Da un'idea di Maristella Angeli, è nato, all'interno della nostra community,
un gruppo denominato "Lo scrittore".
L'idea è quella di conoscere meglio, attraverso delle interviste, i nostri autori, che, a loro volta, si trasformano
da intervistati in intervistatori.
Il risultato è davvero interessante, grazie anche alla capacità
che i nostri autori hanno dimostrato di volersi mettere in gioco.
Qui a fianco, trovate l'elenco di coloro che sono stati intervistati.
Ma le interviste non finiscono qui. Vuoi partecipare?
Iscrivit al gruppo !
Prosegue il proficuo sodalizio con Giuseppe Lorin.
Abbiamo letto le interviste di uomini e donne di cultura.
Questa settimana è la volta della sua recensione del romanzo di Gianluca D'Aquino,Requiescat in pace.
Giuseppe non è solo giornalista.
Nato a Roma, laureato in psicologia e diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico",
è sicuramente un artista poliedrico.
Numerose infatti sono le sue produzioni non solo come attore, ma anche come sceneggiatore e come regista.
Altrettanto numerosi sono i suoi progetti in corso, per i quali vi rimandiamo alla
sua pagina su Facebook.
Vi segnaliamo in particolare la recensione del critico letterario Antonio Sangervasio del suo "Manuale di dizione", che trovate sul nostro blog.
Un ringraziamento particolare va anche a L'UNICO, quotidiano indipendente di Roma,
ed al suo direttore Riccardo Corsetto per la gentile concessione degli articoli.
Buona lettura !
Miei carissimi lettori, avrete notato i commenti riportati su tutti i giornali dopo la dipartita della nostra Alda Merini?
Riflessioni di chi se la ricordava come “animale raro” nel gran serraglio del Maurizio Costanzo, di chi la criticava ai giardinetti
del suo quartiere al naviglio, di chi la comprendeva ma non sapeva proteggerla, di chi l’apprezzava e taceva, e di altre situazioni
analoghe comparative!
La coscienza di ognuno di noi è stata triturata dall’evidenza poetica di questa “grande”, criticata in vita dalla superficialità
dell’amorfismo mentale; lei rientra solo ora, a pieno diritto, nel novero di quei tre o quattro POETI che ogni secolo riserva al
mondo intero, così come nell’Orazione Funebre a Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia rammentava all’italica gente, e non solo,
che non ha saputo “proteggere” il Poeta della Poesia Civile di sinistra: “E di poeti non ce ne sono tanti, nel mondo. Ne nascono
soltanto tre o quattro in un secolo… Il poeta dovrebbe essere sacro, e va protetto”. È con questa riflessione che desidero qui
presentarvi chi dall’ala della Poesia è stata catturata e amorevolmente costretta ad esprimere, non solo nella lirica seguente,
concetti da ricercarsi nei più reconditi anfratti del sentimento umano: “Emozioni che uscite dalla retina della mia pelle, come
singhiozzi alla luce, siete terra di istanti che cerco. Mutate il vostro odore con l'altezza di un desiderio, vi perdete lungo
rugiade, come tramonti rivelati ad un bambino. Dove i vostri silenzi guardano, i miei respiri arrossiscono.” È solo il silenzio
e la riflessione di quanto avete anche voi qui letto, il miglior commento a questi versi. Michela Zanarella è nata a Cittadella,
in provincia di Padova, il primo giorno di luglio del 1980, e solo dopo 24 anni percepisce che la sua anima poetica è sollecitata
da un aspetto nuovo, alto, sublime, capace di percepire e vedere la realtà che la circonda. Esprime la vita in versi ed il suo animo
è irrorato da questa misteriosa sensazione che l’avvolge. Inizia a comporre liriche, le fa leggere e ottiene le prime menzioni
ufficiali nel concorso Beniamino Capparelli nel 2005 e nel concorso Don Luigi Riva di Varese.
Le sue poesie vengono pubblicate in diverse antologie nazionali. Pubblica una sua prima raccolta dal titolo “Credo” con
l'associazione culturale Medusa, e mille copie vengono subito acquistate dai diretti interessati. La sua attività nel
diffondere la cultura la vedono protagonista di dibattiti dove la poesia è il centro di una periferia fatta di giovani in
formazione, ed il centro diventa così periferia; il centro di tutto! Tra le sue passioni troviamo la letteratura internazionale
con particolare interesse per quella francese, lo studio dei grandi pittori della storia, i viaggi e la conoscenza di nuove culture.
