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	<title>Gli autori &#187; Filosofia (a cura di Peppino Fieni)</title>
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	<description>il blog a misura d&#039; uomo</description>
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		<title>L&#8217;uomo misura di tutte le cose</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 07:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[peppino fieni]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo diceva Protagora
Era un sofista, così lo chiamavano i greci, allora. Parlava sempre, aveva sempre ragione. Infatti alla fine disse:  l&#8217;uomo è misura di tutte le cose. Avete capito che l&#8217;uomo era lui ? Perfetto, è proprio così, era lui, aveva sempre ragione. Lunghi discorsi faceva ed era cordiale. Parlava con tutti e tutti illudeva. Direte che dopo Protagora il sofista è stato sempre in vista. Accade ancora! Certo è accaduto che tanti filosofi hanno pensato che, c&#8217;era sempre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Lo diceva</span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><strong> Protagora</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Era un</span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><strong> sofista</strong></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">, così lo chiamavano i greci, allora. Parlava sempre, aveva sempre ragione. Infatti alla fine disse:  l&#8217;uomo è misura di tutte le cose. Avete capito che l&#8217;uomo era lui ? Perfetto, è proprio così, era lui, aveva sempre ragione. Lunghi discorsi faceva ed era cordiale. Parlava con tutti e tutti illudeva. Direte che dopo Protagora il sofista è stato sempre in vista. Accade ancora! Certo è accaduto che tanti filosofi hanno pensato che, c&#8217;era sempre un altro modo per capire, la polis nacque anche per questo, per dibattere. Che storia! Perfino</span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><strong> Cicerone</strong></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"> con le sue famose orazioni nel senato romano è ancora copiato. Gli altri senatori, secondo lui, erano tutti inutili. Poi, col tempo, il sofista è stato sostituito dal cordiale. Oggi il cordiale è sempre accomodante. Gli hanno stampato il sorriso sul viso. Se uno gli dice che è un sofista lui risponde: guarda che hai preso una svista! Io sono l&#8217;uomo misura di tutte le cose e tutte le cose sono mie. Aveva ragione il nuovo sofista. Non gli si poteva dire niente. Qualcuno parlava sempre, ma inutilmente. Il sofista continuava ad essere misura di tutte, le cose proprie e anche quelle degli altri. </span></span></p>
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		<title>Imprendibile</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 10:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
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		<description><![CDATA[
La vita che, ad un certo punto, si avvita. Intorno a noi, proprio come quel serpente di Eva, che le meritò la cacciata dal paradiso. 
Se ne andò, costretta, insieme ad Adamo. 
Vennero sulla terra e cominciarono a pensare al futuro. Adamo capì subito che sarebbe stato duro. Eva, aveva già saputo che avrebbe partorito con dolore, Dio glielo aveva detto. Per lei diventò una condanna, ma continuò ad amare Adamo e a partorire, anche se con dolore. Il pensiero ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">La vita che, ad un certo punto, si avvita. Intorno a noi, proprio come quel serpente di Eva, che le meritò la cacciata dal paradiso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Se ne andò, costretta, insieme ad Adamo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Vennero sulla terra e cominciarono a pensare al futuro. Adamo capì subito che sarebbe stato duro. Eva, aveva già saputo che avrebbe partorito con dolore, Dio glielo aveva detto. Per lei diventò una condanna, ma continuò ad amare Adamo e a partorire, anche se con dolore. Il pensiero era in agguato e la filosofia prese il pensiero e ne fece un luogo austero. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">La paura del futuro, cominciò a pervadere le coscienze. L&#8217;anima ne risentì e cominciarono i meccanismi di difesa. Prima erano logici, poi divennero psicologici. Lo spirito scalciava e ci voleva una favola, per tentare di ritornare a quell&#8217;eden abbandonato. Nacque la favola spirituale, che non sapeva della fenomenologia dello spirito di Hegel, ma la vita è vita per tutti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">La favola ritornò, era per adulti, la filosofia faceva pace con lo spirito, e l&#8217;eden ricominciò ad intravedersi tra i versi della favola. Questa mitigava la paura, e la vita, da banale, divenne più spirituale. La filosofia si arrese e accettò la contesa. In fondo, erano tutti sulla stessa terra.</span></p>
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		<title>Pinocchio batte il fratello</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/11/03/pinocchio-batte-il-fratello/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 20:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
		<category><![CDATA[grande fratello]]></category>
		<category><![CDATA[peppino fieni]]></category>
		<category><![CDATA[pinocchio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nessuno lo sapeva che Pinocchio avesse un fratello, neanche Collodi. 
E&#8217; successo invece, addirittura il Grande Fratello è stato messo K.O.
Insomma, quasi un incontro di pugilato. 
Ma tra un peso massimo e un peso piuma, considerando i tempi. 
Il peso massimo si è rilevato un bluff, il peso piuma non era piuma neanche per niente. 
Era Collodi, a cui vanno ancora tante lodi, perché lui sì che ha anticipato i tempi ! 
