L’autore (la terza nella quarta)

L'autore non vive dove è nato, enne anni fa
e non ha studiato, né s'è diplomato o laureato
col massimo, col minimo o a metà.
Suoi versi non sono apparsi mai
in questa o quella carta di poesia,
non hanno ricevuto alcun encomio
nel tal concorso comunale,
rionale o nazionale che sia.
In nessuna lingua straniera è stata mai
tradotta la sua parola
ed una breve silloge, introdotta da nessuno,
nessuno più si legge.
L'autore non ha collaborato con Tizio o Caio
e non è in uscita in nessuna antologia.
L'autore non partecipa, non sogna, non spera,
non frequenta, non ricerca, non consegue,
non pubblica.
Non si proclama autore né seguace,
non segue né prosegue.
L'autore qui è chiamato ad innestar
la terza (persona)
quando dovrebbe fare retromarcia.

Lettori

I tascabili una volta stavano nelle tasche dei lettori,
e nei tascapane i libri, generi di conforto primario
di ogni viaggio incerto circa il tempo d’arrivo.
Altri lettori stanno ora nelle tasche dei lettori,
e leggo in traduzione i molti readers,
oppure mobile device divisi in selva
a sottoinsiemi per quale sia il bisogno di lettura,
o ascolto o sguardo o spazio di memoria,
senza temere più viaggio lungo e assorto.
Lo dico senza rimpianti, da contemporaneo interno
ai tempi e agli usi, notando solo l’uso nuovo, odierno,
che già dal suono richiama il termine “lettore”.
Dal tascapane, intanto, spunta un trasformatore.

Detour

Per mia confusa leggerezza mi ritrovo
su un treno di quelli che fanno esistere
non solo il nome delle stazioni
ma anche, in mezzo alla campagna,
i rispettivi paesini alle spalle,
di quelli che sempre ho pensato
consistere solo per il tempo
in cui il treno stia fermo al binario.
Ponticino
Laterina
Bucine
Montevarchi-Terranuova
La deviazione è simbolo e accidente
e invita sempre a chiederti il percòme
del tuo trovarti al margine
di un percorso nuovo,
S. Giovanni Valdarno
Figline Valdarno
Incisa
Rignano Sull’Arno-Reggello
che pure è interno a te,
come l’imprevisto che gemma
dentro alle vite iper-regolate,
l’eccezione che arabesca la norma.
S. Ellero
Pontassieve
Sieci
Compiobbi
Qualcosa da imparare
da ogni propria deviazione.

Tre vecchi coperchi

Ci sono tre dischi volanti venuti a trovarci
da un fuoco preistorico ancora per dirci:
“Noi fummo, noi siamo, e noi cucinammo le cene
di festa, i deschi in famiglia per interi decenni,
a gruppi, a mazzi, tagliando
coi bordi sfrangiati, le lastre ammaccate,
il tempo nel tempo, di un tempo lontano,
noi sì, lucenti fermammo i migliori profumi,
i fumi odorosi di soffritti preziosi,
noi siamo reperti e qui testimoni
di un uso più saggio:
si fa salvataggio di ciò che è passato
eppure non passa
perché ancora si usa e non serva la scusa
dei bordi sfrangiati, le lastre ammaccate,
per dire: “Buttate!”
Perché noi fummo e noi siamo,
e noi cucinammo i pranzi di festa,
le cene, novene, cenoni, veglioni,
noi tre, testimoni, lavati e riposti
un milione di volte da mani affilate,
da mani materne che hanno cresciuto
una squadra di figli, noi piatti
sbattuti per gioco di banda sonora,
noi stanchi coperchi di mille stufati,
fedeli custodi di tutti i segreti.

08/08/08

Questa fila di otto,
che poi sono zeri sovrapposti,
quindi un triplice zero-otto
che forma piccoli gruppi
di tre sferette,
sembra alludere ad un tempo infinito,
eppure ciclico.
L’otto rovesciato è un segno
che sempre sfugge
alla vera comprensione.

Sonni immobili

Scrivo di te che dormi sulle mie gambe
e scrivo su di te, che dormi
sulle mie gambe, tenendo
il quaderno poggiato sulla pancia.
La coscia destra, la mia, persa
ogni sensibilità dall’essere cosa viva,
ti regge la schiena stesa,
la testa affondata nel cuscino giallo
acciambellato a mezza luna
intorno a te.
I tuoi sonni, attesi più del pane
quotidiano del Padrenostro,
mi fanno statua di sale, di cera, treppiedi,
supporto inanimato della tua comodità,
del tuo riposo fragile.
Mi faccio equilibrista dell’immobile,
manichino vivente per te
e aspetto che tua madre passi
a lanciarmi un soldo in mezzo ai piedi,
come si fa per strada, con le statue umane.

Per Fabrizio Cannonero

La morte del Figlio è la morte del Padre,
figlio già padre, sbilanciato da una croce lunga
cinque metri come sbarra, dalla nave a testa in giù,
nel porto, morto per eredità, di lavoro destinato,
scalo senza scalo, terminal terminale.
Si titola “morti bianche” anche quando la macchia
lasciata sul terreno è sempre bordò, rappresa
al sole e scarsa presa sulla coscienza civile collettiva
(lo sciopero di categoria “cittadini”, quando?).
Intorno, intanto, la solita ghirlanda di notizie
dal paese moralmente straccione:
la biondina candidata capolista, gli ascolti del festivàl,
le facce truccate a ingombrare i manifesti
(il trucco democratico).

Il quinto

Il quinto* operaio muore con meno riflettori
e non meno dolori, lista d’attesa di trapasso
espressa in percentuale d’ustioni: 80% può bastare?
Che la notizia non vada a sperdersi,
defilata come l’altro incendio, successivo,
ancora alla Thyssen
- un “Th” che sta per Thànatos, e non da oggi -
mentre lascia due figli, Rocco Marzo,
di anni cinquantaquattro, capoturno.
Le dieci righe ANSA, nero corvo corsivo,
avvisano: “Ancora più estese le ustioni
degli ultimi due operai tuttora in vita,
Giuseppe Demasi e Rosario Rodino” dove “tuttora” suona come un contatore,
e spero non debba fermarsi, oppure sì,
secondo quello che sia meglio
per loro in vita.

*i nomi dei quattro operai morti nell’incendio di Torino della notte del 6 dicembre 2007 sono: Roberto Scola 32 anni, Antonio Schiavone 36 anni, Bruno Santino 26 anni, Angelo Laurino 43 anni

Spiarsi vivere

Occorre berla
davvero fino in fondo,
a testa indietro,
questa scarsa tazzina
(dolce, amara, così e così)
che è la vita.

La freccia gialla

La freccia gialla s’accende,
freme, appare, scompare,
scivola in arcobaleno:
prima stradale (telai-freccia bambini)
e poi atmosferico.

Citofonia citeriore

Citofono citeriore,
dittafono a colori,
corre veloce, e non dal basso,
il suono buono,
il tuono/nuoto,
tonante, tono su tono.

L'appeso di Natale

L’appeso rosso,
infradiciato, gli arti
rigonfi o sfilacciati,
scomposti, asimmetrici,
irreali,
alle ringhiere sgraziate
dei condomìni,
ai terrazzetti abusivi,
alle verandette condonate,
ai comignoli posticci,
sta
come triste Santo suicida.