La biografia? La volete e che ci fate?
Certo lo scoprirete se la leggerete.
E’ per questo che Peppino vi dice
addio.
Ciao, vedete come è facile parlare
senza parlare, scrivere senza scrivere,
Vivere senza vivere.
Non vi turbate, neanche Icaro le
aveva alate.
Voi cercate tra le mie cose, parole
che non sono sole, mi troverete e
vi piacerà aver scritto voi la mia autobiografia,
ma questo lo sapevate già.
Guardate bene il faro, viene dal cielo:
è questo il nostro teatro.<
peccato che ti sei prostrato.
stavi in sella come se nessuno
potesse buttarti giù.
forse è bastata l’invidia a
toglierti la sella.
ti abbiamo visto stringere i
denti come nessuno e sei
diventato qualcuno.
è proprio qua il problema, non
si puòdecidere di fare di se
stessi qualcosa.
se qualcuno osa, si trova
davanti la folla e tra questa non
manca chi ti toglie la panca.
ma tu avevi e avrai la tua sella
che sempre brillerà come una
stella.
sei stato provato e ti sei rassegnato,
sembra.
ora nell’ombra riderai degli altri,
sì, quelli che in fondo non
sanno distinguere la passione per
qualcosa con una tuta da operaio
neanche specializzato.
comunque Pantani sei tu e nessuno
prenderà mai il tuo posto nel mondo,
oggi più solo e meno tondo.
rimani sempre un pirata col biglietto
di sola andata.
va bene così.
Un bimbo corre mentre la nuvola scorre lungo un itinerario senza orario. Il bimbo è vestito. Giacca, pantaloni, camicia, scarpe, perfino cravatta e fantasia. Lui corre perchè la nuvola lo incuriosisce e lui non capisce. La sua fantasia corre pure. È in aperta campagna e sta con la sua compagna. Un’amichetta che si chiama Elisa, ma non elide i suoi spazi vitali, anzi li amplifica. Corre come lui che si chiama Lucio e non c’è niente da dire, ha naso. Elisa sta bene con lui perchè ha fantasie reali, cioè si avverano. Lui pensa una cosa e questa si materializza diventando vera e reale. Vede un piccione, dice poggiati e questo si poggia. Il piccione parla, Lucio lo ascolta con le orecchie e con gli occhi. Infatti il piccione mentre parla si muove, almeno fa anche rumori, emette dei suoni. Lucio capisce anche questi. Sono musica per le sue orecchie per lui cose mai dette e udite. La campagna è piena di questi suoni e la musica Lucio la impara qua, anzi la assorbe. Apprende diversamente dalla gente. Impara intanto a fischiare. Elisa non si sorprende. Il fischio di Lucio è magico e a lei la magia piace. Dentro quella nuvola c’è la magia. Guardandola bene essa non solo cammina, ma si inclina, facendo vedere forme diverse. Lucio ed Elisa ci vedono le loro innocenti fantasie. Immagini di animali non sempre uguali. Correndo nella campagna incontrano gli stessi animali. Sono diversi quelli di Lucio ed Elisa perchè,anche se sono amichetti, ognuno ha la sua testa, diversa anche se non avversa. Mentre la nuvola scorre gli animali si presentano a loro diversi. Lucio vede il canguro che salta e a volte gli sembra che va più su della nuvola, scompare e appare quando vuole. Lucio corre, non smette di correre, ma i salti del canguro sono enormi e lui tenta di misurarli. Uno, due, quattro, sei metri, forse otto. Quasi, quasi, il canguro tocca il cielo che si fa nero, si rabbuia e poi si fa chiaro, fino a risplendere. Allora si vede oltre e Lucio passa dalla musica al salto. La ginnastica diventa elastica. Gliela insegna il canguro a cui la natura ha dato la statura che sale con i suoi balzi. Elisa correndo insieme a Lucio, che ha naso, segue la nuvola e dentro di lei la pioggia, l’acqua. Tante bollicine così piccine che Elisa pensa di metterle nella bottiglia che sempre porta con sè . È la mamma che glielo dice: ’’ Elisa portati l’acqua puoi avere sete’’. Elisa lo fa, la beve se ha sete e ora pensa di riempirla, avendola svuotata, con le gocce della nuvola che segue, mentre Lucio insegue il suo canguro. Insieme alla natura Lucio ha imparato la ginnastica vedendo il canguro, la musica ascoltando i rumori della campagna. Elisa ha imparato che l’acqua della mamma viene dalla nuvola. Tante goccioline riempiono ormai la sua bottiglia svuotata in un fiato, ma riempita d’un colpo. Ora sa che la natura l’aiuta, se ha sete e forse anche se ha fame. Se vuole correre, se vuole la compagnia e Lucio ci sta. Insieme non hanno paure. Lui ha il suo canguro, lei le sue goccioline. Strana coincidenza acqua che scende, canguro che sale. Una grande riflessione per i grandi. Da qui Lucio ed Elisa capiscono anche la loro