La poesia non ha un prima e un dopo.
E' la vita che si esprime, è l'incerto che cerca il certo.
E' il capire che si trasforma in sentire.
E' fatta di parole che erano sole e tornano insieme.
Queste, come tutte, sono così.
Dire che ce ne sono di nuove e scansare il vecchio è sbagliato.
Sono qui, se volete, leggete.
Ora siete passati, fermatevi, forse merita.
Ma chi lo può dire!

LEGGI LE ALTRE POESIE

Abbiamo rovinato il mondo
La terra oggi.
È sporca, dicono, è banale dirlo e
Condirlo con discorsi fumosi, scientifici, progressisti,
di sinistra, politici, filosofici, sociologici, in realtà sono tutti
archeologici.
Cosa puliamo allora?
Forse la mente che ha la gente.
Perché la gente c’è, si nasconde solamente, ha paura di morire,
ma mente.
È stupita di essere viva, perché è come se fosse diva.
Il benessere forse corrode l’essere.
Questo non sa ancora cos’è, cosa sarà e cosa
Gli capiterà.
Spera, dice, ma cosa?
Che la speranza è l’ultima a morire, allora morirà dopo
Di lui, aldilà del reale perché è meglio che tutto
Sia virtuale, dopo l’assenza del corpo sepolto.
Accettare
Un infinito impegnativo
Ci riguarda perché è la vita che ci guarda.
È semplice, talmente semplice, che la nostra vita si complica
Per la sua semplicità.
Infatti non ci chiede di più che metterci da una parte,far finta di osservare, guardare, ragionare e
Non.
Forse basta sognare di essere qualcosa, per accettare quello che siamo, dispiaciuti.
Sognare quindi è più facile che realizzare.
Infatti se lasciamo fare spesso esce fuori il malaffare.
Non si sa, ma anche la pasta se si sente è al dente.
L’ infinito è impegnativo, ma forse basta non tenerci il dito per forza allora si
Smorza.
Addestramento
È come una filiera.
Non si deve arrestare, se no perde il sale.
Se il condimento non è completo, l’ alimento
Perde il senso e l’obiettivo non è raggiunto,
anzi è disgiunto dal giunto che per far
funzionare qualsiasi macchina, anche umana,
deve essere sempre oliato e onorato.
Per questo il doping nello sport, la droga nella
Vita, l’eccesso di sesso, insomma tutto quello
Che è in eccesso, va oltre il limite, non addestra,
ma fa solo una minestra che non porta a
nessuna soddisfazione e il piacere che ne deriva
porta solo alla deriva.
Non è che l’ordine sia la panacea è il disordine
Che non lo è.
Ci vuole pazienza, costanza, responsabilità, fedeltà
A un principio, passione in senso ampio.
Questi non sono i cinque cavalieri dell’apocalisse.
Sono come Ulisse che gliel’ha fatta a tornare a
Itaca dalla sua fedele Penelope.
Africa
è nero il continente, ma per la gente.
i nativi, o indigeni, sono buoni.
certo non tutti, come dappertutto.
il colore della pelle li ha segnati,
se ne sono approfittati.
insomma li hanno sfruttati.
eppure quel colore scuro visto sul
posto è sicuramente un avamposto
di umiltà, certo purtroppo anche
di crudeltà.
ci sono i bianchi al mondo, ci sono i gialli
che sono tanti, ci sono i marroni,
da noi sono castagne, buone quanto
basta per fare concorrenza alla pasta,
una volta.
in Africa il colore ha portato dolore,
negli altri continenti ha fatto contenti,
stilisti, artisti, correntisti, piazzisti,
autisti, quanti!!
che strana la vita se la prende anche col
colore della gente che abita un continente,
ma non è la vita, è la gente in occidente e
parte dell’oriente che spruzza cattivo odore
come la diffamazione.
qua è addirittura biologica, figuriamoci
che logica!!!
la natura è dura, ma il significato nasce
già tarpato e ordinato solo per alcuni
che sono più duri
c’è una soluzione? si, coloriamo le parole.
Amate
lasciate nudi voi stessi e amate
se potete, dopo.
questa volontà forse vi porta la libertà.
certo che non si sa, ma provate.
prove ed errori ricordano la scienza,
figuriamoci il sentimento che sboccia
improvvisamente.
voi amate e che vi importa se sbagliate!
se non siete ricambiati o la realtà lo
rende impossibile, vale uguale.
Amo
Può significare sentimento o tradimento.
Può essere amore o strumento per il dolore.
Ma è sempre amo.
Come la sfinge non si capisce.
Come è strano il linguaggio!!
La luna senza sole non si vedrebbe e
Quindi per noi non esisterebbe,
eppure è un satellite terrestre!
Ecco l’esistenza, il senso, i significati,
sono sempre incrociati.
E allora bisogna essere prima prudenti,
poi concludenti.
È questa la legge della vita?
Solo di quella finita.
Amore platonico
c’è una cosa che non si spiega:
come l’amore può nascere senza
vero oggetto. ma questo è solo
pensato e sempre osannato.
non è reale, eppure sembra
normale, come gli altri, quelli
che hanno l’oggetto, si lo
posseggono. forse è proprio
questa la differenza: l’assenza di
proprietà.
bello avere una cosa, qualsiasi
essa sia, senza possederla.
è come avere Dio che si misura
con l’io. si lo ridimensiona e ne
mette a tacere le candele,che
si spengono quando non tengono.
esatto, c’è la fiamma, ma manca
la materia.
ma materia e spirito cosa sono
se non chiedono perdono per la loro
differenza?
Anni
L’anagrafe li segna,
il tempo l’impegna.
Il corpo si sfalda, mentre si salda con il pensiero
E l’esperienza, che quasi diventa una scienza.
E allora perché si pensa che s’invecchia?
È una storia vecchia.
Le generazioni passano, sostituiscono il presente,
Che deve sembrare assente, altrimenti diventano dei
Giacimenti.
Cosa ci distinguerebbe allora dal petrolio, dal gas, insomma
Dalle materie prime?
E se noi fossimo solo un’altra materia prima?
E pensiero e corpo fossero solo la loro anteprima ?
Allora il tempo è universale e reale e noi lo vediamo soggettivo
E costruttivo.
Torniamo all’amore, ma anche questo è soggettivo e universale
Allo stesso tempo.
Allora i nostri anni diventano pesanti.
E se fossero leggeri? Solo se vi ci appoggiamo, come il sole
fa con le cose distese.
Armi
Le armi prolungano la mano dell’uomo Per renderlo lupo al lupo. Si estende Così quella che alcuni chiamano pazzia e Non pensano alla razzia, ma ancora una volta il linguaggio viene chiamato in causa per trovare almeno una causa per andare oltre questa somiglianza e non accettare che dove la lingua tace l’uomo diventa rapace e qualcuno non si fa capace che tutto tace meno che le armi e i fanti. Chi ci può dire di non dire che Darwin Aveva visto giusto, che Lorenz non ha sbagliato E che Freud non era abbagliato. Come i fari alzati di un automobile, così Le armi fanno prendere una svista a chi Forse la vista l’ha persa già e dice, dice, dice, ma non vede che la sabbia del deserto è sabbia, ma può diventare rabbia.
Assenza
ha carattere.
questo non si sa cosa sia.
manca o c’è, non importa.
comunque lo troviamo, da
qualche parte è.
forse è là dove tramonta
o nasce il giorno.
l’ assenza è forse essenza
della vita? della parola? del verbo?
della cosa in sé?
dimenticare è già fare come essere
assenti è quasi come essere presenti.
o forse è di più?
Avviso ai naviganti
siete natanti,
siete viventi
siete in burrasca con la pasta
siete torchiati dalla vita
avete subito un torto
se siete tutto questo rivolgetevi
agli oggetti smarriti.
forse avete smarrito il buon
senso, fate quasi senso.

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Basta
Ma basta con questo basta!!
È meglio la minestra, almeno è sempre riscaldata,
Anche se usata.
La pasta no, si cuoce e si scuoce, è un si o un no
È per questo che basta, perché se tutto è come la pasta
Il ni dove va a finire!!
Attento a scrivere questo nome, anzi cognome è come lo ione, si attacca, è fuori di sé,
ma rimane dentro,
non esce mai è per questo che di lei puoi sempre dire l’usai.
Ma ora basta, perché mi voglio usare senza scambio, senza seduzione, proprio
Come un poltrone.
Bastone che protegge
Se ne hai bisogno è quasi una legge.
Può quindi mettere ordine, se ben
Organizzato, in un quadro lavorativo
Dove l’impegno va preparato e calibrato
Partendo dal fatto che il bastone non
Deve essere giustificato, ma semmai
Usato per essere meglio ascoltato.
Parlare a una piccola folla preparata
Non è difficile e giustificare il
Bastone non è essenziale, anzi deve
Essere, il bastone, il cantone svizzero
Dove con tutta tranquillità si fa a
Metà mezza debolezza per ogni
Contendente.
Ma è sempre gente che non sempre
Usa il dente.
Quindi niente paura, coraggio e
Giusto aggancio.
Insomma programma.
Bisogna agire, non dire
Mancano le parole per scandire una
Simile affermazione.
In genere è il contrario per chi sa
Leggere l’orario.
Davanti a questa affermazione però
Devi scegliere l’azione.
Se davanti hai una “ persona “ così,
sei spiazzato se hai studiato.
Allora è utile che rifletti o parli.
Con questo mostro devi fare il mosto.
Alla fine l’uva pigiata e fermentata
Ti darà l’alcool.
E pensare ti sembrerà banale, qualsiasi
Azione sarà una benedizione.
Bivio
è lì ogni volta.
cosa vuole? sempre vuole
che tu prenda una decisione,
quindi un’azione.
tu invece pensi che forse il
tempo e il buon senno ti faranno
cenno.
strano che non accade e tutto
ricade in quell’ indefinito che
ti fa passare anche per indeciso.
ma tu sai cosa vuoi?
hai paura di chiederlo?
è questo il punto.
tu vai avanti, le tue idee e le
tue azioni di conseguenza sono in relazione
solo a quello che è nella tua testa e questo
non lo sai mai.
certo non sei da solo, almeno così credi.
invece prova a pensare che sei sempre da
solo.
quando gli altri sono con te, almeno dicono,
si contraddicono. in realtà loro sanno
solo quello che vogliono e quello che vuoi tu
è un di più.
ma il bivio c’è, sempre, la scelta la devi fare.
solo che tu scegli male, perché scegli il
bene, gli altri scelgono bene perché
scelgono il male e questo mette il
sale..
deciditi, il bivio a questo punto è
giustappunto un incomodo a cui è meglio
che non rispondi.
vai dritto e come Pippo camminerai
sul giornaletto, è inutile che stai
sotto a letto, quando gli altri stanno sopra.
rileggi ora è ora finalmente.
Boicottaggio
sei completamente spiazzato davanti a chi ha
osato annullare un impegno senza ritegno.
somiglia all’invidia e all’accidia.
certo va indicata con le dita. chi lo fa, sa come
e perché, non si preoccupa del danno che provoca,
anzi è per arrivare a questo che si muove, ma
anche se sta fermo coinvolge anche l’infermo.
come ci si può difendere in tempo di diritto che
esclude il delitto.
certo include la messa in opera d azioni, anche
verbali, che prevedono ritorsioni.
è l’unica difesa, purtroppo a posteriori di un inganno
che provoca un così gran danno.
mette in luce comunque la vera natura della
persona, che in realtà ha portato solo la
maschera, e che maschera!!
si torna alla guerra greca con le lance.
è finita la civiltà conquistata con la ragione,
torna l’era, mai finita, colo mascherata, della luna
incerta, che appare e scompare, non secondo il
calendario astrale, ma quella del vampiro che
tira il sangue quando non c’è luce.
così torniamo al duce!!
Burattini in divisa
Militari o marionette senza e
Con tute oggi.
È uguale, si muovono rispettando
Il vanto della patria, si, la nazione
Che è ormai solo una tradizione.
Quei movimenti cadenzati e ordinati
Sono dei simboli, forse direbbe Jung
Archetipi e tipi psicologici, ma per
Niente logici, diremmo noi.
La razionalità diventa una bestialità,
la colomba una tomba.
Di questa ce ne sarà sempre una,
mai l’ultima.
I morti sono utili da ricordare,
i vivi da sfruttare.

