Ad arginar pensieri,
il tempo s’affatica
nell’approssimarsi
delle ore stanche della sera,
quando brulicanti attimi di vita
s’adagiano leggeri a riposar
come le foglie lungo il ciglio della strada.
Anima mia,
tempo del mio tempo,
non andare!
Ferma la musica che trasfonde in me
la tua voglia di vivere…
Anima,
anima mia,
fermati all’ultimo istante
che confonde il mio sguardo nel tuo
e fa spazio al silenzio che parla per noi!
Ai desideri,
ai sogni che saranno,
ai sorsi di gioia,
alle amarezze
fugate in nuove attese,
all' amore che non basta mai.
Buon anno
ai giorni di pioggia,
alle apatie sfumate
in aromi di caffé
e chiacchiere distratte,
ai raggi di sole
accarezzati dalla brina
del primo mattino,
ai fiori che sbocciano
tra rami di speranze,
alle foglie ingiallite
lungo il ciglio delle strade
e i tratti di malinconia
Buon Anno
ai giorni che non tornano,
alle notti che precedono l'alba,
alla luna che parla d'amore,
alle stelle innamorate,
al silenzio che si tinge
di rosa in un'aurora
che svegli l'umanità
a un giorno di pace.
Buon Anno
In un lampo di tempo,
l'imponderabile accadere...
sotto gli occhi increduli
della furia della terra
che tremando porta via
cose, case e vite umane!
Uomini, donne, bambini, insieme,
sotto le macerie dell'impotenza
nel dolore disperato di chi cerca
nella distruzione, la forza di ricominciare.
Lacrime che rigano i volti spenti dal terrore,
nel buio incerto del futuro,
mentre la fede accende nel cuore
una luce di speranza!
A tutte le vittime del terremoto in Abruzzo
e a quanti tentano di ricominciare a vivere!
Un abbraccio ideale di fede e speranza
in questo giorno di lutto nazionale!
E va
silente,
pacata,
dolce amara
come le acque
dei pensieri
che ingoiano i dissapori.
E va
sorniona,
delicata
come l'onda
che s'adagia a riva
stanca del giorno
riscaldata dal sole,
assopita dal tramonto.
E va
indifferente,
affascinante
con le candide aurore
e le imperiose notti...
va tra gli sguardi comuni,
le parole sorde delle ore,
l'amore girovago dei sogni
e la luna che accende
il mare di speranze.
Va...
l'estate va!
Profumo nell'aria,
s'alza leggera
la voglia di fermare
soffi di tempo
innaffiati d'aroma di caffé
e polvere di nostalgia...
sabato sera
dei ricordi che vanno,
delle corse dei metrò,
degli affanni imbottigliati
nelle code delle auto,
dei passi frettolosi
inciampati nelle attese.
Sabato sera...
di ogni stagione,
di ieri che non torna,
di oggi che già fugge,
dei desideri nelle vetrine
patinate di speranza...
sabato sera...
profumo nell'aria,
voglia di vita!
Averti è
tingere d' azzurro
le nuvole che affollano
il cielo grigio di apatia,
è cogliere le gocce di pioggia
e regalarle al desio forte
di perdermi nei tuoi occhi.
E’ fermare la corsa del tempo
per dilatare attimi d'amore
nell'eco delle voci confuse
nel chiaroscuro dei respiri
e dei pensieri che addolciscono i ricordi.
Averti come la prima volta,
come i sogni che s'insinuano
tra le onde chete del mare,
all'alba dei giorni che mi regali,
dei brividi che mi stringono a te,
degli sguardi che confondono i tuoi.
Averti, averti ancora,
ancora tra i sorrisi dei giorni
che t'appartengono come
i sorsi di vita che mi riportano a te.
Averti!
Passi felini
sll'asfalto del tempo,
ombre che si affollanno
e nella penombra della sera
s'addormentano come i gatti
su giacigli d'erba e soliutdne.