differenza. Elisa non ha la giacchetta come Lucio, ma un giubbino sopra al quale la sarta ha disegnato figure fantastiche, immagini sull’argine di un fiume che scorre portando a valle tutto, anche una barchetta di carta che da sola evita gli scogli. Tira fuori i remi che non sono di legno, nè di plastica. Bisogna solo immaginarli e funzionano. Ed Elisa impara che gli ostacoli sono solo tali, ma sono curiosi oggetti della vita di tutti i giorni che hanno forme diverse, voci diverse, emettono suoni diversi, musica per le orecchie di Elisa che con Lucio impara così la musica della natura, maestra di tutte le sinfonie. La rana parla con il pesce, questo è muto non gli risponde, ma la guarda e gli dice qualcosa con lo sguardo. Il ciottolo che rotola dice la sua. Il suo rumore quasi somiglia all’ amore che non è nè vero, nè falso, è solo, è quella piccola sensazione che Elisa sente oggi dentro per sua madre. Vede che somigliano. Sente il ciottolo, sente la madre e capisce che la parola èuna fantasia necessaria alla vita perchè viene da questa. Tutti quei suoni, tutti quelli odori, tutti quei sapori. Anche la campagna li accompagna, anche l’acqua nel fiume scorrendo parlano. Emettono suoni e odori lontano dai frastuoni della città. Tutto è magia, anche il canguro che Lucio vede. La favola è questa. Elisa e Lucio imparano che dentro la nuvola c’è tutto. Lei, la nuvola, si avvicina anche alla luna, copre il sole e vengono quei rumori che chiamano tuoni. Ma per Elisa è tutta una magia che mette allegria. Per Lucio il canguro è ormai il suo amico che, più grande del grillo vive di salti come i bambini. Lucio intelligentemente pensa alla gente. Il padre, lo zio, i loro amici sono grandi, almeno lui li vede cosù. Allora perchè dicono e fanno delle cose che lui bambino, non direbbe e non farebbe? Forse perchè per loro la nuvola è vuota. Le sue forme che cambiano in continuazione non interessano a loro. Il suo contenuto, quello che si trascinano, è scontato e per loro già dato. Per Elisa e Lucio quel mondo non è bagnato, non è grigio, è nel cielo, dentro il cielo c’è tutto il loro mondo. Insegna loro, mentre corrono, che la campagna c’entra, che i rumori e gli odori sono l’animale gioviale che li fa imparare. Non più la scuola sui banchi, ma la maestra sempre desta e naturale. Non più le classi a, b, c, d, ma la nuvola che scorre, si rincorre e durante il percorso mostra anche il dorso, che a prima vista sembra un orso, ma un orso buono come ce ne sono pochi. Anche lui guarda la nuvola, la insegue, si distrae con le sue forme e si bagna quando questa si arrabbia, si fa per dire perchè la nuvola non si arrabbia mai, al massimo bagna. Cade la pioggia, tamburella e Lucio ed Elisa imparano il tempo, il ritmo. Anche la batteria in fondo, mette allegria. E la nuvola che passa o si trattiene li tiene impegnati a guardare, ad imparare. Lucio ed Elisa certo non sono gli unici bambini che guardano la nuvola. Come l’aquilone, o quasi, questa li fa sognare, fantasticare e imparare. Imparare che la natura è vestita come Arlecchino, muta colori, forme, ma rimane Arlecchino. Questo ha tanto da insegnare e i bambini hanno tanto da imparare, innanzitutto a giocare. Elisa e Lucio vedono il gioco com’è. Uno spasso che ci vai a spasso anche nella campagna, ti fa vivere col sole se picchia e con la nuvola se rabbuia. La nuvola scende e Lucio ed Elisa non vedono più niente. La nebbia li annebbia, gli uccelli stanno fermi. Ma Elisa e Lucio vedono nella nuvola tutto. L’amicizia, il gioco, l’apprendimento dell’alfabeto, che la natura insegna, anche se non si impegna. Non più maestra,non più classi, non più scuole, ma solo aiuole e il canguro che salta per vedere anche le aiuole nutrite dalla pioggia e dal sole che la nuvola lascia passare con il suo fare. Un giorno Lucio, che ha naso, parlando con la nuvola gli disse: ’’ Amica mia, la pioggia tutto porta via’’ dice la mamma’’. Pulisce, fa crescere fiumi e mari, ghiacciai, quando nevica ’’. Mamma dice che guarisce anche dalle bisce, tutto quello che striscia insomma, dai virus, io vedo quelle, ma non vedo questi ’’. Allora la nuvola, per la prima volta parla, e dice: ’’ Lucio io ho un gran da fare e non solo con il mare, ma anche con il male, si, la cattiveria, le malattie, se tu hai mal di gola, quando ce l’hai, la colpa è del virus, un piccolissimo animaletto che tu non vedi, ma ti porti anche a letto la sera e la