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 Oggetto del messaggio: ELENA TRABAUDI, FRANCESCA TADDEI(intervistate da MARISTELLA)
MessaggioInviato: 07/07/2010, 16:10 
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ELENA TRABAUDI e FRANCESCA TADDEI (intervistate da MARISTELLA ANGELI)
Elena, come è nata la passione per la scrittura?
«Posso dire di averla sempre avuta, fin da piccola. A dodici anni scrivevo poesie non del tutto banali, poi con il Classico la parola scritta si è affinata. Scrivevo soprattutto diari, cose per me.
Francesca, laureata in Lettere (ad indirizzo archeologico). Quanto hanno inciso i tuoi studi, nelle tue scelte letterarie?
«Mi verrebbe da dire molto poco. Però devo riconoscere che l’interesse per tutto ciò che appartiene al passato, l’attenzione per le fonti che utilizziamo e in generale l’abitudine alle ricerche derivano senz’altro dalla mia formazione “archeologica”».
Elena, nata a Milano, risiedi a Firenze. Quanto hanno inciso, nel tuo percorso letterario, queste due città?
«Nella mia preparazione di base ha inciso di più Milano: il liceo Berchet soprattutto. Ma l’ho lasciata così presto che dovrei dire che tutto il resto lo devo a Firenze; anche se neppure questo è vero, perché dopo l’ISEF (di Firenze) mi sono iscritta a Lingue di nuovo a Milano. Non riuscivo a recidere il cordone ombelicale. Ancora adesso ci vado spesso; oltretutto mio marito è uno dei rari fiorentini che apprezza Milano».
Francesca, ti sei occupata di ricerche d’archivio, collabori con case editrici. Da che cosa hai tratto le idee per i tuoi scritti?
«Diciamo che il nostro primo libro, “Dovete amarmi molto e senza fine”, si è quasi imposto da solo. Era difficile non notare un migliaio di lettere che, pur sparse a gruppi qua e là, facevano con tutta evidenza parte di uno stesso carteggio. Dalla lettura incuriosita alla decisione di trascriverlo e pubblicarlo il passo in fondo è stato breve. Anche per gli altri progetti ai quali stiamo lavorando mi piace pensare che siano gli oggetti stessi, antiche lettere o fotografie d’epoca, a farsi avanti. Noi in fondo cerchiamo di dare visibilità a cose che sono sempre esistite: la sfida più grande è perpetuare la memoria di persone e fatti dimenticati».
Elena, una madre che scrive insieme a sua figlia. Vi dividete i compiti, relativamente alla rispettiva competenza di ognuna?
«Sì, ognuna fa le cose per le quali si sente più portata, o quelle che maggiormente interessano al momento. Succede anche che una porti avanti le cose da sola in un periodo in cui l’altra non può farlo per motivi di ordine pratico».
Un’intervista a due autrice, che grazie al sodalizio “madre e figlia”, hanno dato vita ad una nuova esperienza: un’analisi ed una trascrizione accurata di un carteggio nel biennio 1901-1902. La corrispondenza di due innamorati. Come ne siete venute in possesso?
«Era nel 1999-2000: ci siamo trovate a svuotare una casa di una vecchia zia, piena di oggetti, ricordi di una vita e soprattutto un ricco archivio familiare che risaliva fino all’Ottocento. Abbiamo impiegato molto tempo a radunare tutto ciò che meritava di essere salvato e a ricollegarlo con altro materiale rinvenuto nel corso degli anni nella casa di campagna. Un paziente lavoro ci ha permesso di rimettere insieme nel giusto ordine tutte le lettere del carteggio, sopravvissute a tanti trasferimenti e infine approdate nelle nostre mani».
Elena, hai curato la traduzione dal francese all’italiano, della protagonista femminile, di oltre 400 lettere. Non credi che le lettere, siano qualcosa d’intimo e inviolabile?
«Ho avuto molta difficoltà anche solo ad accostarmi alle lettere in questione, proprio perché per struttura mentale sono portata ad avere un estremo rispetto per le cose degli altri e per lasciare che queste restino private. È stata mia figlia che alla fine mi ha convinto a violare il segreto di più di un secolo fa, anche in considerazione del fatto che la protagonista femminile in una lettera del 23 gennaio 1902 dice espressamente: In ogni caso, non dobbiamo distruggere nulla della nostra corrispondenza; sarà per noi un caro testimone dei tempi passati, quando l’inverno avrà dipinto di bianco i nostri capelli; e se non saremo noi a leggerla, la lasceremo ad altri a cui sarà cara la nostra memoria e che commossi leggeranno quello che abbiamo provato nella nostra giovinezza… Questa frase l’abbiamo anche riportata come epigrafe del libro».
Che cosa vi ha colpito maggiormente, nel carteggio degli innamorati, alla prima lettura?
«Ci ha colpito il fatto che si trattasse di un documento storico, un originale arrivato fino a noi che ci permetteva di calarci nel mondo di inizio Novecento».
Il titolo Dovete Amarmi Molto e Senza Fine, mi fa pensare ad un amore eterno, che va oltre la morte e che ha desiderato ancora essere tra noi, grazie a voi. Che ne pensate?
«È una magnifica definizione, che riassume perfettamente il significato profondo del libro e il suo perché».
Avete curato per tre anni il libro, arricchendolo di citazioni, sfondo storico, spunti e documentazioni. Come e dove avete tratto le notizie, così particolareggiate?
«Molte conferme alla realtà degli avvenimenti narrati nel carteggio le abbiamo avute spulciando tra le fotografie e i documenti dell’archivio di famiglia. Per le citazioni di opere letterarie, fatti e personaggi storici, abbiamo fatto lunghe ricerche, utilizzando molto anche Internet ma sempre facendo attenzione all’attendibilità delle fonti. Infine non sono mancate ricerche in situ, a Milano e a Trieste, nei cimiteri e in alcuni luoghi indicati nelle lettere. Il frutto di tutto questo lavoro sono le tante note al testo e anche l’appendice del libro, nella quale riassumiamo gli eventi successivi all’epoca delle lettere. Come avviene in molti film, ci piaceva concludere raccontando cosa è accaduto ai vari personaggi citati e cosa ne è stato di loro dopo il 1902».
Elena, quali progetti per il futuro?
«Il progetto a cui mi sto dedicando è sempre un carteggio, questa volta tra il nonno del protagonista maschile di Dovete amarmi molto e senza fine e i suoi figli. L’epoca storica corrisponde al Risorgimento e si colloca precisamente fra il 1857 e il 1882. Anche questo epistolario spinge di per sé ad approfondimenti di carattere storico - politico - culturale ed è quindi per noi estremamente stimolante».
Francesca, se potessi realizzare un sogno nel cassetto, quale vorresti che fosse?
«Vorrei che Dovete amarmi molto e senza fine raggiungesse un pubblico maggiore di quello, necessariamente di nicchia, nel quale attualmente sta circolando, magari in un’altra forma, senza però snaturare il carteggio stesso. Più in generale il mio sogno sarebbe poter vivere di scrittura».
Grazie alle autrici, per la loro disponibilità.

