Palermo in sintesi

A Palermo esistono due strutture in parallelo separate da una strada. Una è l’ospedale civico e l’altra il cimitero. Mi spiego. C’è prima il mare. Sorgono poi gli edifici abitativi costruiti alla rinfusa in particolare durante gli appalti della Ciancimino. Poi viene l’ospedale civico ed infine alle spalle dell’ospedale in faccia alle montagne, il cimitero. La gente che non varca il mare per espatriare vive così. Prima nasce nello stabile A, di circa 100 metri quadrati (abitazione). Poi invecchiando si ammala e finisce all’ospedale civico (edificio B). A questo punto esistono due alternative entrambe valide:
1. si guarisce e si torna temporaneamente in A;
2. si muore e si va nel retrostante cimitero (edificio C), dentro un loculo che è circa la radice cubica dello stabile A.

Per i palermitani variazioni sul tema sono:
1. breve passeggiata giornaliera;
2. sosta al posto di lavoro;
3. bagno alla spiaggia di Mondello;
4. caffè al bar;
5. l’acquisto del giornale;
6. la fila alla posta o in banca;
7. il cinema alla domenica.
Però l’ospedale civico prima ed il cimitero dopo sono lì in fila che aspettano. Come variazione sul tema c’è pure la cella all’Ucciardone che come un giudice a latere è equidistante da ospedale e cimitero. Questa in sintesi è Palermo: uno, due e tre. Si trascorre la vita in A, la degenza in B e con la morte si va in C (C come cimitero). Amen.
Questo avviene anche altrove, solo che a Palermo c’è simmetria spaziale tra edifici abitativi, ospedale civico e cimitero: prima l’uno, poi l’altro ed infine il cimitero come in una catena di montaggio dove il prodotto finale è il cadavere della gente.
Estrapolando c’è un’altra considerazione. Si vive in una abitazione che è mediamente di 100 metri quadri; s’invecchia e si passa in corsia di ospedale di circa 50 metri quadri; si muore e si finisce in un loculo di 170 cm di lato. Quando è trascorso molto tempo, le ossa saranno poste in ossario dentro una cassetta sigillata di una trentina di centimetri cubici. Umana fatuità! Omnia vanitas.

Vicoli

Nei vicoli bui
dei Sedili di Porto
dove si spaccia
sotto la nicchia
del santo patrono
c’è tanfo di urina,
fetore di morte.
Sotto il chiarore
che a notte rimane
fissato nel cielo
è strana la vita
nei vicoli scuri
dei Sedili di Porto.

Basquiat

Fosti vento
che strisciando
stride forte
e strie colorate
su mura trasandate
trasformando
esistenza
e penitenza
in Arte disperata.
Alieno alienante
strisciante ululante
per le strade
di Nuova York
che putredine e melma
stilla dai bassifondi
da cave di metrò
da sweet luminescenti
e dalle limousine.
Melma stillarono
sui tuoi colori
gli anni struggenti
orfani dei Kennedy
di Malcom X
e Luther King
il sesso facile
ante AIDS
soldi e shopping
alcool e droga.
Col canto di Madonna
fosti strafottenza
che Nuova York
accoglie e annienta
nella notte vasta
solo sosta
a diurno caos.
Col l’accelerazione
di ciclone che impazza
su tentacoli di cemento
misto a smog fosti
flesch di colore
su violenze senza legge
su vuoti putrescenti.

Gioventù
inserita il 21 aprile 2009

Gioventù tempestosa,
chi ti rapì ideali,
chi ti rese un deserto,
chi ti fece naufragare
alla balìa dell'onde?

Gioventù lontana dalla meta,
solo mare all'orizzonte,
tanto mare mosso
da disperare approdi.

Guerra di camorra
inserita il 26 gennaio 2010

Polvere s’alza...
palpebre arrossate
ed in periferia
c’è guerra
di camorra.
Per la via
un morto
ammazzato.

Sul marciapiede
merda di cane.

Segatura su sangue
aggrumato
che alle folate
di vento resiste.
Ha le spalle alla gente
il morto ammazzato.

Marzo svaria
di ora in ora...
Sole cangiante
brusche ventate...