Allora il sig. F capì che doveva aggiustare il tiro.

Comunque ci doveva essere un sistema per lasciare memoria.

La memoria arrivò e fu una gloria. Era stato facile, perché la memoria aveva solo bisogno di gloria.

Successo, come i personaggi della televisione e gli attori.

Nacquero così i gruppi, erano come le pecore dentro l’ovile, costrette a stare insieme e sentire l’odore reciproco.

Solo che qua l’odore consisteva nell’amore di sé, quindi più facile da accettare. Questi gruppi divennero fans, si, proprio come succedeva per gli idoli della musica.

I concerti si facevano in silenzio, ma sempre c’era l’assenso. I gruppi crescevano e chi ne poteva vantare di più, gli sembrava di essere arrivato sull’altare.

Proprio come il prete che dice la messa.

Il sig. F capì che la sua idea era meglio di quella di Gesù, primo manager della storia, e poi non doveva finire neanche sulla croce.

Questa ce l’avevano gli altri che dovevano sempre comunicare in maniera virtuale.

Scoprì il sig. F che, con questo sistema, si potevano sviluppare anche sentimenti ed emozioni.

Non gli sembrò vero di avere avuto un’idea geniale. Ma Gesù la ebbe e non ne raccolse i frutti.

Altri ne fecero un’istituzione.

Questo gli fu d’insegnamento e pensò che si poteva fare anche una chiesa virtuale e questo subito.

Così lui ne poteva godere, certo era virtuale, ma aveva sempre una faccia, questa la stampò su un libro.

Per gli altri fu libero arbitrio. Libertà anche di non sapere l’altro dove sta.

Poi i gruppi crescevano, lievitavano, proprio come lievita il pane con farina, acqua, lievito.

Lui, il sig. F, aveva già tutto.

La gente si voleva incontrare senza incontrarsi, si poteva scambiare poche consonanti e vocali e pochi significati.

Ma dei significati ormai non importava a nessuno.

Non certo a Peppe, non certo al suo amico.

I gruppi si chiamavano così, solo perché esisteva l’addizione. Allora 1 più uno faceva due ecc. in una escalation incredibile!

I fans crescevano, i gruppi avevano i sottogruppi e accadeva come in matematica insiemi e sottoinsiemi. Solo che qui non avevano bisogno di essere omogenei.

O forse lo erano, pensava il sig. F, di omogeneo avevano il cervello.

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