Angelo Michele Cozza


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pensieri

Diserta la muta folla dei tuoi pensieri
se ai polsi batte la voglia di parlarmi
non startene inceppata nel linguaggio
tuo più antico scorporato di amore e di abbandoni;
prima che fagociti il silenzio
il bruire della lenta fiamma che brucia
accenna al sistro che s'alza da ciò che l'arde.
Poco possiamo mutar la nostra vita
avviatasi inesorabile alla sua foce
ma non ti opporre se al suo corso
un rivolo tributario d'affetto
schietto di moine vi arriva impetuoso
con acque limpide e schiume cristalline,
non puntarmi l'artiglieria contro
dei 'però' resilienti su cui ti attesti
se ti confonde l'occhio della tua mente.
E' nel lampo dorato che sprizza dolcezze
mentre la corrente fa sentire la sua voce
che si illumina l'alto del cuore.
Se insiste la luce è una fortuna:
ogni contorno d'ombra si sfrange
e un mutamento ci rapisce e ci consola.
Estirpa l'ortica che ti brucia
solo la morte è inconvertibile
dai vita altra alla tua vita
altera combatti per un sorriso
si può vincere pure contro il vento.

altri pensieri

Aveva accorto scandagliata
tutta la sfera cupa
il tuo cuore impietrito
cercando pertugi e fessure
da cui traspirasse una luce.
Or sguscia e riappare il sereno
dallo squarcio inatteso dietro
fioccose trame di ragnatele.
Disgregati, diffusi nembi
si sfilacciano, già lontani
si disperdono senza tracce:
al chiaro si converte lo scuro
neonate immagini ti ridono.
Camminante, pur solo
ricolmo sei d'infinito!
Alacre ti si spiana l'illusione
fermenti risalgono dal cuore;
ti racconti, fatto diverso.
Vivere vuoi e ti ritempri,
come posseduto ti scagli
sulla vita, ne spii gli atti
per impedirle di rimordere
di sciabordarti ancora!
Ai polsi alacre preme
la volontà primordiale
che accalda e avvampa;
il tuo volto, disteso è or
al par di quello arrossato
di divertito invitato
che goda una festa in atto.
E quando pur l'ombra fluisce
e ritorna allo sgranar
di mesti ricordi
ancor barlumi scoccanti scorgi
dalla radura ove bivacchi
se scruti la sorella notte
che sentinella del cielo
fiduciosa come or tu
fraterno cambio aspetta
dal puntuale giorno.

Mare

Quando vetrina di cristallo puro
incontaminato mi mostri, Mare
un cosmo di sconosciute creature,
quando lampeggiano riflessi
di vitree scaglie o spume
o in un video immaginato
zampilli i tuoi giganti esplodono,
quando percorro l'offesa piaggia
al morir di un mareggio
e mi imbatto in carcasse
di conchiglie o stracci di fondali
o in uno sparuto osso di seppia
stupito allor mi sovvien
che nella notte dei tempi
da te, principio equoreo,
un giorno emersi uomo.
Ah quante volte rapito
familiare il tuo palpito riascolto
come ai tuoi ritmi
che di improvviso mutano
altezza e tono mi abbandono!
Come seguo il lacerarsi
dello smisurato telo di nubi
ad ogni strappo di vento;
come ti sciorina l'insulto dei nembi
al sopravvenire di una bufera.
E il tuo viso che si corruga
all'insorgere di un delirio lontano,
le nivee frange che attaccano
e devastano lidi, i getti
di pulviscoli cristallini che spezzano
lo sguardo all'orizzonte levato,
il risucchio rabbioso di bocche
ebbre al dilatarsi dei tuoi polmoni,
gli scompigli di ectoplasma,
i bollori di salsedine che si scagliano
su venati ciottoli di solitarie riviere:
cancellazione di battigie,
rovesciar di scafi, affondar di navigli!
Oh calma divina
quando stremato in bonaccia
ti assopisci in un accadere nullo!
Incessante viver il tuo che ti rinnova
sotto lo sguardo di un sole passante
che si specchia e dilegua al passo dell'ora.
E' in questa immensa tua statura
che un piccolo me accresciuto si ritrova
che più gagliardo un sangue ritorna
e mi ricaccia nel giogo della vita
persuaso da richiami ineludibili
giunti da fraseggi di altri sogni...

Non chiedermi di vivere

Non chiedermi di vivere
come un uccello che volteggi
e canti senza la sua compagna:
non posso così vivere il giorno
se esistente mi neghi il tuo amore.
Non si può volare, tu sai,
il vento non può spirare
quando manca l'aria;
come pietraia è il fiume
quando non vi scorre acqua!
Vieni, come angelo
fatti ritrovare sulla via del Destino
insieme andiamo ciarlieri
ad ascoltare il mare
sotto la nostra luna,
vieni teniamoci per mano
il cuore troverà pace.
Cos'è la nostra vita
l'uno senza l'altro?
All'affanno di essere
l'amore è solo rimedio:
con quiete, e soltanto quiete
il cuore riposa quando si è soli
illusione e falsa ogni altra cosa.
Dacché calore non è calore
e da appuntite sporgenze
l'animo non preserva?
Senza emozioni e senza bene
che ci resta! Che di vero
non menzognero ci sorride!
Hai tu guardato sul brullo ramo
l'ultima foglia rimasta?
Così io senza di te, appeso al vuoto
accartocciata sostanza senza sostanza
sono: martorio senza riposo
su cui la tenebra si attarda!
Oltre te, in me non vi è altra vita:
non rendermi già polvere
dammi linfa e rinverdito
più non penzoli il cuore
tra il solco e la nebbia,
non lasciarmi pensare
e dire che tutto è vano.
Non darmi solo uno sguardo ma guardami, non sfigurarmi:
domani, nella cattedrale della verità
benedetti saranno gli occhi
di chi puro abbia saputo vedere.

Se amor più non emerge
inserita il 26 marzo 2009

Se amor più non emerge
dal fiume della mia vita
e nessuna scia mi appare
sotto un mucchio di pietre
riposa pure cuore vuoto
cessata di essere è colei
che fu e non è mai stata.
Se il presente che sconto
non crea e include futuro
se sia giorno o notte
inverno o primavera
sogno che più ti importa!
E' la pace del sonno ultimo
il totale di tutte le disillusioni
la resa finale di ogni speranza
il premio che il fine ne assomma.
Tra tramonti rugiade della sera
e aurore di mattini
senza scampo compagni
alla morte siamo intrecciati
per raccogliere morituri
il risultato di esistere;
passanti anonimi attraversiamo
sulla diligenza delle illusioni
un mondo sempre uguale.
Un nulla che trancia e perfora
è tutto lo spazio totale
dell'acre aculeato in cui si vive,
nel suo volume inaliamo
il tutto gassato che frizza di vano.

Si ve parlo pe’ nu mumento
inserita il 26 marzo 2009

Si ve parlo pe’ nu mumento pure si nun ve n’accurgite stù core, pòvero viecchio appriesso gióvene ve corre, si stà abbatuto e strutto pur'a ll’erta torna e 'nzìsto ve guarda dint’a faccia! Comm'a nu vrasiere isso s’appiccia e vuje …ncoppo ce sciusciàte! Pure si vulite ammmischià ‘e carte so accussì ovèro sti cose ca i’ rimmango frasturnato: attuorno ve giro comm’a Terra gira attuorno ‘o Sole e si na parola dòce me dìcite niente cchiù capisco v’assicuro! 'Ntramènte facite repiglià sustanza a sta vita mia appassita na canzóne ca nun sentìte “Ve vòglio bene assaje....” 'nzùccarato nu melione ‘e vòte ve canto core a core. Nisciuno abbaglio belle e buono: fuoco ‘e paglia nun è: verace è tutto overo! Nun se stagne st’àmmore ca scórre ‘a dint’o core. Tuccàtelo, tuccàtelo e dìcite: è ovèro, sì, sì è isso e tu. mo 'o saccio, si me vuò bene assàje!

Tabagismo e baci
inserita il 26 marzo 2009

Quante cicche nel portacenere!
Sembrano, disseminati
su un campo di battaglia,
i bossoli dei colpi mortali esplosi
contro gli alveoli ingrommati
dei miei veterani polmoni.
Non reperti assolutori,
prove sgravanti a discapito
ma schiaccianti corpi del reato
nella affettuosa causa intentata
per il mancato sostentamento
e somministrazione dei tuoi baci
a causa del mio tabagismo amore.
Mi difendo alla meno peggio
confesso che scavo mille astrusi cavilli
adducendoli a discolpa,
dichiaro che mi batto e mi oppongo
per non ricostruire le scorte
dell'arsenale da cui attingo le cartucciere,
fingo che nell’astinenza esasperante
non vada furtivo a frugare
tra le tasche degli abiti dismessi
ma devo pur ammettere, per onestà,
che ad ogni soprassalto di astinenza
poi tutte le pie e buone intenzioni
per cedimento vadano in malora.
Il despota mi tiene in ostaggio
mi attira tra le sue spirali vogliose!
-Devo prendere di petto
il losco e vertiginoso vizio!- mi dico
non posso permettere e concedere
ad un amaro aroma e un effluvio nauseante
di prevaricare su i miei proponimenti!
Se devo ostinarmi a perpetuare
cataclismi cardiaco-respiratori
sia almeno per una scorpacciata di baci
se devo ardere, sia per un ardore d’amore.
Eh no, non posso dargliela vinta!
Prenditi il tempo necessario
per perdonarmi amore ma richiama
in adunata tutti i tuoi baci in riserva
conducili poi in allegria sulla mie labbra
che bonificate, impazienti ti aspettano
per impregnarsi di dolci noti sapori.

Su polvere talvolta vi trema un cero
inserita il 26 marzo 2009

Su polvere talvolta vi trema un cero
recita un verso da poco rinvenuto
e anch'io pensando ne accendo uno
su di te ancora ossame e nell'attimo
che brilla un ricordo si rischiara.
Ti travestii da fiore in sboccio
ti feci regina delle sirene
speranza ti intitolai una via;
scialuppa di salvezza,
nella burrasca della vita,
da tante scogliere e gorghi
ti tenni accorto lontana.
Fata mi apparivi sorridendo
quando fasci di luce d'amore
ti illuminavano sulla scena
di un freddo sole morente.
Per te colsi frutti di sogni
forte in dolcezze ti serrai
quando cedevi a segrete paure
o un vento ci tagliava il viso,
intonati cantammo d'allegria
nelle alme cadenze delle ore
sotto la luna vicino al mare.
Dai nostri giorni trapassati
netto rintocca la ricordanza
di quel che pure accadde:
tra sofferte e acre memorie
mi trascino e recidivo mi ferisco.
Oggi, smorto, non ti odio né t'amo
ma il cuore mi fa così male
penetra e mi sottomette
un languore e non so che sia.
Come era azzurro il cielo
quando accaldati ci incontrammo
e non eravamo quel che siamo:
era un tardo mattino odoroso
pietre focaie i nostri occhi
inteneriti si facevano la corte
in un lampo transitò il tempo
d'improvviso calò il buio
nelle tenebre non una torcia
poi si riaccese verso di noi.
Resta lo sterile luccichio spento
una cenere che ancor brucia
lo schiantarsi di due destini
sulle lame mortali sguainate
da un tempo che contro ci marcia
e il tutto annienta inesorabile.
Contundente alle mie spalle
una raffica di pena mi colpisce
una antica fucilata mi raggiunge
si spegne il cero e tace ogni ricordo.

Cos'è questo passeggio di ricordi
inserita il 9 aprile 2009

Cos'è questo passeggio di ricordi
or protendersi di corimbi
or siepe spinosa che seguo
oltre il cavedio dei giorni perduti.
Fui dunque, vissi, respirai
vidi le stelle e il mare
sentii fluire i giorni,le notti
ebbi regolare appetito d'amore
incontrai lussureggianti speranze
mi adescò moinosa l'illusione?
Fu appena un giro di stagioni.
Flutto di folgori e di inverni
di sole di sbocci e di fiori
di gioie e di dolori
e tutto mi attirò nel suo vortice.
Marpiona, quella che si disse vita,
sorridente cianciosa mi sedusse
mi ingannò con tinteggiate promesse
che bugiarda fatale mai mantenne,
nella culla del domani
dondolai rosei sogni neonati
mai poi nessuno sopravvisse
a prime soavi carezze.
Oh consueto falotico mutarsi
di noi camminanti senza meta
traino di incatenati bipedi
con ali di cera dietro
il polveroso carro del tempo!
Troppo tardi riconosciamo come vero
ciò che ci tocca e all'erba secca
inutili sono altri scrosci di pioggia.

A tu per tu
inserita il 9 aprile 2009

Aprile, verde e giovani sono
le erbe, esplosi sono i fiori,
c'è il sole e c'è luce ed è buio.
Lontano ha tremato la terra
di incolpevoli vite in sonno
ha fatto razzia la morte
uno spettro antico ritorna
una tristezza dentro mi accascia .
Destino cieco, hai aspettato
la notte fonda per abbattere
tetti ricoveri e cose
moltiplicare sepolture
rivoli di lacrime e dolori!
Dove sono i nidi delle rondini
sorti sotto le cimase, le logge
e i balconi in fiore, le campane a doppio
l'altare votivo e l'ostensorio?
E Tu in cielo, eterno assente,
che hai da dire alla matrigna terra
che ci fa tremare il cuore
e tenace ritma altre scosse
che spalanca ancora vuoti
all'animo nostro già in lutto?
Più memoria e amore e potere
abbiamo noi fatti di creta!
Io ricordo la natia terra sconvolta
al venir delle brume novembrine:
quel festivo giorno di lutto
non è ancora oggi passato!
Pur fragili, finiti, senza aureola,
noi di Gaia non perpetriamo
la tua divina indifferenza:
anche il fatale accartocciarsi
di una sola foglia ci commuove
l'immobilità ci è estranea
un avvampo ci prende
se salva possiamo fare una vita
non ancora giunta alla fine!
Da piccolo misi gli occhiali
e li cambiai più volte
poi usai il cannocchiale
poi ricorsi al telescopio per vederti
quando sulla razza umana
piovevano lutti pene e dolori
ma mai in nessun luogo tu eri!
Le lenti non servivano
nulla si rivela se non esiste
solo l'oppio può darci una visione
fortuna e disgrazie, poi imparai
come la vita, sono solo
l'inesplicabile prole del caso.

