Peppino Fieni

La biografia? La volete e che ci fate?
Certo lo scoprirete se la leggerete.
E’ per questo che Peppino vi dice
addio.
Ciao, vedete come è facile parlare
senza parlare, scrivere senza scrivere,
Vivere senza vivere.
Non vi turbate, neanche Icaro le
aveva alate.
Voi cercate tra le mie cose, parole
che non sono sole, mi troverete e
vi piacerà aver scritto voi la mia autobiografia,
ma questo lo sapevate già.
Guardate bene il faro, viene dal cielo:
è questo il nostro teatro.<

Pantani

peccato che ti sei prostrato.
stavi in sella come se nessuno
potesse buttarti giù.
forse è bastata l’invidia a
toglierti la sella.
ti abbiamo visto stringere i
denti come nessuno e sei
diventato qualcuno.
è proprio qua il problema, non
si puòdecidere di fare di se
stessi qualcosa.
se qualcuno osa, si trova
davanti la folla e tra questa non
manca chi ti toglie la panca.
ma tu avevi e avrai la tua sella
che sempre brillerà come una
stella.
sei stato provato e ti sei rassegnato,
sembra.
ora nell’ombra riderai degli altri,
sì, quelli che in fondo non
sanno distinguere la passione per
qualcosa con una tuta da operaio
neanche specializzato.
comunque Pantani sei tu e nessuno
prenderà mai il tuo posto nel mondo,
oggi più solo e meno tondo.
rimani sempre un pirata col biglietto
di sola andata.
va bene così.