mattina, quando vai in cucina, il mal di gola ti prende. E giù medicine, che sono un po’ cretine e un po’ intelligenti. Qualche volta ti aiutano, qualche volta no ’’. La nuvola insegna a Lucio la medicina, si quella che per gli adulti è diventata un’arpia perchè li prende e li fa spendere. Lucio capisce finalmente perchè la mamma qualche volta gli dava le gocce che non erano come quelle della nuvola, ma più amare. Adesso aveva capito. La nuvola è come la mamma anche se gli dice cose più naturali e normali per lui che è bambino, che ha naso sì, ma non tanto quanto ne aveva la nuvola che girava per tutto il mondo, che gli avevano detto essere rotondo. Lei girava e adesso anche gli parlava. Lucio aveva voglia di dirlo ad Elisa. Glielo disse ed Elisa rispose: ’’ Addirittura la nuvola ti ha parlato! Allora quei rumori che fa qualche volta li fa perchè è arrabbiata. Chiedi al tuo canguro, si quello che salta tanto e sempre più in alto, qualche volta fino a toccare la nuvola. Voglio sapere da lei se le goccioline che lei qualche volta fa, fanno bene alla campagna e questa ci guadagna’’. Così Elisa aveva imparato come si alimentano i frutti, come bevono gli animali. E la conferma del canguro così agile, le serviva perchè pensava che quando il canguro saltava lo faceva perchè qualche volta si bagnava e questo lo curava, forse anche per questo saltava. Ginnastica, movimento, musica presa dai rumori della campagna eliminavano quelle cose fastidiose che erano la scuola, le medicine e tutto il resto che sempre fa testo, come il libro detto universalmente di testo per i bambini qualche volta molesto. Lucio ed Elisa non avevano capito, avevano solo sentito di essere più naturali e meno banali dei grandi. Il loro amico era il canguro, dalla nuvola avevano appreso che il cielo è un paradiso perchè a guardarlo bene provoca il riso, le fantasie, la realtà è lui e noi terrestri siamo figure diverse, ma sotto il cielo diventiamo creature le cui forme sono evolute o cambiate perchè una nuvola ogni tanto fa tanto. Lucio ed Elisa divennero amici inseparabili, avevano ormai in comune non solo la conoscenza, ma sentimenti rimasti innocenti.
La tua mente risponde, la tua
mano scrive ed esprime quel
cromosoma che è forse il tuo
cuore.
Non lo sai, ma sei già tra gli
autori.
Ti aspettano, aspettano il tuo
silenzio che è già poesia.
Qualcuno ti legge, anche se sei
assente, perché tanta gente
pensa che l'universo non
finisce là dove tu taci, perché
aspetta la tua parola, perché
tu sei tu.
E' una favola si dice, ma poi
tutto lo contraddice. Niente
risponde alla gente. Tutto
tradisce chi capisce e la
favola diventa una tazza dove
la colazione è l'unica vera azione.
Poi viene l'adulto, certo, dopo
il bambino, che ha imparato con
la favola che la morale non sempre
vale.
E' circondata da atmosfere non
sempre vere e qualche volta proprio
false e alla fine si capisce, se uno
capisce, che niente è come sembra
e la realtà è sempre una favola a metà,
l'intero diventa sempre un ministero,
ufficialità che tradisce chi ancora capisce.
Peccato! La favola si era mostrata.
Vera libertà è guardare il paesaggio,
prendere da lui il coraggio.
Natura e ponti, autostrade ferrate
o non. Automobili, parte vibrante
della vita.
Colori, design, prati, ne illuminano
l'attimo che fugge e implode nel
nostro cuore: tre punte, un centro, un
baricentro, per continuare a
spingere la libertà sempre più in là,
dove la natura si veste nuda.
ma non funziona, per questo ne portiamo
uno fuori. Ma non funziona lo stesso per noi,
è per gli altri con i quali prendiamo appuntamenti.
Allora siamo scanditi dal tempo. Questo diventa
Nostro controllore per far funzionare i rapporti,
gli avvenimenti, anche se sono accidenti.
Tutto deve funzionare, non possiamo sgarrare.
Se lo facciamo torniamo ad essere quello che
Siamo: naturali e razionali.
È questo misto su cui insisto. È proprio così,
o ce lo hanno solo insegnato creando una partizione
diventata una perdizione?
Ci si perde la testa , figuriamoci l’orologio!
Ma non sono omologati, regolati sullo stesso
Tempo? Perché, per esempio, non pensare
Che senza omologare i due orologi la naturalità
E la razionalità sarebbero libere di essere
Quello che sono cioè la stessa cosa utile per ogni cosa,
Lasciando che ogni tanto la gente riposa smettendo di andare
Senza posa?
Questo non è un mistero, sembra più un emisfero
Dove palle e bracciali mostrano il caso com’è:
incontrollabile.
