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forme-pensiero dilatò
il mandala e una rosa di immagini
gli si aprì a ventaglio dietro
la fronte – col terzo occhio - in un
capriolare all’indietro di dolce
vertigine – fu risucchiato in stanze
della memoria archetipa e
da luce noetica immerso
in una pace amniotica
appena un grumo
in sintonia col pulsare di miriadi
di cellule ora si fondeva
col respiro dell’immenso corpo cosmico
quando un capriolare nel mare prenatale
ti avrà fatto ripercorrere a ritroso
la vita (tutta d'un fiato) azzerando l'Io
spaziotempo - allora
leggerai la vera sola poesia aprendo
gli occhi sul Sogno infinito: la tua
Poesia cavalcherà in un' albazzurra i marosi
del sangue fiorirà negli occhi di un'eterna giovinezza
sulla pura pergamena
della sostanza primordiale
tutti i pensieri lo Spirito scrive
con l’inchiostro luminoso
della divina emanazione: nel Libro
dei libri sotto forma di archetipi
o lettere celesti si trova tutto
quel che fu è e sarà
se questo mondo ti ha forse
deluso è perché ho lasciato
che ti perdessi e dal tuo
vuoto mi tendessi le mani
su me che sono Altro
roveto che arde e non consuma
scommetti pure la tua vita
non vergognarti di me che sono il giorno
ho offerto il mio Essere
carne e dio
al supplizio del legno
mia rivincita d’amore
sono il mattino che ti coglie
cuore di madre
la bellezza dell’essere
è di una certa età
dipende
dal modo in cui la percepisci
quando ti commuovi per un nonnulla
scambiando un sogno per una visione
ti senti tornato bambino
lo sguardo perso ad inseguire un volo
non temi l’ ignoto
quando in vita ti sei ben speso
come in una bolla d’aria o goccia
di luce
si ha vita
nel fiato del Sogno infinito
lanciarmi anima-e-corpo
contro fastelli di luce
specchiarmi
nella sua follia
e tu a dirmi: Lui
-l’irrivelato-
nasconde il suo azzurro – è
lamento amoroso
confondersi del sangue con l’indaco
cielo della memoria dove l’altro-
di-me preesiste – sogno
infinito di un atto d’amore
librarsi della tua ala azzurra nel mio sangue
io-non-io: in me ti trascendi e sei
d'ineffabili alfabeti s'imbeve il nascere delle mie aurore
io-non-io:
lasciare che mi superi
la luce
sentirmi espandere
nell'amore
infinito sparso per il cielo
ciò che non appare mistero
neppure è bello *
fragile come i sogni
spaesa il cuore
di là del mare
tutta
una vita –
...finché lo spaesare
non si adagia
sulle rive del mistero
* frase presa in prestito dal mio amico
pittore-poeta-critico Andrea Crostelli
non angustiarti se non sai pregare
se preghi con la testa tra le nuvole
lo fai e bene se spandi
su foglio metafisica luce
e il soffitto ti si fa cielo
spiove luce
di stelle gonfie di vento
col tuo peso
greve di limiti
ti pare quasi vita sognata
il vissuto già divenuto memoria
siamo frecce
scagliate nel futuro
o il tempo che ci è dato è maya
e si è immersi in un eterno presente?
noi lacere trasparenze
-sostanza di luce e di sangue-
a superare d’un passo la morte
solleva l’angelo un lembo di cielo
svela l’altra faccia del giorno
la testa affondata nel cielo (azzurre
profondità rivelano ombre
essere i corpi) -il foglio la mano un
vuoto-
vuoto-mi levo dal sogno bagnato
di luce
atomi di solitudine
abbandoni / distacchi / fini
assaggi di morte
le morti figurate i
suicidi/omicidi camuffati
la notte blu dell'anima
morte presente dalla nascita
morire porta sul nascere
emigrare di forma in forma
o Dieu purifiez nos coeurs
ora e nell'ora della nostra morte
nel giro
di una luna ti sognerò levarti
da orizzonti
di fuoco su cavalli
d'aria
dipingere arcobaleni
coi colori dell'amore
è in te nell’aria
sottile la senti la mancanza
di vita piena
come applaudire con una mano sola
ma è regale regalo
questo rapido frullo
d’ali
atto d’amore
non affidarlo nelle mani del vento
sii àncora
gettata nel cielo
il di qua dice l’asceta
non è che proiezione
nel prisma azzurro del giorno
sentenzia
che perfezione
è la carne che si fa spirito
non si terrà conto
del corpo che si nutre
che è già della terra
si è dunque
del cielo o anelito
d’infinito ancor prima
del primo respiro?
- certa è la fiamma che dentro
ci arde – sottile -
se nascere nella morte
è questa vita
breve sarà il vagare
nella tenebra della conoscenza
per noi apprendisti dell’Indicibile
avvolti
nella luce della Parola
legati da una promessa di sangue
a Chi ci tende nei secoli
le braccia aperte in forma di croce
e se fossi stato
dell’altro sesso in una
vita precedente
e ne avessi perso
memoria?
(ipotesi remota dici – di certo
campata in aria)-
junghiane profondità
tralasciando
scoprire come in un test
il lato oscuro del Sé
totale la parte
inconfessata (semplicemente
naturale) – la tua percentuale -
da me una distanza mi separa:
attraversa un incendio
la carne: per farla d’aria – vitreo
sperdimento
mistero a me stesso
e il mondo m’è fuoco dipinto *
* verso da M. L. Spaziani
la mente in stand-by (fuori da un mondo
parallelo) - ti culla un canto
d'alberi e di cielo
assapori per poco ancora
il tepore delle lenzuola: ora
senti la vita che entra in te: ti scorre
dentro come un fiume
(batte rotondo nel sangue il tuo tempo -
ti senti in comunione col sole):
adesso che afferri
vita - più vita - nemmeno t'importa
di un corpo che sarà preda
del disfacimento
tu come un’esplosione
all'aprirsi del fiore –
vita: mio sangue alato
lascia che m'incenerisca
per rinascere adamantino
nell'aria come fenice
lascia che della luce
della tua saliva
fino al cuore mi bagni
ah sentirmi avvolgere
nel risucchio del vuoto
tuo affamato…
1.
è velo che cadrà
la carne
2.
rendere fruttuosa la morte
perdendo la vita
(rovescio
dell’io tra nome e senza nome)
3.
ma è l’amore che mi sceglie
(nudo
alla luce)
4.
ho sognato d’essere trasparente
[ispirata nella notte del 25.3.07]
in sogno sovente ritornano
amari i momenti del vissuto
che non vorresti mai fossero stati
per cui accorato in segreto piangi
si affaccia nel tuo sogno bagnato
quel senso di perdizione
incarnato nel figlio
prodigo che fosti
emerge dai fondali
dell’inconscio dove naviga
il sangue e tu
disfartene non puoi
confidare
nelle cose che passano
è appendere la vita
a un chiodo che non regge
è diminuirsi la vera ricchezza –
arrivare all’essenza –
lo scheletro la trasparenza
a mimare un amore
anteriore a noi si vola
nel vortice della luce
“partire è la vita”
(farfalla
di fumo)
foglio bianco schizzato grido
tra onirici lampi
ride la tua immagine d’aria
intagliata nell’ombra del cuore
entrare nello specchio: esserne
l’altra faccia:
uscire dal sogno di te stesso
apparenza di carne tornata pneuma:
ri-unificarti col tuo doppio
celeste: il-già-esistente di là
dal vetro: tua sostanza e pienezza
fuori dal cielo
bevvero l'acqua del Lete
ora non sanno più chi sono
presi nella ruota del tempo
mendicano avanzi di luce - curano
le ali spezzate
per risalire nell'azzurro
è salamandra
sorpresa immobile
che finge la morte
due braccia schiuse a croce
cielo di carne vento
di memorie la vita
ora sospesa
finché spunti
la trottola il suo perno *
* verso da Montale
Dio è paziente: ha sogni
per l'uomo infiniti - frutti
immarcescibili
(centro del cosmo: non è
il suo un giocare a dadi)
egli visita le nostre
piaghe - manda angeli
a spazzare gli angoli del cuore
(suo disegno è
la Bellezza)
la sua forza è gentile
imbevuto del sangue della passione un cielo
di angeli folgora l’attesa vertiginosa
nella cattedrale del Sole dove ruotano
i mondi
è palpito bianco la colomba sacrificale
spiove dal cielo una luce
di stelle gonfie di vento – quasi
provenisse dall’oltre
nel cuore un aprirsi
di sprazzi di pace: vedermi
in tutto con il mio sognare –
il vissuto la vita
sognata
a R.
