Le televisioni, tutte ormai di stato, ci propinano, continuamente, esperti di tutto il sapere. Tutto lo scibile umano dentro le nostre orecchie. Questi, gli esperti, ci parlano, quasi sempre, di formazione e innovazione. Finanza ed economia la fanno ormai da padroni. Quelli che ci hanno portato quasi alla bancarotta, ci dicono come possiamo evitarla, paradossale! I fondi alle scuole vengono tagliati. Forse si vuole evitare che la gente impari a leggere e a scrivere. Noi non facciamo “politica”, anche se siamo per la polis greca. Ma ormai che importa!

L’uomo a una dimensione”, famoso libro del filosofo-sociologo Marcuse è in cantina. Orwell, col suo”1984”, ha già detto.

Io non mi rassegno.

Per me già la SCRITTURA è AUTOFORMATIVA , è una terapia per la vita.

Note sono ormai le scuole di scrittura creativa.

Nota è anche l’asimmetria tra materie tecnico-scientifiche e materie letterarie.

Gli studenti delle medie superiori preferiscono il percorso scientifico a quello classico. Questo non è un caso.

Un certo itinerario della cultura ufficiale indirizza la coscienza degli studenti. L’epistemologia, analisi del valore reale delle scienze, è diventata più una critica di queste, che non un’analisi di verità.

La filosofia, almeno una parte della nuova, parla del pensiero debole.

La letteratura, quindi anche la poesia, è caduta nella rete della odierna cultura pragmatica.

La mente umana assorbe nuovi esempi dal mondo sociale e istituzionale.

Insomma, non siamo messi bene “pedagogicamente” parlando.

Utile tornare a Jung, alla sua distinzione, nei “Tipi psicologici” tra introversione e estroversione.

Utile pensare al subliminale ed alla sua carica inconscia.

Accennare solo alla metapsicologia freudiana, richiederebbe un trattato, che non vogliamo fare.

Citare sant’Agostino,le sue Confessioni e i filosofi esistenzialisti, a partire da Essere e Tempo di Heidegger, sarebbe troppo lontano dai nostri intenti, anche se utile.

Posso però condividere con voi cosa intendo per autoformazione.

Siamo noi stessi che lasciamo liberi i nostri pensieri, li facciamo parlare per associazione, e dopo non ci stupiamo che siamo noi ad averli pensati.

Non ci stupiamo che sono il nostro sentire messo in parole.

Che la parola è venuta dopo il “ Verbo”, e che questo accompagna il senso di quello che diciamo.

Che l’analisi logica non è solo la grammatica della lingua, ma anche il suo potere su di noi che, mentre ne siamo gli utilizzatori, ne siamo anche i trasformatori.

Quindi trasformiamo noi stessi, mentre trasformiamo il linguaggio, la semantica che l’accompagna.

Il sentire diventa nostro e, finalmente, lo esprimiamo con quello che viene da dentro, utilizzando strumenti appresi.

E’ questa l’introversione di cui parlava Jung?

E’ questo il subliminale che sempre si nasconde dietro all’apparenza?

E’ questo il modo per essere noi stessi e autoformarci?

Io crediamo di sì.

L’apprendimento è solo il nostro sedimento.

Come diceva Leibniz, filosofo tedesco, noi siamo una monade.

Come ha detto Lumhann, noi siamo una sistema autoriferito e dobbiamo solo metterne insieme gli elementi, ma tutto questo spontaneamente.

L’intuizione è forse la chiave dell’autoformazione.

Se notate, è il bambino che, per fortuna, ancora è dentro di noi.

Proprio quello, per esempio, che ci permette di scrivere poesie e romanzi.

Quel bambino che ha già imparato, ma che dobbiamo solo liberare, perché imbrigliato dalle pastoie della nostra storia.

Questa è anche la scrittura autoformativa.

Prossimamente: INTERNET PERIPATETICO

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