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	<title>Gli autori &#187; pace</title>
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	<description>il blog a misura d&#039; uomo</description>
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		<title>Danilo Dolci (di V. Giraudo)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 09:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[danilo dolci]]></category>
		<category><![CDATA[valter giraudo]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia del “Gandhi di Partinico”, un maestro della nonviolenza tutto italiano, che soleva affermare che “Chi tace è complice”.

« Se l&#8217;occhio non si esercita, non vede. 
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l&#8217;uomo non immagina, si spegne. »
(da Il limone lunare)
Danilo Dolci (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) è stato un sociologo e poeta italiano.
Dopo aver effettuato gli studi a Milano, negli anni del fascismo sviluppò presto una decisa avversione alla dittatura. Arrestato a Genova nel 1943 dai nazifascisti, riuscì ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		H4 { margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm } 		H4.western { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt } 		H4.cjk { font-family: "Lucida Sans Unicode"; font-size: 12pt } 		H4.ctl { font-family: "Tahoma"; font-size: 12pt } 		P.sdfootnote { margin-left: 0.5cm; text-indent: -0.5cm; margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } 		A.sdfootnoteanc { font-size: 57% } --><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>La storia del “Gandhi di Partinico”, un maestro della nonviolenza tutto italiano, che soleva affermare che “Chi tace è complice”.</em></span></strong></p>
<p><img src="file:///C:/DOCUME%7E1/SIMO_V%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot.png" alt="" /></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>«</strong></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> Se l&#8217;occhio non si esercita, non vede. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Se la pelle non tocca, non sa.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Se l&#8217;uomo non immagina, si spegne. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>»</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">(</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Il limone lunare</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Danilo Dolci</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) è stato un sociologo e poeta italiano.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Dopo aver effettuato gli studi a Milano, negli anni del fascismo sviluppò presto una decisa avversione alla dittatura. Arrestato a Genova nel 1943 dai nazifascisti, riuscì a fuggire.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel 1950 decise di abbandonare gli studi universitari e di aderire all&#8217;esperienza di Nomadelfia &#8211; comunità animata da don Zeno Saltini &#8211; a Fossoli (frazione di Carpi); dal 1952 si trasferì nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promosse lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti ed il lavoro: siffatto impegno sociale gli valse il soprannome di &#8220;</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Il Gandhi di Partinico</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">&#8220;. Subì diverse persecuzioni e processi.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">È considerato una delle figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Le lotte non violente a Trappeto e Partinico</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nella sua attività di animazione sociale e di lotta politica, Danilo Dolci ha sempre impiegato con coerenza gli strumenti della nonviolenza.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il 14 ottobre del 1952 Dolci dà inizio a Trappeto al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. In questa occasione si stabilisce il contatto con il filosofo di Perugia Aldo Capitini.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel gennaio del 1956 oltre mille persone danno vita a uno sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca di frodo, che priva i pescatori dei mezzi di sussistenza.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo &#8220;sciopero alla rovescia&#8221; a Partinico: centinaia di disoccupati si organizzano per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata: la manifestazione viene fermata dalla polizia e Dolci con alcuni suoi collaboratori viene arrestato. L&#8217;episodio suscita indignazione nel Paese, e provoca numerose interrogazioni parlamentari. Dolci viene successivamente scagionato in un processo che ha enorme risalto sulla stampa: a difenderlo è il grande giurista Piero Calamandrei.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel corso degli anni intorno a Dolci si è consolidato il sostegno nazionale e internazionale. Nel 1958 gli viene attribuito in Unione Sovietica il </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><strong>Premio Lenin per la Pace</strong></em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">. Con i soldi del premio Lenin si costituisce a Partinico il &#8220;Centro studi e iniziative per la piena occupazione&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Si intensifica, intanto, l&#8217;attività di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse &#8211; gravi e circostanziate &#8211; rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, tra cui i deputati democristiani Calogero Volpe e Bernardo Mattarella, allora ministro (si veda la documentazione raccolta in </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Spreco</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, del 1960, e </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Chi gioca solo</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> 1966). I due parlamentari querelarono per diffamazione Dolci e Franco Alasia, co-autore della denuncia, che vennero entrambi condannati dopo un processo durato sette anni.