La nuvola

Un bimbo corre mentre la nuvola scorre lungo un itinerario senza orario. Il bimbo è vestito. Giacca, pantaloni, camicia, scarpe, perfino cravatta e fantasia. Lui corre perchè la nuvola lo incuriosisce e lui non capisce. La sua fantasia corre pure. È in aperta campagna e sta con la sua compagna. Un’amichetta che si chiama Elisa, ma non elide i suoi spazi vitali, anzi li amplifica. Corre come lui che si chiama Lucio e non c’è niente da dire, ha naso. Elisa sta bene con lui perchè ha fantasie reali, cioè si avverano. Lui pensa una cosa e questa si materializza diventando vera e reale. Vede un piccione, dice poggiati e questo si poggia. Il piccione parla, Lucio lo ascolta con le orecchie e con gli occhi. Infatti il piccione mentre parla si muove, almeno fa anche rumori, emette dei suoni. Lucio capisce anche questi. Sono musica per le sue orecchie per lui cose mai dette e udite. La campagna è piena di questi suoni e la musica Lucio la impara qua, anzi la assorbe. Apprende diversamente dalla gente. Impara intanto a fischiare. Elisa non si sorprende. Il fischio di Lucio è magico e a lei la magia piace. Dentro quella nuvola c’è la magia. Guardandola bene essa non solo cammina, ma si inclina, facendo vedere forme diverse. Lucio ed Elisa ci vedono le loro innocenti fantasie. Immagini di animali non sempre uguali. Correndo nella campagna incontrano gli stessi animali. Sono diversi quelli di Lucio ed Elisa perchè,anche se sono amichetti, ognuno ha la sua testa, diversa anche se non avversa. Mentre la nuvola scorre gli animali si presentano a loro diversi. Lucio vede il canguro che salta e a volte gli sembra che va più su della nuvola, scompare e appare quando vuole. Lucio corre, non smette di correre, ma i salti del canguro sono enormi e lui tenta di misurarli. Uno, due, quattro, sei metri, forse otto. Quasi, quasi, il canguro tocca il cielo che si fa nero, si rabbuia e poi si fa chiaro, fino a risplendere. Allora si vede oltre e Lucio passa dalla musica al salto. La ginnastica diventa elastica. Gliela insegna il canguro a cui la natura ha dato la statura che sale con i suoi balzi. Elisa correndo insieme a Lucio, che ha naso, segue la nuvola e dentro di lei la pioggia, l’acqua. Tante bollicine così piccine che Elisa pensa di metterle nella bottiglia che sempre porta con sè . È la mamma che glielo dice: ’’ Elisa portati l’acqua puoi avere sete’’. Elisa lo fa, la beve se ha sete e ora pensa di riempirla, avendola svuotata, con le gocce della nuvola che segue, mentre Lucio insegue il suo canguro. Insieme alla natura Lucio ha imparato la ginnastica vedendo il canguro, la musica ascoltando i rumori della campagna. Elisa ha imparato che l’acqua della mamma viene dalla nuvola. Tante goccioline riempiono ormai la sua bottiglia svuotata in un fiato, ma riempita d’un colpo. Ora sa che la natura l’aiuta, se ha sete e forse anche se ha fame. Se vuole correre, se vuole la compagnia e Lucio ci sta. Insieme non hanno paure. Lui ha il suo canguro, lei le sue goccioline. Strana coincidenza acqua che scende, canguro che sale. Una grande riflessione per i grandi. Da qui Lucio ed Elisa capiscono anche la loro differenza. Elisa non ha la giacchetta come Lucio, ma un giubbino sopra al quale la sarta ha disegnato figure fantastiche, immagini sull’argine di un fiume che scorre portando a valle tutto, anche una barchetta di carta che da sola evita gli scogli. Tira fuori i remi che non sono di legno, nè di plastica. Bisogna solo immaginarli e funzionano. Ed Elisa impara che gli ostacoli sono solo tali, ma sono curiosi oggetti della vita di tutti i giorni che hanno forme diverse, voci diverse, emettono suoni diversi, musica per le orecchie di Elisa che con Lucio impara così la musica della natura, maestra di tutte le sinfonie. La rana parla con il pesce, questo è muto non gli risponde, ma la guarda e gli dice qualcosa con lo sguardo. Il ciottolo che rotola dice la sua. Il suo rumore quasi somiglia all’ amore che non è nè vero, nè falso, è solo, è quella piccola sensazione che Elisa sente oggi dentro per sua madre. Vede che somigliano. Sente il ciottolo, sente la madre e capisce che la parola èuna fantasia necessaria alla vita perchè viene da questa. Tutti quei suoni, tutti quelli odori, tutti quei sapori. Anche la campagna li accompagna, anche l’acqua nel fiume scorrendo parlano. Emettono suoni e odori lontano dai frastuoni della città. Tutto è magia, anche il canguro che Lucio vede. La favola è questa. Elisa e Lucio imparano che dentro la nuvola c’è tutto. Lei, la nuvola, si avvicina anche alla luna, copre il sole e vengono quei rumori che chiamano tuoni. Ma per Elisa è tutta una magia che mette allegria. Per Lucio il canguro è ormai il suo amico che, più grande del grillo vive di salti come i bambini. Lucio intelligentemente pensa alla gente. Il padre, lo zio, i loro amici sono grandi, almeno