Passi che fendono la notte,
la notte che attende l'alba...
e nel silenzio delle ore
s'infittiscono i ricordi,
scivolano i minuti come gocce di brina
su petali di rosa e desideri che avanzano
lasciando orme d'incancellabile amore!
dal Cap.1
La guardai negli occhi per la prima volta. Il suo sguardo sembrava assente. L' espressione del volto, un po' cupa. Il suo silenzio, comune a
quello delle compagne, lasciava indifferente. Esprimeva rassegnazione, solitudine. Emma era seduta lì, in quell'immensa sala, insieme alle
altre, raccolte in una tranquillità che confondeva.
Quel silenzio che interruppi con il mio sonoro - Buongiorno! -
Insieme, ammiccarono un saluto con un cenno del capo. Emma, mi venne incontro e con un filo di voce – Chi sei ? - mi chiese.
- Sono Mirella - risposi, sorpresa per l’interesse che mostrava nei confronti di una persona nuova ed estranea al loro mondo. Un mondo insolito.
Quel mondo, con quella realtà, con quegli affetti, con quella grande umanità che imparai piano a conoscere e ad apprezzare. Mi trovavo, tra loro,
insieme ai sorrisi un po' spenti, opacizzati dal grigiore di una vita non facile. Una vita passata sul filo intricato di una realtà fragile,
confusa come un giorno d’autunno che si dilegua lento nell’apatia del tempo. Quel tempo scandito dai rumori sommessi di sedie contro le pareti
e dalle volute fitte di fumo di sigarette consumate negli attimi condivisi, vissuti per abitudine, per noia. Emma, cominciò a camminare, si
udiva solo il rumore dei suoi passi vivaci – Che bella collana! - Osservò, avvicinandosi con aria circospetta –
- Ti piace? - le chiesi, per rompere il ghiaccio. Si sedette accanto a me, accavallando le gambe con aria composta, elegante –
- Si, moltissimo! - Mi rispose - tempo fa, avevo una collana simile alla tua – continuò - Me la regalò Adele, una signora che veniva spesso a
farmi visita insieme alla sorella - mi informò - lasciando trasparire il desiderio di comunicare, di riempire un grande vuoto. - Sai, in passato,
amavo molto gli orecchini, le collane, gli oggetti un po' vistosi - mi spiegava, in un italiano un po' stentato, intercalato da espressioni in un
dialetto molisano molto piacevole e con un tono di voce leggero, musicale, accattivante. – Da giovane, ero molto magra, adoravo i vestiti aderenti
e quelli con le scollature generose. Non potevo indossarli, perché non avevo soldi per comprarli e poi, qui – continuò, con un velo di rammarico -
usavamo un abbigliamento comune. All'epoca, avevo un bel fisico, una vita sottile e gambe slanciate. In realtà, Emma, nonostante la sua età,
conservava ancora un aspetto piacevole. I suoi cinquantaquattro anni, li portava splendidamente. La sua bellezza mediterranea, rapiva ancora
l’attenzione, anche se qualche chilo in più, appesantiva leggermente il suo corpo. I grandi occhi scuri e il volto un po' provato dalla sofferenza
e dal tempo, lasciavano intravedere un passato forte per i contenuti emotivi, ma anche pieno di risorse e di voglia di vivere. Il suo ieri
riecheggiava nel suo presente. Amava prendersi cura di sé, rispettando il suo corpo e i suoi sentimenti. La sua femminilità, preponderante
come un giorno d'estate, nel suo dignitoso cammino, accompagnava il lento, graduale, naturale suo sfiorire. Un tocco di fard, steso in modo
grossolano, ricopriva il volto interessante, particolare. Un velo di rossetto rosa, metteva in evidenza le labbra carnose e una folta capigliatura,
incorniciava armoniosamente il viso addolcendo i tratti un po’ marcati. Il suo leggero portamento, lasciava trasparire la maturità e la delicatezza
della sua personalità, nonostante, gli anni andati, i ricordi, i segreti e i sogni più belli.
leggi la presentazione del libro
Guardavo il sole che s’affacciava nel mare rosseggiando nel suo lento, dolce, ammaliante tramontare. Ero seduta sugli scogli,
mi lasciavo accarezzare dalla brezza e dai pensieri che avevano il sapore del giorno appena andato. Avevo in mente Leonardo, il
suo sguardo, i suoi occhi verdi sazi d’amore, il tepore dei nostri corpi, le parole soffocate dal desiderio intenso di vivere
istanti immensi di passione.