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La figura e l&#8217;opera di Dolci polarizzano l&#8217;opinione pubblica: mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all&#8217;estero (anche da personalità come Norberto Bobbio, Carlo Levi, Ignazio Silone, Aldous Huxley, Jean Piaget, Bertrand Russell ed Erich Fromm), per molti avversari Dolci è solo un pericoloso sovversivo. Il cardinale Ernesto Ruffini, in un&#8217;omelia pasquale degli anni &#8216;60 indicò la mafia, il romanzo &#8220;Il Gattopardo&#8221;, e Danilo Dolci come &#8220;le cause che maggiormente hanno contribuito a disonorare la Sicilia&#8221;.</span></p>
<p><strong> <span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il metodo maieutico</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Costituisce una caratteristica importante del lavoro sociale ed educativo di Dolci il suo metodo di lavoro: piuttosto che dispensare verità preconfezionate, ritiene che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso valorizza la cultura e le competenze locali, il contributo di ogni collettività e ogni persona. Per questo Dolci collega la sua modalità di operare alla maieutica</span><sup><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></sup><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> socratica. Il suo è un lavoro di capacitazione (</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>empowerment</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">) delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nelle riunioni animate da Dolci, ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e decidere. </span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Voler sapere, voler capire.</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Scrive Dolci: “Meno si comprende, meno si è in grado di risolvere i problemi e le difficoltà che incontriamo. Per lo più la nostra inabilità a comprendere ci porta a vedere solo quanto ci tocca più da vicino o, quando ricerchiamo, a distinguere  solo alcuni particolari. Non profondamente coscienti della necessità di conoscere, non sperimentati, non allenati, ci si stanca    presto,   ci   si  disperde,   non  si   sa   scomporre analiticamente e poi riconnettere le complesse simultaneità di ogni organismo vivo.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">È necessario per ciascuno acuire la propria attenzione alla scoperta, apprendere a rilevare sistematicamente, attraverso analisi e autoanalisi, i dati essenziali delle situazioni e dei problemi in cui si esiste; apprendere come si possa riuscire a vincere ignoranze, complessi, superstizioni di ogni tipo: sapendo come le superstizioni, surrogati della verità, man mano che si diffondono vengono come ufficializzate e nobilitate dalle stesse loro dimensioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Quanto più si hanno esatti i dati del problema da risolvere e completo il quadro delle difficoltà, tanto meglio è possibile avvicinarsi alla soluzione; quanto meno sono sufficienti e precisi i dati di cui si dispone, tanto più si tentano avventate soluzioni producendo disfunzioni, fallimenti.”</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Un raro esempio di “eroe senza violenza” a cui vogliamo dar voce, perché… chi tace è complice…</span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><span style="font-family: Arial Unicode MS,sans-serif;"><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a> <span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">Il 	termine </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>maieutica</strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"> viene dal greco </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>maieutiké</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"> (sottinteso: </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>téchne</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">). 	Letteralmente, sta per &#8220;l&#8217;arte della levatrice&#8221; (o 	&#8220;dell&#8217;ostetricia&#8221;), ma l&#8217;espressione designa il metodo 	socratico così come è esposto da Platone nel </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Teeteto</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: x-small;">. 	L&#8217;arte dialettica, cioè, viene paragonata da Socrate a quella della 	levatrice: come quest&#8217;ultima, il filosofo di Atene intendeva &#8220;tirar 	fuori&#8221; all&#8217;allievo pensieri assolutamente personali, al 	contrario di quanti volevano imporre le proprie vedute agli altri 	con la retorica e l&#8217;arte della persuasione (Socrate, e attraverso di 	lui Platone, si riferiscono in questo senso ai Sofisti). Parte 	integrante di questo metodo è il ricorso a battute brevi e 	taglienti in opposizione ai lunghi discorsi degli altri &#8211; ovvero la 	brachilogia &#8211; e la rinomata ironia socratica.</span></span></span></p>
</div>
