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	<title>Gli autori &#187; gli autori ed i loro cuori</title>
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		<title>L&#8217; arte per creare valore (V. Giraudo)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 14:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni essere umano è un microcosmo. Vivendo qui sulla terra respiriamo i ritmi di un universo che si estende infinitamente al di sopra di noi. Quando tra questo vasto cosmo esterno e l&#8217;universo umano interiore sorgono armonie risonanti, è nata l’arte.
Forse un tempo tutti erano artisti: poeti, scrittori, scultori, pittori, ecc. ecc. Sicuramente tutti erano in intimo dialogo con la natura e con essa vibravano all’unisono.
Lo spirito artistico si ritrova in ogni impresa umana. Può vibrare nel cuore di uno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni essere umano è un microcosmo. Vivendo qui sulla terra respiriamo i ritmi di un universo che si estende infinitamente al di sopra di noi. Quando tra questo vasto cosmo esterno e l&#8217;universo umano interiore sorgono armonie risonanti, è nata l’arte.</p>
<p>Forse un tempo tutti erano artisti: poeti, scrittori, scultori, pittori, ecc. ecc. Sicuramente tutti erano in intimo dialogo con la natura e con essa vibravano all’unisono.</p>
<p>Lo spirito artistico si ritrova in ogni impresa umana. Può vibrare nel cuore di uno scienziato alla scoperta di qualche verità. Quando lo spirito artistico e poetico vive tra noi, anche gli oggetti non appaiono come semplici cose, e i nostri occhi vengono attratti verso una realtà spirituale più intima. Un fiore non è solo un fiore. La luna non è solo un ammasso di materia che vaga nel cielo. Guardando intensamente un fiore o la luna possiamo percepire con l&#8217;intuito l&#8217;indescrivibile legame che ci lega al mondo.</p>
<p>In questo senso i bambini sono artisti e poeti per natura, dalla nascita. Tenendo caro e nutrendo il loro cuore artistico e poetico, consentendogli di crescere, potremo condurli da adulti nel regno della scoperta sempre nuova. Dopotutto, non esistiamo solo per soddisfare i nostri desideri. La vera felicità non sta nel possedere di più ma nell&#8217;approfondire l&#8217;armonia con il mondo.</p>
<p>Lo spirito artistico ha il potere di &#8220;accordare&#8221; e ricollegare un mondo discordante, diviso. I veri artisti non si piegano, affrontano i conflitti e le complessità della vita. Una ferita inflitta a chiunque, ovunque, angustia il cuore dell’artista.</p>
<p>Artista è colui che offre alla gente parole, immagini o forme che infondano coraggio e speranza, cercando una prospettiva &#8211; un gradino più in giù o più in su &#8211; che renda tangibili le realtà spirituali costanti nelle nostre vite.</p>
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		<title>Diario di un autore &#8211; 3a parte (Danilo Mar)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 14:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[anni '60]]></category>
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		<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[1964 &#8211; anno importante &#8211;  il 7 febbraio 1964 l’aviazione americana effettua il primo bombardamento sul Vietnam del Nord: doveva essere una “passeggiata”, divenne una tragedia! Inizia una delle guerre più sanguinose della storia. E forse la più inutile! Migliaia di giovani americani furono inviati in Vietnam non sapendo perché combattevano. Vediamo allora le ragioni di questa guerra del cazzo!
Perché quella guerra &#8211;  La guerra fu dettata dalla necessità di fermare l’avanzata dei Vietcong (guerriglieri del Nord) che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1964</strong> &#8211; anno importante &#8211;  il 7 febbraio 1964 l’aviazione americana effettua il primo bombardamento sul Vietnam del Nord: doveva essere una “passeggiata”, divenne una tragedia! Inizia una delle guerre più sanguinose della storia. E forse la più inutile! Migliaia di giovani americani furono inviati in Vietnam non sapendo perché combattevano. Vediamo allora le ragioni di questa guerra del cazzo!</p>
<p><strong>Perché quella guerra</strong> &#8211;  La guerra fu dettata dalla necessità di fermare l’avanzata dei Vietcong (guerriglieri del Nord) che volevano esportare la rivoluzione comunista nel Sud. Gli Americani, invasati di maccartismo, non vedevano la cosa di buon occhio e si ersero a paladini del Vietnam del Sud con l’intento di creare una “zona cuscinetto” tra i due Stati che doveva servire da argine. Il tutto doveva durare – secondo i “caporioni” di Washington &#8211; 18 mesi. Ma quali 18 mesi! Quella stupida ed inutile guerra finì nel 1975!</p>
<p><strong>Sorpresa al Festival di Sanremo</strong> &#8211; marzo, una ragazza di 17 anni, Gigliola Cinguetti, vince il festival di Sanremo con una canzone “cucita” su misura per lei: “Non ho l’età”. A suo modo anche questa vittoria fu una piccola rivoluzione!</p>
<p><strong>Bobby come?</strong> &#8211; altra grande rivelazione di quel festival fu Roberto Satti che, col nome d’arte di Bobby Solo, si impose alla grande portando al successo una canzone intitolata “Una lacrima sul viso”. Curioso è come nasce il suo nome d’arte: doveva chiamarsi solamente “Bobby” e la sua casa discografica dette mandato di stampare dei manifesti per il lancio pubblicitario. Succede che il tipografo, vedendo il nome soltanto sul bozzetto campione chiama la casa discografica e chiede: quale è il cognome? Il responsabile della casa discografica risponde “Bobby solo”, intendendo dire che il nome d’arte era solamente Bobby. Per contro il tipografo prese quel “Solo” come cognome e stampò le locandine e manifesti con scritto “Bobby Solo”! La casa discografica si trovò tutti i manifesti sbagliati il giorno avanti l’inizio del festival e non essendoci più tempo, “Bobby” divenne “Bobby Solo”.</p>
<p>La<strong> “500”</strong> &#8211; L’auto che andava di moda era la “500” che però, rispetto alle prime uscite, subì una involuzione che io condannai! Mi spiego: le prime “500” prodotte avevano l’apertura “a vento”, la seconda serie l’aveva “controvento”, e qui sta il dramma! Con l’apertura “a vento”, quando una donna scendeva era uno spettacolo unico! Si arrivava a vedere tutta la coscia, la giarrettiera e perfino le mutandine se si era fortunati! Con le nuove portiere “controvento” tutto ciò veniva vanificato, accidenti! Vi garantisco che lo spettacolo era divino, e che quel vedere era un gran bel vedere.</p>
<p><strong>Il Collant</strong> &#8211; Il 1964 fu anche l’anno dello sbarco dei collants in Italia. Io non li amo molto, meglio la donna in guepiere o le autoreggenti! Ma hanno fatto storia. Ma chiedo a voi donne: collant o autoreggenti?</p>