E se lasciassimo andare gli orologi? Chissà!
un cuore trafitto, un potere sconfitto.
un corpo che non è là, ma si mostra
sanguinante e sofferente.
ma è questo che vuole la gente?
allora è un simbolo che da duemila anni
disturba e ci turba.
in realtà quello che ci turba non è la
violenza, ma l’indolenza.
assenza di un cuore, ma anche di un cervello,
non è bello guardare senza poter fare.
la croce di Cristo, se è storica e simbolo di sofferenza,
denuncia la nostra assenza.
noi non ci siamo perché non ci conviene.
è allora che la religione diventa un’istituzione.
ma il cuore?
Scrivere su questi fa sorridere
Perché non si sa che dire.
Quanti ne hanno trattato con
Uno iato, che però non si vede
All’orizzonte, a meno di essere
Un bisonte.
Ma noi cosiddetti umani parliamo
E il linguaggio è da tempo il nostro
Ancoraggio.
Il marinaio almeno ha una barca!
Stupendo! Almeno ondeggia sul
Mare. Il pensiero no, ondeggia
Sul linguaggio che non è un
Ancoraggio, ma uno strumento
Da usare con coraggio.
Ed ecco il saggio: Freud, Marx, Spinoza,
Kant, Foucault, ecc. con molti eccetera,
fanno la loro tiritera, e noi che facciamo?
Li leggiamo e poi li commentiamo, ma tutti
Vanno piano, non hanno fretta perché
Il mondo è tondo e per molti sarà presto
Un ricordo, o forse neanche, se Dio è
Un’invenzione di un’altra istituzione.
La tentazione di trovare elementi comuni
A questi saggi c’è, ma non sappiamo dov’è.
Proviamo allora senza guardare l’ora.
La sintesi,ma anche questa incerta, potrebbe
Essere che ci troviamo come si trovano
Gli scambi dei binari che cambiano
Direzione senza averne una coscienza
Propria.
Lo fanno a comando e neanche il comando
Lo sa.
Perdiamoci allora a capire la cibernetica:
chissà se è l’unica che ci può insegnare
quella che abbiamo finora chiamato
etica!
Dio e potere diventano allora due sostantivi
Come gli ulivi.
si raggiunge con l’annullamento
di ogni stimolo esterno e quindi
dimenticandosi della realtà esterna.
questa non esiste più, si annulla,
si smaterializza.
sentirsi decondizionati e alati.
liberare la fantasia o tenere
ferma un’immagine positiva.
cinge le mura della vita.
guarda l’elemento¸lo isola, lo studia,
e qualche volta rifiuta.
ma la curiosità è forte, è una passione.
non ci si può rinunciare senza bluffare.
è curioso il bambino, è curioso lo scienziato,
è curioso il filosofo, molti sono i curiosi
positivi, ma molti di più sono quelli
negativi.
scoviamo questi ultimi, sono degli
intrusi nel caleidoscopio della vita.
buttiamoli fuori dal mondo, mandiamoli su Marte,
sicuramente i marziani li troveranno
strani e diranno: “ questi sono terrestri, sicuro!"
Vengono dopo
Prima c’è il mare
L’acqua che mentre bagna nutre
Non c’è dolore, ma responsabilità e amore senza dolore inutile
Si può affogare nella vita sociale fatta apposta per farti crepare
Ed ecco i figli dunque che non sono gente qualunque,
ma unici perché esprimono quella solitudine
che hai dentro e ti dà forza per forza.
È chiaro come il sole che non sorge.
Aspettiamo comunque che risorge.
Dopo la luce che porta, tornerà il buio,
noi saremo dentro di noi sempre di più,
perché la luce non c’è più.
È meglio o peggio, chi può dirlo?
Dopo l’inconscio rappresentante dei secoli bui,
siamo ormai cadenti o risaliti, questo non si sa,
in una pianura che è ormai la nostra vita.
Piatta adatta, coatta.
Comunque la preferiamo in piano.
Le montagne dentro di noi, la valle dell’eden fuori,
fantasticata perché mai trovata.
La profondità di pensiero, di azione, di relazione,
sono la nostra aspirazione.
Allora perché se il buio delle cose è quello che
Ce le chiarisce, cerchiamo sempre la luce?
Forse non conosciamo la vera luce, che dal buio dentro di noi,
ci illumina di quella sensazione , che non è proprio un’azione,
ma una riflessione che se siamo vivi nel buio ci dà
una luce nuova, finalmente la nostra.
Se è così cosa fare se del carattere non
Sai che dare?
Ricominciamo col fiume che segna strada
Facendo gli argini del suo percorso.
Il fiume non sceglie si lascia andare.
I carattere anche, si lascia andare.
Il comportamento è identico, privo
Di consapevolezza.
Loro non ci sono quando si sfogliano.
Vedono la foglia quando è caduta, ha
Già perso l’attacco col ramo che rimane
Gramo.
La storia individuale ci consiglia di cambiare
La strada quando il carattere diventa un
Destino cretino.
Questo richiede coscienza e scienza, crediamo.
Ma il destino non ne vuol sapere.
Come il fiume arriva al mare e vi si perde.