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		<title>Miloud Oukili : Un angelo vestito da clown! (V. Giraudo)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/08/24/miloud-oukili-un-angelo-vestito-da-clown-v-giraudo/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 08:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[valter giraudo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro articolo del nostro amico Valter, sempre alla scoperta di personaggi che hanno dato un senso concreto alla parola pace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Grazie all’attività circense ridona ai ragazzi “delle fogne” di Bucarest la speranza di un futuro.</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em> </em></span></p>
<p><img class=" alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="clown" src="http://www.gliautori.it/blog/immagini/clown.jpg" alt="clown" width="270" height="198" /></p>
<p><em> </em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Miloud Oukili nasce a Parigi nel 1972, da madre francese e padre algerino. E’ un clown francese uscito dalla scuola circense di Annie Fratellini, che ha scoperto i ragazzi di strada in Romania nel 1992 quando lavorava con Handicap International negli orfanotrofi, negli ospedali e nei centri per adulti handicappati. Egli approfittava dei momenti di libertà per scoprire i rumeni e fare degli spettacoli per strada. A una di queste rappresentazioni, scopriva dei buffi spettatori : </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">&#8220;I bambini di strada sono stati il mio migliore pubblico, venivano a curiosare nella mia borsa per scoprire cosa si nascondeva&#8221;, ricorda Miloud. &#8220;Poi sparivano ma puntualmente ricomparivano ad ogni spettacolo.&#8221; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il suo naso rosso, i suoi balli e la sua borsa gli servirono come passaporto per avvicinarsi ai bambini ai quali insegnava i primi rudimenti dell&#8217;arte del circo. La sera li accompagnava nei loro rifugi e passava la notte con loro, all&#8217;entrata della Gare du Nord, nei sotterranei della città. Essi giocavano ai randagi e a sorridere alla polizia che li inseguiva. Miloud condivideva il loro smarrimento, la loro profonda solitudine, le loro angosce di bambini abbandonati. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Fu così che i bambini di Bucarest, quelli senza passato e senza futuro, quelli fuggiti dagli orfanatrofi, quelli che si drogano con la colla, quelli che si prostituiscono per un panino, quelli che i pedofili brutalizzano, magari ammazzano, tanto nessuno reclamerà nemmeno il corpo, trovarono in lui un fratello maggiore.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">I bambini lo soprannominarono &#8220;Miloud rispetto!&#8221;. Lui non li ha più lasciati. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Forte di questa esperienza e realmente convinto dell&#8217;importanza e dell&#8217;urgenza di avvicinare i ragazzi di strada secondo le modalità da lui sperimentate, Miloud decise di strutturare un vero e proprio intervento. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Dapprima lavorò sei mesi come volontario con Terre des Hommes. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Quando il progetto si concluse, cominciò faticosamente da solo. Ripartì per la Francia alla ricerca di un nuovo sostegno. L&#8217;associazione Rue, Enfants, Ville gli permise di realizzare un primo programma. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Condividendo la vita di strada con i ragazzi, Miloud riuscì a far capire loro che se la vita fin a quel momento non era stata generosa nel farli sorridere, loro, malgrado tutto, erano capaci di far sorridere gli altri. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Una anno più tardi è montato il primo spettacolo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nell&#8217;agosto del 1994 i ragazzi partecipano al festival d&#8217;arte medioevale di Sighisoara.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">L&#8217;esibizione riscosse un grande successo, in particolare tra gli operatori dei servizi sociali e culturali. Tutti concordarono nel volere sviluppare l&#8217;esperienza. Il riconoscimento, gli applausi, l&#8217;orgoglio per i risultati ottenuti dopo un duro lavoro trasmisero ai ragazzi il desiderio di cambiare vita e di lasciare la strada. Restava la grossa difficoltà di garantire una continuità a questa scelta. Miloud, che era riuscito ad accendere l&#8217;entusiasmo attorno a lui, volle dare a questa buffa scuola di circo di strada gli strumenti per proseguire e riunì a tal fine alcuni conoscenti rumeni e amici francesi motivati. L&#8217;urgenza dell&#8217;intervento, ma anche la serietà e professionalità non erano più da dimostrare. Il giovane clown francese creò una struttura locale, indipendente dove sviluppare delle attività artistiche intorno alla nozione di reintegrazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel gennaio 1996 si costituì &#8220;Fundatia PARADA&#8221; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il risultato di questi anni di attività di Parada: </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 300 bambini e ragazzi hanno frequentato il primo centro diurno ricevendo assistenza socio-educativa ; </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 600 bambini e ragazzi hanno ricevuto l&#8217;assistenza medica di primo soccorso attraverso l&#8217;équipe di Caravana ;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 150 bambini e ragazzi sono stati integrati nelle scuole e nelle loro famiglie ;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 50 ragazzi sono stati reintegrati professionalmente ;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 85 fra bambini e ragazzi fanno parte della Compagnia del Circo di Parada ed hanno partecipato in Romania, in Francia e in Italia alla campagna di sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica ;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 85 giovani abitano negli appartamenti sociali, hanno quindi raggiunto l&#8217;ultima tappa del processo di reintegrazione sociale verso una reale indipendenza ;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">- 27 collaboratori rumeni e 5 volontari stranieri sono stati formati quali assistenti sociali ed educatori. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La dignità umana è un processo che si costruisce giorno per giorno. Spesso strumenti di questo processo sono persone normali che fanno della loro “normalità” uno straordinario veicolo di miglioramento del nostro pianeta. Miloud Oukili è una di queste persone.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il pensiero etico di Gandhi (V. Giraudo)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 08:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[valter giraudo]]></category>

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		<description><![CDATA[Prosegue il nostro viaggio tra gli uomini e le donne che hanno fatto della pace un'arma formidabile. Questa volta Valter ci parla di Gandhi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Un pensiero “vecchio” ma sempre attuale, dove ognuno ha il diritto di sbagliare, ma anche il dovere di correggere i propri errori.</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(pensato e scritto circa 62 anni fa da Gandhi &#8211; </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Tratto da: Il pensiero etico-politico di Gandhi –Einaudi)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Eccovi un pensiero estetico ed etico sulla democrazia vissuta in un epoca non sospetta, ma così legata ad una realtà italiana da sembrare scritta ieri. Un concetto nuovo, vissuto in maniera diversa, dove la democrazia non è una visione di pochi eletti, ma diviene una nuova visione concettuale di umanesimo “a portata di tutti”, dove anche &#8220;la signora Pina&#8221; ha competenze sufficienti per gestire una forma di famiglia più grande, non legata a forme obsolete di governo (vedi sinistra, centro o destra), ma al ritorno all&#8217;essenziale &#8230;&#8230;.. la democrazia come un onda che smuove pensieri e coscienze.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Serve competenza sicuramente, ma ancora di più buon senso, il buon senso del vivere quotidiano in una dimensione quotidiana di normalità .</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Rimaniamo sempre stupiti dalla saggezza dei grandi&#8230;&#8230;.ma ancora di più da quella della gente comune, come Nonna Iolanda che ha allevato 5 figli, di cui uno invalido, durante una guerra mondiale &#8230; a lei la vera laurea sia in filosofia applicata che in economia e commercio, a lei la vera lode di Gandhi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nello &lt;&lt;stato non violento&gt;&gt; ogni individuo è libero di forgiare la propria vita in solidale collaborazione con tutti gli altri individui, ciascuno &lt;&lt; ha il diritto di sbagliare&gt;&gt; ma anche&lt;&lt; il dovere di correggere i propri sbagli &gt;&gt;. In un siffatto stato ciascuno ha uguali possibilità di realizzare se stesso,il che implica che ciascuno debba godere e poter effettivamente fruire di certe libertà fondamentali tra cui quella di pensiero, quella religiosa (</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">per il religioso Gandhi lo stato non dovrebbe impartire alcun tipo di educazione religiosa</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">), quella di parola e di associazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Lo stato non violento è uno stato democratico, formato da individui autonomi che partecipano responsabilmente alle decisioni della società a tutti i livelli; in esso il potere è di tutti, ed è distribuito ugualmente tra tutti e l&#8217;autorità statale è controllata dai cittadini.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Gandhi era piuttosto critico nei confronti del sistema parlamentale, almeno per come lo vedeva funzionare nei paesi occidentali, nei quali la democrazia gli sembrava sempre più puramente formale, burocratizzata e luogo di corruzione e intrighi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Omissis</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">&lt;&lt;La vera democrazia non è incompatibile con il fatto che poche persone rappresentino lo spirito, la speranza e le aspirazioni di coloro che rappresentano&gt;&gt;; per questa ragione egli era contrario al sistema bicamerale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Gandhi teneva a sottolineare che il sistema di elezioni indirette da lui prospettato non comportava la creazione di una gerarchia piramidale:preferiva la metafora &lt;&lt;dei cerchi oceanici&gt;&gt;.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Scriveva Gandhi già nel  1946:  &lt;&lt;Questa struttura composta da innumerevoli villaggi dovrà essere costituita da cerchi che si allargano sempre di più e mai da cerchi ascendenti.La società non dovrà essere una piramide con il vertice sostenuto dalla base.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Dovrà al contrario essere un cerchio oceanico al cui centro dovrà trovarsi l&#8217;individuo, sempre pronto a perire per il villaggio , il quale a sua volta sarà sempre pronto a perire per l&#8217;insieme dei villaggi, fino a che l&#8217;intero tessuto sociale diverrà un insieme di individui mai aggressivi e arroganti ma sempre umili, partecipi della potenza del cerchio oceanico di cui fanno parte integrante.&gt;&gt;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Con infinito rispetto . . . <a href="http://www.gliautori.it/valtergiraudo.html" target="_blank">Valter Giraudo</a><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