oltre lei forse fra le stelle
dura quel sorriso che nell’aria
ti appare ora sospeso come fumo
lucido incanto il tuo
sperdutamente altrove –
l’ha disperso il vento
insostanziale la Luce
nella carne si oscura
(energia fatta densa)
luce verde della memoria
scuote la morte:
il nocciolo del tempo
nel buio delle vene è universo
presto deperibile
giungere dove ogni linea s’annulla
un brivido bianco… e sei altro
fiume che perde nel mare il suo nome *
* da un verso di Billy Collins
[a David Maria Turoldo]
ai confini del cuore
zona rischio lebbra
dov’è l’io
luogo-non-luogo dove
piove musica
rendimi bianco
come neve delle vette
Signore
segreti cosmici ha il sangue: sperimenti
il mondo immaginativo nuotando
nel sangue come un pesce –
abitando le stanze dei nervi – leggendo
la geografia delle vene:
ti sintonizzi con la danza
delle molecole: sei nella danza: la danza
la circolazione
sfocia nei sensi: emerge un mondo
ispirato – da musica delle sfere –
coi fuochi della luna bivaccanti nel sangue
baluginare d’albe e notti che s’inseguono
dentro il mio perduto nome
per le ancestrali stanze un aleggiare di
creatura celeste che a lato mi vive
nella luce pugnalata
tra reale e apparente l'ovale
del volto che ti guarda dal fondo
dello specchio di un locale fumoso -
il non poterti vedere come gli altri
ti vedono - l'altra parte di te l'inespressa
forma che puoi immaginare assumere
nell'aldilà - (scorgerti di spalle o
spiarti di sbieco è perverso
gioco di hyde - incontro con l'Ombra)
in un moltiplicarsi di specchi (fuga di
nascite e di morti)
imprigionata è la luce
dei tuoi déjà vu -
s'odono se ascolti i sordi
tamburi del sangue
in fondo agli specchi dove si
legge l'eterno ritorno (la vita
ci misura) - lì è il centro il mondo
rovesciato: il tuo aleph -
la chiave l'enigma
sognandosi al di sopra dei precipizi
le vene cariche di notti
carpire qualche vertigine all’Abisso
negativo di me mio vuoto
in proiezione mi copia con inediti
profili tagliati nella luce – se dal
di fuori la spiassi mi direi sono
io quello ?
pulviscolare ha i contorni
del sogno e i suoi fòsfeni
si spezzetta se riflessa inafferrabile
fantoccio mi diventa
pure mio vuoto mia metà
che estinta con l’ultima sua luce
rientrerà nel corpo-contenitore
unificata con la terra – senza un grido
tutt’uno con la morte –
senza perché – solo ombra
s’arresterà questo giro del mio sangue
lo sguardo trasparente riflesso
in un’acqua di luna
sarò pietra atomo stella
mi volgerò indietro sorridendo
delle ansie che scavano la polpa dei giorni
delle gioie a mimare maree
nullificate di fronte all’Immenso
allora non sarò più
quell’Io vestito di materia
navigherò il periplo dei mondi
corpo solo d’amore
in una goccia di luce
1.
fatto di polvere stellare
corpo-immagine / specchiato narciso
corpo-mito venere da spuma
corpo-amore corpo-fame
corpo-terra
2.
corpo vissuto come ferita /
desiderio / vita che non demorde
(corpo sacco dell’anima)
visto come mo(vi)mento/esperienza
(carta assorbente)
3.
corpo unico
irripetibile
primavera del corpo
3.a
(“si sveglieranno ed esulteranno”
Is. 26, 19)
un vivere a ritroso
le spalle all’oriente
dove
cresce la luce
vuoto delle braccia
vite
separate
tra l’ombra e l’anima
hikikomori: in Giappone sono oltre un milione.
E’ il fenomeno di ragazzi che vivono di “rapporti” virtuali chiusi nella loro stanza fuori dal mondo.
accettare di farsi
trasparenza (libro aperto)
lasciarsi attraversare
dalla vita - da morte-vita (rosa
e croce) -
da Colui-che-è: l'Onni
amorevole
di fronte all'Assoluto
...immersi
nell'Assoluto –
quando il R a g g i o
assorbirà le ombre
esistere nel mondo: l’Essere
decentrato estraneo a sé
(lobotomia della propria
Immagine interiore –
da dispersioni di Energia
cristallizzati aneliti in un cielo
strappato voci
spezzate sul nascere)
rimanere in essere
incapsulati in una vita ch’è copia
sfocata dell’Originale:
diminuzione vita
a metà
pure:
zampillo d’acqua viva
dall’Io subliminale
la difficile luce
(a Simone Weil)
1.
(occhi come laghi
abbracciano da eco
a eco fremiti di vita)
ha mani che sfondano muri
di solitudine – amore
2.
germoglia grido di luce
da nuovo dolore
ormai è passata come tutte
le cose dell’aldiqua prendila come
un sogno anche se sogno non è
questo nell’ultimo giorno avrò da dirti
fratello a me nella carne e nello spirito
marchiato a fuoco
ma tutto questo doveva accadere ti dico
perché “si compissero le scritture”
ora m’incolpi del mio silenzio e
Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia
venivano spinti sotto le docce a gas
Io ero ognuno di quei poveracci in verità
ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda
del carnefice quando fa scempio
di un bambino innocente
Io sono quel bambino ricorda
“quando avete fatto queste cose ad uno
di questi piccoli l’avete fatto a me”
anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce
la più abietta la benedetta
anch’io ho urlato a un cielo muto e distante
Padre perché
perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto
leggerne una pagina al giorno
perché la fede non sia acqua
Colui che te la dona
fallo uscire dal libro sacro
le righe nere diventino il tuo sangue
fa’ che sia pane
non polvere nel vento la Parola
cosa saremo ora non sappiamo
bene ci conosce il Demiurgo già
in mente Dèi eravamo prima
della creazione pur senza saperlo
ingabbiati come siamo in questa vita
puro anelito di spiccare il volo
s’invertigina l’essere a
mimare la morte
(l’io avvitato in enigma
da koan):
non mi conosco non so
chi è l’essere che è me – buco
nero o anelito sulla
bocca di Dio – perduto io grido
il mio nome nei crinali del vento: discendo
nel mio specchio attendo
una nuova nascita
1.
onirica visione dell’eden
dove profuma Signore
di abele il tuo giorno
2.
un cielo bianco di silenzi
di qua del velo vascello
fantasma
1.
luce/ombra le mie due metà
tendo all’Uno all’androgino
rapito dai vortici di
Splendore
(dalle Sue Ali di Fuoco)
2.
è l’io la linea che mi divide
in grovigli di vene (avvolto
nella camicia di nesso degli istinti)
sussistono tutti i contrari
--------- un tiro alla fune
finché non si frantuma il mio corpo
di vetro
tempo elastico
passato - presente - futuro
gli orologi molli di dalì
tempo-sospensione l'aprirsi del fiore
tempo di blake
sospeso nel balzo
lucente della tigre
tempo diluito non-tempo onirico
tempo dilatato che
scandisce deliri di luce
in una tela di van gogh
tempo sospeso
immobile indolore
felicità animale
1.
precipitati da un primo
mondo di luce indivisa –
essere qui e insieme
altrove
dal di fuori il pulsare
dell’universo
impregnato di dolore e di canto
2.
questo dolore questo
canto: ne siamo
l’essenza
siamo volti che galleggiano
sulla superficie di un sogno
[entrando in un sogno lucido con la visione dilatata
di gatta che si stiracchia]
le fauci spalanca la natura animale in enorme sbadiglio
della tigre di blake a ricordare la geometria felina
dinanzi agli avanzi della sua preda sanguinolenta
nella solitudine lucente tinta dalla cenere rossa del tramonto
pancia all’aria nella conca del sole occhi socchiusi impastati
dell’ultima luce in un tempo sospeso un silenzio
che disegna l’atavica forma aperta del grido
come in una bolla d’aria
si ha vita
dentro il fiato
di sogni sgretolati
rimuovere i macigni
di odio e vendetta
che tengono in ostaggio per la vita:
questo rispecchia
il tuo animo regale
tu che umanizzasti il tuo carnefice
tu che sai il dolore
della luce - sentinella dell’aurora
sei granello di clessidra
grumo di sogni
peccato che cammina
ma sei
a m a t o
immergiti
nella luminosa scia di chi
ti usa misericordia
ritorna a volare:
ti attende la madre al suo nido
ricorda: sei parte
dell’Indicibile - sua
infinita Essenza
nato
per la terra
da uno sputo nella polvere
tenere in serbo scomparti
colore del vento che oblìa
memorie: rossi
come il sangue della passione
verdi come le prime primavere
azzurri come il manto di madonne
custodirvi gocce di poesia
cavalli di nuvole ed arco
baleni –
le coordinate dei sogni – e
l’insaziato stupirsi della vita
da respirare su mari aperti
- che tenga lontano la morte
ascolta
...non senti urgere vita più vita
nel seme dell'amore che
aspetta di esplodere in un abbraccio cosmico?