_________________
Maristella Angeli
Poetessa, narratrice fantasy, pittrice, prof.ssa
Il sito dell’autrice:
http://word.technologeek.eu/maristella-angeli/
Socia onoraria dell’Associazione “Infiniti Sogni”
http://infinitisogni.altervista.org/mar ... ngeli.html


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 Oggetto del messaggio: Re: ELENA TRABAUDI, FRANCESCA TADDEI(intervistate da MARISTE
MessaggioInviato: 07/07/2010, 17:56 
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Iscritto il: 03/05/2010, 9:44
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Ma siete bravissime! Complimenti a Elena e Francesca, non sapevo aveste fatto tante ricerche... un vero e proprio studio.
un'intervista davvero interessante che stimola l'acquisto del libro. Complimenti dunque, anche a Maristella! :D

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 Oggetto del messaggio: Re: ELENA TRABAUDI, FRANCESCA TADDEI(intervistate da MARISTE
MessaggioInviato: 08/07/2010, 1:26 
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Iscritto il: 29/04/2010, 17:25
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Località: Macerata (MC)
Grazie Valentina! :okok:
Due autrici tutte da scoprire e una collaborazione letteraria, davvero unica.
Grazie alle scrittrici che, seppure molto impegnate, hanno potuto donarci questa preziosa intervista. :bravo:
Maristella :ciao:

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Maristella Angeli
Poetessa, narratrice fantasy, pittrice, prof.ssa
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 Oggetto del messaggio: Re: ELENA TRABAUDI, FRANCESCA TADDEI(intervistate da MARISTE
MessaggioInviato: 08/07/2010, 9:24 
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Iscritto il: 19/05/2010, 9:04
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Grazie a Maristella per le domande stimolanti e anche per la sua definizione del libro, che ne coglie perfettamente l'essenza!!
E grazie a Valentina per le belle parole!!
Francesca e Elena


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