Viaggio nell' universo

No, tu non eri pronto per il viaggio verso l’universo
Nel Tutto infinito che ci circonda
E del quale non siamo che una piccola pausa spazio-temporale,
invisibile pulviscolo nelle complesse ruote del Cosmo.

No, tu non eri pronto!

Chi lo sa cosa farai ancora dentro quei tuoi panni di uomo?
Dentro il tuo tempo puoi essere che puoi, ciò che vuoi.
Un uomo assorbito nei suoi affetti, nei suoi amori,
con molte gioie, mille piaceri, tanto potere
ed un tramonto grigio e disperato;
Un uomo solo, che cerca tra la sua gente
Le verità nascoste dietro ai pregiudizi
E riposte negli anfratti della nostra mente,
nelle pieghe antiche del Libro del Mondo;
oppure andrai lontano, spinto dalla paradisiaca,
ulissica volontà di sapere,
oltre i confini del consosciuto!

No, tu non eri pronto per il tuo viaggio nell’Universo.
Ti hanno fermato i visi amati, ahi, quanto amati;
i tuoi mali, il tuo misero potere;
o forse era solo la tua barca,
ancora troppo fragile per affrontare
il mare fluttuante di misteriose tempeste nello Spazio.

Dovrai godere e soffrire ancora,
racchiuso in quei confini di materia,
prima che tu possa meritare di ricongiungerti
alla Divina Unità che Tutto ha generato.

Le profezie di nonno Savio
inserito il 10 giugno 2009

Non so come né perché quella mattina d’autunno dell’anno 2001 mi vennero in mente le tre profezie di nonno Savio. Forse per il fatto che avevo letto, giusto qualche giorno prima, che nel trapasso dal regime monetario della Lira a quello dell’Euro, l’unità di conto europea, nelle abitudini dei consumatori italiani, andava sostituendo le vecchie mille lire, piuttosto che coprire gli acquisti corrispondenti alle 1.927,36 del cambio ufficiale che ci era stato imposto.
O forse era stato un refolo nostalgico e malinconico di quella mattina che preannunciava, in modo sottile e misterioso, la fine del bel tempo, a smuovere le icone spirituali degli avi che riposano nella memoria dell’anima di ciascuno di noi.
Così, quella mattina, era emersa dai recessi della mia mente la figura della nonna paterna. Era stata infatti proprio nonna Maria, la mamma di papà Carmelo, che molti anni addietro mi aveva parlato delle tre profezie di nonno Savio. L’occasione era stata una delle visite che io le facevo nella casa di riposo di Selargius, dove la vecchina passò gli ultimi anni della sua vita. Ricordavo bene quell’ultimo sabato di settembre del 1971.
Mi raggiunse nel parlatorio, come sempre. E come ogni volta mi salutò con una carezza della mano destra sulla guancia, accompagnato dalla solita frase in siciliano, appena sussurrata sulle labbra ancora fresche; un sussurro che era insieme una conferma di ciò che la sua vista ormai scarsa, le aveva non di meno fatto intravedere entrando in parlatorio:

- “Sarbaduri di Carmelo sei!”
Dopo i ringraziamenti per la busta di pere che mio padre regolarmente mi incaricava di portarle, mi faceva sedere, sedendo a sua volta, su una sedia di legno alta e impagliata, presso un tavolo su cui poggiava la mia busta con la frutta. Terminati i convenevoli di rito, quella sera mi chiese conferma del ritorno all’ ora solare. Si fece spiegare bene, per di più d’una volta, come funzionava questo cambio di conteggio dell’ora, chiedendomi se fosse vero che domani ci sarebbero state 25 ore anzicchè le consuete, normali 24 ore. Si scusò per la sua “ svagatezza”. Usò proprio questo termine, nel suo dialetto samperoto che io capivo abbastanza bene, pur non riuscendo a parlarlo, per mancanza di pratica.

- “ Sto diventando assai svagata; deve essere una malattia di famiglia. Anche mio padre, Domenico Formica e mio nonno, Savio Formica, con l’età si svagarono! Tuo padre ti parlò di suo nonno Domenico e di mio nonno Savio ?” - aggiunse poi puntandomi gli occhi velati addosso.