Lui, il destino, si perde nella storia con difficile
Memoria.
Ormai il gioco è fatto, ma era destino si dice,
e questo non si può cambiare.
Allora non sarà vero che di necessità virtù?
Se non puoi cambiare lasciati andare.
Scoprirai almeno cosa il destino ti
Riservava.
è estratto dalla mente.
è raffigurato dentro di te.
lo puoi toccare, ci puoi
giocare, sentirlo, farci
l’amore con l’immaginazione.
se questo ti piace e sei capace
di una buona concentrazione,
l’astrazione diventa azione,
anzi di più, diventa la perdita
dell’io primitivo e di
quell’egocentrismo che ti fa
sempre dividere corpo e mente,
che separati non sono niente.
insieme formano finalmente
una nuova cultura, quella
dell’altura e non solo della
natura.
finalmente si vola in alto,
librandosi in quello spazio vuoto
dove nessuno ha mai osato e
provato a respirare ed amare veramente.
ecco perché questo non è un
accidente, né un incidente,
ma finalmente togliersi un dente
senza dolore e con grande calore.
questo è vero se tu sei, altrimenti
non sai di più di quando eri molto
giù, con le fasce pendenti dai tuoi
sfinteri che si sono veri, ma
troppo reali per essere seri.
finito non è mai, questo si sa.
quello che non si sa è perché.
la lingua, la mente, la memoria, la storia,
il corpo, insieme hanno una complessità
che non acchiappa la realtà.
questa sfugge sempre è un divenire
che non ha mai fine.
il fatto è che non è personale.
viene infatti da chiedersi, domanda già posta:
chi parla? sembra che costui sia sempre altrove:
né in quel luogo, né in quel tempo, né
dentro di sé, ma in un fuori che ha sempre odori
nuovi per chi ha l’olfatto adatto.
e se fosse solo questione di sensi, di intuito e la
nostra mente, anche se genealogica non
riuscisse a cogliere quel fiore che se colto muore?
meditate gente, meditate, ne va della vostra
mente e del vostro profumo.
scivolare lungo il pendio per un addio,
guardare a fondo per salvare lo sfondo,
udire il dire e tacere.
il fiume scorre così, inconsapevole e
non colpevole.
viene dalla montagna, scivola a valle
per arrivare al mare.
quando è arrivato si vede in quella
massa d’acqua tanto utile, quanto
anonima.
prende da te quello che
tu gli puoi dare.
entra dentro e rimane fuori.
la sua doppia faccia avanza
nel tempo dentro l’abisso
sconfinato dei desideri.
Torino era li
poi è diventata c'è
ora non si sa
giusto è giusta
ma la verità non è
sempre così eh
l'amore dei
cuori strampalati
non vive mai
il fiore è
bello se è semplice
altrimenti no
il Giappone
stupendo se ha tutto
il mare calmo
l'isola dei
fiori era bella
poi non più
la rugiada
bagna il prato che è
bello di per sé
costruire là
è come costruire
un castello qua
la pietà si
la compassione no
perché è falsa
rammaricarsi
è stupido non farlo
crucciati e
la bellezza è
la cattiveria no
lo sapevate
l'albero in sé
non dice niente se
non ha foglie
una mattina
la gioia prende
certa gente
amore sei
ti cerco sempre più
tu vali tanto
quando ti vedo
stravedo il meglio
non c'è di più
la pace non c'è
finché tu sei vita
convincetene
la salute è
quel vedere senza
credere a te
l'attesa pesa
quando sei preso
dalla noia
la luna sale
mentre dormi solo tu
non sai perché
chiediti se
parli perché sei tu
dopo vedi te
la paura è
quella pietra dura
che non si rompe
è crudo mare
quello di amare
senza sentire
il vento spento
cuce l'anima tua
che sempre dura
quando vuoi
il dolore ti passa
con la speranza
il prato verde
è un gigante vero
sempre buono
la malattia
ti guarda se tu vedi
guardando te
non c'è di più
della vita seria
la tua base
rifletto l'arte
credo che sia tua
forse è vero
stelle marine
crescono quaggiù
dove sei tu
il cielo è
blu per te quando sei
rosa fuori
niente può
amare senza dare
sarebbe nulla
costruisciti
una pace che tace
il silenzio
la giornata
non è mai andata
a spasso sola
solitudine
abitudine strana
dell'umanità
corri se scorri
scorri se io parlo
questo è tarlo
E' fermo nella notte della mente
e del cuore quel così immobile.
Non ti fa respirare, non ti fa parlare,
non ti fa amare, se non un ideale
che non hai trovato né cercato.
Si eri preso e teso, lo sei ancora,
perché la pazzia non perdona, quella
degli altri che fanno, come i coccodrilli,
del proprio senso di colpa una continua
rimonta e tutto per una sopravvivenza
che agli altri sembra in autentica, a loro
invece sembra la liturgia della propria
vita, ma anche la distruzione definitiva,
forse inconsapevole degli altri. Si i
malcapitati che continuano a portare
una croce, perché così si fa per loro.
