Un altro uomo

Due uomini si guardano,
due occhi
si specchiano in abissi,
in cardinali opposti;
eppure gli sguardi son fusi,
eppure il pane è lo stesso,
ognuno non vede
che il proprio riflesso.
Impera la lotta.
Due uomini si parlano,
l’udito percepisce
suoni ignoti,
ciascuno si ferma al labiale,
e non sente e comprende
che ciò che vuole.
Il contrasto è padrone.
Si sfiorano due uomini,
magneti identici,
si ritraggono,
come lumache si ritirano,
e il fremito è di fastidio.
Il sole imperterrito rinasce.
Scrivo, io come un uomo,
scrivo di viste, di voci
di tocchi.
E lotto, mi scontro,
cerco luce.
Scrivo a me stesso.
A un altro uomo.

Domani?
inserita il 10 giugno 2009

Ancora colgo
dal tascapane
momenti di
minuzzoli
venturi.

Ancora
mi ritrovo
a rincorrere
pensieri anteriori,
intagliare turaccioli
di parole infrante
per tappare fori
di giorni a venire

Wagon-lit
inserita il 10 giugno 2009

Obliteri.
Già l’orologio
fischia la stazione
e la corsa
passa il passo
al ciglio
del respiro.

La lavanda vera,
offre in braccio
il pigiama suo
più bello

E’ tardi.

Neppure
il tempo
per lavarti i denti
e sciacquare via
l’ultimo sogno
alla toilette.

Rimani così,
pensieri pieni
di scienze esatte,
a meditare
sul resto
delle divisioni
del mondo.

A bocca persa.

La mappa
della vita
in mano,
un biglietto
scaduto
nell’altra.

Il tessitore
inserita il 10 giugno 2009

Ripasso la trama,
rintreccio l’ordito,
fornisco armatura
alla tela di lino;
dono vigore
a drappi di raso.

Mescolo fili
di tinte distinte.
Offro più tono
alla stoffa pregiata,
rivesto di nuance
gli sguardi in velluto.

Invento disegni
di segni mai visti,
per indisiare
nuove figure,
per concepire
ricami preziosi.

Tesso e ritesso,
i licci danzanti
col filo in viscosa
di morbida mano.

Tesso e ritesso,
la navetta
incerata,
genero e filo
denari e discorsi,

Traccio e ritaglio,
la maschera in seta
e affronto passanti,
passerelle ed astanti

Canto di stanza
inserita il 10 giugno 2009

Anche la stanza canta,
anche la stanza.

Con le lenzuola fulve,
le vele alla finestra
prende il largo e canta.

Canta
di visioni, d’aspetti,
d’unioni d’affetti,
di tocchi lontani
d’istinti e d’istanti.
Canta
Di lievi sospiri
sensuali, solivi,
di dita pittrici
di segni sui corpi.

Anche la stanza canta
all’unisono
col nostro fiato
si strugge,
confonde,
ci cinge
e
incanta.

Itaca
inserita il 10 giugno 2009

La risacca accarezza
l’Itaca mia,
rifugio di un cuore
mai troppo nutrito.
Orizzonti d’acque,
profili sfoggiati,
lasciano in mano
grassa terra concreta.
Qui coltivo i miei orti
al riparo dal torto,
dissodando al pio sole
i più oscuri pensieri.
Poi riparto all’ignoto,
così ritemprato.
Itaca attende;
non mi ha mai lasciato.

Olio su tela2: (Oswiecim, sterminate vedute polacche)
inserita il 30 settembre 2009

Bocce rasate allineate,
gusci stuorlati albuminosi.
Smorfie o sorrisi?

Pennello sciacquato
in soluzione finale.
Fumo vitale
che arranca e fatica
s’aggrappa e si issa
e s’avvita nel vento.

Occhi vacui sul bianco
del manto di neve,
occhi persi nel gelo
del senno del mondo

Pennellate decise,
rasoiate precise.

Una tela che grida
di non scordare

…e una cornice
che cerco,
ma non riesco
a trovare

Al torrente
inserita il 30 settembre 2009

Riflessivo, paziente
attende,
il pescatore del ricordo.
Maestro di rivi,
bello di solitudine,
riemerge umide figure.

Sul ballatoio crepato
gerani spiumati e
il balletto spirato
di calzini bucati,
sciorinati in parata.

Giorni fanciulli
decantano miti
di riti di elfi,
nell'albero cavo
sulla tana del tempo.

Il potere assoluto
un caco verde
caduto, fra tanti
e scagliato
al nemico stregato

Verità smarrite,
cantilene sbiadite
in minuetti lontani,
confuse
nelle nebbie
dei rimpianti.