<p><strong>BB</strong> &#8211; Marylin non c’è più ma ci consoliamo con un’altra favolosa bionda. È francese e si chiama Brigitte Bardot. Passa l’estate a Saint Tropez, sulla Costa Azzurra e le cronache del tempo ci dicono che per fare il bagno e prendere il sole, indossa il topless! Ed allora andiamo tutti alla ricerca di qualche foto sui giornali rosa e chi la trova la passa agli altri. Confesso: mi sono masturbato con una sua foto!</p>
<p><strong>E io baro</strong> &#8211; Naturalmente ero sempre senza un soldo in tasca e sopperivo col solito metodo: finché dura! Nel frattempo ero stato eletto Presidente dei Giovani dell’Azione Cattolica di Terni! Questo perché don Pastorbuoni stravedeva per me! Provai allora un senso di colpa nell’usare l’oratorio come base per i miei imbrogli con le carte ma poi prevalse la fame e, chiedendo venia a Nostro Signore, continuai a barare.</p>
<p><strong>I balli</strong> &#8211; Si ballava negli scantinati e, preferibilmente, i balli lenti: è ovvio il motivo! I lenti erano una gran cosa! Era un modo per poggiare le mani prima sui fianchi e poi, pian pianino, sui glutei attirando il bacino della ragazza verso il membro che s’era fatto duro: uno sballo! Se la ragazza ci stava restava stretta e la cosa poteva anche sfociare in qualche maldestro leccaleccaslurpslurp. Ma si sa, è con la pratica che si fa esperienza!</p>
<p>La canzone ideale per quel genere di approccio era “Il ballo del mattone”, cantata da Rita Pavone e il titolo dice tutto: si doveva ballare stando appiccicati dentro la stessa mattonella! Che forza ragazzi!</p>
<p>Purtroppo non si ballavano sempre i lenti o i lentissimi perché la piazza reclamava canzoni che andavano per la maggiore, come quelle di Edoardo Vinello (che certo lente non erano) o quelle che facevano ballare il twist, il nuovo ballo venuto dagli States! Non avevano un cazzo da fare sti americani che inventare quel cavolo di ballo!</p>
<p>La regola era che si dovevano trasmettere tre lenti e tre indiavolati. Ma il guaio vero era che i tre indiavolati duravano una vita, i lenti correvano! Confesso: la formula del tre mi stava sul cazzo ma democraticamente l’accettavo!</p>
<p><strong>Sesso</strong> &#8211; Le sere d’estate andavo al Villaggio Polymer dal mio amico “ricco” perché flirtavamo con due ragazzette: le chiamerò A e B. Con il “Gelosino” registravamo le canzoni che a loro piacevano Poi ci infrattavamo e ci scappava il solito leccaleccaslurpslurp, che ogni volta era più bello. Una volta il mio amico ed io ci facemmo audaci e chiedemmo alle due di fare scambio! Pensavamo che ci fosse una sorta di ribellione ed invece accettarono! Solito leccaleccaslurpslurp e la scoperta di una pratica che mi ha sempre intrigato. Ciò comportò che quando avevo voglia di essere succhiato chiamavo sia l’una, sia l’altra indifferentemente e col passare del tempo anche tutte e due insieme! E lo sballo era completo. La stessa cosa faceva il mio amico e tra noi quattro c’era un feeling assoluto!</p>
<p><strong>Geopolitica</strong> &#8211; Vi ricordate il Tanganiga? Era uno Stato africano che non esiste più! Sapete che fine ha fatto?. Nel 1964 si à unito a Zanzibar e è nata la Tanzania!</p>
<p>E per due Stati che si uniscono, uno che si divide: Cipro! Morto Makarios le etnie greca e turca, nonché le due religioni: la cristiana e l’islamica, portano &#8211; dopo una breve guerra – l’isola sotto la gestione ONU (1964). In seguito – 10 anni dopo – alla divisione geografica e politica (ma di fatto fu solo ratificato quello deciso nel 1964. E ancora oggi questa splendida isola (che secondo la mitologia greca dette i natali ad Afrodite), è amministrata a nord dai turchi col nome di Repubblica Turca di Cipro Nord, non riconosciuta dalla comunità internazionale, e a sud col nome di Repubblica di Cipro (questa si riconosciuta) che dal 2004 fa parte dell’Unione Europea.</p>
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		<title>Diario di un autore &#8211; gli anni &#8216;60 (di Danilo Mar)</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 10:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
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		<category><![CDATA[diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Una novità interessante per il nostro blog: i diari tenuti da Danilo Mar. Questa è la prima puntata degli anni '60. Buon tuffo nel passato !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quanti siamo in Italia a tenere un diario, io sono fra questi! Cominciai nel 1960, avevo 9 anni e continuo ancora adesso che ne ho 55! Ed è proprio grazie al mio diario, ai miei ricordi e alle cose studiate che provo a raccontare i meravigliosi “anni ‘60”. Ovvero il decennio che va dal 1960 al 1969. ed è un po’ anche il racconto della mia vita.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>1960</strong></span>:  inizia il boom economico italiano: le famiglie scoprono il frigorifero, la televisione, l’automobile e il transistor! Il transistor è una radio molto più piccola di quelle in uso, che funzionavano con enormi valvole. Le valvole spariscono e si usano i transistor, molto più piccoli. E le radio transistor diventano oggetti di culto: si usa passeggiare con la radio in mano perché non hanno più bisogno di corrente ma solo di pile. E’ una rivoluzione copernicana! Ci pensate? Si passeggiava e si ascoltava la radio!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il frigorifero</strong></span> &#8211;  L’uomo che fa entrare il frigorifero nelle case degli Italiani è un illuminato signore di Varese che impianta una fabbrica di elettrodomestici, la IGNIS. Il suo nome è Giovanni Borghi. Il signor Borghi, in seguito “Commendatore Borghi”, ha anche il merito di “inventare” il “pagamento rateale”: gli Italiani scoprivano la “cambiale”! Non se ne sarebbero più liberati!</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La televisione</span></strong> &#8211; E se il Commendatore Borghi (il “cummenda” in lombardo) ci dava il “frigidè” (così si chiamavano i primi frigoriferi, dal francese “fregedere”), i fratelli Marelli – che già producevano componenti elettrici per la FIAT &#8211; ci proposero i primi televisori (siamo a metà degli anni ’50, ma il boom si ebbe – appunto – nel 1960. Quei televisori erano marcati “Radiomarelli”, erano enormi cassettoni che funzionavano con uno “stabilizzatore di corrente”, onde evitare che degli sbalzi di tensione bruciassero gli enormi valvoloni. Il televisore – pesantissimo – veniva venduto completo di “carrello” a due piani su cui posavano il televisore e il mitico stabilizzatore. Era usanza coprire il televisore – quando era spento (le trasmissioni iniziavano alle 17.30 con la “TV dei Ragazzi” e cessavano alle 22.30) – con una sorta di “cappello di stoffa”, onde salvaguardare lo schermo e il famigerato “tubo catodico”, il cuore del televisore. E di norma quella specie di cappello riprendeva la tappezzeria del salotto (per chi lo aveva), o di una poltrona o di qualcosa che si trovava nella stanza che ospitava la TV, di solito la “Sala” o la cucina. Il boom delle TV fu epocale e presto alla Radiomarelli si aggiunsero Minerva e Mivar.