Quando volgevo in alto la testa dalla piazza di Tarapoto,vedevo la sagoma verde del "cerro escalera" sempre avvolta di nuvole nere e minacciose;poi guardando a nord,sentivo il calore e l'umidità dell'amazzonia e pensavo che ormai dovevo andare da lei.
Ero da giorni nella regione di San Martin,che prende il nome dall'uomo che assieme al"libertador"simon bolivar liberò il perù,una regione caliente,piovosa e poco abitata,un territorio di selve,fiumi e cascate senza strade asfaltate e con capanne di fango come in africa.
A sud,nelle provincie di caceres e tocache,nascosti tra le selve dell alto corso del rio huallaga,ci sono ancora i terroristi di "sendero luminoso",attivi negli scorsi anni soprattutto nel narcotraffico. Tarapoto,"città delle palme",con il suo aereoporto è l ultimo avamposto della civiltà,a nord ed a est si apre l'ampio bacino amazzonico,con l'immenso stato di loreto,ucayali e madre de dios,poi in brasile il mato grosso.
Un territorio sconfinato,grande quasi quanto l'europa,poco adatto alla vita degli esseri umani ma un paradiso per insetti,uccelli e rettili.Qui,nelle valli del mayo e dello huallaga,quando arrivarono i conquistadores spagnoli,sterminarono tutti gli indios cumbazas e dice la leggenda che gli unici superstiti furono trasformati dal dio "apu" in un toro e una farfalla.
Insediamenti umani di una certa importanza apparvero solo verso la fine del 700,con la nascita di tarapoto.
Consultai la cartina e parlai con il mio amico vincenzo,150 km. a nord,a yourimaguas nello stato di loreto,c'era una lancia"ferry" che con 2 giorni di navigazione sul rio huallaga,ci avrebbe condotti ad iquitos,la"puerta"dell'amazzonia.Era natale e decidemmo di andare,mi recai al paradero"fermata" dei taxi e come sempre la trattativa fu rapida,simpatica e conveniente,purtroppo l'orario di partenza erano le 4,30 del mattino!Si andava in amazzonia,zona di febbre gialla,fine dei giochi e degli scherzi,una sola legge"la selva es mas fuerte che el elefante".
Prendemmo la carrettera per la bellissima "laguna azul",qualche anno prima ci dirigevo una fazenda di tabacco,poi girammo a sinistra in un viottolo nella selva buia.
Sulla via 2 auto e qualche capanna,poi quella che apparve non fu la luce del giorno ma una spessa,grigia e fittissima nebbia.
I mango giganteschi sembravano ciclopi e la foresta sembrava più una brughiera del nord europa piena di spettri. Finì la selva e finì la nebbia ed si vide una strada nuova in costruzione,era vero allora,avevo conosciuto il costruttore brasiliano e la sua bellissima signora"paulista".
In mezzo ad un oceano di verde,vedemmo yourimaguas,con il cielo grigio di nubi e la lancia sul fiume che già caricava a bordo persone e animali.
Il tempo di fare una buona colazione,di comprare acqua e di fare un giro nella piacevole cittadina amazzonica che ricevemmo il saluto di un forte scroscio di pioggia tropicale. Dopo 5 giorni di piogge incessanti che gonfiarono i fiumi,dovetti tornare da iquitos a tarapoto in aereo,per non perdere giorni sulla lancia controcorrente.Rientrando in hotel a tarapoto,la signora juli,mi sorrise preoccupata poichè il giorno della mia partenza per yourimaguas,"bandidos" avevano assaltato i taxi sulla strada.
Fu proprio salendo su per la gola del rio urubamba,con i muli e un contadino,che Hiram Bingham scoprì questa città perduta di Machu Picchu;in vero cercava Vilcabamba,ultima capitale del regno inca,ma si dovette accontentare di questo che ormai è considerato,uno dei siti archeologici più belli al mondo.Oggi si parte da Cuzco in trenino,o ferrocarril,e si scende ad Aguas Calientes,un bel paese con alberghi e buoni ristoranti oltre ad un variopinto mercato.
