i
fanti. Ne muoiono a migliaia per preparare il
terreno per la vittoria di altri.
ma tu hai perso, oggi non sei né fante, né elefante,
forse non conosci la strada che trovi sempre
vietata.
gli anni migliori li hai persi così, illudendoti di costruire.
hai invece distrutto.
ormai sei in lutto, non hai più niente dalla gente,
neanche l’illusione dell’azione.
sei immobile come una statua di cera che non sopporta il
calore, come te che sei ormai infastidito perfino
dall’udito.
- Grigio inverno
-
laggiù nel grigio inverno
si perde l’odore di te.
non ci sei più, anche se il freddo
riscalda la luce buia.
- Grinta
-
È una spinta che sembra dipinta
Sulla faccia di chi ce l’ha.
Ha i suoi vantaggi che non sempre
Sono saggi. Nasconde un pensiero
Sempre acceso
Ognuno ha il suo.
Può portare lontano, ma come gli
Errori può provocare tremori.
Ha sicuramente un obiettivo,
quello di rimanere vivo.
Gli altri guardano spesso esterrefatti,
sgomenti fino a diventare assenti.
Quando si offendono è perché non
Ne possono più di mandare giù.
Qualcuno sa utilizzare a suo vantaggio
Questo che sembra coraggio.
Lo spengono, come si fa col fuoco,
con violenza e assenza di rispetto.
Come fanno i domatori con gli animali
Spengono gli ardori, spesso anche loro
Privi di pudori.
- Guarire
-
è una fantasia che ti opprime.
di più non si può dire.
parlare qua non vale, forse vale
pregare.
quando non hai più niente da fare,
puoi solo provare a pregare, se credi.
altrimenti, rimani fissato e guardato a vista
da ciò che non ti basta e questo guasta.
finisce la speranza che si adagia,
ti opprime la salute che non torna.
sei un gigante senza gambe che manda di sé
un’impressione enorme.
la guarigione non viene e niente ti
tiene dall’invocare il perdono per avere
il dono della grazia dopo la disgrazia.
- Guerra e paces
-
Qualcuno tace sempre,
Qualcun’ altro non gliene
Frega niente.
Il conflitto è infitto e noi
Diventiamo come le oche,
Starnazzano e basta.
Certo che siamo contro la
Guerra, ma partiamo perché
Ci chiamano e ormai ci
Pagano.
Giusta democrazia, mette anche
Allegria e in guerra serve anche
Quella.
Ridere, piangere, morire, vivere,
Fuggire è sempre tutto infinito,
Cioè non finisce mai, sfinisce e
Basta.
torna all' inizio
- I bambini
-
Ci guardano, si dice.
Ma perché diciamo che ci guardano se il
Loro sguardo è un linguaggio allo stato
Nascente, senza il quale la gente non sa
Niente?
Ancora un mistero, un flusso di carne, ossa e cervello
Prima che arrivi il bello.
Essi sono reali, li vediamo, ne siamo sicuri.
Le loro occhiate arrivano come siluri sicuri.
Non hanno un obiettivo come la macchina
Fotografica.
Ma ciò che loro fotografano rimane come segno
E impegno se non gli si toglie l’ingegno della
Fantasia che porta armonia.
- I grandi
-
Sembrano dei giganti,
ma come Gulliver ha bisogno dei piccoli
per sciogliersi dalle catene che al risveglio
diventano solo pene.
Dicono, sono cresciuti.
Dicono che è una ruota.
Dicono tante cose come quelli
Dell’overdose.
Ma come questi finiscono per rimpiangere
E piangere il presente e il passato che
Ormai è andato..
Il futuro è duro così e il trmpo non è
Scandito se non ci mettiamo il dito.
A voglia ad essere grande!!
Perdiamo, come fa il passero di Leopardi,
La nostra solitudine, unico scampo per la gratitudine
Alla vita che va sempre condita.
- I miei genitori
-
Attori senza saperlo, personaggi che
Cercano pace, quiete.
Insieme si sostengono, si tengono,
si spengono.
Poi è finita non c’è stata più vita.
Non sappiamo se hanno ricominciato
E parlato.
Oggi non sappiamo niente, ma non che
Erano come l’altra quiete.
Per noi ormai sono polvere, forse ricordi,
Memoria corta, facce sfatte, corpi lontano
Dagli orti, ormai vicini tra di loro perché
Così hanno voluto dopo aver perduto.
La foto dice che ancora saranno insieme
E che pene erano alle volte.
- I più bei giorni della nostra vita
-
L’alba era già finita,
Stordita da una insolita
Armonia tra acqua e fuoco.
I giorni correvano pari, pari
Tutti uguali, aspettando la sera
Dopo aver impegnato il
Giorno girando intorno a vuoto.
Girando, girando ho provocato
Un danno.
La mia vita non è mai stata la
Nostra, ma solo una mostra
Di insolite e solite stupidaggini
Tutte dabbenaggini.
È così è scivolata la nostra
Vita, come sopra una cascata
Dove quando scivoli hai paura
Ma sei costretto, trascinato dalla
Corrente a rimanere inerte.
È così che diventi come una pietra
Senza molecole vive privo di sangue
Di linfa vitale per sentire, perché
La pietra non sente e l’alba è già
Finita perché languida prima di
Nascere e crescere.
Peccato non avrai più un’altra
Alba, forse potrai avere una sera
Più austera di quelle che hai già
Avuto. Si, forse sei perduto.
- I riferimenti
-
sono urgenti, prima è, meglio è.
indispensabili per orientarsi,
figuriamoci per i disabili.
e chi non lo è in questo strano
mondo che non si sa mai dove va,
cosa fa, quanto vuole da te.
ma tu sei unico, non come il modello
delle tasse, sei tu e nessuno può
fare di più.
sei nato, morirai e intanto vivrai
e dovrai avere i riferimenti per
evitare gli accidenti ed orientarti
per tutte le cose mentali e corporali.
accettalo, i riferimenti ti aiutano,
non potresti vivere senza, forse
neanche respirare , in quanto al dare,
questo non sarà certo un affare
senza riferimenti.
- I sentimenti
-
Sono a diversi livelli, non ce ne sono
Uguali per tutti.
L’amore non è sempre uguale, così è
Per l’amicizia.
Per i sentimenti morali poi l’elenco è
Lungo e stralungo, si arriva fino all’ odio
Che la psicologia, qualche volta maschera
Con interpretazioni che giustificano le azioni.
La realtà è che dall’istinto in poi va intinto
Il nostro interesse che tesse sempre ed è
Personale, anzi personalissimo.
Peccato che tutto sia già dato e che noi
Possiamo solo mettere muscoli, cervello e
Qualche volta quello, si il pisello, se siamo
Maschi e fortunati,se siamo femmine e
Svogliate e annoiate mettiamo i nostri capricci
O i ricci, se ce li abbiamo, altrimenti non
Mettiamo niente.
Ancora una volta la nostra estetica ci può
Salvare dall’etica.
E per gli altri il mondo diventa infernale, si
Un inferno di fuoco adatto solo al cuoco che
Fa degli alimenti dei condimenti, solo che i
Suoi sono succulenti, questi altri sono invece
Pericolosi e odiosi.
- Il bambino povero
-
piccolo e incalcolato si mette tra la gente,
questa, cretina, pensa poverino!!
ma lui è ricco, il suo pensiero non cerca
ciò che non conosce e questo lo fa stare
in pace.
viene addirittura un dubbio insieme ad
un interrogativo: e se la pace fosse lui?
allora, poveri noi grandi e ricchi, diciamo
poverino a lui e già facciamo tanto per
dimostrare la nostra pietà, ma non siamo
niente, senza di lui, che impassibile ci
ricorda, con la sua innocenza che la fame
è infame, almeno quanto noi che la
accettiamo e ci accomodiamo in quella falsa pietà
che non ci sta bene per niente con la verità.
- Il bebé
-
il bebé la vita porta in sé
grandi progressi farà e
la madre e il padre amerà.
L’infinito lo ascolterà comunque
Si chiamerà.
Il mondo non sarà più lo stesso
Adesso.
Cambierà come il sole quando sorge
Che cresce sempre per riscaldare
Anche la gente.
Non ci fate caso se bebé fa rima con perché
È solo un caso, ma non in questo.
Questo non è un caso oggi,
lo diventerà giorno per giorno
e sarà bello, come niente lo è
e lo è mai stato.
Il suo nome coronerà l’amore
Mistero vero della vita.
- Il bis multiplo di uno
-
Uno, nessuno, centomila,
diceva qualcuno. La letteratura
è dura, ma non solo lei.
Qualcos’altro s’impenna, si,
Un po’ come la penna del
Letterato che non sempre è
Apprezzato, proprio come
Quel coso che s’impenna che
Non è una penna,ma può portare
Le stesse delizie a qualcuno
Che qualche volta deve essere
Uno, nessuno, centomila.
- Il calciatore
-
corre dietro a un pallone,
questo si muove a caso e col suo naso.
del resto è come il mondo, che è si
rotondo, ma se lo vedi dall’alto.
se lo vedi da terra è un vero campo
dove il pallone viene inseguito come
viene inseguito il successo da chi ne ha accesso.
c’ è infatti sempre una porta da sfondare,
anche se c’è chi para.
insomma calcio sportivo, mondo competitivo.
pallone rotondo, mondo rotondo, con vista
giusta, caso e fortuna fanno del calciatore
ormai un vero attore, deve solo avere un buon
tallone
- Il canto del cigno
-
Era, oggi c’è il canto, ma il
Cigno è arcigno.
È influenzato e ormai è
Andato, si a salutare la
Globalità che è una specialità
Mentre è una bestialità.
Non se ne può più è tutto
Così tutto influenzato e
Portato da chi è alato
E più facilmente può
Arrivare da tutta la gente
Ed entrare nella loro mente.
- Il canto
-
È un incanto, si rimane incantati da
Note, melodie, voci, sono di tutte
Le altezze e di tutte le lunghezze,
naturalmente d’onda.
E che dire dei toni? Dei timbri e degli
Accenti sempre presenti.
Poi gli uccelli cantano, ognuno il suo
Come l’usignolo.
Certo gli umori sono distinti
Secondo l’ascolto.
Il canto come l’amore ha corde diverse,
Che vibrano come fa l’organo.
- Il capolinea
-
È una fermata arrivata.
Se siamo stanchi di andare, ci fermiamo.
E ora di smetterla, pensiamo, forse è arrivato il momento.
Ma Non pensiamo solo questo, pensiamo anche il resto.
Che siamo stati, che non vorremmo rinunciare a noi stessi
Dopo essere stati fessi.
Che ci rimane allora?
Solo un cognome.
È poco per vivere, neanche il nome, che è solo il nostro,
Ci può dare il respiro per vivere, questo lo intuiamo.
Allora più che azioni e soluzioni cerchiamo di trovare
Il motivo per essere vivo.
- Il carabiniere ucciso
-
sicuro non ha colpa della sa fine.
lo hanno immolato lungo il cammino di una
strada tortuosa ,dove non si vede mai il
fondo.
ma chi siamo noi per destinare la sua
vita immortale?
dicono che si è trovato là per salvare,
non certo se stesso, visto che ci ha
rimesso.
ora l’arma, così si dice, ne trae beneficio,
purtroppo dal suo maleficio.
è così che va il mondo.
gira tondo per arrivare sempre in fondo.
il fondo del bicchiere dove si deposita
ciò che verrà buttato.
non c’è verso così va anche l’universo,
dove le meteore vengono per un attimo
ammirate per lasciare spazio alla relatività
di Einstein, fisico nucleare.
- Il carattere
-
Se è così cosa fare se del carattere non
Sai che dare?
Ricominciamo col fiume che segna strada
Facendo gli argini del suo percorso.
Il fiume non sceglie si lascia andare.
I carattere anche, si lascia andare.
Il comportamento è identico, privo
Di consapevolezza.
Loro non ci sono quando si sfogliano.
Vedono la foglia quando è caduta, ha
Già perso l’attacco col ramo che rimane
Gramo.