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’auto</strong></span> &#8211; E se Borghi ci dava i frigoriferi e Marelli le TV, le auto ce le dava il Commendatore Valletta che, alla morte del Senatore Agnelli, prese in mano le redini della FIAT e la traghettò verso un periodo di prosperità &#8211; il tutto in attesa che i due maschi da casa Agnelli, Giovanni ed Umberto – crescessero e studiassero da “padroni”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>La scuola</strong></span> &#8211; Anche la scuola era un poco diversa: alle elementari c’era un solo insegnante, la metodologia d’insegnamento era diversa e c’era una maggiore severità (era prassi “bacchettare” noi studenti elementari e ricordo che il mio insegnante lo faceva con una righello sottile, accidenti a lui! Personalmente non sono mai stato bacchettato ma i vari Russo, Tenella, Dromello, Paci e qualcun altro, hanno preso anche le mie!</p>
<p>Dopo le elementari, oltre alla scuola Media, c’era anche l’Avviamento, ed in modo semplicistico si può dire che chi era bravo andava alle Medie e chi era “meno bravo” prendeva l’Avviamento. Io ero affascinato dall’Avviamento ma era deciso che avrei frequentato le Medie.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’Olimpiade di Roma</strong></span> &#8211; Sicuramente l’evento del 1960 fu – senza ombra di dubbio &#8211; l’Olimpiade di Roma! Ho ricordi chiarissimi di quell’avvenimento. Come dimenticare la cavalcata di Livio Berruti su i 200 metri? Fantastica! Ci scoprimmo tutti velocisti e tutti di corsa a comperare gli occhiali “alla Berruti”: rigidamente tutti neri! E come dimenticare la “gazzella nera”, Wilma Rudolph , americana e vincitrice dei 100 metri? E Abebe Bikila? Ne vogliamo parlare? Etiope, dominò la maratona, corsa in notturna nello splendore della Roma classica. E di Cassius Clay? E di Nino Benvenuti? Sono tutti ricordi che mi fanno capire che sto invecchiando!</p>
<p>De Coubertin, organizzatore delle prime edizioni delle Olimpiadi Moderne, l’aveva decantata come nuova Grecia e richiesta inutilmente più volte, così dopo 64 anni Roma è eletta sede della XVII edizione dei Giochi Olimpici (25 Agosto &#8211; 11 Settembre).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>1961</strong></span>: Nel febbraio del 1961 in Inghilterra, precisamente a Liverpool, in un locale chiamato “Cavern”, quattro giovanotti danno inizio ad una rivoluzione musicale che ancora oggi non ha avuto eguali! Si chiamano John Lennon, Paul McCartney, Gorge Harrison e Pete Best: i Beatles! Alla batteria non c’è ancora Ringo Starr, ma Pete Best che, visti gli insuccessi iniziali, lascia il gruppo! Credo che mai decisione fu più avventata! Così come credo che il destino di ognuno di noi è scritto!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sbarco il lunario</strong></span> &#8211; Finì l’anno scolastico e fui promosso alla quinta elementare: mi sentivo grande! Trascorsi l’estate all’oratorio con don Ennio, don Samuele e don Stefano, un prete ungherese. Ero sempre senza soldi perché a casa ne giravano pochi e così per rimediare le 20 o 30 lire per svangare la giornata giocavo a carte con quelli più grandi di me e vincevo! Non era “culo” – come dicevano &#8211; ma solo abilità nello barare: se mi scoprivano mi avrebbero riempito di botte ma non è mai successo. Si giocava a scopa o a 151, o a bazzica, o a spizzichino e per ogni gioco avevo un trucchetto: il bisogno aguzza l’ingegno!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>1861-1961</strong></span> – 1° Centenario dell’Unità d’Italia: l’Italia unita festeggiava il suo primo centenario! È sicuramente questo il fatto del 1961! Ricordo che la scuola elementare che frequentavo, la Cianfarini, organizzava una festa, come del resto facevano tutte le scuole. Io non ero contento ed avevo un forte rammarico dovuto la fatto che non ero a Torino. Eh si! Torino, che del Risorgimento e dell’unità d’Italia fu – suo malgrado – l’artefice, festeggiava il centenario in maniera direi quasi sfarzosa e ogni scuola d’Italia mandava una rappresentanza. Ora, secondo un giudizio meritocratico, dovevo andare io, per la mia classe (ne veniva scelto uno per classe). Ed invece la scelta fu su base sociale e per censo &#8211; le mie chance si ridussero a zero – e fu scelto Daniele Cappello. Il cui unico merito era quello di essere il figlio dell’ingegner Cappello, pezzo grosso della Montedison!</p>
<p>La festa a scuola consisteva nel cantare brani patriottici: l’inno di Mameli, l’inno di Garibaldi, “Suona la tromba intrepido” e…non ne ricordo altri. Ma io non cantavo perché, secondo un insegnante di musica che ci seguiva per la preparazione della festa, tendevo a stonare. Ma allora perché dovevo imparare a memoria quei canti? Ancora me lo devono spiegare!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>La tragedia di Kindu</strong></span> &#8211;  L’11 novembre 1961 si consumò, in Africa, una tragedia cui – ancora oggi – i contorni sono sfocati! Mi riferisco alla tragedia di Kindu, nell’allora Congo Belga, dove 13 aviatori Italiani, “colpevoli” di portare aiuti umanitari alla popolazione affamata sotto l’egida dell’ONU, furono massacrati, uccisi, fatti a pezzi e mangiati dai rivoltosi congolesi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In breve i fatti</strong></span> &#8211; il Congo Belga sta per ottenere la libertà dal Governo di Bruxelles e, come succede in questi casi, c’è un periodo di transizione dove si mettono in atto tutte quelle cose necessarie alla gestione dell’indipendenza (gli accordi sul futuro governo, la bozza di costituzione che in Paese democratico deve varare, coinvolgere la civiltà civile alla gestione della “cosa pubblica”) . Si formarono tre partiti, tutti nati – come succedeva e succede in Africa &#8211; su base tribale: i “bakongo”, capeggiati da Joseph Kasavubu che dell’ex Congo Belga doveva diventare Presidente: i “batetela” il cui leader era Patrik Lumumba, candidato a diventare Primo Ministro; e i “lunda” di Moise Ciombè. Il più invasato era Lumumba che predicava l’odio contro i bianchi e che fece stragi di coloni. La repressione belga fu durissima e in tutto questo contesto, per non essere coinvolto nella guerra che si combatteva tra il Belgio e i miliziani di Lumumba &#8211; cui si unì anche Kasavubi &#8211; Ciombè dichiarò l’indipendenza della Regione del Katanka! Di fatto si tirava fuori dalla guerra mirando a salvaguardare il suo popolo.</p>