]]></content:encoded>
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		<title>NELSON MANDELA: IL SIMBOLO DEL SUD AFRICA</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/07/24/nelson-mandela-il-simbolo-del-sud-africa/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 07:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[valter giraudo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo articolo di V. Giraudo della serie "UOMINI E DONNE DI PACE: PERSONE COMUNI CHE HANNO CAMBIATO E CAMBIANO LA STORIA". Chi non conosce Nelson Mandela ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		H1 { margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm; color: #404040; text-align: justify } 		H1.western { font-family: "Verdana", sans-serif; font-size: 12pt } 		H1.cjk { font-family: "Lucida Sans Unicode"; font-size: 12pt } 		H1.ctl { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 30pt } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #404040; text-decoration: none } 		A.western:link { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 11pt } 		A.cjk:link { font-size: 11pt } 		A.ctl:link { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 11pt } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Quando la libertà nella propria terra diventa l&#8217;apice delle proprie aspirazioni.</strong></em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Un personaggio storico, una di quelle persone che in vita fanno già parte della leggenda: Nelson Mandela è infatti è il simbolo del Sud Africa, appellativo che si è conquistato in un&#8217;intera vita spesa alla lotta contro l&#8217;apartheid ed alla conquista della libertà per il suo popolo. Quello che ha sempre colpito in lui è la sua statura morale e la convinzione con cui ha vissuto la propria vita in favore degli altri.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Figlio di un capo della tribù Thembu (e quindi, secondo il sistema di caste tribali vigente in Africa, di origini aristocratiche), Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918. Dopo aver seguito gli studi nelle scuole sudafricane per studenti neri conseguendo la laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell&#8217;ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto &#8220;Apartheid&#8221;, ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei negri rispetto ai bianchi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il 1960 è l&#8217;anno che segnerà per sempre la vita del leader nero. Il regime di Pretoria, durante quello che è conosciuto come &#8220;il massacro di Shaperville&#8221;, elimina volontariamente e con una proditoria operazione 69 militanti dell&#8217;ANC.  In seguito, mette al bando e fuorilegge l&#8217;intera associazione. Mandela, fortunatamente, sopravvive alla strage e riesce a fuggire. Raccolti gli altri esponenti rimasti in vita, costituisce una frangia militarista, decisa a rovesciare il regime e a difendere i propri diritti con le armi. Viene arrestato nel 1963 e dopo un procedimento durato nove mesi è condannato all&#8217;ergastolo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La più alta testimonianza dell&#8217;impegno politico e sociale di Mandela la si ritrova proprio nel discorso pronunciato di fronte ai giudici del tribunale, prima che questi pronunciassero il loro verdetto: &#8220;</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Sono pronto a pagare la pena anche se so quanto triste e disperata sia la situazione per un africano in un carcere di questo paese. Sono stato in queste prigioni e so quanto forte sia la discriminazione, anche dietro le mura di una prigione, contro gli africani&#8230; In ogni caso queste considerazioni non distoglieranno me né altri come me dal sentiero che ho intrapreso. Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l&#8217;apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l&#8217;inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese&#8230; non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i </em></span><span style="color: #203946;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>criminali</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em> che dovrebbero essere portati di fronte a questa corte sono i membri del governo</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">&#8220;.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Passano più di vent&#8217;anni e, malgrado il grande uomo sia costretto alla segregazione carceraria, lontano dagli occhi di tutti e dalle luci dell&#8217;opinione pubblica, la sua immagine e la sua statura crescono sempre di più sia per l&#8217;opinione pubblica che per gli osservatori internazionali.   Nonostante il regime tenga Mandela in gattabuia, è sempre lui il simbolo della lotta e la testa pensante della ribellione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel febbraio del 1985, cosciente di questo stato di cose e ben consapevole che ormai non si poteva più toccare un tale simbolo, pena la ribellione di vasti strati dell&#8217;opinione internazionale, l&#8217;allora presidente sudafricano Botha offre a Mandela la libertà purché rinneghi la guerriglia. In realtà, l&#8217;accusa di sovversione armata, l&#8217;accenno alla guerriglia appunto, è solo un modo per gettare discredito sulla figura di Mandela, prospettando il fatto che fosse di base un personaggio predisposto alla violenza. Ma Mandela rifiuta l&#8217;offerta, non accetta compromessi e decide di restare in carcere.   