Posted by Simone Fieni.
Posted by Simone Fieni.
Diario di un autore – gli anni ‘60 (di Danilo Mar)
Non so quanti siamo in Italia a tenere un diario, io sono fra questi! Cominciai nel 1960, avevo 9 anni e continuo ancora adesso che ne ho 55! Ed è proprio grazie al mio diario, ai miei ricordi e alle cose studiate che provo a raccontare i meravigliosi “anni ‘60”. Ovvero il decennio che va dal 1960 al 1969. ed è un po’ anche il racconto della mia vita.
1960: inizia il boom economico italiano: le famiglie scoprono il frigorifero, la televisione, l’automobile e il transistor! Il transistor è una radio molto più piccola di quelle in uso, che funzionavano con enormi valvole. Le valvole spariscono e si usano i transistor, molto più piccoli. E le radio transistor diventano oggetti di culto: si usa passeggiare con la radio in mano perché non hanno più bisogno di corrente ma solo di pile. E’ una rivoluzione copernicana! Ci pensate? Si passeggiava e si ascoltava la radio!
Il frigorifero – L’uomo che fa entrare il frigorifero nelle case degli Italiani è un illuminato signore di Varese che impianta una fabbrica di elettrodomestici, la IGNIS. Il suo nome è Giovanni Borghi. Il signor Borghi, in seguito “Commendatore Borghi”, ha anche il merito di “inventare” il “pagamento rateale”: gli Italiani scoprivano la “cambiale”! Non se ne sarebbero più liberati!
La televisione – E se il Commendatore Borghi (il “cummenda” in lombardo) ci dava il “frigidè” (così si chiamavano i primi frigoriferi, dal francese “fregedere”), i fratelli Marelli – che già producevano componenti elettrici per la FIAT – ci proposero i primi televisori (siamo a metà degli anni ’50, ma il boom si ebbe – appunto – nel 1960. Quei televisori erano marcati “Radiomarelli”, erano enormi cassettoni che funzionavano con uno “stabilizzatore di corrente”, onde evitare che degli sbalzi di tensione bruciassero gli enormi valvoloni. Il televisore – pesantissimo – veniva venduto completo di “carrello” a due piani su cui posavano il televisore e il mitico stabilizzatore. Era usanza coprire il televisore – quando era spento (le trasmissioni iniziavano alle 17.30 con la “TV dei Ragazzi” e cessavano alle 22.30) – con una sorta di “cappello di stoffa”, onde salvaguardare lo schermo e il famigerato “tubo catodico”, il cuore del televisore. E di norma quella specie di cappello riprendeva la tappezzeria del salotto (per chi lo aveva), o di una poltrona o di qualcosa che si trovava nella stanza che ospitava la TV, di solito la “Sala” o la cucina. Il boom delle TV fu epocale e presto alla Radiomarelli si aggiunsero Minerva e Mivar.
L’auto – E se Borghi ci dava i frigoriferi e Marelli le TV, le auto ce le dava il Commendatore Valletta che, alla morte del Senatore Agnelli, prese in mano le redini della FIAT e la traghettò verso un periodo di prosperità – il tutto in attesa che i due maschi da casa Agnelli, Giovanni ed Umberto – crescessero e studiassero da “padroni”.
La scuola – Anche la scuola era un poco diversa: alle elementari c’era un solo insegnante, la metodologia d’insegnamento era diversa e c’era una maggiore severità (era prassi “bacchettare” noi studenti elementari e ricordo che il mio insegnante lo faceva con una righello sottile, accidenti a lui! Personalmente non sono mai stato bacchettato ma i vari Russo, Tenella, Dromello, Paci e qualcun altro, hanno preso anche le mie!
Dopo le elementari, oltre alla scuola Media, c’era anche l’Avviamento, ed in modo semplicistico si può dire che chi era bravo andava alle Medie e chi era “meno bravo” prendeva l’Avviamento. Io ero affascinato dall’Avviamento ma era deciso che avrei frequentato le Medie.
