
Dopo un percorso di studi linguistici indirizzati all’Informazione e alle Comunicazioni Sociali, intraprende diverse attività redazionali
che la portano prima a collaborare con la Redazione del “Periodico della Comunità” di Gorla Maggiore, dirigendo l’inserto giovani “Voci di
Piazza” fino alla sua chiusura e in seguito come corrispondente per i Comuni di Mozzate, Carbonate e Locate Varesino per il settimanale “InformaZona”.
Dal 2007 è Editor per il portale internet www.gotuneed.com e dallo stesso anno è collaboratrice della rivista “I soliti Ignoti”, edita dalla
Casa Editrice Giovane Holden, per la rubrica “Leggende e Tradizioni”.
Dal Marzo del 2009 è addetto stampa ed organizzatrice del Gruppo Artistico Teatrale 13Viole di Gorla Minore (VA).
Tra le sue pubblicazioni possiamo ricordare:
- Antologia Letteraria del Premio di Poesia e Narrativa “Il Golfo”, a cura del Centro Culturale Il Golfo, La Spezia
- Antologia del Premio Letterario “Il Club dei Poeti 1999”, Collana LE SCHEGGE D’ORO, Ed. Montedit
- “Antologia dell’Amore”, selezione di poesie della nona edizione del Premio editoriale Penna d’Autore
- Antologia del “Concorso di Emozioni”, edita dalla Casa Editrice Kimerik
- Antologia “Peter Pan”, Keltia Editrice Edizioni
- “Il Tempo della Memoria”, “La Dama del Sogno” e “Il Mondo di Mezzo”, editi da Lulu.com.
A cavallo tra la fine del 2008 e l’inizio nel 2009 si confronta per la prima volta con la stesura di un testo teatrale: “L’amore, il mare e una calza di lana.”
Era seduta alla finestra ad osservare le foglie che danzavano nel cielo plumbeo, in attesa di essere sbattute a terra dalla violenza
del vento che non le avrebbe risparmiate nemmeno quel giorno, innocenti vittime della tempesta che si sarebbe abbattuta a momenti sull'isola.
L'ultimo temporale aveva strappato una parte del tetto, scoperchiando la camera di Colin. Ricordava ancora le urla del fratellino che si
era svegliato nel cuore della notte, gli occhi sgranati ad osservare attonito lo squarcio sopra alla sua testa e la bocca spalancata in un
interminabile richiamo alla mamma, mentre la pioggia battente, incurante del bambino biondo che piangeva, continuava a cadere sul suo lettino,
sul vecchio coniglio di pezza a cui mancava un occhio e sulle sue scarpe nuove da calcio... sì, perché il giorno seguente Colin avrebbe dovuto
iniziare a giocare con la nuova squadra, anzi la prima squadra che l'isola avesse mai avuto! Purtroppo non iniziò mai, perché il campo da calcio
appena costruito si trasformò in una impraticabile pozza di fango per diversi mesi e con il tempo il villaggio si dimenticò di cosa là sotto una
volta si trovasse. Le pecore tornarono a brucare l'erba che era ricresciuta quando il terreno aveva finalmente assorbito tutta l'acqua, riprendendo
possesso del pezzo di terra che era stato loro sottratto, e la vita proseguì come al solito.
Lo schianto del tuono la fece rabbrividire. Perché riuscivano sempre a coglierla impreparata? Si domandava stizzita. Ma sarebbe arrivato il
giorno in cui nulla l'avrebbe più sorpresa! Nè la pioggia, nè il vento e nemmeno quegli stupidi tuoni che la facevano balzare dalla seduta
imbottita sotto alla finestra come una gatta colta con le zampe nella ciotola del cibo! Appiccicò il naso al vetro freddo per controllare
cosa stesse accadendo al pontile. La sua camera era costruita appena sotto al tetto della loro casa, con il soffitto spiovente e grandi
assi di legno sul pavimento. Le piaceva restare lassù, era come se fosse un angolo di mondo tutto per lei, dove nessuno poteva entrare,
ma da dove poteva dominare con lo sguardo quasi l'intera isola. Dalla sua finestra vedeva la chiesa, la piazza del mercato, quella grande
casa bianca sulla collina e le pecore...
Non aveva mai capito perché ci fossero così tante pecore sull'isola! Più pecore che cristiani! Diceva sempre il nonno...
Ma quello che le premeva vedere in quel momento più di ogni altra cosa era il suo piccolo catamarano ormeggiato al fondo del vecchio pontile.
Quante volte aveva rattoppato le sue vele? Sospirò. Aveva perso il conto. Forse avrebbe dovuto tirarlo in secca, si disse alzando gli occhi
al cielo nero che prometteva pioggia, tanta pioggia...
Antiche mura
un tempo dimora ora sepolcro
custodiscono il segreto
del nostro amore,
amanti fuggiaschi in segreti convegni
al silente calar della notte
al tempo, in cui la luna
vestale delle passioni
l’annuncio reca
che di amare il tempo è venuto.
Sui nostri visi
d’amor immortale risplendenti
spargea
un pallido raggio lunare
il suo latteo chiarore.
Le dita intrecciate
le anime avvinte
dalle lievi catene dell’estasi
sussurrano una promessa
che nessuno più udrà
labbra su labbra
tremanti
nel timore di un bacio
troppo breve
a suggello di un’unione
oltre gli oceani del tempo
oltre i confini dell’esistenza
come sposi che non fu loro concesso
in vita di essere