È stata ospite alla trasmissione radiofonica di Rosanna Perozzo su Radio Cooperativa a Padova. Alcuni articoli sono presenti su
quotidiani quali il Mattino di Padova, il Gazzettino di Padova, il Padova, la voce dei Berici. Ha partecipato alla trasmissione
televisiva "Poeti e Poesia" di Elio Pecora su Televita, a Roma. “Risvegli”, ed. Nuovi Poeti, è la sua seconda raccolta lirica.
È tra i primi posti in assoluto nel concorso "Città di Manziana 2007". Nel concorso internazionale del 2008, “Vitamine per l’anima”,
ottiene il terzo posto su 7000 partecipanti. Nel Premio Onlus Mecenate è tra i primi sei.
Ottiene la “Menzione d'Onore” al Premio Mondolibro di Roma, il secondo posto al premio Groane 2008. È la prima classificata
al “Premio Calogero Rasa” di Palermo. Ottiene vari premi tra cui, il premio "L'aquilaia" a Grosseto, il premio "Invito alla
poesia" a Trieste, la menzione speciale al premio "Irpinia mia" di Avellino, il premio "l'umanità non sposa la violenza" a
Cremona; è menzione di merito al "Premio Solaris", menzione di merito al premio "Cà Domnicu" di Cadoneghe, Padova; ottiene
il sesto posto al "Premio Marguerite Yourcenar" di Montedit; è seconda al premio Comune di Riolunato, ed ottiene la segnalazione
al premio "Olinto Dini". Ha iniziato a scrivere i primi racconti nel gennaio 2008. Ha collaborato alla realizzazione del libro
"Solitudini dentro" di Carmen Tomasi, ed. Nuovi Poeti. Nel 2009 ha ottenuto menzione di merito nel concorso internazionale poesia
e immagine "Marco Pantani", e si è classificata al terzo posto al "Premio Animo Animale" di Pordenone; è prima classificata al
Premio "Anime e luci 2008", a Padova; ha il secondo posto al premio "La Rondine", di Trento; ha la Menzione di Merito al Premio
"Contemporanei d'autore"; è finalista al "Premio Tindari-Patti" e al premio "Salvatore Cerino". A giugno del 2009 ha pubblicato
il terzo libro "Vita, infinito, paradisi" ed. Stravagario. Michela Zanarella, ispirata e limpida voce del terzo millennio, ci
riserva quella sorpresa illuminante del suo essere “poeta”. “Vita, infinito, Paradisi” questo volume raccoglie un prezioso e
casuale assemblaggio di liriche dove l’archetipo primordiale del sentimento, oggi si scontra con una realtà inaccettabile.
La vittoria sulle incongruità dell’esistenza moderna apre le infinite vie che accedono a quell’equilibrio supremo dantesco
dove è la luce estrema l’ultima dea.
Trovo doveroso riportare un florilegio, di passi tratti da quest’ultima opera di Michela Zanarella, scelto da chi si è
dedicato alla prefazione del libro di questa giovane, ma già grande poetessa del nostro millennio appena iniziato, Irene
Sparagna: "Sfumature di diamante/grappoli di sole d'ambra/lungo le file di spighe/russa il grano/…” (tratta da “Ad un
grillo, le sue estati”). “Intorno a me l'immenso/che sbadiglia,/…/il senso del silenzio/ che rimane tra gli scogli/…”
(tratta da “Come volano i gabbiani”). “Mille anime/sudano l’identità,/solo una ha il mio nome e filtra le pareti/disegnando il mio essere./…”
(tratta da “Abissi”). “E quando rimanevo sola/e senza nome/mi fermavo a frugare nelle vertigini/spezzando il mio profilo/con un orizzonte /allucinato.”
(tratto da “Amiche follie”).
Io, Giuseppe Lorin, come giornalista e attore, posso solo aggiungere che si tratta di liriche straordinarie molto
intense, ed a tratti passionali che risvegliano e portano alla memoria moti dell’animo forse dimenticati. “Ogni croce
è l'eco del tuo sangue ed il Tuo sangue, Signore, ha urlato amore a tutte le razze ha perdonato l'inferno e le forche.