<p>Contro la decisione di Ciombè si schierò l’ONU, su pressione degli Stati terzomondismi (a dimostrazione di quanto inutile sia l’organizzazione del “palazzo di vetro”). I katankesi affrontarono i baschi blu in una memorabile battaglia e li sconfissero. Nel gennaio 1961 fu ucciso anche Lumumba.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>In Italia</strong></span> &#8211;  Il Governo Fanfani si schierò con l’ONU contro il Katanka (incise nella decisione la scelta di centrosinistra che s’era fatta dopo il Governo Tambroni) dissociandosi &#8211; di fatto – dalle posizioni europee e americane.</p>
<p>Il governo, sentendosi isolato dalla comunità occidentale, cercò,come si usa dire, di salvarsi in corner, ed inviò aiuti alle popolazioni delle tre etnie che ormai da oltre un anno erano in guerra.</p>
<p>L’aereo con gli aiuti atterra all’aeroporto di Kindu e qui succede quello che nessuno temeva ma che alcuni prevedevano. Il resto l’ho detto all’inizio, inutile tornarci sopra.</p>
<p><em>(fine prima parte)</em></p>
<p><a href="http://www.gliautori.it/danilomar.html" target="_blank">Danilo Mar</a></p>
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		<title>Il pensiero etico di Gandhi (V. Giraudo)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 08:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prosegue il nostro viaggio tra gli uomini e le donne che hanno fatto della pace un'arma formidabile. Questa volta Valter ci parla di Gandhi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Un pensiero “vecchio” ma sempre attuale, dove ognuno ha il diritto di sbagliare, ma anche il dovere di correggere i propri errori.</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">(pensato e scritto circa 62 anni fa da Gandhi &#8211; </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Tratto da: Il pensiero etico-politico di Gandhi –Einaudi)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Eccovi un pensiero estetico ed etico sulla democrazia vissuta in un epoca non sospetta, ma così legata ad una realtà italiana da sembrare scritta ieri. Un concetto nuovo, vissuto in maniera diversa, dove la democrazia non è una visione di pochi eletti, ma diviene una nuova visione concettuale di umanesimo “a portata di tutti”, dove anche &#8220;la signora Pina&#8221; ha competenze sufficienti per gestire una forma di famiglia più grande, non legata a forme obsolete di governo (vedi sinistra, centro o destra), ma al ritorno all&#8217;essenziale &#8230;&#8230;.. la democrazia come un onda che smuove pensieri e coscienze.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Serve competenza sicuramente, ma ancora di più buon senso, il buon senso del vivere quotidiano in una dimensione quotidiana di normalità .</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Rimaniamo sempre stupiti dalla saggezza dei grandi&#8230;&#8230;.ma ancora di più da quella della gente comune, come Nonna Iolanda che ha allevato 5 figli, di cui uno invalido, durante una guerra mondiale &#8230; a lei la vera laurea sia in filosofia applicata che in economia e commercio, a lei la vera lode di Gandhi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nello &lt;&lt;stato non violento&gt;&gt; ogni individuo è libero di forgiare la propria vita in solidale collaborazione con tutti gli altri individui, ciascuno &lt;&lt; ha il diritto di sbagliare&gt;&gt; ma anche&lt;&lt; il dovere di correggere i propri sbagli &gt;&gt;. In un siffatto stato ciascuno ha uguali possibilità di realizzare se stesso,il che implica che ciascuno debba godere e poter effettivamente fruire di certe libertà fondamentali tra cui quella di pensiero, quella religiosa (</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">per il religioso Gandhi lo stato non dovrebbe impartire alcun tipo di educazione religiosa</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">), quella di parola e di associazione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Lo stato non violento è uno stato democratico, formato da individui autonomi che partecipano responsabilmente alle decisioni della società a tutti i livelli; in esso il potere è di tutti, ed è distribuito ugualmente tra tutti e l&#8217;autorità statale è controllata dai cittadini.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Gandhi era piuttosto critico nei confronti del sistema parlamentale, almeno per come lo vedeva funzionare nei paesi occidentali, nei quali la democrazia gli sembrava sempre più puramente formale, burocratizzata e luogo di corruzione e intrighi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Omissis</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">&lt;&lt;La vera democrazia non è incompatibile con il fatto che poche persone rappresentino lo spirito, la speranza e le aspirazioni di coloro che rappresentano&gt;&gt;; per questa ragione egli era contrario al sistema bicamerale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Gandhi teneva a sottolineare che il sistema di elezioni indirette da lui prospettato non comportava la creazione di una gerarchia piramidale:preferiva la metafora &lt;&lt;dei cerchi oceanici&gt;&gt;.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Scriveva Gandhi già nel  1946:  &lt;&lt;Questa struttura composta da innumerevoli villaggi dovrà essere costituita da cerchi che si allargano sempre di più e mai da cerchi ascendenti.La società non dovrà essere una piramide con il vertice sostenuto dalla base.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Dovrà al contrario essere un cerchio oceanico al cui centro dovrà trovarsi l&#8217;individuo, sempre pronto a perire per il villaggio , il quale a sua volta sarà sempre pronto a perire per l&#8217;insieme dei villaggi, fino a che l&#8217;intero tessuto sociale diverrà un insieme di individui mai aggressivi e arroganti ma sempre umili, partecipi della potenza del cerchio oceanico di cui fanno parte integrante.&gt;&gt;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Con infinito rispetto . . . <a href="http://www.gliautori.it/valtergiraudo.html" target="_blank">Valter Giraudo</a><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>NELSON MANDELA: IL SIMBOLO DEL SUD AFRICA</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 07:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[valter giraudo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo articolo di V. Giraudo della serie "UOMINI E DONNE DI PACE: PERSONE COMUNI CHE HANNO CAMBIATO E CAMBIANO LA STORIA". Chi non conosce Nelson Mandela ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		H1 { margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm; color: #404040; text-align: justify } 		H1.western { font-family: "Verdana", sans-serif; font-size: 12pt } 		H1.cjk { font-family: "Lucida Sans Unicode"; font-size: 12pt } 		H1.ctl { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 30pt } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #404040; text-decoration: none } 		A.western:link { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 11pt } 		A.cjk:link { font-size: 11pt } 		A.ctl:link { font-family: "Tahoma", sans-serif; font-size: 11pt } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>Quando la libertà nella propria terra diventa l&#8217;apice delle proprie aspirazioni.