Lui sì che ci ha parlato di veri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Nessuno lo sapeva che Pinocchio avesse un fratello, neanche Collodi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">E&#8217; successo invece, addirittura il Grande Fratello è stato messo K.O.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Insomma, quasi un incontro di pugilato. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Ma tra un peso massimo e un peso piuma, considerando i tempi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Il peso massimo si è rilevato un bluff, il peso piuma non era piuma neanche per niente. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Era Collodi, a cui vanno ancora tante lodi, perché lui sì che ha anticipato i tempi ! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Lui sì che ci ha parlato di veri fratelli, lui sì che ci ha detto che la menzogna è una gogna. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">E di questi tempi basta guardare i fratelli in televisione, per vedere che non sono grandi, che sono attori senza nomi e che ormai anche in televisione perdono. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Addirittura con Pinocchio, una favola che è ancora la favola di molti, per fortuna!</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il libro (P. Fieni)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/10/10/il-libro-p-fieni/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 06:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[peppino fieni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nostro compagno storico, ci conduce, per mano, laddove la mano da sola non arriva.
La scrittura e il pensiero si alleano, in un sodalizio che sembra sempre sia all&#8217;inizio.
E&#8217; l&#8217;inizio della nostra vita “ elementare”, della nostra vita media. Si, perché il libro media tra quello che siamo e quello che pensiamo di essere.
Ci apre nuovi orizzonti e mai ce li chiude, ci fa sognare, filosofeggiare, vedere meglio il reale e l&#8217;irreale.
Ci mette davanti un autore che, mentre è davanti a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;">Nostro compagno storico, ci conduce, per mano, laddove la mano da sola non arriva.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La scrittura e il pensiero si alleano, in un sodalizio che sembra sempre sia all&#8217;inizio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E&#8217; l&#8217;inizio della nostra vita “ elementare”, della nostra vita media. Si, perché il libro media tra quello che siamo e quello che pensiamo di essere.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ci apre nuovi orizzonti e mai ce li chiude, ci fa sognare, filosofeggiare, vedere meglio il reale e l&#8217;irreale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ci mette davanti un autore che, mentre è davanti a sé, pensa a noi perché insieme andiamo prendendoci per mano, per fare una passeggiata quasi peripatetica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Aristotele ci parla dell&#8217;esperienza, mentre Platone esce dalla caverna.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La ragione e l&#8217;anima si sposano e non trovano più riposo il quel divenire che la scrittura ammorbidisce con vocali, consonanti, dittonghi, sillabe, rime, controcanti e canti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Quelli di Dante, per esempio, fanno della filosofia una Divina Commedia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Qua, personaggi storici e la loro esperienza di vita, ci dicono che storia e filosofia sono insieme a dirci che senza libro nessuno sarebbe libero.</p>
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		<title>Credere e credenza (A.M. Cozza)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 18:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Michele Cozza]]></category>

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		<description><![CDATA[Credere è un atteggiamento mentale, una  inclinazione, una predisposizione acquisita conservatrice o innovatrice in  relazione ad un fatto certo, vero, possibile, impossibile,verosimile o  inverosimile
materiale o spirituale. Spesso, il credere, ha a che fare con la religione o  col mito, con una fede politica, una superstizione, un costume, una ideologia;  può essere individuale o collettivo, riguardare il sacro o il profano, il  razionale o l&#8217;irrazionale. Più propriamente, il credere è l&#8217;adesione  esistenziale di un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Credere è un atteggiamento mentale, una  inclinazione, una predisposizione acquisita conservatrice o innovatrice in  relazione ad un <em>fatto certo, vero, possibile, impossibile,verosimile o  inverosimile</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em>materiale o spirituale. </em><span style="font-style: normal;">Spesso, il credere, ha a che fare con la religione o  col mito, con una fede politica, una superstizione, un costume, una ideologia;  può essere individuale o collettivo, riguardare il sacro o il profano, il  razionale o l&#8217;irrazionale. Più propriamente, il credere è l&#8217;adesione  esistenziale di un soggetto o di un