A Davide, Donata, Maurizio
Mi sento livida
piena di segni
che oscurano la mia pelle
che non può più sopportare
onde nere e minacciose
che non può più sopportare
le promesse
disattese da sempre
che non può più sopportare
le grida silenziose
di esseri indifesi
Una foca che striscia
verso la salvezza
inseguita
dal mercato di violenza
che la perseguita
Voglio nuotare
in armonia con l'acqua
con un sole protettivo
caldo
bruciante
Il mio corpo si libera
in una carezza chiara
limpida
pulita
Non sono più livida
Rido
Ridiamo insieme
in questa famiglia
di acqua.
Ti ho sorpreso a galleggiare
sulle ali di un fiume
Come una piuma scorrevi
lento e scivoloso
Dove salici si tuffano
E dalla riva ti osservai
mentre la luce si arrendeva,
difesa dalle ombre
Ho tradito il tuo sorriso
riflesso sullo specchio
e oscillante sull' acqua,
il tuo respiro mi scaldava
profumo divorante
che avvolge le mie ossa
Nella foschia si presenta
bisbetici ci separammo
se pur vicini non parlavamo
nascosti nella nebbia
dietro sagome invisibili
Fu allora che vidi:
un bagliore imponente
che mi invitò a seguirti.
Sogno un mondo senz' argini:
citazione di un' onda,
a vele spiegate verso un punto
curvo, infinito, interrogativo
Remi e virate violentano
cado e mi rialzo
sulla roccia antica
che devia il mio percorso
Seguo il vento indomato,
unione di due universi
citazione dell' uomo
-che si arrende al mare-
Virgulto del microcosmo.
Intrappolati noi tutti
in quattro mura e una giornata
scandita da vite prescritte
e ruoli che non ci tollerano
con-globati e con-troproducenti
al nostro saper fare che è di arte
che si nutre e non tele
intrecciate negli affari affannosi
di cui affatto farei in effetti a meno
come di timbrare il cartellino
ogni giorno, come la pecora di un gregge
un cyber che in nome del mondo intero
contribuisce al mercato delle pecore
e alla loro distruzione, ora che nulla
vale più del denaro, neppure la morte.
Angoscia nelle dita
respiro appena
nella notte torbida
di mezze gioie
Sorriso sull'unghia
dolente il risveglio
morbida la cura
del sole sul ciglio
della strada rugosa
Libera la pelle
il corpo
la mente
Libera dal sogno
dal giorno
dal fluido
che assale il codardo
Apri la finestra
reinventa la scena
figlia del caso
del caos
del nulla.
Sospira la nebbia tra nuvole inesplose,
il paesaggio s’adombra,
oltre la luce che si veste di sera invadente,
e recide le vette gonfie di lacrime,
nella notte cieca che illumina il cielo.
Rumore che ricordi
paesaggi che solo immagini
vite prosciugate dalla polvere
La natura si ribella allo scempio
gli innocenti camminano instabili
palcoscenico di pianto e lamento
Dimore che schivano il cielo
sotto cumuli amari di incenso
mattoni di chiese e volte antiche
Recise le vite
la storia
la speranza
Recisa la terra
che assorbe il dolore
copiosa la pioggia
a nascondere lacrime
a infangare i frammenti
a trascinare tesori
Un grido lontano
alchimia funesta
un sussulto e la sera
che non è come ieri
Il gladiatore ha ucciso
sterminio annunciato
sconosciuto il caduto
sotto le sue mani
Il temporale è passato
nugoli di nerastre
nubi minacciose
anticipano il diluvio
Le palpebre calano
pigre le iridi sbirciano
un ultimo sguardo senz'ira
prima d'inghiottir la luce
Rapido il fulmine colpisce
l'occhio svegliato
dal vento del nord
le iridi bruciano
Salsedine mista alla pioggia
sabbia mista alla carne
il gladiatore appeso alla cupola
rimescola le sue sfumature
Restauro il cielo,
riapro lo sguardo
riemerge il dipinto
gladiatore infingardo
tuttavia esploro
abbagliata dal sole
tra polvere e detriti
il giorno che rinasce
E seppur non ho pace
colgo il raggio che è un segno
il seme del sogno
il fiore del domani
Il silenzio reagisce
irradia il dipinto
la vittima sorride
al gladiatore antico.
Oblo'
minuscolo riverbero
dal salice di un pianto
Finestra
obliqua e inerme
sotto i raggi sudati
Afa
sete d'inverno
agoniato nel sonno
Insonne
l'arida palpebra
cuscino nel vuoto
Lancio
nel vuoto un urlo
atomi sprizzano
Nebulizzano
Ignorano l'orlo
della bocca mia audace
su pallide camicie
E fradicia
scaravento me stessa
altre stagioni
in altri pertugi
ripasso l'esile testo
Possa giacere
sul vetro appannato
ora ch'io danzo
per il pianto del cielo
Goccia
Singhiozzo di nuvole
scappate dal riso.
Son'io quest'ombra
lieve e bugiarda
salgo le scale del giorno
e fingo il tuo nome
Boomerang torno
indietreggio e rinnego
ma son'io che gemo
Anche ora che sogni
lei e non me che fremo
istantanea d'un letto
Rigore nel fiato
odore di affanno
insidia tra i denti
"Io che t'ho voluto"
t'ascolto - ti dissi
"Io che t'ho nascosto"
e no - poi compresi
Non l'ombra purpurea
rimesta passione
ma il cuore
Rimedia al silenzio!
