Posted by Simone Fieni.
Posted by Simone Fieni.
La cura delle malattie post-depressive attraverso la poesia (GAN)
Carissimi lettori,
intervengo in questo blog per condividere con voi una mia teoria ed inizio, per questo, col raccontarvi un po’ quello che mi capitò tempo fa.
In diverse occasioni conobbi persone che avevano avuto problemi esistenziali, e, discutendo con loro, iniziai un mio percorso per verificare quanto potesse essere d’aiuto la poesia nell’ alleviare e nel confortare le persone in un momento di disagio.
Dopo aver preso contatto e conosciuto bene le persone in questione, iniziai a proporre le mie poesie, ed a parlare di poesia in generale.
Mi stupii come queste persone, comprensibilmente molto negative per via del loro stato, tendevano a rinfrancarsi nel leggere tali versi.
Caso per caso, adottavo il semplice contatto via sms, per essere più riservati, e anche perché, si sa, attraverso questo modo di comunicare ci si sente un po’ protetti, un po’ come in teatro ci si sente protetti dalla maschera.
Ma veniamo ad alcuni esempi di cui non citerò i nomi delle persone coinvolte, naturalmente.
Una donna, affranta dal dolore della malattia del figlio in fase terminale, dichiarava che senza di lui non avrebbe resistito molto e che lo avrebbe seguito.
In questo caso, iniziai il dialogo con delle poesie che elogiavano alle cose belle e il mondo che ci circonda, poi proseguii con poesie d’amore, in ultimo le inviai una mia poesia dal titolo “SUICIDA” .In quel momento, la donna mi chiese: “Ma tu, ci hai mai provato?!”….
Risposi: “Certo che no!”…”Deve essere tremenda una fine così”…rispose lei.
Qui, si capisce la forza della parola, perché, più che la poesia, viene interpretata la parola: il soggetto capisce la densità della sensazione che il poeta declama, poiché si trova vicino ad un problema che sente solo suo, ma che non è più solamente suo, e si preoccupa che questo sia causa del suo disagio.
Posso dire che la donna affrontò serenamente la scomparsa del figlio, e che non trova più così negativa né la vita né la morte.
Altro esempio che vorrei farvi presente, fu quella volta che conobbi una poetessa, in occasione di una cerimonia per un concorso; questa persona mi dichiarò che ebbe modo di iniziare a scrivere poesie dopo una vita di maltrattamenti e soprusi, prima dal padre, poi dal suo uomo, e, in un momento che stava per toccare il fondo, prese foglio e penna ed incominciò a scrivere, scrivere, ed infine mise in ordine tutti questi scritti e ne compose una prima silloge.
Aveva letto molte poesie, prima, ed il suo primo lavoro era un susseguirsi di sensazioni di libertà, di incontro con la luce della poesia.
Certo è che la parola, la poesia, è quell’intimo pensiero che ci sta a fianco al cuore. E’ con intensità emozionale e sensibilità che i poeti ci aiutano a trovare noi stessi, nelle cose semplici.
Quando Dante dice:” Mi ritrovai in una selva oscura”, non vuol dire solo che si trova in un bosco fitto e buio, ma anche che ” Io mi ritrovo nel buio della mia interiorità”, e questo lo fa attraverso la pura poesia.
Per questo sostengo che il potere della poesia può essere d’aiuto alla cura delle malattie post depressive: leggere o scrivere aiuta ad uscire dal nostro interiore oscuro.
GAN
Carissimo GAN, finalmente vedo pubblicato questo tuo pensiero di cui avevamo parlato telefonicamente, che condivido appieno!
E’ vero, poeta e/o scrittore è colui che sa creare valore, che può veramente aprire gli occhi ed il cuore della gente, che può far vedere le cose sotto uan nuova prospettiva, che sa far riflettere, che sa costruire.