</strong></em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Un personaggio storico, una di quelle persone che in vita fanno già parte della leggenda: Nelson Mandela è infatti è il simbolo del Sud Africa, appellativo che si è conquistato in un&#8217;intera vita spesa alla lotta contro l&#8217;apartheid ed alla conquista della libertà per il suo popolo. Quello che ha sempre colpito in lui è la sua statura morale e la convinzione con cui ha vissuto la propria vita in favore degli altri.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Figlio di un capo della tribù Thembu (e quindi, secondo il sistema di caste tribali vigente in Africa, di origini aristocratiche), Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918. Dopo aver seguito gli studi nelle scuole sudafricane per studenti neri conseguendo la laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell&#8217;ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto &#8220;Apartheid&#8221;, ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei negri rispetto ai bianchi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il 1960 è l&#8217;anno che segnerà per sempre la vita del leader nero. Il regime di Pretoria, durante quello che è conosciuto come &#8220;il massacro di Shaperville&#8221;, elimina volontariamente e con una proditoria operazione 69 militanti dell&#8217;ANC.  In seguito, mette al bando e fuorilegge l&#8217;intera associazione. Mandela, fortunatamente, sopravvive alla strage e riesce a fuggire. Raccolti gli altri esponenti rimasti in vita, costituisce una frangia militarista, decisa a rovesciare il regime e a difendere i propri diritti con le armi. Viene arrestato nel 1963 e dopo un procedimento durato nove mesi è condannato all&#8217;ergastolo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La più alta testimonianza dell&#8217;impegno politico e sociale di Mandela la si ritrova proprio nel discorso pronunciato di fronte ai giudici del tribunale, prima che questi pronunciassero il loro verdetto: &#8220;</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Sono pronto a pagare la pena anche se so quanto triste e disperata sia la situazione per un africano in un carcere di questo paese. Sono stato in queste prigioni e so quanto forte sia la discriminazione, anche dietro le mura di una prigione, contro gli africani&#8230; In ogni caso queste considerazioni non distoglieranno me né altri come me dal sentiero che ho intrapreso. Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l&#8217;apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l&#8217;inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese&#8230; non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i </em></span><span style="color: #203946;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>criminali</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em> che dovrebbero essere portati di fronte a questa corte sono i membri del governo</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">&#8220;.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Passano più di vent&#8217;anni e, malgrado il grande uomo sia costretto alla segregazione carceraria, lontano dagli occhi di tutti e dalle luci dell&#8217;opinione pubblica, la sua immagine e la sua statura crescono sempre di più sia per l&#8217;opinione pubblica che per gli osservatori internazionali.   Nonostante il regime tenga Mandela in gattabuia, è sempre lui il simbolo della lotta e la testa pensante della ribellione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel febbraio del 1985, cosciente di questo stato di cose e ben consapevole che ormai non si poteva più toccare un tale simbolo, pena la ribellione di vasti strati dell&#8217;opinione internazionale, l&#8217;allora presidente sudafricano Botha offre a Mandela la libertà purché rinneghi la guerriglia. In realtà, l&#8217;accusa di sovversione armata, l&#8217;accenno alla guerriglia appunto, è solo un modo per gettare discredito sulla figura di Mandela, prospettando il fatto che fosse di base un personaggio predisposto alla violenza. Ma Mandela rifiuta l&#8217;offerta, non accetta compromessi e decide di restare in carcere.   Nel 1990 su pressioni internazionali e in seguito al mancato appoggio degli Stati Uniti al regime segregazionista, Nelson Mandela viene liberato.   Nel 1991 è eletto presidente dell&#8217;Anc, movimento africano per la lotta all&#8217;apartheid. </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Nel 1993 è insignito del premio </strong></span><span style="color: #203946;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Nobel </strong></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>per la pace mentre l&#8217;anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese (le prime elezioni in cui potevano partecipare anche i neri), viene eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nella sua breve vita politica ufficiale ha dovuto subire anche un&#8217;altra logorante battaglia. Trentanove case farmaceutiche intentarono un processo a Nelson Mandela portandolo in tribunale. L&#8217;accusa era quella di aver promulgato nel 1997 il &#8220;Medical Act&#8221;, una legge che permetteva al Governo del Sud Africa di importare e produrre medicinali per la cura dell&#8217;Aids a prezzi sostenibili. A causa delle proteste internazionali che tale causa ha sollevato, le suddette multinazionali hanno poi deciso di desistere dal proseguire la battaglia legale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Nel giugno 2004, all&#8217;età di 85 anni, ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica per passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia.  Il 23 luglio dello stesso anno, con una cerimonia tenutasi a Orlando (Soweto), la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il &#8220;Freedom of the City&#8221;, una sorta di consegna delle chiavi della città.