La storia individuale ci consiglia di cambiare
La strada quando il carattere diventa un
Destino cretino.
Questo richiede coscienza e scienza, crediamo.
Ma il destino non ne vuol sapere.
Come il fiume arriva al mare e vi si perde.
Lui, il destino, si perde nella storia con difficile
Memoria.
Ormai il gioco è fatto, ma era destino si dice,
e questo non si può cambiare.
Allora non sarà vero che di necessità virtù?
Se non puoi cambiare lasciati andare.
Scoprirai almeno cosa il destino ti
Riservava.
- Il carnevale
-
Quanto è bello!!!!
È sempre mascherato, ma noi possiamo finalmente
Scegliere come mascherarci per guardarci.
È infatti una festa pagana, non religiosa quindi si
Possono mostrare perfino i denti.
Possiamo essere noi senza voi , cambiare il
Pronome personale senza bisogno di verbale.
L’ anagrafe non c’è più, finalmente siamo liberi,
Siamo quel che siamo e quel che vogliamo.
Allora uno, nessuno, centomila di Pirandello diventa
Un anello circolare come l’eterno ritorno dove non
È mai mezzogiorno, ma neanche mezzanotte.
Una sospensione del tempo annulla tutti gli orologi
Che solo la fantasia può rimettere a posto.
- Il caso ed il vaso
-
Accomunati da suffissi,
sono come gli infissi, si
le finestre, stanno là per
essere chiuse o aperte.
Hanno, come tutto la loro,
quella principale è quella
di riparare. Il caso e il vaso
lo fanno con noi, il primo
esprime e prepara, il
secondo conserva, è
insomma il contenitore che
conserva per dare una scusa
alla nostra vita che si scusa
così è un caso certo non
dipende da me.
Così fa l’infisso quando sbatte
E batte. Ci avverte che forse
Dipende da noi se ripararci
Od immolarci alle intemperie
Che in genere non sono solo
Ferie come non lo sono sempre
Quelle della vita che anzi che
A volte possono essere tolte
Se la smettiamo di immolarci
A noi stessi. Siamo proprio fessi!
- Il corpo astratto
-
è estratto dalla mente.
è raffigurato dentro di te.
lo puoi toccare, ci puoi
giocare, sentirlo, farci
l’amore con l’immaginazione.
se questo ti piace e sei capace
di una buona concentrazione,
l’astrazione diventa azione,
anzi di più, diventa la perdita
dell’io primitivo e di
quell’egocentrismo che ti fa
sempre dividere corpo e mente,
che separati non sono niente.
insieme formano finalmente
una nuova cultura, quella
dell’altura e non solo della
natura.
finalmente si vola in alto,
librandosi in quello spazio vuoto
dove nessuno ha mai osato e
provato a respirare ed amare veramente.
ecco perché questo non è un
accidente, né un incidente,
ma finalmente togliersi un dente
senza dolore e con grande calore.
questo è vero se tu sei, altrimenti
non sai di più di quando eri molto
giù, con le fasce pendenti dai tuoi
sfinteri che si sono veri, ma
troppo reali per essere seri
- Il denaro
-
si prende, si dà, si spende e con lui
si parla con la gente.
lo scambiamo mentre parliamo,
ma di cosa?
forse dei nostri bisogni che si svuotano,
quando li abbiamo soddisfatti.
ma poi torniamo a spendere e a
parlare con la gente che diventa
niente.
- Il destino
-
Si compie in una forma astratta.
Può anche portare alla disfatta.
Per capire cos’è non bisogna chiedergli
Niente.
Il pieno e il vuoto sono le forme che
Riempiono il tempo che lo scandisce e
Non capisce.
Del resto il tempo non è interessato
Al malessere, al benessere, ma solo a
Tessere: anche questo è il suo destino,
Si sente un festino.
- Il fallito
-
Certo che ha un problema!
Anzi, ne ha più di uno, minimo due.
Il primo è lui, il secondo sei tu con in testa
Il turbante conturbante.
È là che lui ha fallito e ha tradito e condito
Di rassegnazione la propria azione.
Sembrava bello tutto e invece lui era solo
Lo zimbello con l’anello.
Stupisciti vita se è ardente anche il perdente.
Lui non lo sa, almeno dice, ma poi si contraddice.
Forse il suo fallimento è dovuto ad un tradimento.
Ma di chi?
Di se stesso, ha voluto fare il fesso, come il gesso
Che sta là per non farsi vedere bene.
È il suo destino fino alla fine, quando sarà
Cancellato dal tempo o dalla pioggia, che sempre
Scende sul selciato bagnato.
torna all' inizio
- L'amiciza
-
Sono stata amata, coccolata e non capita.
Contenta della stella grande che mi protegge,
Non piaccio più tanto alla gente che comunque non capisce
Niente e spesso è come il delinquente.
Ripensando al passato e a quello che non mi ha dato,
Anche se c’era, ne faccio una chimera vera.
- La bambolina
-
C’era una canzone che ne parlava
E osava perché non era ancora nata.
Poi la bambolina è venuta, un angelo
L’ha portata, ma non un angelo venuto
Dal cielo e la bambolina non era una
Bambolina, ma una bambina: Martina.
La nostra prima nipotina e l’angelo era già
Sulla terra ferma accanto a lei ad
Aspettare che un giorno se ne
Sarebbe dovuto occupare, insieme
Alla madre, Elena, cinque lettere
Per dire quello che serve.
- La bellezza
-
Può essere stoltezza e nascondere con
L’estetica una menzogna e questa anche con un
Nome proprio, che diventa allora un esproprio
Di qualcuno, di qualcosa e tutto per ottenere
Una cosa danarosa.
Quanti equivoci nel nostro povero vocabolario!!
Quanti significati sempre reificati!
Insomma cose da matti.
Apollo, il dio greco, non è un pollo, ma
Una coscia di porco sporco.
L’etica sta all’estetica come la musica all’orecchio vecchio.
- La bontà
-
È accentata come la verità.
Gli somiglia forse.
In cosa? Non lo possiamo sapere perché la
Cosa vera non è come la persona che sente,
agisce, si dà, si veste diversamente secondo
la mente.
Ma la persona può essere vera e può essere anche
Buona.
Allora raccogliamoci intorno a lei e osserviamola
A tavola.
Come mangia e beve se ha sete, ci dice molto di lei,
Se è buona raccoglie il cibo senza cipiglio, se dice
La verità mangia il giusto e con gusto e finisce là.
- La caduta
-
Se è un fatto fisico, sei preso praticamente
Come un deficiente.
Se è un fatto mentale è la tua mente ad
Essere dolente.
Se è un fatto morale sei un delinquente.
E dire che ormai nella politica e quindi
Nella società c’è un ente per tutto.
Ma anche la filosofia non rinuncia al
Suo ente, come, del resto, la religione.
Perfino Dio è considerato il massimo ente.
Certo il linguaggio va molto adagio,
e non può essere questa la natura perché
questa dura nonostante la lingua e non
tiene assolutamente conto del nostro ente.
Siamo noi che insieme ci aiutiamo a morire
Dentro e fuori escludendo i nostri cuori
Ormai anche come organi vitali.
Per essere pessimisti: siamo arrivati?
Ma dove? Se non abbiamo un luogo.
- La calma
-
Immobilità suprema, mai a tema.
Una costruzione che non è mai
Un’azione per quanto è immobile.
Si chiama proprio così infatti.
È fermo, niente lo può muovere
Se non il terrore di un terremoto.
Ma dopo la calma guarderà in faccia
La gente che non ha più niente.
Entrambi capiranno che tutto può
Essere un danno.
Calma allora!! Il futuro esiste solo
Se teniamo duro.
- La cecità
-
non ti fa vedere la realtà.
anche se è una metafora, non guarda il mondo.
certo che sa che è tondo.
ma qui si ferma, il resto non c’è per lui.
per il non vedente, è proprio la vista mancante
che gli fa vedere la realtà interiore in modo
superiore.
si, un gradino più alto che l’altro non sale perché
rimane banale.
c’è anche il caso che concentrato su di sé, anche
chi vede, capita che stravede o non vede.
allora la cecità va talmente in profondità che
diventa l’alga del mare che sotto, sotto può solo
oscillare seguendo la corrente, ma non combina niente.
- La conoscenza
-
vi si attinge ciò che non tinge,
un dubbio che viene e poi va,
a che servirà?
il bambino sempre si fa la domanda
indicando una cosa.
ma lui sente e si tinge di questo
sentire che è una scoperta che va
utilizzata e basta..
il resto è conoscenza, quindi scienza,
rumore di fondo.
- La considerazione
-
quando il cielo è stellato e non
hai parlato, brilla dentro di te
una calda luce.
ti tiene per mano e ti porta lontano
con la fantasia.
sei considerato e questo ti fa una
stella, che solo a guardarla sbaglia.
ti prende in consegna e ti assegna
quel posto che hai sempre cercato,
ma non si è mai realizzato.
ma lei chi è?
e se fossi tu?
allora si che hai raggiunto la
serenità.
vero? tu dici si, perché annuire
è anche un non dire.
- La cuffia
-
è l’intimità con la musica.
emozioni e suoni prese da solo
e in assolo.
sognare qualcosa è realizzarla mentre
qualcuno suona quel sogno, è un
incanto in un tempo assoluto e mai
avuto.
ascoltare diventa amare l’irreale.
quando il reale si fa duro e insignificante
le note e le parole occupano uno spazio
unico forse come quando nasci.
là sei solo, non sai dove sei, ma sei.
è un momento dove nessuno mente
perché sei da solo col tuo primato
di essere nato.
- La delusione
-
Si specchia da sola piena e vuota di immagini
Che sono come vertigini.
Queste si prendono per qualcosa, insomma c’è un motivo
Profondo. Tanto profondo che nessuno può arrivare
A vederne il fondo.
Figuriamoci chi l’ha presa, non gli conviene assolutamente
È meglio togliersela dalla mente.
Tanto ormai ha colpito e lei colpisce una volta per una cosa,
poi ancora per un’altra cosa.
Ma i soggetti, soggetti a lei,
si fanno prendere dai ganci del pescatore, cercano sempre e solo pesce
Perché solo lui abbocca sconsolato e catturato
Senza essere mai stato altro che quell’altro che credeva di essere
Un pesce nell’acqua e senza un gancio che lo rendeva malconcio.
- La depressione
-
quando la luna scende, la testa ti pende.
allora l’umore s’arrende.
cambiare è facile, basta poco.
guardate gli uccelli, che preferiscono
alzarsi di giorno.
volano allegri che il sole risorge e
risorgerà sempre.
la natura non mente e non si pente.
non è come la mente che pensa, e a
forza di pensare si deprime, qualcosa
imprime in lei un’impressione negativa del
mondo e questo a tutto tondo.
certo la stanchezza riguarda l’uomo, anche,
se gli manca la freschezza.
non so se questa descrizione minima,
mima la vita o la offende e forse per questo
che qualcuno s’arrende.
spesso non possiamo farci niente.
allora burliamoci di noi stessi, forse è la
soluzione per non essere depressi.
- La famiglia
-
quanto tu lontana sei dalla realtà
attuale, dove tutto è inattuale.
resisti, ma molti rendi tristi.
dov’è la gioia che una volta, dicono,
esprimeva qualcosa di diverso e
mai avverso.
ma anche questa è stata una fandonia
che ancora ti dona.
non si sa cosa dire, forse non si può
sempre gioire, in quanto a soffrire,
chissà!
gioire e soffrire, ma queste sono
le caratteristiche della vita in genere.
tutto è altalenante, niente è certo, ma
tutto è così.
passa il tempo, passa la neve, passa il
sole
alla fine passi anche tu.
chi rimane? forse la famiglia come
simbolo di qualcosa che non è una cosa.
accertati di avere i dati certi all’anagrafe,
forse lei è vera.
registra tutto, anche tu sei registrato
insieme allo stato civile che ormai
bisognerebbe chiamare incivile,
ma tu sei vile?
forse non lo sai.
vedi quante cose che non sai?
pensaci e guarda la lumaca
che nel suo guscio fa tutto.
prova anche tu.
