Posted by Simone Fieni.
Posted by Simone Fieni.
Riflessioni socio–antropologiche sui giovani dell’ odierna societa’ dei consumi (V.Sartarelli)
Tra i problemi che assillano la nostra società e che sono quindi al centro di dibattiti , conferenze e studi da parte di sociologi, educatori, giuristi e legislatori, c’è l’espressione di un disagio generazionale che attraversa obliquamente tutto il tessuto sociale del Paese.
Nell’ambito, poi, di questo disagio generico, è ancor più avvertita l’espressione di un “disagio giovanile” che è alla base di taluni comportamenti asociali e spesso delinquenziali di alcune frange di giovani e che, purtroppo, si estendono pericolosamente nell’ambito generazionale più giovane della nostra società costituito da intere genie di ragazzi e di adolescenti.
Il quadro sociale che si presenta agli “addetti ai lavori” non è dei più rosei e, certamente, di difficile interpretazione esaustiva. Le difficoltà vanno dal degrado ambientale alla corruzione politica, alle mancate integrazioni multi etniche, alla crisi nel mondo del lavoro, al dilagare preoccupante della criminalità, alla illusoria prospettiva di benessere e di buona qualità della vita, fondata esclusivamente sul consumo e sulla ampia disponibilità economica e finanziaria.
Nella società di oggi, una cultura dell’immagine e dell’apparire, il crescere dei messaggi negativi che giungono ai giovani minori dal mondo degli adulti e ingenerano il sorgere di miti utopistici, alimentando comportamenti di violenza gratuita, il “bullismo” è uno di questi effetti deleteri.
La cultura della legalità, i principi di rettitudine e solidarietà, “le regole” del vivere in comune ed il rispetto degli altri, tutti corollari di una società sana e progredita, sono sempre stati proposti e mai realmente attuati.
La causa determinante di questo fallimento di “obiettivi” viene identificata nella mancanza o, se si vuole essere più comprensivi, nella scarsa collaborazione di due pilastri motori essenziali e necessari: la famiglia e la scuola.
La scuola di oggi, purtroppo, è troppo disattenta ed è diventata quasi “obsoleta” e inadeguata alle problematiche esistenziali di sviluppo e di progresso delle nuove generazioni. Essa tenta e si limita a esercitare generiche e normali attività didattiche e far rispettare superficiali norme di comportamento, quando vi riesce ed è incapace di farsi carico del profondo malessere degli adolescenti, della loro esigenza di senso della vita e, a volte, della loro solitudine.
La famiglia, poi, anch’essa un po’ disattenta e superficiale, delega alla scuola la sua funzione educativa, in una realtà sempre più critica, complessa e di difficile comprensione sociale. Infine, a voler trarre delle conclusioni, l’intera società è attraversata da una profonda crisi di valori fondanti e fondamentali e, poiché la società siamo “tutti noi”, nessuno può esimersi dalle proprie responsabilità, ciascuno quindi, è auspicabile, faccia la sua parte per quello che gli compete perché, la complessità del mondo giovanile e i suoi mutamenti generazionali, esigono, una improcrastinabile, urgente e necessaria attenzione, costante ed impegnata e non, soltanto, episodica.
L’articolo è interessante, ma certamente non esaustivo.
La famiglia è il primo nucleo sociale, mentre la scuola è il secondo. Errato, secondo me, generalizzare in negativo. E’ la cosa che più mi fa innervosire poichè la ritengo ingiusta verso quei validi operatori che agiscono in positivo, anche contro tutto e tutti, il cui intervento incisivo non viene valorizzato. Ritengo che della scuola debbano parlare i diretti interessati, cioè chi insegna, poichè dal di fuori non si sa neanche cosa accade effettivamente. La scuola dovrebbe oggi assolvere a quello che le famiglie non riescono più a gestire: l’educazione e la formazione dei propri figli. Anche qui abbiamo genitori attentissimi ed altri quasi totalmente assenti e, guarda caso, genitori dei casi più problematici.
Peppino, sicuramente di teorie ne abbiamo studiate tante, ma chi vive la realtà in prima persona, ha bisogno di fatti concreti e, a volte, siamo impotenti di fronte a gravi problemi di disagio famigliare.
Figurati io che sono ins.te di Sostegno, quante ne potrei raccontare! Di chi la colpa? Dovremmo scrivere un intero trattato.
Spesso sono gli adulti quelli che hanno più bisogno di aiuto, per apprendere ad essere genitori.
L’articolo è interessante e pone diverse riflessioni.