Aveva accorto scandagliata
inserita il 23 aprile 2009

Aveva accorto scandagliata
tutta la sfera cupa
il tuo cuore impietrito
cercando pertugi e fessure
da cui traspirasse una luce.
Or sguscia e riappare il sereno
da uno squarcio inatteso dietro
fioccose trame di ragnatele.
Disgregati, diffusi nembi
si sfilacciano, già lontani
si disperdono senza tracce:
al chiaro si converte lo scuro
neonate immagini ti ridono.
Camminante, pur solo
ricolmo sei d'infinito!
Alacre ti si spiana l'illusione
fermenti risalgono dal cuore;
ti racconti, fatto diverso.
Vivere vuoi e ti ritempri,
come posseduto ti scagli
sulla vita, ne spii gli atti
per impedirle di rimordere
di sciabordarti ancora!
Alacre ai polsi preme
la volontà primordiale
che accalda e avvampa;
il tuo volto, disteso è or
al par di quello arrossato
di divertito invitato
che goda una festa in atto.
E quando pur l'ombra fluisce
e ritorna allo sgranar
di mesti ricordi
ancor barlumi scoccanti scorgi
dalla radura ove bivacchi
se scruti la sorella notte
che sentinella del cielo
fiduciosa come or tu
fraterno cambio aspetta
dal puntuale giorno.

Non lanciare puntute parole
inserita il 23 apirle 2009

Non lanciare puntute parole
contro il mio cuore
e ferire grave il mio amore
ma trascolora e rapisci
questa vita che si ritorce
e non ha altra luce
oltre quella che gli dai.
Oh come languori remoti
sono i tuoi baci
e affascino perduto
l'incanto del mare
nel varco dell'attimo
in cui indivisa ti cerco
e nessuna certezza mi assiste!
Mi intreccerò ancora
all'inoltro di un tuo sguardo,
brucerò in ansie al brillio
dell'ammalio di te amore mio?
Non farmi amato in pensione
misero seduto ogni mattina
sul muretto delle attese
a invocare l'ieri nell'oggi
e ancora aspettare il sole.
Annotta poi e una sola vita
da un nodo si slaccia in due:
pure una sola pietra ammazza
se centra un punto mortale..

Dall'ultima volta che colsi una rosa
inserita il 7 maggio 2009

Dall'ultima volta
che colsi una rosa
per barattarla con un bacio
è passata una vita.
Mi sarebbero scoppiate
quel tempo le arterie
nel darla in dono ad una donna
e strapparle un sorriso.
L'ultima volta
che morsi delle labbra
ero un uomo vivo,
al centro della giostra
intorno tutto mi girava
e non era molto complicato
stare nel mondo ed esser felice.
Oggi un ristagno è nei miei occhi,
distante vuota e senza luce
mi appare ogni canuta cosa.
Il percorso planimetrico
degli anni da vivere
ho sempre ignorato;
altri la mia vita
ridussero in scala
ne fissarono l'altimetria
la forma e i confini.
più non ricordo quante volte
il pantografo dei sogni
ne tentò un ingrandimento
sul lucido del cuore!

Ora che sei venuta
inserita il 7 maggio 2009

Benvenuta, corri, vieni
nella stanza del mio cuore
ebrezza serale!
Lungo e faticoso è stato il giorno
aspra l'arsura dell'anima
seccati or tu vedi i sogni
bruciate le illusioni.
Vieni soffio leno, vieni
rinfresca la mia vita
dàlle altro respiro
dilatane i confini
sfiorala suadente
di serenità ristorala
e se ancor prossimo è un pianto
tacitane singulti e pena
rapiscila prima che si strugga!
Nel tuo amoroso circondario
falle frescura di dolcezze, accoglila
sii sole e luce, non funghisca
in alto senza turbini innalzala
straripa di grazia nel mio petto.
Vissuti, sia pure il nulla dopo.

Partorito dal cuore quante volte
inserita il 19 maggio 2009

Partorito dal cuore
quante volte Amore
al primo vagito peristi
o infante persa la tua invadenza
acerbo soppiantato fosti da malinconie!
Ad accaduto tuo lacerante tramonto
non più rinvenne cuore spossato:
d'efficacia fallirono l'un dopo l'altro
palliativi, vani per radicali cure.
Poi per un naturale imporsi
della vita che non rinneghi
e che ti riacciuffa nel suo vortice
alla tua cerca ritornai più volte
se all'orecchio dell'animo voce o eco
vi giungeva che t'aggirassi vicino.
A cercarti allora mi volgevo
con occhi spalancati da desio,
a festeggiarti cocente correvo
con corali pensieri in gran gala!
Avvistata la tua sagoma evanescente
scopristi come affrettavo e incitavo
il passo dei miei sospiri.
Chetato non mi senti mai
sempre più ti chiesi:
la felicità delle parole
la gioia che sale in gola
l'ansia luce dello sguardo
che indugia sullo scollo
di una speranza procace
il suo sorrisetto nell'attraversarmi
al dispiegarsi dell'ora fugace
che a te mi approssimava.
Oh quante volte sbracciato
o incappottato ti corsi incontro
a occhi bendati, di getto
avendo ripulsa di me, solo.

Io ti parlo, ma...
inserita il 19 maggio 2009

Io ti parlo, ma la voce
devia e non ti tocca!

Volo sulla tua bocca
ma ritraendoti io cado.

Come anello ti cerca il mio dito
ma nel tuo cerchio non si infila.

Luce, fuggi dai miei occhi
lasciandoli all’oscuro.

Ruscello che corri, in pozze
ristagni le mie acque.

Percorro le tue strade
ma ai miei passi le sbarri.

Ti vengo incontro
ma non ti scorgo.

Accatasto sogni
e tu li bruci.

Cerco il tuo pieno
e mi offri il tuo vuoto.

Ah... se per una volta sola
il cuore mi toccassi:
sentiresti, incredula,
quanto un’ustione bruci!

Radiosa, riverberi di cristalli raggi
inserita l'8 giugno 2009

Radiosa, riverberi di cristalli raggi
corteo compìto di sorrisi passi
annunciatrice sei di altro tempo di rose
gioiello il tuo viso fisso e fa sfarzo
battito alto il cuore al ciel m'involi.
Non puoi vederlo mio mozzafiato
ma sproposita e euforico saltella
nel giorno un pensiero ameno
avanza e progredisce lungo le tue scie
tra valli di luce va da cima a cima
e orizzonti ignoti mi mostra oltre le ripe.
Oh inno di vita , batticuore brioso
dov'eri tu prima che ti facessi
seme di sogno e talea di speranza,
dov'eri fulgore che scacci tenebre
e richiami albe di nuovi giorni?
Aumenta il respiro se ti ripenso
più voce prende il cuore che ti danza intorno
e con timidi sguardi trepido ti sfiora.
Così fiorisce l'attimo in cui in me deflagri
fischietta la girandola che ti festeggia
estremità di anime si cercano nel cielo
per confluire in brividi di solari vezzi.
Cantami ancora un po' di vita,
attraversami di note e fughe
e restami invisibile accanto come il tempo
scaccia ogni ombra che su te o me si attardi
luminosa sii astro oltre la linea dei tetti!
Troppo annaspammo tra marosi di illusioni
troppo effimero o aspro è il bene che si sorseggia
quando s'accampa e poi smobilita
un desiderio d'amore nel cuore
troppo alto il cumulo dei detriti di una vita
che pur resiste a trasversali terremoti..
Accoglimi nel tuo regno, sarò per te vedetta
e cavaliere in allarme per difendere i tuoi colori
pronto a mettere in fuga le giornate senza attese
a sgozzare il vuoto e impiccare i messi del dolore.
Quanta vita ancora può venire
dalla trasfusione di un neoavvenimento
come può rinforzare i muri e le fondamenta
della fatiscente casa del cuore!

Nella fossa dell'incompiuto
inserita il 24 luglio 2009

Nella fossa dell’incompiuto
spassionata non lasciar cadere
come bocciolo divelto da temperia
l’amore a cui non cedi:
troppo turgida di niente
è la vita che dilegua!
Se, qual fiume che a mar discenda
per compiere intero il suo destino,
con rullii d’ali a te vengo meta
soffia sulla fumea che t’ avvolge
e sfolla l’irrompere di dubbi
da cui cuore non trae vantaggio alcuno
e bruciali alla luce;
rosa sfittita di spine
lasciati ancora respirare
prima di appassire o essere recisa.
Famelica, l’ora del ratto finale
in un dove impensato
quaggiù è sempre là che aspetta
pronta a compier
senza avviso il suo delitto:
più nulla poi al risveglio sonno
di un giorno che mai vedremo.
Ma prima di allora,
prima di essere ghermiti
concedi che sogno, desiderio,
vizio contratto io ti cerchi
nell’assurda assenza che ci abita;
sbuca da un varco e fa un segno al cuore:
abusate parole vane non siano
se di accrescere speranza reclamano
abile fuggitiva che caparbia
mi svii e non ti lasci inseguire.
Se ti avvisto nella corte del silenzio
prolissa ancor ti scopra, non farti muta
se alba sorgi, oltre il vespro si prolunghi
il tuo fulgore e ridente mi illuda.
Si, anche un sorso e una briciola
possono saziare i crampi e l’arsura del cuore
che vuol vivere ancora un poco
e tu lo sai mia luminescenza!
Spiraglio, pure sai
che l’invocata felicità è fandonia
che il vero palesa inclemente
ma se talvolta la vediamo
trapunta su di un sogno
anche il debole sfolgorio di un accendino
può farla brillare nel buio e tanto ci basta
per sbalzarci in altro volo
e beffare le mille miserie della vita.

Elegia
inserita il 14 agosto 2009

Quanti solleoni e rose settembrine
nidi e fiori di tibisco
potrò contare ancora
prima di arrivo d'intonsi giorni?
Chiuderò anch'io gli occhi
e sposerà pace e oblio
per sempre il cuore intirizzito.
Tu hai visto quanto ti ha amato
come ha gioito e tremato (donna!)
quando per un poco lo hai toccato
e come dignitoso abbia pianto poi
espiando la pena di un inganno.
Oh addio stelle cadenti,
ultimi sogni tardivi
ricordi di carezze e baci
di arrivi e partenze furtive
addio speranze e illusioni
disciolte da intrugli amari!
Chi vi potè credere e ubbidire
istigato dalla voglia di vivere
prima che abiezione funghisse
e rancura abbattesse amore!
Cuore incontri e t'accompagni
oggi a smanie di funebri brame
taciti voci e chiami silenzi.
Ridato mai ci è quanto perduto:
la corda dell'innocenza prima
tesa si spezza e il suo carillon
nessuno poi più ode deluso.
Che altro fluisce tra te e me
lamia con petto artigliato
mentre aspettiamo la fine
e il nulla cresce e si infiocca?
Che ti sazia mentre il tempo
sorpassa il passato e lo specchio
ti ricorda vespri di beltà
giunti con ciocche di capelli
bianchi oggi ancor più fitte?
Ognuno solo per conto suo
passante tra giorni di gramaglie
e ragne di ricordi viscosi
illuso, più illuso di prima,
illuso di padroneggiare il timone
di una vita che molle e floscia
delusa barcolla su un vascello
senza alberi e vele, che va
senza sestiere per un deserto mare
senza vento verso la boa
che segna il confine di ogni veduta
all'allungo della luce di un faro.
Che vedi nitido davanti a te
oltre il supplizio mio mesto che sbuca
e inchiarisce da questa lontanza
d'anima al venir della cava sera?
La guerra è finita e insieme siamo morti:
ognuno forse illumina la sua ombra
vagando tra campi di memorie:
all'altra amata, miserrimo chiede perdono.

Nun negate Signò, nun negate
inserita il 14 agosto 2009

Nun negate Signò, nun negate
‘a sera quanno sóla ve sèntite
a lèggere ‘e cose ca i’ scrivo vuje vènite.
Comme chiaro putìte lèggere
só cose ‘e niente.. cose d’ ‘o còre
ma vuje cunùscite ‘o còre mio
e sapite p’ ‘a vita mia
quante valéno sti cose
sapite ca pùre pe’ vuje
tante n’aggio scritto
e d’ ‘o chiànto ca ncòppa c'è caduto.
Mò che lèggite, che cercate che vulite sapé?
Si sotto a tutto chéllo
c’avìte scamazzato e cancellato
quacche cosa viva è rimasta
e ‘e nu poco ‘e bbene pe’ vuje
n'ata vota parlano e diceno,
si nu penziero v’attocca
doppo tantu tiempo ca site mòrta?
V’arricurdate quanno nnammurato
ve vuleva e tanta vase ve cercavo
quanno sott’a luna d’aùsto
‘e mane forte v’astrégnevo
e ‘a voce dòce d’ ‘o mare
sulo pe’ nuje cantava na canzone
..quanno na sera ‘e vierno
sott’a nu ciélo chino ‘e stelle
p’ ‘o friddo sbattèveno forte
‘e diènte e v’astrégnetto tantu tanto
pe’ ve dà calore ‘e ammòre?
Che vulite sentì mò
ca cchiù sorde site
che vulite lèggere cchiù
si pure cu tant’anne jut’a scòla
maje po’ lèggere avìte saputo!
Chello ca putìte lèggere
quanno ‘a sera cca venite
só nùtizie vecchie, nùtizie
ca nun fanno cchiù nùtizie
cose ca si vèneno ‘a mente
sulo ‘o dulore e ‘a morte
e n’àmmore ponne cuntà.

Sul belvedere dell' infinito
inserita il 21 agosto 2009

Sul belvedere dell'infinito
veniva dal blu della costiera
un subacqueo effluvio,
correva dai nostri visi
fino ai profili degli uberi pendii
riaffondava tra le chiazze glauche
antistanti le lillipuziane marine,
illese ricordanze di solitudini
svanivano disciolte da soffi lievi .
Versi armonici assonanze
e accordi di felicità s'alzavano
invaghendo avvinte mani
esultava la Musa della vita.
Passasti mia brezza breve
per l'arco di ponte che ci univa
oltre la fiorita selva dei sorrisi
tra curate cinte di aiuole
ebbro di baci ti strinsi innamorato.
Serpeggia, nel vuoto ereditato,
tra reduci accenni di bagliori
oggi un migrato sciame
di silenti dolcezze andate:
batte acuto e forte ribatte
il desiderio di abbracciarti
nell’attardarsi del ricordo
accasciato sulle mie rughe .
Quale acqua dal pozzo
dopo cigolii di attriti
dal cuore spuma risali sogno:
alla luce irrighi labbra
invecchiate rese solchi inariditi
da duri prosciughi di anni.
Bontà e saggezza, non amore
ti perdonano per l'abbandono
quando poi patito cessa la tortura
di un rammentare atroce
e bagnate ciglia si baciano
per stanchezza di ricordare.