Le dissi che sapevo qualcosa del bisnonno Domenico, ma che nulla sapevo di questo mio trisavolo, Savio, se non per averlo sentito nominare, una o due volte da mio padre.

“ Questo mio nonno” - riprese nonna Maria – “ trascorse gli ultimi anni della sua vita a casa mia; tutti dicevano che fosse ammattito, anche se io lo ricordo solo un po’ originale, quasi cieco e a volte assente, svagato, per l’appunto. E’ vero però che ripeteva sempre, come una cantilena senza senso, soprattutto tre cose: ' Ricordatevi che sarà trascorso da poco questo secondo millennio dell’era di Cristo, che voi vedrete giorni di 25 ore, le vostre ricchezze dimezzate e i bambini nascere da due donne!'". Mia nonna Maria, a complemento di quel curioso aneddoto, precisò che suo nonno Savio, si meritava per quelle assurdità incomprensibili, le bonarie, ancorchè rispettose, prese in giro dei passanti, ai quali rivolgeva con enfasi minatoria le sue predizioni, talvolta levandosi in piedi all'improvviso, durante le quiete sere che trascorreva all'ombra della casa, seduto sull'uscio a meditare Dio solo sapeva cosa, con lo sguardo perso nel vuoto. E che spesso concludeva la sua filippica rimarcando l'ultima delle tre profezie, sollevando l'indice e il medio della mano destra e concludendo a voce ancora più alta: 'Due donne! Capiste? Senza masculu e senza patri!!!'

Come dicevo, quella mattina d’autunno d’inizio millennio, nonostante il bel sole d’ottobre, si respirava aria di inverno, a ridosso di novembre ed io mi ero ripromesso, come d’abitudine, tra le cose da fare, una visita dalla mia parrucchiera di fiducia.
- “ Cumenti andausu, su dottori?” – Mi fece la signora Tecla, mentre mi sistemava con le dita sottili e abili l’asciugamano nel colletto. Risposi con formule di circostanza. Com’era tacita intesa tra noi, la conversazione non doveva essere impegnativa. Infatti riprese a parlare seguendo un suo filo personale di pensiero. Ad un certo punto entrò una signora, sorprendendosi di trovare tutto il personale impegnato e sottolineando comunque la sua puntualità.

- ” Veramente sei in anticipo esattamente di un’ora, mia cara!” La corresse, seppure giovialmente la titolare.

- “Io? Quando mai?” – riprese la cliente, più indignata che sorpresa.

- “ Hai messo a posto le lancette del tuo orologio?” – replicò la signora Tecla, in tono tranquillo, continuando ad occuparsi dei miei capelli.

- “ L’ora legale!” – esclamò l’anziana cliente battendosi la mano nella fronte, illuminata da un lampo fugace.

- “Non ti preoccupare!” – la rincuorò subito la parrucchiera- “ Ho quasi finito con questo signore. Accomodati pure, intanto”.

- Peccato per queste giornate lunghe e luminose che stanno per salutarci! Non è vero su dottori?” - aggiunse poi rivolta a me.

- “Veramente la giornata più lunga dell’anno è quella di oggi, che dura ben 25 ore!” - disse un’altra cliente che sembrava non stesse neppure ascoltando il discorso.

- Sì, d’accordo” - ribatté la sig.ra Tecla cercando di non contrariarla troppo apertamente - “però indubbiamente, da oggi, il buio arriverà prima, facendoci sembrare le giornate più corte”.

- “Eh, già!” – riprese quella, incoraggiata dal tono solidale della parrucchiera- “D’altronde abbiamo portato le lancette dell’orologio di un’ora, stanotte alle tre!”

- “Insieme alle lancette, mi sembra che qui stia girando all’indietro anche il cervello di certa gente!” – saltò su un altro cliente, evidentemente contrariato da quel cambio d’orario che, pur se soltanto di un’ora e limitatamente a due giorni all’anno, avevo letto che scombussolava l’orario biologico di tanta gente!