Da qui gli ultimi 20km. si fanno con comodi bus ma per i duri,gli sportivi,c'è il "camino inca",il sentiero antico che porta ai 2600 mt. della città perduta.Entrando alla biglietteria la ragazza in inglese mi disse "sir,ti serve una guida?" ,portava il giubbetto con scritto "guia" ed io sorridendo le risposi"grazie amica,ma io sono la guida!".Dopo due o trecento metri apparve il sito,annunciato dalle migliaia di scatti delle fotocamere digitali e da effusioni,baci,carezze;si quassù tutti si amano,di fronte al bello,al creato,all'ingegno dell'uomo.Eppure in Perù esistono siti di maggior interesse esoterico,storico,archeologico,come Nazca,Ica,Il Sacsahuaman,siti che probabilmente segnalano la presenza di una parte della storia sconosciuta,ma questo è considerato uno dei posti più belli al mondo,una cartolina della bellezza assoluta.
Machu Picchu è una delle più belle meraviglie del mondo ed è il biglietto da visita turistico non solo del Perù ma di tutto il sudamerica.
Il verde bottiglia intenso della foresta tropicale si staglia contro il grigio quasi lucente delle costruzioni incas,mentre sotto di 400 mt.,l'Urubamba sembra un serpente che striscia ai piedi di un gigante.Se il cielo è azzurro terso in pochi minuti può diventare scuro di nubi e si ha l'impressione che alzando un braccio si possa afferrarne una,tanto sono basse e vicine.I "puri" dicono che questo spettacolo è niente di fronte al momento magico dell'alba,quando il sole fa il suo ingresso qui,fra le montagne andine.Lasciate le guide,tanto ne sapevo quanto loro,qualcuno mi chiamò per delle foto,altri mi chiesero di storia;tutta gente seria,simpatica,acculturata,tante belle ragazze,brasiliane,argentine,americane,tante europee,tutti con i loro libri e le loro guide.Forse Pachacuti il "sommo" imperatore fece erigere questo luogo di studi e religione ,però il tutto benchè recente (1450) è avvolto nel mistero,nel magico percorso storico delle ande basse che racchiusero la più grande delle civiltà precolombiane.Intorno alle 3 i 1500 turisti si diressero verso i bus ed il pranzo,anche io detti un 'ultimo sguardo al luogo,sognando la mia bellissima ragazza lasciata lassù,nel calore dell'amazzonia.Il bus iniziò a scendere inseguito,per le scalette dei tornanti,da un bambino simpaticissimo e urlante,vestito da guerriero inca.Al ponte in fondo,il bus si fermò e salì tutto sudato il bambino che protese la mano per chiedere;dai miei conti fece più di 10 dollari,erano tutti sorridenti e di buon umore i turisti.
Nessuno d'altronde avrebbe potuto negare 1 dollaro all'ultimo dei guerrieri incas,all'ultimo dei signori delle ande,nessuno poteva negare qualcosa ad un figlio del dio "Inti".
Avvicinandomi con il naso al finestrino,della vecchia e lenta renault4,potevo sentire bene quel dolce profumo,erano le piantagioni di ylang-ylang e di vaniglia che davano quell'odore a Nosy Be,l'isola dei profumi nel nord-ovest del Madagascar.
Il navigatore portoghese Diego Diaz,fuori rotta per una tempesta,scoprì l'isola rossa(per il ferro che colora il terreno) che fu poi contesa da olandesi,inglesi e francesi,ma sopratutto fu per molto tempo base di pirati e bucanieri famosi,come Avery.
Ero arrivato ad Antananarivo,Tanà per i malgasci,con un 747 di air madagascar,poi avevo proseguito per Nosy Be.Strano posto quest'isola,così vicina e così diversa dall'africa;si vede subito dal paesaggio e dalle persone,gente alta,teste squadrate, pelle non troppo scura,qui si sono incrociati indonesiani,arabi,indiani e anche cinesi,assiemi agli africani.
Niente animali velenosi,clima cangiante assieme al panorama e tante belle ragazze alla ricerca di un marito,alla ricerca dell'europa.
Appena arrivato nel mio hotel Villa blanche,che già il fido "ruffiano" Issouf ,mi aveva trovato una bellissima ragazza.
L'isola era spartana,sobria,le strade pessime,gli unici taxi delle vecchie renault4,ma il mare di fronte bellissimo,unico.