Ero, lì assorta, ferma, sola con me stessa a cercare ancora una spiegazione in quel silenzio. Un silenzio pieno di tempo vissuto
che calava ormai come un’ombra sui miei pensieri. Leonardo era entrato nella mia vita per uscirne in un attimo. Un attimo di
interminabile follia.
Lo avevo conosciuto in una sera di primavera quando l’aria fresca addensa i profumi della natura ridestata, quando
la voglia di novità abbraccia i sorrisi timidi dei primi raggi di sole, quando un volto come il suo ferma il tempo
sui dubbi e le incertezze.
Leonardo era bellissimo. Lo vidi arrivare nella sala con il suo portamento elegante, l’impermeabile sul braccio e
la sua ventiquattrore. Era tra i relatori della serata dedicata alla letteratura. Una serata voluta dalle donne,
con le donne e per le donne. Io ero lì in veste di moderatrice. Avevo sentito parlare di lui, dei suoi successi
professionali, della sua carriera giornalistica. Era docente universitario, insegnava letteratura. Quella sera
aveva un compito difficile ma affascinante. Conferire sull’ importanza della scrittura al femminile nel terzo
millennio. Il nostro incontro fu inspiegabilmente magico. Ci presentarono,per qualche istante ci guardammo
negli occhi, io fui colta da stupore e da una leggera forma di imbarazzo. Mi ravvidi subito, mi calai nelle
vesti della giornalista e presi la parola. Diedi una scorsa rapida alla scaletta e presentai i vari relatori.
La serata culturale andò benissimo, la donna quale protagonista di un evento culturale aprì spiragli nuovi anche
in una realtà provinciale come la nostra. Leonardo abitava a Roma e lavorava alla facoltà di lettere moderne da
dieci anni. Fu invitato all’evento da giornalisti locali ed esponenti di giovani associazioni del territorio
pugliese. Un’occasione importante e molto significativa rivolta alla promozione sociale e culturale di un
ambiente piccolo ma ricco di storia e tradizioni.
Da quella sera, purtroppo, non rividi più Leonardo. Mi rimase il ricordo dei suoi grandi occhi verdi,
la sua vivace eloquenza, la sua grinta espressiva, il suo vigore, la sua voce incisiva. Pensai a lui
per molto tempo dopo l’evento. Avrei voluto contattarlo con una scusa, ma sembrava inutile, tutto
sembrava svanire nella banalità di motivazioni senza senso. Non avevo il coraggio di osare. Continuai
ad occuparmi di giornalismo tuffandomi a pieno ritmo nel lavoro. La mia vita scorreva senza colpi di
scena anche se il lavoro mi gratificava molto. A Leonardo quasi non ci pensavo più. Fu la casualità,
una strana coincidenza a farci rincontrare dopo alcuni mesi. Passeggiavo per il lungomare dopo una delle
mie tante giornate. Tornavo dalla redazione piena di giornali, appunti, un po’ di confusione, mille idee
che frullavano nella mente e il cuore rovesciato d’entusiasmo per la fine della mia storia d’amore. Da
qualche giorno io e Piero ci eravamo lasciati dopo l’ennesima, rocambolesca litigata, le sue solite scenate
di gelosia. Non ne potevo più delle sue stupide incongruenze. Anche questa volta come le altre mi ripetevo –
Non ne posso più, ora è finita veramente! Rimuginavo e ingoiavo i dissapori come pasti indigesti. Ero stanca
per le energie che andavano via come sudore che scivola addosso per l’afa di un’estate dura da passare e per
l’ansia che logora la mente. Mi affaccia al belvedere, accesi una sigaretta lasciandomi avvolgere come in un
abbraccio della volute di fumo incupite come il mio umore. In lontananza guardavo i bambini correre sulla sabbia,
vedevo la vita scorrere come scene di film già visti. Rivedevo i miei anni andati in fretta come le onde del mare
spinte dal vento, i sogni svanire come le nuvole dopo un temporale d’estate. Ero triste, svuotata senza la forza di
dare veramente una svolta alla mia vita. In quel momento mi interessava molto solo ottenere un contratto a tempo
indeterminato con la redazione del giornale per il quale lavoravo da anni. La mia condizione di precaria ad oltranza
cominciava a pesare. Facevo il bilancio della mia vita, tiravo un po’ le somme, avevo voglia di stabilità a più livelli.