è forse questa la soluzione alla
tua canzone.
- La festa
-
Vuoto diventi quando la
Festa infesta.
Non sei più tu, non sai proprio chi
Sei, che improprio!
Ti presti alla festa, la fai tua,
ma non lo è.
È una festa, ma la festa la fanno
A te che non sei più un re.
Ti lasciano solo e tu dentro senti
Qualcosa, una commozione se
C’è un’aggregazione.
- La fiducia
-
è una vera manna dal cielo
è dal cielo che viene.
Sulla terra si perde, si tradisce, peccato
Così tutto viene tradito: rispetto e verità.
Ma chi la tradisce cosa fa e cosa ha,
più dell’altro che comunque diventa un insetto.
Tutti lo possono schiacciare perché è tra la terra
E la scarpa che non guarda.
- La fisarmonica
-
È romantica, certo bisogna tirare il mantice
Possiamo così darle l’espressione che vogliamo.
Gli umori, i sentimenti, le passioni, qui passano
Per le canzoni. Si trascinano o si spezzano le melodie
Seconde le vie che vuole prendere l’esecutore, che
Con fatica e armonia, rende graziosa o dura la via.
Quanti tasti!! Così si chiamano le note musicali
Comunque universali. Ma qui, nella fisarmonica,
sono speciali perché escono con fatica, e che fatica!!
Ma quando è a tono e in tono con l’ambiente e la gente,
lei parla, le note diventano parole e le parole note
certo che la musica è universale!! Ma la fisarmonica
è anche storica e molto colorita nei toni ancora attenti
gli umori.
- La freddezza che si sente
-
È gelida, trovi un muro,
provi a valicarlo, ma poi senza farlo.
Giacché lo senti, senti un freddo
Parlare che lascia tutto tale e quale.
La tua passione si traveste e diventa
Delusione.
Hai una conferma: la gente è ferma.
Ha finto sempre, ma non ha vinto mai,
neanche gli importa perché la luce gli
arriva sempre filtrata, altro che inquinamento!
Questo è proprio un tradimento.
- La fretta
-
E' la fetta di quello che rimane alle persone
che usano il tempo sempre in controtempo.
come la musica ha degli attacchi con gli stacchi
così la fretta distrugge il rapporto e lo manda
storto.
si storto, come storta è la vita quando la
riflessione è sospesa o tesa.
nessuno che sia qualcuno, un essere umano,
può calcolare, senza fregare, i tempi di un rapporto
che vada in porto.
- La lettura
-
ha qualcosa dell’incredibile.
se la leggi o se l’ascolti non
è uguale.
ma chi scrive e chi legge? chi dei
due si sorregge e a che?
dipende . si pensa, naturalmente,
alla conoscenza. giù, sotto un cielo
grigio, brilla comunque una luce.
per vederla e per vederci andiamo
giù e assistiamo a cose che non
sono parole, non sono significati.
è solo un modo storico di diventare
eroico.
certo che la lettura è un illusione,
ma forse lo è perché anche noi
lo siamo, anche se pensiamo di
essere reali,forse non siamo neanche
sobri.
torna all' inizio
- Mai la felicità può essere condivisa
-
Come il dolore rimane dentro
Anche se espresso.
Provare non è esprimersi.
Tutto cade come il bambino che è
Turbato dal dolore, ma la felicità che
Provava correndo non può dirla a nessuno,
Neanche a uno.
- Manfredi e Troisi
-
muoiono lo stesso giorno
il 4 giugno di un anno
diverso.
confrontarli è come paragonare
la messa con la comunione.
certo che sono cose diverse, anche
se hanno l’unione nella funzione.
Manfredi e Troisi facevano
ridere.
la loro comicità era personale,
mai uguale,diversi li ha voluti
la natura, ma la cultura ironica
ne accomunava il volto sempre
sorpreso di quello che esprimevano.
veniva loro naturale tenere l’originale.
certo che erano diversi, ma proprio
per questo grandi artisti mai visti.
- Maremoto
-
Un moto spontaneo della terra
Che mette tutti a terra.
Come sono, sono umani o animali
Sono annullati da questa forza
Che per la terra è una debolezza.
Eppure le vittime si contano,
i danni si stimano, ma on si stima
l’accaduto in cui sembra tutto
perduto.
La sofferenza non può essere
Misurata se non in una scala
Di valori unica, quella della
Tunica.
È quella del prete che non si
Spiega perché Dio non sia
Intervenuto e benedice quello
Che è accaduto.
- Madre Teresa di Calcutta
-
Non si può esprimere la sua grandezza,
Se non misurandola con la statura, che le
Ha dato la natura.
Inversamente proporzionali sono queste sue dimensioni,
Che le hanno riservato un posto speciale
In quel cuore della gente, che la immagina a
Calcutta, ancora presa dalla fame degli altri,
dal tentare di lenire sofferenze infinite, con una
pazienza e partecipazione che sono quanto di
più meraviglioso si può immaginare del fare
umano, lontano dagli onori.
La gloria l’ha voluta santa dopo che non c’è più
A Calcutta, perché altrove è stata chiamata
La sua fermata.
Ma mai nessuno riuscirà a immaginarla
Diversamente nella propria mente, se non mentre
Bacia il lebbroso nel suo vivere faticoso.
Nessuno saprà mai da dove viene la sua forza,
E questo la rinforza.
Premio Nobel, Santa, donna, umana,
questa sua ultima caratteristica è quella che
oggi e sempre ci troveremo davanti, come vero
mistero della vita.
Che c’è di più?
Nessuno può rispondere, dopo Teresa, a questa domanda,
Se non una santa come lei che era così già da bambina
Quando, prendendo il latte, pensava già a tutte
Quelle strade lastricate di sofferenza e assenza.
Sei ancora viva Teresa, per te non esiste la fine,
hai conosciuto e conosci solo l’inizio dell’altrui supplizio.
È sicuro che tu hai visto e continui a vedere nella
Sofferenza la presenza di Dio.
forse Lui sa insieme a te che il destino va comunque compiuto, va solo aiutato.
- Marylin
-
Era la più bella , era una stella
Non solo del cinema, ma anche
Del Firmamento.
Come il vento passava lasciando
Tracce indelebili e come lui
Soffiava ed urlava, ma nessuno
L’ascoltava.
Era troppo bella e questo la
Teneva sempre in sella.
Ancora ce la tiene e il tempo
Suo amico incespica nella sua
Intelligenza che sembrava una
Assenza ed era invece un’ essenza.
Quella della pudica bellezza della
Natura che compie il miracolo
E si ritira a guardare il crinale
Che sempre avanza meno che per
Lei che ancora sta ballando
Lasciando tutti nel dubbio.
Perché sei andata via come una diva?
- Mattino sera
-
È un gran giorno, insieme congiungono
Una strada sempre costellata.
Le stelle stanno a guardare, dicono, si sa,
si dicono tante cose.
Questa delle stelle sembra proprio una
Riflessione su noi stessi, che le guardiamo
Immaginando un mondo luminoso, allora
La nostra quotidianità si lascia condurre
Per mano da questo universo che almeno
Ha il suo verso ed è sempre quello.
Qualcuno, o più di uno, gli ha impresso
Quel moto che almeno è sicuro.
Là ci appoggiamo, le stelle ci guardano
Perché sono sopra di noi, ma il nostro
Pensiero è anche lui un universo, forse
Più avverso, ma ha i suoi pianeti illuminati
O non illuminati, mattino e sera sono lo
Spazio del nostro universo è la misura
Della nostra vita quotidiana, un po’ come la
Meridiana.
I paralleli tra il nostro pensiero ed l’universo
Sono infiniti, come infinite sono le loro possibilità.
- Medici senza frontiere
-
laggiù da qualche parte del mondo
ci sono loro, i medici senza frontiere.
laggiù in quella parte del mondo le
malattie non dimenticano di aggredire
e il dire non serve, ci vuole un fare.
l’interesse qui non tesse nessun
affare, se non quello di fermare
epidemie, carestie, guerre tribali
o non tanto sempre guerre fatte
per tessere qualche interesse.
viene in mente perché una mente
ordinatrice non ha pensato che la
sofferenza dovunque sia è assenza.
i medici senza frontiere non vedono
barriere al loro incedere.
non temono la sorte e neanche la morte.
queste per loro sono, strano a dirsi,
come l’uovo di colombo che solo in
piedi ha il suo significato, il resto è
dato.
- Mi avevi informato
-
Hai sempre accennato a questo stato,
Ne avevi parlato.
Dici mi ha fatto comodo rimuovere, ma per
Andare dove?
Eccomi qua a chiedermelo, dove sono?
Giustifico tutto, ma c’è di più: può darsi che non ti voglio più.
Allora ti getto via dopo una vita ardita e oggi pentita.
Non troveremo mai una ragione a questo, perché
La ragione non c’è, è sempre un’opinione.
Ci siamo abituati e forse io di più.
Ma c’è stato uno in più, un altro, uno meno crudele che
Accende le candele.
Non si sbaglia senza voglia di andare di nuovo all’altare, un nuovo
Altare della vita ormai colpita.
- Modugno
-
Canta e urla.
La sua verità sta là, la gente
Capisce che c’è qualcosa di
Nuovo in quell’uomo.
Lui scrive canzoni per tutti,
vola insieme agli altri che sono tanti.
Oggi la sua storia mantiene la
Sua memoria.
Unica e forse irripetibile vuol
Dire che è comprensibile.
Certamente aveva qualcosa da
Dire alla gente che spesso non
Ha niente.
Basta una canzone per riscaldare
L’amore.
Di Modugno si può dire ormai che,
senza grugno, ha parlato e urlato
chiaro.
Innovatore della canzone moderna o
Cantore dell’amore.
Quest’ultima ipotesi era sicuramente
Nella sua mente.
Modugno sei Domenico e come la
Domenica sei venuto,ci sei, ci sarai,
con te dimentichiamo i guai.
- Moralità
-
È la genialità della sensibilità,
è sempre verso qualcuno, ma
innanzitutto è il rispetto di se
stesso.
Come il tetto che protegge la
Casa dalle intemperie, la
Moralità alla fine protegge la
Società che è la casa dell’
Essere.
Il linguaggio dell’essere è, in
Questo senso, è il mondo della
Vita che distinguerla dalla
Morte oggi è fatica.
Il nostro cervello è diventato
Un anello tra la mente e il
Cuore.
Certo che è un modo di dire!!
In quanto ad agire è un’altra
Storia che tutti pensano di
Sapere a memoria, grande
Contenitore per passare le
Ore.
- Muore per salvare tre figli
-
Ha dato loro due volte la vita.
Di più,li ha accuditi fino alla seconda
Volta.
Ora è la volta del paradiso che
Dovrebbe accoglierla con un bel sorriso.
L’eternità forse le darà la ricompensa,
ma che ricompensa!! Neanche la gloria,
solo la presa datto che una madre è
una madre.
Sostituirla è inutile.
E se il concepimento fosse, in alcuni
Casi quell’infinito filosofico ciarlato e
Mai provato?
- Musica nuova
-
Viva la musica se è nuova e
Rinnova. Una lingua, o un rumore,
per delle orecchie deste o no.
Ma sempre musica è.
Stile, strumento e voce sono come
Una noce, se la rompi, dentro trovi
Il frutto morbido che toglie il
Torbido, proprio come fa la musica.
torna all' inizio
- Natale
-
quanti anni sono che lo ricordiamo
e festeggiamo.
è ormai una ricorrenza scontata.
oggi è uno degli indicatori dell’
economia, che , come l’epifania
tutte le feste porta via.
si, dopo il natale il danaro
scarseggia, la festa è finita e la
nascita è dimenticata.
tutti i giorni ricominciano gli orrori.
ormai Gesù è nato, sarà crocefisso
e affisso.
tornerà il natale e la storia sarà
sempre uguale, fino a diventare banale.
si guarderanno sempre i consumi
e così si potrà misurare la nostra
libertà e quella di Cristo entrambe
economicamente dipendenti.
si, l’economia finalmente sarà mia.
e così sia.