Ancora ci parli dai prati e dal destino. Nelle vertebre del tempo oltre le volontà dell'aria hai pietà e gentilezza
dei nostri midolli. Sei altra vita dentro ai cieli, carne di luce, uomo che chiede all'uomo di ascoltare.” Michela
Zanarella si pone nel mondo con la sua originalità, offre se stessa al ritmo indefinito della quotidianità, in una
ininterrotta costruzione di rapporti, di possibilità che variamente si intrecciano, si confondono, si sovrappongono,
si infittiscono e si districano; presenza dentro il corpo e in mezzo alle cose, agli elementi fondamentali che guidano
la vita sulla terra e agli elementi che scaturiscono dal suo modo di percepire che guidano l’anima verso nuovi orizzonti.
“E ricomincia l' amore a ripetere baci, ignora il limite e vuole. Vuole tutto e brucia le geometrie della pelle,
lotta nella sua terra la libertà del fuoco. Entra nelle carni ed è muschio che spinge sospiri, in nude forme rinnova
il suono del piacere. Scende come luna a tornare gioco di sguardi, volontà di labbra e pioggia precoce. Amore e ancora
amore a colpire a vita l'adolescenza del mio fiato, impronta di un istinto mai finito.”
Giuseppe Lorin
ringraziamo per la gentile concessione
"L'UNICO", quotidiano indipendente di Roma
L’incipit di questo articolo, che abbozzerà una intervista all’autore di “Requiescat in pace”, è chiarificatore della formazione umanistica severa, dogmatica, accademica e filosofica di Gianluca
D’Aquino. Terminati gli studi, ha intrapreso la carriera militare frequentando la Scuola Marescialli dei Carabinieri, laureandosi in Scienze Criminologiche Applicate, e la Provincia di Pavia lo
ha visto per prima applicare e svolgere le sue funzioni lavorative. Dalla Lombardia è passato alla Regione Piemonte e oggi vive e lavora ad Alessandria, la sua città nativa.
Gli piace ricordare una riflessione di un antesignano del genere gotico e di quello noir, Oscar Wilde, “A questo mondo c'è solamente una cosa peggiore del far parlare di sé, ed é il non far
parlare di sé.” Già nell’espressione recepita si delinea la sensibilità di Gianluca D’Aquino verso il mondo della comunicazione, dell’informatica attuale, del blog e dello spazio virtuale,
dell’on web: conoscere per farsi conoscere! È sintomatico di questa sua predisposizione, la risposta su cosa gli piacerebbe conoscere, da lui scritta su myspace.com: “Mi piacerebbe conoscere,
il Mondo... tutto, nei suoi più infinitesimali anfratti fisici e metafisici, essere padrone di luoghi e situazioni, sapere della vita più di quanto possa essere realmente possibile o solamente
immaginabile... Il mio cammino è solo all'inizio e vedo tanta strada ancora da percorrere... Ad ogni passo metterò una pietra, fermerò il momento... che sia una foto o una poesia, che sia un'immagine del cuore o un romanzo... non smetterò mai di "scrivere" quel che ho incontrato, incontro e incontrerò, nella speranza di poterlo condividere con chiunque abbia il desiderio di farlo...”
Requiescat in pace, e qui è l’incipit:
“Molti avrebbero fatto carte false per risolvere un così controverso e intricato caso di Cronaca Nera, molti avrebbero giocato tutte le carte per evitare di esserne spietatamente fagocitati.
Io non potei fare a meno di averci a che fare, fatalmente fui impotente scoglio contro il quale la perniciosa onda ebbe ad abbattersi con tutta la sua mefistofelica ira.”