Avevo trentadue anni, vivevo ancora in famiglia e mi pesava molto dipendere ancora dai miei genitori. Mentre le mie idee
si intrecciavano e si snodavano in modo fluido come sabbia sollevata dai passi di gente comune, sentii una voce forte –
Luana, Luana – mi girai di scatto – Buttai la sigaretta e mi trovai di fronte Leonardo intento a porgermi la mano – Ciao,
come stai? – Leonardo, proprio tu! – Esclamai con voce sottile ed incerta. – Come mai da queste parti? – gli chiesi –
Sono qui – mi rispose - perché un amico mi ha chiesto di dare delle lezioni al figlio prima dell’inizio dell’anno
scolastico. Sai – non potevo esimermi da quest’obbligo – Gli amici, sono amici. Beviamo qualcosa insieme? –
Mi invitò con entusiasmo - Certo! – gli risposi – senza esitazione. Leonardo era molto abbronzato, i suoi occhi
verdi risaltavano sul volto scuro, gli zigomi alti e le labbra carnose. Conversammo a lungo. – Dove abiti? – mi
chiese curioso – A quattro chilometri di distanza – gli risposi – sono qui per lavoro. Vivo in collina, ma
volentieri trascorro l’intera giornata in questo meraviglioso posto, se non altro, per l’incantevole mare e
per la sua costa. Parlammo prevalentemente di lavoro, lui aveva avuto modo di apprezzare i miei dossier sulla
condizione femminile nella realtà meridionale, soprattutto il mio interesse rivolto al fenomeno dello stalking.
Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Aveva anche avuto modo di consultare alcune mie pubblicazioni. Si fece
sera, ci lasciammo dopo aver cenato in un caratteristico localino affacciato sul mare. Conversammo fino a notte
fonda, le sue discrete attenzioni, il suo elegante coinvolgermi nei tanti, mille discorsi che intavolava, non
lasciavano spazio a distrazioni. Dopo l’ennesimo brindisi, ci salutammo, lui si avvicinò sfiorandomi la guancia
con la mano e tentando un timido approccio. Mi sfiorò le labbra con un bacio. Io per l’imbarazzo andai via, sarei
rimasta volentieri con lui. Mi pentii di essere quasi scappata – Che stupida sono stata! – Chissà se e quando lo
rivedrò! – pensai - Trascorsi quella notte di fine agosto assuefatta dal profumo della sua pelle scura, il suo
sguardo intenso, il tono musicale della sua voce che come l’eco di un canto leggiadro mi accompagnò fino all’alba.
Di mattina andai a lavorare un po’ frastornata ma felice. Forse non avrei mai più incontrato Leonardo, l’amarezza
confusa alla speranza di incontrarlo mi aiutarono anche a sentirmi meno sola. Non lo incontrai per giorni. Una
mattina, però, uscendo per un servizio giornalistico, lo rividi. Non era solo. Era in compagnia di una donna. Lo
salutai in modo molto formale. Lui si allontanò dalla compagna e mi raggiunse. – Ciao Luana, ti posso accompagnare?