- Nessuno
-
è così strano essere così, che non si sa
niente di quella gente che lo è.
si dice, non sei nessuno, ma che bisogna
fare per essere qualcuno?
solo quello che gli altri vogliono che
facciamo. Allora gli piacciamo. Che strano!!
allora facciamolo!!
non tardiamo ad identificarci col loro
personaggio.
costruiamo in noi una possibilità che ci renda
tali e quali come gli altri ci vogliono.
mantenere il personaggio, si può, ma andiamo
molto più adagio, con fatica e pericolo
di trovare un ostacolo.
- Neve che vola
-
Come il triangolo delle Bermude rimane
Un mistero il sentimento provato, sentimento
Che non elude però la verità.
Moralità e amore si fondono in questi personaggi
Come il giaccio si fonde al sole.
L’amore è come la giustizia alla fine vince
Perché è sempre, anche l’inizio l’unico appello
Per tutti sotto il cielo che come un telo
Ripara senza nascondere la realtà che niente
Vivrà senza bontà.
Bontà , moralità e realtà sono come
La trinità: mentre si fondono incarnano
Una sola persona buona.
Neve che vola non può non amare spada
Spezzata, l’amore non riesce a vincere
L’odio ignorante, se non dopo la prova
Senza appello prova definitiva e infinita.
La giustizia alla fine vale e prevale e si
Porta con sé il me.
- Niente più
-
Niente più rimane di te e di me
Se non questa ansia di essere
Noi stessi come una volta.
Limpidi, almeno così credevamo,
cristallini, almeno credevano gli altri.
Ora ci rimane un’oasi di sabbia
Fina , fina, sempre più fina.
Tutto è uguale a volte.
Il mare invade la costa e fa
Proprio quel niente più che
Non sei ancora tu.
- Non ne posso più
-
Sono ormai finito, tutte le coordinate sono inchiodate
A una croce che è la mia esistenza attuale.
Azioni , sentimenti, perfino canzoni sono ormai solo variazioni su
Un tema: la sofferenza strisciante.
La sopportazione è sempre all’orizzonte.
Stagioni, ubicazioni, stazioni, tutto cambia, ma rimane uguale
Il mio stato: vuoto.
Indifferente all’ambiente,
Questo è assente, non gli importa niente né di me , né di sé
Tira avanti. Nessuno sa dove. Come l’uccello migratore segue
Le stagioni, così questo segue gli umori del momento che
Non è mai un incanto, anzi sembra sempre infranto.
Ma che fare? Diceva qualcuno, niente diceva qualcun altro.
Qualcosa deve succedere sempre e comunque.
Allora sospendi il centro di te e vedi l’altro per quello che
È inutile.
- Noi non ci saremo
-
Adesso lo diciamo, ma non lo sappiamo.
In realtà, nessuno lo sa, però tutti sperano di esserci.
Una presenza che sembra filosofica, magari!
Ma in genere ci parlano di qualcosa per i buoni che
Forse non siamo noi.
Eppure un giorno arriverà e da qualche parte ci porterà.
Allora ci saremo, che importa dove? Se finalmente ci siamo.
Non dobbiamo né ringraziare, né fingere di essere qualcos’altro.
Che fatica risparmiata! Che scorpacciata di verità, sono tutte
Là, ma dove?
Che importa questo, basta non essere maldestro.
- Non è più tempo
-
C’è un momento per tutto
C’è un periodo per ogni cosa
Peccato se è passato, perché è tramontato
Se poi degli impedimenti, hanno bloccato il
Risultato di un sereno andamento,
Hanno creato dei traumi, interrompendo il
Normale svolgimento dell’esistenza, si crea
Un’assenza che somiglia all’astinenza.
Allora siamo fregati, ogni cosa è perduta,
Anche noi, che siamo il tempo, siamo passati
Come il pomodoro per fare il sugo, si può
Solo passare. Lui passa e svolge il suo compito, tu
Sei passato e non puoi più tornare ad amare.
Amore, livore, esistenza, perdono la loro consistenza
Per diventare solo astinenza e non più.
Basta, hai chiuso e tutto è perduto.
- Non fare agli altri
-
È facile dire, ma è più
Facile fare. Una sospensione
C’è tra il fare e il dire.
Da quel vuoto che nessuno mai
Riempie forse traspare una differenza
Che se incolmabile si perde
Sempre e è assente.
L’uccello che vola lo sente, può
Fare, cioè volare se c’è l’aria.
Quando questa non c’è lui,
che la natura ha voluto così,
con le sue ali si rammarica
di essere alato così come il
bipede che perde la terra
purtroppo rimane a terra,
sì, proprio come l’uccello,
un esempio forte di non
fare agli altri.
- Non si torna indietro
-
mai è possibile.
si rimane al posto costruito nel tempo
non si fa in tempo a rimediare,
il contraltare non esiste.
indelebile è la macchia, flebile è la risposta.
talmente fioca che giorno dopo giorno non
ha ritorno.
è che non c’è un punto di partenza,
c’è solo un’assenza.
la vita è stata tradita.
tace il corpo, tace la mente.
tutto rimane fissato a quello che è stato.
il cambiamento ora non è uno strumento.
- Non voglio pensare
-
Tanto è uguale.
Portati dietro te stesso,
le tue ambizioni, le tue delusioni.
Che entrino nel corpo già morto.
Espandi quello che hai, di più
Non puoi, ma fallo nel corpo.
L’io penso non ha senso, è un tradimento
Della civiltà che si vuole a tutti
I costi e tutto senza resti.
Morti ammazzati in un modo
O nell’altro aspettano tutti
Sotto quelle lapidi con un epitaffio
Falso.
Hai pensato e questo ti è costato,
Forse la vita e forse anche la morte
E la malattia.
Basta fai muovere il corpo e molla
Il pensiero che è sempre altero.
- Nudo
-
da brivido non lascia livido,
se lo lascia è perché non è
un nudo innocente che si lascia
intendere, ma senza colpo ferire.
così riempie l’occhio che vuole la sua
parte.
bella parte quella dell’occhio, non
sempre è leale, ti colpisce e ti rapisce
subito, la vista immediata può essere
anche una svista che come cappuccetto
rosso si lascia ingannare dal lupo.
ma poi il lupo viene scoperto dal
cacciatore che ne squarcia il ventre
unico suo vero dente dolente.
torna all' inizio
- Occhi
-
certo divederci, dimentichi il resto.
mai lo devi fare, ti esorto e non a torto.
brandisci il linguaggio e datti coraggio.
è per paura che non vedi l’altura.
eppure lei si staglia dove i tuoi occhi
sono storti.
allora ti devi affidare all’altare, un
sigillo ti fa stare in pace per smetterla di
essere audace.
non sei più tu, non ti preoccupare,non ti
riconosci, ma smettila di pensare che
capisci.
quando questo è risolto, i tuoi occhi
vedranno senza visione.
cosa non lo sai. ma non importa, ora
almeno sai il resto.
non ti chiederai cos’è codesto.
- Oggi il giornale di domani
-
so prima quello che deve ancora
accadere. che strazio! come
faccio a vivere così nel futuro
soprattutto se diventa duro.
non posso difendermi, sono un
ostaggio di un miraggio e dico
cosa faccio?
è un’ esperienza terribile, essere
Dio senza aver fatto la scuola né
l’aiuola da coltivare nei momenti
sconfortanti.
si, ci vorrebbe almeno un giardino
dove passeggiare per scaricare
almeno il nervoso, l’agitazione
che sempre ti prende quando sei
spettatore davanti al televisore.
il futuro non fa per te, non puoi
gestirlo, neanche a dirlo.
- Olimpiadi
-
Amicizia che mostra la verità.
Si compete per vincere, sempre.
Nient’altro rimane all’uomo se
Non la medaglia se la vince.
- Organizzazione
-
Penetra per cercare il
Profondo nascosto e sottinteso
Che deve essere sciolto per agire senza
Rischiare e schiarire quello che nascosto è
Ma va comunque riposto in un cassetto
Pronto ad essere aperto e scoperto
Si un po’ come il tetto
Questo ci copre mantenendo intatte
Le nostre aspettative native.
Forse l’organizzazione va vista così:
Una coperta aperta, magari a quadri
Come una griglia dove il pesce si adagia
Con la pancia.
L’ordine è da scoprire e non da capire
Perché bisogna stupire.
- Orgoglio
-
Non è un punto di vista , è un punto di svista.
Si è soli e si vuole tutto.
Quando l’alba arriva spunta il sole, come
L’orgoglio è unico c’è solo lui.
Non pensa che dà vita ma la dà, chi la riceve sa,
ma non pensa mai che lo fa.
Lui c’è e ci sarà sempre e quando arriva la sera
Lui è sempre là, anche se da un’altra parte ed è
Forte, come l’orgoglio cui spesso il caso riserva
Un orizzonte che determina ciò che non termina.
Come fa il sole con la terra, lui, l’orgoglio guarda lontano
E guadagna un infinito che non deve essere certo,
Ma solo possibile e incredibile.
- Ormai
-
finisce così, com’è cominciata, sbagliata
questo approccio a una vita troppo condita
di temi e problemi ce mi hanno provato
fino a sfiancarmi.
rinuncio, e questo è solo l’annuncio.
dopo verrà la realtà, un’altra realtà.
non so quale sarà, finalmente sarà mia
lontana con la mente da quella che mente.
lei mi ha sfiancato, ha avuto pure l’amato.
quanti ne avuti!!! oggi sono tutti perduti.
perfino io che sono stato troppo condito,
lascio l’abbraccio, l’illusione di essere
normale, senza essere banale.
non mi è riuscito, oggi sono rassegnato.
abbandono questo tipo di vita così condita.
ora so almeno cosa fare, devi andare via.
da solo veramente ci sei sempre stato,
niente tri hanno dato.
può darsi che non meritavi , fin da bambino
il cuscino.
la comodità e la tua realtà, sono state due
cose diverse, anzi opposte.
ma arriva il momento che io non mento.
allora dico basta.
il risultato era già segnato, contrastarlo
è stato uno sbaglio,ma io ho sempre
pagato e oggi sono rassegnato.
se mi guardo indietro, vedo un vuoto,
non vede niente se non quello che io
ho riempito.
ma oggi non ho più niente, né forze,
né attaccamenti che non siano tradimenti.
si, sono stato tradito e nessuno l’ha messo al
dito.
solo l’anello mi è rimasto, il materiale è prezioso,
ma anche ozioso.
infatti è ancora lì solo ad indicare ormai dove
andare, lontano………
- Ospitalità
-
Si presenta come la neve, spesso
Improvvisa, a sorpresa.
Un gesto che ha diverse facce.
Certo che dipende dall’ospite, se poi
Questo si sente un capostipite per
Giunta con quell’adipe non conquistata
Ma rubata, è sicuro un ospite incomodo.
Se poi a lui fa comodo, allora il problema
Diventa serio sul serio.
L’ospitalità allora somiglia solo a una
Delle tante circostanze della giornata,
Sembra un’improvvisata, è invece una
fregata, nel senso cella fregatura.
Una segatura che il falegname getta nel
Bidone, lo faceva sicuro anche Giuseppe,
Se è esistito e ha avuto il dito.
Qualcuno ha detto che l’ospitalità può
Sostituire l’intersoggettività.
Si sbagliava, scambiava la sua bontà,
Teorica, con la realtà.
No,l’ospitalità può essere come la fossa
Dei serpenti con dei bei denti.
- Ottimismo
-
ti spinge avanti e se tu
guardi indietro, lo inquini.
il presente lo difende, se tu ci sei.
forse ti conviene fare l’appello
tutti i giorni, chiamarti per nome,
confermarti vivo, nativo e positivo.
non fare come la corrente alternata
che ha un’ altra funzione.
la tua non è solo un’azione deve
essere anche un’ intenzione.
e poi attenzione, guarda il canguro
che salti che fa.
prova con la mente, non è difficile
neanche per la gente.
torna all' inizio
- Padre Pio
-
Era, è stato, sarà.