L’Olimpiade di Roma – Sicuramente l’evento del 1960 fu – senza ombra di dubbio – l’Olimpiade di Roma! Ho ricordi chiarissimi di quell’avvenimento. Come dimenticare la cavalcata di Livio Berruti su i 200 metri? Fantastica! Ci scoprimmo tutti velocisti e tutti di corsa a comperare gli occhiali “alla Berruti”: rigidamente tutti neri! E come dimenticare la “gazzella nera”, Wilma Rudolph , americana e vincitrice dei 100 metri? E Abebe Bikila? Ne vogliamo parlare? Etiope, dominò la maratona, corsa in notturna nello splendore della Roma classica. E di Cassius Clay? E di Nino Benvenuti? Sono tutti ricordi che mi fanno capire che sto invecchiando!
De Coubertin, organizzatore delle prime edizioni delle Olimpiadi Moderne, l’aveva decantata come nuova Grecia e richiesta inutilmente più volte, così dopo 64 anni Roma è eletta sede della XVII edizione dei Giochi Olimpici (25 Agosto – 11 Settembre).
1961: Nel febbraio del 1961 in Inghilterra, precisamente a Liverpool, in un locale chiamato “Cavern”, quattro giovanotti danno inizio ad una rivoluzione musicale che ancora oggi non ha avuto eguali! Si chiamano John Lennon, Paul McCartney, Gorge Harrison e Pete Best: i Beatles! Alla batteria non c’è ancora Ringo Starr, ma Pete Best che, visti gli insuccessi iniziali, lascia il gruppo! Credo che mai decisione fu più avventata! Così come credo che il destino di ognuno di noi è scritto!
Sbarco il lunario – Finì l’anno scolastico e fui promosso alla quinta elementare: mi sentivo grande! Trascorsi l’estate all’oratorio con don Ennio, don Samuele e don Stefano, un prete ungherese. Ero sempre senza soldi perché a casa ne giravano pochi e così per rimediare le 20 o 30 lire per svangare la giornata giocavo a carte con quelli più grandi di me e vincevo! Non era “culo” – come dicevano – ma solo abilità nello barare: se mi scoprivano mi avrebbero riempito di botte ma non è mai successo. Si giocava a scopa o a 151, o a bazzica, o a spizzichino e per ogni gioco avevo un trucchetto: il bisogno aguzza l’ingegno!
1861-1961 – 1° Centenario dell’Unità d’Italia: l’Italia unita festeggiava il suo primo centenario! È sicuramente questo il fatto del 1961! Ricordo che la scuola elementare che frequentavo, la Cianfarini, organizzava una festa, come del resto facevano tutte le scuole. Io non ero contento ed avevo un forte rammarico dovuto la fatto che non ero a Torino. Eh si! Torino, che del Risorgimento e dell’unità d’Italia fu – suo malgrado – l’artefice, festeggiava il centenario in maniera direi quasi sfarzosa e ogni scuola d’Italia mandava una rappresentanza. Ora, secondo un giudizio meritocratico, dovevo andare io, per la mia classe (ne veniva scelto uno per classe). Ed invece la scelta fu su base sociale e per censo – le mie chance si ridussero a zero – e fu scelto Daniele Cappello. Il cui unico merito era quello di essere il figlio dell’ingegner Cappello, pezzo grosso della Montedison!
La festa a scuola consisteva nel cantare brani patriottici: l’inno di Mameli, l’inno di Garibaldi, “Suona la tromba intrepido” e…non ne ricordo altri. Ma io non cantavo perché, secondo un insegnante di musica che ci seguiva per la preparazione della festa, tendevo a stonare. Ma allora perché dovevo imparare a memoria quei canti? Ancora me lo devono spiegare!