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Caldo
Ridente sterminio africano.
Li vedi così, sorridenti, invece
Sono ebeti .
Concretezza del sole che quando
Decide di riscaldare non ti
Accarezza, ti abbraccia stringendoti
Fino a strangolarti.
I tuoi arti sono bollenti, le scottature
Sono dure.
Ormai sei ustionato o affascinato
Da questa temperatura estiva che
Per te può essere definitiva.
Canna di bambù
È vuota , ma silente.
È anche forte, si piega , ma non si spezza, si attrezza.
La pensi ai tropici, sui quali ci sono tante voci.
Comunque è lei, è una canna ed è esposta al vento
D’estate e d’inverno.
Comunque è bella perché col suo oscillare,
Senza parlare, dice tante cose se la stai a guardare.
Carezze
Ne hai prese tante da tutti, per questo ho
Sentito che avevi mentito.
La tua pelle era inzaccherata di piselli e sperma.
Rimarranno là per tutta la tua esistenza.
Una repulsione spontanea allontana la mano,
portata dalla tua bellezza a farsi carezza.
Ma niente può cancellare la tua schifosa voglia
Di un piacere che porta dolore agli altri.
Quelli che hai tradito, figli, marito e questo senza vero guadagno.
Il danaro è stato il vero motore di questo odioso ardore?
La passione sessuale volgare e quanto altro si possa immaginare?
Perché chiederselo?
È stato e nono doveva essere e sarà pagato perché ingrato.
La legge e il diritto dei popoli si proteggeranno sempre
Secondo il danno subito..
Cerco un motivo
Ma ce ne sarà solo uno?
Forse perché uno è il comportamento prevalente,
Ed è sempre quello.
Allora questo fa pensare a una ripetizione che è
Un’ossessione , come lo è stata la causa che da sola si prende
Tutto il cervello che rimane sempre quello.
Allora una forte emozione addirittura protrattasi fa fare
Una stasi al nostro destino che rimane bambino.
Poi lo chiamiamo trauma perché un nome siamo abituati
A darlo a tutto e a tutti.
Ma può darsi che un nome non ci sia, ma è solo ciò che
Ti porta via, lontano, così lontano che per tornare devi
Annullare ciò che dici trauma e andare così lontano da
Diventare più urbano.
Chiarezza
È già una mezza salvezza.
Deve dire no alle cose molto
Difficili o impossibili
Soprattutto per te oggi
Provato dalla vita che ti ha
Girato e svitato quella
Normalità fisica che ti
Permetteva di avere una certa
Scioltezza negli intendimenti
E nei movimenti conseguenti.
Basta con la pietà o la
Compassione per un’azione
Altrui che ti ostacola sempre
E reiteratamente.
Basta con la psicologia che
Purtroppo non è magia,ma rischia
Di essere sempre un’anestesia
Della realtà concreta che non
Trema e anzi ti condanna a tremare
Davanti a un fatto chiaro, se vedi
Tutto come psicopatologia rischi
Una contaminazione pericolosa e
Odiosa.
Non pretendere di mantenere decisioni
Prese per gli altri che hanno dimostrato
Di tendere solo al loro piacere scansando
Costantemente il dovere.
Non accettare più che gli altri ti
Facciano quello che non vorrebbero
Fosse fatto a loro.
Ricordati puoi sbagliare, come tutti,
ma ricordati che fatto da te questo
non può danneggiare.
Osserva meglio gli altri nella concretezza
Delle loro scelte e dimentica di essere
Stato indicato dalla tradizione come
Il salvatore.
Così vedrai finalmente l’acqua chiara
Quando è chiara, torbida quando è torbida.
Non ti consolare con la compagnia mai
Pia,anzi allontanala.
Cesserai così forse di essere perdente
Sempre.
Chimica, psichica-psicosomatica ?
Un dispiacere forte è un forte
Dolore.
Questo può provocare alterazione?
Come?
Ci sfiniamo, pensiamo sempre al problema
Che a questo punto ci consuma
E non sfuma se è stato troppo
Forte. Insomma diventa un tarlo
Che continua la sua attività fino
Alla rovina.
Il legno, la cellula, l’organismo
Attaccati sono come staccati
Dalla realtà presente.
Vanno per la loro strada inconsapevoli
Che non finirà e che invece tutto
Si esaurirà e cesserà di essere
Patogeno solo quando il tarlo sarà
Estirpato togliendolo dall’anonimato.
La spiegazione psicosomatica a questo
Non serve, perché anche la ricerca
Di causa ed effetto ha un difetto:
lascia sempre un interdetto.
Ciò che non ho avuto
E là, si ripresenta sempre e distrugge il presente.
Purtroppo mi viene in mente.
È come quando vedo la gente assente.
Dov’è, forse è in sé e basta, non va aldilà di questo, tanto forse è lo stesso.
Allora sei da solo con ciò che non hai avuto e
Tutto è perduto
Niente può darti niente, tanto meno la mente.
Il corpo reagisce, ma non trova niente.
Tutto è andato e non sai dove.
Lo cerchi, ma non è là, non ha né un luogo, né un’immagine e ti annulli
Istante per istante, dove nessuno ti cerca.
Solo non puoi fare niente perché ti manca il salvagente.
Commozione
Viene da sé.
Chi non si commuove, muore,
anzi è già morto.
Sicuro non arriva in porto, quel
Porto dove il marinaio arriva
Senza andare alla deriva.
Ma guardiamoci un po’, basta
Poco per capire che stiamo per
Morire dentro nel nostro
Inferno infuocato da sentimenti
Spenti.
Arrivare a commuoversi per qualcosa,
per qualcuno, per un avvenimento,
da soli o insieme a qualcuno ci fa tornare
ad essere quell’uno che siamo nati per essere
e per tessere.
Che sentimento è la commozione!!! È nuda
Ci viene incontro e noi, quando arriva,
la teniamo dentro di noi, è nostra,
la sentiamo così, forse la possiamo
trasmettere, ma mai mettere da una
parte.
Se arriva, arriva, evviva! Finalmente siamo
Noi davanti al mondo, noi e lui,
possiamo finalmente sentirlo senza dirlo.
Comunicazione
La comunicazione era consenso,
era dissenso, era intenso il modo
in cui rifletteva i rapporti.
Sono tornati in me e o visto dentro
Un piano di appoggio che somiglia
Sempre al ricordo, ma lo attualizza
E lo concretizza.
Il perso sono io e la comunicazione
È dentro di me, niente esce fuori
Che io non voglia, come niente succede
Che Dio non voglia.
Ma qui abbiamo varcato la soglia e dopo ci sei tu
Che non comunichi più.
Conclusione
è il formato della vita se questa
è formattata, ma in genere lo è.
lo è sempre, ha una forma che si
esprime secondo una logica
spesso biologica, e questa si deve
concludere ed eludere non serve.
si torna sempre tra la gente che ha
già scritto tutto all’interno e non
si chiede niente, al massimo gliela
faccio o no, il resto è ipocrisia o
paura di concludere e allora si torna
ad eludere.
ma quanto durerà? non certo una
eternità.
Crisi
sei sfatto, niente più ti sorprende.
ne hai passate troppe e dove le
metti le toppe?
non c’è più stoffa, non puoi guarire,
puoi solo morire ormai.
hai sbagliato perfino il fiato, non ce
l’hai più.
hai ormai l’affanno, la tua respirazione
è intermittente e non ti serve la
mente. ma è l’unica cosa che ancora hai.
se pensi ai punti di riferimento, hai
paura che dici, mento.
non ne hai più, solo finiti e sfiniti.
ma la morale è veramente così banale?
il corpo e l’istinto ti hanno tradito,
ora la sai, che fai?
il tuo sistema nervoso è ansioso, se
l’è presa e non lascia la presa.
fai un accordo. la realtà può essere
diversa da quella che vedi .
le tue sclerosi mentali sembrano
aperture, sono invece chiusure.
apri al mondo esterno, forse trovi
l’eterno soffiare nel vento, che fa
polvere si, ma ti rinfresca la mente
che spesso è assente.
Curiosità
cinge le mura della vita.
guarda l’elemento¸lo isola, lo studia,
e qualche volta rifiuta.
ma la curiosità è forte, è una passione.
non ci si può rinunciare senza bluffare.
è curioso il bambino, è curioso lo scienziato,
è curioso il filosofo, molti sono i curiosi
positivi, ma molti di più sono quelli
negativi.
scoviamo questi ultimi, sono degli
intrusi nel caleidoscopio della vita.
buttiamoli fuori dal mondo, mandiamoli su Marte,
sicuramente i marziani li troveranno
strani e diranno: “ questi sono terrestri, sicuro!

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Danaro
Di tutte le cose ormai esprime il valore.
E che valori!!
Siamo praticamente tornati alla povertà
Mentre cercavamo la libertà.
Ma nessuno lo sa.
Alcuni che contano, avendo la forbice l’allargano
Sempre di più, così molti cadono direttamente giù,
per terra, sulla strada da dove vengono,
ma strano! La polvere di stelle anche cede,
rimane pura almeno nella nostra immaginazione.
Ormai siamo noi l’immaginazione, perché di reale
C’è rimasto il pedale della bicicletta: pedala, pedala,
vola sull’onda della libertà andata.
Dentista
Ti guarda e ti allarga, non ha paura.
Ti mette il dito e te lo mette comunque per andare al dunque.
Lui è calmo, è forte, è deciso anche se il dente va reciso.
Ma a cosa pensa il dentista quando ti guarda e ti allarga?
Forse pensa che lei non è lì sotto, ma è sempre sopra.
Trapana e, se deve, cuce, ma non sarà un po’ come il duce?
Deposito di rifiuti
Se fiuti lo senti, l’odore è acre e incolore.
La gente consuma, adesso anche troppo,
anzi va al galoppo.
Allora la discarica si carica
Diamante
vive la storia dell’universo e ti
comunica che anche la materia,
che anche tu sei, vive, anche se
nelle profondità.
Dibattito televisivo muto
che spiritoso!! si muovono le facce,
si muovono le mani,
qualche volta il sedere si agita sulla
sedia.
qualcuno si tocca i coglioni, si, i
coglioni, come i barboni.
sembra che dicono “ invece di stare
qua “ vorrei stare a scopa’.
oppure qualcuno si tocca le palle
per appoggiare uno scongiuro,
anche se non ce l’ha duro il pene.
le pene vere poi ce l’avrà con il
pubblico che non ha sentito, ma
ha meglio capito che era una parte
di un film muto già visto e rivisto.
che attori questi portatori di
verità ultime e che espressioni
senza espressione se non quella
della solita canzone.
Dimenticare
Sempre ti prende il ricordo di te
Ma non ci fai niente, non serve neanche alla
Gente che hai intorno.
Questa ondeggia come fa il mare quando ci ripensa con i suoi flutti.
Questo porta i detriti sulla spiaggia dove la sabbia si sporca.
Ancora il flutto si riprende ciò che ha portato e lavato,
ma ne porta ancora.
E sbatte l’onda sempre, ma non lava perché, come il ricordo,
sbatte là dove più forte è il vento che diventa un vero accidente.
Come puoi allora dimenticare il mare? Il tuo passato sbagliato?
I tuoi ricordi corrosi, ma sempre vivi perché traditi.
Dolore
Si sente, ma l’udito è assente.
Sta là dove sta e ha l’ impronta della pietà.
Questa la sentiamo ruzzolare nella nostra mente e nel nostro sistema nervoso che ci diventa odioso.
Non possiamo dividerlo, né condividerlo e ci rattrista il fatto che alla vista degli altri si amplifica.
Qualche volta diventa acuto e a volte sordo, ma lo sentiamo uguale, senza riuscire a comunicare.
Ci spaventa perché si avventa su di noi come fa il cane senza padrone che quindi non ha una
Ragione.
Se lo sopportiamo è perché sappiamo e non sappiamo quello che siamo, ci diventa estraneo quando
Supera la voglia di sopportare la soglia.
Vediamo gli altri, ma loro sappiamo che non possono condividere né l’inizio, né la fine.