Ora tutti sanno dove sta.
Nel cuore della gente che
Non si mente.
Lo amano, lo ricordano, come un
Fratello caro che portano in sé.
Il paese dove viene celebrato e dove
Ormai lo ricordano quanti non
Hanno i guanti che lui aveva per
Coprire le stigmate dolorose a volte,
Ma segno, dicono , di un destino santo
Che forse lui amava tanto.
Un uomo semplice che credeva che
Dio non è l’infinito assoluto, però
Rappresenta anche il dissoluto
Pentito andato da lui per cercare
Pace dopo essere stato rapace.
- Panchina
-
È la metafora della vita. Si aspetta seduti
Qualcosa che sicuramente verrà. È questo che
Non sappiamo. Però ci fidiamo che qualcosa
Arriverà. Forse aspettiamo noi.
- Pantani
-
peccato che ti sei prostrato.
stavi in sella come se nessuno
potesse buttarti giù.
forse è bastata l’invidia a
toglierti la sella.
ti abbiamo visto stringere i
denti come nessuno e sei
diventato qualcuno.
è proprio qua il problema, non
si può decidere di fare di se
stessi qualcosa.
se qualcuno osa, si trova
davanti la folla e tra questa non
manca chi ti toglie la panca.
ma tu avevi e avrai la tua sella
che sempre brillerà come una
stella.
sei stato provato e ti sei rassegnato,
sembra.
ora nell’ombra riderai degli altri,
si, quelli che in fondo non
sanno distinguere la passione per
qualcosa con una tuta da operaio
neanche specializzato.
comunque Pantani sei tu e nessuno
prenderà mai il tuo posto nel mondo,
oggi più solo e meno tondo.
rimani sempre un pirata col biglietto
di sola andata.
va bene così.
- Paura
-
solitaria tiene in pugno te, me tutti.
ognuno per sé e Dio per tutti.
come la paura che invade anche il vate
quando deve vaticinare e poi andare.
non sa dove e questo lo atterrisce,
rende vano il suo ardore e poi manca
l’amore.
non c’è infatti lui perché lei, la paura
lo sfinisce e avvilisce.
come la lumaca si ritira nel guscio
e scompare, così l’amore per paura
non appare più.
- Peppino e il quadro
-
chi è peppino senza arte?
niente.
eppure dipinto su tela diventa lui,
un bambino che guarda l’immenso
del mare, di Dio e accantona il suo io.
finalmente perché lui ama la gente,
ama tutti, creature indifese, a volte offese,
ma creature mai dure, fortunate o
sfortunate nel nostro vocabolario che però
non è mai un sudario.
questo ha asciugato la sofferenza che è
sempre e solo una partenza.
si parte e si arriva, questa è la vita.
anche quella di peppino che nel quadro
guarda l’immenso del mare, di Dio e accantona
il suo io, finalmente è da qualche parte
in compagnia dell’arte.
- Perdere
-
È come bere.
Va giù, ma se è alcool
Ti stordisce e poi ti sfinisce.
Tu diventi, hai bevuto troppo
E ti sei perduto.
Vuoi rimedio perché perdere
Non è solo come bere è di più,
sei tu che vai giù.
Il rimedio forse è non dimenticare,
Ma ancora qualcuno che per te
Sia qualcuno.
- Perfezione
-
Ha almeno un difetto: è troppo
Perfetta e questo infetta.
In uno stagno dove l’acqua è ferma
Si ferma il ragno a catturare le sue prede.
Nella perfezione la preda è l’azione
Che rimane bloccata perché troppo
Ricercata.
Anche il ragno fa la sua tela, ma alla fine
Sceglie la preda.
O è veloce o gli sfugge e lui rimane
Un ragno affamato.
- Piccolo
-
È un aggettivo indicativo di una dimensione
Ma il punto è nello spazio, certo anche in
Certe altre cose più festose, anche se si tratta
Sempre di occupare uno spazio fisico.
Sappiamo però che la grandezza è una
Dimensione che non riguarda solo l’altezza
O la lunghezza.
Spesso ci si riferisce a ciò che con lo spazio
Poco interferisce.
Per esempio una grandezza morale come la si
Può misurare senza dosare bene e male.
Ma qui le misure sono solo alture, voli della
Dignità umana.
Eppure perché il sesso ha come condizione
Questa indicazione?
Evidentemente il piacere non ha a che fare
Con la morale e tutto ruota intorno all’ istinto
Che viene intinto solo negli ancestrali canestri
Costruiti con paglia che facilmente brucia e
Offende la mente, unica riserva dell’umanità
Nell’ aldiqua.
Piccolo è grande e il glande non c’entra,
Tutto riguarda chi guarda.
- Pinocchio
-
pinocchio sembra un allocco,
ma non lo è. come lui ci sono tutti
gli altri che sono tanti.
ma non sono proprio come lui.
lui è pinocchio, ha la fatina, ha lucignolo,
ha il grillo parlante, amici veri.
certo ci sono anche il gatto e la volpe,
ma quelli ci sono sempre.
mischiati nel fango si travestono
facilmente perché fango sono.
non si vede subito perché c’è chi
stravede per l’inganno e la furbizia
che poi sono la stessa pizza.
ma quel naso che cresce con le bugie!
Collodi è stato un grande inventore.
pensate uno mente e si vede dalla
sporgenza che subito fa la differenza.
che meraviglia sarebbe! quanti guai
che toglierebbe, basterebbe, basterebbe,
e come se basterebbe.
a vederlo c’è chi lo bastonerebbe subito,
altro che Collodi, che quasi ne fa le lodi.
pinocchio non è un allocco, è solo un
bambino fatto da Geppetto con tutto
il petto, come si fa col do.
ci ha messo l’anima.
non ve la ricordate la balena, quante
peripezie per amore, altro che bugie.
Geppetto aveva il do di petto sincero
e schietto, per questo ha fatto prima
un burattino e poi un bambino,
accidenti non poteva essere altrimenti.
ricordatevi dell’amore cosa può fare.
Collodi aveva delle vere doti.
- Pompieri
-
Hanno pompato acqua per spegnere.
Incendi devastanti non li fermano.
Vanno, come il Nabucco, sulle ali dorate
Della loro volontà.
Sono sensibili come i moderni sensori
Elettronici.
Ma hanno i sentimenti
Virtù in decadenza.
Ma se mettono la lenza lo pescano il fuoco,
lo domano senza usare quel dominio
ormai a noi tutti noto.
Se sono interessati? Guardateli !! Spogliatevi
Del vostro egoismo che ormai non somiglia
Più neanche all’autismo, sicuramente più nobile
E vedeteli come volontari seri.
Allora capirete che l’esistenza è più densa
Del vostro piccolo spessore senza amore.
- Preoccupazione
-
È comunque un’occupazione,
Si un’attività.
Qualcuno dirà quale.
Sarà sempre il solito che non
Sa che la preoccupazione è
Il tempo che passa tra la gente
In mezzo a cui ci sono pure
Bestie nascoste.
E gli eventi naturali che naturali
Non sono neanche per niente per
Certa gente.
Se non ci fossero preoccupazioni
Cosa ci sarebbe? Domanda ebete.
Sarebbe come chiedere al sole
Perché riscalda senza capire prima
Che lui ha già dato la risposta, riposta
Nel suo essere sole e solo a dare calore,
certo dopo l’amore.
Ma qui ci vuole fortuna perché la
Preoccupazione e l’amore fanno
Rima e questa si ricorda facilmente
E spesso non mente.
- Presente
-
Decisioni da prendere.
Tutto ti riguarda e ti guarda,
prova a guardare tu veramente,
anche le gente,i fatti, gli anfratti
di quella che chiamiamo società,
ma ancora è una bestialità.
Analisi, critiche, metodi interpretativi,
tutto nasce e cambia ogni giorno.
Anzi ogni minuto, per questo ci vuole
Fiuto.
L’intuito ti può aiutare a capire dove
Guardare.
Quello è il presente, è in moto e come
Questa ha due ruote per la stabilità.
Ma sempre in equilibrio devi stare
Solo allora ci puoi andare.
Questo è il presente.
Pensarci molto lo fai cotto.
Agire d’impulso non sempre è
Opportuno, ma l’analisi sperticata
Può essere plagiata anche da quel
Sapere che qualche volta somiglia
Alle pere: qualche volta sono proprio
Sciape.
Un po’ di sale è essenziale altrimenti
Il presente ti muore sotto i denti.
Decisione , azione, questo è il presente
Altrimenti è assente.
- Primavera
-
Frizzante, dolce stagione che ci fa uscire
Dal grigiore, quando persiste malinconico in noi.
Dentro abbiamo un umore, fuori c’è una
Stagione, dobbiamo sintonizzarci o illuderci
Che la vita sarà più colorata e i nostri occhi
Più felici, più ridenti, più aperti per vedere
Meglio, si, come cappuccetto rosso ingenuo
Protagonista di una famosa novella che
Nessuno ha capito, ma sembra sempre bella.
La vita è bella è un film famoso, ma non gioioso,
Benigni lo rende tale, come cappuccetto rosso, nel
Finale non si fa male neanche col lupo.
- Puntura
-
Penetra per curare, come il pensiero
Si vuole impicciare. Qualche volta va
Male o fa ma.
Ma la carne è carne e la salute non
Sempre corrisponde alla cura. La
Puntura è invece sicura.
La sua incertezza è come quella
Dell’ape che pungila perché non
Sa cosa fare.
La sua natura la spinge a spingere
E a bere dai fiori e dalle pere.
Lasciate che le pungiate penetrino
E nell’interstizio della carne trovino
Quel vino che solo può curare e ammaliare.
torna all' inizio
- Quando
-
Delimita il tempo, lo ferma
In quel punto dove noi cerchiamo
Una certezza, quella di essere
Presenti sperando di avere ancora i
Nostri denti.
Sembra strano che se questi ci
Portano lontano noi viviamo.
Un osso li trattiene, lo smalto li
Protegge, pensateci: sembra la metafora
Della nostra vita.
Un osso per far crescere i nostri denti,
un osso che ci viene lasciato per mangiare,
un osso per arrivare a dire che la nostra
vita è ridotta all’osso.
Non è forse l’osso che ci fa stare in
Piedi e ci fa dire che siamo vertebrati e
All’inizio possiamo camminare sui prati
Distese meravigliose e mai noiose.
- Quando ami
-
è cosa buffa e strana, ma se vera
ti dona tutto te stesso.
non rimani mai lo stesso, cambi
e con te cambia l’amore.
non è mai uguale.
come la rondine fa primavera
l’amore inizia le stagioni sempre
cangianti, ma vitali.
- Quando il fiore sboccia
-
dentro c’è tutto, di più.
tu dici è sbocciato, si è aperto
così come vedi le porte del paradiso,
che non vedi, lui il fiore, ti mostra
il suo interno eterno.
- Quando il tempo dell' infanzia non è danza
-
Allora dopo tu lo ricordi, come si ricorda il
Rinoceronte visto allo zoo.
È così strano! E se fossimo noi nell’infanzia
Persa dietro sentimenti mancati mai
Onorati e ci sentissimo dentro come è lui
Fuori: brutto, grosso, informe, comunque
Una forma che non ci informa mai di come
Siamo veramente per la gente, ed è per
Questo che come fa il cane per essere
Accettato scodinzoliamo dietro a tutti
Belli e brutti, l’importante che per loro
Siamo qualcosa, che cosa alla fine che
Importa, tanto porta, non siamo più
Soli.
- Quando la spiaggia si popola
-
i pesci nel mare stanno a guardare.
i bagnanti sono contenti perché
insieme a loro insaputa formano
una comunità.
non si conoscono tra di loro, ma lo stesso
è il motivo che li tiene insieme: tornare
al mare come quando loro stessi erano
dei pesci.
- Quando non sei ascoltato
-
Tutto si perde in un vuoto che ti
Fa sentire niente e ti fa perdere
L’interesse.