La tragedia di Kindu – L’11 novembre 1961 si consumò, in Africa, una tragedia cui – ancora oggi – i contorni sono sfocati! Mi riferisco alla tragedia di Kindu, nell’allora Congo Belga, dove 13 aviatori Italiani, “colpevoli” di portare aiuti umanitari alla popolazione affamata sotto l’egida dell’ONU, furono massacrati, uccisi, fatti a pezzi e mangiati dai rivoltosi congolesi.
In breve i fatti – il Congo Belga sta per ottenere la libertà dal Governo di Bruxelles e, come succede in questi casi, c’è un periodo di transizione dove si mettono in atto tutte quelle cose necessarie alla gestione dell’indipendenza (gli accordi sul futuro governo, la bozza di costituzione che in Paese democratico deve varare, coinvolgere la civiltà civile alla gestione della “cosa pubblica”) . Si formarono tre partiti, tutti nati – come succedeva e succede in Africa – su base tribale: i “bakongo”, capeggiati da Joseph Kasavubu che dell’ex Congo Belga doveva diventare Presidente: i “batetela” il cui leader era Patrik Lumumba, candidato a diventare Primo Ministro; e i “lunda” di Moise Ciombè. Il più invasato era Lumumba che predicava l’odio contro i bianchi e che fece stragi di coloni. La repressione belga fu durissima e in tutto questo contesto, per non essere coinvolto nella guerra che si combatteva tra il Belgio e i miliziani di Lumumba – cui si unì anche Kasavubi – Ciombè dichiarò l’indipendenza della Regione del Katanka! Di fatto si tirava fuori dalla guerra mirando a salvaguardare il suo popolo.
Contro la decisione di Ciombè si schierò l’ONU, su pressione degli Stati terzomondismi (a dimostrazione di quanto inutile sia l’organizzazione del “palazzo di vetro”). I katankesi affrontarono i baschi blu in una memorabile battaglia e li sconfissero. Nel gennaio 1961 fu ucciso anche Lumumba.
In Italia – Il Governo Fanfani si schierò con l’ONU contro il Katanka (incise nella decisione la scelta di centrosinistra che s’era fatta dopo il Governo Tambroni) dissociandosi – di fatto – dalle posizioni europee e americane.
Il governo, sentendosi isolato dalla comunità occidentale, cercò,come si usa dire, di salvarsi in corner, ed inviò aiuti alle popolazioni delle tre etnie che ormai da oltre un anno erano in guerra.
L’aereo con gli aiuti atterra all’aeroporto di Kindu e qui succede quello che nessuno temeva ma che alcuni prevedevano. Il resto l’ho detto all’inizio, inutile tornarci sopra.
(fine prima parte)
Io nel ‘60 avevo otto anni, ero un imbecille originale, ma con una memoria di ferro. Cosa che, molti anni dopo, ai miei violenti genitori è spiaciuta molto. Sei anni dopo il ‘60 avevo i capelli lunghi e frequentavo il circolo degli anarchici, in una voglia di piantar unghie nella libertà che credevo dovesse essere assoluta prima di essere relativa. Undici anni dopo il ‘60 lavoravo come disegnatore di impianti di telefonia. Tredici anni dopo il ‘60 partivo per l’oriente in treno e camion stop per verificare la mia immunità alle malattie virali che avrebbero punteggiato la mia esistenza demolendomi un fegato che credevo di non avere. Io ho amato quegli anni, anche se non per la violenza familiare subita, e leggerò volentieri il tuo diario, chiedendomi cosa o chi possa averti consigliato di smettere di scriverci sopra. Ciao
Bei tempi 60 e 70 ( io sono nati nel 1956),ho notato che la tecnologia in questi 50 anni non ha fatto passi da gigante , ma solo passettini
« Miloud Oukili : Un angelo vestito da clown! (V. Giraudo) Next Post
La scuola di Beslan (di Evghenij Evtushenko) »
Beh… un simpatico ed interessante tuffo nel passato. Ogn itanto fa bene rammentare il passato per migliorare il futuro!