lui li vede cosù. Allora perchè dicono e fanno delle cose che lui bambino, non direbbe e non farebbe? Forse perchè per loro la nuvola è vuota. Le sue forme che cambiano in continuazione non interessano a loro. Il suo contenuto, quello che si trascinano, è scontato e per loro già dato. Per Elisa e Lucio quel mondo non è bagnato, non è grigio, è nel cielo, dentro il cielo c’è tutto il loro mondo. Insegna loro, mentre corrono, che la campagna c’entra, che i rumori e gli odori sono l’animale gioviale che li fa imparare. Non più la scuola sui banchi, ma la maestra sempre desta e naturale. Non più le classi a, b, c, d, ma la nuvola che scorre, si rincorre e durante il percorso mostra anche il dorso, che a prima vista sembra un orso, ma un orso buono come ce ne sono pochi. Anche lui guarda la nuvola, la insegue, si distrae con le sue forme e si bagna quando questa si arrabbia, si fa per dire perchè la nuvola non si arrabbia mai, al massimo bagna. Cade la pioggia, tamburella e Lucio ed Elisa imparano il tempo, il ritmo. Anche la batteria in fondo, mette allegria. E la nuvola che passa o si trattiene li tiene impegnati a guardare, ad imparare. Lucio ed Elisa certo non sono gli unici bambini che guardano la nuvola. Come l’aquilone, o quasi, questa li fa sognare, fantasticare e imparare. Imparare che la natura è vestita come Arlecchino, muta colori, forme, ma rimane Arlecchino. Questo ha tanto da insegnare e i bambini hanno tanto da imparare, innanzitutto a giocare. Elisa e Lucio vedono il gioco com’è. Uno spasso che ci vai a spasso anche nella campagna, ti fa vivere col sole se picchia e con la nuvola se rabbuia. La nuvola scende e Lucio ed Elisa non vedono più niente. La nebbia li annebbia, gli uccelli stanno fermi. Ma Elisa e Lucio vedono nella nuvola tutto. L’amicizia, il gioco, l’apprendimento dell’alfabeto, che la natura insegna, anche se non si impegna. Non più maestra,non più classi, non più scuole, ma solo aiuole e il canguro che salta per vedere anche le aiuole nutrite dalla pioggia e dal sole che la nuvola lascia passare con il suo fare. Un giorno Lucio, che ha naso, parlando con la nuvola gli disse: ’’ Amica mia, la pioggia tutto porta via’’ dice la mamma’’. Pulisce, fa crescere fiumi e mari, ghiacciai, quando nevica ’’. Mamma dice che guarisce anche dalle bisce, tutto quello che striscia insomma, dai virus, io vedo quelle, ma non vedo questi ’’. Allora la nuvola, per la prima volta parla, e dice: ’’ Lucio io ho un gran da fare e non solo con il mare, ma anche con il male, si, la cattiveria, le malattie, se tu hai mal di gola, quando ce l’hai, la colpa è del virus, un piccolissimo animaletto che tu non vedi, ma ti porti anche a letto la sera e la mattina, quando vai in cucina, il mal di gola ti prende. E giù medicine, che sono un po’ cretine e un po’ intelligenti. Qualche volta ti aiutano, qualche volta no ’’. La nuvola insegna a Lucio la medicina, si quella che per gli adulti è diventata un’arpia perchè li prende e li fa spendere. Lucio capisce finalmente perchè la mamma qualche volta gli dava le gocce che non erano come quelle della nuvola, ma più amare. Adesso aveva capito. La nuvola è come la mamma anche se gli dice cose più naturali e normali per lui che è bambino, che ha naso sì, ma non tanto quanto ne aveva la nuvola che girava per tutto il mondo, che gli avevano detto essere rotondo. Lei girava e adesso anche gli parlava. Lucio aveva voglia di dirlo ad Elisa. Glielo disse ed Elisa rispose: ’’ Addirittura la nuvola ti ha parlato! Allora quei rumori che fa qualche volta li fa perchè è arrabbiata. Chiedi al tuo canguro, si quello che salta tanto e sempre più in alto, qualche volta fino a toccare la nuvola. Voglio sapere da lei se le goccioline che lei qualche volta fa, fanno bene alla campagna e questa ci guadagna’’. Così Elisa aveva imparato come si alimentano i frutti, come bevono gli animali. E la conferma del canguro così agile, le serviva perchè pensava che quando il canguro saltava lo faceva perchè qualche volta si bagnava e questo lo curava, forse anche per questo saltava. Ginnastica, movimento, musica presa dai rumori della campagna eliminavano quelle cose fastidiose che erano la scuola, le medicine e tutto il resto che sempre fa testo, come il libro detto universalmente di testo per i bambini qualche volta molesto. Lucio ed Elisa non avevano capito, avevano solo sentito di essere più naturali e meno banali dei grandi. Il loro amico era il canguro, dalla nuvola avevano appreso che il cielo è un paradiso perchè a guardarlo bene provoca il riso, le fantasie, la realtà è lui e noi terrestri siamo figure diverse, ma sotto il cielo diventiamo creature le cui forme sono evolute o cambiate perchè una nuvola ogni tanto fa tanto. Lucio ed Elisa divennero amici inseparabili, avevano ormai in comune non solo la conoscenza, ma sentimenti rimasti innocenti.

