La mia felice ventennitá non è
nemmeno presente, non ha un futuro,
neanche delle sigarette il fumo
e quando vent’anni li avevo veramente
non vedevo l’ora di essere un vecchio.
La mia somiglianza in silenzio con l’isola
dalla mia parola sola veniva fuori
con rabbia bestemmie sputi
nel volerla vedere affondare,
e ora che dai suoi mari
mi sono lasciato andare sradicandomi
vorrei somigliarle più profondamente.
Quando andare fuori era movimento
il mondo mi sembrava poterlo girare
tutto correndo tutto d’un fiato,
adesso che luoghi e musica sono
a portata di mano nell’inebetimento
davanti a uno schermo gigante
il mondo sembra essere tornato piatto.
Solo tu rimani quello che sei
non ci sono tempi o circostanze
che rendano te l’opposto riflesso
facendo di me il posto dove voglio stare,
invece sei tu talmente sempre te stesso
che solo un incrocio di tempi e luoghi
mi ritrovo non io, non oggi, non qui.
“Se pareba boves, alba pratalia araba,
albo versorio teneba, et negro semen seminaba”
Perché non si è se non dentro
la tecnica, l’essere nella logica
soccombe, al nascere esce
e subito si chiude in sé, punti e poi linee
bellissime vocali e consonanti
giganti sul quaderno della scuola
elementare. E come ragiungerti o mare
o cielo, caduta libera dentro lettere
naufragio di significati, arca di Noé di
iati d’amore e di odio per i pochi
fortunati. E come guardarti mondo
dal basso verso l’alto in carne ed ossa
se non dopo essermi scavato una fossa.
La risposta nello stipo
la pasta scotta da rifare
la domanda la farina
tipo zero zero lo sguardo
pesto l’ingrediente giá
scaduto ricco di germi
cambia forma il forno
con le ginocchie sbattute
sul pavimento della cucina
rimasta tutta com’era
la voglia di morire
Inverno di parchi
dove si perde il verde
nei viaggi adagi della solitudine
satellitare, un calcolatore che manda
numeri e figure per misurare ed illustrare
l’arcobaleno interno e l’arco del male
la morte e la morte basta scegliere
la scelta la curva tra il cielo e la terra
Rimanere a casa perso
tra le giungle di google
dove scompare la mappa
e il territorio stesso è scomparsa
una felicitá esterefatta che se ne esce
fuori, bella e sfatta, e sbarrare porte e finestre
è peggio che correre nei parchi d’inverno
nudi fino al verde