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	<title>Gli autori &#187; ilsig.f</title>
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		<title>Il sig. F – Una scoperta a puntate (quinta puntata)</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certo, pensava! Di quale mondo ancora non si sa. Ma questa mia idea, mi può fruttare. Come la frutta, ha tante facce, ma le vitamine sono sempre quelle. Be&#8217; anche qua, le facce possono non sempre corrispondere alla persona. E chi lo capisce sul video, con una quasi foto? E poi, si diceva Il sig. F, una persona può replicare la sua presenza, comunicando altri nomi, insomma un&#8217;idea che, in un mondo senza idee, può avere un&#8217;esplosione di risultati. E ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Certo, pensava! Di quale mondo ancora non si sa. Ma questa mia idea, mi può fruttare. Come la frutta, ha tante facce, ma le vitamine sono sempre quelle. Be&#8217; anche qua, le facce possono non sempre corrispondere alla persona. E chi lo capisce sul video, con una quasi foto? E poi, si diceva Il sig. F, una persona può replicare la sua presenza, comunicando altri nomi, insomma un&#8217;idea che, in un mondo senza idee, può avere un&#8217;esplosione di risultati. E poi, si diceva il sig. F, in un mondo globalizzato, chi li distingue tutti i gialli e tutti i neri? A noi, che non siamo abituati, sembrano tutti uguali. Fortuna che il video a colori. Sono salvo dice il sig. F, la mia pensata stata geniale. Tutti quei gruppi, sembrano grappoli d&#8217;uva. Certo i chicchi non erano tutti uguali. Ma neanche le facce sono tutte uguali. E&#8217; vero non hanno espressioni significative! Va be&#8217;, ma non c&#8217;è bisogno, questo solo un sogno!! Del resto virtuale, sembra proprio un sogno. Vedi un personaggio nel sogno, invece lo psicologo ti dice che un altro.  Insomma quello che ho pensato io. Adesso vado dallo psicologo e mi faccio spiegare tutto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Ci va dallo psicologo, puntuale, detto e fatto. Il sig. F, non solo uno che conosce bene la chiave per la comunicazione virtuale, anche uno che approfondisce i risvolti del virtuale, anche per capire quanto normale. Ecco normale, ma oggi che così normale? Il sig. F comincia a filosofeggiare e allora la sua idea non ha solo un risvolto sociale. Potrebbe essere anche amorale. Ma, si dice, oggi a nessuno gliene frega niente. Allora sentiamo questo psicologo!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Strano movimento del destino lo psicologo si chiamava, come abbiamo già visto Silenzio, va bene si disse sig F, se così deve essere! Al destino bisogna ubbidire. Ora sono qui, vediamo che dice, ma perché si chiedeva il sig. F proprio uno psicologo? Adesso lo scopriremo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Silenzio era conviviale, un tipo da compagnia, certo era psicologo e sapeva trattare la gente. Era suadente, colloquiale.</span></span></p>
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		<title>Il sig. F &#8211; Una scoperta a puntate (quarta puntata)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsig.f]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci voleva una password, anche per  respirare. Si come succede a Tokio. Perché la gente era così impegnata, che tratteneva il respiro.
 Insomma entravano in apnea facilmente e non solo con i polmoni, ma anche con la mente. Sig. F vedeva che c&#8217;era sempre l&#8217;attesa. 
Nessuno sapeva, di preciso, il motivo. Ad un certo punto, uno psicologo cominciò ad indagare, la cosa stava diventando seria. 