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E se poi
Dubbio, il dubbio, che sta là a
Guardarti inebetito senza alzare un dito.
È sbagliato, tutto è andato e va stroncato.
Non c’è fiducia, c’è solo falsa cordialità
Che va riconosciuta per quello che è
E non taciuta.
Urlala, come fa il lupo sulla montagna quando si lagna
Che la sua vita è troppo solitaria.
La solitudine va riconosciuta per darsi forza nel
Delirio della vita che sembra sempre finita.
Emozione
Ti fregano, sei esposto.
Come l’orzo sul campo
Teme il vento, così tu
Dimostri la tua debolezza.
E qui bisogna essere forti.
Non si può cedere mai.
Ti prendono dentro le
Emozioni e non fai più
Azioni.
Ero vecchio
Ero vecchio quando mi misi a
Guardare la vita.
C’erano tutti, li avevo incontrati,
mai amato.
Però erano loro, qualcuno ora stava
Lì con una pietra davanti e non erano
Solo fanti erano tanti e basta.
Mio nonno, mio padre, mio fratello,
il mio gemello.
C’erano tutti, mi guardavano come
Io mi ero messo a guardare la vita
Finalmente.
Ma era tardi, era passata e me l’ero
Giocata.
Un passo indietro con la memoria
E vedevo la mia storia che non
Doveva essere quella per me, ma
Doveva esserlo per te.
Finì la fregatura. Hai voglia a dire
Che il tempo sono io, ma dove?
Errori
non si contano più.
ormai è lontano quel tempo.
sei ormai costante nella tua
costanza nel farli.
certo l’errore può diventare un
orrore o un insegnamento,
allora diventa ardimento e mai
vita ha avuto insegnamenti così
stringenti.
rassegnati a sbagliare, forse potrai
indovinare.
Essere vivi
pensiamo di sapere cos’è,
lo pensiamo, come l’ acqua torbida pensa di essere
acqua.
O forse non la sa?
Pensare non sembra una bella prospettiva,
allora è meglio clonare.
Si diventa doppi e storpi.
Allora essere vivi diventa come una cometa che perde le meteore.
Noi ci appassioniamo a queste, della meteora non
Ce ne frega niente.
Ecco come siamo vivi, se siamo assenti dall’esistenza,
ma questo non ci porta a niente.
Dipende sempre dalla gente.
Se siamo soli non abbiamo soddisfazioni, insieme è come l’imene,
una volta bucato, la verginità non sta più là
qualcosa si perde , qualcosa si acquista.
Ci vuole sempre la vista.
Estasi
quando il corpo si allontana dal
vissuto tu sei tutt’uno con l’uno.
la carne ti lascia, il piacere ti prende
e ti riprende e finalmente non sai
più chi sei, ti perdi nel cosmo
immenso del tuo denso vivere e vai
non più con la mente, non più con la
carne, ma con uno spirito che ha
un alito pulito e sublime.
sei quasi illuminato non sai da chi e
da che cosa.
ma senti di non essere una cosa, non sei
neanche di più, non sei di meno, ma non sei
neanche un meno.
nessuno è come te, non c’è un tu, c’è
solo un perdersi in un vuoto pieno che
non sappiamo cos’è, tu non lo sai e forse è
quello che cercavi. pace, tranquillità, serenità
e, quando sei pressato e stressato un po’
di amore vero, anche mistico, basta che non sia
eucaristico.
inesprimibile e indicibile rimane l’afflato con
quello che ti è dato.

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Fantasia
Ruzzola come fa la ruota squilibrata o bucata.
Ma mentre questa va in basso lei va in alto.
S’illumina, si oscura se manca la luce, se trova
Una nuvola passa liscia comunque davanti ai guardiani
Che vogliono tutti reali.
Non si tradisce, capisce questi nel loro stare fermi
E quieti come i funghi porcini prima di essere colti.
Questi vengono su, stupiscono, rapiscono l’attenzione
Dell’intenditore, fanno fantasticare e poi rimangono
A guardare, orgogliosi di se stessi, sbocciati di
Colpo nel bosco.
La fantasia è così.
Si accontenta di quello che tenta, anche se non lo può
Sempre realizzare.
Fantastica allora!!! È ora.
Riempiti di stupori mai visti e sentiti.
Puoi arrivare dove vuoi, tanto la realtà ha i suoi guardiani
Che, quando non sono guai, sanno che il nuovo viene da te
Povera ancella della mente calcolante. vivi.
Fascino
Non è quello della rosa che a sorpresa sboccia.
Nessuno la considera affascinante.
Solo perché stupisce con la sorpresa.
Si mostra improvvisamente come sarà ultimamente e
Definitivamente, poi appassirà.
Il fascino no, non gli somiglia, è costante e sottostante.
È nascosto il suo significato e poi è complicato.
Cattura come fa la rosa, ma dura. Non si spegne,
non appassisce. Stupisce anzi la sua costanza e la
presa che fa sulla gente, certo a secondo delle esigenze.
Queste sembrano tutte diverse, ma hanno in comune
L’intuizione dell’allusione.
Sotto il fascino c’è infatti sempre la parte nascosta,
riposta così bene che sorprende, come fa la rosa,
ma sorprende sempre.
Fatti e misfatti del pensiero
poesia, prosa, saggio, discorso filosofico,
rappresentazione teatrale, cinema, ormai
televisione, parola, frase, periodo,
linguaggio, dialetto, musica, espressioni
facciali, andatura del corpo, gesticolare,
tutto è un alveare.
è il miele che nasce da tutto questo.
basta? no.
vogliamo di più.
vogliamo che tutto corrisponda a qualcosa,
ma non sappiamo cosa.
forse è la nostra presunzione, il dover seguire
regole storiche, paragoni.
insomma si formano canzoni che suoniamo
o cantiamo perché qualcuno le senta.
e poi la critica, il commento ti fanno alzare
il mento. non ne posso più, tu dici.
sei proprio sicuro di non essere insicuro?
o sei troppo indipendente per essere al dente?
liberarsi della regola però potrebbe essere
una tegola.
e allora lo stile di ognuno vale per cadauno
o deve essere oggettivo, quanto meno per classi,
per categorie.
di preciso non si sa oggettivamente e chi dice
il contrario mente.
utopia, diceva Moro, è un isola.
e se fosse l’isola la nostra regola vera e il resto
è pattume e bitume che per vivere hanno
bisogno del paralume?
la notorietà è forse il nostro impulso e non
la pietà.
questa conta solo per chi la riceve veramente.
oggi però conta anche per chi la dice di provarla, se gli
altri lo sanno.
beh, questo non è un danno, anzi porta
al cimitero il bisognoso, più in alto il
facoltoso.
il pensiero pensa, la società ordina.
e a te chi ci pensa?
nessuno.
ma nessuno non esiste, esiste qualcuno
che ti pensa sempre.
e questo è in effetti il vero pensiero.
è un fatto o un misfatto secondo
l’antefatto.
su, coraggio! utopia arriverà e non ci sarà
più bisogno di pensa’. coraggio, vai adagio.
Fotografia
Riprende i tratti somatici, dicono.
Ma l’impressione della luce scava dentro
E fa emergere il germe della mente e del
Cuore.
Questo, anche se nascosto, appare sul volto
Che è rivolto all’obiettivo, consapevole e non
Che sta per scattare e immortalare un’ immagine
Mai uguale. Questa solo è foto d’arte.
Freddo
se è ghiacciato può guarire o migliorare
un affare che non è salutare.
tra le persone è il contrario, il freddo
segna sempre l’orario del polo nord dove il
freddo può essere sopportato solo se il
corpo è bardato.
così non è per il rapporto che, se menzognero,
non va mai in porto.
il freddo qui la fa da padrone anche se sei
un adone.
rimani sempre un coglione perché se è durato
ormai ti sei raffreddato.
Fuoco
è dovunque nell’universo e sembra
che gli dia anche un verso e una forma,
quella che ha.
i nostri cuori, già freddi, batterebbero
i denti.
la fiamma arde e scoppietta se va di fretta,
si come l’ amore se ha ardore.
ma questo dov’è.
nascosto nel profondo dai nostri istinti
che sono sempre tinti.
infatti quando il fuoco si spegne e manca
la fiamma, l’amore cessa e rimane il
sesso che non è gesso, neanche freddo,
somiglia al fuoco perché se non lo alimenti
sempre si spegne.
Frizzante e amante
Sconvolge, rapisce, stupisce e poi tramortisce la mente e l’istinto
Cosa ci rimane dopo, la nostra solitudine.
E allora scegliamo e agiamo.
Ma non è mai per il meglio è solo per veder spumeggiare
Quell’affare curioso, ma non tedioso che si muove sempre
E nonostante tutto.
Ne puoi però uscire distrutto e allora capisci che tornare alla ragione
Ti fa uscire dal torpore e dalla rassegnazione a cui
Questo spumeggiare ti avevano fatto strapiombare.
Cerchiamo di guardare anche la ragione, soprattutto
Quando l’istinto è rapito da uno spumante troppo frizzante.

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Giuda
anche giuda ha tradito, poi si è pentito
e si è impiccato,peccato.
era meglio che viveva, così scontava.
invece si è impiccato e la chiesa ne ha
approfittato.
lui, giuda, ha fatto un reato nessuno lo ha
perdonato, neanche la chiesa che ha fatto
del suo inganno un affanno per gli altri.
e sono duemila anni.
giuda non c’è più, lui, ma quanti ne
sono nati non si contano più.
ergo, il suicidio di giuda non è stato
d’esempio, dopo sono venuti altri
anelli ad inghirlandare l’altare.
lui è rimasto da solo come esempio
linguistico.
sei un giuda! non fa più effetto a nessuno.
anzi più se ne imita il comportamento
più si alza il mento, ma non sulla forca.
che sciocca storia. da lei viene la gloria
e anche la menzogna.
ma bene e male hanno la stessa radice,
almeno etimologica, o di più filologica,
se questa è la nostra logica il mondo
non ci sta.
lui è ordinato, quasi prelibato, buono.
ci dà i pianeti, le stelle, il sole e noi
neanche ci accorgiamo, questo lo
ignoriamo perché ce lo abbiamo.
ma allora chi siamo?
uomini no, dei no,bestie neanche,
allora per fortuna che c’è Dante.
lui ci ha fatto sentire l’inferno, il
purgatorio e il paradiso.
ma anche lì non è bastato.
ce lo fanno “ studiare “ a scuola ,
che noia!
va bene,noi non abbiamo un nome,
anche se i nominalisti ce l’hanno
messa tutta.
ma gli altri sono solo cordiali coi
pugnali.
non ascoltateli! allontanateli! ormai
non li vuole più neanche la forca,
accidenti che forza che ci vuole per
vivere in pace!
Tolstoj ha scritto guerra e pace,
intendeva che siamo questo noi?
o che siamo come i buoi? andiamo
avanti con la testa bassa per non vedere
le zolle della terra solo sfruttata e mai
amata.
ma che discorso lungo sarebbe quello
sull’amore!!!
è meglio tacere e redimere i nostri
peccati a noi stessi.
mamma che fessi!!!!
Giustificazione
Esiste.
È il nostro cavallo di battaglia.
Questo, come il cavallo di troia, è un inganno.
A troia, come racconta la storia, Ulisse determinato a vincere,
sfoderò la sua furbizia a coprire la debolezza della stoltezza,
del resto era un’ invasione e come tale quella volta era normale,
le guerre e le invasioni erano quasi collezioni.
Ma, a parte Omero o forse proprio per la sensibilità del poeta,
Ulisse è passato alla storia come l’emblema dell’ inganno.
E guarda caso per una questione di sesso,come raccontano di Elena,
lui, Ulisse anticipò il fatto che si può vincere anche con l’inganno.
Questo può essere anche stupido e risultare divertente e benedetto da dio,
ma se ne guardi l’io, la società, la città.
La stupidità, insieme alla disonestà, regina dell’aridità e della viltà, e il cavallo di Troia   
è l’ emblema della civiltà.
Il mondo è dei furbi, strano che i furbi sono del mondo!
Allora la furbizia è come la liquirizia nera, ma non così dolce e digeribile.
Certo, come questa, alza la pressione, l’ira, la rabbia, perché si giustifica
Accusando gli altri a sé stanti.
Che inganno! i pregi di alcuni, servono agli altri per farne il proprio cavallo di troia.
Per questo, forse, una troia è sempre una troia,
e l’onestà, paradossalmente, salva la civiltà, ma per chi ?
per loro, gli ingannatori, che giustificano l’inganno per il guadagno.
Giustizia come filosofia della vita
È una cosa diversa dal concetto
Giuridico di giustizia.
Questo ti vizia, l’altro ti dà
La dritta nella vita per rientrare
Le distonie patite nella giornata,
insomma nel tempo.
Le avversità riparate e superate
Perché il termine giustizia riguarda
La vita che può essere condita anche
Con un sugo diverso, ma che fa
Mantenere un gusto meno angusto.
Insomma giustizia giuridica va bene,
ma giustizia di vita va meglio.
Gli altri
Ci sono sempre, ridono, criticano, se ti devono consigliare aspettano che piova.
L’acqua infatti nasconde le onde del mare, che se si scoprono diventano brutte.
Accidenti! Se diventano brutte, ma sono sempre onde, come i consigli si ritirano mentre
Si dichiarano.
E poi scompaiono proprio quando ti servono, ne hai bisogno diventano un sogno
Che svanisce, mentre tu ti alzi col pensiero a pensare, come stai veramente mentre la gente mente.
Una rosa sboccia e poi appassisce, ti ricorda che anche tu sei così, passeggero, che chiede, qualche
Volta agli altri di farsi avanti
Globalizzazione
Non è una buona azione
È anzi una disattenzione alla integrazione onorevole
Ma chi sono i deboli? Siamo sicuri che esistono?
Forse coesistono perché sono tanti, ma non sono dei giganti
Provano a far ragionare questi, ma molti finiscono sul giornale
Non ci sono pìù le spade dei dori e le invasioni sembrano canzoni
I romani hanno fatto il loro impero, lo hanno anche distrutto
Non si può avere tutto figuriamoci l’aria pulita, l’acqua del
Rubinetto da bere, l’alimentazione senza addizione
Ma siamo tutti fratelli, dice qualcuno, anzi più di uno
Dobbiamo allora come caino e abele dipendere dall’albero delle mele
E pensare che diventino miele
Le api del resto sono ordinate, coordinate e gerarchizzate; amiamole
Ci possono insegnare l’integrazione e la globalizzazione non gli
Manca neanche il pungiglione.
Guerra
Ha radici profonde
Muove da noi, ma viene da fuori.
È cosa giusta e pia che ci sia
Lascia distrutto ciò che non resiste al tempo e all’urto
È qua che rinnova,come il letame serve solo per concimare
Infatti se una cosa non è distrutta non vale niente
Perché non serve ad operare per movimentare
E il movimento è come il vento
Si sente, si vede e fa aver fede che un giorno finirà e tornerà la quiete.

