Posted by Simone Fieni.
Posted by Simone Fieni.
La Pace nel Mondo
Inauguriamo con questo articolo firmato da Vittorio Sartarelli la rubrica del blog GLI AUTORI ED I LORO CUORI. Si tratta di contributi che gli scrittori presenti sul nostro sito danno sugli argomenti più vari, anche di attualità.
Se volete, lasciate i Vostri commenti alla fine dell’ articolo, oppure mandate i Vostri contributi alla mail inviotesti@gliautori.it.
Buona lettura !
LA PACE NEL MONDO: ANELITO E SPERANZA DI TUTTI I POPOLI
Un tema, quello della Pace, che appare complesso nella sua implicazione storica, culturale, politica e, altrettanto, complesso nel contesto morale e psicosociale.
Per parlare di un tema così universale che appare, purtroppo, strettamente collegato a quello ugualmente importante della guerra e per questo, tanto dibattuto e sviscerato da sociologi, politici, uomini di cultura, scrittori e poeti, mi pare essenziale ed emblematica sul concetto di pace, riportare una breve poesia di Bertolt Brecht:
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Tra i vincitori
faceva la fame la povera gente.
Ugualmente.
Nella storia dell’umanità, infatti, l’uso della violenza è sempre stato strettamente intrecciato con la ricerca della Pace, l’umanità ha sempre vissuto e tuttora vive la tragica esperienza della violenza, quale estrema manifestazione di uno stato di conflittualità. Brecht vuole dire che la guerra che è poi l’esaltazione estrema della violenza non risolve nulla; gli sconfitti patiscono la fame come i vincitori perché ambedue sono nella distruzione e nella miseria: la povera gente soffre ugualmente, anche se il suo paese vince.
Il termine pace, nella sua ecumenicità esprime, in senso psicologico, la pace interiore, in ambito sociologico, indica l’assenza di violenza diretta tra individui o organizzazioni collettive. Più chiaramente, la pace viene considerata un valore universalmente riconosciuto che sia in grado di superare qualsiasi barriera sociale ed ogni pregiudizio ideologico.
L’umanità si è sforzata e continua a fare sforzi per mantenere la pace, purtroppo esistono tanti altri fattori contingenti che sembrano congiurare contro di essa. La pace è considerata come una condizione necessaria per la realizzazione di alti valori come la giustizia, la libertà, il benessere, l’uguaglianza.
Spesso nel mondo occidentale, culla del sapere giuridico e filosofico dei diritti umani e civili, quando l’assunto dei diritti umani si deve tradurre in azioni, in comportamenti e strategie, nascono le reticenze, le doppie verità, i doppi binari, i distinguo, pur di stabilizzare equilibri politici instabili e precari, pur di salvaguardare interessi di varia natura.
Ma allora, la pace è possibile e, soprattutto, essa sarà durevole e mantenuta tale? Questa è la sfida che tutti debbono cercare di vincere, ad ogni costo, altrimenti non c’è futuro per l’umanità. Certo considerando solo alcuni dei fattori avversi, come 854 milioni di uomini che soffrono la fame, come la crescita esponenziale delle spese militari – ca. 1.158 miliardi di dollari nel 2006 – contro i 37 miliardi spesi per combattere la sete, i 24 miliardi per debellare la fame, i 5 miliardi per combattere l’analfabetismo e i 3 miliardi per l’immunizzazione contro le malattie infettive, questi non ci confortano molto. Quali possibilità di pace noi abbiamo se si perpetuano e s’inaspriscono le disuguaglianze sociali basate sull’etnia, sulla religione, sull’identità nazionale e sulla diversa redditività? In teoria, purtroppo poche.
