Tra i problemi che assillano la nostra società e che sono quindi al centro di dibattiti , conferenze e studi da parte di sociologi, educatori, giuristi e legislatori, c’è l’espressione di un disagio generazionale che attraversa obliquamente tutto il tessuto sociale del Paese.

Nell’ambito, poi, di questo disagio generico, è ancor più avvertita l’espressione di un “disagio giovanile” che è alla base di taluni comportamenti asociali e spesso delinquenziali di alcune frange di giovani e che, purtroppo, si estendono pericolosamente nell’ambito generazionale più giovane della nostra società costituito da intere genie di ragazzi e di adolescenti.

Il quadro sociale che si presenta agli “addetti ai lavori” non è dei più rosei e, certamente, di difficile interpretazione esaustiva. Le difficoltà vanno dal degrado ambientale alla corruzione politica, alle mancate integrazioni multi etniche, alla crisi nel mondo del lavoro, al dilagare preoccupante della criminalità, alla illusoria prospettiva di benessere e di buona qualità della vita, fondata esclusivamente sul consumo e sulla ampia disponibilità economica e finanziaria.

Nella società di oggi, una cultura dell’immagine e dell’apparire, il crescere dei messaggi negativi che giungono ai giovani minori dal mondo degli adulti e ingenerano il sorgere di miti utopistici, alimentando comportamenti di violenza gratuita, il “bullismo” è uno di questi effetti deleteri.

La cultura della legalità, i principi di rettitudine e solidarietà, “le regole” del vivere in comune ed il rispetto degli altri, tutti corollari di una società sana e progredita, sono sempre stati proposti e mai realmente attuati.

La causa determinante di questo fallimento di “obiettivi” viene identificata nella mancanza o, se si vuole essere più comprensivi, nella scarsa collaborazione di due pilastri motori essenziali e necessari: la famiglia e la scuola.

La scuola di oggi, purtroppo, è troppo disattenta ed è diventata quasi “obsoleta” e inadeguata alle problematiche esistenziali di sviluppo e di progresso delle nuove generazioni. Essa tenta e si limita a esercitare generiche e normali attività didattiche e far rispettare superficiali norme di comportamento, quando vi riesce ed è incapace di farsi carico del profondo malessere degli adolescenti, della loro esigenza di senso della vita e, a volte, della loro solitudine.

La famiglia, poi, anch’essa un po’ disattenta e superficiale, delega alla scuola la sua funzione educativa, in una realtà sempre più critica, complessa e di difficile comprensione sociale. Infine, a voler trarre delle conclusioni, l’intera società è attraversata da una profonda crisi di valori fondanti e fondamentali e, poiché la società siamo “tutti noi”, nessuno può esimersi dalle proprie responsabilità, ciascuno quindi, è auspicabile, faccia la sua parte per quello che gli compete perché, la complessità del mondo giovanile e i suoi mutamenti generazionali, esigono, una improcrastinabile, urgente e necessaria attenzione, costante ed impegnata e non, soltanto, episodica.

Vittorio Sartarelli

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