I giovani erano molto attratti, quasi non uscivano pi Se non per andare in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: small;">Ci voleva una password, anche per  respirare. Si come succede a Tokio. Perché la gente era così impegnata, che tratteneva il respiro.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> Insomma entravano in apnea facilmente e non solo con i polmoni, ma anche con la mente. Sig. F vedeva che c&#8217;era sempre l&#8217;attesa. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nessuno sapeva, di preciso, il motivo. Ad un certo punto, uno psicologo cominciò ad indagare, la cosa stava diventando seria. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">I giovani erano molto attratti, quasi non uscivano pi Se non per andare in discoteca. Guarda caso lo psicologo si chiamava Silenzio, strano nome per uno psicologo! </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Faceva parlare gli altri infatti. Ascoltava, piche parlare, ed ancora strano che, quello messo a punto dal sig. F., escludeva il parlare, certo includeva il leggere e il vedere. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La persona, era comunque priva di linguaggio del corpo. Tutto diventava un corpo a corpo, teste che si vedevano con una espressione da museo delle cere. Ma il museo rivolto a personaggi famosi, no a quelli che si <span style="font-family: georgia,palatino;">illudono di diventarlo! </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Il sig. F. rifletteva per evitare che la cosa flettesse. Per lui era troppo interessante economicamente. I microprocessori costavano poco e rendevano molto. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Poi, in fondo, si disse! Ma oggi il mezzo elettronico non rappresenta, forse, la realtà in movimento della società. Anzi, si disse, il movimento della gente oggi quello del gambero. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Si corre tanto per stare fermi. Allora, si disse, state fermi davanti allo schermo, rimbecillitevi. Le cliniche per curarvi sono state già inventate. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Pensò il sig. F, ne aprirò una anche io, insomma il business al completo. Intanto la gente impazzava. Si accavallavano i gruppi, far parte di tutti si rivelava stressante. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Certo, dava un&#8217;occasione , faceva incontrare il mondo, anche se virtuale! Sembrava proprio come la piazza grande di Lucio Dalla, certo, purtroppo senza voce. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Persi poteva fare una selezione, selezionare persone qualche volta finte, che si spacciavano per vere. La pubblicità era a portata di mano.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Poi si seppe che si stavano creando venditori di amici. Insomma un mercato parallelo. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">Qui il sig F. si pensa pensare. Perché non mettersi anche dietro questo affare? In fondo non un malaffare. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;">E&#8217; un fare di più come dicono gli uomini di marketing, un ampliamento di linea. Ampliamoci, ampliamoci si diceva il sig F. Internet lui lo considerava il tetto del mondo. </span></span></p>
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		<title>Il sig. F &#8211; Una scoperta a puntate (terza puntata)</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsig.f]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[ Venduto definitivamente a un microprocessore. Certo era messo in comune con gli altri, bastava un microprocessore per tutti, tanto erano tutti uguali.
Non come nei tribunali, dove non si sa mai se vincono i giudici o gli imputati. Qui vincevano tutti. Il bello che non si sapeva se questi tutti esistevano veramente, o se era sempre la stessa gente.
Ma si sa, le onde elettromagnetiche non sono come le onde del mare. Con le prime, ognuno fa come gli pare, con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: medium;">Venduto definitivamente a un microprocessore. Certo era messo in comune con gli altri, bastava un microprocessore per tutti, tanto erano tutti uguali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non come nei tribunali, dove non si sa mai se vincono i giudici o gli imputati. Qui vincevano tutti. Il bello che non si sapeva se questi tutti esistevano veramente, o se era sempre la stessa gente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma si sa, le onde elettromagnetiche non sono come le onde del mare. Con le prime, ognuno fa come gli pare, con le seconde, basta un secondo che si può andare a fondo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allora il sig. F capì che non doveva fare niente, ma faceva tutto la gente. Si complimentavano e si commentavano reciprocamente e poco gliene importava se tutto non portava niente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A loro interessava solo che si tesseva. Proprio come quei telai moderni, con cui basta premere un bottone a tutte le ore. Era questo il problema: dovevano premere il bottone a tutte le ore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di giorno o di notte, ormai gli ormeggi erano rotti e si poteva navigare senza badare alle onde. Erano elettromagnetiche e avevano un magnetismo come il magnete, che piace alla gente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quale dite?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il proprio egocentrismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un altro ismo che si andava a sommare agli altri.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma tutti erano indaffarati non a fare affari, ma a sentire gli affanni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Affanni che, pensava il sig. F, portavano danni agli altri, non a lui.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma quali danni?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Peppe andò dallo psicologo a farsi curare la dipendenza da quella danza, il suo primo incontro finì con uno scontro, certo virtuale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anna,Giovanna, Attilio, Gianluca e tutto il calendario ambrosiano finirono col dire il rosario. Funzionava così giorno e notte.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutti si lamentavano perché i fans una volta aumentavano e una volta diminuivano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il sig. F. capì che lì si poteva guadagnare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Comincia chiedere l&#8217;obolo a chi desiderava avere più fans, quindi essere presente più spesso e in modo più complesso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Certo, pensava il sig. F, che fesso che sei? Lo pensava degli iscritti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quando incassava solo per aver fatto una promessa che, d&#8217;altronde, si erano fatti loro: quella di vedere senza vedere, ascoltare senza ascoltare, salutare senza salutare, fare i complimenti, senza che costassero niente, solo un ciao, che cazzo ne so che fai! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non proprio così ma di più io sono se tu mi dai il permesso di entrata! Tutti cominciarono a iscriversi come avevano fatto a scuola. </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il sig. F &#8211; Una scoperta a puntate (seconda puntata)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 05:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsig.f]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[Allora il sig. F capì che doveva aggiustare il tiro.