passaggio dal
nero al bianco
l’ascendere alla luce
azzurro quello delirante
di mallarmé la vocale
o di rimbaud
la rosa azzurra
azzurro: tutto il cielo
negli occhi
azzurro manto
di Maria
indicibile la parte di cielo
ch’è in te e ignori – dice steiner
l’uomo in sé cela un altro
uomo: testimone che ti osserva e
sperimenti ogni ora:
basta che solo
un verso o poche note ti richiamino
a una strana forza interiore:
e cessi
di sentirti mortale
1.
processo è la vita stessa
il soggetto si racconta
1.a
da acque amniotiche
(da matrice atomica)
gettato dentro il mare-mondo
2.
l’io: tanti io diversi: io-
metamorfosi
(voci di dentro)
2.a
io sospeso spasimo io qui-e-ora
io fatto vertigine e sogno
(stato di trance
un esistere in limine)
2.b
io-onda io moltiplicato
da specchi e pure a sé ignoto
io mancanza vuoto
di braccio amputato
(leggendo Jung: Storia del simbolo)
(luce che cresce il grido
della mandragora
l'albero capovolto)
...fuggii negli specchi
sprofondai nei cieli anteriori
cavalcando eoni-spaziotempo
vidi nella memoria cosmica
il centro di me
dove ardeva il mio sangue
in simbiosi col palpitare degli astri
coi segreti del vento la musica
delle sfere
il mio sangue confuso col cielo
della memoria
...precipitato nella vita
imago dèi: noi chiamati
ad amare (senza essere nostri)
noi abbracciati dalla
Luce: dai tre aspetti dell’amore:
Dio madre / amante / amico
(agape / eros / philia)
l’Uno dai molti nomi:
sole – oceano - fortezza
(il chi-siamo-dove-andiamo:
dove la mente
inlabirinta)
l’io
vestito di nebbia
promesso alla morte –
(nella valigia pronta la perdita
originaria la vita a
metà)
risucchiato come da un tunnel…
attraversato
da flutti di luce
destinazione: il Sé
1.
una folla di stelle:
la stanza si riempie di cielo
come quando
in un punto
dell'eterno palpitò la mia essenza
2.
biancore irreale – carne-e-
cielo l'Io nell'oceanosogno
è guardarsi cadere
nell'imbuto fuori del tempo
fino all'attimo
prenatale alla luce del sangue
(voli a solcare l'indaco
staccandosi dal tramonto)
ti sveni come questa luce -
dai muri diroccati
dalle feritoie a spiarti
gli anni spogliati nel cuore:
l'infanzia che rimonta
dentro te come un sole (il sangue
sparpagliato nella luce):
l'esplodere dei sogni che aprivano
i mattini - l'innocenza
negli occhi di pianto
di quel fanciullo col suo aquilone -
sparito nel profondo azzurro...
legato a un vago giro di pensiero
alla tua libido caro freud antepongo
la vita che guarda se stessa guardarsi:
il centro del mandala dove la luce
pensa – le nozze alchemiche – alla
mancanza di sacralità il Pesce *
l’enantiodromia (Unus
mundus) – all’analità l’Anima l’Animus
l’Ombra - il corpo che si apre nel suo doppio – la
nostalgia di un cielo prima della caduta
* Simbolo del Cristo
(per il 25° anniversario di matrimonio)
in braccio al vento
questo giorno dai rammendi azzurri
terebrante luce: intima
ferita celeste
(la sfiorano
le balsamiche dita
di Amore)
nell’abbraccio del mistero
farsi trasparenza
espansa
percezione di sensi
io non io esisto
di qua di là dello specchio (una
distanza mi separa: come
fossi da un'altra parte): vivo mi
agito dentro un sogno
lucido: Sogno di
me - creatura di sabbia
al di fuori di me –
io stesso luogo-non-luogo –
mi espando
di cerchi concentrici è il lago
del mio spirito: sasso gettato
dal capriccio della musa
prolungato sopore
postprandiale
di felicità effimera
brucia il tramonto in un volo
che si perde dietro l’ala
del palazzo ottocentesco – fino
a che arriva lo sguardo…
(apparizione in sogno o forse
déjà vu?)
dove ha fine la vita
“è solo la curva della strada”
[su un verso di Ungaretti]
vastità di te solo
penetrata nei sensi:
nella tua fragilità
lo stupore
di sentirti
una “fibra dell’universo”
rinascere dal cuore
come una fortezza
il peculio di pena ha elevato
il silenzio al rango della luce
[ispirata all’alba del 19.10.2008,
a 11 giorni dal mio 67° genetliaco]
negli occhi forti della luce
vive il paese innocente
-dove approdare l’anima
esausta
di vita dispersa-
(una
gomena di avemarie
porge l’angelo a riva)
(a Gustavo Rol)
cosmonauta di spazi
sovramentali
trasfiguravi il tempo
velandolo d’irreale:
quiddità di un cielo
interiore
aperto su mondi paralleli
[fine anno 2009]
(perle d’acqua ed ali)
oro trasfigurato in sorriso
di sangue /
cenere / silenzio
d’ombre
se il soffrire non coniughi
con l’amare è un niente la vita – avrebbe
detto simone weil
buconero-in-buconero direbbe einstein
(dal crogiuolo del dolore guardare
oltre il visibile oltre
l’io – schermo di carne)
ma più in là tu non vuoi vedere – solo
cattiva stella che graffia l’azzurro del tuo cielo
(ed è gioco perverso pensarla
nel tuo codice iscritta):
credi: è per risorgere che in te
sperimenti l’abisso: impara a guardare
il sole: esci dalla platonica caverna –
ascolta: non esiste solo nelle favole
il tuo angelo: egli da dietro il velo
del tempo è luce al tuo passo
perché vivibile sia questa vita: perché batta
nel sangue un tempo tuo – rotondo
(non sai che della polvere dei sogni
son fatte le sue ali?)
il tuo angelo – se vuoi – sarà simile
a emanazione di luce/visione
di blake:
attiva il terzo occhio – sii come
la clorofilla che si nutre di luce
a metà del suo corso la notte
inghiotte l'ultima luce - rende
suoi ostaggi i corpi
su un mondo immateriale - più nostro -
il sogno apre il sipario
e nel momento del distacco
l’io si farà fragile foglia
appoggiata ad una spalliera di vento
(volontariato)
sperimentare l’Indicibile
spendersi
in un percorso di amore
il cuore aperto
ad altezze segrete
sperimentare l’Altro da sé
nel diversamente abile – pasta da
modellare: ci affondi
le mani e ci rivolti
la vita –
lui ti ricambia con l’oro
di un sorriso
a specchio di cielo
il tuo coniugarti
corpo-amore
albero che veste
primavere
grido
di terra
benedetto -
fonte di luce-vita
corpo-amore
espansione a irradiare
poesia a labbra
di luce
indicibile fiore
del sangue
- non serve voltarsi indietro – mi scrivi -:
se metti in conto i limiti
le morti contratte le paure
passate e avvenire se porti in cuore
sventrate lune albe-capestro
se non ti esponi per
puro calcolo non fai
che raccogliere i frutti d’una vita
spesa male: presto
essa ti presenta il conto – deve questa vita
restarci nelle mani: dare tutto
se stesso a perdere arricchisce:
amare non è forse una scommessa?
dici (e la parola è bisturi): percorri
lo stretto marciapiede a lato
del cuore: nel profondo di te nel buio
di stelle calpestate ascolta il grido
verticale
che da caduta può farsi preghiera
(sempre a metà strada noi: sempre
nella terra di nessuno: il
fratello oscuro che s’agita nel sangue
(lato notturno dell’anima) che mima
il dolore del cosmo
(attraversando la valle della morte
penetrati da tutto il freddo del mondo: immersi
fino all’ultima fibra dell’essere
in un dramma da consumarsi fino in fondo)
il Dio che sta dietro le apparenze: il Dio
sconfitto nella storia Dio-del-paradosso
che vince con la debolezza - il Totalmente
Altro: l’increato (ab aeterno) che si
a u t o l i m i t a
per recuperare la sua potenza alla
fine dei tempi – grumo di vortice d’astri –
1.
nell’addentare il frutto proibito
si ritrovò affamato d’amore
1.a
(fu il creare gioco o sogno di Dio / coito mentale)
1.b
(si mordeva la coda il serpente uroboro
racchiudeva in sé l’uovo del mondo)
1.c
in quell’attimo infinitesimo la
storia dell’uomo era già scritta: passato e
futuro un tutt’uno simultaneo
2.
non lui va verso il futuro: esso
gli viene incontro ed è già presente
focalizzandosi in fotogrammi: ciò che avviene
esiste prima di lui: forse in un’altra
dimensione egli l’ha già vissuto (presente
a sé come il sé nel sogno) (abitante il riconoscibile istante
dentro una sospensione)
3.
