LA COMMOZIONE DELLA FELICITA'

Da bambina
ho aperto la porta di casa
scivolando via
verso le paillettes
e le luminescenze
d'un vermentino salato.

Ho aperto le portiere
di macchine basse
e mi sono travestita
di quel che capitava.

Ho comprato viaggi
e li ho rivenduti.

Ho alzato polvere
dai piedi
ed acqua sorgente
dal viso.
Ma solo di notte
tornando nel letto
ancora bambina
ho stretto te
trovando per un momento
la commozione della felicità.

ASPETTANDO IL VOLO DA UN BALCONE

I vecchi hanno gli occhi azzurri
e quando si guardano chissà cosa
pensano.

V'è stato un tempo delle parole
finite
sfinite nelle vie delle intese.

E adesso che tu aspetti
come aspetto anch'io.

LETTERA A COLETTE

L'odore del tempo prima delle ciliege
fa alzare la testa al chiarore pomeridiano.

Fa spavento ai vecchi
sai,
come la libera corsa del cavallo
o come il mare luminescente e notturno.

Ma la paura ormai è cosa per giovani, dimestichezza dei dettagli e dei piccoli rumori.

Affetti ancora ingenuità,
cara mia,
della mia

è forse la via migliore
che troppo spesso è stata solo
falsa modestia

NINON

Certo, non porterai più papaveri ai fianchi
nè alla luce tiepida la schiena
parrà rivelare grano e sabbia.

Nè lustri e nuovi sembreranno gli occhi tuoi
e neri.

Ma le tue lettere sorgive
e ancora azzurrine
trasalgono alla mia lettura.

E così ancora più bella
splendi in questa mussola primaverile
nonostante la somma degli anni agli anni.

PAULE

Perchè mi menti, amore mio.
La menzogna è posta sul dorso
della tua mano che lascia
Mallarmè sul comò.

Dietro i cerchi dorati
perimetro dei tuoi occhi
impertinenti e azzurri.

Perchè dai prigione alle parole
e libertà alla viltà.

Non t'accorgi della dolcezza quieta
del mio scialle
o della mia voce piccolina.

Perchè non t'affianchi
e rilasci con me
questo sguardo ultimo
verso l'incendio del cielo.

ALL'OMBRA DEGLI OCCHI DEL MAQROLL

All'ombra degli occhi del Maqroll
l'acqua
livida di torba e fango
rende ocra e spesso il sonno smosso.

L'acqua
si fa lontana e montana
e riverbera richiami ed echi,
muggisce.

Quanta distanza tra gli occhi
e i nascondigli crepati di tabacco

ELZEARD BOUFFIER

Voglio solo passeggiare....
e approfittare del silenzio

Non mi interessa altro
che la bellezza della forra
e la lentezza del movimento
dell'erba

Dono il pane raffermo
come sento la nostalgia
delle nuvole sfuggenti

IL MORSO DI CAMILLO

Sono alla fine dei giorni, oramai.

Oltre l’inseguimento.

E avverto l’affanno e lo spreco.

E’ il tradimento dell’appagamento
questo cielo d’ottobre:
diluito nella dissolvenza serale,
confessa le mie futilità.

Guardando Teresa trovo
riflessi i miei propositi:
nei suoi occhi stretti e neri
quasi una profondità spettrale.
E cadendo e morendo,
ribrezzo davanti ai bicchierini sudici,

E per terra, tra gli spasmi,
terrore nel sentire bruciare ancora
la ferita del morso di Camillo.

ELLEN

La birra annacquata e le bocche tese
verso pane di miglio e zuppa di rape.
La sofferenza germoglia attorno agli occhi
diramata nelle espressioni cupe e nere
dei vescovi algidi e dei buoni muratori.
Ma gli occhi dorati di Ellen
sono uova di pettirosso,
liberi d'azzurro
fanno respirare
il medioevo