Flamenco

Lei
avrà avuto quattordici anni
la sua treccia un ruscello d'inchiostro
i suoi occhi due brevi notti insonni
il suo sorriso una piccola
fragile cosa.
Era la parte leggera dell'aria
la storia fresca
delle brezze passate
era fresca come gli schizzi
di quel lembo di mare spagnolo.

Lui
non era più grande
occhi d'ombra e capelli di pece
specchio al sole d'una vetrina
Cafeterìa Miguel
una maglietta gialla come il sole
alle due e mezza di quel pomeriggio
bello di bronzo e d'arene
figlio d'agosto.

Lui
sulla soglia di marmo accoccolato
sgranocchiava i minuti assolati
e il pigro silenzio
battendo le nacchere
( mute nella mia valigia )
coll'elegante dignità
di un torero tessuto in un arazzo;
e le sorrideva
serio serio le sorrideva
né c'era bisogno
di molto di più.

Lei
si avvolgeva esile
nell'afa meridiana
a quel ritmo scarno ed essenziale;
un braccio teso
l'altro un po' piegato
la testa in alto
batteva con gli zoccoli
il torrido selciato
imbrattando di polvere
quel suo primo flamenco improvvisato;
gettava l'emozione
a scrosci nella via
a lui donava
solo gioia.

Poi tacque il frusciare della gonna
e le nacchere distesero
un piccolo lenzuolo di silenzio
in quell'ora di caldo e di riposo.

Lui si alzò
con la solennità di un uomo stanco
lui si alzò.
Lei gli sorrise
di acqua tra le mani
gli sorrise.

Lui aveva una rosa
più rossa di canzoni e di giardini
le sfiorò il mento
e le pose la rosa tra i capelli.
Lei abbassò gli occhi
e il mondo vacillò
per un momento.

Seduto inosservato al davanzale
di quel piccolo albergo di Sitgès
dall'aria appannata del mio cigarillo
avevo visto i ragazzi danzare.
E mi piacque pensare
che dopo la calura ed il cammino
al fondo della via
sia poi questa la vita:
l'emozione
incerta d'un flamenco
un sorriso
e il fiore d'un giardino.

Notte

Non saprò mai
cosa pensavi
ritagliata d'argento
nel buio candore della notte.

Da una crepa del cielo
i sogni scrosciarono a fiumi;
gridai:
"E' la salvezza!
E' il giorno dell'ultima nave!"
sussurrasti
"Io aspetto."

E tu
eri tutto il tempo

Gano

Riemerso da una foto un poco mossa,
hai guaito felice come un tempo
perché ti carezzassi col ricordo
e sciogliessi il tuo laccio come allora.

Mi tendevi le zampe dalla rete
dei vicini, perché non ti lasciassi
solo nel sole. Ed eravamo allegri:
io con la bici ti seguivo a stento.

Dalla foto mi preghi:"Andiamo ora!
ho voglia di confondermi col vento!"

Mio vecchio amico, non è il mio momento:
ho i pezzi della storia ancora sparsi
e qualcun altro ne tiene lo schema.
Mi sfugge l'ora della coincidenza
e di attese trabocca la mia pena.

E' venuto il momento di lasciarti,
di riporre la foto nel cassetto
( ti rivedo morente, trascurato
dai tuoi padroni: sollevavi a stento
i grandi occhi, mi guardavi triste,
agitavi la coda: eppur contento... ).

Quando avrò chiuso il conto, ti prometto
che come allora scioglierò il tuo laccio
e come un tempo correremo insieme:
io con la bici, tu le orecchie al vento

L'ultima storia

A volte basterebbe molto meno:
dire ti amo è terra consacrata;
la fossa non si scava con le mani
ed io non ti ho mai dato la mia croce

I giorni se ne vanno piano piano
senza che i sogni lascino il tuo nome;
la fine è nota; resta la paura
di rinascere cieco del tuo volto

Il ragno ha terminato la sua rete
ma la farfalla annega nella pozza;
la rondine si abbassa nella caccia
ma il gatto balza e ne deruba il volo

Io vorrei regalarti la tempesta
ma tu riposi all'ombra dei bambù;
vorrei che ti nutrissi del silenzio
ma adesso gridi che hai finito il tempo

E questo amore che non vuol morire
non ha più lacrime, non ha risate;
forse non ha una freccia da scoccare
ma tende l'arco sino a farsi male

Le tue parole non son più le tue
e la mia gelosia non mi appartiene;
i musici non alzano la testa
le note sono morti d'altre guerre

L'orgoglio

Non mirare la fulgida rosa,
guarda il fiore che andando calpesti:
cerca l'umile tamerisco
che non brilla sfacciato nel sole;

vedrà questo dall'umile stelo,
dal modesto levarsi dal suolo,
fissa nel suo turgore la rosa sciocca
passire triste sognando il cielo,

morendo in una brocca

Prospettive

Liquefarmi di schianto:

scrosciare pesante
sul pavimento;

infiltrarmi con schizzi distratti
nei più piccoli anfratti;

modellarmi sul dietro e sul sotto
di quei nomi che diamo alle cose:

il teatro del mondo si è rotto,
sono solo ridicole pose!

Frammento

poveri fogli sparsi
un lume
due poesie

sono questi gli amanti

confusi e persi
dedicati ed arsi

Ananda

Lo sai
l'Oceano mi devasta

con gli occhi gonfi
e la pelle incrostata di salsedine
ti cerco ancora
naufraga
fra l'onde

La mia stella
pallidissima sfiora l'orizzonte
e sussurra che tu non sei partita
non sei partita mai

Se chiudo gli occhi
e abbandono la bussola impazzita
e il gioco del timone

come una lacrima fra la rugiada
di un'alba nuova
il tuo nome
colora il mio silenzio

e tu non sei partita
non sei partita mai

Delirio

quando vivere o morire
sono la stessa tacca nella corda

quando la quotidiana danza delle ombre
è un gioco senza sole

quando la notte è sola
ed è un anfratto
sicuro e tiepido

è tempo di lasciare
o di far presto

ed io non ti ho mai chiesto
niente di più
che fosse una parola
o un gesto

Frammento 2
inserita il 28 gennaio 2011

Io sono

la pagina stanca

registro di amanti inventati

sono reliquia

di santi improvvisati


Sono la regola sciolta

la piuma dipinta

la parola insorta

di un’emozione finta


Sono un frammento di te

quando mi guardi

fanciulla bianca

arrivata tardi

Shida
inserita il 28 gennaio 2011

neve e vulcano

ruscello di seta

preparando un thè



dai neri capelli

scioglie sutra

La vecchietta
inserita il 28 gennaio 2011

Più nessuno

le parla di loro

nemmeno la memoria

così stanca


E sul selciato

piccoli passi arranca

aggrappata a gòmene di fiato


Non spera niente ormai

solo tornare

al pranzo di Natale di quell'anno:


c'erano tutti

si rideva tanto...

L'ultimo abbraccio
inserita il 28 gennaio 2011

un grido, un pianto

il sangue di un momento

la morte dei colori

la rincorsa

in secoli di affanni.


poi bianchissima

Piccola una luce

quasi distratta dalle coincidenze.


frusciante primavera

gli occhi bassi

aveva un ventaglio

colore dei mandorli

A lei
inserita il 28 gennaio 2011

fanciulla millenaria

dagli occhi di smeraldo

con la stanchezza di storie perdute

percorri ancora un ultimo sentiero


tra petali di aranci

col tuo profumo

aprivi l’orizzonte