Elettiva vertigine espressiva
inserita l'11 settembre 2009

Elettiva vertigine espressiva
scintilla aurea che mente solchi
guizzo creativo figlio dell'estro
poesia sei o poesia ti proclami?
Nuova, luccicante o sbiadito reperto
dormiente in crestomazie ingiallite
se ci dai pazzi voli e ci tuffi nella luce
convinti noi ti diciamo: poesia tu sei!
Ventata di armonia, melodia di Musa,
gaudente assonanza, sempre in alto
tu porti il cuore di chi umile bipede
devoto innamorato ti ascolta!
Filigrana d'anima invisibile
taglio e cucito di suoni
trama di ritmi, tintinnio
tra percossi precordi,
distillato e infuso di emozioni,
sorpreso ti conobbi
quando ad un inaspettato
risveglio su uno schermo
di immagini mi sorridesti.
Come radiosa alba
spuntata da un lucernario
ebbro di sole poi ti guardai,
per tanta intensità di luce
il cuore si smarrì nel tuo incanto
gli occhi di lacrime si bagnarono
quando il nettare che ti nutre
si discioglieva sangue nelle mie vene.
A lustri nomi, con te imparentati
chiesi forma, senso e lineamenti;
non iniziato e privo di talento
con goffe esibizioni e fallimenti
accanito adulatore ripetutamente
tentai di riprodurti essenza.
Volevo affidarti il raccolto
maturo dei miei sensi cresciuti
ciò che intendevo del mondo
e a cui non sapevo dare voce:
saghe di sogni, convergere di pene
torreggiar di amori, intrecci di illusioni
martellar di sconforto, pozzi di dolore
avvisaglie di paure, nomi su croci!
Dalla balaustra celeste
dove talvolta l'anima s'affaccia
per l'invito di voci lieti o atroci
che s'alzano dal mare umano
quante nasciture meraviglie
emergono dalle tue spume
quali ambizioni di immanenza
allatti generosa col tuo seno!
Riparo e confidente sei
per coloro che sanno e vano
insorgono e ancora gridano
contro i misfatti del tempo
tempo che passa come la vita
preda di un risucchio eterno
che risparmia solo te e la tua prole.
Oh Musa dammi ancora fiato
per servirti e renderti omaggio
prima che morte mi sfiati!

Neppure il tempo di darmi il benvenuto
inserita l'11settembre 2009

Neppure il tempo di darmi il benvenuto
che supersonica mi suggerivi l'accomiato.
Non avevo denti bianchi, sorriso smagliante:
a concorsi di bellezza e vanità maschili
non avevo mai superato l'esame di ammissione
e già nel preambolo lo avevo pubblicato.
Dovevo avere di certo e comunque
un aspetto impressionante
ma tu chiudendo gli occhi
eroicamente pur volevi affondare le mani
nel velluto delle tasche del mio cuore,
frugarvi e rinvenire l'irrefutabile prova
confortata da un reperto tangibile
che il tuo fascino femminile, pur con l'età,
inalterato doveva era rimasto su un uomo.
Volevi toccare ferro e l'alibi fine
“dell'amico” ben occultava e riparava
il volto crudele di un disegno
istigato e ben congegnato (ma inconfessabile)
dalla tua avvenenza ancora ben preservata;
scaltra, di sicuro, poi qualcosa dalla vita
pur avevi imparato: la diplomazia!
Polverulento si sfaldò in un niente
lo scheletro del telaio in cui,
se in altro modo fossero andate le cose,
tentare di incorniciare potevi la tua vita.
Ne presi atto, ma non in un colpo solo:
ci volle tempo per perdere il privilegio
della tua presenza e edificare a malincuore
mura isolanti sul limite della tua assenza.
Arrotolai così quasi invariato
il foglio su cui registravo i cambiamenti
del mio destino e mi conformai ai voleri
del tuo palinsesto previo sostituzione
di una congiunzione con un disgiuntivo.
Bruciatosi l'invisibile filamento
la lampadina da pochi watt si spense:
tornato il buio, (il mio luminoso buio !)
che altro più avrei potuto vedere
oltre lo sfarfallio di una neve fuori stagione.
Non si combatte contro le ombre
dei mulini al vento dell'indifferenza
se spento è il sole o manca la luna
se solo la delusione c'è rimasta di radioso
o in buco nero collassato è l'astro polare.
Breve dura la vita: rarissime poi le comete
e mai due volte la stessa acqua ci bagna.

Fu in un tempo di rose in pieno vigore
inserita il 6 ottobre 2009

Fu in un tempo di rose in pieno vigore
che la strapotenza della tua indifferenza
s'adoperò per triturarmi in minutaglia
macinare resti di amore e tentare di soffiare
ai quattro venti le polveri dei miei sentimenti.
Sarebbe stato per te un'apoteosi se avessi riportato
allora successo, sparito non schizzerei rancura
quando maree di ricordi, oggi, mi sommergono
o per esse urto scogli aguzzi di dolore se ti contatto.
Non sapevi che non bruciano le essenze
che non si trasforma in ghiaccio o in nevaio
l'acqua che borbotta finché vi è fiamma e sole
che gratuito non si separa l'inseparabile?
Il filo delle bugie si spezza lesto, non tiene
se teso e, come vedi, non possiamo fingere
più oltre un certo punto anche nell'assenza
sembrare diversi e inventarci su misura
che il male patito sopprima il bene voluto
che malinconie immense ci siano lontane
e estranee attraversino solo il cuore degli altri.
Dovrei darti del piombo, murarti
o abbandonarti al séguito del vuoto,
nuda di tutto, in balia delle tormente
che spirano sulla coscienza, consegnarti
al gelo e alla solitudine degli anni futuri
e invece ancora raccolgo legna secca
tra crepacci di memorie e roveti di giorni
per ridarti un debole fuoco senza fumi
più falsa creatura con cuore sbandato
dal tempo sospinta dalla vita alla morte.

Da un giorno qualunque
inserita il 6 ottobre 2009

Gocciola la guazza ai raggi
del dorato mattino trapelato
brioso tra velli di bigie brume .
Fuoriuscito stanco dal silenzio
dell'insonne notte passata
vado tra strade e crocevia
incrociando volti sconosciuti.
Riaffronterò l'incognito giorno
l'incessante frinire di voci e berci
temperati di dolce e di amaro.
Dove mi porterà l'animo sbandato
chi saranno i miei pensieri
accompagnatori in andirivieni,
i frullii e i ragionamenti serpentini
i ghirigori della mente vigile
che si intrecceranno fino a sera?
Occhi, altri occhi scruteranno
e resteranno muti o in meraviglia
vinceranno e perderanno bagliori
e ombre nel gioco fortunoso di luci
sul consueto proscenio della vita..
Non so ancora nulla di me
i capelli bianchi aumentano
diminuisce il tempo, mi incurvo
di pena, non ruzza il cuore
solo declama tiritere funebri
al passaggio di nostalgie di ieri.
Devo fare incantesimi e barare
per dare scacco a patimenti
al rimpicciolirsi di quel che sono;
portare l'animo al coppiere
di un farmaco per calmare
l'indicibile male che mi assottiglia.
O vecchiastro che sai di fossi
e crepe tra prunosi approdi,
sei nel fiume che fluttua e scorre
senza rumore verso la foce!
All'ingrossarsi di smagriti accadere,
superata la linea di sentina,
compromesso il galleggiamento
calerà a picco per risucchio
la speranza che ancora tremula sull'acqua
come emaciato corpo emerso.

Bavanera
inserita il 30 ottobre 2009

Se non inchiara l'opaco divenire
e nel torbido nero tremo e avvizzisco
se moccolo si fa il lucignolo della vita
a che nel fugace resistere e respirare?
Si, smettiamola: voglio capitolare!
Su vieni Morte, proba amante
annullami e innalza il tuo vessillo
sulla sostanza del mio corpo,
circondato da selvagge vermene
tumulato io resti sotto i cipressi.
A che vale restare al guinzaglio
del tempo despota che incede
e tra strappi d'essere al nulla mi adduce?
Sono stanco di tutto, di me, del mondo,
di tambureggiare dimessi di speranze
stanco di contumelie, di sogni, di ritorni
e partenze, di accalappi e di illusioni.
Non sono stato un buon impresario
del mio destino e fiaschi e fischi
a più non dire più non li ho contati:
pochi i giorni di rimediata allegria
rare e brevi le feste e i canti del cuore.
Appartato deluso e intirizzito
fuggite ombre, ho cambiato panchina
ma sempre il sole andava altrove,
ogni volta che ad un incrocio
sceglievo una viuzza illuminata
consueta era l'indifferenza raccolta
da cuori e occhi d'altri incrociati.
Passante avrei parlato per anni
di che dentro avevo e moriva
quando malinconie sfibravano
il corpo e l'anima pene spiantava.
Finché ho creduto in qualcosa
ho tenuto duro e combattuto
e ora che fido in più niente
tanto vale che il mio incomprensibile
tutto smagato muti in uno zero assoluto.
Anche il nero, come il verde o l'azzurro,
è un colore nell'inganno delle tinte
possibili delle cose che colorano la vita.
Mi sarei dovuto abbonare a un Dio
ebete partecipare a mostre e raduni,
frequentare navate, sfilare ai suoi atelier
per infilarmi in celesti drappi e veli
ma non ebbi mai un biglietto di invito
e compresenza di me stesso solo fui.
Ieri oggi domani andate altrove
di voi libero, mi distendo nel nulla .

Cosa vuoi che sappia del dopo
inserita il 30 ottobre 2009

Cosa vuoi che sappia del dopo
se sono impegnato con l'oggi
e vano da anni tento di riacciuffare
remote piume di imprendibili ieri!
Che posso dirti che valga e duri
più dell'attimo impercettibile
che nel possibile raccolgo
prima che non mi sia vietato
e silente rovini in ciò che è stato.
Il tic-tac è, uniforme si replica
ma l'attimo suo non si trasmette
non trasla né precede né segue
l'evanescente non si imprigiona
solo nell'attimo che vibra
la corda emette note, poi è silenzio;
silenzio prima, silenzio dopo
e così è anche la vita che vivi.
Nulla prima, forse essere, nulla dopo:
nella sequela dell'accadere
intrattenibile è il pensiero in atto
che ti sorprende e si accomiata.
A noi mortali, solo d'idiozia
umana della non durata ci è data
il prima e il dopo restano
lo stesso punto di un cerchio chiuso
che si percorre in un verso solo.
Siamo studiosi di cose svanite
e presuntuosi estensori di futuro
e intanto infingarda la terra
gira e cammina tra masse stellari
necessità e fatalità imparentate
appena si accorgono di noi
bava di un'onda che sfuma,
in loro balia oscilliamo tra verità
in bilico tra l'essere e l'esser nulla.
Messa in opera, messa in cantiere
varo dell'attimo nel mare dell'eterno;
s'apre una falla, un gotto invisibile
svuota la sentina, poi più niente
l'essente in respiro salpa per l'assenza
al confine della coscienza incoscienza
nel gorgo del vuoto svanisce per sempre..

Vieni fuori, esci dall'ombra..
inserita il 20 novembre 2009

Può il vento delle parole amorevoli
incidere o scalfire muri di granito?
Eppure col suo mantice soffia
e nel tempo con carezze modella
il crinale selvaggio che lo respinge,
da sporgenze informi e senza volto
vi ritaglia, a volte, fisionomie divine.
Io non so che essere vento
vento che parla all'unisono umano
che scava dentro chi non intende
onda d'aria che increspa e infrange
lo specchio trasparente ove vanità
in sosta narcise si mirano, onda
che cancella immagini che niente
di chi vi si specchia riflettono conforme.
Soffierà stanotte il vento alla tua finestra
ma non aprirla, il respiro
registrane in silenzio.
Fiuu.....fiuu......Lo senti
che parla con la mia voce?
-E' tutto nero, è tutto buio
nulla si rischiara in me
voglio restare dove sono!-
così incomprensibile amica
mi sembrò di udire l'ultima volta
che sognai i tuoi occhi sui miei..
Or prima che mi avvii oltre la linea
che ci separerà all'infinito, ascolta.
Vieni fuori, esci dall'ombra
non ti fermare interita sul nulla
se riflessi di luce ti trapassano
e in una scia luminosa resti impigliata.
Sollevati sopra l'opaco e il nero
e spicca un volo, rompi l' indugio
e guarda oltre. Vi sono tempi
e luoghi d'amore, piane di speranze
navi in partenza, giovani sogni in attesa.
Varca il limite del limite
e cambia possesso di ciò che non hai
cedi ad un'altra fede e fanne polo
luminoso ovunque visibile
quando il cuore si smarrisce
e all'impazzita vaga senza meta
girovago tra paesaggi di giorni orripilanti
tra vociferare di echi di bubbole
o strazi di memorie di un'età passata.
La luce si cerca dentro e fuori di noi
senza abiura o pentimento per quello
che avemmo cercammo e fummo,
affrontando il possibile e l'impossibile
che come acqua che fruscia nella gora
si può udire fluire tra le anse
i gorghi e le curve del fiume della vita.
Non vili duelliamo, battiamoci
difendendo il regno della luce:
meglio perire in combattimento
che essere umiliati e iloti in marcimento
incatenati ai ceppi della rassegnazione
arresi e remissivi a ciò che accade
senza scatti alteri, vinti tra i vinti.
Raggiungi te stessa prima di altro cedimento
cessi una inanità interiore, fatti sovversiva
nell'attimo non ambiguo che ci unisce
in questo soffio che ci trapassa e va oltre.