C’è qualcosa nell’altra testa che
Tesse un messaggio di distruzione.
Non ascoltare quindi diventa una
Azione distruttiva.
Tutto il tuo slancio è d’avanzo,
perdi l’interesse per quello che fai
o che pensi e ci ripensi.
Lascia perdere è un vuoto a perdere,
non ha valore.
Devi decidere di non dire, lezione di
Vita, l’invidia.
Devi solo fare un programma che si
Attaglia.
- Quando si fa sera
-
non è sempre uguale,
certe volte sei come la luna
quando è viva, certe volte somigli
a una griglia dove l’arrosto cuoce
e se si scuoce perde il sapore e
l’odore.
ecco sei così languido e spento,
annoiato forse perché ammogliato
esagerato.
la sera si porta dentro il giorno e
ne annuncia il ritorno.
e poi torna veramente e tu ci metti
tutta la mente.
ma quando si fa sera cala il sipario
sulla scena.
forse non ci sono gli applausi, non i
festeggiamenti di gente contenta che
insieme a te si è trovata come quando
la vita brilla.
- Quelli che erano i nostri eroi
-
Cantanti, attori, eroi veri,
si quelli che hanno rischiato
e perduto la vita.
Un elenco che prima finisce
Con Tenco.
Ha cantato l’ultima volta insieme
La protesta e l’amore..
Strano binomio, somiglia a un manicomio,
anche questi chiusi perché non eroi,
li ricordiamo, li fischiamo, ma stranamente
ci evocano la nostra mente che ricorderà
volubili i momenti belli e rimuove quelli
che la vita ha guardato e noi abbiamo subito.
- Quiz
-
Sono tutti pronti a guadagnare, tutti gli altri
Guardano e ascoltano.
Alcuni sono contenti se indovinano loro non partecipanti,
Poi sono disturbati perché vorrebbero essere là,
Dove si incassa la promessa se i partecipanti indovinano.
Insomma è chiaro che tutti sono sospesi e spesso offesi
Dal sistema che diverte si, ma dove il detto “ l’importante è partecipare “
Si traduce in quello “ l’importante è non bestemmiare”.
Il conduttore è quasi un attore che, se non ha studiato
Recitazione, rischia di diventare un indovinello lui stesso
Perché comunque deve sempre fare il fesso.
torna all' inizio
- Ragione
-
si può vivere in società senza ragione?
è come se uno tentasse di bere senza
bocca.
eppure forse la società è possibile perché,
senza una ragione, riesce vivibile.
ma noi, dicono, dobbiamo essere ragionevoli.
è una scusa, perché è stato detto?
bisognava nascondere qualcosa di forte
come la morte.
nessuno continuerebbe a vivere bene,
sapendo che comunque tutto finirebbe.
ma questo tutto non appartiene alla agione,
ma al dolore e al piacere.
dunque si ha ragione o torto quando si è
morto.
ma da vivo è l’emozione, sono i sensi che
illuminano il nostro universo che un giorno
sarà perso.
e poi perché bisogna essere ragionevoli,
davanti al potere che non ci teme?
perché se siamo trasgressivi rimaniamo
vivi, nonostante questo che certo è tosto.
- Ricerche di mercato
-
È ciò che è dato. È là, bisogna ordinarlo,
Comunicarlo, rendere visibile quello che
E' là, non si mostra ai nostri occhi anche se
Sempre aperti.
Domande e risposte sono presupposte.
Poi la lettura sarà obiettiva se attiva e così
Si potranno misurare e numerare i fatti che
Messi dagli uomini si rivoltano contro se
Manca un contorno ben definito.
La ricerca è quello che facciamo per tutta
La nostra vita con coscienza o con incoscienza.
Il mercato siamo noi, che con le nostre
Espressioni contaminate dal già datro
Voliamo senza ali e atterriamo sempre spaventati
Da scelte che decideranno il nostro futuro, ma
Anche questo siamo noi e potrà essere duro.
- Ricordi
-
Facile che li scordi, sono andati.
Non sai dove, non sai che cosa
È successo dopo e non sai niente.
Quasi sempre è gente, ti dice niente?
O sei tu che fai come re Artù.
Ti metti a tavola e cuoi che gli
Altri condividano le tue esperienze
Passate.
Come il pomodoro finiscono in bottiglia
Che gettata in mare un giorno sarà
Trovata.
E qualcuno si chiederà chi era
Quel nessuno.
Comunque ricordava e affidava
Al mare ciò che l’acqua può
Trasportare senza osare.
- Rimango attaccato all' amo
-
Come un pesce che ha abboccato,
Rimango attaccato.
Come lui non ho mangiato.
Forse neanche l’ultimo pasto.
Gesù fece l’ultima cena e fu
Tradito.
Perché c’è sempre un amo nella
Nostra vita?
La natura lo ha determinato e lui
È liberato da ogni impegno e ogni
Contegno.
Ti asserve mentre ti serve, anzi,
Non lo fa neanche, ma si accontenta
Del suo arpionare per lui inutile.
- Rimorso
-
avete capito bene!!
sentirsi in colpa per una azione
grave pesa come un trave, azione
non punita e per questo ben
condita.
insomma è un sugo pesante da digerire,
ti torna sempre su, se non ne parli con
qualcuno sei sempre nessuno.
ma il niente somiglia al dente, quando
non fa male non lo sentiamo e ce ne
freghiamo, ma dopo il dentista ci mette
in lista, allora ci rimordiamo.
- Ripensandoci
-
Sono stato informato del tuo stato, ma non
Mi è bastato.
Perché per tanti anni l’ho dimenticato e
Sono andato da solo nella vita che mi è
Sfuggita.
Eppure c’era in me qualcosa di te, io non
L’ho vista, forse è stata una svista.
Il tempo ti ha dato ragione perché sono stato un coglione.
Ma oggi ti amo veramente e vedo subito il delinquente.
E la tua mente.
- Riprenditi la tua vita
-
Non è facile quando è passato troppo tempo.
La cosa si è incancrenita e rincretinita, anzi
Tu ti sei rincretinito e sei meno ardito.
Parafrasando Pascal non sei solo una canna
Al vento, ma sei una canna vuota che non si
Perdona.
Il fatto è che non sa cosa si deve perdonare
Se non l’altare.
Ormai sei come il mare i cui flutti, sbatti
Oggi, sbatti domani, sono distrutti.
Non ci sono pesci da pescare, nessuno
Abbocca più e nessuno può darti più di
Quello che puoi darti tu.
Certo qualcuno ti potrebbe aiutare a
Scegliere il mare giusto.
Ma qualcuno e nessuno sono un tutt’uno,
la tua sensibilità è condivisa da moltissimi,
Ma tu hai sempre scelto, anzi ti sei fatto
Scegliere e cogliere forse per orgoglio.
Prima non sapevi, oggi sai che non hai.
È già qualcosa, basta che questo non riposa.
- Roma
-
Sei stata e sei una gara.
Una volta c’era l’arena.
Là poveri diavoli si struggevano
Davanti all’imperatore che era il
Signore. Oggi è il sindaco che
Ha sempre un partito.
Ma questo non è il gladiatore
Che ha perso è un insieme di
Persone che hanno lo stesso colore.
Una volta Roma era grande, oggi
Il sindaco è solo colorato e tutto
Gli è già dato.
- Rumore
-
sordità infinita e duratura nel mondo attuale.
nessuno sente, anche se sembra che ascolti.
non lo senti più, come la campana della chiesa
che batte ormai solamente per lei, rintocchi
che vanno a vuoto.
certo che è un’abitudine per molti la campana,
come il rumore non ha più odore.
che strano!!!!
il rumore moderno, frastuono che per l’orecchio
non è più neanche un suono, difficile anche
l’ascolto;
la campana che suona ormai per lei e basta.
è questa una storia così diversa con fatti
così lontani, eppure così vicini.
ma quanto siamo piccini ancora!!
torna all' inizio
- Sacco e Vnzetti
-
Sono la giustizia che avanza, si, ce
N’è in più e può darci la felicità
Inattesa, anche riposando per sempre
Su una sedia che bolle.
La corrente infatti la prende, dura poco,
una vita, costa poco, forse non è neanche
alternata, come la vita è continua e scopre
di essere sentita.
Le dita si contraggono e attraggono i curiosi
Alcuni astiosi, alcuni nervosi, altri indifferenti
E assenti anche se presenti.
- San Francesco
-
regno umile dell’ingenuità,
ma questa dove sta?
certo in Francesco, poi
diventato santo non
volendo.
la sua regola era la povertà
e questa chi ce l’ha?
chi se la dà, sicuro è così
che essa stessa diventa
ricchezza.
si perde e si guadagna: è un punto
di vista o una svista?
è facile confondere quando comunque
si ottiene la felicità che può rendere
sereni anche insieme all’austerità.
beh Francesco ha capito, quella
volta che era necessaria una svolta.
lui l’ha fatta, sarà stata anche
coraggiosa, forse orgogliosa, non si sa,
ma se per lui era necessaria era come l’aria,
o ce l’hai e vivi o no e muori.
allora dov’è il coraggio della scelta, forse nel
simbolo della bisaccia che almeno
lascia una traccia a quelli che anelano
al paradiso senza mostrare il loro
vero viso.
e questo detto per inciso, giacché
ormai anche Francesco, suo malgrado,
ha fondato un impero.
la chiesa non perdona chi dona.
- Sapere
-
lontano fu per noi lui, sempre
lontano, irraggiungibile.
costruito dalla storia che non
ha memoria.
la lascia a noi , poveri idioti che
crediamo che le vacche siano
sempre grasse e gli uccelli
volino senza sforzo.
le ali della mente non sono per
la gente.
il saper è praticamente un
dovere.
c’è chi dice che sapere è potere.
e se fosse il contrario?
avanza storia, qualcuno ti fermerà
un giorno.
- Schiacciato
-
Sei prostrato.
Le cose scontate ormai
Travalicano il tuo pensare.
Forse ti devi adeguare.
La maggioranza ormai ti
Spiazza.
Come un grosso cannone
Spara, spara, spara, fa dei
Buchi alla terra che la terra
Non sente, ma si deforma.
- Sconforto
-
è come un orto, qua si
coltivano gli ortaggi, là si attardano
i vecchi saggi.
vecchi, giovani o maturi un sentimento
di smarrimento li prende.
hanno barato con se stessi, sono passati
da fessi.
il tempo, quello astronomico e l’ altro,
non perdona e non si dona più inconsapevole
se sa chi è il colpevole.
ma se sei sconfortato, è probabile che tu
sia anche illuminato e hai superato quella
barriera umana che fa pena, limita lo
sguardo.
la sua profondità è spesso vigliaccheria.
il subacqueo che va a fondo ci va attrezzato
se no rischia di essere spezzato.
l’uomo no, rimuove, resiste e insiste per
difendere un orto dove non potrà che
crescere lo sconforto.
- Scrivere
-
Stai scrivendo perché senti il vento,
lo senti contro.
Ma tu sei tonto e ti basta riportare
Un affare, per essere a posto con te stesso.
Fesso te l’ho detto che sei tonto.
- Se guardi l'altro com'è
-
Non vedi te, rischio più grande di
Qualsiasi gigante.
E allora sei libero da preconcetti,
oggetti, soggetti tuoi personali
anche se geniale.
L’utilità quindi è quella di vedere
La realtà esterna e non quella
Paterna o materna..
La libertà passa da qua, la schiavitù sei
Tu, , irretito in una gabbia di uno zoo
Dove vivere in cattività significa già
Nell’aldilà.
Ma questo nessuno sa dove sta.
- Se la vita non è
-
non si sa cosa può succedere.
certo è un incedere stentato
e non stellato.
niente brilla più del buio che
sempre ti vedi intorno.
ma la luce dov’è, cerca negli
abissi della tua coscienza
storica.
lo so che hai già cercato e ti
sei dato sempre, mai ti sei
risparmiato, ma non sei stato premiato.
mai ti è successo, ti hanno solo
fatto un processo continuo.
tu l’hai accettato. là hai sbagliato.
certo che dei rimediare e quindi
comincia a non dare.
prenditi non solo quello che trovi sulla
tua strada, ma guarda ai lati
e basta coi dati.
