L'azzurro

Più t'osservo, ancor più m'immergo
ne l'azzurro dei tuoi occhi
cristallino
come il mare e le sue onde
ed il mio cuor par che rintocchi

come le campane di un domenica mattino
e più t'ammiro e ancor non so donde
va questo mio pensier peregrino
che non s'acquieta sin quando
col coraggio verrà il gergo.

Destino
inserita il 10 dicembre 2009

Il tuo destino mi offende
O forse è il baratro che mi attende.
Il mio destino mi attende
O forse è il tuo quello che mente.

EBBREZZA
inserita il 15 febbraio 2010

Chi vuol esser lieto sia
Di non bere in compagnia
Ma se tu credi io sia una spia
Allora forse dovrei presentarti mia zia.

Il tempo scorre, vola e passa
Questo vino sì che abbassa
La pressione del mio blood
(Comunque non mi sono mai interessato di CAD).

E vedo te nel mio sguardo cosmico
Felice d'esser come sei
Lieta di star come stai
E la tua imago in cuor mio non muore mai.

Tu
inserita il 28 aprile 2010

Il sole sorgerà
Anche domani:
Bugiarda luce
Senza di te.
Tu, intangibile
Dimora hai nel mio cuor.
Possono gli occhi tuoi
Non eludersi ai miei?
Ma oramai
Tu sei mia
E il tuo viso,
Inebriando i sogni miei.

Noi
inserita il 28 aprile 2010

La lenta caduta, la morte istantanea,
Ladies and gentlemen
Di un'era glaciale
Impongono miti,
S'impongono mete;
Si porgon le guance,
Con le mani ai pugnali.
I vessilli nei crani
hanno già il loro slogan:
perseguire la ragione
per seguire l'istinto.
La pace e il decoro
A qual fine glorioso?
Oh anime sbigottite!
Affanniamo i nostri sogni
Nelle notte tremanti.
Laudato si' nostro travaglio.
Ma tutto rinasce, persino il dolor.
Noi, ingenui ascoltatori
Dell'eterna melodia.

Erano le mani d'avorio
inserita il 14 maggio 2010

Erano le mani d'avorio
e 'l candido sorriso
il lume e l'oro
or oscuratosi.
Di sal piogge,
di sol eclissi.
Benedetto gennaio, il giorno e l'anno,
il garage e 'l primo dolce affanno.
A l'aura sparsi i ricordi
vaganti e soli,
tristi e vani
in cerca di pace.

La leggenda dell'orso polare del deserto
inserito il 25 giugno 2010

L’orso polare del deserto è un animale alquanto raro. Si dice che il valore di una sua pelliccia sia pari a quello dei gioielli del papa o addirittura di tutta la Chiesa. Tante sono le storie che si tramandano riguardo la belva, secondo molti bella e allo stesso tempo straordinariamente mansueta. Sulla sua origine si narra che nei tempi remoti, quando i due poli formavano un tutt’uno con la terraferma, alcuni esemplari di orso polare ebbero una lite col resto del gruppo, probabilmente per un futile motivo riguardante la divisione del cibo. In realtà la maggioranza degli orsi non tollerava il loro pelo niveo e la loro naturale bellezza. Così quella minoranza, esiliata dal resto della loro stessa specie, decise di prendere la via dell’Africa, arrivando sino al deserto del Sahara. Il clima secco e torrido del luogo e i cocenti raggi solari avrebbero fatto sì che l’iride degli occhi di questi animali assumessero un colorito azzurro, andando questi così a differenziarsi definitivamente dalla restante specie. Pare che sino a qualche decennio fa la specie fosse vicina all’estinzione e che di questi eccezionali esemplari ne fosse rimasto soltanto uno. Alcuni nomadi beduini affermano di averlo visto bere dalle oasi, altri cibarsi di cactus, il che è alquanto singolare. Secondo la leggenda infatti, se l’orso polare del deserto dovesse un giorno mangiare carne umana, questi assurgerebbe all’altezza dei Cieli, dotandosi di vita eterna. I beduini questo lo sanno e perciò hanno scelto di viaggiare lungo il Sahara sempre armati. Molti inoltre sono stati gli uomini in cerca di ricchezze che, per secoli, hanno dato la caccia alla belva senza successo. Anche l’orso polare del deserto è al corrente di questi pericoli; d’altronde lui è l’ultimo della sua preziosissima specie e non può permettersi alcun rischio prima di adempiere alla sua missione. Ha addirittura adottato una strategia che lo tiene al riparo da occhi malvagi: ingegnosamente è in grado ormai di cospargersi completamente di sabbia in modo da risultare invisibile agli esseri umani. Non per nulla il maggior numero di avvistamenti di orso polare del deserto è avvenuto durante le tempeste di sabbia, quando la straordinaria intelligenza della tattica appresa dalla bestia veniva...gettata al vento! Un giorno un cacciatore, proveniente probabilmente dalla contea dell’Hampshire, nella costa meridionale dell’Inghilterra, sbarcò in Africa alla ricerca della pregevole creatura. Dopo aver perlustrato in lungo e in largo il deserto, proprio quando stava quasi per arrendersi e decidere di tornare in patria, riuscì alla fine a trovarla o meglio, a intravederla per un attimo allorché, alla vista del cacciatore, questa immediatamente si diede alla fuga. L’uomo restò immobile per qualche attimo, ammaliato da cotanta bellezza, dal suo candido pelo folto, dai suoi occhi azzurri, quasi uscì di senno! Decise quindi che non sarebbe tornato in Europa se non quando avesse fatto suo quello splendido animale. Ma le ricerche durarono giorni, mesi, anni, sino a quando il cacciatore si smarrì nell’arido e desolato deserto. Ormai in preda alla frustrazione e alla pazzia, l’uomo vagò solitario per settimane finché, perdute le forze e quel poco di lucidità che gli era rimasta, cadde tra i granelli dorati, morto di fame. Il suo corpo venne trovato il giorno dopo dall’orso polare del deserto che se ne cibò all’istante, non lasciandone nemmeno un brandello di carne. L’orso polare del deserto poté quindi percorrere i nove Cieli, innalzarsi sino all’Empireo, e ora, godendo di vita eterna, siede al fianco di Dio.

Spettri
inserita il 28 luglio 2010

Vuota la stanza
s'adombra di spettri.
Io sul mio letto inerme
giaccio.
Rimastico il giorno
passato, perduto
e il venturo, incerto,
s'affaccia.

La luna è piena
e di stelle il cielo.
Muoiono gli amici,
muta la mia iena
e il caldo in gelo
e le mie illusioni felici.

Solo
il ricordo
immutabile
permane
scolpito
nei secoli
dei secoli
Amen.