L’inquietante romanzo di Gianluca D’Aquino ha inizio in una fredda e uggiosa giornata londinese dei primi del ‘900 e magistralmente introduce il lettore, a mo’ di passeggiata, in quella Londra
descritta anche nei romanzi di Robert Louis Stevenson nello “Strano Caso del dr. Jekyll e Mr Hyde”, dove il neogotico Big Ben domina la scena. Nomi come Martin Sloane, l’archeologo professor
Roger Nestor, il sergente O’Brien, Jeff, e altri, diventeranno familiari all’accanito lettore che d’un sorso si berrà le 401 pagine fitte di brutali omicidi ed inquietanti segreti. Possiamo
dire che l’unica soluzione per acquietare quell’ansia del lettore è solo arrivare alla fine, leggendo anche le 5 paginette di nota dell’autore. Secondo me è un vero best seller al pari dei
romanzi, dall’apparenza mattonide, di Ken Follet. Mi auguro solo che il prossimo romanzo del nostro Gianluca D’Aquino sia ambientato in qualche città della nostra bella, misteriosa ma
sconosciuta Italia.
C’è nel tuo romanzo un personaggio che agisce, no nel buio, che sarebbe ovvio, ma alla luce del giorno?
Ci sono vari personaggi, diversi come gli intrecci e i misteri che come in un interminabile crocevia si incontrano e si dipartono per poi convergere definitivamente nell’unico momento certo:
la fine. I personaggi sono “alla luce del giorno” così come “nel buio della notte”, in senso lato e in senso reale, non c’è una regola perché il romanzo è sviluppato sull’assenza di reali regole,
i buoni e i cattivi sono figli dello stesso germe e hanno in sé il bene e il male.
Con la sovrabbondanza di romanzi di questa tipologia ansiogena, perché un lettore dovrebbe scegliere il tuo romanzo? Quale particolarità ha che lo rendono intrigante e interessante al lettore?
La scelta è libera, non vorrei mai dover obbligare qualcuno a preferirmi ad altri. “Requiescat in pace” è una sorta di esperimento letterario, un voler rispolverare stili e generi che appartengono
a un passato ormai lontano, in antitesi ai modelli attuali. Perché scegliermi? Lo direte voi, dopo avermi letto...
Nel tuo romanzo c’è un personaggio femminile; e se c’è, quale valenza potenziale le dai?
Non ci sono personaggi femminili! Meglio, ci sono ma appartengono alla sventurata categoria dei “cadaveri”. C’è un solo momento in cui una donna, una ragazza, entra in scena in modo forte,
un momento delicato e puro che rompe per un attimo lo schema costituito e intriga, come da molti lettori affermato, suscitando un interesse particolare.
(Edizioni TRACCE, Nuove voci)
Giuseppe Lorin
ringraziamo per la gentile concessione
"L'UNICO", quotidiano indipendente di Roma
Gabriel Garcia Marquez scrisse un pamphlet dal titolo “L’amore ai tempi del colera”, oggi, parafrasando quel titolo si
potrebbe scrivere un romanzo dal titolo “Gli incontri ai tempi di facebook”, titolo forse scontato ma che rispecchia
in fin dei conti la situazione attuale di chi, fino a tarda notte, si lascia coinvolgere a rimanere in compagnia con
la irrealtà, pregustando il sogno che avrà stando tra le braccia di Morfeo di lì a poco.
Il mio incontro con Sarah La Rocca, fotografa, scrittrice, poetessa, è avvenuto proprio per mezzo di facebook,
al quale sono stato letteralmente costretto ad iscrivermi. Far parte della comunità di “Facebook” vuol dire oggi,
che un quarto del tuo prezioso tempo lo devi dedicare o a cancellare gli infiniti inviti d’amicizia o a rispondere
a chi reputi degno di incontrare nella realtà virtuale dell’etere. Il miracolo della trasformazione da realtà virtuale
a realtà effettiva, tangibile, sensoriale potrebbe avvenire solo se si dimentica la nostra pigrizia atavica, se si
abbandona giusto per il tempo di andare incontro alla conoscenza dell’altro da se, che spesso nasconde realtà esistenziali
degne di docenti della facoltà di psicologia. Mi ritengo fortunato dell’incontro con questa giovanissima creatura dell’etere.
La prontezza dei riflessi, l’intelligenza scrutatrice, di analisi ed interpretativa, la chiarezza d’espressione, la sensibilità
artistica ed umana, la creatività vulcanica, la rendono degna di appartenere a quella città dove l’Etna mantiene desti gli animi:
Catania.
Forse questo incontro è una scoperta per la Cultura, poiché in nuce, avverto in Sarah La Rocca quei prodromi che portarono Grazia
Deledda, nel 1926, al Premio Nobel per la letteratura; aveva 55 anni.
