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	<title>Gli autori &#187; rubriche</title>
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	<description>il blog a misura d&#039; uomo</description>
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		<title>Verità o false verità di V. Sartarelli</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 08:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio sartarelli]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ci siamo mai chiesti che relazione intercorra tra la comunicazione di scoperta di nuove tecnologie o di nuovi traguardi della medicina o della biologia o della scienza in genere, e la verità sulle reali applicazioni di queste nuove scoperte? Forse no, eppure spesso, per orientare l’opinione pubblica o la maggior parte di essa, la verità sulle nuove scoperte della scienza e della tecnica, viene taciuta o peggio, sofisticata  strumentalizzata  quando, addirittura, non viene sostituita con una di comodo.
Tutto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ci siamo mai chiesti che relazione intercorra tra la comunicazione di scoperta di nuove tecnologie o di nuovi traguardi della medicina o della biologia o della scienza in genere, e la verità sulle reali applicazioni di queste nuove scoperte? Forse no, eppure spesso, per orientare l’opinione pubblica o la maggior parte di essa, la verità sulle nuove scoperte della scienza e della tecnica, viene taciuta o peggio, sofisticata  strumentalizzata  quando, addirittura, non viene sostituita con una di comodo.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Tutto viene ricondotto, purtroppo, molto riduttivamente e poco eticamente, all’imperativo del condizionamento ideologico delle masse a fini quasi esclusivamente politici e di profitto. Quello che a dirsi può sembrare un’enormità assolutamente inaccettabile per la morale antropologica, in realtà, tuttavia, quotidianamente  prendiamo cognizione ed accettiamo informazioni, che non hanno altra funzione se non quella di orientare le opinioni in una certa direzione.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Gli esempi, a questo proposito, possono essere molti e riguardare le discipline più disparate dello scibile umano. Chi può dimenticare le emozioni che dispensarono, a milioni di telespettatori, le immagini del primo uomo sulla luna? Era il 20 Luglio del 1969, per la prima volta l’uomo era riuscito, non solo ad avventurarsi nello spazio, ma anche a mettere i suoi piedi su un corpo celeste, al di fuori della Terra.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">E’ a tutti noto come in quel periodo, tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, fosse in corso una lotta senza quartiere e contro il tempo per la supremazia nello spazio. L’episodio, storico ed epocale, fu pubblicizzato adeguatamente e forse, oltre il necessario, dai mezzi d’informazione, non trascurando ma, anzi, evidenziando il fatto che sul suolo lunare era stata piantata la bandiera statunitense. Quel gesto, oltre a simboleggiare il possesso, indicava il primato.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Alcuni anni dopo lo storico evento, cominciarono a circolare nell’ambiente giornalistico americano, alcune perplessità sulla effettiva realizzazione dell’impresa, forse, si diceva, c’era alle spalle di tutto il confezionamento di un filmato molto accurato e, scenograficamente, quasi perfetto che sarebbe stato messo in onda in sincronia con la data e l’ora dell’effettivo allunaggio.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">A seguire, si andò oltre, la cinematografia statunitense produsse addirittura un film, che fece il giro del mondo, nel quale addirittura si spiegava, dettagliatamente, come si fosse realizzato  il falso evento. Fu vera gloria, dunque, o siamo stati raggirati dalla più grossa “bufala” del secolo XX? Non fu mai provato niente e il dubbio, anche se inquietante, svanì pian piano, nell’oblio del tempo.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Di recente, tuttavia, il problema è stato riesumato dai soliti bene informati e la conclusione alla quale gli scettici sono pervenuti è che anche le successive missioni della Nasa con destinazione il nostro satellite, siano state una perfetta sofisticazione dell’informazione, in quanto pare si sia trattato di altrettanti film molto ben congegnati e sceneggiati. Credere o no è opinabile, tuttavia, una cosa è certa, il dubbio rimane.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Altro tema dibattuto che, oltre a riguardare l’ingegneria genetica e la bioetica, investe anche e soprattutto la corretta informazione delle masse, è la scoperta e l’applicazione pratica dei così detti “OGM” che altri non sono che degli organismi geneticamente modificati. Di questa scoperta della biotecnologia non è, attualmente, quantificabile l’entità ed il numero di applicazioni pratiche possibili queste, infatti, possono riguardare sia il regno vegetale che quello animale e, purtroppo, nel regno animale c’è anche l’uomo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Quello che stupisce, poi, oltre al fatto economico e speculativo che ne deriva, è che queste modificazioni di organismi possono essere brevettate, con tutte le possibili e intuibili strumentalizzazioni di ogni tipo, non escludendo la relazione con l’industria, il commercio e quindi il profitto. La possibilità di estendere questa pratica a tutti gli organismi più complessi e ai procedimenti industriali che ne permettono l’ottenimento, suscita atteggiamenti diversi e contrastanti, infatti, notevoli sono le perplessità sui possibili effetti a lungo termine sulla salute umana del consumo di prodotti derivanti dagli OGM.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">A questo, punto sorge, inevitabile e necessaria, la corretta e veritiera informazione per la pubblica opinione. Oggi, purtroppo, in un mondo ormai condizionato fortemente dagli interessi economici e dalla ricerca del profitto, anche l’informazione può venire manipolata e indirizzata con finalità che niente hanno a che spartire con l’etica e la tutela della salute pubblica. E così, anche di questi “OGM” non si sa esattamente se siano dannosi oppure no, e i dubbi persistenti tendono ad ingrossare, alternativamente, le file dei fautori dell’iniziativa da una parte e dei denigratori dall’altra. E allora, qual è la verità vera? Il “popolo” rimane disorientato!</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Che la “Scienza” debba progredire non ci sono dubbi, che questo progresso debba essere rivolto essenzialmente al miglioramento delle situazioni di vita dell’uomo e del suo ambiente è altrettanto incontrovertibile, quello che non è assolutamente accettabile, invece, è l’uso dei nuovi ritrovati della scienza e della tecnica a fini esclusivamente utilitaristici, riservati ad una parte dell’umanità, magari la più ricca, a danno dell’altra parte di umanità, quella più povera e derelitta. Questo, oltre ad essere eticamente esecrabile, ci appare come un crimine contro il genere umano.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">La disamina del problema iniziale continua, limitatamente ad un altro argomento che è venuto alla ribalta, non molto tempo fa: intendiamo parlare delle “Cellule Staminali”. Ma, gli esempi da trattare potrebbero essere molti altri, tuttavia, lo spazio che ci è consentito non ci permette di ampliare la nostra disquisizione etico-filosofica. Anche questo settore della scienza appartiene alla ingegneria genetica e come tale contiene in sé il germe dell’umanità, per la qualcosa, non si può intervenire in questo settore, senza prendere in considerazione la sacralità dell’essere umano sin dal suo concepimento.