Chiodi d’oro per una croce pesante più
di un elefante, figuriamoci questo con
la sua memoria che storia armerà!!
Storie di colpe, storie di danni subiti
e mai risarciti, naturalmente colpe degli
altri.
Succede così.
Sfuggente realtà, sempre mi chiedo:
dove sta?
E' dentro e fuori di me
contemporaneamente.
Forse sono stato burlato? Forse il
mondo ha fatto con me la schiacciata? Come
si fa a tennis con la palla, per
tentare il punto.
Ma il mio io non è un punto, mi dico!
E' il punto definitivo, o vinci o perdi.
Poi scopro che, se cerco la vittoria,
divento veramente una palla e il
mio io dice: haio! Che hai fatto?
Sento che la domanda non è pertinente,
ma solo da perdente.
Allora metto da parte il mio io e penso
a Dio.
È alta la definizione.
Spesso è però una finzione.
Dice sempre come dovrebbe essere.
Tutti si accontentano di raccontarsi
Che forse un giorno……
Ma non c’è ritorno.
Basta essere intorno e si può contare.
Questo vale, è tutto qua.
L’uccello libero, con le sue ali, non capirebbe
Perché l’ordine deve avere regole che non siano naturali.
Certo, loro sono programmati.
Ma che perfezione, che armonia e che allegria!!!!
Politica, libertà, volo, gli uomini sono solo
Lo scolo di quella prima acqua sporca che è
La convivenza politico-sociale che rimane sempre
Tale e quale all’essere che si chiamo umano,
invece è solo “ cordiale “, nuova specie
con aggressività intra-specifica l’unica che
parla , parla, ma non dice niente.
Ma verrà un giorno in cui questo niente
Diventerà sabbia.
Ci rimbambisce?
Ci fa crescere?
Ci delude?
Pensiamo di perderlo?
Lo aspettiamo mentre passa?
Lo temiamo?
Esiste perché il corpo
ce lo dice.
Strano affanno è il tempo!
Ti sei accorto, ma non
sei arrivato prima.
Dove volevi arrivare
lo sapevi?
Dici no! Allora perché
l'hai fatto?
E' questo che pensi ora,
ma non è più ora.
Almeno non è la stessa.
E' cambiata, per questo
ti sei accorto, forse.
Ora lo sai, come stai?
Finisce una storia
è la tua, non ti sei
accorto? Sei distratto
ti trovi al centro e sei
fuori baricentro.
L'equilibrio è spento
la luce si accende e
ogni tanto ti riprende.
Ma forse tu sei già
andato e questo è
il dato..
Né tempo, né passione,
né volontà, lo imbrigliano
nel suo pigliarsi sempre
la sua rivincita sull' adesso,
sul momento che passa.
Ma questo ripassa sempre,
non vi accorgete, è l'attimo
che vi sfugge sempre.
Voi non ci siete, è questo il
mistero di quando.
Ora lo sapete e non ci credete,
quando crederete?
Sornione, veraci,
sfondano il muro,
è duro il muro, ma
la fame è nera.
Come sono loro.
Coloro che sperano
di parlare un giorno,
di dormire una notte,
di non sentire più
il tuono del cannone.
Sono etnie, niente di più,
per ora.
Parole che si svuotano,
significati che cambiano.
Razze che si uniscono,
incrociano il mondo mentre
si muove.
Sono tanti, uomini donne,
bambini.
Salvateli tutti, tutti hanno
la parola.
E' diversa, almeno sembra,
eppure esprime la stessa cosa:
parliamoci e amiamoci.
Queste le abbiamo già sentite,
ma oggi sono nuove, sono
globalizzate e sono solo parole
vere.
Erano posteri che aspettavano,
erano uomini che si prostravano,
erano donne che si toglievano
le gonne.
Erano bambini che venivano visti,
erano preti che li guardavano.
Era un peccato che tutto fosse finito
così, nel peccato.
Ormai era nato il peccato, avevano
detto che sarebbe accaduto.
Nessuno mai ci aveva creduto.
Peccato, ormai era nato!
Addirittura era globalizzato,
peccato! Era nato.
La storia
E' lei che ci portiamo
in quel cesto.
Quando vogliamo lo
apriamo, poi diciamo,
e chiudiamo, ma noi
diventiamo gloriosi
di questo.
Strana storia!
Non si stupisce mai di sé,
si stupisce sempre degli altri.
Poi vede che sono tanti,
gli altri.
Lei rimane da sola ad
assaporare l'assolo.
Per questo è sola.
Strana dimenticanza
dell'uomo.
Diventa altro da sé
e non si accorge che
è lui la sua medicina.
Morale certo, e non solo.
Lascia che tutto gli
ruoti intorno, dimenticando
che è lui che ruota.
Aumenta la velocità
di rotazione e gli sembra
azione.
Si dimentica la vita e
questa lo guarda stupita.
Che fai? La cura di sé
è arte che va imparata,
ma sembra dimenticata!
