Foglia - dedicata a Lorena Frau

Non sei semplicemente
candore di primo risveglio
ma complessi attimi di intima solitudine.
Il tuo vivere
è sfiorare la convinzione
immersa come sei
tra campi di gialli papaveri.
Nel silenzio della notte
il tuo canto vibra, si innalza
e improvvisamente si disperde
nelle spiagge inutili del desiderio.
Ti rifugi serena
nel profondo vento dei tuoi sogni
e lasci
che il viaggio della vita
sia reale solo negli istanti del mattino.
Senza paure
ti adagi
nei prati protetti da foglie d’autunno
aspettando
che l’arcobaleno si posi
sui tuoi silenziosi pensieri.
Quando ci sarà un altro tempo
come polvere di rugiada
vivrai
tra i colori dimenticati degli amanti.

L'uomo nella torre

S’incontravano
dove il mare sussurra la sua forza
e
la terra urla la sua morte,
quando il cielo
nasconde
la curiosità del sole
risvegliando il torpore della luna.
Solo sguardi
e aliti d’intenzione
nell’attimo esatto
dell’estasi annunciata.
Silenziosa la cantilena,
donata
dalla sirena,
che sbatteva prepotente
tra le mura della torre;
interminabile il piacere
percepito
dall’uomo al suo interno.
Immutabile nell’eterno
l’essenza della vita.

Maestrale d'estate

Ci vogliono
quei giorni di malinconia
per raffigurarti nella mia mente.
Fievole voce d’autunno
nascosta
tra pallidi tramonti di luce.
Soffi leggera
tra i sentieri scordati dall’Anima
per poi sfumare
quando il desiderio si innalza;
sai sbattere prepotente
se l’illusione si fa intensa
ma poi indietreggi gentile
all’avanzare dello scoglio.
Forse è nella sera,
quando la quiete è solo apparente,
che ti sdrai in cedevoli progetti
per poi combattere all’alba
contro la debole luna.
Forse sei inganno dei sensi
che abbatte le barriere;
forse sei consapevolezza della mente
che illumina la consuetudine della parola.
Forse sei stata
maestrale d’estate
che spazza, dal cuore adagiato,
la polvere dimenticata.

Solitudine mia

La mia solitudine
piccoli granelli di sabbia
trascinati
da violente mareggiate
senza orientamento
ne consistenza.

La mia solitudine
vecchie melodie tzigane
dimenticate
dalle carovane ormai stanziali
senza luci
ne probabili partenze.

La mia solitudine
tu, sdraiata
tra i palmeti del mio deserto
senza che le tue mani invitanti
accendano
i tormenti del desiderio.
La mia solitudine
infiniti attimi
di pensiero perduto.