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Se l’esistenza di cellule e tessuti capaci di rigenerarsi è un fatto noto da tempo, la scoperta delle cellule staminali è un fatto relativamente recente, l’isolamento e la coltivazione di cellule embrionali umane risale al 1998. Una grande quantità di queste cellule ottenute da embrioni congelati derivanti da procedure di fecondazione in vitro, eccedenti per tali finalità, potrebbero in teoria essere utilizzate per la ricerca. Nell’adulto le cellule staminali permettono la ricostituzione di tessuti danneggiati, tuttavia, verso la fine degli anni novanta è stato dimostrato che esse possiedono capacità inaspettate, molte delle quali devono ancora essere scoperte.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">L’impiego di cellule staminali adulte, anche se disponibili in minore quantità e di più lenta proliferazione di quelle embrionali, ha fornito risultati incoraggianti. Alcuni ritengono, giustamente, inaccettabile l’uso di embrioni e pensano che le cellule staminali prelevate dagli adulti rappresentino una valida alternativa alla ricerca. Altri ritengono, invece, che la sperimentazione debba procedere, parallelamente, su entrambi i tipi di cellule e che possa addirittura integrarsi con le tecniche di ingegneria genetica. Anche qui, qual è la verità? I mass media non ci aiutano!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Occorrerebbe, a questo punto, auspicare un incremento della correttezza nel pluralismo dell’informazione, ai fini della ricerca della verità, possibilmente aumentando i dibattiti pubblici sui temi e chiamando al tavolo della discussione, proprio i responsabili delle nuove scoperte e delle innovazioni tecnologiche. Quanto precedentemente espresso, apre scenari inimmaginabili per la qualità della vita futura dell’intera umanità. Basterebbe pensare ad un utilizzo più razionale ed universale delle risorse a disposizione, che non sia in contrasto con la coscienza morale e civile dell’individuo, fatto ad immagine e somiglianza dal suo Creatore, con finalità sicuramente diverse da quelle finora perseguite da alcuni dei suoi simili, non proprio ecumeniche.</p>
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		<title>Perchè leggere le Favole Spirituali (di Peppino Fieni)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 05:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favola Terapia (a cura di Cleonice Parisi)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
		<category><![CDATA[peppino fieni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Perchè leggere le favole spirituali?&#8221;
di Peppino Fieni

E&#8217; vero, siamo tutti bambini e giochiamo a fare i grandi da grandi e da bambini cosa facevamo? Ascoltavamo le favole che ci raccontavano. Ma erano favole? Così ci dicevano, Come ci hanno detto; ora siete grandi e non credete più ai giganti. Ma questi ce li siamo trovati davanti ed erano tanti, praticamente tutti. Il direttore della scuola e c&#8217;era sempre un direttore in ogni scuola, si, un direttore sempre più grande e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center">&#8220;Perchè leggere le favole spirituali?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">di Peppino Fieni</p>
</h2>
<p style="text-align: justify">E&#8217; vero, siamo tutti bambini e giochiamo a fare i grandi da grandi e da bambini cosa facevamo? Ascoltavamo le favole che ci raccontavano. Ma erano favole? Così ci dicevano, Come ci hanno detto; ora siete grandi e non credete più ai giganti. Ma questi ce li siamo trovati davanti ed erano tanti, praticamente tutti. Il direttore della scuola e c&#8217;era sempre un direttore in ogni scuola, si, un direttore sempre più grande e noi sempre più piccini, ma ci dicevano che stavamo crescendo, almeno questo era l&#8217;intento della natura dolce e mai dura.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;insegnante di religione ci parlava di questa, ma non era dello spirito. Quello di italiano ci faceva studiare a memoria le poesie, che venivano dal cuore del poeta diceva, ma il cuore non lo vedevamo e nè lo sentivamo battere. Vedevamo però il livore del professore quando qualcuno diceva: non ho capito professore! Ma, forse, per il professore non c&#8217;era niente da capire, bastava dire a memoria, bastava dire a memoria e al massimo commentare come il prete fa sull&#8217;altare. Dopo la scuola, il lavoro, che sembrava oro, ma l&#8217;oro non si vedeva, niente luccicava, se non la faccia sudata perché sfinita. Allora abbiamo capito: questa è la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Allora prima le favole erano storie, poi le storie sono diventate favole e il centro eravamo sempre noi, pieni di noia e vuoti d&#8217;amore, allora è scattata la riscossa.</p>
<p style="text-align: justify">Qualcuno ci deve dire cosa è successo veramente nella nostra mente. Qualcuno, finalmente, ci deve parlare del nostro cuore, com&#8217;era e com&#8217;è. Qualcuno ci deve dire se lo spirito è nell&#8217;anima e questa in quello, senza dirci che è stato un gemello e ora è solo un anello di una catena che prima era di rodaggio, poi di montaggio, ora di oltraggio.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo pensato e poi abbiamo cercato, abbiamo cercato e poi abbiamo trovato: si chiamava <strong>Favolista Spirituale</strong> quella che era congeniale al nostro cercare. L&#8217;abbiamo trovata e le abbiamo chiesto: chi sei tu che non ci incanti più?</p>
<p style="text-align: justify">Chi sei tu che ci parli d&#8217;amore col cuore senza mai poetare? Chi sei tu che dici che la nostra vita è di più di un segno del destino, che ha sostituito il cestino della merenda? Chi sei tu che ci fai vedere l&#8217;anima, la nostra anima, come se fosse la libertà della verità? Come se fosse la bontà di un al di là che sta qua per avere il quale non bisogna aspettare, ma solo osare di non essere mai uguale? Uguale a quell&#8217; uguale che non ha mai niente di geniale, ma ci ricorda che, piccoli eravamo e piccoli siamo davanti all&#8217;amore, quello vero, che non può che essere spirituale. Certo quello carnale è normale, troppo normale. Noi dobbiamo riscoprire la vita com&#8217;era e com&#8217;è.</p>
<p style="text-align: justify">Eccomi qua, disse la favolista spirituale. Abbiamo controllato e non era la solita lista, era la favola che non ci era mai stata raccontata perché non era ancora veramente arrivata. Aspettava il suo turno per dirci che il giorno era chiaro, che la notte il sole andava a dormire e poi finalmente a gioire anche all&#8217;imbrunire. La vita si guardava e diceva: finalmente ti abbiamo incontrata, tu si che sei la nostra favola, proprio quella che non ci è mai stata raccontata.</p>
<h1 style="text-align: right"><span style="color: #ff0000">Peppino Fieni </span></h1>
<h3><span style="color: #ff0000"></p>
<p style="text-align: right">scrittore, letterato, filosofo</p>
<p></span></h3>
<h1 style="text-align: right"><span style="color: #ff0000"></p>
<p></span></h1>
<div style="text-align: right">
<p><span style="color: #ff0000"><strong> </strong></span></p>
<p align="center"><span style="color: #ff0000"><a href="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/09/PEPPINO.jpg"><img class="size-full wp-image-8778 alignleft" style="border: 1px solid black" src="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/09/PEPPINO.jpg" alt="PEPPINO" width="167" height="250" /></a></span></p>
<h2 style="text-align: center"><span style="color: #ff0000"><strong>PARADOSSO</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000">PARADOSSO è un racconto che nasce dall’inconscio. È spontaneo perchè racconta la verità com’è, con due o più facce. La medaglia è la stessa, bisogna solo cercarla, è preziosa, come è la storia, anche quella recente. La storia siamo noi, anche attraverso altri personaggi importanti o non. Ma questo non importa. Basta essere un po’ come Amleto: il dubbio diventato amuleto.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000">Collana &#8220;Gli Emersi &#8211; Narrativa&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000">pp.56 €12.00</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000">ISBN 978-88-76<span style="color: #ff0000;">80-1</span></span><span style="color: #ff0000;">65-5</span></p>