Comunque ci doveva essere un sistema per lasciare memoria.
La memoria arrivò e fu una gloria. Era stato facile, perché la memoria aveva solo bisogno di gloria.
Successo, come i personaggi della televisione e gli attori.
Nacquero così i gruppi, erano come le pecore dentro l&#8217;ovile, costrette a stare insieme e sentire l&#8217;odore reciproco.
Solo che qua l&#8217;odore consisteva nell&#8217;amore di sé, quindi più facile da accettare. Questi gruppi divennero fans, si, proprio come succedeva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Allora il sig. F capì che doveva aggiustare il tiro.</p>
<p>Comunque ci doveva essere un sistema per lasciare memoria.</p>
<p>La memoria arrivò e fu una gloria. Era stato facile, perché la memoria aveva solo bisogno di gloria.</p>
<p>Successo, come i personaggi della televisione e gli attori.</p>
<p>Nacquero così i gruppi, erano come le pecore dentro l&#8217;ovile, costrette a stare insieme e sentire l&#8217;odore reciproco.</p>
<p>Solo che qua l&#8217;odore consisteva nell&#8217;amore di sé, quindi più facile da accettare. Questi gruppi divennero fans, si, proprio come succedeva per gli idoli della musica.</p>
<p>I concerti si facevano in silenzio, ma sempre c&#8217;era l&#8217;assenso. I gruppi crescevano e chi ne poteva vantare di più, gli sembrava di essere arrivato sull&#8217;altare.</p>
<p>Proprio come il prete che dice la messa.</p>
<p>Il sig. F capì che la sua idea era meglio di quella di Gesù, primo manager della storia, e poi non doveva finire neanche sulla croce.</p>
<p>Questa ce l&#8217;avevano gli altri che dovevano sempre comunicare in maniera virtuale.</p>
<p>Scoprì il sig. F che, con questo sistema, si potevano sviluppare anche sentimenti ed emozioni.</p>
<p>Non gli sembrò vero di avere avuto un&#8217;idea geniale. Ma Gesù la ebbe e non ne raccolse i frutti.</p>
<p>Altri ne fecero un&#8217;istituzione.</p>
<p>Questo gli fu d&#8217;insegnamento e pensò che si poteva fare anche una chiesa virtuale e questo subito.</p>
<p>Così lui ne poteva godere, certo era virtuale, ma aveva sempre una faccia, questa la stampò su un libro.</p>
<p>Per gli altri fu libero arbitrio. Libertà anche di non sapere l&#8217;altro dove sta.</p>
<p>Poi i gruppi crescevano, lievitavano, proprio come lievita il pane con farina, acqua, lievito.</p>
<p>Lui, il sig. F, aveva già tutto.</p>
<p>La gente si voleva incontrare  senza incontrarsi, si poteva scambiare poche consonanti e vocali e pochi significati.</p>
<p>Ma dei significati ormai non importava a nessuno.</p>
<p>Non certo a Peppe, non certo al suo amico.</p>
<p>I gruppi si chiamavano così, solo perché esisteva l&#8217;addizione. Allora 1 più uno faceva due ecc. in una escalation incredibile!</p>
<p>I fans crescevano, i gruppi avevano i sottogruppi e accadeva come in matematica insiemi e sottoinsiemi. Solo che qui non avevano bisogno di essere omogenei.</p>
<p>O forse lo erano, pensava il sig. F, di omogeneo avevano il cervello.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il sig. F &#8211; Una scoperta a puntate (prima puntata)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2010/05/14/il-sig-f-prima-puntata/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 06:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsig.f]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[
Avete letto il processo di Kafka?
