Ho guardato
attraverso di me
con i miei occhi
sopra l'inferriata
tra croci di sbarre
il cielo, recintato
in una cravatta
d'aria sulla gronda
una rondine, impettita
La libertà
è una stanza
dell'anima
se provo ad ascoltarlo
come un graffio
m'assale
il ruggito del dolore
sigillato in una cornice
coperto dal vetro
tutto il fragore
di quella risata
appeso
al silenzio
bianco del marmo.
Mi piace
la voce confidente e schiva
di quella violetta
fuori dal mazzo
i ciottoli storti
la cancellata aperta
mi piace
il cespo di viburno
il ramo che non taglio
la chiusa alzata
mi piace
la fiera impertinenza
lo sguardo selvatico
familiarità intorno
delle cose fuori posto
mi fanno loro
e le sento mie, così
senza che ci apparteniamo.