Dall'utero immerso tra i due mari
dove le Cheradi rocciose
a baluardo dei marosi s'ergon
ed in essi si specchian
quando Ionio si placa a Tramontana
e sui prati di gorgonie
i pini marittimi si rifletton
e la costa mossa cela all'occhio
cale di linda sabbia fine
io nacqui.
Non potei allattare alle mammelle
gonfie d'albe consacrate a Clio
che videro i legni Elleni
baciare i raggi obliqui sulla rena
ne' ai tramonti accesi da Erato cantati
che ispiraron gli animi più puri
ne' attinsi dalla luna ad Eros tanto cara
più di quella d'altri stellati cieli.
Culla d'erba umida tra i monti m'accolse
lì mi nutrì di bruma e pioggia
di pallidi soli mi scaldai appena.
Torno a volte alla mia amata Madre
tra i seni vuoti il capo porgo
e gli occhi elevo al cielo
le labbra non suggono che il nulla
le iridi non scorgon che grigiore.
La sabbia ora sbiadita più non riluce
dell'isole all'orizzonte non v'è che l'ombra.
O Taras condotto dal delfino
di questa Genitrice tu per primo
godesti la bellezza ora smarrita.
/Prestami i tuoi favori/
/ch'io ti narro ora/
/di terra a me sì cara/
/che quando ricordo sfiora/
/nel cor sento tumulto./
/ /
/Basalti neri a picco/
/sull'onde sempre vive/
/rade le cale placide/
/a custodire i gusci/
/ /
/brulla la scarsa zolla/
/celata tra le rocce/
/i pochi rami chini/
/ad ossequiare i venti./
/ /
/Eppur da Monte Grande/
/quando lo sguardo apri/
/opprime la bellezza/
/della natura astiosa/
/ /
/odori ogni stagione/
/di zagare e zibibbo/
/al vapore delle polle/
/scaldate dal vulcano/
/ /
/cinto da bassi mirti/
/ di Venere lo Specchio/
/è il lago solforoso/
/in cui s'annega il cielo./
/ /
/D'Ogigia t'ho narrato/
/che quando notte oscura/
/tra i vichi dei dammusi/
/dai bianchi tetti a ogiva/
/Calypso scorgo ancora./
* *
Come uccello snidato dal ramo
allo sfiorir delle forze s'arrende
dispiegando al caso le piume
abbandonato all'incerto destino.
Nella danza di ore dolenti
caoticamente condotta tra nembi
in un cielo cantore di pioggia
così attendo il chetarsi del vento.
Vieni al mio giardino
Vestita da baccante
Cogli dal melograno
Il frutto più rubizzo
Che aperto ti si offre
E poni le gemme nel fiele.
Adagia la gota nivea
Sul ventre mio disteso
E suggi alla fonte di Priapo
Foriero di sogni vogliosi
Nelle notti vissute piangendo
Il mio corpo distante dal tuo.
Lascia che disponga
Le rosse perle amare
Dai vertici svettanti
Delle floride colline
Fino al boscoso monte
Odoroso di selvaggio muschio.
Percorrerò la via tracciata
Indugiando con le labbra
Ad ogni piccolo fremito
Giunto al favo palpitante
Attingerò al copioso miele
Saziandomi di dolcezza.
/A quale cielo affidi/
/Adesso il tuo segreto/
/Per sempre custodito/
/Più d'un prezioso bene?/
/Sul fondo di un baule/
/Nel vecchio carrozzone/
/Tra gonne di ciniglia/
/E stremati talismani/
/Conservi i tuoi ricordi./
/In un quaderno annoso/
/Cosparso dei tuoi sogni/
/Giovane la mano incerta/
/Tracciava le tue smanie/
/Che avresti poi smarrito/
/Nel correre all'indietro/
/A quel fatale giorno/
/Che amore concedesti/
/ A un giovane gitano/
/Inviso dai famigli./
/Tu sposa più non fosti./
/Marchiata con la lama/
/La gota tua oltraggiata/
/Parlava del peccato./
/Ora che sei disfatta/
/Nel corpo e nella mente/
/Quando la guancia sfiori/
/Solo un pensiero resta/
/E affiora il tuo segreto/
/"Valse la pena amare/
/Anche se solo un giorno!"/
Nelle ore più buie della notte
ancora lunga da consumarsi,
della quale non si scorge alba,
una notte privata delle stelle,
rapite da cieli più sereni,
un vecchio marinaio stanco,
ingobbito nello spirito e nel corpo,
affonda i remi nel limo d'un mare
che dalle onde maestose trae piacere.
Misero essere che Dio non scorge,
ha smesso di pregare ed imprecare.
Fiaccata la sua mente trae la forza,
da un antico mito giunto a memoria:
"Quando vaghi in acqua burrascosa,
la tua amata si recherà alla spiaggia.
Anche dal cavo dell'impetuosa onda,
potrai scorger lucerna a farti guida".
Scruta l'orizzonte indefinito,
si aspetta di scorgervi quel faro.
Ormai già si figura la dolce amata,
di baci assai chiassosi ristorarlo
e trarlo a se sul petto tumultuoso.
Una folaga foriera delle fronde,
alla sua prua plana e s'attende.
"Cosa vuoi, perché mi fissi triste?
Manca solo poco e vedrò il lume!"
La folaga piangendo gli rispose:
"ho volato nei cieli d'ogni dove,
come va il mondo ora conosco...
Per te non ci sarà alcuna donna
che olio brucerà sul sabbioso lido.
Hai ceduto ai bisogni del tuo cuore,
ma non temere oltre, vicino è un porto".