Ripone ora la canna,
il pescatore.
Ritorna.
Riveste il presente
per non perdersi,
come vorrebbe,
tra alluci al vento,
tra rami di pruni,
suoi dedali d'allora

Mitico guerriero
inserita il 30 settembre 2009

Sarà lui,
divinatore del forse.
Paladino del già.
Signore
dei suoi confini,
dei suoi quadri
e colori.
Padrone del ritmo
del suo fiato
inquieto.

Sarà lui
senza prigioni
o leggende
a scagionare.
Nudo
di fronte
alla sua pazzia
molto,
molto meno eroe,
molto più uomo.

Stelo
della sua corolla.
Radice
del suo deserto
sarà lui
guerriero smarrito
del vento.

Saprà allora,
quest’uomo antico,
passeggiare
la sua pace
su docili
spiagge senili,
fulgenti
di terre rare.

Il Chitarrista (A Nicola)
inserita il 30 settembre 2009

Palpita, erompe,
è onda di mare,
s’inghiotte, rinsacca.
Riappare.
Sei corde sospese
ben concordate.
Ritmico arazzo
d’arpeggio incessante:
sprizzano plettri,
scrosciano note.

E’ glissare su manici
è giocare d’armonici,
questa rotta pacifica
s’un oceano sonoro.

Non parlarmi, non dire:
acqua e fuoco al cospetto
di sua altezza l’udito.
Ed è terra regale, è Gaia.

Non parlare non dire.

Percepisco passaggi
ayurvedici tocchi,
lievi umori al risveglio
di sesti sensi sopiti.

Capriola
inserita il 30 settembre 2009

Mi hai sorpreso oggi,
tondeggiante
poesia di un gioco.

In un pomeriggio
concavo,
prestato,
zoppo,
quasi non mio,
ho riassorbito
l’essenza spiandoti,
mentre involgevi
di verde,
spoglia di rovi.

Evadente percezione
strizzata
tra allegria e innocenza.

Un ciuffo
di solenne semplicità,
è ruzzolato spaurito
nel cuore del mio
racconto,
percorrendo
l’atrio spezzato
di un palpito,
ricostruendolo.

Ed è stata
la tonda sorpresa,
la parabola incauta
di tanta fragranza,
Arciere allettato,
a farmi scordare
il sacchetto
ricolmo,
di tramonti da cantastorie
,
e un responsorio
querulo,
amorfo,
sulla panchina
di pietra e betulla
nel breve vialetto
dei tuoi pensieri.

Madre
inserita il 30 settembre 2009

Vizzo,
sciancato il tuo comò
tarlato
di consuetudini
e pazienza,
tenero acquerello
d’ingialliti volti
in bianco e nero,
poggiolo
di vita fiorita
da Soli
d’altri cieli

E tu, mite
che immergi cenci
nel rustico passato,
impronte scalze,
e tergi il quotidiano
come a pulirne
pallori
e turbate ditate.

Rincari
inserita il 30 settembre 2009

Ora,
che so spendere
la notte,
mi costa l’aurora.

Piangono abitudini
gli occhi,
e ascolto e non odo
lacrime aride
di gravidi domani.

Oscuri
immani muri,
cingono spifferi
di parole
di labbra
recluse grinze
spossate
assorte
in funambolici,
futili esami.

Scendo
in strada oggi.
Lividi
striscioni,
pugni al cielo,
e manifesto.

In questo
giorno asciutto,
imbustato
scontato
sedizioso,
contesto
il prezzo
esorbitante
del biglietto,
di questa mia
accanita corsa.

Memorie Destate
inserita il 30 settembre 2009

Come un mantello
di canto di grilli
questa sera
d’estatica Estate.
Copre groppe gelate
e malinconie smarrite
tra cortecce
ed occhi di betulle,
ritrovate tra rami
d’abeti di pensieri.
Sul crepuscolo dorato,
temendo il suo letargo
il ghiro dell’aurora,
racimola barlumi, per
l’Inverno a venire;
non conosce pace
la vena del nevaio,
il timore mio accarezza
e borbotta e spuma
e bolle
e canute pietre aguzze,
smussa.
Vestita di lamé
da dietro il colle,
sguscia madre notte.
Espande il firmamento
ed io con lui.
Piccolo mi sento e nudo,
sotto tutto questo
immenso, che smarrisce
il mio domani.
Illibato d’avvenire sfumo,
si dissolvono certezze.
Torno seme antico,
m’inumo,
e in questo letto
di terriccio lascerò
che la mia vita accada.

Oggi (Tenero amico)
inserita il 30 settembre 2009

Oggi ho udito
il canto antico
del condottiero
solo,
senz’elmo
né scudo,
né guerra
da decorare.

E’ il canto
senza fine
del giorno
che non sa,
del giorno
che porta
nubi gonfie
a lavare via
i forse ed i sarà,
da dita ed ossa
avvinghiate
agli scogli.