Ho appena lasciato mia sorella – continuò – è venuta qui con i suoi bambini. Sgombrai subito la mente da dubbi ed
incertezze, e felice di averlo accanto, mi lasciai accompagnare. Lavorammo praticamente insieme quella mattina.
Pranzammo insieme e poi andammo in spiaggia. Camminammo per ore lungo la riva, arrivammo in un’insenatura alla parte
opposta del paese. Un angolo meravigliosamente sperduto. Leonardo mi prese per mano. Il mio cuore era un tripudio di
gioia. Il suo contatto generava in me una tempesta di emozioni. Mi piaceva, mi piaceva sul serio. Finimmo in un
abbraccio immenso, le sue braccia grandi e forti mi avvolgevano fino quasi a togliermi il respiro. Il suo corpo
era vigoroso, avvolgente, immenso. Mi baciava e mi teneva stretta a sé come se mi avesse conosciuto da sempre. –
Ti amo Luana, ti amo! –Mi ripeteva togliendomi quasi il respiro. Il suo alitare sulla mia pelle calda era
rassicurante come un giorno di festa, profondo come le acque del mare. Finimmo sulla sabbia con le ore che andavano
come le onde che lambivano i nostri corpi uniti. Non ricordo di aver mai amato con tale passione, con tale coinvolgimento.
Ci trovammo sotto le stelle e la luna che illuminava i nostri corpi mai pachi. – Amore solo la luna ci guarda –mi sussurrava
mentre mi baciava – Ti voglio ancora, non mi stanco mai di te, piccola dolce stella. –
-Ti ho trovata e non ti lascio andar via. Sei la mia stella! – Mi ripeteva mentre la sabbia umida luccicava di sogni e
di tempo ancora nostro. Fu quella un’indimenticabile notte d’amore. La mattina ci risvegliammo stretti, avvinghiati.
L’amore ci sfinì nel dormiveglia delle onde e dell’alba che s’affacciava timidamente schiarendo l’orizzonte lontano
dipingendolo di rosa. Andammo via. – Vengo a prenderti più tardi, pranziamo insieme, ti va? – Mi chiese – Si va bene.
Vado a casa, ci vediamo dopo. - Così feci. Ritornai sul tardi al nostro solito posto. Leonardo non c’era. Lo attesi
per ore. Invano. L’attesa si faceva sempre più lunga e si amplificava come le onde che il maestrale dilatava e che nel
loro pacato moto infrangevano gli scogli dove adagiai la mia speranza e il mio sguardo fisso a quel meraviglioso
tramonto che accarezzava la mia ingannevole voglia d’amare. Le ombre della sera calavano silenti come la certezza
di aver perso Leonardo per sempre. Le prime luci si accendevano in lontananza come le lacrime che rigavano le mie gote.
Leonardo era scappato via portando con sé parte di me, il solare mio specchiarmi in quelle acque in cui guardavo
il domani per cercare la forza di non lasciarmi andare. Il ricordo del sole che s’affacciava nel mare rosseggiando
nel suo lento, dolce, ammaliante tramontare…come l’amore appena nato. Un amore senza futuro perché Leonardo era sposato.
La donna dalla quale si allontanò quella mattina era sua moglie. Una nota imprenditrice sempre in giro per lavoro. Un
solido matrimonio di interesse il loro, girovago come il loro amore, inafferrabile come il loro rapporto, comune a tante altre storie di vita.
Il profilo del tuo volto distratto,
lo sguardo incantato,
le labbra dischiuse
nel tuo discorrere vivace,
mentre ancora s'alza
leggero l'alito di vento
che anticipa la primavera lontana
e accarezza i capelli scomposti.
Ti rivedo
solitario e ribelle,
dolce e appassionato,
la mente confusa
e le mani leggiadre
che scivolano sulle mie gote
che attendono amore.
Ti rivedo
solo pensiero,
anima, infinita passione.
Ancora ti rivedo,
lungo i passi del silenzio,
incontro al tempo che non torna,
le strade che divergono
e l'amore che ci unisce!