gruppo a convinzioni per loro natura  inverificabili da un punto di vista logico o empirico che copre più o meno  l&#8217;arco delle manifestazioni umane. Spesso un&#8217;opinione, quando è statisticamente  alta nella sua frequenza di rilevazione, assurge allo status di<em> credo</em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em> </em></span></span><em>. “ L&#8217;opinione, fatto eminentemente sociale,  è fonte di autorità” </em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">sosteneva Durkheim. Possiamo avere credi isolati o  credi diffusi, locali o nazionali. Può essere rivolto a simboli, icone, oggetti  e persone nei quali ci si identifichi o ci si riconosca. Nel caso religioso e  non solo si fa: venerazione. Una credenza può essere tollerante o intollerante,  ottimistica o pessimistica, esaltante o frustrante, conservatrice o innovatrice,  neonata, pargolo o sepolta e relitto di una cultura, possono avere il ciclo di  un anno o di una vita umana, riguardare il cielo, le anime, il soprannaturale,  la fortuna o la sfortuna, possono affondare nell&#8217;alfabetismo o nella cultura,  essere spontanee o inculcate. Quelle più universali attengono all&#8217;origine  dell&#8217;uomo e alla sua fine, all&#8217;origine dell&#8217;universo e del suo scopo; a volte  trasparenti alla ragione a volte limpide allo spirito, assurde o compatibili col  buon senso. Non è infrequente che vadino a nozze con fanatismi e dogmi, culti  religiosi o della persona. Fatto è che inondano il mondo dalla notte dei tempi.  Abbiamo bisogno di un fulcro per trovare un equilibrio su cui sostenere la vita  e ridurne la fatica quando dobbiamo affrontare l&#8217;inconoscibile e  l&#8217;inafferrabile, orientare le nostre azioni nel labirinto delle possibilità di  essere, qualcosa che ci orienti quando non sappiamo dove  andare.</span></span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;">Dobbiamo distinguere il credere e ciò che è creduto.  L&#8217;atto di credere è sempre lo stesso, cambiano solo i contenuti della credenza.  Il fatto particolare che rende vero una credenza è: il suo obiettivo.</span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;">La relazione tra la credenza e il suo obiettivo è:  il riferimento obiettivo della credenza. </span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;">La verità o la falsità della credenza si prova o si  confuta analizzando la relazione che essa ha con l&#8217;obiettivo. Dal punto di vista  mentale, ciò in cui si crede, per vero che sia, non è il fatto reale, che  potrebbe anche non essere accaduto o accdibile, ma è quello che è nella mia  mente, qualcosa che è in relazione con l&#8217;evento e che non va confuso con  l&#8217;evento stesso. L&#8217;evento in me presente è il contenuto della credenza. Tra il  contenuto e l&#8217;obiettivo vi è talvolta un vuoto. Non sappiamo nulla del mondo  esterno, sappiamo solo ciò che è nel nostro pensiero. Il contenuto della  credenza è sempre complesso e infinito è l&#8217;insieme di cose a cui possiamo  credere. </span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;">Il contenuto di una credenza implica non solo una  pluralità di elementi costituenti ma anche le relazioni che tra questi esistono  e può essere costituito da parole soltanto, da immagini o di entrambi con la  presenza di sensazioni. Guardo il cielo, penso a Dio, sento la mia appartenenza  all&#8217;immanenza: credo. Una sensazione si trasforma e evolve in  percezione.</span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;">Il contenuto di una credenza espresso verbalmente è  una proposizione: la serie di parole o anche una singola esprime la cosa che si  può affermare o negare. Noi possiamo assumere diverse attitudini o atteggiamenti  difronte allo stesso contenuto, la conoscenza se ne fa interprete e crea diverse  aspettative, ne fa suspense assenso o rifiuto o lo ignora. </span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;">La credenza è una specie di sentimento collegata più  all&#8217;emozione che a qualsiasi altra cosa (James -Psicologia). A prova di questa  affermazione che faccio mia, vi invito alla lettura della sottostante pagina  estratta da &#8216;I lavoratori del mare&#8217; di V. Hugo, nell&#8217;accezione religiosa e  filosofica della credenza che qui vi è rappresentata.</span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
<blockquote style="font-style: normal; margin-left: 3.75cm;"><p><span style="font-weight: normal;">SUB UMBRA </span></p></blockquote>