Quando la penna si agita
inserita il 20 marzo 2009

La tua mente risponde, la tua
mano scrive ed esprime quel
cromosoma che è forse il tuo
cuore.
Non lo sai, ma sei già tra gli
autori.
Ti aspettano, aspettano il tuo
silenzio che è già poesia.
Qualcuno ti legge, anche se sei
assente, perché tanta gente
pensa che l'universo non
finisce là dove tu taci, perché
aspetta la tua parola, perché
tu sei tu.

La favola
inserita il 17 maggio 2009

E' una favola si dice, ma poi

tutto lo contraddice. Niente

risponde alla gente. Tutto

tradisce chi capisce e la

favola diventa una tazza dove

la colazione è l'unica vera azione.

Poi viene l'adulto, certo, dopo

il bambino, che ha imparato con

la favola che la morale non sempre

vale.

E' circondata da atmosfere non

sempre vere e qualche volta proprio

false e alla fine si capisce, se uno

capisce, che niente è come sembra

e la realtà è sempre una favola a metà,

l'intero diventa sempre un ministero,

ufficialità che tradisce chi ancora capisce.

Peccato! La favola si era mostrata.

Libertà estetica
inserita il 9 luglio 2009

Vera libertà è guardare il paesaggio,
prendere da lui il coraggio.
Natura e ponti, autostrade ferrate
o non. Automobili, parte vibrante
della vita.
Colori, design, prati, ne illuminano
l'attimo che fugge e implode nel
nostro cuore: tre punte, un centro, un
baricentro, per continuare a
spingere la libertà sempre più in là,
dove la natura si veste nuda.

C'è un orologio dentro di noi
inserita il 17 settembre 2009

ma non funziona, per questo ne portiamo
uno fuori. Ma non funziona lo stesso per noi,
è per gli altri con i quali prendiamo appuntamenti.
Allora siamo scanditi dal tempo. Questo diventa
Nostro controllore per far funzionare i rapporti,
gli avvenimenti, anche se sono accidenti.
Tutto deve funzionare, non possiamo sgarrare.
Se lo facciamo torniamo ad essere quello che
Siamo: naturali e razionali.
È questo misto su cui insisto. È proprio così,
o ce lo hanno solo insegnato creando una partizione
diventata una perdizione?
Ci si perde la testa , figuriamoci l’orologio!
Ma non sono omologati, regolati sullo stesso
Tempo? Perché, per esempio, non pensare
Che senza omologare i due orologi la naturalità
E la razionalità sarebbero libere di essere
Quello che sono cioè la stessa cosa utile per ogni cosa,
Lasciando che ogni tanto la gente riposa smettendo di andare
Senza posa?
Questo non è un mistero, sembra più un emisfero
Dove palle e bracciali mostrano il caso com’è:
incontrollabile.
E se lasciassimo andare gli orologi? Chissà!

C'era una volta la salute
inserita il 17 settembre 2009

tu non lo sapevi, non te ne curavi,
anzi, non ti curavi proprio.
ora lo sai, credi, perché ti manca.
certo fa la differenza e allora la senti,
la salute.
questa è come Gertrude, parlo del nome,
nessuno, o quasi, si chiama così,
è raro che accada.
Gertrude e la salute, che accoppiata!!!!
è andata, si, è andata.
ma almeno adesso lo sai, la conosci.
non è un gran vantaggio per il saggio,
perché lui comunque non vorrebbe
incontrarla, come certe persone
pericolose.

Crocifisso
inserita il 17 settembre 2009

un cuore trafitto, un potere sconfitto.
un corpo che non è là, ma si mostra
sanguinante e sofferente.
ma è questo che vuole la gente?
allora è un simbolo che da duemila anni
disturba e ci turba.
in realtà quello che ci turba non è la
violenza, ma l’indolenza.
assenza di un cuore, ma anche di un cervello,
non è bello guardare senza poter fare.
la croce di Cristo, se è storica e simbolo di sofferenza,
denuncia la nostra assenza.
noi non ci siamo perché non ci conviene.
è allora che la religione diventa un’istituzione.
ma il cuore?