Visitai le isole mitsio,nosy comba,poi fui con i lemuri sulle spalle a nosy tanikely e vidi le tartarughe di nosy irania.Nei ristoranti si trovavano calamari enormi e a poco prezzo,tutto questo era niente rispetto a quello che avrei visto ad Andilana beach.Partii per mangiare aragosta,mi dissero di una capanna Chez Luisette,sulla strada un grosso camion carico di canna da zucchero non si fermò al passaggio di 3 povere oche e le schiacciò riducendole a povere piume;l'africa si sa,non scherza,non perdona,non aspetta!Ad Andilana c'era un grosso hotel malgascio chiuso,fallito,abbandonato, ed arrivato in spiaggia capii che ero quasi in polinesia;andilana era uno spettacolo di purezza,natura,incanto,colore,era proprio il massimo del mare.Mangiai una splendida aragosta da Luisette,osservato dal solito camaleonte verde lì vicino,fermo,immobile,quasi paralizzato,ma non riuscii a comprare conchiglie a buon prezzo.Sono passati 12 anni,quell'hotel di Andilana è stato rilevato da un gruppo italiano che ne ha fatto oggi una delle mete più ambite dell'oceano indiano.Sarei voluto andare a Diego Suarez e Antsirabe,ma avevo conosciuto Juliette che non si poteva muovere,così sulla panoramica terrazza del Villa blanche,guardavo la bassa marea del canale di Mozambico,parlando con Issouf e aspettando la bella malgascia.Poca gente in giro,pochi turisti,tanto calore e tanta allegria;in hotel per l'addio ad un gruppo di paracadutisti,vennero tante belle ragazze,danzarono il ballo locale al suono dei tamburi,sedere contro sedere,facendosi ammirare.Disteso sotto il banano di fronte al mio bungalow guardavo l'azzurro del mare pensando alla bellissima Chantal,che dietro una ricca mancia,mi aveva presentato Issouf;il fidanzato francese di lei era partito per la vicina isola della Reunion.
L'ultimo giorno a Tanà,non avevo neanche voglia di souvenir per i miei nipoti,non avevo proprio voglia di tornare a casa.
Si stava tanto bene in Madagascar.
Mentre aspettavo di salire sul grosso e vecchio ferry che mi avrebbe portato ad Iquitos,osservavo il cielo scuro e plumbeo di Yorimaguas,sorridente cittadina amazzonica.Eravamo sulla sponda destra del rio huallaga,nello stato peruviano di Loreto completamente immerso nella foresta amazzonica;il ferry aveva già caricato quei strani bovini tropicali con la gobba ed io avevo comprato cibo,acqua e un'amaca per dormire.
Legando l'amaca nel salone mi girai e vidi sulla destra le magnifiche gambe di Alejandra,una bellissima infermiera volontaria di Siviglia,già distesa nella sua amaca,mentre a sinistra si sistemò Vanita,una dolce "chica" di Iquitos col suo nipotino.Quando la "lancia",in leggero ritardo,iniziò la navigazione nelle scure acque del rio huallaga,mi accorsi che non c'erano zanzare;mi spiegarono che la ventilazione creata dal moto del ferry le infastidiva.
Malgrado la presenza della dolce Vanita e della superba Alejandra,mi apparve una cosa negativa,dal momento che quasi tutti gli "indigeni" viaggiavano con delle scatole di cartone che facevano tanto chiasso:c'erano dentro tutti galli da combattimento!Disteso sull'amaca vicino alla finestra,cominciai a guardare fuori il verde della foresta e le altissime "lupunas",i pappagalli e gli uccelli in volo,le rare capanne lungo le sponde,il cielo grigio di nubi e l'acqua torbida del fiume.Ogni due o tre ore il ferry si fermava,salendo o scaricando qualcuno o qualcosa;patate,cesti di banane,indios o animali.Nella notte alla luce delle torce,l'unico segno di civiltà erano gli stivali dei "nativi" e l'unico rumore il motore del ferry.Il fiume si allargò e capii che stavamo entrando nel rio maranon,il fiume dei piranas;da qui nel 1542 era disceso Francisco de Orellana,luogotenente dei conquistadores Pizzarro e Almagro,che poi aveva per primo navigato tutto il corso del'amazzonas,fino alla foce.Vedendo delle donne guerriere sulle sponde,l'esploratore spagnolo,aveva chiamato il rio come le antiche amazzoni.Vanita mi parlò di Iquitos e dei gesuiti che la fondarono,della grande epopea del caucciù che la rese,con Manaus,capitale mondiale della gomma.Alejandra,bella,attraente e con i capelli "rasta",mi disse che sarebbe andata a vedere i "nativi" sul rio Nanay,uno dei tanti affluenti di destra del grande rio.Il pasto del ferry era immangiabile ed i bagni schifosi,poi il fiume sembrò diventare un lago ed allora eravamo nel rio Ucayali,dentro il braccio primario dell'amazzonas,perciò non mancava che poco ad Iquitos,solo la notte.L'amaca mi aveva indolenzito ed i galli innervosito,quando alle prime luci,nella foschia caligginosa apparve l'imbarcadero della città di Iquitos,già avvolta nel gran calore e nella sua inesorabile miseria.Non erano ancora le otto che mi ero sistemato a 50 metri dalla "plaza",in un bellissimo hostal "la casona",per soli 10 euro a notte.Di fronte all'Eldorado, l'unico 5 stelle della città a 60euro,chiamai un giovane lustrascarpe per farlo felice,che mi passò un foglio locale l'iquitos time.C'era il disegno di un esploratore americano dell'Oklaoma,assalito a 150 km. da lì,da un anaconda di 9 metri:l'americano,un osso molto duro,aveva resistito e poi aiutato da guide con fucili aveva graziato il mostruoso rettile.