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">27 giugno</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">2008</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> a Londra</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, nell&#8217;</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Hyde Park</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant&#8217;anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l&#8217;AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 mila persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere. Mandela ha pronunciato un breve discorso in cui ha ribadito le ragioni del suo impegno civile e politico, dopo aver ringraziato per la straordinaria manifestazione di affetto e di rispetto nei suoi confronti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<h1>Alcuni aforismi di Nelson Mandela</h1>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Più 	potente della paura per l&#8217;inumana vita della prigione è la rabbia 	per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto 	fuori dalle prigioni. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Niente 	come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto 	siamo cambiati. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Non 	vi è alcuna strada facile per la libertà. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Solo 	gli uomini liberi possono negoziare. I prigionieri non possono avere 	contatti. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Unitevi! 	Mobilitatevi! Lottate! Tra l&#8217;incudine delle azioni di massa ed il 	martello della lotta armata dobbiamo annientare l&#8217;apartheid! </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Non 	c&#8217;è niente di più incoraggiante per un detenuto politico del 	sapere che la sua vita non è andata sprecata. </span></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Per 	gli uomini, la libertà nella propria terra è l&#8217;apice delle proprie 	aspirazioni. </span></p>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando con Gilbert ed il “suo” “UOMO DELLA NOTTE” la radio era “amore”!	 (L. Fusco)</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 06:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[gilbert paraschiva]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosciamo meglio Gilbert Paraschiva, uomo di spettacolo, di cultura, artista poliedrico. L'articolo è di Luciana Fusco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">Eh sì, solo una trentina di anni fa in fondo. Ma era un altro mondo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">I genitori attendevano dietro i vetri delle finestre il ritorno dei figli ed i cellulari ancora non ci avevano condannato alla “libertà vigilata”. L&#8217;Italia intera non sognava ancora il 6 al super enalotto ma il 13 della Sisal. E la “vespa special 50” portava a spasso le illusioni delle nuove generazioni. Le prime che non aveva patito gli stenti del dopoguerra.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">E’ in questo quadro cosi lontano da noi che nasce il fenomeno delle  frequenze libere che diventarono presto la voce di una generazione che voleva farsi sentire. Dire la propria<span style="color: #000080;"> </span>in un<span style="color: #000080;"> </span>teatro in cui andarono in scena le vite semplici dei ragazzi di quegli anni, i  loro sogni, le disillusioni, i loro</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">amori e le loro colonne sonore.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">Era la fine del 1976, inizi del 1977 a Napoli. Possiamo solo immaginare il passaparola che correva nei bar della città. E conoscendo la velocità con cui circolano le notizie anche nei centri non proprio piccoli, non dovette passare molto tempo prima che in tutte le case i tuner delle radio fossero sintonizzati sulle frequenze di Radio Break Campania, la radio dove <strong>Gilbert</strong> presenta per la prima volta “<strong>L’uomo della notte</strong>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="color: #383838;">Questo personaggio che parlava alla radio e incantava gli ascoltatori… Molto più allora che oggi, perché il conduttore radiofonico doveva il suo fascino al mistero. Oggi ormai tutti sanno cos’è il lavoro del  conduttore, facilmente si riesce a fare o a provare il mestiere, la sua faccia è su Internet, oppure in tv. Una volta era un personaggio molto più misterioso e inafferrabile. Il dj era anche un lavoro del tutto nuovo. Nuovo e poco credibile.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Gilbert, ti ho letto come “ambasciatore romantico” della musica melodica italiana, quella che ha fatto innamorare centinaia di cuori. La stessa che è ancora capace di far palpitare i cuori più romantici.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">Una novità  che sicuramente trasmetteva anche forte curiosità dove il contatto con il pubblico e  la sua partecipazione rendevano possibile il miracolo dello scambio di emozioni. Perché è pura bellezza di sensazioni. Come non comprendere le tante ascoltatrici della radio libera che  ovviamente, si affezionavano al conduttore per il quale, fare la dedica o recitare una sua poesia, significava essere felice perché con il proprio programma si rendeva felice qualcuno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">Grazie <strong>Gilbert</strong> per questo viaggio nella memoria e nei ricordi  percorso con te che hai vissuto la conquista dell’etere, dei suoni e delle parole, delle maratone radiofoniche notturne e delle dediche, della militanza politica e della libertà dell’informazione. Serbatoi importanti per le future esperienze radiofoniche private. E che ci fanno amare la radio come cantava in una canzone <strong>Eugenio Finardi</strong>: “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente. Se una radio è libera, ma libera veramente mi piace anche di più, perché libera la mente”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><strong>Luciana Fusco</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>G8 (P. Fieni)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/07/09/g8-p-fieni/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 09:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[g8]]></category>