<blockquote style="font-style: normal;"><p><em><span style="font-weight: normal;">Siamo costretti alla fede, il risultato è credere  per forza</span></em></p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">A volte, Gilliatt apriva gli  occhi e guardava le tenebre. Si sentiva stranamente commosso. L&#8217;occhio aperto  nel buio. Situazione lugubre; ansia. La pressione dell&#8217;oscurità esiste. Un  indefinibile soffitto di tenebre, una profonda oscurità nella quale è  impossibile penetrare; una luce frammista a quell&#8217;oscurità, ma una non so quale  luce smorzata e cupa. Chiarore ridotto in polvere. E&#8217; seme? E&#8217; cenere? Milioni  di fiaccole senza la minima illuminazione; una vasta combustione che non svela  il suo segreto; un diffondersi di fuoco polverizzato che sembra un volo di  scintille arrestato; il disordine del turbine e la immobilità del sepolcro; il  problema che offre uno spiraglio vertiginoso sull&#8217;abisso; l&#8217;enigma che mostra e  cela il suo viso; l&#8217;infinito avvolto nel buio; ecco la notte. Tale  sovrapposizione pesa sull&#8217;uomo. Quale amalgama di tutti i misteri, dal cosmico  al fatale, opprime la mente umana. La pressione delle tenebre agisce in senso  contrario sulle varie specie d&#8217;anima. Davanti alla notte, l&#8217;uomo si riconosce  incompleto. Vede il buio e sente la propria debolezza, il cielo nero è l&#8217;uomo  cieco. L&#8217;uomo a faccia a faccia con la notte, s&#8217;abbatte, si inginocchia, si  prosterna, si distende bocconi, striscia verso un rifugio e cerca delle ali.  Quasi sempre egli vuol fuggire l&#8217;informe presenza dell&#8217;ignoto. Si domanda che  cosa sia, trema. si china, ignora e, talvolta anche, vuole andare incontro ad  esso. Andare dove? Là! Là? Che cos&#8217;è? E che cosa c&#8217;è? Tale curiosità è  evidentemente quella delle cose proibite perché da questo lato tutti i ponti  sono rotti intorno all&#8217;uomo. Manca l&#8217;arco dell&#8217;infinito. Ma ciò che è proibito  attira perché è abisso. Dove non va il piede, può giungere lo sguardo; dove lo  sguardo si arresta, può proseguire lo spirito. Non vi è uomo che non tenti, per  quanto debole e insufficiente sia. A seconda della sua natura, l&#8217;uomo è alla  ricerca o pensoso davanti alla notte. Per alcuni è una compressione, per altri  una dilatazione. Lo spettacolo è cupo. Vi si mischia l&#8217;indefinibile. La notte è  serena? E&#8217; un fondo d&#8217;ombra. E&#8217; tempestosa? E&#8217; un fondo di fumo. L&#8217;illimitato si  offre e si rifiuta nel tempo stesso, chiuso all&#8217;esperimento, aperto all&#8217;ipotesi.  Innumerevoli punteggiature di luci rendono più nera l&#8217;oscurità senza fondo:  gemme, scintillii di astri, presenze accertate nell&#8217;ignorato, spaventose sfide  ad andare a toccare quelle luci. Sono segnali di creazione nell&#8217;assoluto, limiti  di distanza, là dove non vi sono più distanze, è un non so quale numerazione  impossibile, e tuttavia reale, dei gradi della profondità. Un punto microscopico  che brilla, poi un altro, poi ancora un altro: è l&#8217;impercettibile, è l&#8217;enorme.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Quella luce è un focolare,  quel focolare è una stella, quella stella è un sole, quel sole è un universo,  quell&#8217;universo non è nulla. Ogni numero è zero di fronte all&#8217;infinito. Quegli  universi , che non sono nulla, esistono. Nell&#8217;osservarli si sente la differenza  che passa tra l&#8217;essere nulla e il non essere. L&#8217;inaccessibile aggiunto  all&#8217;impenetrabile, l&#8217;impenetrabile all&#8217;inesplicabile, l&#8217;inesplicabile  all&#8217;incommensurabile: ecco che cosa è il cielo. Da tale contemplazione deriva un  fenomeno sublime, l&#8217;ingrandimento dell&#8217;anima per mezzo dello stupore. Il sacro  terrore è proprio dell&#8217;uomo. La bestia non lo conosce. L&#8217;intelligenza ha, in  quell&#8217;augusta paura, la sua eclisse e la sua prova. L&#8217;oscurità è una; da ciò  l&#8217;orrore. E, nel tempo medesimo, è complessa; da ciò lo spavento. La sua unità  fa massa sul nostro spirito e toglie il desiderio di resistere. La sua  complessità fa si che noi ci guardiamo d&#8217;intorno da tutti i lati e ci pare di  dover temere bruschi assalti. Ci arrendiamo e ci guardiamo. Siamo in presenza  del Tutto, da ciò la sottomissione; e dei Molti, da ciò la diffidenza. L&#8217;unità  della tenebra contiene un multiplo. Multiplo misterioso, visibile nella materia,  percepibile nel pensiero. Tace, motivo di più per stare in guardia. La notte è  lo stato proprio e normale della creazione di cui facciamo parte. Il giorno,  breve nella sua durata come nello spazio, non è che una prossimità di astro. Il  prodigio notturno universale non si compie senza attriti, e tutti gli attriti di  una macchina simile intaccano l&#8217;esistenza. E ciò che noi chiamiamo Male è  l&#8217;attrito della macchina. In quell&#8217;oscurità sentiamo il Male, latente smentita  all&#8217;ordine divino, bestemmia implicita del fatto ribelle all&#8217;ideale. Il male  complica di una indefinibile teratologia dalle mille teste l&#8217;immenso complesso  cosmico. Il male è presente a tutto per protestare. E&#8217; uragano, e tormenta la  rotta di una nave; è caos, e intralcia la nascita di un mondo. Il bene ha unità;  il Male l&#8217;ubiquità. Il Male sconcerta la vita, che è una logica. Fa divorare la  mosca dall&#8217;uccello e il pianeta dalla cometa. Il Male è una cancellazione sulla  creazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">L&#8217;oscurità notturna è piena  di vertigine. Chi la approfondisce, si sommerge in essa e vi dibatte. Nessuna  fatica è paragonabile all&#8217;esame delle tenebre. E&#8217; come lo studio di una cosa  svanita. Non vi è un posto definitivo sul quale appoggiare lo spirito. punti di  partenza e non un punto di arrivo. L&#8217;incrociarsi delle soluzioni  contraddittorie, tutte le ramificazioni del dubbio che si offrono  contemporaneamente, tutta la molteplicità dei fenomeni che si svolgono senza  limite sotto una spinta indefinibile, tutte le leggi che si confondono l&#8217;una con  l&#8217;altra, una promiscuità insondabile, la quale fa sì che la mineralizzazione  vegeti, che la vegetazione viva, che il pensiero pesi, che l&#8217;amore risplenda e  che la gravitazione ami; l&#8217;immenso fronte di attacco di tutte le questioni che  si sviluppano nell&#8217;oscurità illimitata; l&#8217;intravisto che abbozza l&#8217;ignorato, la  simultaneità cosmica in piena apparizione, non per lo sguardo ma per  l&#8217;intelligenza, nel grande spazio indistinto; l&#8217;invisibile divenuto visione.  