il déjà vu è acquattato tra pieghe dell’inconscio
3.a
come in una sequenza di specchi
gioca con l’alter ego nell’eterno presente
punto da cui si vede il Tutto
versante luminoso del Sé: l’aleph
essere :
notte dell’anima
il cammino
il tempo è la caverna
lancinante
attendere ti trapassi
Amore sole cosmico
tagliato fuori
dal cielo (stato uroborico
di participation mystique)
calato in un io che non sai dire
chi sia: se non presenza passeggera:
sospeso esistere
nel seme dell’amore:
attesa di pienezza nel pleroma
a C.G. JUNG
quando si unificheranno gli opposti e il Sé
riaffermerà la propria natura ermafrodita
e dallo squarcio del velo di maya
si manifesterà l’Altro - la nostra
controparte
(sconosciuta e prismatica) che
ci visita in sogno - l’occhio
interiore: allora còlta la totalità
si sarà dissolto insieme allo schermo
di apparenze nomi e forme
insieme alla rappresentazione della storia
e ai fiumi di sangue e di parole
anche il sale delle nostre lacrime
caduta la carne
svelati a noi stessi:
non più enigma che arrovelli
(restano unghiate sulla carne
del cielo a presenza
d’un sentire stuprato):
allora l’essere si aprirà
la luce schiuderà le braccia
saremo seme fiore stella - le
prismatiche facce del Sé -
allora in noi
non più un vedere attraverso
uno specchio in enigma: sarà un camminare
sulle acque
(alla luce dell’epistéme*
avrà la kènosis**
vitrea trasparenza)
* epistéme = conoscenza
** kènosis (qui sta per concetto di) = svuotamento del divino
nel paese interiore eiaculo i miei sogni -
fuoco e sole dell’anima - vivo
una stagione rubata al tempo (mimesi
icariana sul vetro del cielo)
nel paese interiore brucia il mio daimon
di febbre e di luce
non vedi al di là
del tuo naso scientifico:
è come leggessi sull’acqua
lettere storte: poiché noi siamo
nel rovesciamento afferma
la weil - e negazione
ci appare la grazia
nell’amore sai non c’è ricetta
che tenga: è buona regola giocare di
rimessa / vuoi
possedere l’oggetto d’amore e
resistere all’amore Quello-che-si-
dona
tu cuore diviso tra cielo e
terra carne/amore non più che sparso
seme
(In memoriam: a Nkosi Johnson, morto a 12 anni, il 1° giugno 2001, a
Johannesburg. Nato sieropositivo, fu scelto come testimonial contro il
morbo dell’ AIDS)
(Non posso pensarti dolente
da che morte odora di resurrezione.
Eugenio Montale)
colei che ti diede vita
la sai madre di cielo
bambino che hai corteggiato la morte -
tu messo in un angolo come vergogna
(lo sguardo orfano rapito
in vastità di cieli) presto non più
che mucchietto d’ossa - Nkosi
sei la nostra Coscienza:
e violentaci dunque nel profondo - tu
con la purezza di un breve mattino
mentre questa morte - vedi -
già s’ingemma di sole
risalire all’immagine infranta
dove è voce del sangue
la ferita aperta del cielo – limare
le parti non combacianti
con la figura del divino: è questo
che fai intendere e
la chiami città
terrestre la tua voglia
di rivoluzione: tu innamorato
dell’uomo nuovo – del suo
costruirsi incessante –
1.
chi ti ha fatto sapere ch’eri nudo?
l’entrare della morte nel morso
della mela
(si erano creduti il Sole
scordando di essere riflessi)
1.a
il serpente mi diede dell’albero e…
eva la porta
di sangue
per dove passa la storia
2.
nell’incrocio dei legni
la conciliazione degli
opposti (lo scheletro del mondo)
2.a
è il Figlio che pende
dai chiodi
la risposta a giobbe
3.
ancora l’assordare dei martelli ancora
un giuda che fa il cappio abbraccia un albero di morte
- sulle labbra il fuoco del bacio
con calderon* dici la vida
es sueno mentre ti dibatti
in un non-tempo onirico:
sorveglia ogni gesto
un testimone interiore / custode
del sogno – e se nel saperti
forma vuota volessi
uscire dalla vita
non c’è
grido o sussulto che tenga
* Calderon de La Barca
(a Emanuel Swedenborg)
(quest’abito sta stretto - è
peso di terra
un fuoco passa per la carne)
ali ha lo spirito per
vastità ineffabili
per volare fra le braccia della
luce
profonde azzurrità
l’attraggono - sua origine e
sorgente
trasfigurati aneliti hanno
occhi di cherubini
- di là - benevoli
salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi
rivolto a quelli che lo inchioderanno
anche per voi che ancora nei secoli
mi schiaffeggiate sputate
negando la vita buttandola tra i rifiuti
aizzando popolo contro popolo
sotto tutte le latitudini
salgo sulla croce anche per voi
che mi sprecate nelle icone
per voi nuovi erodi/eredi della svastica
che insanguinate la luce delle stelle
oscurando la Notte della mia nascita
anche per voi potenti della terra
razza di serpenti
che non sopportate di sentirmi nominare
dal mio costato squarciato fiumi di sangue
tracciano il cammino della storia
la mia Passione è un solo grande urlo muto
di milioni di bocche imploranti
dinanzi al vostro immenso Spreco
con cui avete eretto babeli
di lussuria come cultura di morte
a Dalton, Heraud, Urondo
- tre poeti assassinati – mi diceva
(occhi persi nel vuoto
a inseguire chissà quale visione) - tre
in posti diversi – (ne rammentava solo
vagamente i nomi e i luoghi)
- vedi: - puntualizzava – il potere è nemico della luce:
non sopportando la forza
della parola
si mimetizza viscida serpe
tra sterpi e inietta il suo veleno -
l’alba è schiusa palpebra
dell’Orologiaio del cosmo –
col mio emisfero destro
vivo la meraviglia la poesia della vita
credo nell’amore contagioso –
ma mi riconosco in chi non sa guardare
a lungo la Bellezza
negli occhi senza assassinarla
“perché ogni uomo uccide ciò che ama”
e allora cos’è questa forza
oscura che mi strappa
gli angeli dai sogni? chi
viene a violentare il fragile azzurro?
vita asettica: grado
zero del divino Onniforme
(ma la notte del sangue
conserva memoria di volo)
vita sovrapposta alla sfera
celeste regno d’immagini
epifaniche / emozioni
elettroniche
eclissi dell’occhio-pensiero
tu dici è scandalo la morte ma può
esserlo la bellezza perduta del fiore o
della farfalla che vive la luce di un giorno?
dietro il velo dell’esteriore il fiore
il verde la foglia – parte del cosmico
sé di cui è specchio il di qua – vivono ab aeterno
l’indicibile essenza di fiore/verde/foglia
a specchio di cielo
cuore
a risalire vortici
di vita dispersa
(d’ore
ubriache)
vorresti tuffarti
nell’azzurro fonderti
con la luce
1.
bava di ragno a tessere
unità del tempo
(gusci d’entità
masticati da morte
my body is my suit)
1.a
letto di procuste
(visitarsi in sogno)
dell’anima
2.
essere
come momento
il qui-e-ora
il Sé irripetibile il Sé
universale
my spirit is soaring
3.
perdersi in chiarità di cielo
farsi libro aperto
3.a
(dove albeggiano azzurrità di strade alte)
da questo muro
trasudo le morti di tanti
sono l’urlo di ginsberg
il grido di munch di guernica
queste parole sono pallottole
dirette al cuore
voce di chi non ha voce verità di Cristo
di certo m’imbavaglieranno
non sopportano di guardarmi negli occhi
erlebnis del phonema –
conchiglia
d’aria – sul mare della memoria
una stella di sangue è il sole della pagina
parola – tua preda o forse
tu preda della parola
amore zenitale
le nozze del fuoco
a Dino Campana
si librava lo spirito nello
splendore di quel sorgere:
si chinava
il Sole a baciare la
sua storia: a
rischiararla tutta – in un istante
l’anima del
poema mai concepito
s’imbeveva di alfabeti
ineffabili –
galleggiava in quella luce
bianca
in memoria di Iqbal Masih, tessitore di tappeti,
portavoce dei diritti dei bambini lavoratori,
ucciso a 12 anni, il 16 aprile 1995
come un bosco devastato
intristirono la tua infanzia
di pochi sogni
tra trame di tappeti e catene
ancora grida il tuo sangue nei piccoli
fratelli – il tuo sangue che lavò la terra
quel mattino che nascesti in cielo – dimmi –
chi fu a cogliere il tuo dolore adulto
per appenderlo ad una stella?