Dio e potere
inserita il 17 settembre 2009

Scrivere su questi fa sorridere
Perché non si sa che dire.
Quanti ne hanno trattato con
Uno iato, che però non si vede
All’orizzonte, a meno di essere
Un bisonte.
Ma noi cosiddetti umani parliamo
E il linguaggio è da tempo il nostro
Ancoraggio.
Il marinaio almeno ha una barca!
Stupendo! Almeno ondeggia sul
Mare. Il pensiero no, ondeggia
Sul linguaggio che non è un
Ancoraggio, ma uno strumento
Da usare con coraggio.
Ed ecco il saggio: Freud, Marx, Spinoza,
Kant, Foucault, ecc. con molti eccetera,
fanno la loro tiritera, e noi che facciamo?
Li leggiamo e poi li commentiamo, ma tutti
Vanno piano, non hanno fretta perché
Il mondo è tondo e per molti sarà presto
Un ricordo, o forse neanche, se Dio è
Un’invenzione di un’altra istituzione.
La tentazione di trovare elementi comuni
A questi saggi c’è, ma non sappiamo dov’è.
Proviamo allora senza guardare l’ora.
La sintesi,ma anche questa incerta, potrebbe
Essere che ci troviamo come si trovano
Gli scambi dei binari che cambiano
Direzione senza averne una coscienza
Propria.
Lo fanno a comando e neanche il comando
Lo sa.
Perdiamoci allora a capire la cibernetica:
chissà se è l’unica che ci può insegnare
quella che abbiamo finora chiamato
etica!
Dio e potere diventano allora due sostantivi
Come gli ulivi.

Concentrazione interiore
inserita il 17 settembre 2009

si raggiunge con l’annullamento
di ogni stimolo esterno e quindi
dimenticandosi della realtà esterna.
questa non esiste più, si annulla,
si smaterializza.
sentirsi decondizionati e alati.
liberare la fantasia o tenere
ferma un’immagine positiva.

Curiosità
inserita il 17 settembre 2009

cinge le mura della vita.
guarda l’elemento¸lo isola, lo studia,
e qualche volta rifiuta.
ma la curiosità è forte, è una passione.
non ci si può rinunciare senza bluffare.
è curioso il bambino, è curioso lo scienziato,
è curioso il filosofo, molti sono i curiosi
positivi, ma molti di più sono quelli
negativi.
scoviamo questi ultimi, sono degli
intrusi nel caleidoscopio della vita.
buttiamoli fuori dal mondo, mandiamoli su Marte,
sicuramente i marziani li troveranno
strani e diranno: “ questi sono terrestri, sicuro!"

I figli
inserita il 17 settembre 2009

Vengono dopo
Prima c’è il mare
L’acqua che mentre bagna nutre
Non c’è dolore, ma responsabilità e amore senza dolore inutile
Si può affogare nella vita sociale fatta apposta per farti crepare
Ed ecco i figli dunque che non sono gente qualunque,
ma unici perché esprimono quella solitudine
che hai dentro e ti dà forza per forza.

Il buio oltre la luce
inserita il 17 settembre 2009

È chiaro come il sole che non sorge.
Aspettiamo comunque che risorge.
Dopo la luce che porta, tornerà il buio,
noi saremo dentro di noi sempre di più,
perché la luce non c’è più.
È meglio o peggio, chi può dirlo?
Dopo l’inconscio rappresentante dei secoli bui,
siamo ormai cadenti o risaliti, questo non si sa,
in una pianura che è ormai la nostra vita.
Piatta adatta, coatta.
Comunque la preferiamo in piano.
Le montagne dentro di noi, la valle dell’eden fuori,
fantasticata perché mai trovata.
La profondità di pensiero, di azione, di relazione,
sono la nostra aspirazione.
Allora perché se il buio delle cose è quello che
Ce le chiarisce, cerchiamo sempre la luce?
Forse non conosciamo la vera luce, che dal buio dentro di noi,
ci illumina di quella sensazione , che non è proprio un’azione,
ma una riflessione che se siamo vivi nel buio ci dà
una luce nuova, finalmente la nostra.

Il carattere è il destino dell'uomo
inserita il 17 settembre 2009

Se è così cosa fare se del carattere non
Sai che dare?
Ricominciamo col fiume che segna strada
Facendo gli argini del suo percorso.
Il fiume non sceglie si lascia andare.
I carattere anche, si lascia andare.
Il comportamento è identico, privo
Di consapevolezza.
Loro non ci sono quando si sfogliano.
Vedono la foglia quando è caduta, ha
Già perso l’attacco col ramo che rimane
Gramo.
La storia individuale ci consiglia di cambiare
La strada quando il carattere diventa un
Destino cretino.
Questo richiede coscienza e scienza, crediamo.
Ma il destino non ne vuol sapere.
Come il fiume arriva al mare e vi si perde.
Lui, il destino, si perde nella storia con difficile
Memoria.
Ormai il gioco è fatto, ma era destino si dice,
e questo non si può cambiare.
Allora non sarà vero che di necessità virtù?
Se non puoi cambiare lasciati andare.
Scoprirai almeno cosa il destino ti
Riservava.