Nel 1990 su pressioni internazionali e in seguito al mancato appoggio degli Stati Uniti al regime segregazionista, Nelson Mandela viene liberato.   Nel 1991 è eletto presidente dell&#8217;Anc, movimento africano per la lotta all&#8217;apartheid. </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Nel 1993 è insignito del premio </strong></span><span style="color: #203946;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Nobel </strong></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>per la pace mentre l&#8217;anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese (le prime elezioni in cui potevano partecipare anche i neri), viene eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nella sua breve vita politica ufficiale ha dovuto subire anche un&#8217;altra logorante battaglia. Trentanove case farmaceutiche intentarono un processo a Nelson Mandela portandolo in tribunale. L&#8217;accusa era quella di aver promulgato nel 1997 il &#8220;Medical Act&#8221;, una legge che permetteva al Governo del Sud Africa di importare e produrre medicinali per la cura dell&#8217;Aids a prezzi sostenibili. A causa delle proteste internazionali che tale causa ha sollevato, le suddette multinazionali hanno poi deciso di desistere dal proseguire la battaglia legale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel giugno 2004, all&#8217;età di 85 anni, ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica per passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia.  Il 23 luglio dello stesso anno, con una cerimonia tenutasi a Orlando (Soweto), la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il &#8220;Freedom of the City&#8221;, una sorta di consegna delle chiavi della città.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">27 giugno</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">2008</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> a Londra</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, nell&#8217;</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Hyde Park</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant&#8217;anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l&#8217;AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 mila persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere. Mandela ha pronunciato un breve discorso in cui ha ribadito le ragioni del suo impegno civile e politico, dopo aver ringraziato per la straordinaria manifestazione di affetto e di rispetto nei suoi confronti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<h1>Alcuni aforismi di Nelson Mandela</h1>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Più 	potente della paura per l&#8217;inumana vita della prigione è la rabbia 	per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto 	fuori dalle prigioni. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Niente 	come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto 	siamo cambiati. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Non 	vi è alcuna strada facile per la libertà. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Solo 	gli uomini liberi possono negoziare. I prigionieri non possono avere 	contatti. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Unitevi! 	Mobilitatevi! Lottate! Tra l&#8217;incudine delle azioni di massa ed il 	martello della lotta armata dobbiamo annientare l&#8217;apartheid! </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Non 	c&#8217;è niente di più incoraggiante per un detenuto politico del 	sapere che la sua vita non è andata sprecata. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Per 	gli uomini, la libertà nella propria terra è l&#8217;apice delle proprie 	aspirazioni. </span></p>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Uomini e Donne di Pace che hanno cambiato e cambiano la storia (V. Giraudo)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 16:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[valter giraudo]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo una nuova sezione del blog dedicata alle persone comuni che hanno cambiato e cambiano la storia. Grazie a Valter per il suo articolo !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0cm } 		P.western { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-weight: bold } 		P.cjk { font-weight: bold } 		P.ctl { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 13pt; font-weight: bold } -->
<p lang="en-GB" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>AUNG SAN SUU KYI:</strong></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: large;"><strong>LA FARFALLA D’ACCIAO</strong></span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="farfalla dacciaio" src="http://www.gliautori.it/blog/immagini/aungsansuukyi.jpg" alt="" width="300" height="408" />Forse in Italia non  molti  sanno chi è  Aung San Suu Kyi, la “</span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">farfalla d’acciaio</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">” birmana, come  la chiamano quelli che la amano per la sua straordinaria forza interiore celata dietro un aspetto fragile e gentile.</span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Birmania</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> (dal </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>18 giugno</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>1989</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> ufficialmente </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Myanmar</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, in </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>inglese</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Burma</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">), è uno </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Stato</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> dell&#8217;</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Asia sudorientale</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">.