- Seduzione
-
Ci vuole musica nelle parole e nel sorriso,
anche nei gesti che non siano sempre quelli.
È prevalentemente femminile forse perché
In genere l’uomo è un predatore, così abituato
Dalla storia per la gloria.
Il patriarcato lo ha segnato.
La donna ne subisce lo scudiscio sempre pronto
A percuotere senza farsi notare.
Ma la donna seduce e l’ uomo introduce.
Si accontenta di questo perché è troppo lesto
Il suo pensiero che rimane biologico e solo
Qualche volta anche logico.
Logica non è né maschile, né femminile,
è probabilmente solo la conseguenza della
concreta scienza della donna che partorisce con dolore,
forse per questo è più propensa all’amore, ma
l’eccezione è una maledizione.
- Sensazionale
-
Mentre parli ti ascolto e ti guardo.
Il mio sguardo corre alla mia infanzia, quando tu non c’eri ancora,
ma l’amore che sento è come allora.
Ero nudo ed osuto quasi quanto il mio vissuto
Vuoto.
- Senza tetto
-
Fedeli alla povertà rimangono
Sprovvisti e mal visti.
Poverini!!! Sono dei barboni!!
Non hanno di che vivere, figuriamoci
Se si preoccupano del tetto.
Certo, questo ripara, non senti
Né caldo né freddo.
Ma non senti nient’altro.
Quando hai tutto sei già
Distrutto. Hai tutto!!
Di cosa ti devi preoccupare?
Di niente, neanche della gente.
Guardati come sei, hai il tetto,
Sei coperto, vai anche a letto.
Eppure ti manca qualcosa.
Forse l’anima.
- Sessantotto
-
Si è rotto.
È stata una rivoluzione
Involuzione, lasciando dietro
Di sé solo regali a volte anche
Strani
Giovani e meno giovani si
Sono trovati insieme in un
Cesto di mele.
C’erano anche quelle marce,
certo. Quelle ci sono sempre
a volte messe a posta per
contaminare come fa il nucleare.
Poteva essere una bomba è diventata
Invece una rampa dove salire
E dire non era uguale.
Personaggi storici ci sono stati,
alcuni arrestati, altri osannati.
Questi oggi sono dei polli
Spennati politicamente.
Lasciano ormai il tempo che trovano
Come le nuvole passeggere e aeree.
Abbiamo peso un treno?
Forse è partita da lì la bipartita
Ormai finita o iniziata.
- Sfida
-
Era vera sfida faceva cenno alla vita.
Era solo un cenno.
Timido, sempre corretto.
Si teneva dentro tutto.
Le botte, il mare pericoloso,
la strada incontrollata con la
gente assente, ma presente..
si, una sfida che stanca, ma trova
nelle cose una luce sempre accesa.
- Sfortunato
-
Lo sei stato.
Ora sei rassegnato.
Non sei cambiato anzi
Sei peggiorato.
La sfortuna ti ha assalito
E tu ti chiedi ancora perché?
Ma questo non c’è.
Ci sei tu e nessuno può darti di più
Ancora una volta.
- Si corre
-
Corre la lepre, corre a lumaca, corre il
Cavallo, corre l’inganno, corre l’uomo.
Insomma si corre, ma il paradosso dicembre
Che c’è il dosso, quello della velocità.
Poi c’è il proverbio: chi va piano va sano e
Va lontano.
Tempo, velocità, salute, insieme sono argute,
non hanno fretta la battono se se la battono
a rincorrersi, ma per tenersi per mano
come il matrimonio se vuole arrivare
sull’ alto piano.
- Siamo arrivati al punto
-
è la fine, è il principio? forse è
l’inizio, di cosa non si sa, forse di una
rosa o di un’altra spina.
a voglia a dire cretina!!
sempre ti ritrovi lei, vitale e solidale
con le tue voglie fino forse ad arrivare
forse alle tue spoglie.
infatti niente ti fa recedere
definitivamente con la mente né
con il corpo.
e il punto è sempre l’inizio di un
nuovo supplizio.
- Sogno reale
-
Si presenta, lo riconosci,
finalmente sei tu, anzi eri,
ora non sei più così.
Sei diverso e lo rimarrai
Per sempre, come un limone
Spremuto ti sei seccato, si anche
Dell’ormai stabilità dei guai.
Hai sognato, eri tu che normale
Facevi la tua vita di prima.
Era un’altra cosa.
Insomma non era una cosa, era
La tua vita, lo credevi e non
Credevi se non a te e a altro
Che cercavi lontano in quei
Meandri sempre assenti.
- Solidarietà
-
Beato chi ce l’ha. C’è sempre qualcuno
Che aspetta.
L’attesa può diventare un’intesa.
Guardatela bene, osservatela, quando scatta,
si crea quella reciprocità, un’intesa sottintesa
che non ha bisogno di parole.
Amicizia, amore, compassione insieme
Compiono un’azione che, dicono disinteressata,
certo che lo è stata sul piano economico.
L’arricchimento avviene dentro.
È forse questa la sua forza.
Avere o essere , diceva anche Fromm, è una scelta,
speriamo che non sia compromessa.
Come il fiume passa con la sua acqua arricchendo
Il terreno coltivato senza saperlo, così forse
È la solidarietà che non ha interessi, non sente solo
Pietà, siamo noi, qualche volta che ricordiamo
Di non essere soli.
- Sono nonno
-
Può essere un danno
E se invece fosse una felicità troppo nascosta?
Allora saresti un nonno perfetto senza un difetto.
Saresti come quel gancio che quando aggancia
Il pesce si scusa e gli dice parlando di non
Agitarsi perché la vita è così.
Un ciclo inesauribile che non sempre ti
Rende abile.
Qualche volta si volta, torna indietro e ti
Vede come sei: un bambino stordito.
- Sorpresa
-
sembra un’intesa. a un certo
punto succede e nessuno può
fare niente se non sorprendersi
che come la vita stupisce.
smuove dentro improvvisamente
mente e cuore.
è successo e non c’è stato nessun
processo. non si è parlato di
niente, è rimasta l’immagine
di un evento contro vento.
si una sventata finalmente non è
stata stonata. anzi.
- Strano
-
non so perché tutto è come
Salomé.
forse non c’entra niente.
ma cos’è che c’entra?
è strano che la logica morda
la lingua e la costringa ad essere
come la preda che viene morsa,mangiata
e digerita.
strano che succede tutto questo!
strano che questo sia qualcosa
e nessuno osa a parlar chiaro,
niente è logico, come niente è cosa
esistente.
torna all' inizio
- Taci
-
Taci uomo, la giustizia o quello
Che gli somiglia avanza sempre
Quando la spingi.
Si, come un carro cammina con
Fatica.
Bisogna spingere forte altrimenti
Arriva la morte, quella dell’anima
Ed è la peggiore, perché il corpo è
Di carne, l’anima è solamente tua,
Volerà alta e vedrà orizzonti sempre
Rotondi.
- Telecomando
-
è un attento interprete delle nostre voglie.
le soddisfa, mentre le disfa.
non ha pensiero, non ha reazioni, ubbidisce e non
capisce.
in fondo è come noi.
siamo comandati da lontano, è per questo che non ci
mostriamo, perché quando lo facciamo, esageriamo.
proprio come fa il telecomando, che solo alcuni
mettono al bando.
- Televisione
-
il massimo è quella in mondovisione,
finalmente siamo tutti uguali, clonati
davanti a uno schermo che non ha
neanche un ritorno.
nessuno infatti può rispondere ai
fatti trasmessi perché questi sono
solo annessi a un programma che ormai
potrebbe essere già un dramma di che tipo
non ha importanza.
ha invece importanza che tutto sia come una danza.
movimento.
- Test
-
l’animo umano è troppo alato
per essere umiliato con un test.
allora che fare? dove andare a
cercare la personalità e la verità
che alberga comunque all’ interno
di noi poveri umani.
forse il sistema migliore è
improvvisare una rappresentazione
e lasciare che la libertà faccia il
resto.
costruire una griglia rigida è
inutile servirebbe solamente a
convogliare la mente in un imbuto
sicuramente poco arguto.
l’associazione, l’improvvisazione,
la buona intenzione forse sono
quanto ci può aiutare ad entrare
nell’animo umano e non per sapere
di lui, ma forse per liberarlo del
tarlo che lo fa battere sempre là,
senza osare ad andare al di là.
penso che questo sia il giusto
verso per non rischiare l’inverso.
- Ti amo perchè sei tu
-
non posso volere di più oggi,
come ieri.
aspetto che ti svegli il mattino per
starti vicino.
vederti, mi fa cominciare bene
la giornata. se discutiamo per
motivi sottili, è perché la vita
è così, cambia, come cambi tu
che per me sei di più.
sei ancora un sogno.
quando diventerai reale? speriamo mai.
voglio sognare con te ed amare
quella differenza che sei.
- Ti porto sempre in porto
-
Si arriva.
Non ci si accorgeranno . Si dà per scontato.
Ormai, da anni con il consumismo,
ti fanno sconti venali e morali.
Questi ormai sono a norma, si fa,
lo fanno tutti!!!
È già previsto anche per questo,
una certificazione iso.
Questa, probabilmente prevederà
Dibattiti televisivi, rendiconto esperti,
anche loro certificati, ma poco amati:
specialisti in benessere psico-fisico e
quanto necessario.
Tutto questo per non pensare più al
Geniale psico di h, da cui il regista
Trae lo spunto per fare il punto.
Il regista è stato bravo, la storia è vera,
ma arrivare in porto è ancora un diporto
per piccoli, banditi, delinquenti che spesso
hanno dei denti per meglio mordere e sembrare
cordiali, quando invece sono solo triviali.
- Tu non sei niente
-
Puoi fare molti danni proprio per questo,
lo dico io che sono onesto.
È un mistero, come un carattere altero
Che non è niente possa danneggiare
Tanta gente.
Incalcolabili sono i danni che niente
Può fare.
È qui il vero mistero.
Senza logica, senza perizia, ma solo
Con malizia, quel niente inconsistente
Può fare molto male alla gente.
Ma cos’è che muove la vita,
l’istinto o la ragione?
Deve essere quello se tu diventi
Facilmente lo zimbello.
- Tutto sembra più importante
-
naturale, c’è qualcosa che sempre riposa
sotto la nostra pace e ci fa scattare
l’importanza.
noi ci crediamo, perché intuiamo
qualcosa.
non sappiamo cosa, ma è sempre vita,
questo lo sappiamo e allora andiamo.
non ci fermiamo più, poi ci addoloriamo
di noi stessi.
come i buoi arano o aravano per disseminare,
e non si chiedevano, noi facciamo uguale
per dire alla fine, ma cos’è che non va?
ma è tardi, abbiamo perso l’istante sempre.
tanti ne abbiamo accumulati
torna all' inizio
- Ulisse
-
Un grande o un piccolo, non si sa.
Omero la dice vero?
È incerto anche il suo esistere,
ma il mondo della vita e le cose
tramandate sono comunque date,
stanno là.
La furbizia e la coerenza di Ulisse,
comunque raccontate, lo rendono
un classico uomo furbo nella nostra
mente.
Qualcuno ne vede anche un gigante
Morale.
Dopo tanto girare è tornato a Itaca
Patria sua e di Penelope che nell’
Attesa tesseva la tela, fedele rimanendo.
- Umberto Bindi
-
Il tuo concerto ti è stato funesto.
Era ormai chiaro che la tua
Sensibilità non ti poteva dare
Quell’onorabilità che viene solo
Da un’altra abilità.
La tua non era quella, ma solo
Gemella della colomba che
Mentre porta la pace viene
Poi gustata a pasqua per
Ricordare il sacrificio di
Cristo, morto in croce forse
Come te che avevi la tua
E l’hai portata anche dopo
Quel nostro concerto inno
Immorale per i più e morale
Per quelli che stimano non
Solo le stigmate, ma anche le cose amate.