morto a 17 anni il 16.4.1995, domenica di Pasqua
ti videro rimbalzare come un fantoccio
contro il parabrise
eri la loro preda
di turno: sul collo il fiato
di quella banda di cani armati di mazze
(arancia meccanica
una domenica pomeriggio
quando le ore si dilatano e
la città è una giungla)
sui tuoi sogni si era chiusa la Notte
ti ho rivisto all’obitorio: sentivo
il tuo corpo astrale aleggiare
su quei resti e palpitare un intero
universo nei tuoi occhi di vento: Davide
non più diviso tra terra
e cielo: in te racchiuso il Segreto
nella magnetica notte allucinata
a vivere la tua morte urlata
anima infeconda strappata alla
pseudoincarnazione di un sogno:
parvenza d’amore immagine
accartocciata mortale
(a Hemingway)
aureolato di fumo
ma dove va la vita
morte tenuta in vita che fluisce
con te o senza di te
per compagnia una bottiglia e una donna che
almeno per stanotte
ti allentino il suo morso
ti richiudano questo strappo infinito
(domani chiuderai la partita)
Hem
per gli amici
occhi in liquido cielo
capovolto
palpebre d’aria
chiuse sulla disfatta del giorno
(depistate tracce
rotte smarrite
a insanguinare il vento:
ruotare del tempo
nella sua vuota occhiaia)
anse d’ombre
annegano il grido
dell’anima giocata a testa e croce
è perdersi nelle stanze arimaniche
progettando vite in copia carbone
questo disconoscerti poesia
autenticità spolpata da virtuale e stress
è come stare sospesi nello sporgersi
da delirante vetta interiore l’aprirsi
di crepaccio la sua bocca ad urlo
cammino luminoso scala che unisce
il mondo dei morti a quello dei viventi:
a una estremità la costellazione
del Lupo – Antares – sorveglia
l’entrata nel regno dei morti – all’altra
quella del Cane – Sirio – apre
la salita del cielo e guida
i naviganti: è la stella
Maris – la stella del mare e la stella
di Maria
lascia che m’incenerisca
per nuovo sorgere
adamantino
nell’aria secca del fuoco
lascia
ch’io mi bagni fino al cuore
della luce della tua saliva
voglio sentire il mio essere
avvolto nel risucchio
del tuo imbuto cosmico del tuo vuoto affamato
entrare nella
morte-vita (sangue del pendolo /
tempo-maya con occhi
di luce)
capovolti
"vivo"
è nell'Oltre: cuore
del sole abisso
di cielo - antimondo
1.
vocale
in sospensione come urlo
muto - il bianco
dell'urlo
il nero
di rimbaud
2.
ritrarsi del
fuocosacro a un
vaneggiare di gole
spiegate /
scimmiottanti maiacoschi
cogli il mio morire tra una
radice di sangue strappata e un'altra
appena nata dal suo grido
miracolo il sorriso
interiore
mentre il mondo ti ringhia addosso
ti offri s'apre una rosa
di sangue
nel Cielo un canto d'alleluja
irradia un sole il mio cuore
che vuole incenerirsi
nelle tue braccia
ove la Bellezza delira
il tuo sguardo s'instella
dove comincia il cielo
anima bella
farfalla imprevedibile del volo
(nell'ultimo giorno: scaduto il tempo osceno)
sporgersi sull'oltretempo ai bordi
della luce
presenze
evanescenti in chiarità
di cielo: farsi
corpi di luce
Eravamo nell’età illusa
Eugenio Montale
la tenerezza dei giorni verdi
sparpagliati
nell’oro del sole appesi
alla luna
il papà dalle spalle
larghe come la volta
del cielo
quel sentirsi dèi – quasi
alati senza peso – e
non sapere la vita
Innocenza nostalgia del paradiso
adolescenza aspri sapori
occhi belli fieno nei capelli
alle spalle della notte
fuggire nello schiaffo del vento
le ore arroventate: erano
estati lunghe a morire
le corse pazze le ginocchia
sbucciate nel perdurare la luce:
ancora un mordere
la sanguigna polpa del giorno - ricordi? –
in ka* nulla è casuale
credi morire non è farsi
pietra e silenzio: è grido
liberato pietà che vede -
ruotare
su cardini rovescio
del guanto - essere
sogno? luogo-non-luogo ubiquità
e s p a n s i o n e : lacerante
biancore il nulla lucente **
* ka: il "doppio" incorporeo dell'io
** P.P.Pasolini, da Poesia in forma di rosa
la luna piegata sui miei fogli
compone queste lettere
gravide di lampi
tagliate nella luce
assetate
nel supplizio dell'inchiostro
vibranti
su pentagrammi di sogni
presente a te
chiamami Amore
la bocca colma di luce
sei fuoco
antimondo
chiamami a un silenzio di giardini
grumo vortice d'astri
presente a te
fuoco-luce chiamami
da un mondo di vetro
il sogno sfoglia
spirali di memoria
al lume di luna
disegna
il sonno delle cose
la luce grida aprendosi
uno spazio nel cuore
un verso salvavita ti bagna di luce
nell'orfanezza del Sogno
indiafanata da un vento di luce
sei immagine di sogno che svapora
in un cielo di cobalto
scavare nascere nel bianco - parola
intagliata nel cielo del sogno - è
come estrarre sangue dalle pietre
(ecco forbici di luce
sfrondarti):
la pagina è tuo lenzuolo
mentre in amplessi
cerebrali muori-rinasci
(da un luogo puro giunge questo sole
sulla pagina)
(non
studiare il taglio
di luce come l'artista)
non scegliere:
lascia
che sia fa il vuoto
fino
a essere e non essere
sono del cielo
fuori dal suo azzurro
circumnavigo
psiche
abito la morte di me stesso
insieme a tanta vita
il tempo è uscito dal calendario
in un balenìo
di stagioni e amori svolando
obliquo
nel sole con ali d'icaro
nei miei sogni ricorrenti il mare
ne attraverso lunghi tratti io che appena
sto a galla – altre volte mi trovo
in viaggio (nave/treno) o mi vedo nella
casa giù al paese a tavola
coi parenti che mi ricolmano fino
agli occhi e mi accorgo che sono in ritardo per
il lavoro ora nemmeno più ricordo dove
ho parcheggiato scendo di corsa salgo
scalinate eccoli i miei morti i parenti
sorridermi mai che mi dessero
numeri
(ora non sogno più a colori
vividi né di librarmi come
falena contro il soffitto)
mi godo la luce
come farfalla
sul palmo della tua mano
Signore non posso
che offrirti il mio niente –
fragile creatura
ti devo una morte
pietre ancora calde di sole
con la luce che vuole morire al giorno
una virgola di amore ti è rimasta negli occhi
come sangue rappreso (nelle vene del tempo
è sospensione questo palpitare che si fonde
col silenzio del cuore)
come un olio è passata la luce sopra il dolore –
pseudoincarnazione di un sogno –
1.
grovigli di rami
disegnano
la forma del vento
voli
di gabbiani ubriachi di luce
a pelo d’acqua decifrano tra
auree increspature le vene del mare
2.
interroghi sortilegi nella
vastità di te solo
ti aspetti giungano da un dove
messaggi in bottiglia un nome un grido
ha memoria il mare
scatole nere sepolte nel cuore
dove la storia
ha un sangue e una voce
i primi turbamenti i morsi
dell’amore – luce
d’infanzia come sogno scolora
dove l’orizzonte taglia il cielo
spaesano le ore del cuore
nel giorno alto
l’ambiguità è forse nel sogno
mentre vivi e ti cammina a lato
un altro te – insospettato
allora è sogno la vita? o
riflesso copia sbiadita o
gioco di specchi in cui
ti chiami e ti perdi…
letificato d’amore angelicato fiore
si schiude la rosa
fra cristalli dell’inverno
non resteranno tracce
dei giorni solo parole
scritte sull’acqua
a risalire le ore
del sangue
il vortice del vuoto: solo le stimmate
parleranno
dell’amore che hai dato
più a morire che a nascere a
volte – un colpo e via è preferibile
dici ma anche la pianta si
ammala e soffre in natura si sa
tutto soggiace a legge:
la
supernova che collassando si fa
buco nero e noi
mortali
(anche a metà un sorriso
è terapeutico:
sprecato è il giorno senza
la sua luce)
fare anima aprirsi
al nuovo come cercare
un tesoro con occhi tornati
innocenti
coltivare la
meraviglia il bambino che
è in noi unico
filo rosso
[ispirata leggendo Il corponauta – appunti di viaggio di uno spirito libero,
di Flavio Emer]
io pensiero dilatato
a spolverare le stanze dell’oblio
sulle pareti la memoria
ancestrale
metteva in luce emozioni dipinte
su volti che furono me
rifluiva dai bui corridoi
degli anni il vissuto
a imbuto
mi perdevo come in sogno
nell’abbraccio di quelle figure che
accendevano il mio sangue
chi sei: quale il tuo nome nel registro
della Luce quale la tua figura
inespressa
questo non aversi
come morire sognarsi
in seno a cieli di cui non è memoria
…caduto
il velo il tuo Sé faccia a faccia
un ri-trovarsi:
moltiplicato
ci accecherebbe la sua luce
di mille e mille soli
se solo potessimo
vederlo con occhi di carne
Lui l'absconditus
l'Indicibile dalle
Ali di Fuoco - l'Uno
dai molti nomi
Colui
che indossò una carne (e
la sua carne vestì una croce): che
per sollevarci
si fece bambino e ultimo
sono astruse dici parlano per lo più
di cieli e affini mai di quaggiù – lo
ammetto ma ti pare siamo solo di terra e
non fatti d’infinito e di mistero o
materia dei sogni come il cuore sente?
farsi d’aria e parlare col cielo non
insegna forse a vivere in terra?
a riscattarsi da debole carne?