Verso le due,dopo un ottimo "cebiche" uscii dal ristorante imbattendomi in uno splendido sorriso,era lei proprio,la divina Alejandra.
Quello che ti resta dentro del Vietnam sono gli ampi spazi e la luce,più chiara del solito quasi accecante,le diecine di donne con i tipici cappelli
conici nelle risaie,ed il silenzio assoluto privo anche del vento,nella campagna intorno a Saigon(HO CHI MIN CITY).
Da un quarto d'ora dicevo al mio amico Peppe di muoversi perchè l'aereo ci avrebbe lasciati,ma lui continuava a pettinarsi nella bella camera all'11mo piano del
MANDARIN ORIENTAL di Bangkok;e così fu,l'aereo se ne andò,costringendoci a passare 5 ore fra massaggi,barbieri,pedicure,aspettando il
prossimo volo.
Arrivammo nel buio e tetro aereoporto di Saigon verso le 8,scendemmo al pianoterra non per una scala normale,ma
con la scaletta di un vecchio aereo appoggiata alle pareti.
Fuori il piazzale era sterrato ma almeno con un telefono;quelli del
CONTINENTALE HOTEL ci vennero a prendere,guidandoci nella spettrale e nera notte di Saigon.Il CONTINENTALE era il più rinomato e
coloniale degli hotels,ma c'era poca clientela,poi la mattina seguente scoprii che il CARAVELLE,il REX,il MAJESTIC,gli storici
hotels deicorrispondenti americani durante la guerra,erano ormai povere stamberghe ridotte alla fame.
Saigon,con poche auto e tante biciclette,sembrava il luogo del day-after,una città fantasma,fatiscente,provvisoria
con strade tutte uguali,simili,piene di meccanici e carrozzieri,piena di cose rotte e da aggiustare,una città piena
di miseria e carestia,nel disastro.Il comunismo aveva vinto ma il Vietnam aveva perso,bastava guardare le persone
poche pesavano più di 50 kg. e nessuno rideva,come se il sorriso costasse caro,come fosse un lusso superfluo
Eppure vicino alla cattedrale cattolica,in mattoni rossi,entrai in un club dove una bella viet ,cantava la
canzone dei ROXETTE,quella di "pretty woman".
Sulla polverosa strada per CU CHI,a vedere le mitiche gallerie
rifugio dei "vietcong",molti carri carichi di bambù trainati da bufali,poi i bambini
intorno a chiedere un dollaro,fra un vecchio elicottero e un carro armato.Tornando,i lumi a
petrolio nelle misere abitazioni di campagna e le luci della città da lontano,una città dove
con 100 dollari eri un "signore".
In quella che iniziava al MAJESTIC,di fronte al Saigon river,e
che chiamavano la via "degli antiquari",tutti ti toccavano,ti chiamavano,ti vendevano cartoline
e souvenir;tutti storpi,senza un piede o la mano,molti ciechi e disperati,sopravvissuti della guerra.
Per soli 3 dollari comprai un vecchio "zippo",forse originale di un soldato americano,c'era scritto in
inglese"quando morirò andrò sicuramente in paradiso perchè all'inferno ho già vissuto".