Or fingi rimpianti
eppur dormivi
quand'io l'alma perdevo
per te
Succulento
l'oriente del giorno
mediato dal sonno
nel fiume che volge
lo sguardo al mattino
Sognanti i suoi occhi
scandagliano il cielo
a ricoprirne l'essenza
molecole aggiunte
alla pioggia d'inverno
Corri ruggine
nel senso del tempo
finora la notte
ha sposato le stelle
ma oggi riposa
Il manto fiorito
si specchia sin d'ora
su gocce piovane
rubate dagli occhi
del sole malato
Ebbro di carne
conto le unghia
lasciate sul letto
Gatto o rapace
o uomo o verme
castigo l'odore
Recalcitrante
sfugge il calore
al cuore che indetreggia
Furente ossessione
tachicardica
Restio il respiro
ad ogni palpito
su passi ingenui
Muovo il sogno
come elica
al vento di ottobre
Regno d'autunno
inverno nel sonno
fingo e respingo
L'ardore del fuoco
chè nulla del sogno
rimuove il reale
felino sguardo
dell'uomo rapace
Nè freme il leone
nel tessere
le nostre trame
Materia e insostanza
crosta dell'essere.
La vetrina dei sogni
ammalia occhi
nei volti
riflessi
:
altrui è la forza vile
d'animo e muscoli
su mani
distese
...
Quale l'immagine
che la mente
inganna
offusca
?
Un ruolo nel gioco
delle parti avariate
di una somma
irregolare
+
che non torna
non rimane
nè esiste
s'allontana
=
un'immagine distorta
del mondo reale
onirico fremito
ZERO
Sgualcite le ossa
respirano a stento
sotto monti d'ira
nella città d'inchiostro
Parole allegate a
simboli di pace
a stento guarite
rapite e ingannate
Resisti all'avanzo
dell'alieno terrestre
sul ciglio di un lago
vestito di buio
Chè il giorno del nulla
è vicino al tiranno
spazzata la prua
il codardo s'immerge
Salvezza è la pioggia
di quest'inverno strano
acido corretto
con gocce d'eroismo
Strano il timone
dirige senza lenti
un mondo sordo
senza più parole
Il mattino negli alberi
rubino di foglie sulla guancia
di un fanciullo addormentato
Cullo il suo respiro
sotto il manto vellutato
di muschi ed abeti
tra ciliegi e colori
fungiformi d'autunno
e libera è la mente
Normale il mio affanno
nell'afferrar il giorno
tranquillo del far nulla
del solo ammirare
del niente rincorrere
Quella sana e lucida
fiaba che eterna
rincuora il dolore
Sincera è la vita
banale e perfetta
nella sua umile veste
Ch'io ora ambisco indossare
Liquidi sparsi
incombono in autostrade
tortuose e invadenti
Nell'autunno inoltrato
valicano le orbite
e i cieli del mio corpo
Socchiudono
gli occhi del mio sonno
carezza ambigua
Pelle innervata
da rami che inghiottono
irradiano e diffondono
Cura e calore
sulle foglie appassite
di quest'arbusto giovane
Lotta interiore
l'inverno che incombe
le foglie che urlano
E il rimescolio del sangue
produce un suono acuto
ch'io solo percepisco
Orecchio al suolo
e sguardo al cielo
ascolto la voce
dell'autunno e del vento
delle fronde e dell'eterno
felice di farne parte
Non al mondo un sogno
che non valga la pena
vita breve da custodire
desideri mai da lasciare
Nessun pretesto
non occorre indignarsi
dinanzi al temporale
ma bagnarsi
Di quelle gocce oneste
parte del cosmo e del
perpetuo ruotare
incessante ed eterno
Assaporo ogni colore
luce sprezzante del
sonno perenne
simbiosi col suono
Impossibile astrarmi
salvezza dell'animo
e salute del corpo:
miracolo dei sensi
Nasce
il germoglio si nutre
a stento apre gli occhi
Dorme
sulla foglia schiusa
di un salice piangente
e piange
come solo un suono
sa far lacrimare
struggente
su guance di madre
acerba e inesperta
Cresce
la piccola sogna
seta e colori
giocando
coi libri e i sapori
d'infanzia sublime
Assapora
fragranze di cuore
di un corpo diverso
e fiorisce
conosce l'amore
dopo averlo perso
Rinasce
pianta carnivora
per nutrire il suo seme
che oggi
ripone sul seno
donandole speme
Rinasco
sotto mentite spoglie di crisalide
rinasco
sotto pelle
nelle vene e nella carne
rinasco
mentre perdo un pezzo di me stessa
per vivere
e riempio quest'ampolla di lacrime
per ridere
Rido
del mio destino tenue
precario
come il sole che in autunno
miete e raccoglie
per non perdere
Respiro
grata alle ali che dio m'ha donato
e se pur perdo
vinco
nel mio continuo sognare
Pura l'anima
nelle velleità
dell'uomo
a decifrar sorrisi
feriti e umili
Nere le guance
le labbra
neri gli occhi
a chieder pane
e carezze
Il sole
si è posato sulle gote
per rinfrancare i cuori
di chi ha perso il sangue
e tra le nubi piange
La tua mano
di bambino deluso
respinge la mia
per toccare tua madre
per l'ultima volta