		<category><![CDATA[peppino fieni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il G8 in corso a l'Aquila è sicuramente un evento. Un segno di speranza ? La solita manovra politica ? Che ne dite ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Ascoltate questa notizia è nuova, non ne parla nessuna televisione, nessun giornale, insomma nessuno: otto paesi, i più grandi e importanti, si sono riuniti a l&#8217;Aquila per volare alto e farci volare altissimo. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Proprio all&#8217;Aquila, proprio per farci volare sicuro. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dicono che parleranno di ambiente, di economia, di globalizzazione e di Iran che sembra che col nucleare stia esagerando. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Berlusconi è stato riconosciuto da Obama come un vero capo di stato. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Certo hanno fatto delle foto, hanno anche pranzato, ma hanno parlato di noi, del nostro futuro. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Mai più una crisi finanziaria, dicono!</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Che dite? Perché nessuno ne ha parlato? </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Che cosa ci nascondono? Voi che ne dite? </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Parliamone! </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Potrebbe essere utile. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Aspettiamo. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Il vostro contributo questa volta sarà prezioso, una volta tanto! </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Siamo in ascolto.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La cura delle malattie post-depressive attraverso la poesia (GAN)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/07/02/la-cura-delle-malattie-post-depressive-attraverso-la-poesia-gan/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 13:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni andrea negrotti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione sul potere quasi taumaturgico della poesia e della parola in generale, con casi concreti di applicazione del nostro GAN]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi lettori,</p>
<p>intervengo in questo blog per condividere con voi una mia teoria ed inizio, per questo, col raccontarvi un po&#8217; quello che mi capitò tempo fa.</p>
<p>In diverse occasioni conobbi persone che avevano avuto problemi esistenziali, e, discutendo con loro, iniziai un mio percorso per verificare quanto potesse essere d&#8217;aiuto la poesia nell&#8217; alleviare e nel confortare le persone in un momento di disagio.</p>
<p>Dopo aver preso contatto e conosciuto bene le persone in questione, iniziai a proporre le mie poesie, ed a parlare di poesia in generale.</p>
<p>Mi stupii come queste persone, comprensibilmente molto negative per via del loro stato, tendevano a rinfrancarsi nel leggere tali versi.</p>
<p>Caso per caso, adottavo il semplice contatto via sms, per essere più riservati, e anche perché, si sa, attraverso questo modo di comunicare ci si sente un po&#8217; protetti, un po&#8217; come in teatro ci si sente protetti dalla maschera.</p>
<p>Ma veniamo ad alcuni esempi di cui non citerò i nomi delle persone coinvolte, naturalmente.</p>
<p>Una donna, affranta dal dolore della malattia del figlio in fase terminale, dichiarava che senza di lui non avrebbe resistito molto e che lo avrebbe seguito.</p>
<p>In questo caso, iniziai il dialogo con delle poesie che elogiavano alle cose belle e il mondo che ci circonda, poi proseguii con poesie d&#8217;amore, in ultimo le inviai una mia poesia dal titolo &#8220;SUICIDA&#8221; .In quel momento, la donna mi chiese: &#8220;Ma tu, ci hai mai provato?!&#8221;&#8230;.</p>
<p>Risposi: &#8220;Certo che no!&#8221;&#8230;&#8221;Deve essere tremenda una fine così&#8221;&#8230;rispose lei.</p>
<p>Qui, si capisce la forza della parola, perché, più che la poesia, viene interpretata la parola: il soggetto capisce la densità della sensazione che il poeta declama, poiché si trova vicino ad un problema che sente solo suo, ma che non è più solamente suo, e si preoccupa che questo sia causa del suo disagio.</p>
<p>Posso dire che la donna affrontò serenamente la scomparsa del figlio, e che non trova più così negativa né la vita né la morte.</p>
<p>Altro esempio che vorrei farvi presente, fu quella volta che conobbi una poetessa, in occasione di una cerimonia per un concorso; questa persona mi dichiarò che ebbe modo di iniziare a scrivere poesie dopo una vita di maltrattamenti e soprusi, prima dal padre, poi dal suo uomo, e, in un momento che stava per toccare il fondo, prese foglio e penna ed incominciò a scrivere, scrivere, ed infine mise in ordine tutti questi scritti e ne compose una prima silloge.</p>
<p>Aveva letto molte poesie, prima, ed il suo primo lavoro era un susseguirsi di sensazioni di libertà, di incontro con la luce della poesia.</p>
<p>Certo è che la parola, la poesia, è quell&#8217;intimo pensiero che ci sta a fianco al cuore. E&#8217; con intensità emozionale e sensibilità che i poeti ci aiutano a trovare noi stessi, nelle cose semplici.</p>
<p>Quando Dante dice:&#8221; Mi ritrovai in una selva oscura&#8221;, non vuol dire solo che si trova in un bosco fitto e buio, ma anche  che &#8221; Io mi ritrovo nel buio della mia interiorità&#8221;, e questo lo fa attraverso la pura poesia.</p>
<p>Per questo sostengo che il potere della poesia può essere d&#8217;aiuto alla cura delle malattie post depressive: leggere o scrivere aiuta ad uscire dal nostro interiore oscuro.</p>
<p>GAN</p>
<p>(<a href="http://www.gliautori.it/giovanniandreanegrotti.html" target="_blank">Giovanni Andrea Negrotti</a>)</p>
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		<title>Ildegarda di Bingen (S. Franceschi)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/07/02/ildegarda-di-bingen-s-franceschi/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 13:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia (a cura di Susanna Franceschi)]]></category>
		<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[susanna franceschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro articolo di storia di Susanna Franceschi, dedicato ad una religiosa benedettina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" title="ildegarda" src="http://www.gliautori.it/blog/immagini/ildegarda.jpg" alt="" width="180" height="200" />E’ interessante a livello storico notare come il periodo più buio per la libertà femminile fu anche il più fecondo nel creare ed evidenziare figure femminili di grosso spessore intellettuale e politico.</p>
<p>Se in quest’epoca definita “buia”,ma in realtà densa di grossi avvenimenti e di rivoluzioni di pensiero,da una parte le donne venivano oppresse in matrimoni mai scelti e completamente dominate dalla figura di marito –padrone,è anche vero che in altri insospettabili luoghi emersero figure di grande spessore.</p>
<p>Monasteri e conventi,abazie furono i contesti in cui le donne del medioevo riuscirono ad emergere in un mondo decisamente maschilista:è infatti nel convento che la donna,liberata dal dovere coniugale e dalla servitù dei numerosi figli accede al sapere ed al sapere si dedica.</p>
<p>Non è questo il contesto per affrontare i motivi che portarono a questo fenomeno,ma è certo attraverso questa premessa che si può capire la figura della monaca Ildegarda.</p>