(1992 penisola indocinese)
Dalla terrazza al terzo piano dell'hotel Neptun, guardavo la fila di petroliere che aspettavano di caricare nella raffineria di Puerto la Cruz, la più grande del mondo.
Ero lì da dieci giorni in quella città proprio di fronte alla "isla Margarita", un bel posto di giorno ma pericoloso e noioso di notte.Dalla terrazza guardavo lo splendido "paseo Colon", un viale di due km. proprio di fronte agli imbarchi per le isole di fronte e per il parco "Mochima".
Il Venezuela è leggermente atipico, nel senso che non ha lo stile di vita proprio dei latino-americani, somiglia più al Messico ed al sud degli States.
Stavo studiando un'avventura nel centro della "pampa" venezuelana gli "llanos" o meglio ancora nel profondo sud amazzonico; mi attirava la zona della "gran sabana" il parco "canaima" con la famosa cascata del Salto Angel.
Ma quello che mi ispirava in modo particolare sarebbe stato di navigare sul rio Orinoco e poi visitare quello che si dice il più bel "tepuy" del mondo, una montagna bellissima, isolata, con la cima piatta, ancora più bello di "Roraima", al confine col Brasile.Il nome di questo tepuy è il "Cerro Autana" e presto diventerà uno dei siti più belli e visitati al mondo, porta d'ingresso dell'amazzonia da nord e montagna sacra di popoli indios.
Mancavano due giorni a capodanno, presi un taxi e mi avviai verso la città di Maturin,capitale dello stato di Monagas, nella zona degli "llanos orientali";sulla strada piatta tante piante di mango e degli strani cactus, non ho capito come vengano dei cactus in una regione dove piove moltissimo.Sistematomi in un modesto albergo, capii subito che ero lontano da un luogo avventuroso , poichè Monagas è diventato il maggior produttore di petrolio di tutta la federazione venezuelana, lo dimostravano i bellissimi centri commerciali e le gigantesche "jeep Dodge".
La bella e simpatica Rosita, la figlia della padrona dell'hotel, mi invitò nella sua splendida casa per la notte di capodanno, promettendomi che mi avrebbe presentato Francis, la sua favolosa cugina.Dopo un'ottima cena con amiche simpatiche e di origine italiana e dopo un'ora buona di botti, spari e tric-trac arrivò finalmente lei Francis, anche leggermente contusa per un leggero incidente d'auto del giorno prima.La ragazza di 1,75 non era bella, era fantastica;anche lei di origine italiana e di colore chiaro, aveva la sensualità, il fisico, le movenze di una sudamericana, ma la classe e lo charme di una italiana o di una francese.Per giunta la "chica" era anche simpatica e naturale, così dopo avermi dato il suo telefono, i miei propositi di andare verso il sud amazzonico, si ridimensionarono e di molto.
llanos venezuelani dicembre 2007
Zea era un ragazzo molto intelligente e ben educato,possedeva un toyota corolla e faceva il tassista nella povera e triste ma dignitosa città di Yangon.
Avevo conosciuto Zea appena due ore dopo il mio arrivo in Myanmar(ex birmania) all'uscita dello Strand hotel,dove mi ero recato a visitare negozi di rubini e lo stile coloniale del palazzo.
Girai col taxi per qualche giorno visitando la città,tanto la corsa costava niente,ma anche e sopratutto perchè non riuscivo proprio a trovare un posto decente per mangiare;alla fine incontrai il panda restaurant,grande e frequentato,così non mi mossi più.L 'unica cosa di cui avevo sentito parlare a Yangon,oltre l'estrema povertà, era il palazzo del Karaweik,splendido dragone a due teste e simbolo dell'architettura kitsch,posto sul lago Kandwagy;quando ci andai per un aperitivo,le zanzare stavano per mangiarmi vivo.Era febbraio e tra poco sarebbe arrivato il monsone,la temperatura era perfetta e nel cielo non si vedeva una nuvola,un cielo terso,da cartolina.
Di notte con Zea,da qualunque parte andassi,vedevo la bellissima cupola dorata della pagoda Shwedagon,monumento simbolo della città e del Myanmar,con i suoi 700 q.li d'oro che brillavano nella dolce e tranquilla notte asiatica.Laciai le scarpe fuori in uno dei tanti ingressi e salii,ammirando dall'alto il bel "parco del popolo",i tanti monaci coi loro mantelli arancio e la gente silenziosa in preghiera,era anche domenica.