</div>
<p style="text-align: right">
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		<title>OMI CI DIO &#8211;  La favola delle Matite</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/12/02/omi-ci-dio-la-favola-delle-matite/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 05:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cleonice Parisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favola Terapia (a cura di Cleonice Parisi)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[catena]]></category>
		<category><![CDATA[la sacralità]]></category>
		<category><![CDATA[la verità]]></category>
		<category><![CDATA[non spezzare]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[preziosità]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che ascolterete questa parola ricorderete, che la catena della vita è stata  spezzata e che la verità si è un'altra volta allontanata. Ogni maglia è figlia, ogni vita è una matita passatela di dita in dita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center">La matita siamo noi</p>
<p style="text-align: left">Siamo dei pezzi che vanno in pezzi. Ma, dice Cleonice, anche la parola può essere scomposta, e quello che sembra un gioco, diventa un tropo. Una traslazione verso altri e più forti significati. E&#8217; proprio la favola spirituale, che sussurra Caino e Abele. Per arrivare a dire che, tra le nostre mani, avremo sempre una matita che scrive il linguaggio, lo interpreta, e continua a scorrere tra le nostre dita, per arrivare a Dio. Lui non ha colpa di essere Dio, ma gli artefici di Lui siamo noi.</p>
<p style="text-align: right">Peppino Fieni</p>
<p align="center"><img class="alignnone size-full wp-image-10806" src="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/11/matita_bn.jpg" alt="matita_bn" width="382" height="279" /></p>
<h1 style="text-align: center"><span style="color: #000000"><strong>OMI CI DIO </strong></span></h1>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">DIO???</span></p>
<p><span style="color: #000000">A chiamarlo con tanta insistenza era OMI, una delle ultime creature che l’essenza massima aveva creato.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Dimmi OMI?</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #000000">Non sopporto più CI è un assassino violento, credimi per la Vita tutta è un tormento. Perché  lo creasti così malamente, potresti riassorbirlo immediatamente?</span> <span style="color: #000000"> </span></p>
<p><span style="color: #000000">CI che aveva ascoltato le parole di OMI,  si rivolse a sua volta all’onnipotente,  dicendo:</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #000000">Dio  è vero non sono stato “uno stinco di santo”, nella mia vita ho peccato tanto, e “reso pan per pariglia” a chi mi era accanto. Ho fatto violenza e spezzate vite, ma pensa da dove proviene la mia esistenza, quante volte per me hanno emesso sentenza, credimi ho perso la pazienza. Se questa strada ho intrapreso è perché da quando son nato che della vita mi trascino il peso. Non mi cancellare col tuo buon cuore tu saprai giudicare! Lasciami vivere!</span></p>
<p><span style="color: #000000">OMI  continuò a chiedere a Dio di spazzare via CI, che al prossimo aveva solo fatto del male. Il suo pentimento non avrebbe riparato ogni cuore da lui tormentato, le vite che aveva spezzato.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Cancellalo DIO se non lo fai tu, lo farò IO!!!!</span></p>
<p><span style="color: #000000">Continuò nel dire OMI.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">OMI è giunto il tempo che tu sappia . – Disse DIO &#8211; Quando al mondo giungesti, le stelle del cielo cantarono in coro un loro mistero e nel tuo cuore ne dipinsero il pensiero! Tu sei una matita!</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Davvero???</span></p>
<p><span style="color: #000000">Disse stupito e colmo di entusiasmo OMI.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Se è così mio DIO, se nel mio cuore è celato un mistero, io del Creato allora ne sono il Fiato.  CI inutile creatura,  hai davanti a te  un eletto, dissolviti al mio cospetto microscopico insetto!</span></p>
<p><span style="color: #000000">Disse pieno di arroganza OMI, m</span><span style="color: #000000">a DIO continuò nel dire:</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">CI è giunto il tempo che tu sappia,  il giorno in cui venisti alla luce, la bianca marea che tutto crea, in te depositò la sua più luminosa idea! Tu sei una matita!</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Davvero???</span></p>
<p><span style="color: #000000">Disse stupito e colmo di entusiasmo CI.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Se è così mio DIO anche io sono un illuminato? Ho sbagliato ed ho imparato, del resto solo chi sbaglia poi impara! No?</span></p>
<p><span style="color: #000000">OMI e CI ripresero a litigare stavolta, su chi dei due avesse più diritto di esistere.</span> <span style="color: #000000">E di nuovo OMI disse:</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Cancellalo DIO se non lo fai tu, lo farò IO!!!!</span></p>
<p><span style="color: #000000">E DIO intervenne di nuovo dicendo:</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">OMI cosa ti fa arrogare tale diritto? La Vita è una catena di esistenze, ogni maglia è figlia!</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">DIO, ma come puoi dire così, CI ha fatto del male proprio ai tuoi figli?</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #000000">OMI ogni esistenza porta con se una ricchezza immensa, ogni Vita è una maglia di una catena che non andrà spezzata, altrimenti la verità non verrà mai svelata, se ci sono esseri che nella vita hanno compiuto orrori, teneteli dalla stessa fuori, ma non macchiatevi dello stesso reato, voi che della vita ne siete il fiato.</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #000000">Ma CI  è un essere sporco, non lo paragonerei nemmeno a un porco, farei all’animale un offesa!</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #000000">La verità non è contenuta in cinque dita,  ogni vita è una matita  che traccerà una “verità finita”, solo se passerete la matita di dita in dita della Vita vincerete la partita, non spezzate la catena. Ogni maglia è figlia!</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">E DIO decise che quel dialogo non sarebbe andato sprecato, e volle racchiuderlo in una sola parola, allora prese i loro tre nomi e coniò un dire:</span></p>
<p align="center"><span style="color: #000000"><strong>OMI CI DIO</strong></span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #000000">Ogni volta che ascolterete questa parola ricorderete, che la catena della vita è stata  spezzata e che la verità si è un&#8217;altra volta allontanata. Ogni maglia è figlia, ogni vita è una matita passatela di dita in dita.</span></p>
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		<title>La Foglia Pasquale &#8211; La favola del saper parlare</title>
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		<comments>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/25/la-foglia-pasquale-la-favola-del-saper-parlare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 04:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cleonice Parisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favola Terapia (a cura di Cleonice Parisi)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cleonice parisi]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
La favola spirituale e la parola 
Non c&#8217;è favola che non usi la parola, come non c&#8217;è parola che, se ben proferita, non sia già una favola. Per Cleonice, sembra che, questa per Pasquale Foglia, sia la favola della bella parola, quella che adorna la vita! Leggiamola!