“Amo l'arte e tutto quello che ne concerne. Amo scrivere. Scrivo testi e sono una sceneggiatrice. La fotografia è una parte integrante di me!”
In questo modo Sarah esprime d’istinto le sue aspirazioni; ma andiamo a scrutare tra le pieghe di questa fulgida giovane esistenza.
Voglio riportare qui di seguito ciò che Sarah dice di se in facebook:
“Sarah La Rocca nasce a Ragusa (purtroppo) il 17 dicembre del 1991. Fin da piccola, grazie anche alla maestra di italiano coltiva
l'amore per la scrittura, meritando anche vari premi per la poesia a livello regionale.
In questo momento frequenta il quarto anno di Liceo Linguistico.
Per ben 8 anni ha praticato danza. 2 anni, invece, sono stati dedicati alla pallavolo. E da 7 anni a questa parte pratica nuoto e
bici al livello non agonistico.
Si definisce come una persona creativa, carismatica, talentuosa, sognatrice, lunatica, particolarmente eclettica, determinata,
convinta, straordinariamente testarda, poliedrica e divertente.
Non lascia mai nulla al caso, infatti ricerca sempre la perfezione in ogni minuta parte della sua giornata o del suo lavoro o
del suo studio. E' una persona sempre attenta e disponibile, al dialogo, ma anche ad aiutare gli altri che si trovano in una
situazione di disagio o che magari hanno bisogno di un consiglio.
Odia profondamente la città in cui vive e vorrebbe vivere per sempre nella sua città madre ovvero Catania, patria di molti
artisti e città dei suoi familiari. Inoltre crede di appartenere fortemente a Catania non solo per le origini, ma anche
perché la struttura e la collocazione geografica tra il mare con la sua placidità o irruenza e il vulcano con la sua
imprevedibilità ed eruttività fanno si che la identificano caratterialmente. Adora Catania, ma anche la Sicilia. Infatti
promuove sempre nuovi e giovani artisti che provengono dal profondo sud italiano. La sua è anche un'isolitudine, come dice
Elvira Seminara, giornalista e scrittrice catanese. E' proprio una condizione mentale che permette di vedere solo la propria
terra che è estraniata dagli altri confini.
Adora la musica, infatti da ben 6 anni segue Carmen Consoli, artista catanese e non solo. Anche lei scrive e arrangia dei
pezzi con gli strumenti che riesce a suonare ovvero la chitarra e il pianoforte. Limitarsi a dire che ama la musica è davvero
restrittivo poiché nel suo raggio d'azione di hobby é presente anche il teatro e la sceneggiatura. La sua attrice preferita si
chiama Tiziana Lodato, attrice anche lei catanese. Vari vissuti negativi l'hanno portata a non sottovalutare nulla della vita,
ma l'hanno anche aiutata a crescere. Infatti si definisce una persona matura per l'età che ha. Crede nell'amore, ma che deve
essere guidato non solo dai sentimenti, ma anche dalla razionalità per poter essere mandato avanti con coscienziosità.
Inoltre concludo dicendo che adora viaggiare, scoprire nuove terre e nuovi orizzonti.
Adora passare il suo tempo con gli amici, ma per ritrovare se stessa ha bisogno di un viaggio o del mare che le è sempre rimasto amico!”
Sarah, perché quell’inciso – purtroppo – che hai messo tra parentesi dopo la città che ti ha dato i natali? Quali riscontri ti hanno portato ad un giudizio così drastico su Ragusa?
L’inciso “purtroppo” racchiude tante piccole utopie. Vi è un piccolo malcostume comune che induce la gente a pensare che una persona
dato che è nata in una determinata città, sia effettivamente una persona che faccia parte integrante di quella città. Non mi sento
ragusana in alcun senso, poiché in primo luogo i miei genitori hanno origini catanesi e poi perché dissento in maniera categorica
dalla mentalità ristretta, quasi bigotta di una città piccola culturalmente, fatta da gente presuntuosa. Sento Catania come la mia
patria, la mia città natale, una città in cui riesco a sentirmi protetta. E’ una patria serena e la sua magia è inconfondibile.