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I dieci comandamenti
Alimenti della morale e della legge.
Il popolo ne ha bisogno per un sogno,
quello di essere regolato dall’alto.
Da un super parte che se mente
Almeno ha mente.
Le tavole sono quelle.
I comandamenti dieci, numero ricorrente
Pere essere ascoltati dalla gente.
Forse un motivo c’è.
Dieci sono i comandamenti di Mosé
Dieci è il voto buono e il perdono.
Dieci ancora il modo di contare il
Limite normale.
Si potrebbe continuare, ma a che vale?
La Bibbia
È ormai già un modo di denominare
Ciò che è vero.
È infatti una storia lunga fatta dalla
Gente penitente, dopo.
Una storia che tutto abbraccia lasciando
Un simbolo indelebile come l’inchiostro
Che porta al chiostro, spesso invano e solo pere occupare un vano.
Vana penitenza o orgoglio di se stessi, mal messi.
I promessi sposi
Aspettano, prendono accordi, perché una promessa è una promessa.
Certo può diventare anche fessa se il sesso di qualcuno e la
Soluzione della religione, si mettono a lottare bravamente per portarli
O no all’altare.
Ma la storia degli altri va avanti.
Allora guerre, pestilenze e provvidenza diventano solo delle lenze, che
Adescano la storia fino a farne un romanzo, che appunto diventa storico e
Qualcuno che si dice Manzoni che fa rima con…………….lo scrive.
In una società colta bisogna studiare da bambini per diventare più cretini.
Poi tutti i bambini diventano ragazzi, finiscono per giocare con i pupazzi
Che Alessandro Manzoni ha disegnato così grandi e importanti.
Identità
è dentro di noi come una lumaca nel suo guscio
che trova sempre l’uscio per uscire e andare,
sicura di rientrare.
Il comportamento
È gemello all’ombrello,
serve per ripararsi dal darsi.
Qualche volta è troppo spontaneo,
allora non riconosce l’estraneo.
Ha una storia lunga e corta, bella o brutta
Di formazione, che non ammette distrazione.
Lo vedono gli altri il nostro, lo vedono più di noi.
Perché sono all’esterno ed osservano.
Noi insomma siamo in mostra, qualcuno ce lo dimostra.
Come un quadro in una galleria è criticato per
Essersi mostrato, così noi, se nasciamo saremo
Sempre esposti ai curiosi, agli odiosi, agli invidiosi, agli
Studiosi.
Solo noi non lo osserviamo e neanche lo critichiamo,
tanto meno giudichiamo.
Ma se lo facciamo, siamo perfetti anche con i difetti
Perché questi dipendono dagli altri che sono tanti
E intriganti.
Forse abbiamo individuato due stili, già vestiti,
il primo è il nostro quando siamo soli,
il secondo è troppo profondo perché è l’affondo
che fanno gli altri.
Il controllo
Necessario come l’acqua, appiccicoso
Come la pece.
Se lo hai digerito gradualmente, giova
Alla mente, altrimenti sono accidenti.
Ma questi sono due casi estremi e contrapposti.
Non è proprio così, c’è sempre il venerdì
Quando tutto impazza e niente giova o
Nuoce alla gente.
Un limbo s’impossessa della tua mossa
Finale, che sarà pure banale, casuale,
qualcuno però ha deciso che non ci
sono meriti o colpe: c’è solo una passeggiata
per te neanche vitale.
Eppure anche questo è controllo.
Ormai non puoi più uscirne, né capirne il
Fine.
Certo il limbo potrebbe sempre rappresentare
Il mondo dove l’esistenzialista ha rintracciato
Una pista orizzontale dove tutto è uguale.
L’esistenza dice lui è essenza.
Oggi c’è anche quella dei fiori di bach.
Dal controllo ai fiori, il passo non è male.
Il cuore
Possiamo morirne
L’organo anatomico è anche il simbolo dell’amore.
Strano!!
Però, c’è anche qui una spiegazione è l’amore che se si spezza
Si muore, proprio come succede col cuore.
Organo vitale, quindi, non dimentichiamoci di lui
Perdinci, usiamolo bene, ne va delle nostre pene, che possiamo
Se non annullare, almeno farle meno importanti dei diamanti.
Ora che abbiamo capito, dove mettiamo il dito?
Non certo su quello che è ardito, ma sulla riflessione
Che non deve mai essere in flessione, neanche nella genuflessione.
Il lutto
Sembra una perdita.
A volte è una rendita.
Lo psicologo spesso ci fa un monologo.
Il malcapitato lo è perché è citato.
Ci sono gli altri e questi fanno loro
Sentire una mancanza che loro non
Riescono a riempire.
È come tradire la vita perché è finita
O si pensa che lo sia.
Invece può essere energia che non solo
Rimane in vita, ma si sposa con un continuum
Che siamo noi che rimaniamo là e se ci
Accorgiamo può essere che cresciamo.
Il male
violenza e delinquenza sono come il gatto
e la volpe, solo che non se la prendono solo
con pinocchio.
questa è una metafora di Collodi, che certo
non ne fa le lodi.
pinocchio è il nostro eroe dell’infanzia, ma
l’età avanza e la danza continua.
il male senza bene non è niente, il male
senza bene è solo l’anticipo dell’ albero
delle mele.
si dice che oggi gli opposti si toccano, ma dove?
là dove finisce il tempo, dove non c’è un luogo,
un nome, una certezza, non stupisce quindi
la poca chiarezza.
eppure la vita è potente e riguarda tanta gente.
alcuni onesti, alcuni ingiusti.
valori che sono ormai come odori, si volatilizzano.
Il mare
Pesca che ti ripesca, tu ti lasci pescare dal mare perché non sai nuotare.
Che pesce piccolo che sei quando non ci sei !!
Ma tu stai sulla terra ferma brulicante di concretezza e dolcezza rara.
Non sai scegliere perché scegliere ti fa perdere.
Allora taci, prendi l’amo e vai chiuso nella tua sfera assoluta, sfera di sale che brucia di cose
Ridette e mai dette.
Lascialo questo porto bagnato e salato!
Tu non sei un pesce, ma lo diventerai un giorno
Che non ci sarà mai.
E allora taci, non parlare, non scrivere, inventati una storia, quella è la tua , comunque ti
Comporterai l’ avrai.
Dici e non dici, vivi e non vivi.
C’è molta sabbia sulla costa del mare, ma non si può contare.
E tu ti vuoi contare?
Ma chi sei?
Pallido uccello che non vola, piccolo pesce che lavora, grande uomo che respiri al mare che
Non ti sa accettare.
Allora rompi l’indugio e diventa un elemento del tempo che non sai mai cos’è e dov’è.
Il medico
Che camice bianco!
È pulito, è puro, è come un bambino, ingenuo.
Però sa tutto di tutto.
Di te sicuramente. Hai un problema che solo
Lui può risolvere e assolvere quella
Dannazione che è la malattia.
Sii paziente ora. Ormai è fatta, tutto dipende da lui,
il medico. Non lo spazientire, fagli dire e non lo
contraddire.
Sei solo davanti a lui come il nascituro.
Può urlare, ma non parlare, ancora non lo sa fare, dicono.
Ricordati che il medico è un amico e se ti chiede soldi
È solo per il tuo bene, poi verranno le pene.
Le affronterai insieme al medico e al destino che però
Non è suo amico.
Il minatore
vive senza luce, senza sole,
va a raccogliere nel sotto suolo
quello che il sole ha fatto.
è questa la contraddizione di questa azione.
lui la paga, gli altri riscuotono e sempre non
perdonano.
si commuovono però quando la contraddizione
passa all’azione negativa.
un incidente ricorda alla gente che qualcuno,
oltre a Cristo, ha sofferto al buio per la sua
vita e quella di tutti.
questi sempre pronti a piangere in ritardo,
troppo in ritardo quello che non è mai stato
un codardo.
Il miracolo
è così, avviene, nessuno sa
perché, ma a un certo punto
c’è.
succede qualcosa che fa sbocciare
la rosa.
questa è bella, il miracolo pure.
e noi siamo stupiti e gridiamo al
miracolo, pensando all’oracolo.
invece è più semplice, ci siamo affidati a
qualcuno che non è nessuno.
non ha prosopopea, non è una dea,
fa solo con amore qualcosa che
trasmette all’umore dell’interlocutore.
lo fa con gioia e sboccia la rosa.
che miracolo! ora l’oracolo non c’entra
più niente.
la natura e il sentimento hanno
creato l’evento.
Il nome
Tutto ha un nome. Anche tutto è un nome “comune”
Anche l’innominato e allora il nome ha dato e dà.
Ma il guadagno dove sta?
Un elenco di ipotesi i porta almeno a una tesi:
ci chiamiamo, quindi siamo.
Ma anche quello che siamo ha importanza, per qualcuno, molti,
se siamo l’abbondanza.
Per altri, pochi, se siamo noi non mischiati con altri nomi e cognomi.
Identificarsi è come beatificarsi.
Infatti è beato colui che viene parlato e non ciarlato.
Ma la sua volontà non era quella di essere beato, lo è diventato
Solo perché è nato.
Il papà
Ha una grande responsabilità, solo che spesso non lo sa.
Infatti qualcuno guarda e basta,perché il papà si fa.
E poi oggi va di moda la libertà, certo del papà e questo
Il figlio lo sa bene.
Ma lui, il papà, sa che deve fare e sapere tutto e di
Più, per questo spesso è distrutto.
Si dimentica perfino di curarsi i denti e allora comincia
A mandare gli accidenti.
Ma per i figli si vorrebbe il meglio, dicono.
Dicono infatti che è giusto così.
Continuare una lunga tradizione di sesso e amore però
Sempre più dimesso.
E poi l’educazione!!!!
Oggi non si sa se è meglio che ci sia o così sia
Perché i tempi cambiano, ma i papà no, sono sempre quelli
Proprio come gli asinelli.
Il pescatore
solo nell’attesa del suo pesce,
lui arma solo la sua canna.
è ormai in simbiosi con una cervia,
con un pesce più o meno nobile,
il pesce non ha importanza almeno
all’inizio.
è comunque una lotta che finisce
cruenta per il pesce, ma non nell’
intenzione del pescatore.
lui tace come il pesce, c’è una
somiglianza di stile e anche di sostanza:
tutti e due vogliono l’abbondanza.
il pesce si accontenta di un vermiciattolo,
il pescatore deve soddisfare anche
il suo orgoglio gonfio.
c’è una differenza che non è biologica
solamente, ma riguarda anche la mente.
la società non perdona una mente debole,
la pesca come il pescatore fa col pesce,
con l’esca.
un tempo Qualcuno disse: beati i poveri
di spirito perché sarà loro il regno dei
cieli.
parafrasandolo si potrebbe dire: beati gli
innocenti , loro sono già nei cieli da veggenti.
Il progresso
È come il gesso, scrive, lascia tracce, impolvera, imbianca,
a seconda del colore, ma non dà ardore.
È gesso, è rigido, si rompe facilmente ed è silente anche perché va via subito
Se lo cancelliamo anche dalla nostra mente.
Il progresso è così, va via subito appena diciamo che il
Futuro è passato e appena diciamo che il passato è cambiato
In meglio, che non si sa cos’è, ma disturba chi non c’è.
Allora lo chiamiamo progresso, se è di gesso, se si può cancellare facilmente
E se passa di mente.
Il pugile
Mena pugni, a volte anche cazzotti.
Scarica se stesso anche se l’altro è
Fesso.
Qualche volta guarda la gente , anche
Dal ring, ne sente la rabbia che fa
Scaricare i suoi pugni.
Come nella vita incassa a volte guadagno,
a volte senza guadagno.
Comunque è un danno, un pegno di
Prova che onora la vita, mentre
L’affossa.
Qualche volta si lamenta dei pugni
Ricevuti, mai di quelli dati.
È un incassatore nato, ma
Non riscuote mai, rimane sempre
Nei guai.
Se i pugni sono la sua vita, la sua
Vita sono pugni e pugni che paga
E non sa a chi, non chi è ignoto
Che se fosse moto.
Notaio di un’esistenza che si scarica
Su un altro pugile forse più forte
Forse più debole.
Ma che importa tanto non porta mai.
I punti sono tanti per chiudere ferite
Fisiche e mentali, ma sono punti
E se si rimarginano dopo si ricomincia.
Il sentimento che brilla
è una luce attiva che non
oscura e unisce le nostre
anime con la forma di un cuore
che batte forte,ma calmo e
tranquillo che il brillare del
sentimento porterà calore
laddove mai finirà l’amore.
Il telefonino
Siamo come lui, pronti a rispondere.
Non importa chi ha fatto il numero e che numero ha.
Basta che siamo tutti uguali o lo sembriamo,
Rispondiamo e siamo tali e quali.
Noi rispondiamo solo perché siamo un numero duro e lungo.
E che numero!!!
È grande quindi importante, più di noi che quindi
Rimaniamo coglioni.
E se telefoniamo a qualcuno, lui risponde in quanto è
Un numero, che non è neanche suo.
Un gestore di comunicazione mobile ne ha la proprietà
E pere questo non prova nessuna pietà,
perché i sentimenti non li ha.