</span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel 1991 Aung San Suu Kyi ha vinto il premio Nobel per la pace, ma come al solito sul palcoscenico della storia i riflettori sono puntati su quanti detengono il potere – politico, economico, finanziario o militare &#8211; e possono decidere le sorti di interi popoli, non su quanti senza clamore, giorno dopo giorno, si battono per la democrazia e per la libertà, mettendo in gioco la propria vita e rischiando di perderla. Non eroi ma uomini e donne normali, spesso sconosciuti, ancora più spesso ridotti al silenzio da regimi brutali che non esitano a calpestare i più elementari diritti umani e a reprimere con la violenza ogni tentativo di ribellione e di cambiamento dello status quo. Aung San Suu Kyi  è sicuramente una di questi.</span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nata a Rangoon nel 1945, pur essendo figlia di uno dei principali artefici dell&#8217;indipendenza birmana assassinato nel 1947, inizialmente non sembra aver ereditato una particolare vocazione politica. Infatti, dopo aver lavorato per alcuni anni presso la segreteria delle Nazioni unite a New York, nel 1972 sposa uno studioso inglese, Michael Aris, e si trasferisce nel Regno Unito dove per un lungo periodo conduce una esistenza tranquilla accanto al marito e ai due figli, Alexander e Kim. </span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel 1988 ecco la svolta: per assistere la madre gravemente malata torna in Birmania dove già dal 1962, a seguito di un colpo di stato, si era insediata al potere una giunta militare che con la nazionalizzazione delle industrie, la soppressione dei partiti politici e la proibizione del libero scambio aveva portato il Paese all&#8217;isolamento dal resto del mondo.</span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Il 1988 è un anno drammaticamente importante per la storia birmana</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">: a seguito della rivolta studentesca e di una feroce guerra civile che causa migliaia di morti, viene proclamata la legge marziale. Nasce allora la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) e Aung San Suu Kyi  ne diventa il leader e il Segretario generale. </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nonostante l&#8217;insuccesso dell&#8217;insurrezione popolare, spietatamente soffocata nel sangue, le proteste del </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>1988 </strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">aprono la strada per libere elezioni che si tengono, per la prima volta in 30 anni, nel 1990. Intellettuali, operai e masse di contadini oppressi e affamati intravedono finalmente una speranza di rinascita per quella terra &#8211; un tempo ricca, colta e tollerante &#8211; sprofondata nella miseria e nella dittatura.  Il NLD, guidato da Aung San Suu Kyi, trionfa alle elezioni generali assicurandosi l&#8217;82% dei voti ma la giunta militare si rifiuta di cedere il potere ed arresta Aung San Suu Kyi, che stante ai risultati delle urne dovrebbe ricoprire la carica di legittimo Presidente della Birmania, insieme ad altri componenti dell&#8217;NLD. </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Inizia così la sua estenuante detenzione: da allora Aung San Suu Kyi si trova agli arresti domiciliari, tra un continuo susseguirsi di arresti e rilasci, senza alcun contatto con il mondo esterno. Quando nel 1999 suo marito, il prof. Michael Aris, si ammala di cancro la giunta militare gli impedisce di entrare in Birmania per incontrare Aung San Suun Kyi, ma concede a quest&#8217;ultima la possibilità di lasciare il Paese, costringendola a fare una scelta lacerante e disumana: accettare l’esilio pur di rivedere il marito che si andava spegnendo, divorato da un male dal quale non aveva scampo, o restare in patria per continuare tenacemente la battaglia non violenta per la libertà del suo popolo. Aung San Suu Kyi decide di rimanere. Il prof. Aris morirà così lontano dalla moglie, fedele alla promessa, fattale prima del matrimonio,</span> <span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> di non  frapporsi mai tra lei e i suoi ideali. </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">E&#8217;  importante sottolineare che Aung San Suu Kyi non è accusata di alcun crimine, non ha mai commesso alcun reato, ma le leggi vigenti in Birmania consentono di condannare – arbitrariamente, senza preventivo giudizio &#8211; alla detenzione  fino a cinque anni, ulteriormente prorogabili di anno in anno, anche chi è solo genericamente considerato pericoloso “</span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">per la sicurezza e la sovranità dello Stato</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">”.