1.
acque uterine dove sognammo di nascere
oceano circolare mare
di nostra madre
2.
lavàti
con acqua e sangue - fonte
battesimale seconda nascita
3.
acqua è porta
acqua è Vita
venite a me
Io vi disseterò
…camminava sulle acque
coniugava le forme dell’acqua
“oceano circolare mare / di nostra madre”: versi adottati
da Jean Debruynne, L’acqua battesimale
questo sentirmi diviso: e
non riconoscermi come
il fuori del mio dentro:
convivere con gli umori
di un corpo di morte
a Padre Pio
il mondo le cose del mondo
ci devono scivolare addosso
come acqua – dicevi
mentre era un sorriso
interiore a illuminarti –
guaglio’:
la casa del Padre è in fondo al tuo cuore
ma è il cuore
un campo di battaglia: a ogni giorno basta
la sua pena –
tra le pieghe della storia
c’è il maligno
che strappa
le più belle pagine di poesia
un giorno i morti
risvegliati
da pioggia d’uccelli
le ricomporranno
in musica celeste
un camminare nella morte dicevi
come su vetri non conti le ferite
aspettare di nascere uscire
da una vita-a-rovescio
riconoscersi enigma dicevi
di un Eterno nel suo pensarsi
pensavi guadagnare la chiarezza?
la vita imita sempre più il sogno
nelle sconnessioni avanti con gli anni
ti coniughi ad un presente che s’infrange
dove l’orizzonte incontra il cielo:
e ti sorprendi a chiederti chi sei
oggi da specchi rifranto
e moltiplicato
mentre il tempo a te ti sottrae
silenzio-ombelico di luce
(le ombre corte l’aria
incendiata)
affondo in vertigini di cielo
… unforgettable…
le uve
dei suoi occhi ad addolcire il sangue
nello sperdimento
del tempo che si sfoglia
quest’ora squama
il mio cuore di paglia
dello stupore della vita
egli non ha memoria
né dell’infanzia
né di un amore
ora intagliato
in una finestra
consuma giorni in attesa
che gli si sveli
il paese della meraviglia –
dove la mente
come un sole si e s p a n d e
[leggendo Sandro Penna: una cheta follia, di Elio Pecora]
sotto un mutevole cielo chiuso
nel tuo grido di diverso
cresce la luce a cui vòlti
le spalle: voglia di sparire
dentro un sogno o restare
nell’ora dolce dei vivi
lasciate che sogni il paese
delle più dimenticate musiche
dove vibra la segreta stella del mio sangue
il paese del Tutto dove nel tutto esisto
senza limiti
in una infinita danza dove sono la danza
unghie crescono nella morte
il gravitare dell’ombra che
ti segue a lato - questo
sentirti enigma vederti
nel sogno moltiplicato
da una vertigine di specchi a
scalare la notte
amiamo ciò che passa legati eppur distanti
a corpi di carne mentre il tempo scava lento
per noi e per la morte che buca la notte
è un morire a ritroso finché si esce da questa
vita da questa morte
spogliami Signore da questa morte che mi veste
lasciami rifugiare come un uccello bagnato
nel tuo dolcissimo abbraccio di madre
che racchiude il respiro degli oceani il poema del vento
che è onda di suoni e soavissimo amore
fa’ che nello specchio del cielo
mi pervada l’angelica ebbrezza
del girotondo planetario non prima che quest’anima
indegna si lavi nel sangue di tuo Figlio
arrivare all’essenziale: via
il superfluo (lo sa bene il poeta - un
sansebastiano trafitto
sul bianco della pagina)
così il corpo: si giunge
col vento azzurro della morte
al nocciolo: all’Essenza: non altro
della vita
che avanzi in pasto al suo vuoto
famelico –
quando nella curva
del silenzio
essa avrà ingoiato la sua ombra
non possiamo concepire come
chi ci ha lasciati
in un fresco mattino di settembre
ci appaia più grande si espanda
corteggiando le stelle
questo è parte del mistero
non dover essere ma essere-di-più
in pienezza
e perché poi ti sconcerti che l’io
debba disintegrarsi con la sua
tronfia ruota-da-pavone
quest’io a cui credi appartenere?
nel buco nero del grido
s’attorciglia
la spiralante
vertigine di munch
vera rivoluzione sarà
l’oltre: mi sveglierà
nel sole in un paese
innocente *– il cuore
s’irradierà di gioia
piena nella vertigine
della luce – ricongiunto
alla parte celeste
puro tornerà alle
origini – perso e
ritrovato –
al seme della meraviglia
* da un verso di Ungaretti
insaziata parte
di cielo
vertigine della prima
immagine
e somiglianza
vita
lacera trasparenza
sostanza di luce e silenzio
sapore dell’origine
fuoco e sangue del nascere
“Per risplendere devi bruciare” – John Giorno
deve il maligno consumare
il suo fuoco - stravolgere
la faccia del mondo
fin quando uscirà di scena
la vita: “la vita può andarsene domani” *
- cerchio breve che si chiude
la consolazione per chi resta?
aspettarsi alla fine dei tempi
un radioso trapasso:“ch’io
non resti confuso…”
* verso di Paolo Bertolani
somigliano i sogni
a queste nuvole a stracci
mai come ora
ho bisogno d’un gancio
per appendermi al cielo
brindano al mistero della vita
forzano le porte
della sera – vedono oltre
dove altri non vedono: per loro
il sognare non ha più fine:
hanno occhi
lavati con acqua celeste
la porta stretta –
dove macera amore
(nell’oltretempo risiede
il Verbo e
il suo cuore-battito
d’universo)
a un solo
respiro si tende –
oltre un tempo
di transizione
(sentenza facile con versi facili)
(il grido dell’afflitto
anima sparse stelle)
terra è dolore il cielo amore?
l’inferno ce lo facciamo noi
terra è pianto?
il cielo canto?
il paradiso se amiamo
è già qui
quando ti adagerai nella tua ombra
e avrai già l’inverno nelle ossa
esulta perché sarà l’ora
d’essere trasfigurato
pervaderai con una particella
di te ogni cosa
l’anima si confonderà con le stelle
allora entrerai nella danza
nel Signore della danza
[ispirata nel dormiveglia il 2.10.07]
1.
leggere sull’acqua
lettere storte
camminare nel mistero a volte
con passi non tuoi
“sei condotto là dove non vuoi”
2.
essere e proiezione
del Sé
(per speculum in aenigmate):
nella parusia entrare nella luce
goccia che si frange nel sole
- che contiene un mondo
1.
un grande desiderio di azzurro
urge nel sangue
senza più odio e dolore
solo amore –
un arcobaleno di amore
2.
nella notte dell’anima
acceca il bagliore della lama
dello sparo – “caino dov’è
tuo fratello” –
ancora e ancora
l’assordare
dei martelli che inchiodano al legno
3.
è il sogno un’oasi di pace
nel cuore devastato
… non si tende alla bellezza?
capisci quanto provvisoria
è questa casa di pietra e di sangue
dove tra i marosi il tempo
trama il tuo destino di piccolo uomo?
se ci pensi:
quale enigma ti sovrasta
mentre la vita non è che un batter d’ali
- e tu immagine
passeggera dentro gioco di specchi
copia sbiadita riflesso del riflesso -
ci sei ma non ti appartieni
sebbene all’esistere
ti attacchi come ostrica allo scoglio
mentre ti ripugna
il disfacelo lo scandalo
della morte il salto nel vuoto
(contro le guerre)
freddo incanaglito la tua iniquità
è specchio che deforma
la bellezza del creato
tu esperienza della ferita
col poco amore che ispiri
ci lascerai incastrati
tra questa e un’altra dimensione?
