Il colore, questo passaggio del cielo che cambia quasi come cambia la nostra vita quando va e si tiene da parte ricordi, memorie e glorie passate. Il colore magari le ha segnate, sono state opache, chiare, scure, ma mai bianche o nere. Sempre ci siamo calati nella storia, quella nostra e quella della parola divulgata anche da profeti,oggi quasi assenti o presenti per interposte persone, che fanno del colore un paramento non sempre degno.

Il viola, colore preferito nelle cerimonie, ma aborrito nello spettacolo e tutti se ne chiedono ancora il perché. E il bambino risponde col silenzio di chi colpe non ne ha commesse, ed il colore lo riconosce anche dall’odore, perché alcuni colori profumano. Pensate al bianco che li racchiude tutti senza chiuderli in una separazione che ormai non riguarda più neanche la globalizzazione.

E poi il colore politico: una volta era rosso o nero poi non si è capito se era necessaria una croce per dar colore anche alla sofferenza che ce l’ha avuta, ma poi è diventata un’assenza dei più. Tutti presi dalla lode non più dei colori, ma dei dolori provocati dalla rassegnazione dell’uomo nuovo che nuovo non è, perché di nuovo ormai c’è solo l’uovo che, a pasqua, diventa anche marrone, anche se qualcuno lo preferisce bianco, addirittura alla coque.

Un po’ come il cocco di mamma che non guadagna, ma mangia sofisticate pietanze di colori sempre nuovi, provenienti da tutte le culture e da tutte le nature, modificate dal vate che ancora ci dice che il colore è come l’amore deciso o sfumato, ma sempre colore che non ha niente a che fare col dolore, perché quello continua ad essere dei poveri, quelli che dicono carenti di spirito e anche di vitamine e sali minerali. Certo che le parole hanno il loro colore, ci disegnano appunto come i colori i sentimenti, ma anche i patimenti. Ma la vita è così, dicono oggi i vari maestri di pensiero che spesso sono anche canzonettieri a volte senza canottiera e quindi a dorso nudo. E tutto diventa crudo, ed i colori della vita di tanti diventano come quelli dei fanti, fanti senza elmetto e senza doppio petto, ma spesso solo con stivali, come quelli del gatto, furbi e pronti a fare delle trappole, dove si può cadere senza volere, ma appunto sono trappole. Non hanno colore sono solo nascoste in una giungla che, prima era d’asfalto e oggi è diventato d’impatto, si, l’impatto con delle nuove mentalità e vecchie realtà. Queste, che vengono dalla Virginia, oggi hanno una casa bianca mai offuscata, nonostante il dato che il colore verde è stato per molto tempo assente.

Ma noi profeti della nostra profezia, continuiamo a colorare la vita dei sette colori fondamentali senza pensare ai fondamentali dell’economia che ormai nessuno sa più che cosa sia. Solo il coniglio, con le sue orecchie spaventate, accetta l’auricolare che ormai serve anche per parlare. Ma poi parlare di che cosa? Visto che il colore della vita è ormai diverso e uguale per tutti e solo le parole messe bene possono fare della vita ancora una poesia. Certo questa ha il suo colore che a volte è rosa se riguarda l’amore, a volte marrone se riguarda il dolore.

Ma noi coloriamo la vita perché non è finita, resiste ed insiste, vuole vivere e credere che un giorno finiranno di prenderci per il sedere. Succederà anche questo perché l’utopia è vicina, portata proprio da quella varietà di colori che ormai non ha più età. I secoli non si contano più come non si contano più gli oracoli.

Volete sapere come sarà il colore della fame? Scusate avevamo dimenticato di dirvi che questo non è mai cambiato, è sempre nero.

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