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L'amante
Sembra un gigante, ma non ha il dente.
Certo il marito è servito,ma non è finito. Si può riprendere e sospendere la rabbia, perché lui il dente ce l’ha e lo userà. Spesso l’amante ha il dente avvelenato. Allora è già andato,ma non lo sa. Crede di aver preso senza aver teso.(perso) Invece no. L’ha teso il filo, l’ha tesa la trappola, qua dentro lui si spappola. Perché? Perché il vero amore è più forte dell’ invidia e non si può Dimenticare la fatica che lui non fa. Lui cosa ha fatto? Un guasto e questo va parlato e riparato e lui comunque è fregato. Ragazzi il tempo lo vincerà, perché il tempo ha tempo E lui non ce l’ha.
La bugia
Tutta la verità si porta via.
Ma questa dov’è, cos’è e di chi è?
Certo è oggettiva perché almeno deve valere per due oppure per tutti.
Il senso comune che si fa storia e memoria.
È forse questa la forza della verità che scaccia la beffa e il buffone che in fondo è sempre un coglione.
Si crede furbo con gli altri che gli servono come il pane che consuma a tradimento.
Per questo fa il buffone e se è serio inganna e la bugia diventa paglia che prende fuoco
Fino a bruciare tutto che se cambi la vocale diventa tetto il quale copre la vita condita con fatica.
La colpa
è becera come se fosse una persona,
anzi lo è.
come lei gestisce uno stile incapace
di essere audace. nella vita, nel lavoro,
è così irresponsabile che diventa abile.
ma è la persona che ha la colpa o
viceversa.
la nozione è avversa.
non esiste colpa senza persona, così
come esiste la colpa solo della persona.
ma quale persona, non c’è ravvedimento?
si tratta solo di una bestia travestita.
a voglia ad invocare la pazzia, la criminalità,
tutto va aldilà della verità.
questa non esiste più, anzi è virtuale
nel senso che è il contrario del reale.
allora la colpa è colpa.
se punita solamente e parzialmente,
rimane.
definitivamente deve essere cancellata
e stroncata.
La comunicazione
Era consenso
Era dissenso
Era intenso il modo in cui rifletteva i rapporti.
Eppure mi sono trovato senza rapporti e senza supporti
Sono tornato in me e ho visto dentro un perno di appoggio
Che somiglia sempre al ricordo, ma lo attualizza,, come lo rivitalizza
E lo concretizza.
Il perno sono io e la comunicazione è dentro di me
Niente esce fuori che io non voglia, come: niente succede che dio non voglia
Ma qui abbiamo varcato la soglia e dopo ci dei tu che non comunichi più.
La contraddizione
chi non ce l’ha, l’ha lasciata da qualche parte o a qualcuno per non turbarsi, insomma per vivere. ecco infatti la realtà, è vita e le cose si oppongono perché la vita si oppone alla morte. ma tutto si oppone a qualcosa. è proprio l’opposizione che compie l’azione. ma l’azione è vita? ola vita è azione? ma il pensiero allora ci imprigiona dentro una casseruola dove Socrate ha bevuto la cicuta. pensare è obbligatorio, ma somiglia a un purgatorio, non finisce mai. comunque è lungo.
La decisione
Conclude sempre ed è pesante some questo
Carattere grafico.
Si dice sia dovuta a una regressione che la
Psicoanalisi chiama anale, ma questo sembra
Piuttosto banale.
Eppure somiglia alla aggressività che vuole
La ragione senza ragione.
Allora c’è anche la determinazione.
Certo sono somiglianti e amanti della
Prevaricazione senza prescrizione.
Possono aiutare nella vita chi ce l’ha o
Rovinare gli altri quando non viene ben dosata o
Usata per ottenere qualcosa su cui si può
Fare incespicare l’ingenuo, non sempre
Pronto a sopportare il confronto.
La differenza
Ma guarda com’è strano!! È diverso, parla diversamente, pensa diversamente, si comporta Diversamente, però non mente. Strano, è diverso da me, ma se fosse uguale che noia!! Niente ci sarebbe da pensare, niente da Criticare, solo da fare, forse la stessa cosa, non uscire mai da sé, forse sarebbe come nascere senza Sensi che dicono essere cinque, ma non è vero perché sono tanti quanti sono quelli che li hanno. Forse la differenza è vera presenza. Quanti sono!!!!
La dolcezza
È carezza.
Ne abbiamo bisogno nel sogno
Se sognamo a occhi aperti o ad occhi chiusi è dolce il momento del risveglio.
Allora c stiriamo e guardiamo il mondo veramente com’è: tondo.
Spesso questo non ci basta e allora una vera carezza non guasta.
Se è vera ci dà vita e nostalgia perché non è bugia.
È sogno e realtà che insieme ci danno il là, come si fa in musica per iniziare un concerto,
può sempre essere quello della nostra vita, allora è infinita.
La farfalla
Aleggia colorata nell’aria, che non la prende sul serio perché
Con la sua leggerezza, volteggia incredula di sé e del mondo.
Come il pensiero, si posa sul serio su una cosa che riposa.
Le farfalle ci danno gioia, tutto il resto spesso è noia.
Amiamole e conserviamole.
La felicità
È un miraggio che va preso adagio perché, come questo
Può trarre in inganno.
La delusione allora la farebbe da padrone,
un padrone severo e austero, che renderebbe il sorriso
un ghigno falso,, fuori e dentro.
Ma la felicità fa ridere? Forse no, ma fa vivere meglio
Se uno si accontenta.
Ecco il segreto, non costruire castelli di sabbia
Che il mare può, col suo rigore , travolgere, perché lui,
il mare, è molto grande e non può arrestare la sua corsa
perché noi abbiamo scelto di costruire la nostra felicità
sull’illusione di una canzone, di una promessa fatta e poi disfatta,
su un castello di sabbia o su un’ interiorità solitaria che sembra aria.
Solidità e serenità insieme possono renderci felici.
Crediamoci, non accontentiamoci solo di un paesaggio allegro e
Che non ha niente di severo.
La vita infatti non regala niente oltre la vita stessa.
Noi possiamo invece fare di un miraggio un raggio
Di luce così luminoso, che un’illusione non troverebbe
Posto all’ombra di una cicogna che i bambini non è vero che
Li porta.
La fonte
Non vedo all’orizzonte la fonte.
Non so se manca l’acqua, segno
Indelebile di vita.
Continuo a respirare e a dare, per
Questo sono sempre presente.
Il mio è come Dio quando segnala
La sua presenza con pertinenza.
È inutile dire che accoglie chi sta
A sentire.
L’ascolto è la fonte dell’orizzonte.
Guardare e sognare può non
Bastare.
La giovinezza
Non finisce mai con le emozioni, rimane viva,
frizzante, meglio di una bibita gassata, che perso il gas perde
la sua vera natura e diventa dura digerirla come succede con la
birra.
Speranze, quante se ci sono, obiettivi, caso, tempo, mentre
Si rincorrono scorrono come la pellicola di un film che va sempre
Avanti con le sue immagini che raccontano però sempre il
Passato, è qui la differenza, la giovinezza è presenza,
è voglia non di raccontare, ma di fare.
Bisogna coglierla nell’attimo che si svolge perché sia il
Nostro film che forse noi non vedremo e allora non saremo stati.
Per esserci non bisogna nascondersi alla vita ,mai,ma guardarla
Mentre ci guarda sempre stupita della nostra vita.
La libertà
È un sogno che sta là
È come un baccalà
Nessuno lo sa cosa fa
È buona per parlare, come il baccalà è buono da mangiare.
Per scegliere tra libertà e baccalà ci vuole una grande realtà
Ma se siamo seduti sul sofà ce l’abbiamo la libertà
Se la pensiamo non ce l’abbiamo, però abbiamo il sofà, che sta là, e sappiamo
Sempre dove sta,appunto come il baccalà.
La luce
Deridetela.
Lei è là, si mostra e vi mostra
Non riuscite a vederla, se non a contrasto,
perché è incolore.
Anche la vita lo è ,se non si mostra
Per quello che è dentro.
Sempre uno scontro tra particelle,
cellule dell’universo.
Lo chiamiamo così perché l’immaginiamo grande.
Tu sei piccolo.
Se ti metti in luce ti vedi,
se ti metti contro luce vuoi fregare,
ma questo è un altro affare.
La luna
È di seta la sera
All’ombra del sole
Qualche volta risplende lucente nel firmamento
E noi li a guardarla, così strana , né rossa, né bianca
Morbida come l’amore sentito veramente senza altra gente
È un satellite della terra a cui la solitudine ordinata piace
Perché tace
Ma l’amore non tace ,
brucia dentro e fa diventare seta la luna che illumina dentro
il sentimento.