mondo: piaga e grido
dell’uomo incompiuto
vòlto al cielo
io ti detesto - mondo
ad Angela
torpore:
velo di tenebra sugli occhi
mano che ti muore nella mano
ed è bellezza anche questa:
minimo ritaglio dell’eterno
con lo stillicidio
del tempo a subire
questa piaga dalle nove porte *
ma a te presente un altro
te – il Sé celeste – l’esistere
specchiato: vita che si guarda
vivere –
un mondo in un altro
*il corpo secondo la Bhagavadgita
qui non altro
che un barlume di vero
dove cielo decaduto
è il cuore in tumulto
che spera anela a una riva
di pace
per acquietarsi
A Lolek (Karol Wojtyla)
la pietra scartata è la prima
della Bellezza - che trasuda
il sangue della luce
- posata sulla stoltezza
del mondo
aleggiare dello Spirito sulla
creazione
l’Avvento: respiro
dell’Altissimo
(virgola-di-fuoco) in
fragilissimo cuore
- un angolo
di cielo
turbine vortica intorno al chi sono
non altro sapere che la tua
inconsistenza
- ma a un tempo
di contenere un mondo –
sulle braccia
della Croce
ci amasti da morire
in livida luce
di crepuscolo
per compassione Tu
ti spezzasti *
... e
fioristi
amen
* verso di Ungaretti
Il poeta: un vuoto
G. Seferis
e tu di nuovo ostaggio della notte
l'invito
l'abbraccio del vuoto
parola neo-nata
la chiami nel buio
l'innervi in parole
la plasmi a scalpelli di luce
su un refolo di vento
adagio
la vita
trasognata
Morto a 15 anni di leucemia l’11.10.06
(del quale è stato avviato l’iter per l’apertura della Causa di Beatificazione)
ti so dolce presenza
-tu che visitavi i giardini
del cielo-
ti so dentro di me come
un amico o un figlio
l’altra notte in sogno
nell’apparirmi mi dicevi
sono uscito dalla vita vivo più che mai
-qui è il prima da dove siamo
venuti
si sta di un bene è un’infinita
fonte di stupore
noi voluti dal Cielo siamo stelle
per corona alla Madre Celeste
pensieri distesi nel mezzodì
incendiato –
sul letto una lama
di luce obliqua e nella
mente in sopore
insieme a un pezzo
di mare
il perdurare la tua immagine
di poco fa il moto
dondolante
del corpo – fatto d’aria –
perché lo permette ti chiedi
permette tutto questo
ti senti dire: è una prova che ti dà
“dal male trae un bene” anche se
non puoi capirlo - allora
giustificato dal Suo sangue
spezza insieme agli altri questo pane
bagnalo di tutte le lacrime
del mondo
non una briciola si sprechi di questo
dolore
dell’indicibile essenza –l’altra
faccia del giorno-
noi sostanza e pienezza
solleva l’angelo un lembo
di cielo: in questa vastità soli
non siamo: miriadi
di mondi-entità ognuno
in una goccia
di luce
da un’onda di sospiri
risalire in sogno
la morte
fiorita
dal grido
di albe di cenere e
fermenti di voli
nel turbinio del vento
nel giorno acceso
in trattenuta vertigine avvolto
nel mantello del vento
sporgersi da una rupe di passione
in un amen il ripercorrersi
di stagioni di là del mare
cogliere il fiore-essenza del tempo
sognare d’essere quasi
una finzione
- la morte un paradosso
in noi con noi come un
riesserci
spessore davamo alle
emozioni
cercavamo lo stupore
e lo stupore era Dio *
* da un’epigrafe
-e gli esecrabili
delitti e la vita
tradita ?
e il sangue innocente ?
-non ricordo: in verità ti dico
l’Albero di sangue
virgulto di mio Figlio
il Giusto
si è ingemmato
ed espande nei secoli
le sue radici
in un abbraccio totale
riempire i tuoi vuoti di cielo
e un angelo che ti corre nelle vene
come sangue e il bianco grido
del vento che sfiora
i contorni del cuore a smussarne
gli angoli vivi il dono
di una parola (cara
e rara non di circostanza)
corredata dalla luce di un
sorriso ad hoc
(scritta il 22.5.09)
non violentate la primavera
del suo giovane sangue
non pugnalate la colomba
del suo cuore aperto
alla compassione
non schernite la disarmante
verità che proclama
aizzandole contro
i mastini della notte
dal suo sangue si leva alto
il grido d’innocenza
a confondere intrighi di potenti
[La gente non è cattiva: ha solo paura di essere buona.
Eduardo nel film Campane a martello.]
di Altrove
è lettura capovolta il mondo
chi ti dà
occhi buoni per il cielo
se non sai vedere
così la cieca
sopraffazione
la gioia cattiva del sangue
carne fatta velo d’aria
dalla consistenza del sogno
ectoplasma o luce-
ombra che si ricrea
questa e non altro la fragile
casa del corpo di vetro
1.
non la doppiezza non l’apparire:
chi sei veramente è più forte di te
2.
fra cristalli dell’inverno è schiusa la rosa:
l’amore sai impollina la morte
aspettando sempre qualcosa
qualcuno –
in attesa giungano da un dove
riconoscibili
un nome una voce -
quel senso
di sperdimento quando la vita
è una coperta troppo corta
-dove sono “io”?-
quel senso di…
aspettandomi -
aspettando di nascere
mastica piano la morte
il libro del corpo – orecchio
del cuore - : fatuo
risillabare palpiti di soli
fino all’ultimo
rigo-respiro
-congelato di bianca luce
di Dio il dito
la saliva il fiato
ri-fiorisce vita
in cuore
disabitato
finché non avrà inghiottito
il tempo osceno il suo grido
nascosto starò nella rosa
azzurra della poesia
perché non intacchino
i veleni del mondo
la bellezza del cuore
vedersi su un piano
inclinato esistere -
sperdimento in
lunato albeggiare
su deriva dei sogni
-lama nella mente-
incrinata azzurrità
il vetro del cuore
non crederlo un viaggio
interspaziale o come andare
sulla luna ora più “vicina”:
è varcare la linea sottile
che divide l’essere dal Sogno
infinito l’oltretempo ai bordi
della luce ove fanno corona
frange angeliche ad accoglierti
veramente v i v o
cielo riflette l’occhio
interiore che veste
luce
specchio
d’azzurro dimora di
cherubini a te
benevoli
a come Amore
a-mors non morte –
prima del tempo
non c’era che amore: quello-che-muove-
il-mondo: danza nel cielo
della Luce-pensiero: della notte
a scalzare le tenebre
a come Amore
a-mors non morte –
prima del tempo
non c’era che amore: quello-che-muove-
il-mondo: danza nel cielo
della Luce-pensiero: della notte
a scalzare le tenebre
tenue rosa d’albore
nel cuore fiorite di cielo
[Incontro]
sul lago s’è alzata la luna
dentro silenzi d’acque
è dolce la luce
nel respiro
delle foglie una smania che dilania
abbraccia i contorni della notte
vortico in un vento
di luce
da fenditure di un sogno
spio il mondo
tanto piccolo sei e disperso
come pulce sul dorso di un mulo *
ma il cuore che non può morire
infiniti universi racchiude
*da una frase di Erri De Luca
intervistato dopo il terremoto di Haiti
lasciami entrare nel tuo sogno
adesso che col soffio di Dio
ne scrivi pagine ineffabili
pensieri pettinati di luce
eccelsa danza dell’aria
dalle labbra della notte stanotte
mi pare udire da un-dove-che-non-so
una sinfonia da musica delle sfere
lascia emanuel che entri
nel tuo Sogno
(mercoledì delle Ceneri)
nel giro delle braccia
le acque del mutamento – le mani
a impugnare il limite
penetrare in sé
nel profondo – eredità
di cicatrici – dove si tende
una strada nel cielo
rigenerarsi nell’urlo
della croce
non sarai tu a scagliarla la pietra
che negli anni sfasati
più d’una volta tornasti contrito
a casa anche se non t’accolsero
braccia festose
che ti specchiasti nel fondo più nero
del nero pure se non s’udì
canto di gallo quando
tradisti la vita spinto ad un atto
anticonservativo
che infine piegato
dalla croce una luce
a forma di un angelo fu
a strapparti dall’oscenità
del tuo tempo facendoti espandere
in un’emorragia di versi e di
energia positiva
che nel viola del tramonto
fosti padre e ora nel tempo
declinante sarà forse tua figlia
che ti farà da madre
piange il mio spirito
nell’usura dei giorni
orfani di poesia
la morte della Bellezza
[ispirata a un intervento di Erri De Luca per Emergency]
a Madre Teresa
e altri ‘grandi’ fino a Gino Strada
il cieco della parabola vide
quel giorno
allucinate figure
uomini a forma d’alberi
che camminano
oggi dallo scrittoio del cuore
vorrei dirti gino
che insieme a te si alzano
dalla radice del bene
alberi che camminano
anche se
quasi nessuno li “vede”: santi
di questo tempo
(ai martiri della cristianità)
1.