- “ E perché mai, signor Bruno?” – lo stuzzicò la parrucchiera, che le chiacchiere del suo salotto le sapeva attizzare meglio di un fabbro il suo fuoco.

- “E me lo chiede pure?” – fece di rimando l’uomo. Con la coda dell’occhio notai che era un signore di una certa età! – “Uomini che diventano donne e donne che diventano uomini! “

- “Che sarà mai?” – interpose la signora che era arrivata in ritardo sull’orario solare ripristinato. – “Ma non l’ha letto che da qualche parte, forse in Olanda, in Spagna o addirittura in America, si sposano uomini con uomini e donne con donne e così ottengono il diritto di adottare i bambini orfani che diventano loro figli a tutti gli effetti? Ma ci rendiamo conto o no? Un figlio che si ritrova due genitori dello stesso sesso?

- “E lei si scandalizza per così poco?”- ribatté la mia parrucchiera, levandomi l’asciugamano dal collo e spazzolandomi abilmente giacca e pantaloni. – “Glielo dica lei, su dottori, che oggi ci sono figli che hanno due padri e una madre! Oppure due madri e un padre. Non adottivi, ma naturali!”

Preso così per i capelli (si fa per dire), dovetti dire anch’io la mia e raccontai di quella causa da me seguita in Tribunale dove un padre anagrafico, pur avendo acconsentito ad una paternità con inseminazione eterologa, indispettito dalla sopravvenuta separazione, aveva agito in giudizio contro la moglie per il disconoscimento del figlio che, essendo nato da un embrione formato in provetta dagli spermatozoi di un donatore (seppure da un ovulo della moglie medesima), non poteva certo dirsi figlio suo, quantomeno da un punto di vista strettamente biologico e comunque tale non poteva risultare, comparando le analisi del DNA che vennero disposte, alla luce di un sistema giuridico antiquato. La questione giuridica era risultata ancor più complicata per il fatto che l’embrione era stato trapiantato nell’utero preso “in affitto” da un’altra donna successivamente alla fecondazione in vitro. Inoltre, sembrava allo stato degli atti, che la Banca del seme si rifiutasse di dare le generalità del donatore, che aveva preteso l'anonimato ed una liberatoria per eventuqali, future paternità! Per cui quel bimbo rischiava di crescere proprio senza padre.

Lanciata quella bomba, lasciai con un cenno di saluto il salone, diventato ormai una bolgia, peggio di uno studio televisivo durante un talk-show. La giornata adesso era leggermente meno fredda. Respirai forte.

Beh, se non altro adesso sapevo che anche il mio trisavolo Savio, emerito sconosciuto per i più, fra tanta gente più o meno illustre d’ogni tempo, era stato ingiustamente considerato pazzo dai suoi contemporanei.

Ho fatto un sogno
inserita il 25 giugno 2009

"Io, Isaia, udite, ho fatto un sogno:
che le genti del mondo erano in pace
e che, non avendone più bisogno,

aveano fuso dentro la fornace
le armi, per forgiare nuovi strumenti
più consoni al mite bue che al rapace!

Ecco! Alla fine del mondo le genti
tutte affluiranno al Tempio del Signore,
non più con la guerra e con gli armamenti

ma adottando la giustizia e l’amore!
Venite dunque, popoli e città!
Saliamo al Monte del Divin Chiarore!

Lasciamo ogni odio e ogni iniquità
e marciamo nei sentieri di Dio!"
Questo chiedo ai potenti d’ogni età!

E questo sogno antico io faccio mio!

La lega dei sette pianeti
inserito l'11 settembre 2009

La comandante Astrid, capo supremo della Polizia della Lega dei Sette Pianeti, che aveva giurisdizione su quasi tutti i territori abitati della Via Lattea, aveva convocato per le 11,00 dell’8 ottobre 2099 i comandanti dei Sette Settori in cui era diviso il suo corpo di intervento, per comunicazioni urgenti.

Freego, il comandante del Settore Terrestre era sulle spine, non per le comunicazioni, ma perché era il compleanno di sua moglie e aveva programmato di trascorrere la giornata in famiglia.