Quanno pe’ respirà nu poco d`ammore
inserita il 20 novembre 2009

Quanno pe’ respirà nu poco d`ammore
cianciuso t’addumando si me vuò bene
riffe e raffa, sùbbeto me dice :
- Certo ca te voglio bene! -
Tanta vote me pare overo
e pe` nu poco s`accujeta stu core
ca nun sape maje che le succede.
Ma saccio pure ca l‘ammore
- l’ammore cu l’A maiuscola -
è n'ata cosa, ca na buscìa,
scanagliata, nun pò tenè forza!
Si uno all’impruvviso
d’into a l’uocchje 'e n`ato spia
chi nun è sincero se tradisce
e se vede ‘e cose po’ comme songo.
Nu sentimento, na smania ca trascina
si vullejano nun se ponno ammutulì;
finto, si vulessero ‘nbruglià nu core
nun se ponno vestere ‘e passione
troppo stritto fossero chille panne:
o’ bianco, `o griggio do` core
nun si pònno maje avutà a russo!
E accussì i` te resto vicino
senza sapè si è juorno o notte
si chello ca pienze e i' nun tocco
si chello ca tu pe` mme siente
e nun me dice è ammore
o n’ata cosa ca ce rassumiglia.
Fossero st`uocchie mieje
pure cchiù chiuso 'e nu muorto
o i` nun ce vedesso buono
chiù s`assicurasso stu core!
Se tu mme dice ` a verità o na buscìa
chi ‘o po’ dicere: tu sulo `o saje!
Tu sulo `o saje si sti penziere
ca spòntene dint` 'o scuro
so male penziere o fantasie
ca sulo nu mumento svuntuleja,
o si è sulo p` `a paura `e te perdere
ca scemo m`arriduco accussì.

Oblivione
inserita l'11 dicembre 2009

Vivendo che mi è accaduto
che rammento di quel che ieri fui?
Chiudo gli occhi e prendo il largo
fermo il motore, butto la rete.
Vuota la sciabica risale
nelle maglie nulla si è insaccato
nessun ricordo affiora dal fondale.
A che rastrellare memoria
se ingordo vi passò il tempo
e divorò pur trita reminiscenza.
Dimenticanza, nebbia crudele cadi
aratro solchi vuoti rinvanghi!
Che resta a noi vegliardi smemorati
già sbarcati dalla vita?
Chi e perché e quando
ci sottrae e priva
di risorgivi languori
e radici di tremori
chi scoperchia il pentolone
e tutto lascia evaporare?
Mnemosine dopo lo stoccaggio
qual'è l'antidoto all'oblio?
Come rapace turbine che passi
e ciliegi e vigne
spenni di ogni fronda
e frescure d'ombra poi neghi
così svanimento imperversa
su ore giorni e anni
e ne recide ogni memoria.
Non possiamo allontanarci
di molto dall'istante!
Quale che sia la direzione
si avanza e si retrocede
solo con guizzi o a carponi
nella dissolvenze del ricordo.

Scaduto o mancante è ogni altro sogno
inserita l'11 dicembre 2009

Non urla di vento o di umani
o altro accidente possibile
aggirante per il vulnerabile corpo
mi fa veglio in questa notte
lunga e vivissima di ricordi.
Nel buio silenzio che regna
mi accerchiano e opprimono immagini,
si appressano e mi calpestano
fatti trascorsi come zoccoli di cavalli sfrenati,
nelle mia povera mente indifesa
transitano profili di volti indecifrati
or verginali or dilavati di ogni leggiadria
sorgivi di lampi or benigni or astiosi
si accampano poi sullo schermo vitreo
della finestra libera di tendaggi.
Che sobilla il cuore, che mi agita
e intorpidisce un me furioso
che mi fa infermo di quiete d'anima?
Oh i ricordi tristi e durevoli
i sentimenti di ieri, gli istupidimenti
di sogni che si assembrano
e come serpi si attorcigliano
fino a soffocarmi nell'incredibile.
Primeggia la tristezza che fu
e ritorna in questa oscurità, spirante
la odo e mi affatica, prende più forza
se un accenno è in me di allontanarla.
Via fantasmi, creature del passato
che allattate altri consanguinei
andate via! sono stanco e voglio dormire:
cessi il vostro imperio e si colmi
di pace questo vuoto di assenze.
-Scaduto o mancante è ogni altro sogno-
così sbuca e recita l'informazione che espio
così mi dice l'insonnia ogni sera
se male assortito è il dosaggio
di ricordanze tristi e liete.

Finiranno le scorte di polvere da sparo
inserita l'11 dicembre 2009

Finiranno le scorte di polvere da sparo
con cui fabbrico i petardi
e le girandole parlanti
che vedi esplodere di lontano.
Nelle solitudini che afferrano
attristata fisserai la luna
faro che scorre sulle case
poi che la festa del cuore
inghiottito sarà dall'ora imbrunita
e svanita l' eco dell'evento vissuto
ma la memoria non tradisca il ricordo
del brulichio di bagliori
che oggi festosa tu miri.
Sparito di essi ogni traccia
verrà tempo insostenibile
in cui nessuno altro parlerà
al cuore che vuole ascoltare.
Allora, sola piangerai
come l'incredulo fanciullo,
che inzeppate le monete
entro tasche bucate,
affondandovi avido le mani
disperato più non le ritrova.
Domani o altro giorno che sia
brama ancora ti cercherò
come acqua chiara
con desiderio di annegarmi
ma ad aspettarmi tu non ci sarai
perdizione di un cuore soffocato.

No, tu non potevi nasconderti o sfuggirmi
inserita il 18 marzo 2010

No, tu non potevi nasconderti o sfuggirmi
sarei disceso tra le visceri delle montagne
rovistato tra il fogliame delle selve abbandonate,
affondato lo sguardo in ogni anfratto,
immerso negli abissi, circumnavigato l'universo
scrutato tra i colori dell'arcobaleno
o dell'alba, non potevi nasconderti
per averti ti avrei rintracciata e scovata
ovunque tu ti fossi appartata o isolata.
Come e quante volte il cuore mi suggerì
dove cercarti: dovevi essere da qualche parte!
Amore in cerca di te
quante volte mi ispirò come proseguire
se smarrito più non sapevo dove andare.
Semplice e facile non fu raggiungerti
eppure mai mi abbandonò la speranza
poi ti rubai alle stelle quando finalmente
nel cielo schietta luminanza ti scorsi.
Or diletta guidi nutri e involi
questa mia vita da poco conto
ancor non rassegnata al nulla
in cui calerà un giorno;
l'anima mia pervadi
come un vento tiepido
che si alzi al tramonto
quando il sole scompare dietro l'orizzonte
nell'ultimo giorno d'autunno
che precede e annuncia sinibbio.
Insieme or viaggiano i nostri destini
in un abbraccio, avvinti restiamo per l'eterno
abbagliati dal brillio dei tuoi sorrisi.

Rendicontando
inserita il 6 maggio 2010

Il filo sul fuso è oramai quasi alla fine
e poco importa delle forbici di Atropo
della snervante partita a scacchi
l'esito da molto tempo ci è noto
ci estranieremo da debiti e da crediti
di respiro, tutto accadrà improvviso
o dopo un calvario di giorni penosi.
Vivendo ho parlato spesso al cuore
in cerca di allegria e d'amore
ho camminato sotto il brillio
delle stelle, tra pulviscoli di sogni
sono annegato e emerso dal pozzo
dell'inespugnabile ignoranza
ho alzato le braccia e gridato
sulle scale del lutto e del dolore
ho agognato presenze e vicinanze
decifrato volti e sorrisi
cercato occhi sinceri da guardare
scavato per trovare semi di me stesso.
Or e domani che mi resta da fare?
Scoprire ciò che non fui
quante belve mi mangiarono il cuore
quando e quanto mi nutrii di menzogne
misurare la media dei giorni
in cui mortificai me stesso
e fui costretto a spacciarmi per altro?
Nessun abito è eterno o non si sgualcisce
la vita e l'amore durano quel che durano
la tonaca passando tra intemperie e stagioni
si stinge si consuma poi rovina
nel gran mare dell'esistenza dopo i flutti
la bianca vela in lontananza scompare
al calar del sole e se ne perde la rottae la scia.
Cesseranno rumori e frastuoni
risuonerà il silenzio diffuso dalle trombe
del nulla e del vuoto
caduto il destino alle mie spalle
sopra i ruderi resterà l'indifferenza
e lo sbeffeggio di un Dio a cui non ho creduto
la vanità delle parole,la trasparenza pura
di un opaco scivolare verso l'oscuro.
La speranza? E chi mai la conobbe!
La fortuna di incontrarla ad altri la regalo!

Rimario non spulciai, musa non consultai
inserita il 28 maggio 2010

Rimario non spulciai, musa non consultai
empireo non visitai
eppure allo svettare di un’emozione
sulla scia di un sospiro mi librai;
per ricchezza del cuore,
intenerito da spiragli di ideali
spasimo d’infinito e tristezza sentii;
di sogno in sogno, agognando ritmi e assonanze
il silenzio squarciai della mia vita.
Nella serra fiorente delle parole
quanto vagai per trovare un germoglio
da trapiantare nello sdutto sillabario!
In prestito, a poeti laureati,
l’uso dell’erudito strumento chiesi
per portare alla luce lo sfondo
che appare intorno al mondo:
la trama delle torture e dei lamenti,
degli amori e delle illusioni,
la nascita il vagito e il dissolversi
di accompagnatrici speranze.
Maldestro, senza credenziali,
vagabondando tra dizionari
avido mi mossi tra sempreverdi
significanti acquistando voce e fiato;
sudando recuperai al mio parlare
semi di un sillabico arpeggio.
Iniziato io, atono e afono, mi invaghii
sedotto dalla vanità della parola!
La parola porge spazio,
traccia scie di luci
attraversa, serpeggia, attracca,
fa ressa, indugia smania
schiumando... si dissolve!
Tende, vibra; disperata delira,
larva arrossisce, audace trionfa,
futile si arrende e si esilia;
lampo, miraggio; secca, tumida, cocciuta;
inquieta anela, sgronda e si addensa,
aspettando di uscire dal carapace
si affina nella durata e nel tono: vive!
Domarla domani sarà la mia ventura
non per raccogliere trofei o risonanti lodi,
lusinghe e bolle d’aria per la mente,
ma solo per gustare il dolce sapore
che rimane per aver parlato del cuore
e sconfitto l’insulto profondo
che riceve da oziose anime vuote.
L’udito esperto di voi poeti
non arretri con orrore
dal mio apprendista verseggiare!
Viva e mai perisca
nell’anima mia l’armonia di una fuga,
l’improvvisa emozione raggiante
figlia di sovrumano palpito pregnante,
il raptus alato nato in solitudine
nella gioia suprema di uno svolio.

Oh rosa tardiva scoccata nello sterpeto della mia vita
inserita il 28 maggio 2010

Oh rosa tardiva scoccata nello sterpeto
della mia vita, arrisa scintilla
che accendi mille fuochi in pupilla
chi t'attendeva smarrito e sfibrato
rincorso da tristezze voraci?
Palpita il cuore ed estasi ritrova
riagguanta una tenace speranza
che sferra i suoi attacchi al tempo
e al nulla che morte adducono a vita.
Tu che riva mi accogli stremato
respingi e vanifica l'assalto del flutto
da cui per anni tanto fuggii.
Gemma incastonata nel cuore
ti mostrerò brioso
a chi amore non intende e ne sparla
a chi dentro implume nascendo
non sa sollevarsi dal suolo!
Oh baldanza di pensieri
che si sgranano con sorrisi
che fanno ridere anche il cielo
l’azzurro sconfinato che si dilata
per l'ardere dell'uomo che t'ama!

Soffierà stanotte il vento alla tua finestra
inserita il 15 giugno 2010

Può il vento delle parole amorevoli
incidere o scalfire muri di granito?
Eppure col suo mantice soffia
e nel tempo con carezze modella
il crinale selvaggio che lo respinge,
da sporgenze informi e senza volto
vi ritaglia, a volte, fisionomie divine.
Io non so che essere vento
vento che parla all'unisono umano
che scava dentro chi non intende
onda d'aria che increspa e infrange
lo specchio trasparente ove vanità
in sosta narcise si mirano, onda
che cancella immagini che niente
di chi vi si specchia riflettono conforme.
Soffierà stanotte il vento alla tua finestra
ma non aprirla, il respiro
registrane in silenzio.
Fiuu... fiuu... Lo senti
che parla con la mia voce?
-È tutto nero, è tutto buio
nulla si rischiara in me
voglio restare dove sono!-
così incomprensibile amica
mi sembrò di udire l'ultima volta
che sognai i tuoi occhi sui miei..
Or prima che mi avvii oltre la linea
che ci separerà all'infinito, ascolta.
Vieni fuori, esci dall'ombra
non ti fermare interita sul nulla
se riflessi di luce ti trapassano
e in una scia luminosa resti impigliata.
Sollevati sopra l'opaco e il nero
e spicca un volo, rompi l' indugio
e guarda oltre. Vi sono tempi
e luoghi d'amore, piane di speranze
navi in partenza, giovani sogni in attesa.
Varca il limite del limite
e cambia possesso di ciò che non hai
cedi ad un'altra fede e fanne polo
luminoso ovunque visibile
quando il cuore si smarrisce
e all'impazzita vaga senza meta
girovago tra paesaggi di giorni orripilanti
tra vociferare di echi di bubbole
o strazi di memorie di un'età passata.
La luce si cerca dentro e fuori di noi
senza abiura o pentimento per quello
che avemmo cercammo e fummo,
affrontando il possibile e l'impossibile
che come acqua che fruscia nella gora
si può udire fluire tra le anse
i gorghi e le curve del fiume della vita.
Non vili duelliamo, battiamoci
difendendo il regno della luce:
meglio perire in combattimento
che essere umiliati e iloti in marcimento
incatenati ai ceppi della rassegnazione
arresi e remissivi a ciò che accade
senza scatti alteri, vinti tra i vinti.
Raggiungi te stessa prima di altro cedimento
cessi una inanità interiore, fatti sovversiva
nell'attimo non ambiguo che ci unisce
in questo soffio che ci trapassa e va oltre.