Il corpo astratto
inserita il 17 settembre 2009

è estratto dalla mente.
è raffigurato dentro di te.
lo puoi toccare, ci puoi
giocare, sentirlo, farci
l’amore con l’immaginazione.
se questo ti piace e sei capace
di una buona concentrazione,
l’astrazione diventa azione,
anzi di più, diventa la perdita
dell’io primitivo e di
quell’egocentrismo che ti fa
sempre dividere corpo e mente,
che separati non sono niente.
insieme formano finalmente
una nuova cultura, quella
dell’altura e non solo della
natura.
finalmente si vola in alto,
librandosi in quello spazio vuoto
dove nessuno ha mai osato e
provato a respirare ed amare veramente.
ecco perché questo non è un
accidente, né un incidente,
ma finalmente togliersi un dente
senza dolore e con grande calore.
questo è vero se tu sei, altrimenti
non sai di più di quando eri molto
giù, con le fasce pendenti dai tuoi
sfinteri che si sono veri, ma
troppo reali per essere seri.

Il discorso infinito
inserita il 17 settembre 2009

finito non è mai, questo si sa.
quello che non si sa è perché.
la lingua, la mente, la memoria, la storia,
il corpo, insieme hanno una complessità
che non acchiappa la realtà.
questa sfugge sempre è un divenire
che non ha mai fine.
il fatto è che non è personale.
viene infatti da chiedersi, domanda già posta:
chi parla? sembra che costui sia sempre altrove:
né in quel luogo, né in quel tempo, né
dentro di sé, ma in un fuori che ha sempre odori
nuovi per chi ha l’olfatto adatto.
e se fosse solo questione di sensi, di intuito e la
nostra mente, anche se genealogica non
riuscisse a cogliere quel fiore che se colto muore?
meditate gente, meditate, ne va della vostra
mente e del vostro profumo.

Il fiume
inserita il 17 settembre 2009

scivolare lungo il pendio per un addio,
guardare a fondo per salvare lo sfondo,
udire il dire e tacere.
il fiume scorre così, inconsapevole e
non colpevole.
viene dalla montagna, scivola a valle
per arrivare al mare.
quando è arrivato si vede in quella
massa d’acqua tanto utile, quanto
anonima.

La natura
inserita il 17 settembre 2009

prende da te quello che
tu gli puoi dare.
entra dentro e rimane fuori.
la sua doppia faccia avanza
nel tempo dentro l’abisso
sconfinato dei desideri.