Oggi,
in pieno Inverno,
ho visto fiorire
una speranza.
Ho toccato
con mano il pianto
e per un attimo,
oggi
il cielo
ha dubitato.

Tra il giorno e la notte
inserita il 30 settembre 2009

Ti ritrovai,
nell’orfica battigia,
proprio
tra il giorno e la notte,
di un mio miraggio
spiaggiato.

Immobile,
l’oceano attendeva,
pacifico, un palpito
e il levigato planare
d’albatri assordanti;
ma il loro volo
sminuzzato
dal ristagno del tempo
stramazzava, tarpato,
ai miei piedi argillosi

Solo la tua immagine,
folle di Sole,
delirante di stelle
danzava,
tra il giorno e la notte,
proprio
sulla rena deserta,
fradicia
della mia malinconia

Padre
inserita il 4 dicembre 2009

Ancora mi
scaldi,
ora che
non sei più
braccio,
ma soffice
manto
che m’avvolgo
sul corpo.

Ti scorgo,
punto ardente
tra tenebre
timorose,
che dà luce
alle mie
notti smarrite.

Ti sento,
vangare cieli,
coltivare
callose carezze,
con le tue
mani immense.

Sei tu
epico drago,
di sogno di bimbo,
che mai finisce
di sputare fiamme
nelle mie fantasie.

Sei tu
indomito dono,
che mai smette
di darsi.

Amarti
inserita il 4 dicembre 2009

Srotolo rosso
il tappeto del cuore,
al richiamo
indiscreto
d’antiche armonie.
Vitruviano mi dono
ordito divino,
a colli flautati
di sete ansimanti

Nell’anima perso
m’inginocchio
sui sensi,
spiando commosso
i miei sogni ubriachi
di ritmi, d’abbracci,
di grida mimate.

Alla sorgente
sensuale m’inchino,
daino silvestre,
e incorono
il tuo aroma
unica essenza
del cosmo.

Un Angelo
ti porge un sorriso,
come l’alba il suo sole,
nuda lo indossi.
Echeggiano ombre
e colori
e sussurri percorrono
rotondità.

Io tremo.

Sorella
inserita il 4 dicembre 2009

Non sono
isole annegate
le moine,
tra vibrisse
e assalti al baobab,
del tuo amato
gattomitolo.
Scorrono
diritti al tetto
i richiami soriani,
ignari di migrare
la stagione del cuore,
artigliato
strapazzato
grandinato
di tegole antiche.
Rivesti l’occhio in pelo,
unghie affilate
e affronti,
le vie graffianti
del momento;
ricoperta di felino
balzi sulla coda
dell’inconscia
prima attesa, e ne fai
ghiotto boccone;
predatrice d’attimi
che sanno
di fiera savana,
celata
nell’audace abisso
del tuo domestico
graffiare credenze.

Tutto ok
inserita il 4 dicembre 2009

Nel giorno dello sparviero,
fisso e nobile il suo veleggiare,
nel suo giorno, nei suoi artigli,
brandelli di pensieri informi,
le radici penzolanti, si lavano d’aria,
s’inzuppano di sole e si cercano,
resoconti quotidiani unici,
per familiarizzare,
mentre giù, sempre più giù,
rincorre il suo indice l’uomo casuale.

Chi gli avrà rubato l’orientamento?
Seguendo il suo dito, freccia scoccata, non sa
che è quel dardo a comandare.
Nei suoi passi dinamici c’è la certezza;
l’odierno ben stretto nel pugno
e il domani nelle pupille.

Chiamiamolo caso, l’ombra che scorre sull’asfalto.
Chiamiamolo caso, l’occhio che la incrocia.
Eccolo il nodo, ecco l’istante.

Dita non avvezze a stringere,
s’ articolano a formare un simbolo fallace;
pugno d’aria, birillo da abbattere
che non è rabbia, che è inganno
che non è vittoria, non forza,
ma che tutti possono ammirare.

Lassù, nel frattempo, parole mai dette,
temono il nido e famelici gozzi.

Inutili giorni, inutili voli e vani pensieri
si perpetuano ancora.

Canti smarriti
inserita il 4 dicembre 2009

I turbinii di pollini
ti lambiscono la pelle,
come quando, senza peso,
guizzavi sui tuoi prati,
posandoti sensibile,
s’un canto di grillo
e un palpito d’ali.

Antichi tocchi,
canuti tatti, ora sopiti,
d’altri contatti triti.

Riscopri così
che ciò che è inciso,
pur levigato, è parte,
è geografia,
e non esiste sisma
che ne cancelli
ogni minima traccia.

In questi istanti pregiati,
abbracciati, non temerti.
Fatti polvere, donati al vento:
lui sa scorrere e baciare ogni vetta.
Sarai clessidra e conterai con essa;
e tanto più ti sentirai granello,
tanto più ti renderà montagna.