Non capita tutti i giorni di vivere sospesi tra un mare e un vulcano e sono proprio i tratti tipici della mia Catania a delineare
al meglio il mio carattere: passionale e irruente come l’Etna, razionale e gelida come lo Jonio. Il più delle volte predomina l’Etna..
Perché nel tuo raggio di azione di hobby metti la musica, il teatro, la sceneggiatura? Usare l’espressione “hobby” per queste sfaccettature dell’arte, non ti sembra riduttivo?
La sceneggiatura, la fotografia, la musica, il teatro fanno da sfondo alla mia esistenza, sono parti irrinunciabili di me. Rappresentano
tutto ciò che sono, quello che faccio e che con amore e impegno cerco sempre di coltivare. Senza di esse io non saprei immaginarmi in un
possibile futuro, ma adesso rimangono “hobby” all’interno della mia intenzione mentale. Prima viene la scuola ed il diploma, poi chissà…
Nella tua frase, anzi nella tua teoria “Anche gli uomini hanno le mestruazioni..."//chissà che non ne esca stavolta un'opera teatrale…”,
accenni appunto all’eventualità di scrivere per il teatro. Proprio un titolo così lungo ti farebbe entrare nel Guinness dei primati per
il Teatro poiché quello per il Cinema spetta a Lina Wertmuller. Hai già messo in pratica questa ulteriore alternativa della tua scrittura creativa?
Ancora no, ma il teatro rimane sempre tra i miei progetti ed è un grande amore, che spero bussi nuovamente nel mio cuore. Credo che diventerebbe
brillante, comica, divertente. Sarebbe una riflessione del tutto personale sul mondo maschile visto da una donna. Per adesso la mia scrittura
verte verso il cinema ed i titoli sono meno pretenziosi di questo e probabilmente non contengono una critica amara nei confronti degli uomini,
così lunatici, appassionati, alcuni accentuano le sembianze caratteriali delle donne pur non essendoli e delle volte non riesco a notare la differenza.
C’è qualche passaggio dell’anima che, in questo periodo, merita d’essere fermato dalla tua penna informatica e al quale stai dedicando
parte del tuo tempo nell’espressione della tua scrittura creativa?
Assolutamente. Questo è un periodo di raccolta delle idee e sono in procinto di elaborare nuovo materiale. Lascio nel cassetto le vecchie cose
e mi tuffo nel presente, nei miei soggetti, nelle sceneggiature e nelle poesie. Tutto ciò che scrivo è dato da una riflessione che ogni giorno
avverto. Credo che scrivere soggetti sulle proprie riflessioni, sulle proprie passioni sia il mezzo a me più familiare per raccontare di me,
per comprendermi e comprendere la realtà che mi circonda e ciò avviene in un momento particolare, quasi sacro. Quando scrivo, non racconto
sogni utopici, strane fantasie, ma la realtà dei fatti ed io credo sia bene saperla, nonostante tutto perché è proprio la realtà a farci da
guida nella vita senza l’omertà, senza i pregiudizi. L’ho imparato dalla fotografia. Mi metto a nudo, mentalmente e passionalmente parlando,
senza veli e scopro tutto ciò che di bello di me ci può essere: l’emozione di scrivere ciò che sono e che penso.
Giuseppe Lorin
ringraziamo per la gentile concessione
"L'UNICO", quotidiano indipendente di Roma
L’affabilità e la disponibilità della nostra scrittrice contemporanea più tradotta al mondo è spiazzante; si rimane disorientati, non
ci si aspetta di suscitare noi, interesse in lei che è l’opinion leader per antonomasia. Poi, riflettendo, si prende coscienza che
rientra negli stereotipi degli autentici “grandi” che riescono a mettere gli altri a proprio agio. Ciò mi capita tutte le volte che,
all’aeroporto di Ginevra, ogni due anni, incontro il nostro “Premio Nobel” Carlo Rubbia, che quando mi vede da lontano, mi chiama con
n gesto della mano per offrimi al bar dell’aeroporto un caffè!
L’impegno creativo la vedono alternarsi con incredibile disinvoltura tra narrativa, drammaturgia, giornalismo critico, sceneggiature
cinematografiche, scrittura creativa in genere e, non ultimo, la poesia.