HAIKU
inseriti il 21 settembre 2009

Torino era li
poi è diventata c'è
ora non si sa

giusto è giusta
ma la verità non è
sempre così eh

l'amore dei
cuori strampalati
non vive mai

il fiore è
bello se è semplice
altrimenti no

il Giappone
stupendo se ha tutto
il mare calmo

l'isola dei
fiori era bella
poi non più

la rugiada
bagna il prato che è
bello di per sé

costruire là
è come costruire
un castello qua

la pietà si
la compassione no
perché è falsa

rammaricarsi
è stupido non farlo
crucciati e

la bellezza è
la cattiveria no
lo sapevate

l'albero in sé
non dice niente se
non ha foglie

una mattina
la gioia prende
certa gente

amore sei
ti cerco sempre più
tu vali tanto

quando ti vedo
stravedo il meglio
non c'è di più

la pace non c'è
finché tu sei vita
convincetene

la salute è
quel vedere senza
credere a te

l'attesa pesa
quando sei preso
dalla noia

la luna sale
mentre dormi solo tu
non sai perché

chiediti se
parli perché sei tu
dopo vedi te

la paura è
quella pietra dura
che non si rompe

è crudo mare
quello di amare
senza sentire

il vento spento
cuce l'anima tua
che sempre dura

quando vuoi
il dolore ti passa
con la speranza

il prato verde
è un gigante vero
sempre buono

la malattia
ti guarda se tu vedi
guardando te

non c'è di più
della vita seria
la tua base

rifletto l'arte
credo che sia tua
forse è vero

stelle marine
crescono quaggiù
dove sei tu

il cielo è
blu per te quando sei
rosa fuori

niente può
amare senza dare
sarebbe nulla

costruisciti
una pace che tace
il silenzio

la giornata
non è mai andata
a spasso sola

solitudine
abitudine strana
dell'umanità

corri se scorri
scorri se io parlo
questo è tarlo

COSI'
inserita il 17 novembre 2009

E' fermo nella notte della mente
e del cuore quel così immobile.
Non ti fa respirare, non ti fa parlare,
non ti fa amare, se non un ideale
che non hai trovato né cercato.
Si eri preso e teso, lo sei ancora,
perché la pazzia non perdona, quella
degli altri che fanno, come i coccodrilli,
del proprio senso di colpa una continua
rimonta e tutto per una sopravvivenza
che agli altri sembra in autentica, a loro
invece sembra la liturgia della propria
vita, ma anche la distruzione definitiva,
forse inconsapevole degli altri. Si i
malcapitati che continuano a portare
una croce, perché così si fa per loro.
Chiodi d’oro per una croce pesante più
di un elefante, figuriamoci questo con
la sua memoria che storia armerà!!
Storie di colpe, storie di danni subiti
e mai risarciti, naturalmente colpe degli
altri.
Succede così.

Io (IO IN VERSI)
inserita il 10 dicembre 2009

Sfuggente realtà, sempre mi chiedo:
dove sta?
E' dentro e fuori di me
contemporaneamente.
Forse sono stato burlato? Forse il
mondo ha fatto con me la schiacciata? Come
si fa a tennis con la palla, per
tentare il punto.
Ma il mio io non è un punto, mi dico!
E' il punto definitivo, o vinci o perdi.
Poi scopro che, se cerco la vittoria,
divento veramente una palla e il
mio io dice: haio! Che hai fatto?
Sento che la domanda non è pertinente,
ma solo da perdente.
Allora metto da parte il mio io e penso
a Dio.

La politica
inserita il 30 aprile 2010

È alta la definizione.

Spesso è però una finzione.

Dice sempre come dovrebbe essere.

Tutti si accontentano di raccontarsi

Che forse un giorno……

Ma non c’è ritorno.

Basta essere intorno e si può contare.

Questo vale, è tutto qua.

L’uccello libero, con le sue ali, non capirebbe

Perché l’ordine deve avere regole che non siano naturali.

Certo, loro sono programmati.

Ma che perfezione, che armonia e che allegria!!!!

Politica, libertà, volo, gli uomini sono solo

Lo scolo di quella prima acqua sporca che è

La convivenza politico-sociale che rimane sempre

Tale e quale all’essere che si chiamo umano,

invece è solo “ cordiale “, nuova specie

con aggressività intra-specifica l’unica che

parla , parla, ma non dice niente.

Ma verrà un giorno in cui questo niente

Diventerà sabbia.

Il tempo
inserita il 3 giugno 2010

Ci rimbambisce?

Ci fa crescere?

Ci delude?

Pensiamo di perderlo?

Lo aspettiamo mentre passa?

Lo temiamo?

Esiste perché il corpo

ce lo dice.

Strano affanno è il tempo!

Hai corso
inserita il 3 giugno 2010

Ti sei accorto, ma non
sei arrivato prima.
Dove volevi arrivare
lo sapevi?
Dici no! Allora perché
l'hai fatto?
E' questo che pensi ora,
ma non è più ora.
Almeno non è la stessa.
E' cambiata, per questo
ti sei accorto, forse.
Ora lo sai, come stai?

Quando
inserita il 15 giugno 2010

Finisce una storia
è la tua, non ti sei
accorto? Sei distratto
ti trovi al centro e sei
fuori baricentro.
L'equilibrio è spento
la luce si accende e
ogni tanto ti riprende.
Ma forse tu sei già
andato e questo è
il dato..

Quando
inserita il 15 giugno 2010

Né tempo, né passione,
né volontà, lo imbrigliano
nel suo pigliarsi sempre
la sua rivincita sull' adesso,
sul momento che passa.
Ma questo ripassa sempre,
non vi accorgete, è l'attimo
che vi sfugge sempre.
Voi non ci siete, è questo il
mistero di quando.
Ora lo sapete e non ci credete,
quando crederete?