Scrivere su di lei è vergognoso.
Uno strano modo di pensare è
quello di uccidere per vincere,
per conquistare e occupare
territori, stravolgere abitudini,
costumi, e di più.
Ma cosa c’entri tu, quando non
sei coinvolto?
E quando non sei?
Forse, quando sei indifferente verso
la gente, ma la gente sei tu con la
tua mente e chi dice di no, mente,
si mente, mente, mente e questo
fa male alla mente.
È un peccato che la pace non sia
un bene prelibato, chi non l’ha
capito è già andato.
Ma la guerra è di più: è come il
fesso che rinuncia a se stesso,
è come l’amore che diventa odio,
è come la vita stordita.
Ma la storia purtroppo è fatta anche
di gloria, e la gente non sa trovare
Altra ragione del conflitto per
passare il tempo.
Però non sa che il suo non è il tempo,
perché il tempo siamo noi. Loro, quelli che vogliono l’oro non
sono niente.
Per questo odiano la gente
Peccato che sia tutto cambiato!
Le scorie invadono i nostri letti,
le nostre cucine, le mangiamo,
sono radioattive e rimarranno
sempre attive. Sarebbe meglio
metterci un taglio. Senza acqua
e con le scorie saremo impediti
da un legittimo impedimento,
la legalità si impadronirà del
nostro futuro, sarà legale
essere illegale, dove andiamo
a vivere dopo?
Mancano le parole,
la gola si gonfia, ma
non riesce ad urlare.
E' accaduto, Carlo è
morto, eppure è vivo.
Ma questo è difficile
da capire, l'eternità
è una frittata sempre
cotta a metà.
Ma la frittata è fatta,
la disfatta c'è stata.
Carlo è morto, sembra!
Sul selciato abbiamo
visto il suo corpo, ora
lo abbiamo dentro, ma
lui dov'è? Forse a dire
a tutti che siamo stati
matti a pensare che
pensare vale.
è una rassegnazione infinita
è un mordere il freno allo
stremo
è guardare l'altro per vedere
se stesso
è una promessa mai mantenuta
è l'essenza dell'esistenza
è un colore che non è nel
caleidoscopio
è attaccare per non essere
attaccati
sei tu che pensi di darti del tu
invece........
Tra neutrino e relatività
siamo un po' frastornati.
Finalmente qualcosa ci
toglie dal torpore!
Sappiamo ora cosa è la
velocità, sappiamo cioè
che l'universo non è nostro,
la luce aveva il primato,
abbiamo scoperto che
primato non c'è ora, non
c'è mai stato, e mai ci sarà.
Allora, andiamo piano e
potremmo gioire perché
la velocità era una finta
mossa, aspettavamo e
aspettiamo solo la felicità.
sicuri di comunicare affondiamo
nella solitudine
sicuri di essere persone scopriamo
che le persone sono sempre e mai
considerate tali
sicuri di esserci non sappiamo
dove siamo
sicuri di vivere moriamo
sicuri di amare ci amiamo
sicuri di essere non pensiamo
all'essenza
sicuri di credere cediamo uno
strano pezzo di noi
sicuri di parlare emettiamo solo
dei suoni
sicuri di ascoltare ci udiamo
alla fine spaventati di quello che
siamo cediamo senza sapere
cosa cediamo
pensiamo però di comunicare
potrebbe essere il pensiero di un religioso
potrebbe essere la religione di un pensiero
potrebbe essere il paradosso che stronca il senso
potrei essere io a non aver capito niente
potresti essere tu che leggendo rifletti
potrebbe essere il non essere di Amleto
potrebbe non essere niente potrebbe
ma se è qualcosa è meglio che lo sia
Lo scopro specchio
di me stesso che sono,
sono per questo.
Stiliamo in anticipo il carnet
della nostra vita.
Ci teniamo molto che sia
solo nostra.
Ci capita poi di prestarla e,
spesso, non ci viene restituita.
Capiamo che l'abbiamo perduta,
ma non abbiamo mai saputo
se era veramente nostra, ecco
capiamo, finalmente, che siamo
ombre disorientate, ora lo
sappiamo e speriamo.
Forse l'esistenza è questa.
Che strano modo di pensare!
Allertatevi gente, vi serve un
salvagente. Siete vivi e magari
contenti, dilungatevi a fare
una passeggiata al mare, anche
d'inverno, vi fa sempre bene
vedere il mare, vostro amico
profondo. Ora potete fare
l'affondo, non è vero che la vita
è bella, è brutta un bel po',
ma trovate quel po', può essere
tanto!
La gente c'è e vive di altro.
Altro che governo! E' sempre
inverno col governo!
In qualche posto si va ai Monti,
quanto sono alti! Che stupore
si rimane a Bocconi.
La speranza non muore, ma
si sa invece che è già morta,
così raccontano, ma non si sa
chi lo racconta. Un politico
implora perdono, ma nessuno
gli crede perché lui mente
sempre.