Peppino Fieni

La Foglia Pasquale
(Questa favola la dedico al mio amico Pasquale Foglia un uomo che nelle parole sa metterci il cuore)
 
Stretta è la Foglia larga è la via, dite la vostra che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #0000ff"><strong> </strong></span></h1>
<p style="text-align: center"><strong><span>La favola spirituale e la parola </span></strong></p>
<p style="text-align: left">Non c&#8217;è favola che non usi la parola, come non c&#8217;è parola che, se ben proferita, non sia già una favola. Per Cleonice, sembra che, questa per Pasquale Foglia, sia la favola della bella parola, quella che adorna la vita! Leggiamola!</p>
<p style="text-align: right">Peppino Fieni</p>
<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-10634 aligncenter" src="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/11/gufo.gif" alt="gufo" width="350" height="350" /></p>
<h1 style="text-align: center"><span style="color: #0000ff"><strong>La Foglia Pasquale</strong></span></h1>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.piuchepuoi.it/autore/pasquale-foglia">(Questa favola la dedico al mio amico Pasquale Foglia un uomo che nelle parole sa metterci il cuore)</a></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Stretta è la Foglia larga è la via, dite la vostra che sono Stufo di dire la mia!</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff">Disse il Gufo Stufo maestro della foresta, che voleva insegnar alle Foglie la via maestra. Benché quelle foglie lui amasse come figlie, al suo cospetto esse si mettevano sempre a dispetto, e talvolta troppo distratte sembrava quasi che le sue parole arrivassero distorte.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Maestro ma tu non hai ancora proferito parola?</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Davvero???</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff">Disse nell’accigliarsi fintamente sorpreso il Gufo Stufo.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Voi pensate che io debba ancora dire qualcosa?</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Si Maestro il tuo ruolo è nel dire, e il nostro è quello di sentire.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff">Era una sola Foglia a parlare e il Gufo Stufo incuriosito dal suo ciarlare disse:</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Come ti chiami Foglia?</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Dici a me?</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Si proprio a te.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Il mio nome è Foglia Pasquale.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Foglia Pasquale, tu credi che il mio dire in te possa aggiungere o diminuire?</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff">La Foglia Pasquale guardò il Gufo Stufo e poi disse:</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Aggiungere o diminuire si può l’acqua in un catino, ma la capacità di comprensione è intrisa in ogni foglia, da quando della vita varcata ha la soglia.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Foglia Pasquale e allora vale o non vale il mio parlare?</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff">Disse il Gufo Stufo.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Il tuo parlare varrà solo se ogni foglia l’ascolterà. Non è in chi non ascolta la colpa, ma è in chi il suo parlare non riesce a far arrivare. L’ascolto Gufo Stufo deve essere catturato dal Fiato Parlato.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p><span style="color: #0000ff">Le foglie tutte, erano attentissime alle parole della Foglia Pasquale che aveva da sempre saputo fare del Fiato Parlato un coloratissimo e profumato prato.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Foglia Pasquale e di questo tuo Fiato Parlato qual è il significato?</span></p>
<p><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff">Gufo Stufo la foresta ti ha dato maestranza, ma nelle tue parole non c’è neppure una nota che inviti alla danza, in te il Fiato Parlato è seminato ma non è mai fiorito, il tuo parlare è scolorito.</span></p>
<p style="padding-left: 30px"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Come ti permetti Foglia?</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Disse risentito il Gufo Stufo è una vita che vi ammaestro, io della Foresta sono il Maestro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Gufo Stufo ora capisco dov’è la falla, che al tuo Fiato Parlato non ha permesso di sbocciare in prato.</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">La falla?</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Il tuo fiato è invero Parola Frulla che ogni sentire annulla.</span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Ma che lingua parli Foglia? Che cosa vuol dire Parola Frulla?</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">La Parola Frulla è quel dire che nessuno può davvero sentire, è il frutto arrogante di chi solo al suo altare si è saputo inchinare. E tu Gufo Stufo nel voler gli altri “ammaestrare” troppo hai creduto di saperti elevare, e le parole gridate da  chi si crede troppo in alto, rotolano frantumandosi giù sull’asfalto. Chi in se stesso troppo crede nella Vita non avrà riposto fede. Gufo Stufo la tua è Parola Frulla è nella testa non resta Nulla.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Il Gufo Stufo guardò con superiorità l’intero albero di foglie e disse:</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="padding-left: 30px;text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Voi della vita siete le figlie, ma questo Gufo è Stufo, se la mia Parola Frulla nella vostra testa non lascia nulla che sia che sia Foglia Pasquale a donarvi il suo Fiato Parlato, che evidentemente ha dentro i colori del prato, visto che il mio parlato a voi giunge scolorito.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff">Il Gufo Stufo lasciò la foresta, che sembrò per l’occasione accendersi a festa e la Foglia Pasquale da quel giorno prese al suo posto a parlare, il suo Fiato Parlato possedeva davvero tutti i colori del prato, perché le sue parole nascevano dal cuore, ed ogni dire si tingeva del colore dell’amore.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tramonti su Cuori di Vento &#8211; La favola del Viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 04:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cleonice Parisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favola Terapia (a cura di Cleonice Parisi)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cleonice parisi]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>

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		<description><![CDATA[Favola o vita vera?