- Un bel sogno da ricordare
-
Non mi accadeva più che c’eri tu nel sogno.
Anzi, non sognavo più, almeno non lo ricordavo.
Poi sei comparsa tu, come sei, sempre uguale,
Mai banale, che però fa aspettare.
Io, è tanto che aspetto una tua considerazione,
una maggiore attenzione.
E ti ho sognato, ero insieme ai nostri figli, tutti ti
Aspettavamo, come sempre, ma ti sentivamo lontano,
Sapendoti però sempre vicina, pronta a prenderci
Per mano per attraversare il guado della giornata,
Vedendoti, mai annoiata.
Se tu ci sei, ci siamo anche noi e insieme continueremo
A sognare e a vivere la tua distanza che è vicinanza
Anche in lontananza, quando, con noncuranza, ci lasci
Per riprenderci dopo che abbiamo riflettuto
Sul nostro vissuto.
Che bel ricordo che sarà!!
- Un divenire crudele
-
laggiù c’è sempre qualcosa che viene,
tu aspetti e ti laceri dentro.
fuori sei normale, somigli a un animale.
una vespa ti punge, tu ti accorgi.
ecco il mondo.
devi essere punto , ti svegli e sei
daccapo.
allora abbassa il capo.
- Un prato verde
-
Tranquillizza, come la neve al mare
Lascia inalterata l’acqua che mantiene
La sua evidente inerzia, insomma non
Gliene importa niente del tempo,
perché lui è il tempo, l’atmosfera.
Non reagisce, ma questo non significa
Che non capisce, lui sa già come finirà.
Vincerà e la vita riderà e però sarà
Imperturbabile.
I bambini si accorgeranno, diranno, ma
Gli altri non sentiranno, perché sono grandi.
Ormai sono tanti e tra loro ci sono i
Giganti.
Nel mare innevato, nel prato verde, tutto si
Sente, il rumore non ha odore, finalmente
Il gigante capisce che il bambino è piccino
Si nella statura, ma sta con la natura.
- Un uomo ferito
-
Un uomo ferito è un uomo ferito.
Un animale braccato sulla neve fredda,
Dove il caldo lo senti solo dentro
Se sei vivo e riesci a godere ancora
Delle mele.
La mela che Adamo prese da Eva
E ancora non se ne pente, perché
Insieme hanno patito pene e
Gioito l’inferno della vita quando
Questa ha messo ostacoli sulla
Via di damasco dove Paolo si
Stordì con quello che poi è stato
Chiamato sempre amore.
Chissà se le cose sono andate
Sempre così?
- Una bella giornata
-
una bella giornata è come una
bella risata.
ristora a chi l’adora.
certo, bisogna cercarla dentro.
e da lì che può venire il non dire
burbero che diventa come un tubero.
dipende da te insomma la somma
dei tuoi sentimenti può essere più
o meno, ma non ha importanza se hai
imparato la danza allegra della
risata non sguaiata, ma controllata
dal tuo umore, quando non fa rumore.
e se c’è un odore nell’aria che ti avvolge,
la giornata si capovolge e capovolge il tuo
umore che si illumina d’amore.
- Una marcia in più
-
Questa ce l’hai tu, la potenza
Ti viene da un’assenza, quella
Dei tuoi cari.
Non hai pagato questo prezzo a
Loro e hai preso solo l’alloro
Che come ha fatto con Apollo
Non ti ha reso un pollo, ti ha dato una
Marcia gagliarda che ti ha spinto
Avanti comunque per arrivare
Sempre al dunque.
Dunque di ciamocelo, a tuo
Modo hai toccato il cielo, cosa
Impossibile per gli altri, ma
Non pere te che ormai gusti
Il Tè.
- Una presenza amica
-
c’è, la senti, non la puoi toccare,
ma è uguale
percepisci qualcosa e capisci, questo
ti basta.
certo, sei sorpreso, il pensiero corre
là, è istintivo, non ti chiedi niente,
sai che c’è qualcuno.
ti stupisci e non capisci.
capire, capire e perché?
non ti basta che tutto si guasta.
non sentire che non è automatico,
non è parasimpatico, ma è solo la tua
storia che forse ritorna.
lei è lì a dirti che niente è stato vano,
neanche il momento più sconvolgente
che hai vissuto tra la gente.
chiamalo angelo custode, chiamala persona
amica, anzi chiamala e basta, di più,
neanche la devi chiamare, lei viene e tu
lo sai.
sei come il mare che aspetta il fiume, loro
s’incontrano e non si pongono condizioni,
sarebbero finzioni, vuoi questo?
- Una stretta di mano
-
È come darla a un nano.
Non lo vedi in faccia se lui non si alza
O se tu non ti inchini.
Ma gli asini lo fanno e tu non lo sei,
almeno così credi.
Se credi, speri e una stretta di mano
Forte, sgusciante, non convinta, non ti dice niente
Della gente.
Può essere infatti una finta, tinta di colore cordiale.
Questo può nasconderti il reale.
È opportuno allora che una stretta di mano sia accompagnata
Da una bella occhiata.
Lo sguardo che guarda il mare in lontananza infatti non si perde
Nell’ambiente così vasto, ma sente dentro quel senso
Di infinito che non è mai finito.
- Una visita
-
non una svista, è proprio
qualcuno che ti viene a
trovare, quindi sa che sei
là, forse aspetti.
Aspetti come da bambino
Ti dicevano sei un cretino.
Solo dopo hai imparato
Che il cretino era lui e non
Veniva da marte era solo
Uno a “ parte “.
- Una vita sprecata
-
Lo è stata, come si sfrega
Lo spago per il mago che
Tira, tira alla fine indovina.
Non è uno spreco perché, da
Che ne sappiamo , la vita non
La ripetiamo e la felicità che
Nono c’è stata non sarà più
Data, ormai è passata.
Ma che cosa vi aspettavate?
Almeno lo sapevate?
Non, questo no, sapevate
Solo quello che avete imparato,
cioè niente per questo siete
stati buoni con la gente.
Ma che vita sprecata!!!
Sicuro era ammogliata.
torna all' inizio
- Vado
-
Allungo la mia vita e non mi fermo
Anche se è un inferno.
Taci lamentoso sei anche iroso.
E’ strano che tu la voglia allungare
Se è un inferno.
Fuoco ci vuole e non acqua, questa
Spegne, quello accende.
Tu invece sembri una lampadina
Intermittente e dici vado, ma dove?
Sembra che sai cosa vuoi, invece per te vivi
Alla giornata che quando inizia è già
Andata, come quelle lanterne che si vedono
Da lontano e vanno piano piano.
E tu pensi: arriveranno?
Può darsi che per te è così arrivare è
Come morire, è meglio creare, vai!!!!!
- Valore aggiunto
-
a cosa?
merci, servizi, lavoro, sentimenti.
ma questi sono già valori!
io aggiungo vuol dire che ho
tolto? o sono stato distolto?
forse è come allungare una
matassa che alla fine diventa
una tassa.
comunque vada, la misura
iniziale sono io che fin da bambino
ho coltivato un sogno naturale,
crescere, forse imparare.
alla fine ho imparato che tutto
quello che sono è valore aggiunto.
ma a cosa non so di preciso, detto
per inciso.
i miei dolori, i miei piaceri e dispiaceri
cosa tolgono o aggiungono al fioco
anelito che si perde nel presente
sempre assente tra passato e futuro.
ma il benessere dov’è in questo non vivere
l’attimo presente? forse si perde e
va altrove. ma dove?
- Vedo
-
Ci credo, ma questa calligrafia la vedi?
Sarebbe più semplice quella abituale,
anche se banale.
La vita, forse anche la tua, è così.
Raro che sia chiara e la vedi per
Quello che è
Se poi sei onesto e vedi gli altri
Come te, allora sei viziato dal
Pensiero che sei tu.
Se non sei onesto, anzi sei disonesto
Dici sempre questo lo frego.
La vita è così: ti lascia respirare se trovi
L’aria.
La cosa strana che questa la trovi
Fregando e se non lo fai rimani
Fregato. Poniti almeno la domanda.
La vista è vista se ce l’hai tornerai
Laddove forse puoi trovare l’amore.
- Venezia
-
Ti lascia come sei sempre stato:
esterrefatto che il mondo possa
regalarti tante meraviglie come
tanta falsa e malandrina capacità
mercantile, che forse a tuo dire, uomo
troppo morale, condividi perché costretto
dal petto dove il do la fa da padrone.
Ma a Venezia puoi vivere o morire senza
Soffrire.
Il tuo cuore si apre e la tua mente scompare
Su quella città di mare costruita perché
Si capisse che l’acqua non può
Fermare chi rimane se stesso.
- Violenza
-
Bestia nera dell’assenza di coscienza.
Finisce con sangue un turgido gioco
Edi verità.
È un incidente se non provocato,
Comunque evocato dai mille rivoli
Che scorrono nella nostra mente e non
Come barriere di difesa, ma torbide
Acque di un fiume in piena che travolge
Tutto e non si cura dell’ordine della storia
Naturale, quando finalmente riposa e raggiunge
Quella logica del pensiero che è l’estetica.
Nulla ha più senso e il gioco, non solo
Linguistico, diventa pericoloso.
Ma forse il pericolo è il lavaggio con coraggio
Dell’ oltraggio.
Dopo cambia tutto, la vendetta diventa
Una vetta da dove si cade senza più
Rialzarsi. E’ tardi, non si sono usati i
Guanti, come questi hanno la loro funzione,
Così la violenza verbale o fisica ha la sua,
ma sempre porta alla perdizione, almeno
mette a nudo quella esistente ed è qui
il dramma. I greci, e non solo, lo sapevano
già, le loro tragedie sono ormai consuete a
dimostrare che la verità esiste e fa male.
- Volontariato
-
custodisce e capisce che non c’è
altro da fare per loro che non
hanno l’oro.
hanno poco, a volte niente, ma sono
loro che fanno della gente qualcosa
di più di niente.
sembra un mistero come niente
produca tanto e tanto non produce
niente.
è così che si fa il pane con niente, ma sfama
tanta gente!!!
il volontariato è: non definiamo anche lui,
lasciamolo libero, lui è un impero, forse
l’unico vero libero impero.
- Vorrei essere io
-
Lo vorrei fortemente con la
Mente.
Il cuore lo teme perché non
Può avere.
Gli altri lo temono perché
Sarei forse indipendente e
Così non si mente.
La verità tornerebbe ad
Essere quella forza dirompente
Che offende la mente, la mette
Da parte e la fa diventare solo
Un ciarlare, parlare invano,
sentire l’ardire dei desideri
spenti i quali siamo come
candele di cera si consumano
col fuoco e insieme a lui
muoiono senza ritorno.
- Vuoi
-
Cosa vuoi?
non lo sai, per questo sono guai.
Navighi a vista e una svista è facile,
per te scontata.
Troppe cose hai in testa, troppe forse
Anche nel cuore perfino l’amore.
Allora nessuno ti crede sul cuore e
Sul resto.
Allora paghi un costo.
Come tutte le merci che vengono
Scambiate la tua è ormai ammaccata.
- Vuoto
-
vuoto è il pieno che ci sovrasta,
ci rende attivi, molto, convinti,
moltissimo.
rimane là come un baccalà
prima di cuocere.
poi è buono, per un po’ il
baccalà.
lo si mangia e non è più
stupido e inerme, solo che
non è più niente
torna all' inizio
- Zero
-
è una partita persa
è anche una spartizione tra
numeri relativi,dicono
è l’origine dei numeri arabi,
ma dicono che questi li hanno
copiati.
zero ed ero hanno di diverso
una lettera, l’ultima dell’
alfabeto.
e se rappresentasse il nostro nul
la? il nostro essere sarebbe come
un serpente che striscia sulla terra
perché non ha l’ossatura.
infatti è un invertebrato neanche
alato.
che zero che siamo!! allora che
numeriamo?
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