Mi piace molto come scrive Valter Giraudo. E’ semplice ed essenziale. Non scrive mai parole in più e cerca d’andare sempre dritto alla meta, un po’ com’è nel suo animo free-lance del periodo giornalistico.
Il libro è di una semplicità disarmante per quanto concerne la storia: Valter, il protagonista, conversa con Tony che vive una sorta di dramma esistenziale. Ha perso il lavoro e si ritrova su un masso, una roccia a meditare sul senso della vita.
Il libro è tra l’autobiografico e la narrazione fantasiosa di una storia. I due personaggi sono nient’altro che lo scrittore con il suo alter ego.
Tony non sa come affrontare la vita, la lascia scorrere, mentre Valter cerca di dargli una via, un percorso da seguire: il buddismo. Valter non cerca di convincere Tony, non cerca di portarlo dalla sua parte, ma solo di dargli una alternativa.
Le scelte migliori sono quelle consapevoli e non importa se conducono alla “buddità” oppure a scoprire Dio. La verità sta in questo? Non lo so. I maestri ogni giorno cercano di capirlo per noi, come i nostri preti. L’unica cosa certa è che se cerchiamo di razionalizzare tutto, non diamo alcuna risposta certa a niente.
Valter ha trovato definitivamente la sua strada narrativa: coniuga in un solo libro immagini, massime dei maestri buddisti e pensieri dello scrittore al racconto. Valter adesso si sente migliore, si sente padrone della sua vita. Ha capito che tutto il mondo ruota intorno a noi ed ogni decisione condiziona anche quella degli altri. Se noi stiamo male, quelli che vivono intorno a noi ne sono influenzati; allo stesso modo se noi siamo felici. Ogni persona lega le altre come in una sorta di catena invisibile che vincola gli altri.
L’unico neo che trovo nel libro è la mancanza di esempi per far capire meglio le sue parole.

Michele Ciardelli

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