L’impianto, come si vede, è di ispirazione futurista, una corrente artistica che, in questo periodo, mi interessa molto e attorno alla quale sto lavorando.

La struttura della poesia, descrive un CILINDRO ( lo spazio ), però ricorda anche una CLESSIDRA (il tempo); l’UOMO è al centro, ma senza forzature enfatiche.

In definitiva, però, c’è qualcosa di sottofondo, che non emerge in modo palese, che dovrebbe ricordare un’arpa, comunque uno strumento a corda.

Il riferimento è, con intenzione assolutamente palese, ad un’opera scultorea, che ho avuto modo di vedere, dedicata al grande artista napoletano, nonché mio vecchio amico, lo scultore Giovanni De Vincenzo, “Nino”, in occasione della celebrazione in laude magistris voluta nel 2008 da alcuni artisti che si sono riconosciuti nella sua scuola indipendentemente dal fatto che fossero stati o meno suoi allievi, in particolare lo scultore Ernesto Pengue, autore anche dell’opera suddetta, alla quale la poesia stessa si ispira .

Ho riportato i materiali normalmente utilizzati dal maestro De Vincenzo, come a me indicati da sua figlia Clelia, nello stesso preciso ordine in cui mi sono stati dati, convinto come sono che “i segni” hanno un loro significato recondito, che non va mai manipolato.

Ho aggiunto, le parole, i pensieri, i versi che, d’istinto, pensando all’amico Nino, mi si presentavano sul foglio.

Ma questo non ha importanza decisiva. Non bisogna guardare alle parole. Avrebbero potuto essere altre, o diversamente disposte, o avrei potuto aggiungerne altre (non mancano: il bene il male, i sogni ecc. – peraltro è nel costrutto d’insieme il senso onirico).

Quello che importa è il suono in se stesso delle parole (come tra vari violini o, appunto, lire, arpe, chitarre, nessuno andrebbe mai a preoccuparsi dei singoli materiali, ma piuttosto di come vibrano, che cosa trasmettono) e il suono che chi legge riesce a trarne.

Ho, successivamente, immerso il tutto nei 4 elementi fondamentali ACQUA, TERRA, FUOCO, ARIA come si può notare guardando con attenzione l’immagine scannerizzata.

Alberto Liguoro

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