</span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Oggi in Birmania, sono migliaia i prigionieri “</span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">politici</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">” che dopo essere stati sottoposti a maltrattamenti e torture &#8211; ove  quest’ultime non abbiano avuto esiti mortali &#8211; vengono lasciati in condizioni disumane a marcire nelle carceri, talvolta addirittura nelle celle destinate ai cani dell’esercito, perché colpevoli di aver fondato organismi studenteschi o di aver distribuito volantini o di aver partecipato a pacifiche manifestazioni di protesta o semplicemente di aver scritto un articolo o una poesia. </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Basti pensare che quando nel 2000 venne pubblicato il cd degli U2 “ </span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Is all that you can&#8217;t leave behind</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">”, contenente il brano “</span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Walk on</strong></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">” dedicato a Aung San Suu Kyi: il regime non solo censurò e mise al bando il disco ma addirittura stabilì la pena della galera da tre a vent&#8217;anni per chiunque lo avesse venduto, acquistato o  ascoltato. </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Times New Roman,serif;"><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">E se il buio dovesse dividerci /  e se il tuo cuore di vetro dovesse rompersi / e se per un secondo tu dovessi voltarti indietro / oh no, sii forte. Vai avanti. Continua a camminare</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">.” </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Questi furono i versi  di Bono che tanto in allarme misero i generali birmani!</span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Oggi in Birmania, che i depliants turistici descrivono come un Paese da favola </span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">“in cui tradizioni, arte, religione e bellezze naturali si fondono in un fascino unico al mondo”</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, sono illegali i telefoni cellulari e internet mentre serve una speciale autorizzazione delle autorità militari per possedere un fax, una fotocopiatrice o un&#8217;antenna satellitare. </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il regime, che ha concentrato nelle proprie mani tutte le ricchezze del Paese, fa sistematicamente ricorso al lavoro forzato di  uomini, donne e bambini sequestrati e tenuti sotto la costante minaccia di violenze, di stupri “</span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">punitivi</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">” e persino di morte. Come documentato  dalla Commissione dell&#8217;ONU sui diritti umani e da Amnesty international nei suoi rapporti, il </span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">“lavoro forzato è stato  ed  tuttora utilizzato per lo sviluppo delle infrastrutture di base, come le strade, per costruire luoghi turistici come alberghi lussuosi o campi da golf. I soldati arrivano nei villaggi ed esigono che una persona per famiglia vada a lavorare. Questa non riceve né salario né cibo. Sarà uccisa se tenterà di fuggire. Bambini di nove anni sono stati costretti a lavorare in queste condizioni”</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">.</span></span></p>
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<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">L&#8217;area più colpita dalla violenza dei militari è quella sud-orientale; perciò ogni anno migliaia di esuli si muovono verso il confine con la </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Thailandia</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, dove sono stati allestiti dei campi profughi. I rifugiati hanno comunque scarse possibilità di migliorare le loro condizioni di vita; la maggior parte della popolazione è estenuata da fame e malnutrizione e molti bambini per sopravvivere vengono costretti alla prostituzione. In questo stato le persone diventano facile bersaglio di malattie come </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>malaria</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>epatite </strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">ed </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>AIDS</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">.</span></span></p>
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<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nonostante tutto questo Aung San Suu Kyi non è mai caduta nella trappola dell&#8217;odio per i suoi avversari ma ha continuato la sua lotta non violenta affermando che </span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">“la vera rivoluzione è quella dello spirito”</span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> ed ha esortato il suo popolo a non arrendersi perché</span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> “non è il potere che corrompe, ma la paura. La paura di perdere il potere corrompe quelli che lo detengono. La paura della frusta, quelli che la subiscono”. </span></em></span></p>
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<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Se potessimo esprimere la nostra solidarietà ad Aung San Suu Kyi e a quanti condividono la sua stessa sorte, ci piacerebbe far nostre le parole di Bono e dire ad ognuno di loro: sii forte, vai avanti! </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Walk on!</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> </span></span></p>
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<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Con profondo rispetto e ammirazione.</span></p>
<p style="font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><a href="http://www.gliautori.it/valtergiraudo.html" target="_blank">Valter Giraudo</a><br />
</span></p>
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