Inauguriamo con questo articolo firmato da Vittorio Sartarelli la rubrica del blog GLI AUTORI ED I LORO CUORI. Si tratta di contributi che gli scrittori presenti sul nostro sito danno sugli argomenti più vari, anche di attualità.

Se volete, lasciate i Vostri commenti alla fine dell’ articolo, oppure mandate i Vostri contributi alla mail inviotesti@gliautori.it.

Buona lettura !

LA PACE NEL MONDO: ANELITO E SPERANZA DI TUTTI I POPOLI

Un tema, quello della Pace, che appare complesso nella sua implicazione storica, culturale, politica e, altrettanto, complesso nel contesto morale e psicosociale.

Per parlare di un tema così universale che appare, purtroppo, strettamente collegato a quello ugualmente importante della guerra e per questo, tanto dibattuto e sviscerato da sociologi, politici, uomini di cultura, scrittori e poeti, mi pare essenziale ed emblematica sul concetto di pace, riportare una breve poesia di Bertolt Brecht:

La guerra che verrà

non è la prima. Prima

ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima

c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente

faceva la fame. Tra i vincitori

faceva la fame la povera gente.

Ugualmente.

Nella storia dell’umanità, infatti, l’uso della violenza è sempre stato strettamente intrecciato con la ricerca della Pace, l’umanità ha sempre vissuto e tuttora vive la tragica esperienza della violenza, quale estrema manifestazione di uno stato di conflittualità. Brecht vuole dire che la guerra che è poi l’esaltazione estrema della violenza non risolve nulla; gli sconfitti patiscono la fame come i vincitori perché ambedue sono nella distruzione e nella miseria: la povera gente soffre ugualmente, anche se il suo paese vince.

Il termine pace, nella sua ecumenicità esprime, in senso psicologico, la pace interiore, in ambito sociologico, indica l’assenza di violenza diretta tra individui o organizzazioni collettive. Più chiaramente, la pace viene considerata un valore universalmente riconosciuto che sia in grado di superare qualsiasi barriera sociale ed ogni pregiudizio ideologico.

L’umanità si è sforzata e continua a fare sforzi per mantenere la pace, purtroppo esistono tanti altri fattori contingenti che sembrano congiurare contro di essa. La pace è considerata come una condizione necessaria per la realizzazione di alti valori come la giustizia, la libertà, il benessere, l’uguaglianza.

Spesso nel mondo occidentale, culla del sapere giuridico e filosofico dei diritti umani e civili, quando l’assunto dei diritti umani si deve tradurre in azioni, in comportamenti e strategie, nascono le reticenze, le doppie verità, i doppi binari, i distinguo, pur di stabilizzare equilibri politici instabili e precari, pur di salvaguardare interessi di varia natura.

Ma allora, la pace è possibile e, soprattutto, essa sarà durevole e mantenuta tale? Questa è la sfida che tutti debbono cercare di vincere, ad ogni costo, altrimenti non c’è futuro per l’umanità. Certo considerando solo alcuni dei fattori avversi, come 854 milioni di uomini che soffrono la fame, come la crescita esponenziale delle spese militari – ca. 1.158 miliardi di dollari nel 2006 – contro i 37 miliardi spesi per combattere la sete, i 24 miliardi per debellare la fame, i 5 miliardi per combattere l’analfabetismo e i 3 miliardi per l’immunizzazione contro le malattie infettive, questi non ci confortano molto. Quali possibilità di pace noi abbiamo se si perpetuano e s’inaspriscono le disuguaglianze sociali basate sull’etnia, sulla religione, sull’identità nazionale e sulla diversa redditività? In teoria, purtroppo poche.

La pace significa molte cose, per esempio il rispetto dei bambini che magari hanno la pelle più scura. Bisogna imparare a rispettare tutti, anche quelli che non sono come noi e aiutare chi ne ha bisogno, per esempio gli anziani che sono soli e non hanno nessuno che li possa aiutare. Bisogna impegnare un po’ del nostro tempo per dare una mano a chi è in difficoltà, liberarsi dell’egoismo è Pace. E’ necessario essere buoni e giusti con chi ci circonda e donare agli altri non solo cose materiali, ma soprattutto amore a chi non ha niente perché bisogna seminare la Pace.

Si deve lottare per ottenere la Pace, non con le armi ma con la forza di volontà e l’amore. La Pace è una pianta che alberga dentro il nostro cuore e non bisogna farle mancare la luce perché, altrimenti, morirà. La Pace è tutto ciò che serve al mondo.

Occorre una forte mobilitazione, oggi più di ieri, affinché le forze della Società civile esercitino una consistente pressione sui governi, sulle classi politiche, sui cittadini perché, a tutti i livelli della Società, si instauri stabilmente quella Cultura della Pace che rappresenta il maggiore impegno da parte di una Società che vuole essere civile. Indubbiamente, l’affermazione di questa cultura richiede e richiederà un lungo e sofferto iter educativo, soprattutto, rivolto alle nuove generazioni.

I principi che reggono questa cultura debbono essere inculcati nei giovani, dalla famiglia, dalla Scuola, dalle Istituzioni e da tutti quanti noi, ciascuno faccia la sua parte e alla fine, ciascuno potrà dire di sentirsi in pace con sé stesso e con gli altri.

Mai come oggi, infatti, nel nostro paese pur nelle contrapposizioni ideologiche che sono alla base delle riforme dei corsi di studio, nella Scuola è giunta ed è presente una forte domanda di educazione alla democrazia, ai diritti umani, alla legalità, alla tutela dell’ambiente e della salute, alla tolleranza, alla libertà, alla solidarietà, alla identità interculturale e, quindi, alla Pace.

Sono questi i valori che ampliano ed arricchiscono i contenuti dell’educazione civica e si traducono nell’educazione ai valori etici, sociali, civili e politici.

La Scuola deve diventare il centro di un “progetto di vita” in cui il giovane viene educato all’accettazione di sé e degli altri, uguali o diversi, ed alla conoscenza della realtà socioculturale in cui vive.

Questa è la sfida che dobbiamo cogliere perché: “Tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace” (Papa Pio XII, 1939)- “…la pace non si improvvisa, ma richiede un’educazione fatta di saggi insegnamenti e di validi modelli in famiglia, nella scuola e in ogni ambiente della società.” (Giovanni Paolo II 30 gennaio 2005).


Vittorio Sartarelli

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