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Mai più
mai più può essere
che tu non ci sei più
Malinconia
Ti prende quando non te lo aspetti, è improvvisa.
Ti sorprende e non ci puoi fare niente con la mente,
neanche col corpo.
Questo rimane offeso, inspiegabilmente offeso, ma non disteso.
Ancora vive a scoprire che è tutto un dire, chiacchiere, per
Giustificare un errore che a pensarlo sempre ti fa orrore.
Improvvisamente non sei più tu, non hai più niente e questo è
Impertinente, perché allora non sei più niente.
Hai costruito sull’argilla con una tinta troppo rosa,
ma evidentemente noiosa per gli altri.
Ma quello che interessava a te, lei, è fuggita spaventata
Da quella vita annoiata e frastornata da responsabilità
Che non si sposano con l’eterna ricerca della fanciullezza,
Che attrae i cercatori d’oro disposti a tutto per portarti via
Tutto quello che hai. Ma ancora non vedi perché non hai
Occhi allenati, ancora disperati di quell’evento
Durato tanto, troppo, fino a ridurti a non capirti
Più.
Rimanere offesa, senza mai trovare un’intesa onesta
E vera.
Fino a non provare più neanche vergogna di aver
Fatto soffrire l’altro fino a portarlo quasi al punto di
Morire. Infatti poi è morto, la malinconia lo assale e
Lui non la sa fermare.
Odiosa e vergognosa condizione, che sembra quasi operosa
Per quanto insiste a tenerti in scacco.
Si scacco matto. Quello del gioco è solo un mezzo
Fuoco spento dalla realtà che hai perso.
Ma qua ti puoi rifare.
Là hai perso tutto, non hai l’indulto a portarti fuori
Da una condizione ormai arenata su una spiaggia dove a contare
I granelli si perdono gli anelli del matrimonio mai avvenuto,
solo simulato.
Questa è malinconia.
Messo in croce
scomoda come posizione,
richiama un’azione storica.
qua la sofferenza trasuda sangue, ma non
lacrime.
cristo non piange, ma attinge dall’animo umano
quello che può dare a sé.
legno e chiodi in pace, sono meno aggressivi,
sono strumenti utili e espressivi.
la guerra dentro e fuori di noi, soprattutto
se contempla l’ inganno è solo un grande
danno.
danno di essere, danno di non essere.
esistere è il problema, ma anche insistere,
richiama un’ostinazione che è già una messa in croce.
Metafora della maratona
È lunga, è la vita, è una corsa ardita
Si soffre da soli, si è indipendenti.
Si guardano gli altri con stanchezza
Se sono avanti, solo qualche volta
Con franchezza se c’è la brezza.
Ma è la vita così, una corsa che stanca
Mentre avanza.
Chi si perde trova degli ostacoli
Insuperabili e individualmente
Risponde alla gente.
Mi hai insegnato la vita
quando l’alba arriva, escono dagli uteri
ignari creature di lei.
questo l’alba non lo sa e quindi la creatura e
l’alba stanno sospese e appese a un
determinismo anch’esso inconsapevole.
ma è comunque arrivata la vita, che
risvegliandosi si muove e va sempre altrove.
perché la creatura non diventi un cavolo,
qualcuno si dovrà mettere al tavolo per apparecchiarlo
completamente anche per la nuova mente.
dura fatica, ma infinito piacere per chi ne
sente il dovere.
insegnare e amare, qua diventano sinonimi,
ma anonimi.
nome, identità, avviano la formazione,
che è già una buona azione.
fortunato è colui che può un giorno dire a
qualcuno: mi hai insegnato la vita.
ha imparato e sarà lodato per questo.
insegnare ad amare non è una filosofia,
anzi è un vero contatto che dà vita a quell’energia
che rimarrà sempre attiva e forse neanche
l’entropia la porterà via.
Mi lascio andare
Non reagisco, sto a guardare
Quello che succede. Osservo
Come un servo e parlo di
Libertà.
Ma libertà di che? Di essere
Schiavo di tutti a partire dalla
Mia incertezza nell’agire. Questo
È il mio modo, se non prendo
Impegni con gli altri non mi muovo,
sono inerme come un gigante
stanco.
Milano
Sei il duomo e l’uomo.
Come nell’eden dopo è
Venuta la donna tu hai
Avuto la prima cittadina
Istruita.
Musica
cade nell’orecchio senza confini.
dove arriva, ispira.
forse arriva al centro della terra,
ma nessuno sa che cosa è quello.

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Nell' armadio
Nell’armadio la mia storia
Date e rate pagate.
Forme, colori e, odori, anni,
modelli a volte molto belli.
Sono miei e questo conta.
Nessuno me li può togliere
Con le sue voglie.
Dentro ci sono ricordi, sensazioni,
ricerche, qualche volta anche amori,
si soprattutto della mia storia, è vero
senza gloria, ma con molto ardore.
Ce l’ho messo tutto, sempre, a volte
Ingannata a volte rispettata.
A volte, a volte, è vero, ma ora
Sono proprietaria di un armadio
Dove i miei ricordi sono la
Mia storia, fatta anche di abiti,
pantaloni,gonne, giacche, ma senza placche.
Per me non ho chiesto mai niente
Alla gente.
Da bambina nessuno mi ha perdonato di
Aver amato, da grande ricordo sempre
Questo gigante che cerco nell’armadio
E non trovo fisicamente, ma è nella mia
Mente.
Non è vero niente
cerchiamo la verità e non
sappiamo cos’è.
cerchiamo cos’è e non
sappiamo la verità.
Non fare del bene
Porta male.
Ti sfruttano, poi ti buttano.
Ti amano, poi ti odiano
Perché amore e odio sono
Come Dio nessuno sa di certo
Distinguerlo dall’io.
Quando ti avvicini alla verità,
che non si sa dove sta, se hai
fatto del bene ti porta le pene.
E te le tieni. Ormai nessuno te le
Toglie, si come le doglie.
Hai fatto del bene, hai avuto le pene,
gli altri ti guardano come fossi
un alieno perché si far del bene
è come rubare la vita che dai
agli altri e questi non ti perdonano
e neanche i amano.
Servi loro, fintanto che c’è un
Guadagno. Dopo finisce così,
tu perisci o impazzisci, ma non
capisci perché fare del bene ti porta
male
Non ho parole
il fiume non scorre più.
nessun mare si arricchisce.
l’universo mondo cambia
il verso.
non si parla più.
lingua e suono tacciono.
il silenzio interrompe quel
fiume che scorre.
il mare si ribella, si agita, sente
una mancanza e trova la
scusa per inaridirsi e indurirsi.
rimane il sale, va via la
sapienza e tutti tacciono
parlando una lingua sconosciuta.
Non vedente
i bianchi capelli lo rendono più
visibile e gli danno quella saggezza
che gli fa comunicare con la voce
quello che i suoi occhi sparsi e assenti,
raramente sono presenti.
i suoi ricordi sono prevalentemente
uditivi e sostituiscono a iosa quella vista
che manca e si compensa probabilmente
col pensiero, che si articola velocemente
in un parlare comunque pacato e
ricercato.
non vedere evidentemente non è come non
pensare, sono cose diverse, ma non sempre
avverse.
certo sentirlo parlare è un gradimento, che
somiglia a un sentimento.
le sue pause sono brevissime.
quella vista assente lo rende mordente,
la sua pace l’ha trovata così: illuminando gli
altri con le parole.
Novità
È una vecchia storia
Non ha memoria
Ma neanche vergogna
Niente di nuovo sotto il sole
Da tempo vuol dire
Non c’è il creatore sempre a disposizione del dolore.

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Occhiali
Ci vogliono per tutto e sempre, certo per vederci bene.
Anche se sono da sole, non ci lasciano mai soli.
Se ci portano la compagnia è quella giusta, perché
La vista aggiusta e inquadra bene le figure.
Se le vediamo brutte, con gli occhiali, esse portano solo
Guai.
Correggiamoci allora le diottrie e ripariamoci dal sole.
Non saremo più soli e neanche male accompagnati o ingannati.
Odio ed amore
Sono valori, dicono, o forse sono solo attori di una rappresentazione.
Di questa però non conosciamo la trama, la sceneggiatura.
Verifichiamo solo che ha un’armatura che sembra imperitura.
Ecco i valori che si scontrano con il nostro corpo fisico,
poco incline a starsene da una parte, mentre i valori sociali
sembrano sempre uguali.
La libertà, per esempio, non è un valore, ci nasciamo e quindi
Siamo liberi naturalmente.
Poi viene la nostra mente, è con lei che andiamo in mezzo alla gente.
Qualcuno dice “ intersoggettività “ che fa solo rima con libertà, ma ha
Quell’inter che con la libertà fa solo una gara di ilarità
Ombrellone
Ti ripara dal sole, al mare, in montagna e dovunque la salute ci guadagna.
Non è come l’ombrello che invece ti ripara dalla pioggia, forse dalla grandine
E dal cretinello, a cui puoi sempre dare un’ombrellata, se se l’è meritata
Salute e natura sono necessari a te, come tu a loro.
Entrambi, potete diventare tanti, come l’ombrellone e l’ombrello
Riparano dal tempo che cambia, così voi tanti potete essere dei giganti con
I guanti adatti ad andare avanti.
Oroscopo
Taci futuro, soprattutto se sei duro.
Sapere non sempre ti conviene, tanto
Avviene.
Tu cosa vuoi? Lo sai?
Allora eviti i guai.
Se hai aspettative, attenti che non siano
Tardive.
Se hai speranze, apri tu le danze.
Se hai sbagliato in passato, regolati ora,
cambia ora al tuo orologio.
Il tempo ti darà ragione, se no sei un coglione.
Ma il tuo futuro non sarà l’oroscopo a
Dirtelo.
Non Te lo diranno gli astri.
Ti dovrai accontentare degli atti, si i
Fatti che scorrono dentro la tua mente
Che non ti mente.
Ospedale
Dentro sembra di cemento, ma c’è gente
Gente che va, gente che viene, qualcuno
Anche con le pene.
I medici gli infermieri sono svolazzanti
Con i loro camici bianchi.
Usano la mente burocraticamente.
La loro competenza è quasi un’assenza.

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Pace
Chi la vuole?
Tutti, a chiacchiere.
La invocano quando la guerra
Scheggia la terra, distrugge i palazzi,
uccide, poi in privato basta essere
agiato per dimenticare la differenza,
c’è una schizofrenia tra interessi
personali e sociali, si come succede
a tutto quello che accade.
Schizofrenia, paradosso, e quasi tutti
Quei significati che sono sulla sponda
Dell’altro da noi, ciò che è quel fuori
Senza cuori, ma solo con la mente.
Si può dire allora povera gente!!!
Paradiso
lassù vesti Gesù.
niente lo può coprire
se non tu, col tuo
silenzio quieto e
inquieto insieme.
Perché la vita è importante
Tutti concordi, preti, medici, politici, ecc.
Tutti si ricordano di questo miracolo e dicono:
che culo!!! Non sprecarla, dalla.
Ma Lucio la pensa diversamente e lo dice alla
Gente e lui non mente.
Papa, pontefice massimo, dicono il minimo:
conservatevi, come il pomodoro diventerete
sugo per condire il nostro dire.
Rosso o bianco condirete, poi ci direte,
se potrete.
Vita e morte, sono dentro la botte, qua
Rimangono finché non bollono.
Dopo vengono bevute e chi le ha avute
Le avute, gli altri i potenti, saccenti
Hanno sempre i denti e come i coccodrilli,
non hanno grilli vogliono carne viva.
Piangere, ridere
intanto hanno la stessa coniugazione
e non è poco.
intanto spesso non si capisce al volo,
se non guardando bene il contesto e il
testo, una cosa o l’altra.
di sicuro hanno di sicuro che sono
entrambe emozioni, moti dell’animo,
quindi movimenti dell’animo.

si esprimono entrambi come la vita,
in fondo ne rappresentano l’essenza,
mai chiara e netta.
hanno in comune anche la spontaneità,
ormai raro cimelio relegato quasi
esclusivamente al cimitero.
e vi pare poco è come un gioco, anzi lo
è non poco.
Plastica
Indistruttibile alimento
Della nostra epoca.
Si usa per tutto e non
È niente.
Non ha un parente perché
È una cosa recente.
La dobbiamo usare e se ne
Può anche abusare.
Costa poco, non è rara
Come il diamante anzi
Lo è di più proprio perché
È quel più che ci circonda la
Vita senza lasciarci degli
Spazi, neanche quelli
Mentali.
Infatti è dappertutto ed
È più utile di te che non fai
Neanche per tre.
Poco
Poco è quello che pensiamo della mancanza che è
Sofferenza, ma può essere anche indifferenza o prepotenza.
Mangiare, bere, dormire, questo serve per vivere.
Se è poco il resto bisognerebbe scriverci un testo,
che sarebbe lungo come le cose esistenti, ma siamo sicuri che con questi siamo proprio
viventi?
Se non siamo sicuri di questo allora poco o tanto sono la stessa cosa,
una posa nella vita che non è mai la nostra, ma di chi ci rende una cosa.
Previsione
Sola nell’angusta stagione della tua vita
Si aggrappa a te come l’uva alla vite
Aspettando di essere spremuta e poi
Bevuta.
Qualche volta tu rimani incantato e non ti
Accorgi di essere già stato bevuto.
Sul tuo epitaffio: però che beffa che gli
Hanno fatto!!!
Prigione
Spalancata nella nostra vita
Si trincera in un angusto
Spicchio della nostra testa.
Ci fa capire qualche volta
La libertà.
Come un uccello che torna
A volare dopo un incidente
Alare.
È così la prigione ci può ci può
Liberare per farci volare,
dentro e alto, sopra a tutti che
sono fuori, dicono.
Proteggerti
dentro ho un desiderio che non è passione,
un bisogno di proteggerti sempre e dovunque.
da chiunque.
non so perché è questo il sentimento che ho
per te, so però che non vedo molto lontano
e ho rischiato di finire in un pantano.
forse lui è arrivato, ma io sono sempre così,
protettivo e attivo per te, si, lo sono sempre stato.
mi è costato, tanto, tanto, quanto non lo saprai
mai.
quanto costa il sole?
io ho pagato di più, perché c’eri tu, che sei stata
la mia compagna assente e deludente.
perché è stato così non si sa, o forse si, ma che
importa! ormai il conto non porta.
niente si può fare per cambiare.