“A quest’ora”- pensò – “Alexis avrà già ricevuto le mie sette rose rosse (una per ogni anno di matrimonio)”. Poi si toccò con disinvoltura il fianco sinistro per verificare che la protuberanza dell’astuccio contenente il braccialetto di perle giapponesi fosse sempre lì; quel contatto lo rincuorò.

Non di meno, quando sentì la fredda comunicazione con cui il comandante annunciava che il Direttivo della Lega (cioè il governo politico dell’organizzazione interplanetaria di cui egli comandava le forze dell’ordine al massimo livello) aveva concesso all’Esercito degli Insensibili una tregua sino al 31.12.2100 per la consegna delle armi ed il reinserimento o il lasciapassare verso pianeti viciniori, dovette sforzarsi non poco per non esternare un moto di fastidioso disappunto che lo turbò nel fondo dell’anima.

Anche il generale Astrid fu imperturbabile e non fece alcun commento, anche se Freego sapeva bene che una tale decisione contrastava in toto con la sua visione del problema, di cui tante volte avevano discusso insieme.

Mollare ora, che quei fuorilegge, associatisi sotto una falsa egida di esercito di liberazione (da che cosa? da chi?) per delinquere meglio e di più, erano praticamente in ginocchio, significava vanificare quasi dieci anni di dura lotta, con sacrificio di numerosi uomini e di ingenti mezzi, che la Polizia aveva combattuto contro Patrick Benson ed i suoi sgherri armati.

Immaginava anche il solo commento che avrebbe strappato al suo diretto superiore: - “ Noi siamo solo degli esecutori della volontà politica e dobbiamo sempre stare al nostro posto!” – E quel sempre avrebbe voluto dire anche in questa occasione.

Perciò decise che non le avrebbe chiesto alcun commento. Il gonfiore sul lato sinistro della giacca lo rincuorò ancora. Tanto più che alle 11 e 25, la comandante suprema Astrid, dopo avere seccamente rimbeccato il generale Remoter, capo del settore Urano, il quale aveva palesato la sua indignazione per una simile catastrofica decisione, affermando che i poliziotti sono dei meri esecutori della volontà politica dei governanti e che essi devono sempre (aveva sottolineato la parola sempre con un tono marcato di voce, indicando nel contempo lo stemma della Polizia Internazionale ove il motto "In Ossequio Sempre Eligendo" racchiudeva un mini-sistema solare stilizzato) aveva sciolto la seduta, non prima di avere ordinato ai sette responsabili di settore di predisporre e vigilare per l’esecuzione dell’ordine del Direttivo alla cui odierna comunicazione avrebbe comunque fatto seguire una circolare esplicativa ed applicativa.

L’astronave leggera impiegò poco più di mezz’ora dalla stazione orbitante Mercury, che ospitava il Quartier Generale del Corpo di Polizia, all’eliporto di Roma, da cui in un quarto d’ora avrebbe raggiunto la sua casa di campagna direttamente con l’elicottero di sua personale dotazione.

-“ Ma cosa sono questi difetti emergenti che fanno intravvedere la crisi matrimoniale dei sette anni?” – chiese a sua moglie dopo il lauto pranzo, riferendosi ad una notizia che lei gli aveva riportato durante il pasto. Era sicuro che quel discorso non avesse niente a che fare con la loro unione, ma lui non dava mai niente per scontato, neanche in campo affettivo. Eleanor si era ritirata nella sua stanzetta a leggere, finalmente da sé, i suoi fumetti preferiti, mentre Margot, la piccola, già riposava come ogni pomeriggio.

Per tutta risposta sua moglie prese una rivista e si diresse in bagno. Freego si meravigliò di trovarsi a pensare che sua moglie si stesse predisponendo per l’amore. Fu contento di provare una certa emozione nell’attesa, e quando al suo rientro in camera da letto, lei gli suggerì di mettere un po’ di musica di sottofondo, capì di non essersi sbagliato. Sette anni non erano passati invano.