Cleonice ci ricorda in questa favola che, musica e natura sono la stessa cosa. Ci ricorda che Riccardo Muti lo sa e per questo è un bravo direttore d’orchestra. Muti sa che la natura è musica per le nostre orecchie e, se gli capita di dirigere la Primavera di Vivaldi, ci fa sentire tutte le stagioni. Ce le fa sentire dentro. Cleonice poi prende un pulcino e ne fa il divino. Mai favola è stata più formativa di questa! Forse gli possiamo paragonare il Pinocchio di Collodi. Questo è però un PROGETTO FAVOLA, è nuovo. Cleonice: scrivine ancora!

Peppino Fieni


La Musica del Creato

Cosa dici ? Non è possibile?

Il Silenzio era andato a portare spia al Creato, di cose che aveva udito dire agli Umani.

Non è Possibile!

Tuonò di rabbia il Creato e la terra tutta tremò, gli uccellini lasciarono i nidi incustoditi dal boato infastiditi, scoiattoli impazziti presero a saltare di ramo in ramo, caprette dalle lunghe barbette presero saltellare interdette, leoni a ruggire a pieni polmoni, una grande agitazione s’impossessò della Natura tutta.

Il Creato si rese conto solo in quel momento di quel che aveva combinato, e chiese scusa alla Natura dicendo:

Scusate mi sono adirato, a quel che il Silenzio mi ha riportato dell’umano fiato.

Il brusio sconvolto di ogni creatura vivente copriva quasi la voce del Creato, e lo spirito di una Quercia Antica nell’interpretare il pensiero comune disse:

Cosa può aver mai detto l’essere umano di tanto strano, per averti adirato Creato!

Il Silenzio ha ascoltato e riportato tale dire, ed improvvisamente tutti poterono udire: ” Il canto del Creato? Ora che perfettamente lo abbiamo imitato e senza dubbio superato, va intimamente dimenticato!”

Che essere umano ingrato! Ha detto Superato, ha detto Dimenticato?

Disse la Quercia Antica addolorata.

E con cosa, di grazia l’umano avrebbe superato il canto del creato?

Con la musica!

Rispose il Creato ancora agitato.

Un usignolo offeso nel sentir sul suo cor il peso, prese a intonare una melodia da incanto che leggera come l’aria penetrò nel cuore di ogni cosa, entrando persino nel ventre delle creature gravide, infondendo gioia e serenità alle nuove vite in attesa di nascere.

Scalcia il mio piccolino!

Disse felice una Puzzola.

Anche il mio!

Disse una Giraffa.

Anche il mio!

Disse un piccolo Topo.

Quante madri in attesa.

Esclamò felice il Creato.

Mi viene da dire che la natura è in gravidanza, ma certo dimenticavo che la primavera avanza!

Tutti presero a ridere e poi il Creato aggiunse:

L’essere umano che abbiamo preso per mano e portato lontano, oggi è un ribelle che dimenticato ha il canto di grilli e stelle.

Va perdonato! Va perdonato! E’ piccolo, non ha ancora capito!

Chi è che parla?

Chiese il Creato stupito. Ed un Pulcino che dall’uovo era appena uscito, disse:

Sono io che ho parlato.

Tu? Ma se sei appena nato! Pulcino l’Umanità ha un certa età!

E’ vero sono un pulcino e ti dico che l’umanità è ancora un “Bambino”. Ogni razza animale ha bisogno di tempo per maturare. L’umanità è figlia di un essere senza età, di tempo per maturare c’è ne vorrà, ma alla fine capirà.

Ma che saggio Pulcino che abbiamo coniato!

Disse orgoglioso il Creato.

Peccato che gli umani siano ormai così lontani.

Creato noi umani non siamo lontani!

Rispose un Bambino che aveva ascoltato il parlare del Creato e prendendo tra le braccia il pulcino, aggiunse:

Io sono quel Bambino, l’Umanità è un grande mare che un infinità di gocce vanno a formare, non fermarti ad ascoltare le voci di poche gocce di mare, se l’uomo sa musicare è solo perché il creato ha saputo ascoltare ed imitare, siete voi che lo avete saputo ispirare. Sappiateci perdonare siamo piccoli abbiamo ancora tanto da imparare.

Il Creato si sentì placato solo dopo che quel “Bambino” ebbe abbracciato. L’Umanità doveva ancora tanto camminare e dal creato imparare.

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