Insurrezioni
inserita il 15 giugno 2010

E’ da molto che spendo
i miei giorni allo scuro
in fuga dal mio rinchiuso,
come una volta, domani
seguirò una rotta solare
estranei mi fisseranno
occhi schivi di donna
trapassandomi il cuore.
Ossigenato dai giardini
dei cortili circostanti
invasivo alle narici
mi raggiungerà l’olezzo
che si diffonde dai fioriti
tralci protesi oltre
le infocate ringhiere.
L’orma dei miei passi
su polverosa redola, dirà
che di lì un uomo è passato.
Avvisterò qualche sparuto
passero che, al dispiegarsi
della mia ombra silente,
alipede, spiccherà un volo.
Grigioverde lucertola
immota in oziosa postazione
vedrò poi spaventata svariare
per il brullo muro crepato
alla ricerca di un latibolo
fidato che tutta l’accolga
riparandola dal rischio
di un accadimento temuto.
Domani, una svagata occhiata
lancerò ai cartelloni ingialliti
sedotto dal fragrante richiamo
di una tazza di caffé spumoso,
stanco, mi fermerò in un bar
a contare i gelati che si sciolgono
tra le mani accaldate di bambini
avvampati accorsi in frotte
dal popoloso rione vicino.
Domani sarà un trasgredire!
L’innesco di un moto riottoso
avvierà una covata rivolta,
capovolgerò le mie malinconie
ad un’insurrezione aderirà
questo cuore orfano di sole
e di oscurità prigioniero.
In un mondo di piccole cose,
un altro sarò per un giorno
meravigliando me stesso..

Ieri, oggi..domani
inserita il 6 luglio 2010

Uomo, quando tristezza acuta
ti palleggia con le sue mareggiate
venuto meno il pericolo di dire
parole indurite a chicchessia
accorrono e fanno ressa nugoli
di pensieri che non puoi fermare.
Progetti e ricordi, in gran pompa
sfilano e ti danzano intorno;
ti rivestono con le loro trame
li odi e ti mozzano il fiato
tu, chiudi gli occhi e non dici parola.
Ieri, oggi, domani, gli sterili figli
della nostra vita mortale,
i fantasmi del nostro durare
che ci ricatturano con le loro storie!
Come lontani botti in giorno
di festa che l’occhio non vede
il cuore che batte e spera
avido il rimbombo ne ascolta.
Velleità, ideali fole accese,
faville che pur rivivono nelle pupille
espulse da neonati vagheggi
nel silenzio, chi sa dove
frottole andranno a morire!
Cederesti del tutto. Poi
improvviso si spezza il cerchio
attorno a cui giri senza saperlo
la sarabanda cessa improvvisa
rinvieni e ritrovi il respiro.
Pacato, dentro ti guardi,
riprendi il tuo ritmo umano.
Ma lo scontento ben presto riparla
allarga le braccia e ti viene incontro
di te, ancora prende possesso, ti fa suo!
Cessa l’interiore sciabordio:
ozia l’ora e si annera il tempo;
spogliato rimani di ogni senso.
Dimesso, tra scherni di ombre
che covano fredde sere future
riarso ripensi alla vita che passa
alla speranza che al limite
vana ti consuma rigonfio d’illusioni.
E mentre più accidiato temi
gli sfasci che il vuoto perpetua
riascolti i passi dei nemici che conosci:
il niente e la morte.
Tra antri e pietre arse,
proteso a sereno essere
pure ritorni a cercare una polla
per dissetare la tenua speranza
che domani un altro te stesso tu scopra .

Travedendo e ripensando
inserita il 16 luglio 2010

Dai piedi delle dirute mura
del vetusto maniero orbo di torri
che il sussultar della terra
in un novembre ancor grave ferì
erra l’occhio per la cara valle
che accolse i miei primi vagiti.
Asola tra le fratte il vento
tremano gli irti rami di rovo
brontolano querce e ulivi.
Querulo, ad ogni soffio
languido scroscio giunge
dalle flave chiome
dei vicini pioppi del fiume;
per l’aria, mute foglie esangui
rogge e accartocciate tombano:
atterrate su correntia vorace
annegano prede del gorgo.
Oh, laggiù perché più non vedo
i campi di tabacco e di pannocchie,
i solchi bruni dei pomodoro,
il riflesso verderame dei pampini
tra i filari di vigne rigogliose ?
Tutto è cambiato negli anni
come la mia vita!
Lo scempio imperante
del cemento che avanza e domina
stride all’aprirsi del ventaglio
di memorie, intatte nel tempo,
dei lussureggianti e or spogli clivi.
Ancora viene da superstiti masserie,
di tanto in tanto, un latrar di cani,
il muggito mi giunge delle giovenche
sparse nella macchia oltre la terra
che fu di mia madre: eccole laggiù
vagare inquiete sognando erbe
novelle di fantasmi maggesi!
Declina il sole verso il suo letto...
E’ il tramonto: rada si fa la luce.
Le prime ombre già vigilano
sui filari di croce dei parenti
nel vecchio cimitero diroccato;
figurandomi chi mi ha lasciato
commosso ondeggia il cuore
come i ciuffi di canne abbarbicate
sull’ubere ciglio delle gore
da tempo prosciugate.
Al consumarsi del giorno breve,
frastornato dagli intimi richiami
dei ricordi dell’età mia verde,
nel diario segreto del cuore
sussurri di tristezze trascrivo
malinconico fanciullo invecchiato.

Or tu lo vedi anima mia
inserita il 10 settembre 2010

Or tu lo vedi anima mia
come veloci si schiudono
e avvizziscono poi tra rovi
i petali della vita
come flutto alla riva
va e viene il respiro
come fra il tutto e il niente
faccia spola la morte.
Tu sai cosa è che si insinua
tra la carne e le costole
e si fa strada fino al cuore
ed è più forte del dolore
che sonda il vuoto del nulla.
Su, vieni alla sagra
del bene e della luce
adornati e adduci il cuore
non fingerti stanca
esulta danza e canta:
il biglietto di ingresso
non è poi così caro
costa solo un volo d'ali
e pur senza domani
ci allumerà un chiarore.
Accompagnatrice del corpo
batti le tue piume nell'aria
eterea allietati e vibra d'amore
discendi nell'essenza
delle cose e vivi
squarta brune e silenzi
caricati di sorrisi e di sole!
Pure la cicala all'imbrunire
nell'ultima fase estiva
sai, tra le erbe secche canta.

Quando eterea dirompi
inserita il 10 settembre 2010

Quando eterea dirompi
nell'aria che respiro
dentro di me ti scrivo
dentro di me ti parlo
e son calde parole d'amore
brani dettati dal cuore.
Narrano di luci fruscianti
in un'atmosfera senza tempo
e senza spazio
di brillii, di fosfori sfrecci
di inseguimenti e di fughe
tra passar di notti, di giorni
tra cortei di sogni e visioni;
raccontano di venti e di sospiri
tra incanti e disincanti
di carezze a volti di illusioni.
E così nel mio profondo
mi afferri o fuggi via
vano poi ti inseguo; svanisci
e non so più dove mi trovo
dove vado o cosa fare
se curare o lasciare
la stanca vita disfarsi
se all'alba cercarti ancora
o assopirmi nell'ultra buio.
Come polla dai miei anfratti
sgorghi acqua dolce
e nelle arsure di solitudini
ti offri per umidire labbra arse
quanto ti attingo a piene mani
se mi chino sull'argine pietroso
mentre rapida vai verso il mare!

Rotola l'onda, si infrange
inserita il 17 settembre 2010

Rotola l'onda, si infrange
una musica gorgoglia
vivace una bava si espande
nel silenzio stanca si spegne:
è il mare che vive e respira.

Quali mari, quali maree
quali flutti echeggiano in noi
chi passeggia o corre
per i nostri deserti lidi?

Oh quante scie si alzano
si disperdono lontane
quanti approdi e partenze
alla banchina del vuoto
estremo delle cose!

Che ci rivelano le solitudini
delle immense distese azzurre
e del cielo in alto muto:
muri conoscitivi inespugnabili
eretti nello scorrere del tempo
oltre il fascino e il terrore
che si incidono nel cuore!

Si ritireranno il sole e la vita
e ancora non sapremo niente
lanceremo come un sasso in aria
le nostre domande e non udremo
mai il tonfo di una risposta
appiattiti vivremo ancora
schiacciati e umiliati
dalla nostra insignificanza
ossidati dalla nostra ignoranza.

Usure
inserita il 17 settembre 2010

Il tachimetro dei lustri
già segna sul quadrante
dodici giri da quando iniziò
l’abrasione per rotolamento
sulle ruvide pietre
della china della vita.
L’accumulo dei transiti,
le accelerazioni e le frenate
tra notti tramonti ed albe
sconquassato hanno lo châssis
che, pur al peggio,
ancor mi scarrozza per il mondo.
tra brusche sterzate e stridii.
Consumato il battistrada,
il volante quasi paralizzato,
malridotto l’avantreno e perduta
la necessaria convergenza,
faticose manovre da lunga fiata
il cuore irrigidito logorano
e sollecitano senza risparmio.
Quante volte, in avaria
per eccesso di attrito,
la cinghia di trasmissione
di una illusione mi ha parcheggiato
avvilito sul ciglio cupo di una via!
Per polvere di giorni
ridotta la trasparenza
della superficie dei vetri
vana appare l’alta luce dei fari;
solo lo specchietto retrovisore
sempre terso ed efficiente riflette
il cammino serpeggiante dei ricordi!
Trabiccolo, spesso in panne,
tra scarrucolio di pulegge
e scricchiolii, con tremuli assi
traballante ancor mi trascino
rimorchiato da motrici speranze.
Oh l’inclemente usura del tempo
che precoce dissangua la vita!
Un giorno, negatami
la licenza di circolazione,
un atro carro traslocherà
in una non lontana fonderia
un’ arrugginita carcassa di ferraglie
per farne materia per altri stampi.

Quando in reti di tristezze ti impigli
inserita il 17 settembre 2010

Quando in reti di tristezze ti impigli
e accorrono e fanno ressa
pensieri che non puoi fronteggiare
un dolore senti sui fianchi del cuore .
Progetti sfumati e fole di un tempo
fanno calca e in gran pompa
sfilano e danzano intorno;
a turno pungono con le loro trame
li odi e ti mozzano il fiato:
tu, chiudi gli occhi e non dici parola.
Ieri, oggi, domani, gli sterili figli
della nostra vita mortale,
i fantasmi del nostro durare
ci torturano con le loro storie.
Velleità, ideali pagliuzze accese,
faville che pur furono nelle pupille
espulse da neonati vagheggi
portati dal tempo, nel silenzio
chi sa dove frottole negli anni
lampo sono andate a morire.
Ricordi e ancora cicatrizzi
senza lamento e scopo
per liberartene cederesti del tutto.
Poi, improvviso si spezza il cerchio
dall'assedio un varco di luce
e ritrovi ancora il respiro.
Pacato, dentro più non ti guardi,
distratto riprendi il tuo ritmo umano.
Ma ciclico lo scontento dalle visceri
per cavità risale e ben presto riparla,
tristezza allarga le braccia e ti viene incontro
di te ancora prende possesso: ti fa suo!
Altro tempo, altri squassi. Volubili
si alternano giorni di sole e di nubi.
Si acquieta l’interiore sciabordio
varia l'umore del mare in cui naufraghi:
ozia l’ora, si annera l'anima;
spogliato rigurgiti ogni senso.
Tra beffeggi di ombre
che covano fredde sere future
riarso ripensi alla vita che passa
alla speranza che al limite
vana ti consuma rigonfio d'illusione.
E mentre più accidioso temi
gli sfasci che il vuoto perpetua riascolti i passi cupi dei nemici
invincibili che da tempo conosci:
il nulla e la morte.
Per baratri vette e pietraie
pure ritorni a cercare una polla
a scavare una prospettiva di essere.
Mai meno o neutro può essere il segno
del tempo che si addiziona vivendo
sempre zero è la sua somma finale
riporto di riporto niente vi aggiunge.

Rondine giunta da aprico orizzonte
inserita il 17 settembre 2010

Rondine giunta da aprico orizzonte
che direzione hai seguito per migrare
nell'annuvolata volta del mio cielo?
Tra lo stupore che mi si incarna
or l'assiduo aliar tuo di nubi la sgombra
lo sguardo rispuntar d'azzurro affissa
dilatati occhi ritrovano perduti chiarori:
attoniti, roteano incantati
catturati da viluppo di voli.
Dalla ossidata grata da cui ti penso
già mi appresto ad accogliere solari giorni
chiuse imposte spalanco come un tempo
per dare aria e luce alla mia casa solinga.
Vieni rondinella: il paretaio non temere
atterra pure su questa balaustra
e raccontami del tuo vagare
saprò intendere la tua voce non umana.
Poi, svuotatomi dei miei segreti,
potrai librarti in volo planare
lontana da predatori spietati
e seguire, così dissimile dal mio,
la naturale scia del tuo destino.
Per un portento forse accadrà
che in una bolla d'essere
animule ci ritroveremo ancora
oltre le propaggini del tempo
là dove gli spennati non giungono
e contano solo le parole che abbiamo
nel cuore e, ogni altra, al pari
di un'acca muta, sfiato secco
a spirto mai dischiude elise scie.
Oh il sogno ricomposto che restituisci
nell'attimo fluente alla mia sera !
Garrula rimani, ferma e fidata,
atterrata pure sulla mia mano:
avvivami ancora un poco.
Rigenerato, solerte domani io accorra
al giulivo corteo di gemme e sbocci
di una primavera che ripassa
e a cui tu rinvii, me, indigente e smemorato.
Dall'angolo in cui sosto
defluisca l'ombra nel sole
la pena di esser vivo e solo
sbalordito io possa vedere condonata!

Nulla è scorso invano da che ti conosco
inserita il 17 settembre 2010

Come ramo a tronco avvinto a te resto
ai venti della vita e alle intemperie d'essere resisto
dammi linfa, popolami di fiori di virgulti e di corimbi
ai passi del sole preservami da acari e siccità
con l'accrescersi delle radici dell'anima tua
Non salpare eterea: solo resterei
su un molo deserto nelle nebbie d'autunno
fino al rigori dell'inverno inclemente
quando la terra si fa brulla e tutto muore.
Nulla è scorso invano da che ti conosco
tu lo avrai visto come in me si appiccica
un vischio d'amore che tutto contiene
come affondi nel mio necessario
e ricco mi rendi di respiri se accanto mi sei.
Salvami se assorto in oscuri pensieri mi sorprendi
non posso non vivere se poi mi porti alla luce
Ho appena un'anima e una sola vita da darti:
questo è il mio cruccio e il mio limite.