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Quando hai perso
rimane in te qualcosa? certo.
quel vuoto che è nello spazio, ma che dentro
di te, ti rende assente.
stelle, galassie, pianeti, mossi da inerzia
che li sterza.
non si accorgono e non sanno del vuoto.
ma tu non sei né una stella, né una galassia.
sei più un pianeta, un mondo che non è più
tondo.
è questo che hai perso.
ti manca dentro quello che non hai avuto
e questo è un vuoto assoluto.
Quando i giovani si amano
Sono loro, insieme fanno più di due,
fanno il mondo, perché l’amore sono
loro.
Inutile parlare è meglio amare.
Sono loro il mondo e questo diventa
Veramente rotondo.
Loro scivolano sopra come fa la
Lumaca quando cerca la propria
Casa.
La trova sempre perché non è mai
Assente, è con lei, anzi è lei che la
Veste di feste.
La fa vivere proteggendola come
L’amore giovanile riesce a dire
Senza parlare.
E qui i giovani si rinforzano reciprocamente
Non pieni di sé, ma di un pieno che non
Deve mai chiedere perdono.
È questo il loro dono reciproco e agli altri
Che vedono con l’esempio il tempio
Dell’anima.
Quando il futuro
Ti fa pensare, ti tiene vigile.
Ti dà una speranza, anche se
Non danza.
Tu lo aspetti perché hai avuto
Un passato.
Ma lui è passato, ti ha lasciato
Il futuro come la neve lascia
La terra quando si scioglie,
viene solo assorbita così
come il tuo futuro viene
assorbito dal presente.
E tu dove sei?
Quando il limite è mentale
è bestiale.
ci si sente assente, ci si sente niente.
ciò che arriva viene cestinato in un guado,
neanche guardato.
tutto viene annullato.
le possibilità si perdono in mille rivoli
di difficoltà.
ma queste non mancano mai, anzi noi andiamo
a caccia di loro.
i nostri sentimenti sono quasi sempre assenti,
se non per i sensi più volgari e banali.
ciò che ci entusiasma non è la grande
difficoltà, ma solo la facilità di raggiungere
con l’istinto il nostro corpo che è già morto.
Quando la ciambella non ha il buco
Gli manca il centro che fa centro,
gli manca la sua storia,
gli manca la sua forma,
gli manca la presa che la rende distesa,
gli manca la sua missione,
gli manca il carattere, quel vuoto che non c’è
diventa come il tè, insipido.
Gli manca l’unica cosa che la rende una ciambella.
Ormai non può fare niente, gli manca e basta.
Quando la rassegnazione passa la ragione
tutto cambia.
le vecchie abitudini vengono escluse,
perché incluse in un pregiudizio che diventa
un vizio.
non si fa più niente con la gente.
si allontana l’inferiorità, proprio quando si dovrebbe
coltivare, quanto meno provare.
mostrarle sempre, di più, per non andare giù.
invece ci rassegniamo più.
non è vero perché dobbiamo solo quello che
possiamo, ma il fare significa: come possiamo.
allora andiamo e non ci rassegniamo e la
ragione ci mette in comunicazione.
Quando la speranza è finita
Non si deve fare niente, si deve
Tacere.
Fatti e misfatti faranno di noi
Quello che siamo veramente,
al di là di certa gente.
Bene, se non siamo niente rimaniamo
Tali, se siamo qualcosa cambierà
Ogni cosa.
E noi vogliamo cambiare.
Quando sei stanco
Quando sei stanco sei franco,
provi a dirlo, ma non sei ascoltato.
Il sordo diventa il tuo interlocutore.
Tu parli, lui non sente, ti può fare
Dei gesti, ma sono maldestri.
Poi dicono che non c’è peggior sordo
Di chi non vuole ascoltare. Allora che fare?
Semplice, diventa muto e finalmente
Stabilirai un colloquio, è come per gioco.
Ma tu sei stanco di giocare, è meglio
Andare, ma non sai camminare, che fare?
Quando trovi la soluzione
La libertà ti libera, poi ti incatena
Rimane condito che non c’è bisogno del
Dito per assaggiare il sugo o la salsa ti sono
Riuscite.
Sei contento e ti metti all’opera, cioè
Al lavoro.
Ma non è quello che hai sempre fatto? E questo
È un fatto.

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Rancore
è lì, brucia, offende e fende la
mente.
si rinnova sempre quando ci svegliamo.
prende di mira, ma può anche non
prendere la mira.
l’obiettivo è incerto, spaventa.
il rancore chiude il nostro cuore,
esalta la vita mentre la evita.
il rancore non ha colore (odore),
ma neanche pudore.
è putrido come l’acetilene e come questo
viene e si rinforza col tempo.
Realtà e corrispondenza
A cosa?
Ai punti di riferimento senza i quali è uno sfinimento!
Le forme si allungano, si accorciano, insomma si
Deformano.
I gusti sono sempre vetusti.
La corrispondenza è un’illusione.
Allora la realtà non sappiamo dove sta.
E se fossimo noi che da soli siamo solo imbroglioni e
Abbiamo bisogno degli altri per essere tanti? per vedere e
Finalmente temere che da soli, la corrispondenza è solo
Assenza, nulla , vuoto, limbo religioso odioso
Perché perdersi per interessi?
Basterebbe lasciare perdere gli altri e agire per il bene
Comune, il mio e il tuo.
Ancora vivo.
Certo ancora non sappiamo cos’è e perché.
La fantasia? Se andasse al potere sarebbe un’allegria,
ma di chi?
Resistere
È un passaggio obbligato, è banale dirlo,
ma è come il celibato.
Quando lo mantieni ti tiene ancorato a un aratro, che sei tu.
Puoi infatti solcare la terra e dissodarla fino a portarla alla zolla, e basta.
Puoi invece fare lo speleologo e cercare nelle viscere della terra verità eterne.
Cos’altro puoi fare ancora?
Mantenerti in forma, anche se questa non la conosci ancora.
Comunque dovrai sempre resistere, ma mai insistere.
È questo il punto: la linea di confine con il principio e la fine.
La devi comunque marcare non rassegnato, ma ben oliato.
Tutti i movimenti che farai così saranno si di resistenza,
ma sicuro non perderai la pazienza e la presenza.
Rimani tu
Rimani tu dentro di me.
Sei stata fuori, sei tornata
Per essere amata.
Io ti voglio amare più del
Mare, della sua grandezza.
Lui è una goccia d’acqua,
il mio amore per te è un
universo di stelle luminose
sempre e sempre non celate,
stanno là, illuminano il firmamento
che sei tu per me, mio malgrado e
tuo malgrado.
Per questo il matrimonio è andato,
ma non è mai finito.
Romanticismo
Non è un ostracismo
Non è un eufemismo
Non è decadentismo
Non è verismo
Non è narcisismo ?
Chi lo sa se essere romantici è non vedere gli altri, ma rimanere a tenere se stessi in
Mano con i problemi che ha il nano che non potrà mai essere grande e può vedere solo
A un palmo di mano, quindi poco, niente dall’alto e vede sempre dal basso, rimanendo là
Dove l’ego è la misura di tutte le cose ansiose.

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San Gabriele
non è una babele.
questo è già qualcosa, una piccola cosa,
ma si parte da qui per costruire un
terreno di pace che non tace
alla gente.
questa ammira il santuario, così si chiama ormai.
e non sia giammai che qualcuno pensi
diversamente con la mente.
queste cose vanno pensate col cuore degli
afflitti.
questi non sono mai sconfitti, anche se sembra,
sono solo più sensibili e meno abili di chi
dell’afflizione ne fa una canzone.
si cantano, cantano, ma è sempre la stessa
musica che suona stonata una brutta
serenata, quella della giornata andata.
San Valentino
così dicono tutti, è la giornata
degli innamorati, almeno all’
andata.
al ritorno lui gira intorno, lei
fa la smorfiosa, ma non è
una cosa oziosa.
se è innamorata veramente
non è uscita di mente.
sente che non è più sola e
questo la consola.
se il santo la protegge, corregge
quella passione, perché diventi
una vera dedizione.
forse per questo un santo, a parte
la storia, è stato scelto per portare
ad una condivisione, che non è
solo passione amorosa, ma una
cultura che non si usura.
il tempo scandisce se stesso,
gli anni passano, ma l’amore
e il sentimento rimangono
guardiani di quei fari luminosi
che sempre danno la rotta
giusta alla nave della vita che
ne solca le onde.
Se il pensiero è costante
un’idea fissa può diventare patogena, se è
ossessiva è sempre attiva.
È un combattimento della mente con la gente che
Non porta mai a niente.
Rimane una forma astratta di un desiderio solo in
Tensione per l’attenzione.
Ma un pensiero costante può essere devastante
Per la mente e per il corpo, d’amore o d’odio che sia.
E allora così sia, risolvilo con l’azione e ti passa
L’ossessione.
Se io fossi
Sarei complicato come questa calligrafia
Si, scriverei forse cose originali, ma per chi?
Nessuno è interessato ad essere guardato,
uno specchio o l’acqua che rifrange la
superficie ci infrange.
Siamo rotti, a pezzi, vaghiamo per rimettere
Insieme i cocci si, proprio quelli che abbiamo
Sempre cercato e poi mollato, altri ci sono
Sembrati più adatti per essere di nuovo rotti.
Così abbiamo sempre ricominciato senza sapere
Da dove e perché.
Allora se io fossi mi guarderei in giro e dentro
Bene, mi riguarderei quelle poche regole che non
Sarebbero più tegole, ma piume leggere e smetterei
Di leggere, studiare, lavorare, ecc, ecc. ecc.
In quanto ad amare, non saprei! L’amore è una
Fregatura perché continuiamo ad amarci ed
Odiarci come ci è stato insegnato?
Allora diamolo per scontato.
Se io fossi veramente, odierei la gente, i miei genitori,
i miei traditori, come Cecco Angiolieri arderei lo monno.
Fuoco per vivere, acqua per morire, illusioni pere dormire.
Non mi urtate più, brava gente, io sarò più cattivo forse
Così vivo. Ma questo se fossi io e se fossi sempre un altro,
rimarrei un antro del mondo dove ognuno potrà
entrare indisturbato e fare razzia della mia mania:
L’allegria a tutti i costi, non basta neanche la svalutazione
costante e andante.
Se fossi io sarei insieme a qualcuno,se no come sempre
Sarei solo, come sono sempre stato è c’è chi ha giocato.
Si giochi pericolosi e oltremodo fastidiosi.
Se senti che ti manca
cosa fai se non ci stai ad andare via,
lei è per te come la luna al buio.
La cerchi, la cerchi, e poi ti rassegni.
Non c’è, si nasconde forse, sotto le onde delle nubi.
L’hai mai amata? Forse sì, dire a modo tuo
È stupido, ma vero.
L’hai trascurata, lei ha trovato altrove.
Ti ha trascurato, non ti sei accorto, dici, perché
Troppo occupato.
Sei rimasto fregato. Non puoi rimediare, il passato è passato.
Ora cosa fai? Ecco, non lo sai. Neanche prima lo sapevi e ora bevi
Ancora.
Questa è un’acqua amara che né disseta, né ti pulisce quelle
Croste che ormai sono sì dure, ma ti mostrano troppo
Quello che sei stato.
Dissennato.
Il rapporto e il sentimento sono come le stelle e la cometa,
viaggiano insieme.
Se non ti accorgi arrivano le pene.
Dopo tu diventi come la luna, solo un satellite di una terra
Che non c’è più, l’hai persa.
Ti sforzi, ma i tempi non sono più quelli.
Vaghi come l’astronave che ha perso la rotta
Nell’universo che non ha un verso.
Che disagio! Vai adagio, ma questo non ti basta ,
perché sei sempre tu.
Sei peggiorato e cambiato a un tempo.
Smettila! Non sei tu è lei a non volerti più, del resto come sempre.
Ora la sai anche tu è inutile che stai all’ingiù.
Smettila di non chiedere mai.
Severo è il tempo
Severo è il tempo, magra è la vendetta,
assoluta è la speranza.
Nessuna danza finirà per stupirti di
Quanto l’eterno è ingrato col tempo.
Somaro
il somaro si libra nelle sue
dolcezze dure scalciando
chi lo costringe all’usura.
Sono tornato piccolo
Piccolo, piccolo, piccolo, quasi invisibile.
Sono tornato bambino per evitare di essere
Sempre più cretino.
La risata, la fantasia e la poesia, sono riapparsi laddove
L’oscuramento era provocato dallo sgomento,
quello di essere e sembrare grande, tanto grande
da non ritrovarsi neanche da solo in nessun punto interno ed esteno
di questo corpo lievitato indisturbato dalla nostra
presenza, che sembrava là , ma era altrove, ma dove?
Quindi ho deciso e ho reciso rami rigogliosi diventati troppo
Orgogliosi.
Sopravvivenza
Tutti vanno in questa direzione,
nessuno che vuol morire per
continuare a dire.
Spesso non dicono niente, non ha
Importanza, continuano a sperare,
continuano, continuano.
È la loro esistenza di cui non vogliono
Rimanere senza.
Certo sarebbero soli senza di lei, forse
Sarebbero più buoni.
Non si sa, è un mistero questa insistenza
Alla presenza di un’esistenza che ha
Sempre una lenza nell’acqua, anche in
Quella uterina.
La mamma è mamma, c’è n’è una sola.
Questo è certo. Quello che è incerto
Lo sapremo dopo come il topo quando
Per avere il formaggio innesca una
Trappola.
Può essere la sua fine.
Sotto il cielo stellato
qualcuno c’è oltre a me.
cosa gli manca?
niente, mi aspetta e forse
arriverò.
sarà tardi? non lo so.
credo di no se io ci sarò.
sarà bello, un infinito di
possibilità.
quando l’acqua cadrà per bagnare
il terreno asciutto, quell’umidità
sarà la mia vita con te.
non sarà un deserto di sabbia,
ma un bollente umido di vita.
Stangata
Viene così chiamata, senza pudore,
la richiesta forzosa ai cittadini, anche
lavoratori, di una parte del loro sangue
tanto ogni persona ne ha almeno cinque
litri.
L’organismo ne riprodurrà la parte
Mancante che non sarà più vacante.
Il paradosso è che questo avviene
Nutrendo l’organismo pagando un
Prezzo più caro.
Insomma anche qua il sentimento dà
Il grande contributo.
Certo l’imbuto si stringe, ma basta
Avere pazienza per non rimanere
Senza.
Superficialità
È volgarità
È singolare il modo, perché non appartiene al moto
Rischia di essere volgare perché è troppo banale..
Non avanza mai dubbi, questi sono negati e rimossi, perché i suoi interessi sono
Troppo mossi.
Acque agitate nell’inconscio che diventa un fosso.