Un grande profumo d'incenso fra le centinaia di statue del buddha poi tanto misticismo e dignità;una vecchia carrucola portava le misere offerte verso lo "stupa",dove potevano entrare solo i servizi fotografici con permesso.
Il mio efficientissimo tassista scoprì anche una meravigliosa piscina di un vecchio hotel che si specchiava nelle acque di un laghetto,mi dissero che una delle due bianche villette coloniali in fondo,apparteneva alla signora Aung San Suu Kiy , premio nobel e già a quei tempi agli arresti domiciliari.
Avrei voluto tanto, ma proprio tanto,,fare visita alla signora Aung San , però era solo il secondo anno che si entrava in Myanmar e non potevo rischiare,per la giunta militare comunista,di finire i miei giorni proprio lì.
Ero solo con un amico e con il tassista,ricco dei miei pochi dollari,i in un paese dove gli uomini non portavano i pantaloni ma il "sarong",una coperta avvolta nella vita, e dove a est nello Shan,c'era la famosa zona di produzione dell'eroina detta "golden triangle".Credo a Pegu andai a vedere la statua enorme di un buddha disteso ,quando si avvicinò un vecchio con in mano una gabbietta e dentro un passerotto,dicendomi che pagando un dollaro avrei potuto liberare il volatile.Gliene detti due di dollari e liberai il passerotto pensando alla signora Aung San,purtroppo l'uccellino ha avuto la sua libertà ma la signora ancora no.
1995 sud est asiatico
Pioveva ormai da due giorni consecutivi ed il livello del rio Huallaga era salito di molto, tanto da portarsi quasi via pompe e motori.
Nella regione di San Martin, nordest del Perù, quando pioveva non scherzava mica, ci dava giù alla grande.
Quella mattina, navigando con la barca a motore sul fiume, erano passati i cadaveri di un bue e di un uomo, portati silenziosamente dalla corrente.
Spesso la piena arrivava improvvisamente e rapidamente; la gran parte delle piogge erano distribuite nell'alto corso del rio Huallaga, lassù sull'altipiano
al confine con la regione di Huanuco, dove la giungla tropicale è impenetrabile.Si rifugiano lì da anni, quasi imprendibili, gli ultimi superstiti del
gruppo maoista "sendero luminoso", ormai braccati e sfiniti, sopratutto senza appoggio popolare e senza più i proventi del ricco narcotraffico.
Il sabato mattina veniva sempre l'esercito peruviano, proprio nella nostra fazenda, di fronte alla chiatta che attraversa il fiume e porta i pochi
turisti verso il nascosto paradiso di "sauce" o "laguna azul".Loro dicevano che si esercitavano ma io non mi fidavo troppo, mi sembrava un poco strano.
In vero proprio sulla curva in alto, dove la "carrettera" scende verso il povero villaggio di Machungo, gli incappucciati di "sendero", pochi anni prima,
avevano ucciso ben cinque poliziotti.
Anche la mia fida capooperaia Lili mi aveva riferito che pochi giorni prima, si era sentito un rumor di stivali marciare di notte;
Lili non aveva dubbi, era "sendero", mi disse tremando.La cosa non mi turbava molto, ma quando vennero l'amministratore ed il mio amico
Roberto a dirmi che volevano prendere un'altra azienda nella valle del Biavo, oltre Picota, cominciai un pò a preoccuparmi.
Alla fiera amazzonica, gente che vendeva degli erpici, mi riferirono che di notte andavano in quella valle armati di mitra, e
di non sentirsi tranquilli neanche loro.Di domenica provammo a visitare il posto con i miei due amici, con la vecchia jeep scassata e
senza le ruote motrici, passammo il famoso ponte a Picota sul rio Huallaga e poi dritti verso la valle, tra capanne di fango e foglie,
come nell'africa nera.Per fortuna la vecchia auto senza trazione anteriore si impantanò e dovemmo tornare, perdendo grazie a Dio l'azienda,
la valle e sopratutto i pericoli.Al ritorno dopo Picota, il solito miserabile spettacolo dell'oriente peruviano; tanto sole, tanto verde,
natura intatta ma anche tanta miseria.Gli occhi tristi dei bimbi scalzi e gli sguardi rassegnati dei loro genitori che pazientemente aspettavano
il passaggio di un camion o di una stracolma taxi-camionetta.