La morte e la vita s' incontrano per dar vita alla vita.
Spiritualità o filosofia? Questa è Cleonice Parisi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong>Favola o vita vera?</strong></p>
<p>La morte e la vita s&#8217; incontrano per dar vita alla vita.<br />
Spiritualità o filosofia? Questa è Cleonice Parisi!</p>
<p style="text-align: right">Peppino Fieni</p>
<p style="text-align: center"><img class="alignnone size-large wp-image-10591" src="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/11/Tramontisucuoridivento-1024x864.jpg" alt="Tramontisucuoridivento" width="570" height="480" /></p>
<h1 style="text-align: center"><strong>Tramonti su Cuori di Vento</strong></h1>
<p align="center"><strong>Favola ispirata dal dipinto del maestro Candido Autero<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Il Tramonto mi chiama ma io stento, mi stringo forte al mio Cuore di Vento respiro profondamente il mio tramonto, mi sembra quasi stia per finire il mondo, ma non è il mondo a finire sono io che sto per partire e non vorrei andare, chissà se poi potrò ritornare, con una corda mi lego ad una vita che ancora rinnego, ma a cui ancor più strettamente mi lego, e non me lo spiego!</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Conobbi  il tuo tormento o’ Vento, ma preziosità scorsi  in ogni mio momento. Camminai acceso dal Sentimento e di quel fuoco  ancora conservo il Fermento, ed oggi come barca antica provata dalla fatica osservo il tramonto sul mio Cuore di Vento, e tu ancora mi infliggi tormento. Vento ma quando ti sarai spento???</p>
<p style="padding-left: 30px">Ti lega una corda o è  la  tua anima che finge d’esser sorda?</p>
<p style="text-align: justify">Rispose il Vento e all’Uomo che non voleva esser spento:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Uomo la tua Mente,  la Vita non scorda è quella la corda che ogni suono ancora accorda, ma quando il tramonto giungerà con il suo canto, alla mente salderai  il conto è altrove volerai per seguire il tramonto.</p>
<p style="text-align: justify">L’Uomo ascoltò il Vento e poi l’eco del suo sentimento.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Libererò  la mia barca che scivolerà nel tramonto paca, e il mio Cuore di Vento  volerà oltre ogni tuo tormento Vento, lo sento,  è di quel fermento che ancor mi porto dentro il sentimento, seguirò il suggerimento.</p>
<p style="text-align: justify">Disse l’Uomo al Vento.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Tramonti su Cuori di Vento,  quando giungerà il momento l’Anima non più sorda taglierà da sola quella corda. Coltivate il Sentimento ed un giorno il suo fermento darà al vostro Cuore di Vento il giusto suggerimento.  La Mente, la Vita non  scorda, non chieder a lei di tagliar quella corda, come barca antica tornerai al tutto e il tuo cor non sarà a lutto, nel raccontar la preziosità raccolta nella tua vita di volta in volta.</p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Imprendibile</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/11/imprendibile/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 10:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia. peppino fieni]]></category>

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		<description><![CDATA[
La vita che, ad un certo punto, si avvita. Intorno a noi, proprio come quel serpente di Eva, che le meritò la cacciata dal paradiso. 
Se ne andò, costretta, insieme ad Adamo. 
Vennero sulla terra e cominciarono a pensare al futuro. Adamo capì subito che sarebbe stato duro. Eva, aveva già saputo che avrebbe partorito con dolore, Dio glielo aveva detto. Per lei diventò una condanna, ma continuò ad amare Adamo e a partorire, anche se con dolore. Il pensiero ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">La vita che, ad un certo punto, si avvita. Intorno a noi, proprio come quel serpente di Eva, che le meritò la cacciata dal paradiso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Se ne andò, costretta, insieme ad Adamo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Vennero sulla terra e cominciarono a pensare al futuro. Adamo capì subito che sarebbe stato duro. Eva, aveva già saputo che avrebbe partorito con dolore, Dio glielo aveva detto. Per lei diventò una condanna, ma continuò ad amare Adamo e a partorire, anche se con dolore. Il pensiero era in agguato e la filosofia prese il pensiero e ne fece un luogo austero. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">La paura del futuro, cominciò a pervadere le coscienze. L&#8217;anima ne risentì e cominciarono i meccanismi di difesa. Prima erano logici, poi divennero psicologici. Lo spirito scalciava e ci voleva una favola, per tentare di ritornare a quell&#8217;eden abbandonato. Nacque la favola spirituale, che non sapeva della fenomenologia dello spirito di Hegel, ma la vita è vita per tutti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">La favola ritornò, era per adulti, la filosofia faceva pace con lo spirito, e l&#8217;eden ricominciò ad intravedersi tra i versi della favola. Questa mitigava la paura, e la vita, da banale, divenne più spirituale. La filosofia si arrese e accettò la contesa. In fondo, erano tutti sulla stessa terra.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>2 0 1 2 &#8211; Duemiladodici &#8211; La favola dell&#8217;Unicità</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/11/2-0-1-2-duemiladodici-la-favola-dellunicita/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 02:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cleonice Parisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favola Terapia (a cura di Cleonice Parisi)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[allarmismo]]></category>
		<category><![CDATA[duemiladodici]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
		<category><![CDATA[stato di paura]]></category>

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		<description><![CDATA[Un corpo sano a se stesso è ingrato, non ringrazierà mai il suo orecchio perché ha ascoltato, o il suo piede perché ha camminato, mentre un corpo malato ringrazierà il suo piede, il suo occhio, e persino il suo dito, perché quando quell’organo si è ammalato tutto l'organismo si è addolorato, ed è allora ha capito che ogni organo gli era indispensabile, che ogni cellula era insostituibile,  che la sua Unicità era il frutto della Molteplicità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggete questa *favola spirituale*, è per adulti giunti.</p>
<p>Vi dice! Non temete il 2012, il calendario maya somiglia troppo a quello della naia. Somiglia a quello degli Atzechi, somiglia a quello degli egiziani.</p>
<p>Cleonice ci dice che siamo tutti sulla stessa barca. E torna Noè che, dopo quella catastrofe biblica, diede il là alle catastrofi. I moderni ci parlano dei campi magnetici. Siamo tutti spaventati. E cosa fa Cleonice? Ci racconta una *<strong>favola spirituale* e ci dice che la nostra paura la vince, addirittura, una creatura parlando col mondo, come si deve fare. Il mondo vero quello della vita. La nostra vita, non quella di popoli antichi, esistiti, ma inebetiti dai numeri ricorrenti.</strong></p>
<p style="text-align: right"><strong> Peppino Fieni</strong><br />
Il biografo di Cleonice</p>
<p style="text-align: right">
<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-10399 aligncenter" src="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/11/20122.jpg" alt="2012" width="423" height="198" /></p>
<h1 style="text-align: center"><span style="color: #666699">2 0 1 2</span></h1>
<h2 style="text-align: center"><span style="color: #666699">D u e m i l a d o d i c i<br />