Perché la parola ha un potere immenso…
Ringrazio PEPPINO e VALTER, per i loro commenti, credo che la poesia, da chiunque sia scritta, poeta o pseudo poeta, sia data da quell’entita’che non arriviamo a comprendere ma che essa e’ in noi e ci invia dei segnali, un po’ come dire che nel nostro cervello si nasconde quel qualcosa che e’ parte di tutto l’universo, quel mondo parallelo che sappiamo esistere ma non sappiamo dov’e',e attraverso la parola il poeta esprime messaggi che le vengono inviati anche da altri luoghi, azzardo a dire quasi come un medium.
Il poeta e’il viaggiatore del paesaggio dell’animo, egli sa entrarvi con una semplice password chiamata POESIA.
GAN
GAN, hai introdotto un bel tema: la poesia come terapia. In un contesto in cui il farmaco più venduto è il Tavor, la parola diventa ancora una chiave utile ed indispensabile. Attualmente i filosofi tentano questa strada e c’è proprio una scuola apposita.
Ma io credo, come te, che la password sia la poesia e su questo concordava anche Heidegger, il filosofo di ESSERE E TEMPO. Cito solo per dire che, pensatori ” illustri “, la pensavano così, e potrei andare avanti. Bello quel poeta ” viaggiatore del paesaggio dell’anima”. In un contesto mercificato, almeno qua, voltiamo pagina, io ci sto. Ok.
Bene! Allora, visti i pareri unanimi e favorevoli, lottiamo tutti insieme per diffondere sempre più la poesia e qualunque altra forma di scrittura come terapia!
Grazie a Simone per permettere tutto ciò! In fondo, i complimenti a Simone per l’ottimo lavoro scarseggiano un po’…
Valter, purtroppo nessuno è profeta in patria, ma io mi associo. Simone lo vedo quasi tutti i giorni, sono il padre, ma sono convinto che piano piano, del resto il tempo ci vuole per tutto, tutti saranno più sensibili a questa professionalità che, comunque, ha costruito un’ identità del sito, dando agli autori la possibilità di esprimersi, in senso lato.
Certo, il tempo ci vuole per ogni cosa. Ma è giusto riconoscere il buon operato di chiunque… senza polemiche ovviamente! Anzi… stimo Simone ed il suo lavoro…
Interessante argomento! Condivido l’analisi proposta da GAN e aggiungo una mia testimonianza.
Nella mia famiglia, si perpetua una discendenza artistica secondo me genetica, ma i miei fratelli, non mostrano propensioni in quel settore.
Ho sempre scritto fin da piccolina, ma la mia prima silloge poetica è frutto di tre anni molto difficili: la separazione a cui è seguito il divorzio.
La scrittura si è rilevata un’autoterapia efficace e ciò che esprimevo, rendeva consapevole il divenire, in crescendo, della mia nuova vita.
Un ritrovarsi, testimoniato da parole impresse su carta e nel cuore.
I lettori? Mi hanno riferito che il percorso poetico, li conduceva per mano verso la speranza, la forza della vita.
Chi ha letto, mi ha detto: “E’ stato un bel viaggio interiore e ne sono uscito con qualcosa in più, qualcosa che è restato”.
Esiste infatti l’arteterapia e io, che ho esperienze teatrali e pittoriche, posso confermare.
Buone vacanze e…buona lettura!
Maristella
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Ho sempre sostenuto, dicendolo anche all’apertura di questo sito, che la scritura è anche una terapia. Ma l’ideatore del training autogeno, diciamo la faccia occidentale dello yoga, Schultz, nei suoi due poderosi volumi, in cui spiega la sua ricerca, lo dice chiaro. Dopo la terapia di training autogeno, qualcuno è diventato poeta, quindi vale anche il contrario. Ma anche la psicoanalisi, attraverso l’associazione, per arrivare all’inconscio, utilizzando in partricolare, l’interpretazione dei sogni, arriva alle stesse conclusioni. Quindi la cura di quasi tutte le psicopatolgie può essere tentata con la poesia, sicuro. E’ proprio così. Questa è la prova che la poesia, qualunque essa sia, viene da lì, da quel profondo a cui ognuno può dare il nome che vuole, se non è d’accordo con Freud e Jung, ecc.