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Taci ormai
Taci ormai con la parola anche
Se non era ora.
Non vediamo più i tuoi occhi,
le tue mani, il tuo corpo in
movimento.
Eppure tu parli di più di prima.
Tutti ti ascoltano di più.
Ti confrontano a Gesù perché
Ne hai portato la sofferenza
Che era quella di tutti.
Sei stato uomo, sei stato papa, sei
Tornato uomo.
Il tuo corpo è ancora con te.
L’anima è ancora là imprigionata,
si pensa, ma non lo è mai stata.
Tu eri sempre lassù, dove non
Sapevamo di preciso..
Ora porti con te il bastone da
Pastore, ma le tue anime le hai
Segnate.
Un segno indelebile che come un
Soffio inaspettato rinfresca nella
Calura della vita che un uomo,
poi papa, poi ancora uomo, hai
finalmente alla gente.
Portarti con sé sempre è come viaggiare
Con una colomba che vola da Gesù
Per dirgli che la madonna è la sua
Mamma.
Beata vergine prendilo tu Carol
Perché questa è la vita.
Telepatia
Coincide con la simpatia. L’altra persona è là ogni ora
Noi la cogliamo sul fatto quando coincidono gli interessi e
Il nostro pensiero è sgombero da tutto il resto che ci ha dato
Già il resto.
Rimaniamo così da soli a soli e ciò fa coincidere l’agire.
Testamento
Arriva il momento e qua non mento.
Sono io che faccio Dio.
Sfogo la mia rabbia, dico l’ultima,
mi arrangio a punire quello o quell’altro
ormai ne sono fuori, rientro alla fine per
dire la mia definitiva.
Sarò benedetto, maledetto, interdetto.
Non lo e non lo saprò mai devo quindi
Gustare prima e immaginare le reazioni che ci
Saranno.
Se non ho niente da lasciare e se non sono nessuno
Non potrò fare neanche quello.
Mi chiederò quindi che cosa potrò chiedermi prima
Di morire.
Ma che dire della morte dopo una vita senza testamento?
Come al solito niente neanche qua c’ è una novità.
Sfigato o fortunato ancora lo deciderà qualcun’ altro.
Godiamoci almeno la fine come se andassimo a dormire
Per sempre.
Ti voglio bene
Quando sei solo ti preme
Dire a qualcuno che non sei uno.
Uno e trino, due e basta.
La trinità è un mistero, ma
Il bene, il vero bene lo è
Anche.
Sono misteri e in questo
Somigliano, ma non si pigliano
Né nel numero, né nelle intenzioni.
Voler bene è come avere bisogno
Di un sogno.
Credere nella trinità, in un mistero
Così altero, ci porta a Dio rinunciando
All’io.
È qui che somigliano questi argomenti:
sono silenti, ma cocenti.
Travolto dalla vita
È dura, non improvvisa, come sembrerebbe,
a un certo punto la coscienza è presente,
si rende conto e la vita gli rende il conto.
Errori, sbagli, cantonate, tutto diventa
Qualcosa che interferisce e non si capisce
Più perché andare avanti.
Ma dove andare, quando si deve sempre dare,
tutto diventa insulso. Allora si diventa impazienti.
Si vuole che tutto finisca prima, ma prima di quando?
È tutto così blando, manca la forza.
Il passato è stato male analizzato, è questo che ti travolge.
Un passato che non fa pensare al futuro, quando lo
Include, lo esclude.
Ma senza futuro dove vai? Proprio tu che hai sempre calcolato
Tutto come se fosse cioccolato?
Allora sei travolto da te stesso perché sei stato fesso.
Questo non ti salva. Sei sempre alla mercé del caso.
E pensavi di calcolare!! Merito di tua madre.

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Un equilibrio si è rotto
si è spezzato e ha lasciato cadere
cellule preparate alla vita.
hanno risposto le cellule: questo no,
questo è troppo.
è che purtroppo avevano confidato
tutto in quello che sembrava dato
per sempre.
l’ ideale di un qualcosa però senza
sapere cosa.
gli bastava l’ideale, stava là a sorseggiare
quella bevanda come una aranciata
gassata.
c’ erano però le bollicine che si muovevano
quel tanto che bastava per rendere credibile
l’incredibile e questo è stato terribile.
si è rotto l’equilibrio, forse già precario,
ma poi è diventato un sudario.
Un uomo in mare
Immerso nell’acqua, se non sa
Nuotare o lo fa male, è come
Un bambino quando nasce.
Deve respirare ormai da solo.
La placenta non c’è più, ma la
Mamma si, se è fortunato.
Così l’uomo in mare che sta per
Affogare in mare. Vuole aiuto, se
Lo trova, forse un giorno riprova.
L’uomo è così, spera e se non
Affoga nella vita ci riprova perché
Questo è il suo modo di dire:
ci sono e la vita lo prende, lo
sbatte bene, come fa il mare,
e lui pur sbattuto chiede sempre
aiuto.
Un vita fallita
sbatte la porta e nessuno la sente.
l’aria entra e le parole passano
indisturbate nelle cose perse.
ormai non servono più.
parlare e parlare e anche scrivere
non esalta la realtà, non la coglie,
anzi la opprime mentre si esprime.
allora si sente il fallimento che con la
rima diventa smarrimento.
la porta sbatte, nessuno la apre o
la chiude.
ma nessuno non c’è, sempre qualcuno
è là a dirci che le parole, le cose,
si intersecano e noi non ne cogliamo un
briciolo di senso.
l’insensato diventa pensato.
la vita è fallita, ma cosa significa?
Uno sguardo
Ecco, non lo sguardo, uno sguardo.
Indeterminato quindi, tra tanti. Modestia
Della solitudine che diventa gratitudine.
Si accontenta, senza scomodare troppo chi forse
Ha molto da fare per guardare.
E poi ancora modestia, c’è tanta gente! Chi sono io ? una tra tante.
Essere guardati è quasi essere già amati.
Mi basta. È tanto.
Se poi addirittura lo sentissi, sarebbe come rinascere
Altrove, là dove il nostro cuore non fa fatica
A pulsare e ad essere ascoltato senza sentirsi isolato.
Uomini
Uomini e donne senza gonne e con le
Madonne possono fare non solo un
Altare, ma anche quella che si chiama
Una nidiata dopo un’ammucchiata.
Perché stupirsi se la facilità con cui si
Fa, ne crea una grande quantità.
Sono talmente tanti che anche con la
Mente non valgono niente.
Sono fragili nel corpo e nella mente
E all’economia non gliene frega niente se
Il loro valore vero è tutto qua.
L’economia ha una regia che dalla
Fame arriva all’infame.
Ma non gliene frega lo stesso, la ragione
Economica, cioè La crescita, dipende da
Quella della popolazione.
Purtroppo i due valori sono inversamente
Proporzionali e come si sa, la matematica non è
Un’opinione è solo un’altra ragione,
e questa è sempre del bastone quando
c’è di mezzo il valore.
Allora la crescita economica è necessaria
Anzi ormai indispensabile per rendere
Stabile un qualcosa che tutti sanno
Cosa: la ricchezza di pochi e la povertà
Di molti, anzi moltissimi.
Ma forse un giorno saranno beati e gli
Altri dannati, ricordate Gesù diceva :
è più facile che un filo entri nella
cruna di un ago che un ricco in paradiso.
Eppure viene il riso a pensare che è proprio
La quantità ad annullare e azzerare il valore
Del cuore.
L’uomo e la donna sono da tempo una merce
Il cui valore è zero, il terrorismo insegna,
ricco, povero o altero al terrorismo non
gliene frega.
Pascal diceva che l’uomo è una canna al
Vento, io dico che oggi non c’è più vento
E se c’è è inutile anche il paravento.
Non siamo più una canna al vento, ma spesso
Abbiamo una canna da fumare per dimenticare
Che il nostro istinto è un destino crudele sempre
Come l’albero delle mele.
Uccidere una automobile è impossibile, uccidere
Un essere umano in guerra è possibile e
Auspicabile, se nemico. Ma di chi e perché:
di quelli che hanno il decoltè.

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Vedere o non vedere, questo è il problema
se la vista ti si abbaglia cos’hai dentro?
essere o non essere, parafrasando, non
anche lui un andare girando?
ma per dove e per cosa?
forse cerchiamo una risposta, ma forse è
una risposta alla vita che non è mai finita,
anzi ricomincia tutti i giorni, in ogni momento.
e coma il fiume scorre lasciando le tracce
inconsapevoli del suo passaggio, così
vedere o essere sono i nostri imperscrutabili
abissi.
ma da loro dipendiamo. che strano!
Vento
Turbine di emozione colpisci il vento che passa.
Vera sapienza
è sapere di non sapere,
diceva Socrate.
ma ora che l’ha detto è
rimasto un detto, non un fatto.
Socrate non ha scritto niente,
dicono di lui, ma si sa come sono
i racconti: non sempre tondi.
ma se la cicuta l’ha bevuta
davvero dopo ha visto tutto nero, o non.
anche questo non lo saprà mai nessuno
veramente.
forse è questa vera sapienza.

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