</span></h2>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">Una Creatura si ammalò di paura, e ritrovandosi a vagar nel suo buio profondo decise di chiamar in aiuto il Mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699"> Mondo sono una Creatura che ha paura, ti prego dammi la cura.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Creatura è nella tua stessa paura la cura.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">Rispose il Mondo parlando al suo profondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Nella mia paura è la cura?</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">Rispose incredula la Creatura.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">E il Mondo:</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Di cosa hai tanta paura?</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Ho paura del 2012, cosa accadrà, dimmi la verità!</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">La Creatura disse in preda alla paura.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Temi un anno che ancora deve venire, così facendo stai ipotecando l’avvenire, ma perché il 2012 ti farebbe tanta  paura e non temi invece il tuo tempo ora?</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Mondo ma come fai a non sapere che il calendario dei Maya finisce proprio nel 2012, è un cattivo presagio lo sento, loro erano un popolo saggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Creatura i Maya erano uomini antichi, ma non sapevo avessero occhi infiniti, ma se voi che ne siete i figli evoluti non riuscite a prevedere neanche da qui a tre minuti, ragiona Creatura, non fermarti dietro le mura della paura.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">Disse il Mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Mondo la Vita è una barca che sta andando affondo!</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Creatura lo hai detto, è questa la soluzione di tutto, il Mondo è UNA barca. Quanto capirete d’essere tutti un&#8217;unica creatura il mondo smetterà di aver paura.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">E’ nella paura la cura. I terremoti, i maremoti, le alluvioni  non sono una punizione divina ma è il Mondo che verso la sua guarigione cammina.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Un corpo sano a se stesso è ingrato, non ringrazierà mai il suo orecchio perché ha ascoltato, o il suo piede perché ha camminato, mentre un corpo malato ringrazierà il suo piede, il suo occhio, e persino il suo dito, perché quando quell’organo si è ammalato tutto l&#8217;organismo si è addolorato, ed è allora ha capito che ogni organo gli era indispensabile, che ogni cellula era insostituibile,  che la sua Unicità era il frutto della Molteplicità.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">La stessa cosa accadrà al Mondo, fintanto non vi renderete conto della vostra Unicità, il dolore tornerà. L’Umanità è un solo essere che cavalca l&#8217; Eternità!</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Mondo quindi il 2012?</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #666699">Chiese di nuovo la Creatura.</span></p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px"><span style="color: #666699">Vivi serena e non darti pena, spezzerete anche questa catena, la vita è un altalena che mai si frena.</span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Chi non risica, non rosica (di Fabula madam)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/06/chi-no-risica-non-rosica-fabula-madam/</link>
		<comments>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/06/chi-no-risica-non-rosica-fabula-madam/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 07:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabula madam</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabula madam]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[falegname]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
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		<description><![CDATA[
“Che c&#8217;è&#8217; dimmelo a me? “
“A te e perché? “
Sembrava un dialogo tra sordi. 
In effetti uno dei due aveva dei difetti. Per esempio era empio e pensava sempre “chi non risica non rosica”. 
Sta di fatto che, a forza di rosicare, cadde. 
Era proprio un tarlo, almeno come un tarlo si comportava. Un tarlo a cui il legno non bastava mai. 
Rosica, rosica, rosica, finì così. 
Il tarlo fece un bel buco, il falegname lo vide e, alla fine, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Che c&#8217;è&#8217; dimmelo a me? </strong></em>“</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>A te e perché?</strong></em> “</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Sembrava un dialogo tra sordi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">In effetti uno dei due aveva dei difetti. Per esempio era empio e pensava sempre “<em><strong>chi non risica non rosica</strong></em>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Sta di fatto che, a forza di rosicare, cadde. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Era proprio un tarlo, almeno come un tarlo si comportava. Un tarlo a cui il legno non bastava mai. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Rosica, rosica, rosica, finì così. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il tarlo fece un bel buco, il falegname lo vide e, alla fine, il cemento rise. Finì, messo dal falegname, su quel buco e il tarlo rimase senza aria e senza legno, ma solo con un cemento che di lui non era degno. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il cemento fece il suo lavoro, tappò il buco e il tarlo  finì di rosicchiare. Il suo rumore non si sentì più. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Guardò dall&#8217;altra parte e vide che il cemento era di parte. Copriva tutto e per lui sembrò un lutto, il suo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Era accaduto, semplicemente, che la gente aveva perso la mente e quello che sembrava sordo cominciava non a sentire, ma a vedere che si poteva anche cadere da quel tavolo divorato dal tarlo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Si disse allora. “<em><strong>mica sono un merlo io? Adesso lo faccio sistemare! Faccio mettere lo stucco e al tarlo sembrerà un trucco</strong></em>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Così fece e gli ritornò l&#8217;udito, perché prima era solo stordito e non sordo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il tarlo, a forza di rosicchiare, lo aveva rimbambito fino a fargli perdere l&#8217;udito. Questo gli era tornato e quel tarlo se lo era segnato. Lo fece chiudere e questo finì di rosicchiare. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Lui riprese l&#8217;udito, l&#8217;altro capì che c&#8217;era poco da capire, qualcuno si approfittava, voleva solo rosicchiare. Il tavolo stava per cadere e anche il falegname non sapeva che fare. Insomma il sedicente sordo aveva riacquistato l&#8217;udito. Il tarlo era rimasto chiuso e stordito. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Non c&#8217;era più niente da rosicare. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Era finita la festa, si poteva cominciare a respirare. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Aria pura, ma non per il tarlo che ormai era defunto, aveva rosicchiato troppo ed era morto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>STUPIRSI DEL RUMORE</strong></em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>VUOL DIRE UDIRE ANCORA</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Non stuzzicare il can che dorme (di Fabula madam)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 07:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabula madam</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabula madam]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cane]]></category>
		<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
		<category><![CDATA[osso]]></category>

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		<description><![CDATA[Dormiva, e come dormiva bene! 