Non posso restare nel gregge
inserita il 22 ottobre 2010

Non posso restare nel gregge
belare quando è il mio turno
brucare le erbe del pascolo
che un pastore per me ha scelto
bere l'acqua fecale di pozze.
Non posso farmi tosare
quando ho freddo e gelo
o nell'ovile spinato
al sole restare sdraiato
o a prendere calci
dal simile che mi sta accanto
per un nulla inebriarmi di passione
o ascoltare brontolii intestinali.
La media fra tutto e niente
indecifrabile è appena sopra lo zero
e così tra quiproquò esistenziali sopravvivo
ma non posso non sognare e volare
se non voglio vivo morire
qualcosa deve il cuore spronare
o far sorridere l'anima mia
una robusta ragione per decollare
oltre il letamaio che mi toglie il respiro.
deve esserci ancora.
Devo dal pestifero andar via!
Devo perché qualcosa mi accada
o sarò perduto; passi di allegria
o brezze di essere qui non arrivano
anche se sorprendente
l'immaginazione talvolta li finge.
Non avete pena di me stelle argentate
non mi commiserate per quello che mi manca
per le pastoie che mi vincolano?
Fatemi pazzo di inappartenenza
lontano io vada e abbandoni solerte
il senso perduto di uno scorrere
di vacui avvenimenti e prolissità vane
una luce mi catapulti oltre il farnetico...
Incontabili stelle da tanto voi brillate
a me appena resta qualche giorno:
la stanchezza di essere si avvicina
le forze si fanno sempre più deboli
flaccide le gambe, curva la schiena
una postura mi deforma si fa dolore
se costretto resto in un tugurio
che non ha passaggi di luce.
Al paesaggio di verità e conoscenza
corra un me libero da lacci e nodi
raggiungerò cose mai raccontate;
illusa ragione e ricaricato il cuore
scopra una verità verginale oltre
il buio il vuoto e il niente e mi fidi...
Da scotti di silenzio carbonizzato
non mi accolga un domani
per generosità d'oblio qualcosa di me resti
il Tutto, omessi gli sgorbi, decifrato risulti.

Scoscende or la strada che in cima portava
inserita il 22 ottobre 2010

Scoscende or la strada che in cima portava
di movimento rigenerazione trapasso a libertà
ci si andava illudendo inerpicandosi per la vita
poi da un eliso irraggiunto indolenti si ridiscende
animali infelici ottusi di umano e di amore.
Inciso il nastro di una declamazione d'essere
in un silenzio immanente sfiocca ogni intima voce
buffo tutto precipita, si disgrega, torna l'ignominia
devasta il male l'animo e ci si rispecchia pidocchi.
Finti svincolati si voleva violare un logos
arroganti affermare un libero arbitrio,
al brado sopravvivere senza scrupoli,
egoisti derubare e mettere a tacere
i disappunti della coscienza sul peggio
possibile che si sceglie e si commette.
L'abiezione perpetua soprusi sul bene
angosciati ci riporta ad essere quel che siamo
e che volevamo sconfermare: egoiste bestie!
Avida e sconfinata la bramosia meretrice
non riesce né può mai saziare davvero il cuore.
L'istinto, indomabile e incoercibile
selvaggio, congenito e immutabile,
conosce solo il prendere e predare
e ignora o omette il dare e il donare:
alla fine mai niente nulla e nessuno
si contrappone a sé stessi con successo
da millenni è sancito così per ogni specie.
Si, possiamo saltare, tentare un volo
simulare decolli o evolute ideali
ma pigmei a terra sempre tonferemo:
essere eccezionali è solo una moda
e ogni moda dopo la sfilata
dura tutto a più appena una stagione.

Fumacchi e strinature
inserita il 22 ottobre 2010

Buffa invisibile un vento
ammasca un veliero di pensieri
nella traversata arrembo
da tutto divergo e mi stacco
su un niente poi ammarro.
Sento il morso del tempo
una flogosi, una cruda smorfia
nel cuore ad ogni soffio
Dura segreto un supplizio
avido. uno spacco si spacca
da fumacchi un nulla s'alza
malevoli spiriti si evolvono.
Gorgoglia un'arsura, mi si svela
mi appena uno smacco in atto.
Pur da un'aria rarefatta
ancora un me svolazza buffo
ma pessimo spadellatore
un altro me poi
su ore ramate si appollaia.
Stinature colleziono
ad ogni nuovo stiramento
per puntuale intorpidimento.
Pur tra dune e acquitrini
inesorabile al mare della vita
corre un fiume che sborbotta.

Lettera alla felicità
inserita il 22 ottobre 2010

Felicità, bramata irraggiungibile
e mai potuta abbracciare
per assenza di allietanti attimi,
parola che un tempo sempiterno
impietoso ripropone e svanisce,
svolta invocata dal cuore al crocicchio
di estenuanti rettilinei di tristezze,
quante volte mentitrice o immemore
appuntamento mi desti meretrice
e poi, vana e infinita, l'attesa rendesti
di un accadimento che mai gridai;
né un ferro di cavallo stretto tra le mani
scongiurò che quella promessa
si trasformasse in evento mancato!
Lustro mai offristi ai miei giorni;
toccasana, non alleggeristi le mie pene;
mai, batté il cuore al ritmo dei tuoi passi!
Doloroso è rileggere
nel memoriale dei ricordi
quante volte con un frusciare di gonna
o con l'improvviso dardo di un occhio
a me rivolto ti scambiai!
Tu ben sai la trepidazione di colui
che con cupidigia fissa nella vetrina
l'oggetto delle sue brame!
Ah la vela all'orizzonte
che dirige al glauco di quiete acque,
la volontà del degente guarito
che ritrova la voglia di vivere smarrita,
l'ansia di chi fa rotta alla sua Itaca
stremato da esistenziali odissee!
Tu non sai come ripiega la vita
ad ogni ripetuto inganno, come
in atro fondo precipita ogni disegno
quando una pesantezza grava il cuore;
come ad ogni mortale strozzo di sogni
in sé, la terra che sostiene i nostri passi,
riassorbe rigurgitate illusioni!
Chimera tu non sai..... tu non sai.
Variopinta spergiura, ai tuoi credenti,
fermi sul sacrario delle perite speranze
in vera sembianza mutati e abbracciaci!

Sbaluginio
inserita il 19 gennaio 2011

Me ne sto quì in solitudine
ingabbiato nei miei silenzi
cheto tra pause di pensieri distratto
scruto qualche stella che si mostra.
Mi è tutto lontano, distante;
indeterminato e vago
mi simulo estraneo e mi interrogo
e non so rispondermi.
Chi sono, chi fui, vissi?
Dove posso ritrovarmi,
mi riconoscerei tanto cambiato
dagli anni imbianchito e sdentato?
Ero ritto e non avevo rughe
lesto infilavo se occorreva l'ago sottile
il fiato non mi mancava, se amavo
sempre il cuore forte mi batteva.
Che sarà successo
in questi pochi istanti di vita
e i sogni dove più dimorano
e le donne che amai
e non mi amarono saranno morte?
Come scherza il tempo e deride!
L'effemeride ha pochi fogli ancora.
Se l'effabile senso del vuoto acuisce
che vi annoterò? L'acume si acumina
mi graffia e dissanguo: orrendo
della vita ho perso il filo del discorso.
Le labbra del tempo sordomuto
in uno sbaluginio si son mosse,
nella labiolettura ne apprendo
impassibile il significo profondo.

Se sei lontana da pochi attimi o da mezzo secolo
inserita il 19 gennaio 2011

Se sei lontana da pochi attimi o da mezzo secolo
sempre un torrentizio parlottare di pensieri
ti è già alle calcagna amore mio: ascolta.
Perfonde e effonde questa sostanza
che dà vita e tripudio e ci sbalza fino al cielo
dà prilli alle ore, ci rinnova e fa chiarore
quando barbaglio scocca
e peperina dispensa passione e ardori.
Non è forse lui, Cupido benefattore
che i nostri destini afferra e intreccia
e nuova voglia di essere rafforza e diffonde
non è l'azzurro che pervicace ricompare
dopo anni nubili e scarni di sole?
Inamarire di giorni scancella, si fa oblio
riammessi siamo al cospetto del supremo.
Da che amor, elisir o nettare che sia,
come linfa non rinverdisce le nostre vite!
Non effuma né sfuma né ubbioso insiste
tepore ci riempie il cuore
ci nutre, scaccia tristezze e tedi
e esplode bolle di nulla ingigantite.
Quanto respiro ci dilata e un urgere folle
di ritrovarci ci agita, come corre il sangue
nelle tue e nelle mie vene e ci avviva
compagna giunta nel vespero del mio destino,
come s'infiamma un volto e occhi sorridono
e mani si intrecciano e corpi e anime si cercano!
Quando incubò questa salvazione
come si annunciò il miracolo resta un mistero:
anche dall'impossibile emerge il possibile
anche nell'incenerimento universale
a volte un fuoco vivo brilla e ha un senso.
Se si rincarna e ci meraviglia una dolcezza
e una farfalla umana plana su un muffito rifiorito
ancora conta e contiene quintessenze il tempo
superato e scongiurato è che il tutto si abbui
e qualche cucchiaiata di futuro si assaggia saporoso
dal pentolone annerito in cui pur ribolle la vita.

Spoliazioni e disvoleri
inserita il 19 gennaio 2011

Quanto dovrò attendere il fatidico giorno
quando potrò imbarcarmi per l'aldilà e salutare
tirare il fiato e portarmi lontano
dal nulla ultimo che censisco vivendo?
Se vi sia una sub o sovra esistenza
se starò poi meglio o peggio chi può saperlo.
Or che l’anima non esulta e più non batte le mani
vorrei partire in fretta ma da me non dipende
ci sono imperscrutabili voleri che decidono
e se anche mi inginocchiassi a un Soprintendente
non riceverei di certo alcuna anticipazione di favore.
Inutile presenza, nel mucchio qui che ci sto a fare
vagabondo corpo oramai quasi incorporeo
in sedimentazione di speranze e di illusioni!
Che cessato l'inganno di essere e apparire
dopo qualche ventata di anni a polvere si retroceda
è un fatto risaputo e ne siamo tutti informati.
Si corre e ci si inerpica per tante scale
invaghiti di vano, affannati poi
- è noto- dopo l'ultimo estremo gradino
un vuoto spaventoso sotto i piedi.
Che più può spuntare da un orizzonte
che non raggia scurisce e incupisce?
L'improbabile e il probabile avverabile
più non si agogna, niente ci incita
se il marchingegno che riavvia i sogni
è troppo usurato e un sostituto è irreperibile;
finito il tabacco e le cartine
non vi è più nulla da fumare:
nel portacenere annerito restano
solo bruciacchiature e cicche incarbonite.
E' assai chiaro! Non vi sono stati confusionali
o sedicenti errori di interpretazione:
il tutto immaginato, che più non si contatta,
è una sostanza sbriciolata: ne siamo consapevoli!
Infastiditi, appena borbottiamo
per l'attesa esasperante di venire
dalla lista dei viventi scancellati
e sbuffiamo si per dover ancora fruire
di un respiro a tempo indeterminato..
La spoliazione - l’avvertiamo- è ancora in atto
muti e in silenzio, senza lagno, languenti
volenti o dolenti attendiamo che si concluda:
al culmine, insaccati in un legno, finalmente
raggiungeremo quel totale niente che siamo.

Il pensabile che borbotta e tace
inserita il 19 gennaio 2011

L'artificiere che è nella mente fa brillare
le sue mine, una marea di scintille fluisce:
sono pensieri in agnizione,
occupano circonvulozioni, fanno calca.
Non si sfollano, mi provocano,
fanno groviglio, perforano;
come una ciurmaglia allo sbaraglio
saccheggiano la stiva della mia coscienza
all'alba di un suo stanco riveglio.
C'è chi va, chi resta: un traffico mai visto
con un frastuono mi intontiscono.
Più li appallotto e li butto nel cestino
più si riproducono copiosi.
Vorrei svigliarmela, depistarli
dissuaderli dai loro intenti imperscrutabili
ma mi circondano, si accampano
e assediano ogni mia volontà ostile.
Che vorranno mai poi
perchè si impicciano della mia vita
e interrogano il cuore all'esame
del suo contenente e contenuto?
Son leggeri più dell'aria, è vero
ma perchè allora pesano tanto
e pressano emisferi cerebrali!
Alcuni scherzano e mi frullano
come fa un bizzarro vento con i fuscelli
altri vogliono inculcarmi assurdità
affascinarmi di nulla
ingannarmi di poter raggiungere il tutto
convincermi che esista l'eterno
o spaventarmi mostrando spietati
l'effimero tempo che pestifero
tutto svanisce e cancella.
Ecco che si staccano ancora
dalle visceri della mia mente
or balordi or sagaci
pungenti e senza lasciarmi intendere
la trama o il fine o il senso
così come talvolta accade
dopo aver letto un libro intero.
Che filo li lega, luce o buio li proietta,
perché mi trivellano l'anima,
che riportano in superficie, saggiano
il mio coraggio o il mio terrore affiorante?
Mi curano, mi guariscono
o mi ammalano e mi aggravano di un male oscuro
sono allodole o spaventapasseri
tarlano o insufflano amore di essere?
Quanto suggeriscono per predare il meglio
o il peggio del vivere;
mi abbagliano o mi spengono
ascoltando la cantafavola della vita?
Ecco, la folla smembra, qualcuno ancora
già assonnato si trattiene, tardivo svanisce
poi discende e si propaga un silenzio.
All'esplosione succede la stagnazione:
è sempre un capovolgimento,
un repentino alternarsi passando
tra l'alfa e l'omega dell'essere
quasi sempre nulla più poi resta in piedi;
nel sub-errante vive o muore il pensiero
ma mai, se vivi, ci dispensa dalla sua presenza.

Non chiedete della mia tristezza
inserita il 18 marzo 2011

Non chiedete della mia tristezza
interrogato non saprei dire
da quando si sia incamminata
e come fin nell’animo si sia spinta,
da quando e perché l'orticaria
del mal di vivere sul mio cuore sia attecchita
perché contaminato dalla infama
non mi affranco e languisco.
Se domani del tutto mi decomponessi
se non giungesse dal balcone semichiuso
il timido cinguettio del passero furtivo
che talvolta vi atterra affamato
ricordandomi che ancora sembro vivo
svanirebbe il dolore muto
riposerebbero occhi troppo desti
che disperati da disastri
in alto da tanto frugano un cielo
deserto che non accenna speranze.
Posso accettarla tutta o rifiutarla la vita
ma sempre uno sbigottimento e un terrore
troverò di fronte al sublime vuoto:
al di fuori dei pazzi
nessuno ride del sincero vero!
Bisogna illudersi per restare dentro al mondo
e non incoronare decadimenti e amarezze
se da solitudini stuprato
è l'essere ogni giorno.
Avvizziscono i fiori, tempo li silenzia
a soprassalti di angoscia si rantola
sperperato per la china tutto rovina
dal nulla niente si emancipa o si salva.
Decade la luce, si avvia il crepuscolo
inizia l'eclissi, un vigore s'accascia
una corda si stringe e non vi è più respiro.
Si spaccasse del tutto il cuore
smetterei di sopportare longevi bruciori .

