Il germoglio

Non ho pazienza
perché l’attesa
toglie il fiato

e il rantolo di un fiore
che muore,
lentamente,
grida vendetta.

Recido il germoglio
prima che l’oscena gramigna
faccia scempio
della sua innocente fragilità

L’amore nato perdente
è sublime
per quel lampo sfolgorante
d’infinità brevità

Il pescatore d'onde

Non solcherò il tempo, questa notte
ma nelle secche dell’inquietudine
incaglierò l’appiccicoso legno
e lì dissiperò i miei talenti insonni
Su rivoli di comete che svaporano in cielo
getterò, indolente, le mie reti
pescatore d’onde e di correnti polverose

e gusterò il silenzio che stride oltre il giaciglio
eco già lontana di palpebre socchiuse.

Mimma

Dal fondo delle tue discese
di capelli a perpendicolo,
scruto altezze e sentieri
intrecciati o mossi da teneri sussurri
e sorrisi d’alisei.

Abbaglio arrampicate
e salite a sorpresa
su fenditure pulsanti di cuore,

o fra tornanti e rapide di arterie
come autostrade scagliate
verso il tuo cuore

e cammino chiari altopiani
di lucide ginocchia –
che Fida in visione estatica, sognò –
di rosa tinte o paonazze
da fiaccole d’alba
o accarezzamenti di rosai.

Su labbra di porpora,
come terrazze coralline
nel vuoto sospese
mi sollevo, e respiro
aria azzurra di cielo.

l’ultima scaglia di senno,
nel verde lago dei tuoi occhi

annego.

l’eco del mio amore,
dissennato,
mi torna appresso in cerchi perfetti.

L'esecuzione
inserita il 5 maggio 2009

Mi sono ucciso
cento volte,

disperando il mio imperfetto.

Il cappio è sempre pronto,
per la prossima esecuzione.

Accanto
appunti di vita
impiastricciati

per ricordarmi,
ogni volta,
chi nella vita fossi.

Il disertore
inserita il 5 maggio 2009

Vivo in clandestinità.

Sento il fiato sul collo
e quasi lo imploro
in questa bonaccia d’agosto

Volti di maschera,
attorno ed ovunque,
si incrinano già alla sera.

Pane e cipolle ancora per un po’
ed acqua lucida
di fonte senza nome.

Non ho fretta di tornare

Non so piangere
inserita il 5 maggio 2009

Non ho risposto alle tue lettere

Osservo spesso
quelle buste ancora chiuse
sopra la mia scrivania

Mi viene da ridere
- perché non so piangere -
all’idea di quanto inchiostro sprecato;

Come il mio amore,
stanco e consumato,
che non sa nemmeno più leggere