Il sonno lo aveva preso all&#8217;improvviso, forse per stanchezza, forse per aver mangiato troppo. O forse perché aveva proprio rotto. 
A forza di abbaiare non capiva più qual&#8217;era la morale. 
Ma un cane, direte, non ha morale:questa è per la gente normale ! 
E&#8217; vero anche questo! 
Ma cosa c&#8217;è più di normale? Qua bisogna proprio scavare! 
E, a forza di scavare, il cane trovò l&#8217;osso. 
Lo guardò e disse, certo abbaiando: “osso non hai ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Dormiva, e come dormiva bene! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il sonno lo aveva preso all&#8217;improvviso, forse per stanchezza, forse per aver mangiato troppo. O forse perché aveva proprio rotto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">A forza di abbaiare non capiva più qual&#8217;era la morale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma un cane, direte, non ha morale:questa è per la gente normale ! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">E&#8217; vero anche questo! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma cosa c&#8217;è più di normale? Qua bisogna proprio scavare! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">E, a forza di scavare, il cane trovò l&#8217;osso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Lo guardò e disse, certo abbaiando: “<em><strong>osso non hai più carne? Allora non ti posso spolpare!</strong></em>” </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma l&#8217;osso rispose: “<em><strong>non sai  che la carne intorno all&#8217;osso finisce, cane? Questo lo dovevi sapere, anche se non hai una morale. La carne finisce e tutto si esaurisce</strong></em>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Rispose il cane: “<em><strong>ma questo è vero per chi capisce. Purtroppo noi cani non capiamo o capiamo diversamente dalla gente</strong></em>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>E che vuol dire cane diversamente? Forse che non avete la mente o che la vostra, mente?</strong></em>” osservò l&#8217;osso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il cane, guardando l&#8217;osso, capì che lui aveva superato il dosso e per questo nessuno gli dava più l&#8217;osso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Che vita da cani è questa? </strong></em>“, si disse.”<em><strong>Adesso non ho neanche l&#8217;osso! Che mangio allora? Devo forse cambiare tavolo, qui non si fa un cavolo!!</strong></em>” </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ecco che il cavolo arrivò. Era proprio un cavolo e anche lui, parlando sommessamente disse: “<em><strong>anch&#8217;io non ho la mente e che ci faccio se tutti dicono ormai che questa mente?</strong></em>” Insomma cane, osso, cavolo, furono d&#8217;accordo nel dirsi che erano d&#8217;accordo almeno sul fatto che è meglio non stuzzicare i cani che dormono, perché se si svegliano malamente nessuno avrà più la mente, perché questa, automaticamente, può portare il cane che dorme a svegliarsi e mozzicare, fino a far male.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Allora niente fu più come prima, la morale tornò a regnare e osso, cane e cavolo capirono che erano tutti nella stessa barca. Questa era quella famosa, arca che Noè aveva costruito per salvare il vissuto di tutti i viventi, senza mostrare i denti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Finì la guerra e tutti rimasero a terra, proprio perché tutti capirono che venivano da là e là dovevano tornare, prima o dopo, senza scavare quella fossa già sepolta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Il posto c&#8217;è per tutti ed è inutile cercarsi un avamposto.</strong></em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Il cacciatore non sparerà più a casaccio, ma solo ad ore.</strong></em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Il cavolo sarà sul tavolo, il cane non sarà stuzzicato,ma solo amato.</strong></em>”</span></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Dormiva, e come dormiva bene! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il sonno lo aveva preso all&#8217;improvviso, forse per stanchezza, forse per aver mangiato troppo. O forse perché aveva proprio rotto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">A forza di abbaiare non capiva più qual&#8217;era la morale. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma un cane, direte, non ha morale:questa è per la gente normale ! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">E&#8217; vero anche questo! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma cosa c&#8217;è più di normale? Qua bisogna proprio scavare! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">E, a forza di scavare, il cane trovò l&#8217;osso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Lo guardò e disse, certo abbaiando: “<em><strong>osso non hai più carne? Allora non ti posso spolpare!</strong></em>” </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma l&#8217;osso rispose: “<em><strong>non sai  che la carne intorno all&#8217;osso finisce, cane? Questo lo dovevi sapere, anche se non hai una morale. La carne finisce e tutto si esaurisce</strong></em>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Rispose il cane: “<em><strong>ma questo è vero per chi capisce. Purtroppo noi cani non capiamo o capiamo diversamente dalla gente</strong></em>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>E che vuol dire cane diversamente? Forse che non avete la mente o che la vostra, mente?</strong></em>” osservò l&#8217;osso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il cane, guardando l&#8217;osso, capì che lui aveva superato il dosso e per questo nessuno gli dava più l&#8217;osso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Che vita da cani è questa? </strong></em>“, si disse.”<em><strong>Adesso non ho neanche l&#8217;osso! Che mangio allora? Devo forse cambiare tavolo, qui non si fa un cavolo!!</strong></em>” </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ecco che il cavolo arrivò. Era proprio un cavolo e anche lui, parlando sommessamente disse: “<em><strong>anch&#8217;io non ho la mente e che ci faccio se tutti dicono ormai che questa mente?</strong></em>” Insomma cane, osso, cavolo, furono d&#8217;accordo nel dirsi che erano d&#8217;accordo almeno sul fatto che è meglio non stuzzicare i cani che dormono, perché se si svegliano malamente nessuno avrà più la mente, perché questa, automaticamente, può portare il cane che dorme a svegliarsi e mozzicare, fino a far male.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Allora niente fu più come prima, la morale tornò a regnare e osso, cane e cavolo capirono che erano tutti nella stessa barca. Questa era quella famosa, arca che Noè aveva costruito per salvare il vissuto di tutti i viventi, senza mostrare i denti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Finì la guerra e tutti rimasero a terra, proprio perché tutti capirono che venivano da là e là dovevano tornare, prima o dopo, senza scavare quella fossa già sepolta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER">“<span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Il posto c&#8217;è per tutti ed è inutile cercarsi un avamposto.</strong></em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Il cacciatore non sparerà più a casaccio, ma solo ad ore.</strong></em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em><strong>Il cavolo sarà sul tavolo, il cane non sarà stuzzicato,ma solo amato.</strong></em>”</span></p>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Processo alla Goccia che fece traboccare il Vaso &#8211; La favola della Coscienza di Sè</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/05/processo-alla-goccia-che-fece-traboccare-il-vaso-la-favola-della-coscienza-di-se/</link>