Mente al punto che è diventato
un tecnico del mentire non
c'è altro da dire.
La debolezza è invisa,
lo è sempre, il diverso
è sempre l'altro, mai noi.
Chiarire questo punto è
il punto, ma chiarire non
serve a niente o meno
di niente. L'ascolto è
ormai un peccato, ma
non si sa cosa non è
peccato, quando tutto
è concesso.
Il peccato diventa il
malato che per questo
non viene mai ascoltato.
L'inquinamento acustico
è sicuro eterno, il resto!
Stava là seduta
sopra un sofà.
Si chiedeva: che
devo fa'.
Insomma anche
lei era senza
lavoro.
Il fatto è che
lei non voleva
lavora', voleva
solo essere
considerata e
questo gli bastava.
Purtroppo non
trovava nessuno
che la pensava.
Ora si annoiava.
Pensò chi me lo fa
fa'. Se nessuno mi
vuole, mi riposo.
Dormì a lungo!
Ormai quasi tutti
erano abituati ad
essere beffati, e
si sa che, se non
si è abituati, col
tempo ci si abitua.
Brutta bestia è lei
l'abitudine, ti ci
trovi dentro senza
saperlo.
E dopo divenne
merlo, ancora
senza saperlo.
Che guaio la beffa!
L'estate ti scalda, eppure
qualche volta non ne senti
il calore, un po' come
l'amore. Se questo è
cosmico la sua vicinanza
è tale che merita guardare.
Non ti devi preoccupare i
nidi degli uccelli reggono
lo stesso da soli, il vento
qualche volta è tenero con
loro, come lo è con i poveri
quando hanno fame e freddo,
ma si addormentano lo stesso
perché la vita è adesso e
non ripasserà per darti il passo.
La vedi, ma non la senti,
non sei sorpreso in fondo,
vedere e sentire sono la
stessa cosa, una cosa che
ti passa sempre sopra. Ma
tu non ti chiedi niente,
perché questo ti appartiene
e non sapresti vivere
diversamente, ma potresti
sempre provare a campare.
La luna brillerà lo stesso
e il sole sarà genuflesso
a lei ricordandosi di san
Francesco.
Viene avanti senza scrupoli,
ti osserva e tu non ti accorgi.
La rondine vola lontano e ti
chiedi dove va, hai il desiderio
di essere lei, volare come Icaro,
in fondo ti costerebbe solo la
vita. Ma lasceresti questa terra
da sola e atterrita dal tuo
improvviso volo, in fondo
tu ci saresti lo stesso altrove,
per cantare una canzone d'amore.
Vero sentimento onesto,
si fa guardare con gioia.
Espande il suo profumo,
recalcitra l'altro e non sa
che dire. Un giorno capirà
e non saprà mai se sarà
tardi, ma il tardi non viene
mai e lui non lo saprà
che il tardi è così, senza
sorriso.
Mentre ti vesti di sentimenti,
le allodole non ci credono.
Nessuno ci crede, sei solo e
ti accorgi. Il tuo gatto lo sa
pure, lo sa il tuo cane, ma
non ci credono, all0ra credere
e sentire non è uguale, devi
solo abituarti anche questo.
Non è un impegno l'abitudine
per fortuna tua.
Abbiamo sentito un
nuovo brivido. Era
vero si moriva, pur
lasciando traccia di sé.
Vuoto era ormai il
cielo. Non si era oscurato,
non era cambiato, si era
aperto per far posto a
un poeta maledetto
nel suo intendimento,
ironizzare sulla morale
senza essere banale,
ma facendoci vedere
che i buoni, gli onesti,
gli emarginati, perfino i
ricci, erano tutti solo dei
chicchi di grano già raccolti.
Era morto De André, così
ci hanno detto e da quel
giorno non facciamo altro
che dire le sue poesie
cantando.
Arriva dopo,
sempre ti porta poco,
corre il tempo.
Non si sa come definirla,
la poesia non c'è, forse
c'è la letteratura.
La realtà le ignora, gli
importa solo che siano
distinte.
Eppure il romanzo della
vita le conosce bene, lo
avverte dalle pene e dalle
gioie, quando ci sono.
Danza di bolle
speculative delle
borse valori.
Lo spauracchio
che agita le masse,
come fu per Marx.
Può essere del posto fisso,
può essere di chi è fesso,
può essere di chi viene fatto
passare per tale.
Può essere un'incomprensione
della vita in genere, genere
ancora da esplorare e mai
da capire. Perché capire
vuol dire sentire e le sensazioni
possono essere pericolose a
molte cose, valga un esempio
per tutti. L'economia che non
solo non è una scienza esatta,
ma è sempre molto distratta.
Ma è vero, i giovani si annoiano
se fanno sempre lo stesso lavoro.
Altrimenti c'è il rischio che
si annoino lavorando e studiando.
Abbassiamo la noia che non è
una gioia!
Si può combattere solo se uno
non ha proprio niente, allora
si può annoiare tranquillamente.