Poco prima di Tarapoto, l'ampia strada sterrata si stringe, presso il favoloso resort Puerto Palmeras, così finalmente riuscii a capire cosa
fosse quello strano animale che ogni sera schizzava come un missile sull'altro lato della strada.Era solo un piccolo "mono",
una piccola e veloce scimmietta che avevo già notato nel colorito mercato della città.
1999 oriente peruviano
Rosita mi aveva invitato assieme a sua madre per capodanno, nella sua bella villa fuori Maturin, mi aveva anche promesso che sarebbe andata
a prendere per me la sua splendida cugina Francis.Non c'era motivo di dubitare che fosse veramente bella, Rosita e tutta la famiglia erano
persone serie e per metà italiane.Quando Francis, dopo mezzanotte arrivò per il brindisi, si sedette vicino così che io mi resi conto della
gran femmina che era arrivata.Alta 1,75 possente e morbida, sontuosa, con la quarta di seno e chiara di pelle, un vestito largo e sottile da
"signora"; con le labbra spesse e la bocca stretta, esplosiva nelle misure ma misurata e femminile nei gesti, Francis non era solo bellissima ma veramente divina.
Stando seduta era dolce ed educata, familiare, però non si poteva non notare il suo straripante erotismo.Non mi passava neanche per la mente di
"provarci", io con i miei 53 anni e lei 21, anche se in Venezuela non è importante; le chiesi cortesemente la sua e-mail e lei scrisse anche il
telefono, così domandando se potevo chiamarla lei rispose sicura e gentile "claro!".La sera dopo mangiavo con lei in un ristorante di "sushi",
nel più bel centro commerciale della città, Francis era vestita benissimo con una camicia trasparente che lasciava intravedere tutto il suo
giunonico seno.Porgendole amabilmente con la forchetta un pezzo di pesce, fra le sue divine labbra rosso rubino, si piegò verso di me con la
grazia e la femminilità di una dea.
Quella sera al casinò la presi per mano e guardandola bene era così contenuta nelle sue movenze sudamericane seppur così esuberante nelle forme
La ragazza risultava un mix fantastico tra le curve latine e la classe ed il fascino italiano.In certi momenti sembrava quasi timida, aveva
timore di salire sugli autobus perchè gli uomini la infastidivano, quindi prendeva e pretendeva i taxi.Poi in uno splendido bar da sola, senza
che le chiedessi nulla, mi confessò che l'amore le "gustava mucho" e che con il suo ex innamorato lo faceva tutto il giorno,"varias ves al dia",
divina!Non ero convinto di riuscire con lei e neanche lei di avere una storia con me, tanto che voleva presentarmi sua madre assicurandomi che
fosse molto bella.Non fui io ma proprio lei a propormi una gita all'isla Margarita, di qualche giorno, per fare un pò di mare e dello shopping.Venne
a prendermi col taxi in hotel in un giacca-minigonna chiaro, coloniale, da femmina già esperta e sicura, facendosi e facendomi guardare da tutti,
pieni d'invidia. In aereo fra i baci, mi disse che gli uomini sposati erano tutti bugiardi, sintomo chiaro che aveva avuto una storia anche con uno
di loro.Comunque lei pareva sempre misurata, dolce, femminile, malgrado ovunque tutti si girassero per ammirare il suo magnifico culo, alto e rotondo
Francis era creata veramente per l'amore, per la felicità dell'uomo, del maschio, bisognava solo fare attenzione a non innamorarsene; rappresentava
uel tipo di donna che un uomo della mia età non può avere tutta per sè.
La sua voce calda, tranquilla, da signora matura ed amata, dimostrava tutta la sua sicurezza, peraltro non ostentata.Si vedeva lontano un miglio,
quanto Francis fosse consapevole della sua sensualità, della sua sessualità, dei suoi orgasmi di prima grandezza.Ricordo ancora la faccia basita
del ragazzo alla reception dell'hotel e poi, il primo dolcissimo bacio che lei mi diede.L'immagine più bella che ho, dopo un'indimenticabile
giorno d'amore, sono gli stretti e bianchi shorts che cercava di infilarsi a fatica, muovendo fianchi e culo con una sincronia perfetta.Peccato
che in Venezuela oggi le donne si ingrassino tanto, forse tra 5 o 6 anni Francis sarebbe ancora più bella.Ma no, credo che più di così non potrebbe.