E’ calda
la mano tua,
radioso
il tuo sorriso,
all’infinito
s’illumina
l’ aggraziato viso;
chissà
se il calore
dalla sventura proviene
o, se invece
effonde
la quiete del cuore.
Urlare fa la vita
ma il tuo irradiare
fa pure perdonare.
S’innevate vette
nel chiarore
del brioso cielo
stagliano.
Si, la pungente brinata
della notte
ormai andata,
i veti della mente
fende inevitabilmente.
Si, trasluce
lo schiumoso biancore
delle onde repentine,
alla vista
di volteggianti gabbiani
fra rigature di cielo
e mare,
un sospiro con gli occhi,
uno sguardo con la mente,
l’orizzonte
al cuore
apre prepotente.
Nella notte fluiremo
dalle nostre ombre,
strisciando
ci stenderemo,
ci confonderemo,
ci toccheremo.
Le nostre forme
lambiranno
prati variopinti,
mari sfolgoranti,
monti verdeggianti.
Nella notte,
sul chiarore riflesso
delle spumose
onde argentee,
nell'eco trascinante
del pietrisco sulla battigia,
placheremo
la nostra sete
e l'infinito tormento.
Tra di noi,
luci soffuse,
corpi ignudi
desiosi di carne,
di basse pulsioni,
non so perché
tra di noi
non il sole
al nuovo mattino
né cinguettio festoso
né brezza di primavera.
Tra di noi,
lo sguardo
scava nel profondo,
come fosse ieri
confonde nei pensieri.
Siamo
forse ombre,
nel buio
il pensiero volge,
allunga
non contiene.
Al calar della sera
il reale penetriamo,
spezziamo
e nell’irreale
scivoliamo,
né pudori
né confini,
ormai
solo siamo.
Somos islas
islas,
con un corazón grande,
sólido escollo
en el medio del mar,
islas apartadas
olvidadas
maltratadas,
pero siempre presentes
pulsantes de vida,
vida propia
que desde las vísceras,
brota espóntaneamente.
Somos islas
e isleños
ya comprimidos
y englobados
por peninsulas
sin vida
ni confines
donde el mar
no logra
llegar ya,
haciendo aridecer
nuestro sentir
y el desco
de amar.
Siamo isole
tante piccole
isole,
con un cuore grande,
saldo scoglio
in mezzo al mare,
isole sperdute,
dimenticate,
bistrattate,
ma sempre là,
pulsanti di vita,
vita propria
che dalle viscere
scaturisce spontaneamente.
Siamo isole
e isolani,
ormai compressi
e fagocitati,
da penisole
senza vita
né confini,
ove il mare ormai
non riesce più
ad arrivare,
facendo inaridire
il nostro sentire,
e il desiderio
d’amare.
(Concorso Letterario: BRESCIA LEONESSA D’ITALIA
Primo premio – Sezione Lingua Straniera)
Così come allora,
complice il soffuso
cantico dei grilli
che pare accogliere
il mio arrivo,
quasi a voler
localizzare il luogo,
sospendere il tempo,
nel cicalio
tu,
fermo momento
alimenti
il mio ormai
dolce tormento;
così come allora
a cercarti
torno ancora.
E' l'odore
ciò che distingue
che ormai frappone
il solito grigiore,
menta
cipolla,
sedano
basilico;
è l'odore,
gracile madre
che ti dava vigore,
menta
cipolla,
sedano
basilico.
Le tue vesti
ormai
non odorano più,
ma anche tu
forse
dall'odore
riconosci l'amore.
La fanghiglia vien giù
dalla montagna
in sul calar del sole,
lampi
e scrosci d’acqua piovana
dal ciel Divino,
forse
è un segno del destino.
La vecchierella stanca
su la scala siede
a filar
dopo una giornata
quasi ormai passata,
ma come un presagio,
un batticuore
nell’aria ormai imbrunita
da un oscuro
nero cielo,
e giù
dai colli avvera
su fragili tetti
la natura sfrena,
dall’inferno
fango scatena.
Su la piazzola
ormai distrutta,
al biancheggiar
della lucente luna,
fanciulli,
giovani,
vecchi
e famiglie ormai in rovina.
Tutto attorno
quando ormai
la natura già tace
e il cuore
non si da pace,
odi il martello
ticchettare,
la pala
spalare
e una voce
che continua a cercare.