<p>Ildegarda nasce da numerosa e nobile famiglia a Bermersheim in Germania nell’Assia-Renana.</p>
<p>Ha dieci fratelli ed è probabilmente desinata alla vita claustrale dalla nascita.</p>
<p>A 5 anni comincia ad avere visioni,che d’altra parte sono tipiche espressioni dell’epoca storica,a sette viene mandata da una zia che viveva in clausura nel convento benedettino di Disiboderberg e qui viene educata,e per educata si intende introdotta alla conoscenza e all’amore per il sapere.</p>
<p>A quattordici anni prende i voti monacali,ma non abbraccia la clausura perché già sente forte in sé la vocazione di lavorare nel mondo in una visione scientifica.</p>
<p>Diviene ben presto nota soprattutto per i suoi atteggiamenti anticonformisti, è un personaggio forte e controcorrente e la sua voce intellettuale supera le mura del convento.</p>
<p>Si occupa di teologia,musica e soprattutto è appassionata di medicina.</p>
<p>Ildegarda è una giovane donna di natula fragile e cagionevole e sperimenta su se stessa l’esperienza della malattia e del dolore fisico:in straordinaria modernità di intuizione scientifica elabora una visione terapeutica che preannuncia da vicino quella della medicina olistica.</p>
<p>Ildegarda dice che per riacquistare benessere psico-fisico,e lei ritiene indivisibili le due posizioni,l’uomo deve attingere le energie dal mondo circostante e che la malattia dipende spesso dalla disarmonia con il mondo esterno.</p>
<p>E’ evidente anche un’anticipazione teorica rispetto alle posizioni della psicoanalisi e della psicosomatica.</p>
<p>Ildegarda si occupa anche di terapia e di farmacologia: è suo il più completo compendio di fitoterapia, addirittura anticipa le indicazioni della recentissima medicina di genere,personalizzando la posologia del rimedio a seconda che ad assumerlo fosse un uomo o una donna.</p>
<p>I suoi “rimedi” sono basati sulla teoria dei temperamenti,sul caldo e sul freddo,sull’umido e sul secco,e su un bilanciamento rispetto ad una carenza o ad un eccesso di sostanza.</p>
<p>Alcune delle sue intuizioni,se non tutte sono tuttora utilizzate:Ildegarda suggerisce mentuccia(menta) per l’acidità gastrica e per la nausea cumino usato largamente ancor oggi dalla scienza farmacologica,per la tosse e le malattie da raffreddamento il tanaceto ed l’estratto di foglie di salice.</p>
<p>Molto ancora sarebbe da trattare sulla Ildegarda medico,ma probabilmente occorrerebbe una biografia completa.</p>
<p>Ildegarda fu però anche altra figura e ne accennerò purtroppo brevemente:fonda il monastero di Bingen e ribalta con abilità intellettuale il concetto di vita monastica orientando anche il pensiero di Roma su una vita di predicazione aperta all’esterno ed al sociale</p>
<p>Nel sinodo di Treviri il papa Eugenio III legge alcuni suoi scritti e la riconosce autorità della chiesa romana.</p>
<p>Donna di riconosciuta intelligenza conferisce alla pari on principi e vesovi ,anticipando la posizione di Caterina da Siena,sfida Federico il Barbarossa nell’epistolario con l’amico</p>
<p>Bernardo da Chiaravalle.</p>
<p>Supera i limiti del suo tempo praticando(1169-dato non accertato) esorcismo su un uomo e la pratica è tuttora monopolio maschile.</p>
<p>Ancora è musicologa e musicista e rimangono famose le sue</p>
<p>Opere”O rubor sanguinis” e “Ave generosa”.</p>
<p>Morirà a Bingen,il”suo convento”nel 1179.</p>
<p>Papa Giovanni Paolo II nell’occasione dell’80^ anniversario la dichiara “donna forte ed esemplare” e “fiore della Germania”.</p>
<p>Non è mai stato intrapreso nessun processo di  beatificazione.</p>
<p><a href="http://www.gliautori.it/susannafranceschi.html" target="_blank">Susanna Franceschi</a></p>
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		<title>Gli esami non finiscono mai (S. Fieni)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/06/25/gli-esami-non-finiscono-mai-s-fieni/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 14:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[gli autori ed i loro cuori]]></category>
		<category><![CDATA[simone fieni]]></category>

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		<description><![CDATA[Al via gli esami di maturità per oltre 500.000 giovani. C'è chi dice che la scuola è morta. Io vi racconto la mia esperienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono cominciati oggi per più di 500.ooo giovani gli esami di maturità.</p>
<p>Ascoltavo stamattina un intervista dello scrittore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Scurati" target="_blank">Antonio Scurati</a> proprio su questo argomento.</p>
<p>Lui sosteneva che la scuola è morta e che quella attuale sarà la prima generazione a non avere una formazione proprio da quelle istituzioni che dovrebbero fornirla.</p>
<p>Io ricordo quell&#8217; esame un pò come il mio debutto in società.</p>
<p>E&#8217; stata la prima prova &#8220;seria&#8221; che ho affrontato, anche perché poi si parlava di Università, con la U maiscola appunto, non più solo di scuola.</p>
<p>Insomma, per me si apriva un mondo completamente nuovo: il mondo della vita.</p>
<p>Oggi forse è difficile &#8220;fare&#8221; formazione anche perché questo mondo della vita si presenta molto in anticipo.</p>
<p>Non c&#8217;è più la coperta di Linus o il peluche che qualcuno ancora conserva in soffitta, ma la console che anticipa di qualche mese il primo cellulare.</p>
<p>I genitori spesso sono presi dalle necesssità di un tenore di vita che impone un ritmo di lavoro senza sosta a tutti e due i coniugi, con spazi di tempo libero forse troppo angusti, per sperare in una relazione costruttiva e serena con i propri figli.</p>
<p>E si arriva all&#8217; esame di maturità armati ormai di sofisticati apparecchi che, a volte, richiedono un&#8217;abilità tale nell&#8217; essere usati, che forse valeva la pena studiare le materie d&#8217;esame !</p>
<p>Certo, la scuola è noiosa oggi, si potrebbe replicare, per i contenuti che propone, spesso non attuali.</p>
<p>Dicevamo, ricordando  Scurati, la scuola è morta.</p>
<p>Ma la scuola, credo, è solo un anello della catena, ormai debole già in altri punti: la famiglia, le relazioni, i valori.</p>
<p>Si parla tanto di 5 in condotta, per esempio.</p>
<p>Io, in seconda liceo, rischiai l&#8217; anno proprio per la condotta, perché stavo cercando la mia strada verso la crescita.</p>
<p>Beh, su quella strada incontrai il mio professore di matematica e fisica, che mi mise una nota.</p>
<p>Stetti così male quei giorni, che cambiai strada immediatamente !</p>
<p>Una buona parte del mio diploma e della successiva laurea, conseguiti a pieni voti, li devo a quel NO energico del mio professore, che aveva capito che, in fondo, stavo crescendo ed andavo educato.</p>
<p>E voi ?</p>
<p>Ricordate la vostra esperienza ?</p>
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