(testimoni –
non maestri coi loro
fiumi di parole)
vòlto al cielo colui
che grida nel deserto – l’uomo
pneumatico - *
2.
in visione celeste rapiti e
fulminati
sull’altare le mani
a benedire – rosso fiore
sul petto –
gli oscar romero della storia
* per San Paolo è l’uomo spirituale
[ispirata a un intervento di Erri De Luca per Emergency]
appollaiata sulla tua spalla dalla culla
se la pensi ogni giorno quando
ti radi o vai a letto è per
esorcizzarla o scacciare la paura
dell’ignoto
fartela amica
la morte
-essa
non dissimile dalla vita: seme
che trama nel buio
cospirazioni del nascere-
e dunque: niente da perdere
col disfacimento se oltre il fragile
apparire sarai tutt’uno
con l’immenso corpo cosmico
nell’eterno girotondo dei
pianeti
nel sorriso di Dio
precipitare dai cieli del sogno
fino all’età adulta
richiami di sapori
di voci l’odore
del mare inalare il vento
salato sibilante sotto
le porte -
gibigiane echi
liturgie
di memorie
l’iniziazione del sesso
i segreti
… cieli dell’adolescenza
passati come in sogno
[ad Agnes (Madre Teresa)]
filtra raggio verde dalla porta
della conoscenza
accedervi con la chiave della
compassione
-anima assetata in estasi-
sanguinando amore
(parusia)
“tutta la creazione geme…”
1.
da sogni di vetro e
da pioggia d’uccelli sarai
risvegliato
e
di luce
rivestito
(staccato il pungiglione
alla morte)
2.
e la tua lucy? e il tuo rex?
questi un’animula non sai se
ce l’hanno
di certo gli manca il senso
del trascendente
essi non si sporgono
sulla loro morte
a cogliere
il proprio profilo finito
A Giovanni Giudici
[leggendo “Lume del tuo mistero”]
graffio di demone mi brucia
seguitando sua scia di miele
[dalla parte dei traditi ed uccisi]
vedere l’angelo
della morte
entrare nel mio sogno
ed io riverso
sul selciato
lo stupore del sangue
le viscere nelle mani
“tu quoque brute”
... per mano di chi
si credeva amico
questo corrermi nel sangue
del transeunte l’istante
mai vissuto appieno
questo accadermi
siamo mistero a noi stessi
cosa resterà quando dopo
di noi sarà a sopravvivere
finanche l’albero
vetusto del giardino di fronte
e le suppellettili e i cari libri
… la tua la mia storia
scritta sull’acqua
dinanzi all’Assoluto
misericordia mi vesta
di un abito di luce
amen
carpe diem epoca
di trapasso
il linguaggio i riti
stravolti (e la
famiglia? – e
la sacralità
della vita?)
“civiltà” del ludibrio
verticalità
saccente di chi
si crede dio
l’autentico violentato dal
mediatico
narciso edipo in
annuvolati cieli
ingombranti la
psiche
l’aprirsi
in essa di
crepaccio
-la sua
bocca ad urlo
(insensatezza della storia)
il sogno di riavvolgere
il film della vita
utopia – sebbene
affrancato è il cuore
dall’essere eterno
e mortale
nel mezzo della notte un ululato
alla luna (o mi è sembrato?)
ho fatto che voltarmi
dall’altra parte
come in un sogno lucido mi vedevo
librare oltre le nubi in levità
l’altro lato mi appariva il versante
luminoso in forma di poesia
un’armonia nel tempo perduta
essa non era che il vissuto compreso
in una bolla d’aria un frammento
d’eterno
mi espandevo su quel versante lucente
linea sottile del sonno dove
poesia era il profumo
del mare
mare aperto
chiedere a Dio quella protezione
che il mondo non può dare
rifugiarti a quel nido dove
Egli attende come una madre
il suo piccolo perduto
nuda allo scoperto
sei creatura nata per la terra
-ma del cielo-
dove sempiterna dimora
Compassione
quanti ancora ne restano
nel conto apparente degli anni
incorniciati nella finestra i rami
imperlati di gelo e la coltre
candida che copre
anche il silenzio dei morti
immacolato manto
come una immensa pagina bianca
la immagini graffiata da
due righe di addio
il sangue delle parole già
rappreso mentre
è lo spirito a spiare da un
lembo del cielo
(lettera)
credimi vorrei dirti che quanto
avviene anche là avviene
oltre le galassie oltre
lo specchio dei tuoi occhi amore
anzi certamente è presente
da sempre in mente dèi
imbrigliati noi siamo in un tempo
rallentato
noi spugne del tempo
assediati da passioni sanguigne
credi mia cara che quanto
avviene semplicemente
lo rappresentiamo
sulla scacchiera del mondo
noi essenze incarnate
in questo riflesso dell’eterno
dove l’anima si specchia
mentre ci appare infinito
mistero la vita - miracolo
tutta questa luce amore
che ci attraversa
dell’Oltre il dolce sentire
apre sogni e lune
mi è specchio il cielo
questa casa di vetro
eretta sulle nuvole
concepita forse in sogno
sai cara
si sta di un bene qui
l’erba folta alle caviglie
uscendo nel sole
vieni
noetica luce
a trapassare aneliti
su aperti mari dei sensi
"non puoi servire due padroni"
scrivere con la luce
la vita la morte
vestire
di primavera i gigli
non così l'uomo
che preso
nel vortice delle cose
scrive su sabbia l'avere
-nel cuore la paura
del bambino
Siamo... fatti di orizzonte
Andrea Zanzotto
in lampi di visioni
un altrove
vita sognata
con occhi di cielo
il sangue ad ascoltare la verde
età
fuggitiva
irradiata
benevolenza
da madre cosmica:
fragili creature
a suggere luce
da poppe del cielo
e ci sorprendiamo
a un viverci addosso
noi gli occhi riempiti di luna
smaniosi di un certo
non-so-che
quando tornano le stagioni
delle promesse di luce e voli
i luoghi onnipresenti
fra lampi di memoria
un cancello uno sguardo
rubato oh l'emozione
di quei momenti impressi nel
sempregiovane cuore
gonfio di vissuto
ora sorpreso da una lacrima
mentre fluttua lieve in uno stadio
di sogno che sa di eterno
ho sognato che l'ultimo giorno
era anche il primo della mia
nascita in cielo come stella
-o se atomo o fiore non so dire
ma ero più che mai vivo-
che annullato ogni affanno
mi vestivano da festa angeli belli
giacché quel giorno ero io
l'Invitato - anche senza
esserne degno -
nel cerchio di dolore
tiri in ballo Lui - ed è sì umano
quel "Padre perché m'abbandoni"
occhi rovesciati e veste
di sangue -
tu cerchi una via d'uscita
abbracciando freud
non giovanni
a Maurice Maeterlinck, drammaturgo
è finestra sul cielo
il cuore invaghito a carpire
fòsfeni lampi
tu custode
dei sogni – dal cuore puro -
ti libravi come
i tuoi uccellini azzurri
che "si nutrono di raggi di luna"
e
si espandono
nell'Inconoscibile
tra svolìo di ali...
chi a invadere il campo
"uomo"
se non Colui che a te
in libertà si concede
(nessuno "incapace"
del suo amore immenso)
vedi: la vita non tarda a guardare
che in un senso: "dai tetti
in sù"
venne a trovarmi la poesia
come un vento lieve
a frugarmi le pieghe dell'anima
io mi sentivo un folletto vagante
nei recessi del sogno
sul filo sottile delle emozioni
ondeggiavo
su quell'alito di brezza che
guidandomi verso stanze inconsce
mondi paralleli mi apriva
d'una cosa soltanto
ero consapevole:
che dalla febbre del mio daimon
ero divorato
[Al Dottore della Chiesa
il quale dava da "masticare" il Verbo]
si dice di Agostino - era forse
un sogno? -
gli fosse apparso un angelo-bambino
che voleva raccogliere
con una conchiglia
tutto il mare in una buca
la morale tra le righe: nulla è
impossibile a Dio
(prima che passasse
nell'aria e fosse
aureolato
da giovane Agostino era
un dissoluto)
in una selva di gridi
come lepre braccata
dal tuo incondizionato amore:
Tu che governi i cieli
"bisogno" hai di me?
perché pungoli questo
fragile palpito
fino al sonno della morte?
nulla si disperde
la banca del cielo
a custodire i fondi -
bagaglio di vita
dolore-amore
nulla va
perduto - chiusa
l'ultima tua pagina
di vita
bagnato di Dio
sarai
al suo appello
presente
[ispirata dalla definizione di sé
di Quasimodo: "operaio di sogni"]
più la insegui e più
ti sfugge - l'ispirazione - farfalla
multicolore o bolla di
sapone che ti scoppia nelle mani
puoi lasciare ti visiti
quando non te l'aspetti
si levi questo sole interiore
in sogno o ancora nel dolce
dormiveglia prima che sia giorno
come un bianco palpito
... ti alzi la mattina ed è quasi
un miracolo
il silenzio dell'officina
di un dove
d'un altrove
striscia
di luce verde la mente
l'interrogarsi serpeggia
si morde la coda
riverberi maja di luce
rosso schermo dietro
gli occhi (te supino) in
barbagli a lenti
tratti
le vene del mare coniughi
con geometrie
di gabbiani sul filo arcuato
d'orizzonte
questa vastità
di cielo e mare
dentro - le
anime del mare -
... come perdersi
[Pola, 6 agosto 2011]
Amore è una parola a rischio
(Nelo Risi)
Amore è
come un irradiarsi di cieli
anteriori
esaltazione al calor bianco
o
pane impastato con lacrime
un lungo lungo gemito più
che sospiro di vento e foglie
casa del sole e delle ombre
dove disarmato
è il cuore