Ecco l&#8217;ombra. L&#8217;uomo è sotto di essa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Non conosce i particolari ma  sopporta, in quantità proporzionale al suo spirito, il peso mostruoso  dell&#8217;insieme. Tale ossessione spingeva i pastori della Caldea verso  l&#8217;astronomia. Dai pori della creazione escono rivelazioni involontarie; si  forma, in certo modo, un trasudamento di scienza, che vince l&#8217;ignorante. Ogni  solitario, per effetto di tale penetrazione misteriosa, diviene, spesso senza  rendersene conto, un filosofo istintivo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">L&#8217;oscurità è invisibile. E&#8217;  abitata. Abitata senza spostamento da parte dell&#8217;assoluto; abitata con  spostamento. Qualche cosa si muove in essa. Una formazione sacre vi compie le  sue fasi. Premeditazioni, potenze, destinazioni volute vi elaborano in comune  un&#8217;opera smisurata. Una vita terribile e orribile è lì dentro. Vi sono vaste  evoluzioni di astri, la famiglia stellare, la famiglia planetaria, il polline  zodiacale, il <em>Quid divinum</em> delle correnti, delle emanazioni, delle  polarizzazioni e delle attrazioni; vi sono l&#8217;abbraccio e l&#8217;antagonismo, uno  stupendo flusso e riflusso di antitesi universali, l&#8217;imponderabile in libertà in  mezzo ai centri fissi; vi sono la linfa nei globi, la luce fuori dai globi,  l&#8217;atomo errante, il germe sparso, curve di fecondazioni, incontri  d&#8217;accoppiamento e di lotta, profusioni inaudite, distanze che somigliano a  sogni, circolazioni vertiginose, sprofondamenti di mondi nell&#8217;incalcolabile,  prodigi che si inseguono nelle tenebre, un meccanismo unico, soffi di sfere che  fuggono, ruote che si sentono girare. Il dotto fa ipotesi, l&#8217;ignorante consente  e trema. E&#8217; una cosa che esiste e che sfugge: è l&#8217;inespugnabile; è fuori di  portata, fuori di qualunque avvicinamento. Rimaniamo convinti fino  all&#8217;oppressione. Non so quale nera evidenza ci sovrasti. non possiamo afferrare  nulla. Siamo schiacciati dall&#8217;impalpabile. Dappertutto l&#8217;incomprensibile;  l&#8217;inintelligibile in nessun luogo. Aggiungete a tutto ciò la temibile domanda :&#8221;  E&#8217; un Essere questa Immanenza? &#8220;. Siamo sotto l&#8217;ombra. Guardiamo. Ascoltiamo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Intanto la cupa terra cammina  e gira. i fiori hanno coscienza di questo movimento enorme: la silene si schiude  alle undici di notte e l&#8217;emerocallide alle cinque del mattino. Regolarità  impressionanti!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">In altre profondità, la  goccia d&#8217;acqua diviene un mondo, l&#8217;infusorio pullula, la fecondità gigantesca  esce dall&#8217;animaletto infinitesimale, l&#8217;impercettibile fa mostra della sua  grandezza, l&#8217;immensità si manifesta in senso inverso; una diatomea produce in  un&#8217;ora milletrecento milioni di diatomee.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Che proporsi di tutti gli  enigmi insieme!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">E&#8217; l&#8217;irriducibile. Siamo  costretti alla fede, il risultato è credere per forza. Ma aver fede non basta  per sentirsi tranquilli. La fede ha un non so quale bizzarro bisogno di forma.  Da ciò le religioni. Niente opprime come una credenza priva di limiti. Comunque  si pensi. qualunque cosa si voglia, qualunque sia la resistenza che possiamo  trovare in noi stessi, guardare l&#8217;oscurità non è guardare, è contemplare. Che  fare di quei fenomeni? Come muoversi sotto la loro convergenza? E&#8217; impossibile  distruggere quella pressione. Quale fantasticheria adottare a tutte quelle  misteriose conclusioni? Quante rivelazioni astruse, simultanee, intermittenti,  che si fanno oscure per il loro stesso gran numero, specie di balbettii del  verbo! L&#8217;ombra è un silenzio, ma quel silenzio dice tutto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Una risultante balza maestosa  da essa: Dio. Nozione insopprimibile, essa è nell&#8217;uomo. I sillogismi, le  dispute, le negazioni, i sistemi, le religioni le passano sopra senza  diminuirla. E l&#8217;ombra tutta intera è lì per affermare quella nozione. Ma la  confusione regna su tutto il resto. Immanenza formidabile. L&#8217;inesprimibile  accordo delle forze si manifesta nel mantenere in equilibrio tutta quella  tenebra. L&#8217;universo penzola e nulla cade. Lo