		<comments>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/05/processo-alla-goccia-che-fece-traboccare-il-vaso-la-favola-della-coscienza-di-se/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 05:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cleonice Parisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favola Terapia (a cura di Cleonice Parisi)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[cleonice parisi]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
		<category><![CDATA[goccia]]></category>
		<category><![CDATA[vaso]]></category>

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		<description><![CDATA[Scagiono l’imputata per non aver commesso il reato, non è nella Goccia la colpa se il Vaso trabocca, è reo invero chi della sua misura non ha pensiero. Il Vaso lasciò che l’Acqua superasse l’orlo, perché di se non aveva alcun controllo. Sia pertanto completamente riabilitata la Goccia, la colpa è nel Vaso che ha causato il suo travaso, e poiché per prossimo è causa di affanno lo condanno a pagare ogni danno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/11/gocciavaso.jpg"><img class="size-full wp-image-10162 aligncenter" src="http://www.cleopa.it/wp-content/uploads/2009/11/gocciavaso.jpg" alt="gocciavaso" width="231" height="300" /></a></p>
<h2 style="text-align: center"><strong>Processo alla Goccia che fece traboccare il Vaso</strong></h2>
<p style="text-align: justify">Il Tribunale era gremito, per il processo più importante da quando il mondo era diventato grande, la causa contro la Goccia che aveva fatto traboccare il Vaso, un vero è proprio Caso.</p>
<p style="text-align: justify">E fu così che la Goccia d’Acqua da tutti sempre additata come la sola colpevole, decise di svuotare il sacco:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Signor Giudice sono stanca di essere da tutti additata come colei che causò del Vaso il traboccare, sono innocente non mi potete accusare, ormai questo dire è di dominio popolare mi dovete riabilitare.</p>
<p style="text-align: justify">Disse la Goccia nell’ansimare.</p>
<p style="text-align: justify">E il Giudice chiese:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Goccia d’Acqua fu o non fu lei a causare il travaso del vaso?</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Si ma…</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Goccia risponda alla domanda, la sua caduta nel vaso causò o no, il suo travaso?</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Non c’era da parte mia premeditazione, caddi semplicemente caddi, così come può cadere una goccia d’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Risponda alla domanda? Si o No?</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Si.</p>
<p style="text-align: justify">Disse con profonda amarezza la Goccia.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Venga chiamato al banco dei testimoni il Vaso.</p>
<p style="text-align: justify">Disse il Giudice.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Esponga pure i fatti Vaso.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">E’ colpa di quella Goccia!</p>
<p style="text-align: justify">Disse il Vaso tutto rotto, nel vociar di botto.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Il mio travaso ha causato, e sono sicuro che lo aveva premeditato!</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Ma secondo lei Vaso, lo avrebbe potuto evitare?</p>
<p style="text-align: justify">Chiese il Giudice.</p>
<p style="text-align: justify">Il Vaso tacque e il suo silenzio risuonò nell’aula come un eco accusatore.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Penso non ci sia altro da dire!</p>
<p style="text-align: justify">Concluse il Giudice nel ritirarsi per emetter sentenza.</p>
<p style="text-align: justify">La Goccia D’Acqua era febbricitante, accesa più che mai dalla rabbia sentiva quasi d’essere in gabbia, e forse in gabbia sarebbe davvero finita se la sentenza non l’avesse riabilitata, era davvero profondamente scoraggiata.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo venti minuti che sembrarono un eternità, il Giudice tornò per emetter sentenza, ma prima di ciò chiese al Vaso un ulteriore  udienza:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Vaso prima che cadesse la Goccia d’Acqua che la fece travasare, quante gocce nel suo cuore aveva potuto contare?</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">A dire il vero Giudice non saprei, io non conto le gocce!</p>
<p style="text-align: justify">Disse il Vaso con fare arrogante, e il giudice aggiunse:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">E’ cosa risaputa che ogni Vaso ha una capienza limitata, come fa lei a non conoscere la sua portata?</p>
<p style="text-align: justify">Il Vaso era in difficoltà, la domanda del Giudice esigeva profondità:</p>
<p style="text-align: justify">Non sono io ad esser sotto processo ma è quella Goccia!</p>
<p style="text-align: justify">Disse il Vaso col la voce di uno che si scoccia.</p>
<p style="text-align: justify">Risponda alla domanda?</p>
<p style="text-align: justify">Disse il Giudice.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Non ho la misura della mia capienza è questo cosa centra sua eccellenza?</p>
<p style="text-align: justify">Disse il Vaso colmo di saccenza.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Vaso lei stai abusando delle mia pazienza, risponda con competenza e non divaghi con insulsa scienza. Ha o meno coscienza della sua capienza? Si o No?</p>
<p style="text-align: justify">Il Vaso calò il capo dicendo pieno di stizza:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">No!</p>
<p style="text-align: justify">Fu allora che il Giudice si sentì pronto, ed emise sentenza:</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 30px">Scagiono l’imputata per non aver commesso il reato, non è nella Goccia la colpa se il Vaso trabocca, è reo invero chi della sua misura non ha pensiero. Il Vaso lasciò che l’Acqua superasse l’orlo, perché di se non aveva alcun controllo. Sia pertanto completamente riabilitata la Goccia, la colpa è nel Vaso che ha causato il suo travaso, e poiché per prossimo è causa di affanno lo condanno a pagare ogni danno.</p>
<p style="text-align: justify">E da quel giorno la voce popolare il detto dovette cambiare:</p>
<p style="text-align: center"><strong>E’ la goccia che fece traboccare il vaso,<br />
perchè non aveva coscienza della propria limitata capienza.</strong></p>
]]></content:encoded>
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