Aspettandoti
inserita il 18 marzo 2011

Varcata la notte, striato e nubiloso,
si profila il sorgente giorno
svogliato di luce e di colori
ancora non ingioiella e tinteggia
il volto di un appannato orizzonte.
Circumnavigano di buon mattino
flotte di pensieri l’isola della mia mente
con bradipo incedere s’ammassano,
negletti navigano e colano a picco
veloci nel gran mar del nulla;
per la terra ferma che percorro
se campi e bassi rilievi affisso
la loro fisionomia imbruttita
scolora poi il cuore che già ti cerca.
Andrò senza di te al mio fianco
e mi sarai lontana mille volte amore
porterò in me in segreto
l ‘oscura angoscia di sentirmi solo.
Ma prima di soccombere al silenzio
che la lontananza come ragna intesse
prima dell’attimo in cui mi sentirò perso
-di gitto mi raggiungerai- mi ripeto
e tutto il nero scuro che mi attacca
per incanto si dissolverà in una luce:
sarà allora come disincagliarsi
da un vischioso intrigo, come ritrovare
inalterata nella sua essenza vitale
una fragranza, a torto, pensata svaporata.

Quando lontata sei e solo vio
inserita il 18 marzo 2011

Quando lontana sei e solo vivo
lasciami credere che qui sei:
animati sospira e dammi respiro.
Si..ecco nell'incanto che ti incarna
oltre la finestra dei miei pensieri
ritornello d'amore ti effondi
alata erompi e tra i minuti vuoti rimbalzi.
Su, affina e rendi i miei sensi strumenti
acuti e sia per te un inno che l'animo ascolta
al venire delle stelle sempre stupite
di ritrovar nei tuoi occhi tanta luce.
Non mutar per stanchezza o noia
in inezia o illusione
un trastullo che il cuor rallegra:
stonato sarebbe poi il minuetto suonato
e serrate sul nulla resterebbero le mani
che a te si appigliano come edera al muro.
Lasciati toccare e io, non ansio, smetta
di credere e sperare che tu verrai;
abitami, sbarrate siano porte e finestre
ermetiche fessure siano chiuse e sigillate
perché non ti porti via una folata
e ricostruire un volto poi sia scongiurato.
L'incorporeo non è impossibile
se già lo tempesto di baci
e un canto imita una voce!
Non si anticipa ne segue un ritrovarci
se il battito del tuo cuore ascolto
e indivisa accanto a me ti fondi
come fa il cielo all'orizzonte con il mare.

Non sempre chi cerca trova
inserita il 18 marzo 2011

Ne è passata di acqua sotto i ponti
da quando mi misi in cerca della mia vita
rintracciarla non fu cosa da niente,
un fiasco fu l'impresa
a me invisa si camuffò con mille maschere
elusiva la fedifraga fuori pista mi mise tante volte
nelle sue fantasmagoriche evolute temporali
credulo le diedi ascolto confondendola con altra.
Tra una bufala e un inganno
da tenebra virò a luminosa poi nullificata
ancora da angelo mutò a baldracca voluttuosa.
Nelle onde invisibili del panta rei
quante volte l'avvistai oltre il flutto
che correva lontano da acque morte
quante volte mi salutò agitando la mano!
Nella corrente tra vortici poi sprofondò
e inafferrabile per eternità
disparve tra rauchi suoni e brulle murge.
Un saliscendi tra dune di bianco e nero
smorto groviglio o un avvivarsi di gitto
un costruire o un demolire implosivo
lava incandescente o pietra amorfa
vespero o alba, spiraglio o schermo vuoto
mi si mostrò ad ogni incrocio di vedute!
Sempre poi mutò quando chiaro appariva
tante vite scorrevano come sole tra nubi
stravolto mai ne riconobbi alcuna;
anche il fulmine si riduce in cenere
nulla sprigiona luce per chi si è smarrito.
Così abbandonai la ricerca per entrar nel buio:
assorto in solitudini tutt'ora
vi resto e parlo d'altro.
Blabà blabà a più non posso urlate!
Oh ecco ha vinto.. ha perso la squadra di casa
la dirimpettaia ha un nuovo amante
il viola oggi è di moda...Ossequi al nulla!

Occasum
inserita il 27 maggio 2011

Ignoro se la brezza che mi sospinge
sia diffusore di essenze di fiori
o di miasmi di fogna a cielo aperto:
oggi il discernere è solo una paurosa facoltà
non più desta di un ghiro in letargo;
difettivo è l'olfatto nei cunicoli della vita
tutto crolla nel dubbio se uno scegliere s'azzarda.
Si respira male o quasi più non si respira:
le muffe e il ciarpame esalano pestiferi
nel tanfo si resta contaminati
e lavaggi di aceto non bastano a bonificare l'aria.
Bisognerebbe allontanarsi!
Ma dove riportarsi: forse nell'astrazione, nel mito
su una piattaforma astrale, fuori del mondo?
Tante volte girando su un perno ideale
mutammo angolazione, gibigiane o lampeggianti
seguimmo per allontanarci dall'ignoranza
bruciata poi restò dietro di noi l'illusione
di aver scelto l'orientamento migliore.
Il perfettibile è imprendibile, ammettiamolo
il male con l'ottusità è sempre in sovrappiù
non taglia la tenebra e la sua via si scava.
Ci nutriamo di fumi di borie e di tossiche scorie
ma se incommestibile o indigeribile è ogni sostanza
allora di che ci nutriamo e cresciamo!
Passa e logora a modo suo il tempo,
senili ci si incurva e sbava la speranza
tutto si fa antico; mentre dura l'impostura
polvere tarlata o cenere è già ogni ceppo
nulla più di salvifico si attende prima del congedo
in stantie ci si accovaccia e ebeti si aspetta.
Disimpariamo a vivere per imparare a morire
abdichiamo al pensiero; oltrepassiamoci
smettiamo di essere: è la meta!
"Chi conosce il suo limite non teme il destino".

Già annotta, impugnopensieri
inserita il 27 maggio 2011

Il lume del giorno giunto al capolinea
consegnatosi al crepuscolo dispare:
già annotta, impugno pensieri.
Tra non molto sopraggiunto il buio,
inizierà la stesura delle prime bozze
sulla cronaca della giornata perduta.
Accartocciato per scoramenti,
e l’asse portante del mio tronco
torto da vespertini cedimenti
sarò testimone dell’apparire delle prime stelle
del resuscitare puntuale di un pallore lunare.
Qualcosa, di quanto vissuto, scampato al nulla,
consegnerò purificato al cuore,
fagocitato sarà ogni avanzo insapore
dalle fauci affamate delle prime ombre.
Dall’allumata finestra, simile ad astro isolato,
attratta e impazzita di luce, come in un rituale,
una falena verrà a suicidarsi in questa stanza
dove, insonne ostaggio, raccolto in fantasticherie
ascolto gli scricchiolii delle mie incrinature.
Prelevando dal caveau del cuore
svalutate speranze, più impoverito
pagherò l’ultima rata di debito al giorno;
alla notte, chiederò in prestito altri sogni.
Se all’alba poi ancora sarò, pur squattrinato,
in qualche modo riscatterò
i solitari esosi istanti della mia vita,
un’altra imperscrutabile riga
interpreterò malamente del mio destino.

Borbotta e tace la mente
inserita il 27 maggio 2011

L'artificiere che è nella mente fa brillare
le sue mine, una marea di scintille fluisce:
sono pensieri in agnizione,
occupano circonvoluzioni, fanno calca.
Non si sfollano, mi provocano,
fanno groviglio, perforano;
come una ciurmaglia allo sbaraglio
saccheggiano la stiva della mia coscienza
all'alba di un suo stanco risveglio.
C'è chi va, chi resta: un traffico mai visto
con un frastuono mi intontiscono.
Più li appallotto e li butto nel cestino
più si riproducono copiosi.
Vorrei svigliarmela, depistarli
dissuaderli dai loro intenti imperscrutabili
ma mi circondano, si accampano
e assediano ogni mia volontà ostile.
Che vorranno mai poi
perché si impicciano della mia vita
e interrogano il cuore all'esame
del suo contenente e contenuto?
Son leggeri più dell'aria, è vero
ma perché allora pesano tanto
e pressano emisferi cerebrali!
Alcuni scherzano e mi frullano
come fa un bizzarro vento con i fuscelli
altri vogliono inculcarmi assurdità
affascinarmi di nulla
ingannarmi di poter raggiungere il tutto
convincermi che esista l'eterno
o spaventarmi mostrando spietati
l'effimero tempo che pestifero
tutto svanisce e cancella.
Ecco che si staccano ancora
dalle visceri della mia mente
or balordi or sagaci
pungenti e senza lasciarmi intendere
la trama o il fine o il senso
così come talvolta accade
dopo aver letto un libro intero.
Che filo li lega, luce o buio li proietta,
perché mi trivellano l'anima,
che riportano in superficie, saggiano
il mio coraggio o il mio terrore affiorante?
Mi curano, mi guariscono
o mi ammalano e mi aggravano di un male oscuro
sono allodole o spaventapasseri
tarlano o insufflano amore di essere?
Quanto suggeriscono per predare il meglio
o il peggio del vivere;
mi abbagliano o mi spengono
ascoltando la cantafavola della vita?
Ecco, la folla smembra, qualcuno ancora
già assonnato si trattiene, tardivo svanisce
poi discende e si propaga un silenzio.
All'esplosione succede la stagnazione:
è sempre un capovolgimento,
un repentino alternarsi passando
tra l'alfa e l'omega dell'essere
quasi sempre nulla più poi resta in piedi;
nel sub-errante vive o muore il pensiero
ma mai, se vivi, ci dispensa dalla sua presenza

Se navigai o naufragai chi lo sa
inserita il 15 luglio 2011

Se navigai o naufragai chi lo sa..
Dalle sorgenti della vita ardente
quanti imbarchi per approdi inesistenti
poi, ricordi di calori d’anima delusi
di incarnazioni mai avvenute
di sogni in nulla mutati !
Un autoironia ne dà un senso oggi
s’alza un’indicibile tristezza
si candida a primeggiare
e parla fervente e mordace.
Oh seduzioni d’orizzonti
fascino di mete rilucenti
procedere oltre linee d’ombre
Istintivi abbandoni fuori bordo
cieca fedeltà a vapori, rotte
verso glauchi mari spumanti!
Si affoltano visioni
di propulsioni interiori
di remoti arcipelaghi mai raggiunti
di bagagli di letizie perdute
di morbosità ideali mai guarite!
Troppo passato nessun avvenire.
Scorre il flusso di un Tutto svanente
che si orienta alla morte
sotto volte scure e immobili;
da cuffie interiori si ascoltano
sfinenti malinconie languenti.
Se qualcosa nel pentolone
ancora potrà bollire chi può dirlo.
Va la vita come va una zattera
senza beccheggi e rollii
ignorando ogni direzione:
a qualche latitudine affonderà;
su un papiro, decifrati geroglifici
racconteranno di come sia finita nel gorgo.

Falsi abbagli e similori di tripudi
inserita il 15 luglio 2011

Falsi abbagli e similori di tripudi
abbandona mia colomba,
sbatti le ali e spicca un volo,
scorrazza nell'azzurro
che nel vederti apparire sgombra nubi
e si infiamma di sole.
Oh quanta angustia vive nell'antro
illuminato da ombre di tristezze estreme!
In alto non vi è limite alla gioia
del cuore che frulla per amore.
Alchimie celesti abbiano su te potere
e ti mutino in sognante dolcezza
desiderosa di innalzarsi fino al cielo.
Limpida trasparenza d'aria
fatti guardare oltre la muraglia del reale
un distacco a te vicina mi porti
come un veliero che si avvicini a un porto
dopo aver vinto la furia del mare.
Ti attendo nei miei pensieri
nel presagio di un abbraccio apprendo
che non vi è solitudine se mi raggiungi.
Oh come sorge in petto un'ansia
e sondo quanto mi manchi!
Labbra lambiscono una bocca lontana
gridano le mie vene alla tua mancanza!
Sei smeraldo, rosa, talismano talvolta vaneggio
o che trasfuso nel fuoco divino mi regge e fomenti?
Piuma adagiati su di me
e confermami che non vi è vento
lasciami un pò di respiro e voce
ho tante cose da dirti e manca il tempo.

Per non perderti e tenerti con me
inserita il 15 luglio 2011

Per non perderti e tenerti con me
-quando nuvolaglie o tenebre si addensano-
l'anima tua e il tuo amore
nascondo in uno scrigno segreto
che solo il mio cuore può trovare;
per preservare le tue forme, un'imago
sulla pagina dell'infinito la mia mano
con passione amante disegna.

Ti appartengo nel bene e nel male
nell'istante, sempre e ovunque ti amo.
Su scopri come ti ho scelto e bramata
e che a tutti ti ho rubata per averti solo io!

Interrogato dall'aria, dal mare e dal cielo
sobrio o ebbro sorridendo ho confessato il mio amore:
le stelle, il sole e la luna nel massimo splendore
invidiosi hanno tremato per la luce sincera
che in pupille si accende se t'accarezzo o ti penso.

Spargiti su di me, cura la mia vita:
lontana, ascolta come canto il tuo nome
e da un immenso silenzio
soave una voce ti dirà che t'amo solo io.
Che fai Eco mentre chiamo Carmela amore?

Poi che ti sfioro o ti guardo o ti bacio
batta il tuo petto per la differenza
palese tra un'oscurità e un pieno chiarore!
Ah come non mi ami quando non ragioni e dal centro del cielo ti allontani!
Nella bacheca delle nostre vite avvinte
eccelso sai leggeranno domani
tutto quello che vero solo tu mi hai ispirato.