La pace significa molte cose, per esempio il rispetto dei bambini che magari hanno la pelle più scura. Bisogna imparare a rispettare tutti, anche quelli che non sono come noi e aiutare chi ne ha bisogno, per esempio gli anziani che sono soli e non hanno nessuno che li possa aiutare. Bisogna impegnare un po’ del nostro tempo per dare una mano a chi è in difficoltà, liberarsi dell’egoismo è Pace. E’ necessario essere buoni e giusti con chi ci circonda e donare agli altri non solo cose materiali, ma soprattutto amore a chi non ha niente perché bisogna seminare la Pace.
Si deve lottare per ottenere la Pace, non con le armi ma con la forza di volontà e l’amore. La Pace è una pianta che alberga dentro il nostro cuore e non bisogna farle mancare la luce perché, altrimenti, morirà. La Pace è tutto ciò che serve al mondo.
Occorre una forte mobilitazione, oggi più di ieri, affinché le forze della Società civile esercitino una consistente pressione sui governi, sulle classi politiche, sui cittadini perché, a tutti i livelli della Società, si instauri stabilmente quella Cultura della Pace che rappresenta il maggiore impegno da parte di una Società che vuole essere civile. Indubbiamente, l’affermazione di questa cultura richiede e richiederà un lungo e sofferto iter educativo, soprattutto, rivolto alle nuove generazioni.
I principi che reggono questa cultura debbono essere inculcati nei giovani, dalla famiglia, dalla Scuola, dalle Istituzioni e da tutti quanti noi, ciascuno faccia la sua parte e alla fine, ciascuno potrà dire di sentirsi in pace con sé stesso e con gli altri.
Mai come oggi, infatti, nel nostro paese pur nelle contrapposizioni ideologiche che sono alla base delle riforme dei corsi di studio, nella Scuola è giunta ed è presente una forte domanda di educazione alla democrazia, ai diritti umani, alla legalità, alla tutela dell’ambiente e della salute, alla tolleranza, alla libertà, alla solidarietà, alla identità interculturale e, quindi, alla Pace.
Sono questi i valori che ampliano ed arricchiscono i contenuti dell’educazione civica e si traducono nell’educazione ai valori etici, sociali, civili e politici.
La Scuola deve diventare il centro di un “progetto di vita” in cui il giovane viene educato all’accettazione di sé e degli altri, uguali o diversi, ed alla conoscenza della realtà socioculturale in cui vive.
Questa è la sfida che dobbiamo cogliere perché: “Tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace” (Papa Pio XII, 1939)- “…la pace non si improvvisa, ma richiede un’educazione fatta di saggi insegnamenti e di validi modelli in famiglia, nella scuola e in ogni ambiente della società.” (Giovanni Paolo II 30 gennaio 2005).
Vittorio Sartarelli
è sera
con gli occhi con la mente
in te sovrano ed assassino
s’addormono l’infami tuoi pensieri
consacrati
dei bimbi il corpo dilaniato offeso
eviscerato inquisito ripudiato
il sacro latte di tua madre
quello che hai infangato ucciso
ma dei figli miei
quelli che da mostro immondo
o da infame vivisettore hai stuprato
quale altro dio dalla croce
me li depone
(Sal Messina)
AMA LA VITA
Ama la vita che ti appartiene,
i sogni che innaffiano i giorni tuoi
come l’acqua i fiori a primavera,
l’alba che si affaccia al mattino
e alita leggera sul volto nel desio dell’amore.
Ama i ricordi che affollano la mente
e si dileguano nel tenue rossore del tramonto,
la speranza che sboccia delicata nel vellutato vermiglio
di una rosa madida di rugiada.
Ama, ama la vita che ti appartiene,
il suo prezioso gocciolare dall’anfora del tempo,
la fugacità degli attimi che scivolano lungo gli anni
che ti invecchiano di sapienza,
il suo fluire come le acque d’un ruscello,
nel riverbero di luci e ombre senza ritorno.
Ama, ama la vita che ti appartiene,
il sole e la luna che svegliano e addormentano il giorno,
il mare e la terra che celano i suoi segreti più belli,
ama la vita che non torna…
la gioia che lucida gli occhi
nell’arcobaleno che fende il cielo
di strali di pace e di speranza.
