E’ un ricambio
di anime
questo gioco
incessante
che fa a pezzi
e ricuce
la trama dei giorni
è una lenta risacca
che leviga
vite e ventura
polvere e gloria
è un frame vuoto
che al suo centro
porta
celata
un'essenza minima
in fuga
Essere come la vite
afferrata al sasso
con lunghe
dita
al sole
rivolte
i fiori
farsi infine
frutto
ricolmo
di vivida
luce
D’inverno
la terra
si spoglia
sotto
il ghiaccio
si fa più tenero
il suo cuore
Matteo Reverti
fu tagliapietra
nel millequattrocento
Un nome
che sopravvive
per la durezza
di quel marmo
Scintilla il mattino
percorso da strosci
salmastri che lo
scirocco avventa
Si riempie
la fiumana
tracima nei botri
avviluppa nei gorghi
alghe e macerie
Uno schianto segna
quest’ora scerpata
annuncia
la luce
che dall’Appennino
al piano
divalla
Rinasceremo
un giorno
qualsiasi
ritroveremo
nostro figlio
e le foto
che dalla tua borsa
la folle picchiata
aveva preso
e disperso
saranno
petali
sui rami
del pesco
Rivedremo allora
le case
gli amici
il cane alla porta
l’erba ben tagliata
eppure nel ricordo
rimane
quell’uomo alla cloche
che prima
dello schianto
urlava
urlava
allah akbar
ma se dio
davvero è grande
perché adesso
non ritorna il calore
di quella piccola
mano
il fiato tiepido
nel letto
la voce
di un bimbo
che mi chiamava
papà?
ritorno stremato
dal tragitto
zanzotto-sanguineti
per calmare la nausea
mi stappo
una bottiglia mediocre
di valpolicella
Da questo rumore di fondo
mi provo
a separare
suoni
cellule
minimi segni
farne rudimento
musica densa
che regga
all’urto quotidiano
dei reality shows