Carissimi lettori,

intervengo in questo blog per condividere con voi una mia teoria ed inizio, per questo, col raccontarvi un po’ quello che mi capitò tempo fa.

In diverse occasioni conobbi persone che avevano avuto problemi esistenziali, e, discutendo con loro, iniziai un mio percorso per verificare quanto potesse essere d’aiuto la poesia nell’ alleviare e nel confortare le persone in un momento di disagio.

Dopo aver preso contatto e conosciuto bene le persone in questione, iniziai a proporre le mie poesie, ed a parlare di poesia in generale.

Mi stupii come queste persone, comprensibilmente molto negative per via del loro stato, tendevano a rinfrancarsi nel leggere tali versi.

Caso per caso, adottavo il semplice contatto via sms, per essere più riservati, e anche perché, si sa, attraverso questo modo di comunicare ci si sente un po’ protetti, un po’ come in teatro ci si sente protetti dalla maschera.

Ma veniamo ad alcuni esempi di cui non citerò i nomi delle persone coinvolte, naturalmente.

Una donna, affranta dal dolore della malattia del figlio in fase terminale, dichiarava che senza di lui non avrebbe resistito molto e che lo avrebbe seguito.

In questo caso, iniziai il dialogo con delle poesie che elogiavano alle cose belle e il mondo che ci circonda, poi proseguii con poesie d’amore, in ultimo le inviai una mia poesia dal titolo “SUICIDA” .In quel momento, la donna mi chiese: “Ma tu, ci hai mai provato?!”….

Risposi: “Certo che no!”…”Deve essere tremenda una fine così”…rispose lei.

Qui, si capisce la forza della parola, perché, più che la poesia, viene interpretata la parola: il soggetto capisce la densità della sensazione che il poeta declama, poiché si trova vicino ad un problema che sente solo suo, ma che non è più solamente suo, e si preoccupa che questo sia causa del suo disagio.

Posso dire che la donna affrontò serenamente la scomparsa del figlio, e che non trova più così negativa né la vita né la morte.

Altro esempio che vorrei farvi presente, fu quella volta che conobbi una poetessa, in occasione di una cerimonia per un concorso; questa persona mi dichiarò che ebbe modo di iniziare a scrivere poesie dopo una vita di maltrattamenti e soprusi, prima dal padre, poi dal suo uomo, e, in un momento che stava per toccare il fondo, prese foglio e penna ed incominciò a scrivere, scrivere, ed infine mise in ordine tutti questi scritti e ne compose una prima silloge.

Aveva letto molte poesie, prima, ed il suo primo lavoro era un susseguirsi di sensazioni di libertà, di incontro con la luce della poesia.

Certo è che la parola, la poesia, è quell’intimo pensiero che ci sta a fianco al cuore. E’ con intensità emozionale e sensibilità che i poeti ci aiutano a trovare noi stessi, nelle cose semplici.

Quando Dante dice:” Mi ritrovai in una selva oscura”, non vuol dire solo che si trova in un bosco fitto e buio, ma anche che ” Io mi ritrovo nel buio della mia interiorità”, e questo lo fa attraverso la pura poesia.

Per questo sostengo che il potere della poesia può essere d’aiuto alla cura delle malattie post depressive: leggere o scrivere aiuta ad uscire dal nostro interiore oscuro.

GAN

(Giovanni Andrea Negrotti)

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