Cerchiamo subito di capirci! Io “cerco” di essere innovativo, l’innovazione ormai la mangiamo anche a colazione, almeno dicono. Ho cominciato questa escursione psicologico-linguistica con LA SCITTURA AUTOFORMATIVA, un’  introduzione per dire, in fondo, che anche se qualche volta lo dimentichiamo, possiamo essere gli artefici di noi stessi. Io credo molto nell’ autoformazione. La scrittura che, secondo Derrida, filosofo francese dell’ ultima generazione, nella storia dei popoli, è venuta prima della parola. Cosa grossa questa, cosa che merita una riflessione, perché noi saremmo non ciò che abbiamo parlato, ma ciò che abbiamo scritto, fin dalla preistoria. Gli scrittori, secondo me, dovrebbero riflettere su questa importante tesi. Io credo sia così, ne sono convinto e non perché l’ha detto Derrida, filosofo della differenza, ma perché è logico e appartiene sicuramente alla scala evolutiva descritta da Darwin. L’Homo Sapiens non poteva avere che il linguaggio scritto, segni comunicati ai presenti e lasciati alla storia. Semplice, fino qua ci arrivo: non c’era ancora la parola, non c’era ancora il linguaggio parlato, se non quello che potremmo definire gutturale e del corpo, quello che segnalava con versi e mosse. Poi è arrivata la possibilità della parola, partendo dal nostro sistema nervoso centrale, mediatore tra noi e il mondo esterno, già iscritta nella nostra cellule. Quella che Noam Chomsky ha definito linguistica generativa. Certo, già Piaget aveva parlato dell’epistemologia genetica. Wittgenstein nei giochi linguistici, conosciuti come Ricerche filosofiche, ha tracciato un quadro del linguaggio in evoluzione, come era secondo lui. Stop, per il momento.

Aristotele ha ideato una scuola, ai suoi tempi, che si chiamava peripatetica perché veniva da lui e perché insegnava passeggiando con gli allievi. Bella mossa, sicuro, si respirava mentre si imparava e si ascoltava. Aristotele, come sapete, è stato uno dei filosofi greci che più hanno influenzato la storia. Certo non c’era ancora il Colosseo e quindi non c’erano le case intorno da “ comprare”. Ma, quella volta, era diverso il verso che facevano gli uomini. Stiamo parlando di questo, il verso è stato successivo alla scrittura. La parola è venuta dopo. Il “ Verbo”, l’ha condita per darle un senso più profondo. Ma questo lo sapeva anche Platone. Allora non c’era il Colosseo, ma c’era già il Partenone che oggi la cancelliera tedesca ha “ chiesto” alla Grecia, per risanare il debito pubblico. Sembra che questo non c’entri con la scrittura autoformativa. Sembra, ma riflettete! Ancora oggi solo la scrittura ci può far risalire ai fatti. Carta parla e villan dorme, dice un detto popolare ed è normale, infatti occorrono fatti. La scrittura è un fatto. INTERNET PERIPATETICO è proprio questo: è la nostra passeggiata su un mezzo che viaggia per onde elettromagnetiche, una camminata per imparare più velocemente il mondo, perché questo si muove con una velocità diversa da quella volta di Aristotele. Ecco dunque che siamo diventati peripatetici anche con l’informatica. Direte che manca l’aria! Quella era una passeggiata all’aria aperta, in un viale. E’ vero, ma come è cambiato il modo di scrivere, pensate ai geroglifici egiziani ( abbiamo dovuto aspettare la Stele di Rosetta per saperne qualcosa) e alla tavole etrusche che ancora non riusciamo a tradurre. Avete ragione, è proprio così. Ma l’aria oggi è quasi irrespirabile e allora, se possiamo, facciamone a meno. Rimane il principio che la nostra su internet è una passeggiata peripatetica. Internet peripatetico ci può insegnare e gli scrittori lo possono usare per dialogare con se stessi o, come si dice, chattare, con altri. Un feedback come quello che Aristotele promuoveva con i suoi allievi. Insomma internet può essere la cultura greca moderna, se vogliamo!

Vi aspetto ad INTERNET COMUNICATIVO, se volete, prossimamente.



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