Lui sa, la folaga mai mente,
se parla a remator nella procella.
Volge lo sguardo al vuoto nero,
di colpo l'abbandonano le forze
e sul fondo della barca si distende.
"A che mi serve ormai il vicino approdo,
se l'agognata luce mi vien negata?"
Ingobbito nello spirito e nel corpo,
nel mare limaccioso affonda il cuore.
Le donne? Tutte uguali, son leggende!
*/ /*
/Sopra un tappeto di robinie/
/a piedi scalzi ami danzare/
/sulle note di un dolente fado/
/ombra inquieta della notte./
/"Non vi fu per te forse giustizia?/
/Ma qual senso ha che adesso,/
/venga a turbare il sonno mio?"/
/"Vorrei tu mi narrassi", chiesi./
/E tu mi raccontasti affranta:/
/"Così come mi vedi io ero,/
/quel giorno che più funesto/
/mai esser potrà d'un altro;/
/quando il mio ventre tondo/
/mascherar oltre non potei/
/e l'uomo che sposai lo scorse"./
/"Sposa per vil danaro, io fui,/
/sol questo gli riuscì d'amare./
/Ma il cuore mio sposato era,/
/al giovin che al nome tuo voltava/
/e pur di te vaga sembianza aveva./
/Così, quando trascurata presto fui,/
/in amore e ardore cercai ristoro,/
/tornando di nascosto da Marcello"./
/"E cosa accadde poi? Narrami ancora!"/
/"Non volli mai svelare il dolce nome/
/al bruto che percosse il ventre mio,/
/ne' le sevizie poteron oltre servire/
/e quando fui lasciata abbandonata/
/di notte partorì senza un lamento"./
/"Dall'utero fluiva la mia vita,/
/la vita mia vagì, posata in terra./
/Con l'ultime mie forze a me la strinsi/
/la tenera creatura derelitta"./
/"Così spirammo insieme mamma e figlia"./
/"Ben triste è la tua storia, anima pura,/
/che i giorni a me serbati serberanno/
/nell'anima, nel cuore e nella mente"./
/"Ma cosa posso far per te, cedimi affanni!"/
/"Marcello mai non seppe del mio fato/
/così pensò l'avessi alfin scordato./
/A te narrando la mia sì triste storia,/
/mi pare come se a lui racconto ora,/
/chè d'animo gentil e puro siete parenti"./
/Ristetti per un poco a meditare poi,/
/con al petto un gran tumulto,/
/piangendo, a stento le risposi:/
/"Oh povera creatura mal difesa,/
/se sol potessi io darti conforto!"/
/"Una parola sola con il cuore, una sola,/
/mi sento di poterti dire ora: Amore!"./
/Disfatto all'improvviso crollai sul letto,/
/dormendomi d'un sonno calmo e lieto./
/Il dì seguente che al sole aprì la vista,/
/accanto al mio cuscino v'era un dono:/
/sopra un velluto bianco, un fiocco rosa./
/ /
/Altro non posso donarti di me stesso,
è poca cosa, che un volo con la fantasia.
Narro dell'onda e della nube grigia,
delle note sospese al lume della luna,
del vento che comanda ai tuoi capelli,
di sfiorare la nuca disadorna e bianca.
Muterà certo soffio all'improvviso,
se sempre incontro al sogno andremo;
Ostro sarà sconfitto nella battaglia,
se labbro accosterò al collo tuo.
E' fiato che ti scalda all'improvviso,
carezza che ci conduce verso sera.
Brezza ora non temere più e non amare,
sarò il manto, il soffio, e l'avvenire.
Nel chiostro mio di nebbia turbinante,
celata al senno di chi non vuol capire,
potrai ora mutare da crisalide in farfalla. /
/Per anni dieci più due lustri attesi/
/che Penelope terminata la sua tela/
/volgesse a me lo sguardo interessato./
/Ciò mai accadde e più non spero./
/Dimentico ormai anche del talamo/
/che tentai di sradicare con la forza/
/per quanto infisso fosse nella terra,/
/da Itaca ora ramingo lontano vago./
/Desio nutrirmi dei fiori di loto pago/
/di mai più ricordar quel che mi colse/
/quando cedetti al cibo che il cuore sfama./
/Così tremante a volte accolgo i cenni/
/che timidi mi pare di voler scorgere/
/di anime che han con me pari sventura./
/Il mio cuor di viltà non vuol sembianza/
/seppur guarito è ancor grondante sangue/
/però tem'esso, messo a nudo dello scudo/
/l'incoccar di freccia che parimenti inganni/
/come l'esperta vita mia trascorsa insegna./
/Alea ancor potrei ora stolido sfidare,/
/lanciare gli astragali sul desco della vita/
/e sortire il colpo d'Afrodite pria di morire./
/ /
/Nell' angolo più buio dell'antro/
/piegato in posizione fetale/
/attendo, nudo, in silenzio./
/Ascolto il battito incerto/
/delle ali di falene perse/
/nel cercare la via giusta/
/attratte dalla luna spenta/
/nel cielo buio della grotta./
/Gocce di lacrime private/
/sono il liquido amniotico/
/nutrimento per le illusioni/
/ancora presenti nei sogni./
/Rinascerò ancora una volta/
/quale voi mi voleste/
/o come il destino scelse./
/Ora, ancora e ancora/
/scelgo di scomparire/
/come fu e forse sarà./
/Partorito da Esculapio/
/tornerò a fingere un sorriso/
/o a ridere di nuovo alla vita/
/o a piangere per sempre./
/ /