Eh sì, solo una trentina di anni fa in fondo. Ma era un altro mondo.

I genitori attendevano dietro i vetri delle finestre il ritorno dei figli ed i cellulari ancora non ci avevano condannato alla “libertà vigilata”. L’Italia intera non sognava ancora il 6 al super enalotto ma il 13 della Sisal. E la “vespa special 50” portava a spasso le illusioni delle nuove generazioni. Le prime che non aveva patito gli stenti del dopoguerra.

E’ in questo quadro cosi lontano da noi che nasce il fenomeno delle frequenze libere che diventarono presto la voce di una generazione che voleva farsi sentire. Dire la propria in un teatro in cui andarono in scena le vite semplici dei ragazzi di quegli anni, i loro sogni, le disillusioni, i loro

amori e le loro colonne sonore.

Era la fine del 1976, inizi del 1977 a Napoli. Possiamo solo immaginare il passaparola che correva nei bar della città. E conoscendo la velocità con cui circolano le notizie anche nei centri non proprio piccoli, non dovette passare molto tempo prima che in tutte le case i tuner delle radio fossero sintonizzati sulle frequenze di Radio Break Campania, la radio dove Gilbert presenta per la prima volta “L’uomo della notte”.

Questo personaggio che parlava alla radio e incantava gli ascoltatori… Molto più allora che oggi, perché il conduttore radiofonico doveva il suo fascino al mistero. Oggi ormai tutti sanno cos’è il lavoro del  conduttore, facilmente si riesce a fare o a provare il mestiere, la sua faccia è su Internet, oppure in tv. Una volta era un personaggio molto più misterioso e inafferrabile. Il dj era anche un lavoro del tutto nuovo. Nuovo e poco credibile.

Gilbert, ti ho letto come “ambasciatore romantico” della musica melodica italiana, quella che ha fatto innamorare centinaia di cuori. La stessa che è ancora capace di far palpitare i cuori più romantici.

Una novità che sicuramente trasmetteva anche forte curiosità dove il contatto con il pubblico e la sua partecipazione rendevano possibile il miracolo dello scambio di emozioni. Perché è pura bellezza di sensazioni. Come non comprendere le tante ascoltatrici della radio libera che ovviamente, si affezionavano al conduttore per il quale, fare la dedica o recitare una sua poesia, significava essere felice perché con il proprio programma si rendeva felice qualcuno.

Grazie Gilbert per questo viaggio nella memoria e nei ricordi percorso con te che hai vissuto la conquista dell’etere, dei suoni e delle parole, delle maratone radiofoniche notturne e delle dediche, della militanza politica e della libertà dell’informazione. Serbatoi importanti per le future esperienze radiofoniche private. E che ci fanno amare la radio come cantava in una canzone Eugenio Finardi: “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente. Se una radio è libera, ma libera veramente mi piace anche di più, perché libera la mente”.

Luciana Fusco

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