Ciao!
Maristella
Caro Peppino t’invito ad osservare i giovani direttamente nella scuola dove insegno, staccando, se ci riesci, da tutte le teorie conosciute. Osservare e rilevare, quello che noi ins.ti facciamo ogni giorno.
I giovani sono assenti e obesi in senso lato. E perchè lo sono? Per causa di se stessi, quindi nessun problema psicologico ne’ pedagogico ne’ socio ambientale? E tutti gli studi svolti in questi ambiti, che valore hanno nella riflessione socio-antropologica? Forse dovrebbe intervenire uno psicologo e un pedagogista. Si potrebbe aprire un vasto e vario confronto di idee già, perchè a me hanno insegnato che la realtà occorre osservarla da più punti di vista.
Non credete che vi siano altre risposte e altre riflessioni?
Grazie!
Un caro saluto
Maristella
Allora apriamolo questo dibattito Maristella, io ci sto. Chi è direttamente a contatto con i giovani e osserva attentamente i cambiamenti che fanno nel tempo. Li guarda sicuramete dentro e ne sente gli umori e gli ” odori”. Le teorie psicologiche, pedagogiche, antropologiche, sono, come sempre, il nostro riferimento, spesso deludente. I fatti? Facciamoli parlare, parlano mediati dall’ossevazione che, nel tuo caso, è professionale. Sicuramente non c’è prova più prova di questa. I giovani oggi, forse, sono proprio in prova. Non a caso ho usato tre volte la parola prova. Pensaci: giovani e prova non sono diventati quasi sinonimi? O sono tutte e due anonimi nella nostra nuova semantica e il senso è diventato, pericolosamente, privo di senso?
Credo che per aprire un dialogo ognuno di noi non dovrebbe pensare d’insegnare qualcosa all’altro. Cogliere dalle conoscenze ed esperienze attraverso il confronto con chi è esperto in un determinato ambito, ci permette di ricevere nuovi stimoli, aprendo a nuove riflessioni. Premesso questo, ognuno di noi ha competenze specifiche nel campo in cui si è formato e ha meno o alcuna conoscenza in altri ambiti. Dico questo perchè il confronto con l’altro può esserci se si ha un’apertura mentale che permette di rivedersi, in chiave di crescita rispettiva, attraverso un confronto in cui non prevale nessuno.
Tornando all’argomento giovani, mi viene in mente una frase ascoltata in uno dei tanti corsi di formazione sull’handicap: ” Tutti vogliono studiarci, tutti parlano di noi, ma c’è qualcuno che ci ascolta?”
Cito dal testo ICF, elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo sette anni di studi: “Il costrutto di base dei Fattori Ambientali è la funzione facilitante o ostacolante che il mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti può avere sulle persone”. Confrontiamo la teoria con la realtà. A quanto rilevo sì, è vero. Dalle osservazioni che seguito a fare da ventotto anni, i ragazzi problematici, hanno alle spalle famiglie con seri problemi. Molti casi che seguo nell’attività di sostegno, risultano avere difficoltà di apprendimento dovuti a gravi disagi, ad abbandono, a violenze fisiche che hanno avuto come conseguenze blocchi psicologici tali da bloccare i livelli evolutivi, creando disturbi di livello elevato sia comportamentali, sia relazionali. Tenete conto che ho seguito casi di abusi sessuali da parte di padri e di pedolfili.
Un ambiente positivo, dal punto di vista formativo, è sicuramente alla base per un equilibrato sviluppo psicofisico.
Riflettiamo sulla nostra esperienza personale, sui nostri ricordi di gioventù e troveremo conferma in ciò che è segnato nella nostra mente.
La parola ai giovani!
Maristella
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Sartarelli dice: riflessioni socio-antropologiche sui giovani oggi. Ora, se si parla di antropologia culturale e sociologia attuale, “Teoria dei sistemi generali di Luhman ” o Teoria dell’agire comunicativo di Habermas o l’ antropologia di Claude Levy Strauss, se si scrivono così, ci si trova nell’autoriferimento totale. Tutti i sistemi, anche quelli primitivi, sono autoriferiti.
Allora i giovani diventano un sistema senza scusa, nè la famiglia, nè la scuola, sono i responsabili di un collasso del sistema generale, perchè proprio loro, i giovani, sono assenti e obesi, in senso lato, per giunta privi del coraggio che il cambiamento sempre esige. Basta guardare la storia, anche recente. Basta con le giustificazioni! Utile, su questo, leggere Gadamer.