spostamento incessante e smisurato  si compie senza danni e senza sconquassi. L&#8217;uomo partecipa a quale movimento di  traslazione e chiama destino la quantità di oscillazione che subisce. Dove  comincia il destino? Dove finisce la natura? Quale differenza corre tra un  avvenimento e una stagione, tra un dolore e una pioggia, tra una virtù e una  stella? Un&#8217;ora non è forse un&#8217;onda? Gli ingranaggi in moto seguitano la loro  rivoluzione impassibile senza rispondere all&#8217;uomo. Il cielo stellato è una  visione di ruote, di bilancieri e di contrappesi. E&#8217; la contemplazione suprema  cui si aggiunge la suprema meditazione. E&#8217; tutta la realtà più tutta  l&#8217;astrazione. Più oltre, nulla. Ci sentiamo presi. Siamo in balia di  quell&#8217;oscurità. Non c&#8217;è via di scampo. Ci vediamo nell&#8217;ingranaggio, siamo parte  integrante di un Tutto ignorato, sentiamo l&#8217;ignoto che è in noi fraternizzare  misteriosamente con un ignoto che è fuori di noi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Questo è l&#8217;annunzio sublime  della morte. Quale angoscia e, al tempo stesso, quale incanto!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Aderire all&#8217;infinito, essere  indotti da quell&#8217;aderenza ad attribuire a se stessi un&#8217;immortalità necessaria, e  chissà, una possibile eternità, sentire nel flusso prodigioso di quel diluvio di  vita universale la tenacia irrefrenabile dell&#8217;Io.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Guardare gli astri e dire: &#8221;  Io sono un&#8217;anima come te! &#8220;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Tali enormità formano la  Notte. Tutto questo, accresciuto dalla solitudine, pesava su Gilliatt.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Lo comprendeva egli? No.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Lo sentiva? Si.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Gilliatt era un grande  spirito confuso e un gran cuore selvaggio.</p>
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		<title>Il paradosso del mentitore (P. Fieni)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 17:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
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Credere e dolore, abbiamo cominciato da qui il viaggio verso l&#8217;aporia del fondamento della filosofia. Aporia,come sapete, è la simultaneità di due verità,  ugualmente valide, ma dimostrate da due ragionamenti opposti. Siamo partiti dall&#8217;esprimere i nostri pensieri, dal credere e dal dolore. Chi ha voluto ha letto gli articoli, qualcuno ha anche detto la sua che ora è anche la nostra. Il confronto non poteva che far pensare a quel paradosso di cui tutti abbiamo un&#8217;idea, il pensiero  ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;">Credere e dolore, abbiamo cominciato da qui il viaggio verso l&#8217;aporia del fondamento della filosofia. Aporia,come sapete, è la simultaneità di due verità,  ugualmente valide, ma dimostrate da due ragionamenti opposti. Siamo partiti dall&#8217;esprimere i nostri pensieri, dal credere e dal dolore. Chi ha voluto ha letto gli articoli, qualcuno ha anche detto la sua che ora è anche la nostra. Il confronto non poteva che far pensare a quel paradosso di cui tutti abbiamo un&#8217;idea, il pensiero  e i suoi oggetti ne sono pieni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il paradosso è la passione del pensiero, già diceva Kierkegaard e quei pensatori, privi di paradosso sono come amanti senza passione, mediocri compagni di gioco. Allora ora è la volta del paradosso del mentitore. Se uno dice io mento già su questo non può essere creduto, infatti questa frase non è vera  e quindi è falsa perché è lui a dire che non deve essere creduto. Io mento è di per sé una menzogna, proprio in quanto affermata dopo aver detto io mento, che cosa mai allora potrebbe mai essere creduto? Neanche che lui mente, anche questo, da lui affermato, è falso, perché se è vero che lui mente, mente anche quando dice mento. Fateci caso: questa è la trottola del bambino che gira gira, finché l&#8217;attrito radente non la ferma. Insomma ruotare intorno alla verità e intorno ai suoi fondamenti,  espone all&#8217;aporia dei fondamenti della filosofia, quindi del pensiero, che, come abbiamo capito, è la difficoltà derivante dall&#8217;uguale validità di due ragionamenti diversi. Ora il paradosso del mentitore di cui , se volete, potete sapere la storia e le soluzioni tentate. Ci riporta sulla porta dell&#8217;incertezza assoluta: la verità può contenere delle trappole fino alla menzogna di chi ammette già che mente. Dove andiamo allora a cercare quei punti di riferimento che servono  da paletti ai nostri ragionamenti?