Ama la vita,
ama la vita che ti appartiene,
accendi fiaccole d’amore…
spegni i fuochi di guerra!
Maria Rita Cuccurullo
Gioventù
Gioventù tempestosa,
chi ti rapì ideali,
chi ti rese un deserto,
chi ti fece naufragare
alla balìa dell’onde?
Gioventù lontana dalla meta,
solo mare all’orizzonte,
tanto da disperare approdi.
vesto ali di cielo
apro le braccia
lo sguardo rassegnato
dove solenne è l’infinito
estasiato
vesto ali di cielo
memore
la grazia delle mie montagne
rimembro
degli innocenti il sangue
le carni dissacrate
così
ora pietoso il passo
oso
l’eternità dei bimbi
stuprati in croce
ed ancora
ho lacrime di ghiaccio
al sole si ristora
bianca è la neve al ramo
traspare
al sole si ristora
intona
concerta
dove più alto è il monte
vive in armonia
gocciola
l’accoglierà la terra
nicchia di casa mia
l’alba
l’alba s’è spogliata
del vestito rosa
nuda ora m’appare
di grazia alle labbra
e brezze
lasciami il tuo sorriso
quando s’addorme il sole
e in me sorge la notte
lasciami il tuo sorriso
sai mio bene
il buio mi spaventa
pensando a Eluana
sola
negli occhi il padre
si arrampica festosa
fantastica risorge
bianco il manto
ricamato l’accaezza
è bella è pura è brezza
nostra creatura
estasiato
estasiato
rimembro
Intense le poesie ed i pensieri.
Auguro a tutti voi una Pasqua in cui la speranza per un mondo dove regni al pace, possa ancora esistere.
Un augurio di solidarietà per tutti coloro che sono stati colpiti dal terremoto, hanno visto morire i loro cari, distruggere tutto ciò che avevano.
La forza di chi è là fisicamente, di chi è vicino con il cuore. Ai tanti italiani che offrono il loro aiuto condividendo il dolore.
Maristella Angeli
La vita è un dono. Penso a me e ai miei cari come a una traccia sfuggente, un passaggio precario in questo mondo. Proprio perchè precario, il cammino dev’esser lieve, morbido, leale e armonioso, privo di astio, rancore, aspre e inutili perdite di tempo. E proprio perchè il tempo, il nostro, non è eterno, inutile è sprecarlo con avide partite a scacchi, dove il re mangia e il popolo striscia sullo scacchiere. Il linguaggio è ciò che ci distingue dagli animali, dicevano filosofi ed empiristi dell’Ottocento, il processo mentale che eleva la specie umana. La poesia, la scrittura, la musica, l’arte in genere è la vera chiave del futuro, la fede nella vita, e in essa va riposta ogni speranza.
Un pensiero a tutti voi e a tutte le vittime del terremoto. Buona Pasqua.
La pace
La pace è
una parola sincera,vera e passeggera,
un urlo del cuore che batte nel
petto.
L’ho cercata,inseguita,
l’ho trovata e sempre piu’ spesso mi è
sfuggita.
La pace nel mondo,
fra i popoli… chimera che insegue l’uomo
fin dai tempi dei tempi.
Ma l’uomo,
lui,quellla meraviglia della
natura,
quante volte l’ha cercata?
Non e’ forse vero che bisogno far
pace con se stessi,
col proprio cuore,ancor prima di cercare la pace
con gli altri.
Non è star bene che aiuta a stare meglio?
Forse…la
pace…non è parlarne un giorno,
cercarla un mattino di primavera e
scordarla in un giorno di pioggia.
La pace va perseguita sempre,
oggi,
domani e per l’eternità.
Riusciremo un giorno a gridarlo a braccia
aperte al cielo”io sono la pace,la pace è intorno a
me”.Domani faro’
pace con chi la pace non l’ha vista mai.
E pace sarà.
Buona pasqua…a
tutti al di l’a di essere cattolici,atei,la pace è il sentimento del
bene.