Se si attorciglia e ti domina uno spirito maligno
inserita il 15 luglio 2011

Se si attorciglia e ti domina uno spirito maligno
se con bizzarrie e stravaganze la mente ti pressa
se genera avidità di pensieri esacerbi e malevoli
o umore ti cangia e commetti misfatti affettivi
se buon senso e amore un flegma inverna
come caldamente puoi amare e sorriderti?
Durezza rappresaglia e discordia
con incostanza e collera si imparentano
nell'incubo morboso d'amore che t’attossica.
Perché mi fai blasfemo verso il tuo Dio
perché non interviene per ricondurti
a discernimenti e intendimenti ancestrali
e difettiva di senno e verità poi ti atterrisce?
Ah come mi privi della speranza prossima di vederti
un giorno arrestare il mantice che fa vuota
la tua mente che di assurde congetture tracima
come ti opponi a spezzare la lunga catena
di omicidi con cui sopprimi l'innocenza
di atti presenti e passati, come nascondi
le chiavi del carcere in cui ti recludi!
Compromesso il lucido senno
come distinguere serena l'attendibile dal falso
e scorgere il confine tra l'assurdo e il reale!
Devo elogiarti per il malessere che per noi due produci?
Se termiti si impossessano di una trave
pur essa appare intera ma se vi si poggia un piede
poi tutta fria e frana e chi sopra vi passa precipita
nella voragine di sciocchezze che al disotto si rivela.
Se non si placa la tormenta che in te sfronda
o ghiaccia gemme di logica che frutti potrà dare
l'albero che si infiora di amore
all'abbrivio di una stagione di vita?
Perché fecondi in te mostri che addentano
il mio e il tuo cuore e avviano sanguinamenti
sul nostro toccarci e desideraci e macchiano
di incertezze sguardi d'amore e di passione!
Nascite e non morti io ti cerco
non terrori ma coraggio e conforti donami;
se il mio sogno di te vuoi lasciare intatto
fondimi e confondimi nella tua vita
che può essere racchiusa come tutte le vite
solo in una sfera di tempo dal raggio finito.
Assurgi al cielo del puro vedere
e di grazia e desiderio datti nervature
contrapponiti come magica luce al buio
e ascolta voci di umano sopra il disumano
abbandona il peggio e imbarcati per il meglio:
senza soffi che diano vita non può esserci avvenire.

Calura agostana
inserita il 9 settembre 2011

Indugia ancora il giorno infernale
agostano arde il tramonto sul mare.
Al largo, in spola tra opposte rive
si incrociano navi e motonavi.
Vicino, ovunque, nulla oscilla
impercettibile è ogni sciacquio
il Libeccio non ha respiro
non un alito si sfiora.
Non soliloquio, dalla mente
nessun pensiero si dipana
tace il desiderio di parole
nessun discorso si inalvea
niente sfarfalla e tutto cade.
In lenta macera mi impregno
di calura soffocante
diserta ogni vigore umano.
Tra le acque, oltre gli scogli
distorce una piccola maretta
riflessi di ultimi bagliori
gommoni sciaborda lieve
flusso e riflusso non borbottano.
Quasi uno stampo di natura
su uno sfondo azzurro
illuminato da una luce rosea.
Un vecchio in pesca assorto
sorveglia una lenza immobile.
Tace ogni conflitto nell'aerea stasi
un vespero tra fumi d'umido scopre
serali equoree fate morgane.

Dall'alberato già si staccano foglie
inserita il 9 settembre 2011

Dall'alberato già si staccano foglie
rivivrà tra poco per le vie
la calca e il frastuono del gregge umano
lontanissimo men calmo sarà il mare
deserti i lidi offesi e i litorali
più breve volgerà il giorno e meno sarà la luce.
L'ambra svilendo poco resisterà
su braccia nude e petti scollati.
Con cadenze stagionali tutto si ripete
al teatro per seguire il canovaccio
cambia sceneggiatura la vita.
Siamo i testimoni di un sornione accadere
che nella sua essenza ultima mai muta
e mai sorpassa ogni congettura
di cambiamento inevitabilmente
illuso breve e fugace.
Son sessant'anni e passa
che vedo fiori nascere e morire
che mangio castagne uva e arance
che le cose volgono al meglio o al peggio
e non cambiano mai, aspetto mirabilia
immagino sorpasso di vedute
spio venture sventure di destini.
Il giradischi, il mangianastro l'aifai
ma la musica che pur s'annuncia diversa
è sempre la stessa, è inganno se sembra altra.
Cenere-rinascita rinascita-cenere
e così si va avanti all'infinito.
Ci imbottiamo di prosopopea
noi sedicenti dotti di nulla
che non sappiamo un'acca
di noi stessi e del mondo
disubbidienti espulsi dal cielo
pregni di fandonie esistenziali:
parliamo di tutto senza comprendere niente!
Facciamo silenzio e risparmiamo il fiato
ascoltiamo la voce e le inflessioni della vita
e rubiamo qualche scaglia di saggezza
per ancora credere al miracolo che viviamo.

Ho scritto per te una poesia d'amore
inserita il 9 settembre 2011

Ho scritto per te una poesia d'amore
e l'hanno applaudita tutta la giornata

ho scritto per te una poesia d'amore
e sconosciuti mi hanno inviato fiori

ho scritto per te una poesia d'amore
e mi hanno tributato lusinghe sincere

ho scritto per te una poesia d'amore
e dei poeti l'hanno recitata o segnalata

ho scritto per te una poesia d'amore
e tanti ne hanno degustato il romantico sapore

ho scritto per te una poesia d'amore
e cuori hanno esultato emozionati

ho scritto per te una poesia d'amore
e il sole e la luna nel cielo hanno sorriso

ho scritto per te una poesia d'amore
e ladri di parole ne hanno fatto bottino

ho scritto per te una poesia d'amore
e ne ignori versi e data di stesura

ho scritto per te una poesia d'amore
e qualcosa nell'universo è accaduto

ho scritto per te una poesia d'amore
e quando sarò morto non sarà immortale

ho scritto per te una poesia d'amore
e il tempo per ascoltarla ti è mancato

ho scritto per te una poesia d'amore
ero al settimo cielo e sto precipitando

ho scritto per te una poesia d'amore
e ancora non mi hai dato neppure un bacio!

Un giorno senza di te
inserita il 9 settembre 2011

Interminabile e vuoto questo giorno
di calura d'agosto infernale
tu sei a Procida, dai tuoi
e io tra quattro mura
solo, a non sapere che fare
a perdermi tra divagazioni e noia
a estimare quanto mi manchi
ad appurare se so vivere senza di te
e scoprire ancora quanto più ti amo.
Ho aspettato, dopo che ti sei imbarcata,
che la motonave aggirasse il faro
prima di lasciare il molo.
Non bastava qualche miglio di mare
a separarci. ci si è aggiunto
anche l'impossibilità inconsueta
di raggiungere il tuo cellulare.
E' dunque in questa mancanza
in questa impossibilità comunicativa
che si misura reale il nostro amore?
E con che numero dovrei esprimere
questa mancanza, questo bisogno di te?
Infinitamente grande con miliardi di cifre
ma neppure così esprimerebbe quanto mi manchi.
Oh quante cose apprendiamo
quanto nuovo bisogno di te sorge impensato
quanta potenza d'affetto si cela
nel cuore e a noi stessi ignari!
Nell'immaginario mi son preso una vela
ho atteso che un vento benevole s'alzasse
per raggiungerti dove non t'avrei trovata
che squillasse di colpo il cellulare
e che ancora di più non si allargasse
il fosso che ad ogni minuto
senza di te vissuto più si spalancava.
Sono come un pesce fuor d'acqua
e tu sei il mio mare,
del resto non so più nulla:
se tutto viva o muoia
solo tu puoi dirmelo
e tu ora non ci sei.
Se ti manco accorcia il giorno
e vieni a fermare quanto prima puoi
il frullino che agita
e monta i miei pensieri
si spenga il bruciore di tanta attesa.

Si avvicina il congedo
inserita il 9 settembre 2011

-Si avvicina il congedo-
mormorano ahimè gli anni!
-Come tante altre, prima o poi,
partirà per l’Ade questa massa
nel vuoto la perderai questa vita!-
Stanno proprio così le cose
ed è inutile che impallidisca.
Il tempo, che parli o meno,
passa estenua e stanca
appesantisce le palpebre un’oscura forza,
ci si addormenta all’improvviso
o tra veglia e sonno a poco a poco:
non è un segreto e può accadere
da un momento all’altro.
-Finirà tutto?- tu chiedi.
Se me lo domandi devo risponderti
non posso farne a meno:
sì finirà ogni cosa che mi riguardi..
E’ una legge eterna e terrena
non vi sono eccezioni
senza riservatezza chi nasce muore
ma non vi sono soprattasse
se accada prima o dopo.
Non importa, non mi lamento
basta che arrivi il momento
e poi non debba più percorrere
avanti e indietro il filo sospeso
tra il buio e la luce.
E la Moira? Non mi seduce
né le butto le braccia al collo
né mi repulsa; fischi tre volte o no
stabilisca pure (se umana crede)
il come, il quando e il luogo.

Prigioniero di questa sera
inserita il 13 gennaio 2012

Prigioniero di questa sera
distratte le vigili ombre
tiro le somme del giorno
stappato ad una vita infeconda.
Quanto ho perso, quanto ho guadagnato
quanto sudore di pena è grondato
da questa sterilità straripante!
Qui il corpo, fermo e pesante,
l'anima che all'alto aspira
bipede non si è staccata in volo:
la gravità si fa sentire
le esili ali sono fragili e deboli
per vincerne spinta e resistenza.
Si spoeta la vita tra stupori.
Mentre ne rileggo il peggio
una solitudine mi riabbraccia
nessun fumo di morgana
resta nella mano se tenta di afferrarlo
l'informe sostituisce ogni forma
che si delinei col suo contorno
i cristalli pure opacizzano
se incolumi superano urti mortali,
poco o nulla da franamenti e smottamenti
si recupera e resta utile
e sempre è raro che da incidenti
sortiscano benefici venturi.
Se si svuota nel tempo
la cassaforte delle illusioni
la miseria si diffonde
e un'angoscia resta nel cuore.
La vita desiderata è appena
una finta proiezione di sogni.
Pusillanimi si sosta davanti alla porta
della verità senza mai entrarvi
sbirciando dalla toppa
vedi chiuse le finestre
del passato e del futuro
da qualche oblò forse appena giunge
un timido raggio di presente.
Non vi è salto che ci sbalzi nell'aldilà
alla deriva, in un mare di interrogativi,
tra maree di oscurità e sprazzi di luce
naufraghi galleggiamo inzuppati di paura.
Non c'è transumanza o traslazione
che ci adduca nei cambi di stagione
del cuore a prati o serre
di serenità e quiete interiore.

Sentori autunnali
inserita il 13 gennaio 2012

All’esordio di un primo tempo autunnale
ancor tiepidi da flottiglia di nubi
trapelano indeboliti raggi di sole
rutili fronde perseguita un vento
scorrazzando tra viottoli avvinati e fumosi.
Ogni pigna è già mosto; pronti ad essere colti
brillano melograni prunosi
scoppiettano le prime caldarroste odorose
inizierà a breve il giro dei frantoi.
Si dipana ancora il filo che corre
tra l'ieri l'oggi e il domani:
cambia modo e tempo la vita
si avvicendano scenari di natura.
Tutto si aggiorna e muta, nel cuore
qualcosa si perde, qualcosa si aggiunge
segue imperterrito il tempo Il suo istinto
che innato e maligno, senza posa,
demolisce spiuma e polverizza.
Nell'oltre vuoto o nel supervuoto
ci saranno cambi di stagione?
Chissà come stanno le cose:
non deve esserci molta differenza
per chi neppure impenetrabili ombre
di accadimenti vede passare.
E’ nell’annuncio che nasce un fremito
poi in più nulla ci si attuffa, dopo la vampa
vissuto l’acceco tutto rattrappisce
come in ogni vita ignota e impallidita.

Nubifragi
inserita il 13 gennaio 2012

Chi si schianta e urla furioso
e sbrigliato tracima oltre la proda?

Equoree masse mareggia il vento:
s'azzuffano creste, scoppiano brille spume;
dallo specchio urti tremendi d'onde alte
a frangiflutti attentano feroci.

Oh il mare, il mare adirato e tempestoso!

L'assidua furia glauca che si sprigiona
irrompe e spettina arenili e dune!

Smania, scoperchia, squassa, tumula:
con destrezza, predone infame,
ruba qualcosa e pur murmure si ritira.

In alto, sode nubi passano
in corteo reboanti intronano
il loro ventre gonfio svuotano
e ancora d'acqua si ubriaca il mare.

Oh cuore quanti nubifragi nella vita!

Senza neanche accorgersene
inserita il 13 gennaio 2012

Senza neanche accorgersene
tra una sigaretta e l'altra
pur un anno ancora se ne è andato
un nuovo calendario al muro domani
rughe più visibili saranno sul viso.
Impinguisce a vista il passato
s'assottiglia il futuro ipotizzabile
l'avvenire non preconizzabile
attualizzato e raccolto per immagini
in un attimo sarà già retrocesso a ricordo.
Non si può ignorare che altra polvere
come coltre si è posata sul già opaco
e che un capello nero
sempre più raro si spia sul capo.
Fui, sono, sarò. Ah che mormorio!
A che focalizzare i dettagli?
Il tempo corre col suo passo
il fluente ritmo è inesorabile:
tempus fugitivum sul campo visivo!
E' un ritornello vizioso, per tutti
il viaggio è di sola andata
per una nota meta a senso unico si cammina
su un assegnato segmento da chissà tracciato.
E' noto, che ad un certo punto, il corpo
persa tracotanza si faccia sempre più lagnoso
ed è allora che anche lo spirito perda parola.
Malgrado le attraenti lusinghe
abbracci e moine della vita
ha un'aria familiare la morte;
pur quando abbiamo buone possibilità
di non incontrarla o ragionarci
la si avverte nell'aria:
è nell'essenza delle cose incontrando il vuoto.
Nella gerarchia delle nutrienti menzogne
l'eternità occupa il sommo vertice
una millantatrice deità la promette:
ad ogni latitudine e in ogni epoca
i suoi fanatici venditori la pubblicizzano.
Come si infatuano gli esacerbati di paura
congetturando la propria eclissi!
La verità sempre si stacca e viene a galla
ci agghiaccia e non abbiamo più bisogno di essa
a inutili domande siamo stanchi di rispondere
se il nulla si rovescia sul tutto e lo ricopre.