Se si. conoscete Josef K. e la sua storia; altrimenti avete perso la possibilità di conoscerlo.
Quell&#8217;evento si sta ripetendo a rovescio.
Ve lo racconto, leggete.
Un certo sig. F, un giorno, decide di parlare a tutto il mondo.
Purtroppo, o per fortuna, per il sig. F i viventi sono quasi morenti.
Morenti di solitudine, morenti di protagonismo. Assetati di pettegolezzi.
Non vogliono conoscere le persone, a loro basta una loro fotografia.
Per non sentirsi soli, per acquisire amici sempre più virtuali, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p class="shutter">Avete letto il processo di Kafka?</p>
<p class="shutter">Se si. conoscete Josef K. e la sua storia; altrimenti avete perso la possibilità di conoscerlo.</p>
<p class="shutter">Quell&#8217;evento si sta ripetendo a rovescio.</p>
<p class="shutter">Ve lo racconto, leggete.</p>
<p class="shutter">Un certo sig. F, un giorno, decide di parlare a tutto il mondo.</p>
<p class="shutter">Purtroppo, o per fortuna, per il sig. F i viventi sono quasi morenti.</p>
<p class="shutter">Morenti di solitudine, morenti di protagonismo. Assetati di pettegolezzi.</p>
<p class="shutter">Non vogliono conoscere le persone, a loro basta una loro fotografia.</p>
<p class="shutter">Per non sentirsi soli, per acquisire amici sempre più virtuali, quasi inesistenti.</p>
<p class="shutter">Assenti, nessuno può giurare sulla loro esistenza.</p>
<p class="shutter">In questo vivere, il sig. F vede l&#8217;affare. La gente si può parlare, senza sapere, si può criticare, senza finire in tribunale.</p>
<p class="shutter">Ma il tribunale c&#8217;è e non si vede.</p>
<p class="shutter">E&#8217; un tribunale che controlla con una molla, la molla dell&#8217;ambizione che, spesso, viene dalla solitudine.</p>
<p class="shutter">Se si è acclamati, si è meno soli e questa è storia, è già successo.</p>
<p class="shutter">Il sig. F intuisce che queste ambizioni ed esagerazione gli possono portare tanti doni, certo in soldi.</p>
<p class="shutter">Capisce al volo ed intuisce che i tempi sono maturi per gli immaturi e si dice, accontentiamoli!</p>
<p class="shutter">“Ma come fare ?” si chiede.</p>
<p class="shutter">Si ricorda che il primo manager della storia è stato Gesù, e capisce che, se sul parlato si è creato un impero, lui lo può ripetere.</p>
<p class="shutter">“Ma come?” si chiede ancora.</p>
<p class="shutter">Ora, proprio in quel periodo, le onde elettromagnetiche erano diventate un potente magnete, e tutti ne erano attratti.</p>
<p class="shutter">Bastava un microprocessore, quindi non serviva neanche il processo di Kafka, una tastiera, un video, quasi come il televisore, a cui ormai tutti erano abituati.</p>
<p class="shutter">Semplice!</p>
<p class="shutter">La gente si poteva parlare, vedere, scambiarsi complimenti e non aveva importanza se erano esistenti e veri.</p>
<p class="shutter">Oppure se i complimenti erano veri. “Sono Giuseppe mi puoi chiamare anche Peppe”.</p>
<p class="shutter">L&#8217;altro rispondeva “ mi piaci, possiamo frequentarci”.</p>
<p class="shutter">Non aveva fatto in tempo a dirglielo che l&#8217;altro era sparito.</p>
<p class="shutter"><em>continua &#8230;.</em></p>
]]></content:encoded>
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