Vogliamoci bene e pace sarà.
Guerre
Pulpito di un tempo
a dichiarare guerre fratricide
balconi aggiunti ad edilizia
come cuori gelati
crimini di guerra
stanze chiuse da muri
segnati da graffiti
prigioni, urla non ascoltate
libertà conquistata
e morti dimenticati
nella nebbia del tempo
croci sussurrate
Maristella Angeli
In ogni guerra non esiste vincitore o vinto, esiste solo la crudeltà, la morte, l’oppresione, l’ingiustizia. E non vi è ragione alcuna che possa giustificarla. Non vi è mai stata e non vi sarà mai…
Guardare gli eventi e le situazioni in una luce positiva è importante. La forza, la saggezza e la gioia che accompagnano un simile atteggiamento portano alla felicità. Guardare le cose con ottimismo o benevolenza non significa essere stupidamente ingenui e permettere agli altri di approfittare della nostra buona disposizione d’animo. Significa avere la saggezza e l’intuizione di muovere le cose in direzione positiva, considerandone l’aspetto migliore pur rimanendo concentrati sulla realtà.
Daisaku Ikeda
«La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma deriva dall’orgoglio del lavoro che si fa; la povertà si può vincere con un sistema costruttivo ed è di fondamentale importanza combattere l’ingiustizia anche a costo della propria vita.»
Gandhi
Bambini soldato: quando la guerra non è più solo un videogioco
Non vi guerra che sia giusta, che possa essere giustificata. La guerra porta sempre orrore, violenza, sofferenza. Non si può fare una “guerra” per “portare la pace”.
Tra gli orrori prodotti dalle varie guerre che ancora oggi insanguinano diverse parti del mondo, uno supera di gran lunga tutti gli altri fino ad essere definito, e a ragione, l’orrore per antonomasia: il reclutamento dei bambini-soldato. Nella Repubblica Democratica del Congo, in Sierra Leone, in Liberia, in Costa d’Avorio e in molti altri paesi segnati da interminabili conflitti interni, sono più di 300mila i ragazzi reclutati e mandati a combattere, vittime e carnefici di cruente guerre scatenate dai grandi e combattute dai piccoli.
Mentre per i loro coetanei, in altre parti del mondo, le guerre si combattano solo per gioco su un monitor attraverso i colorati tasti di un joystick, ai bambini asiatici, africani e latinoamericani l’infanzia viene invece “rubata”: a soli dieci, dodici, quattordici anni si ritrovano a combattere una guerra tutt’altro che virtuale, fatta di atrocità e morte, una guerra che non hanno scelto di fare e che li segnerà per tutta la vita.
Vittime di arruolamenti forzati, detenzioni illegali e sfruttamento sessuale, quello dei baby soldato rappresenta un fenomeno da anni in inarrestabile espansione.
Molti sono soldati a tutti gli effetti: combattono nei conflitti armati e vengono mandati avanti sui campi minati per aprire la strada all’esercito, mentre altri hanno ruoli diversi ma non per questo corrono meno rischi.
Un vero e proprio esercito armato di armi facili e leggere da maneggiare, (quasi come fossero armi giocattolo), fatto di ragazzi che non chiedono paga, più controllabili degli adulti, spesso rapiti, privati di istruzione e di cure mediche ed infine reclutati e usati come soldati, imbottiti di droghe e alcool e con un addestramento minimo, se non inesistente, mandati a combattere, pena la loro stessa vita. In alcuni casi si tratta anche di minori che si arruolano “volontariamente” per sopravvivere: bambini resi orfani dalla guerra, senza mezzi e in balia di sé stessi in paesi devastati da continui conflitti, oppure ragazzi motivati ed istigati dal desiderio di vendicare le atrocità perpetrate contro i loro parenti o contro le loro comunità.