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Beh, è dura, facciamo degli esempi o diciamo che basterebbe dire che è meglio dare la fiducia a chi ha dato esperienza di meritarla? Allora la filosofia che fiducia può dare, se non può dare verità, ma solo ragionamenti metafisici, dopo aver tentato di sostituire la religione? Ma col paradosso del mentitore non ancora risolto perché dovremmo CREDERE che qualcuno che ci dice di credere a qualcosa che lui non ha visto e continua a giocare a chi l&#8217;ha visto? Forse mente o forse ci vuol dire che la profondità della vita sta proprio là dove è meglio non parlare di quello di cui si deve tacere. Questo è il finale del trattato logico-filosofico di Wittgenstein. Il suo DELLA CERTEZZA le sue RICERCHE FILOSOFICHE ci mettono molti dubbi sulla verità, perfino del linguaggio. Insomma è meglio il silenzio o la parola? I cristiani ci dicono che è meglio la parola di Cristo, i musulmani che è meglio quella di Maometto, sì, quel profeta che ha fatto tanti seguaci audaci. I buddusti ci dicono che la parola non serve perché c&#8217;è il nirvana, i politici ci dicono e hanno sempre detto, che vale solo la loro parola e che c&#8217;è il confronto perché è il gioco delle parti che lo pretende. Ora &#8217;sto paradosso del mentitore, che non è ancora stato risolto, ci dà paradossale la spina dorsale del pensiero e si sa che senza spina dorsale si sa male ed è difficile ragionare. Cartesio diceva: “cogito ergo sum”, a questo punto forse è ora di dire sono e basta, e questi fondamenti sono diventati troppo avvilenti. Che la mente mente, che le religioni non hanno le proprie ragioni, ma solo opinioni, che il credere  può essere un cedere perché il conflitto è già inflitto. La verità è una bugia come questa è quella e noi, come diceva Pascal, siamo canne al vento. Questi erano i suoi pensieri, i vostri quali sono? Se volete li ascoltiamo, andando per la stessa via, quella del mondo della vita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Certo &#8217;sto paradosso del mentitore ci ha messo in un bel fosso, ne vogliamo uscire, se volete, proviamo se non ci riusciamo ci riproveremo, sì, andare avanti per prove ed errori come ha sempre fatto anche la scienza. Possiamo partire con un headline: non più verità o realtà, ma dubbi, non c&#8217;è forse il detto: chi dubita non perisce? Allora c&#8217;è chi capisce, lo intuisce. Ecco, l&#8217;intuito ci può aiutare meglio del ragionamento e il pensiero è diventato troppo debole? Abbiamo queste risposte sì, no, forse, non lo so, basta, parliamo solo di poesia che è vita intuita. A me piacerebbe la vostra opinione di gente di lettere. Grazie.</p>
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		<title>Dolore (P. Fieni)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
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Dicono, quelli che lo hanno provato, che è concreto, si sente, anche quando è assente. Si pensa che torni e ritorni sempre. Non sempre è fisico, può essere anche morale, per esempio, quando ti muore un cane, oggi migliore amico dell&#8217;uomo, anche poliziotto fidato. Quando nel telefilm è morto Rex, dicono che la gente abbia pianto per ore, ore, ore e ancora ore, insomma non smetteva più. Ne hanno dovuto fare un altro perché il dolore era insopportabile. 
Ora dico: ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Dicono, quelli che lo hanno provato, che è concreto, si sente, anche quando è assente. Si pensa che torni e ritorni sempre. Non sempre è fisico, può essere anche morale, per esempio, quando ti muore un cane, oggi migliore amico dell&#8217;uomo, anche poliziotto fidato. Quando nel telefilm è morto Rex, dicono che la gente abbia pianto per ore, ore, ore e ancora ore, insomma non smetteva più. Ne hanno dovuto fare un altro perché il dolore era insopportabile. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Ora dico: ma possibile che questo sia il vero dolore? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Domanda legittima, come legittima è la furia del dottore quando provoca dolore, certo involontariamente. E anche là questi ospedali andati a male con dottori bravi , ma raccomandati e non preparati se non a giustificare che il dolore, quello degli altri, è normale perché è la natura a dare e loro, i dottori, sono solo i portatori, quindi solo attori innocenti. Stanno solo recitando e, qualche volta, le recite possono non riuscire, arrivare alla scena muta, persino, come muto diventa il paziente ormai assente Fabrizio de André diceva : quando si muore si muore soli. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Ma succede: anche il dolore ha diverse declinazioni, proprio come i verbi, per questo, vi dico, state attenti e mettetevi sull&#8217;attenti, andate in Afghanistan in Iraq, insomma andate dove si soffre e si vede il dolore,voi starete meglio, vi sentirete sollevati per l&#8217;aiuto che date. Del resto sono missioni di pace e la pace si trova proprio là dove c&#8217;è la guerra, lo diceva anche Eraclito, filosofo presocratico. Poi questo l&#8217;hanno detto in tanti, ma non erano fanti, erano, aimé, solo generali stellati. Eppure anche loro sentivano il dolore per i loro soldati andati. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Ma allora tra il dolore morale e quello fisico, qual&#8217;è la differenza se sembra che ci sia sempre un&#8217;assenza? </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Non si sa, dice il comico, oddio qua siamo arrivati alla farsa. Certo, la farsa è comparsa e tutti vogliono comparire dolore o no, gli basta solo non sparire, non soffrire , ma vedere gli altri quando soffrono, perché dicono che sia molto formativo. Cavolo si parla sempre di formazione! Ci vorrà anche la formazione per  vedere gli altri morire, non è mica facile, là si soffre e il dolore si prova veramente per la gente che muore, loro,quelli morti, ormai non sentono più niente e sono fortunati, perché sono stati ripagati dei loro sacrifici, certo qualche volta inutili, ma questo chi lo può dire? Ormai più nessuno perché si è arrivati proprio a Nessuno, paradosso della sorte, Nessuno proprio quello che forse oggi è qualcuno, perché è morto e perché gli altri hanno sofferto per la loro morte e hanno provato tanto dolore. Allora vi chiediamo: oggi il dolore è questo o questo o quello formano ormai un gemello?</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Dolore fisico o morale, quale preferireste se potreste scegliere? Pensate a Gesù che li portò entrambi e non vi sapete decidere? Purtroppo questa è un appendice della filosofia perché la via è sempre un&#8217;altra, ma quale bisogna sapere per poi decidere: gli antidolorifici, gli antidepressivi, gli ante litteram, droghe sintetiche, oppiacei, o crostacei. Chissà se per capire il dolore dobbiamo ancora interpellare i nostri genitori, diceva Lamarck, che vivono in quelle profondità marine da cui proveniamo. Insomma pesce che abbocca un po&#8217; di dolore lo prova anche se spegne lo sguardo.</span></p>
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		<title>Credere (P. Fieni)</title>
		<link>http://www.gliautori.it/blog/2009/09/23/credere-p-fieni/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 15:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppino Fieni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia (a cura di Peppino Fieni)]]></category>
		<category><![CDATA[rubriche]]></category>

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		<description><![CDATA[Associamolo a vedere se ci riusciamo, ma non ci riusciamo perché non crediamo, eppure quando ci alziamo al mattino crediamo che vivremo, quando andiamo a dormire crediamo che ci sveglieremo il giorno seguente. Poi, quando parliamo, crediamo a quello che diciamo e, se poi scriviamo qualsiasi cosa, legale o narrativa, crediamo.
Quando amiamo crediamo, se ci capita di avere un amico, crediamo che sia un amico, se siamo convinti di essere “ vinti” crediamo.
Adesso stiamo leggendo e crediamo di saper leggere.
Abbiamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Associamolo a vedere se ci riusciamo, ma non ci riusciamo perché non crediamo, eppure quando ci alziamo al mattino crediamo che vivremo, quando andiamo a dormire crediamo che ci sveglieremo il giorno seguente. Poi, quando parliamo, crediamo a quello che diciamo e, se poi scriviamo qualsiasi cosa, legale o narrativa, crediamo.</p>
<p>Quando amiamo crediamo, se ci capita di avere un amico, crediamo che sia un amico, se siamo convinti di essere “ vinti” crediamo.</p>
<p>Adesso stiamo leggendo e crediamo di saper leggere.</p>
<p>Abbiamo voglia di pizza e crediamo che abbiamo voglia di pizza, educhiamo i nostro figli, se ce li abbiamo, e crediamo.</p>
<p>Respiriamo, non ci accorgiamo, ma crediamo, pensiamo e crediamo che sia pensiero. Preghiamo se abbiamo paura e crediamo, mangiamo se abbiamo fame e preghiamo. Ridiamo se ci raccontano una barzelletta e crediamo di ridere, leggiamo il giornale e crediamo di leggere il giornale.</p>
<p>Vediamo i nostri genitori, magari li amiamo perché ci hanno cresciuto e crediamo di amare.</p>
<p>Vediamo la televisione e crediamo che sia la televisione perché crediamo di saperlo, siamo abituati.</p>
<p>L&#8217;uomo della pietra vedeva la pietra e provava ad usarla, e credeva che lo poteva aiutare per l&#8217;istinto alla vita.</p>
<p>Facciamo una partita a poker perché crediamo che possiamo vincere.</p>
<p>E poi, scusate!</p>
<p>Viviamo perché crediamo che sia meglio vivere che non.</p>
<p>Crediamo al medico perché ci serve e crediamo che lui abbia studiato.</p>
<p>Vediamo oggetti e persone e crediamo che esistano veramente.</p>
<p>Crediamo di avere un&#8217;anima e quasi la tocchiamo, anche se non la vediamo.</p>
<p>Pensiamo che la vita finisce e crediamo che un giorno succederà, anche se quello che ci riguarda in questo frangente è lo spirito.</p>
<p>Diciamo che ognuno ha la propria filosofia e crediamo nella filosofia che è implicita alla nostra vita.</p>
<p>Pensate: crediamo a un sacco di cose e la nostra fede è quasi incrollabile, punti di riferimento in cui la parola mento è abolita.</p>
<p>Allora, in fondo crediamo e, senza credere, non c&#8217;è neanche un vedere, sappiamo.</p>
<p>Della Certezza di Wittgenstein dice, a modo suo questo.</p>
<p>Quando l&#8217;ho comprato nel 1969 edizioni Einaudi ho chiesto al libraio perché costava così tanto.</p>
<p>Il libraio, che mi conosceva, mi ha risposto che pochi comprano questo libro perché pochi credono.</p>
<p>Gli ho risposto che forse la gente non sa di credere anche se è l&#8217;unico infinito che usa e pensa sempre.</p>
<p>Al momento sulla filosofia ho da dire questo, voi dite che è mistica ? Può darsi, ne parleremo ancora. Se vi interessa leggete perché quando leggete è inevitabile che credete di leggere.</p>
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