E’ l’Africa a detenere il triste primato dei bambini soldato, per il costante proliferare di conflitti, ma anche in altri continenti, come l’Asia, l’impiego dei baby soldato rappresenta un’allarmante realtà: in Afghanistan, nell’ultimo conflitto, sono stati coinvolti nella guerra civile oltre centomila bambini.
E in Birmania la storia non è diversa, in quanto l’arruolamento forzato di ragazzi è una realtà sia per l’esercito di Rangoon che per i guerriglieri separatisti che combattono contro il governo centrale.
Ma anche il civilissimo occidente arma i minorenni: Canada, Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna arruolano ragazzi non ancora diciottenni creando il paradosso secondo il quale persone non ancora in grado di esprimersi per decidere della vita politica del proprio paese, possono invece decidere di uccidere in nome del loro paese.
La memoria storica della nostra umanità, quella che dovrebbe servire da monito ed esempio per non ricommettere gli stessi errori, evidenzia ancora una volta il fallimento di un tempo trascorso senza insegnare nulla, senza che nessuno sia stato in grado di imparare da esso. Purtroppo ci mostra quanto tutto questo sia radicato nel tempo: l’impiego dei bambini nei conflitti non è solo un orrore di questo secolo né una prerogativa dei paesi meno sviluppati o dei popoli primitivi. Dagli “enfants perdus” degli eserciti napoleonici fino agli “Hiitlerjugend” chiamati a difendere Berlino nella seconda guerra mondiale, passando per i “figli del reggimento” di Stalin, l’innocenza dei bambini ha sempre pagato un caro tributo alla follia dei grandi. . . e continua a farlo . . .
Valter
Ho letto tutto, poesie e commenti. Sono commosso dal fatto che, chi scrive, trovi nella scrittura la terapia della vita che, purtroppo, è terremoto, guerre, prevaricazioni mascherate oggi anche dalla globalizzazione. Insidie della mente che, sempre più spesso, risulta perdente ed ancora la parola oggi nostra, ma ieri di qualcun Altro, fa vibrare le corde del cuore. E’ per questo che la pace esiste, sì, perchè la parola insiste, forse siamo qui anche per questo.
Girano presenze girano
la tua è una sana gioia
che sta per diventare qualcosa
di quieto e rosato
pari al tramonto
quando muta i colori
tra dolci elisir
placa ansie
al soffio del grecale.
La guerra non è fatta solo dagli uomini, ma anche quando la fanno le formichine rosse contro i formiconi neri, il terreno si copre di cadaveri. Questo, però, non è l’unico risultato, perché nella parola “guerra” c’è una guerra di significati che si accapigliano nella confusione, rabbiosa o pacificatrice. Sì, perché la guerra ha due volti che non si vogliono guardare negli occhi: quello che vuole attaccare e l’altro che si deve difendere. La guerra non è sempre inutile distruzione, ma può anche rompere e ricomporre equilibri che una pace nel terrore aveva ridotto a simulacri pietosi, intrisi di vigliaccheria umana. Dietro a ogni pace c’è stata una guerra e se la pace è buona per vincitori e vinti, quella guerra è stata giusta.
Accidenti, leggo di una guerra
giusta! Peccato, sono arrivato,
ho sempre pensato che mi
avrebbe portato a terra
la guerra,
ho sbagliato, ma l’ho sempre
pensato.
Brecht facciamo un brek
dopo il cimento qui sopra
possiamo alzare il mento.
Accidenti!
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La Pasqua »
Brecht nella poesia dice, chiaramente, che sia tra i vincitori, sia tra i vinti, la povera gente faceva la fame ugualmente.
Vittorio Sartarelli vuole la pace e io pure e forse tutti la vogliono, ma tutti sono ” la povera gente “, è questo il dente al momento, ma lo è sempre stato? La storia dice di sì, ma la SPERANZA dice di no.
A Pasqua e non solo, abbiamo il diritto di sperare e la speranza non è solo astratta, perchè il concreto può passare per l’astrazione,
abbiamo, per fortuna, questa possibilità, usiamola come chiave sociale