L’impegno sociale la vedono coinvolta nella difesa dei diritti umani, la salvaguardia dell’ecosistema e, non sono da dimenticare, le
lotte femministe degli anni passati. Dacia Paola, Toni e Yuki sono figlie della principessa Topazia Alliata di Salaparuta e dell’etnologo,
antropologo Fosco Maraini. Ha avuto una nonna cilena che voleva fare la cantante lirica. Gli occhi azzurro verdi Dacia li ha ereditati
dalla madre, mentre la passione dei viaggi, intesa come mezzo per conoscere altre realtà culturali, dal padre. Marianna Ucrìa è stata
una sua antenata che, con la sua presenza inquietante, l’ha ispirata, o meglio, le ha suggerito di scrivere la sua storia: “La lunga
vita di Marianna Ucrìa”, romanzo trasformato in film dal Maestro Roberto Faenza.
Il romanzo da poco pubblicato per la Rizzoli “Il treno dell’ultima notte” è un viaggio attraverso le sofferenze europee del secolo
appena trascorso. Nel titolo non avverte un segno, un simbolo, un evento straordinario, di felicità o di sofferenza, che ha attraversato
similmente la sua vita?
"Si, certo la vita di uno scrittore, con le sue gioie e le sue sofferenze, sempre si proietta sulle pagine dei suoi romanzi anche se
non è proprio il racconto di quel dolore o di quella gioia; per esempio la mia esperienza del campo di concentramento in Giappone, mi ha
spinto a visitare tante volte i campi di sterminio nazisti, per capire meglio il mondo della prigionia.."
Negli anni sessanta sposa il pittore milanese Lucio Pozzi, attende un figlio con amore che mai vedrà la vita. “Un clandestino a bordo”
è la storia dell’attesa? La sofferenza, come rientra nei ritmi della sua creatività letteraria?
"Si, “Un clandestino a bordo” è la storia di una attesa, ma l’attesa può essere raccontata o anche prestarsi a dei ragionamenti sul tempo
e la memoria. La sofferenza è una esperienza che per uno scrittore diventa stile e ritmo ed il lettore attento riesce ad interpretare quei
ritmi e quello stile attraverso un progetto che è anche musicale".
Essere scrittori oggi è anche dare la testimonianza del tempo che si sta vivendo. Dagli anni quaranta ad oggi molte cose sono cambiate.
Gli stili di vita sono poi così differenti?
"Molto differenti certo, anche per le nuove tecnologie che ormai fanno parte delle nostre abitudini e delle quali non possiamo fare a meno:
le conquiste sociali, l’emancipazione, il crollo di alcuni tabù, sono passi importanti verso una libertà individuale e sociale, sempre che la
ragione politica mantenga in primo piano i diritti dell’individuo. Naturalmente c’è l’altra faccia della luna: il pericolo che le conquiste
tecnologiche ci esproprino della capacità di trattare gli altri come corpi umani e non come entità astratte."
Ci parli della poesia che ultimamente l’ha costretta affinché venisse lei stessa scritta. E’ la filosofia dei sei personaggi in cerca
d’autore?
"Ho sempre sostenuto che sono loro, i personaggi che vengono a bussare alla mia porta per chiedere di essere raccontati. Bisogna essere
umili e saperli ascoltare. I personaggi conoscono le proprie storie meglio dell’autore che deve avere la curiosità di starli a sentire
senza pretendere di sapere tutto di tutti !"
Giuseppe Lorin
ringraziamo per la gentile concessione
"L'UNICO", quotidiano indipendente di Roma
Abbiamo incontrato a Carrara il 3 luglio u.s. in occasione della presentazione alla stampa di SPIRITUS FESTIVAL
(www.spiritusfestival.it) un… “testimone della sua epoca”, parafrasando in questo modo il dictat espressivo e
delucidante di S.S. Benedetto XVI; un personaggio sensibile alla superficialità imperante, un cantautore poetico
che con il suo impegno sociale riesce, almeno in parte, a risvegliare quei valori etici, morali e civili assopiti
dall’attuale stressante vita collettiva. Roberto Vecchioni sa infondere alle nuove generazioni, che incontra nelle
aule universitarie, la poesia, quell’ archetipo insito in una umanità ormai “distratta”. Oltre a partecipare a SPIRITUS FESTIVAL,
come cantautore - sabato 25 luglio a Carrara, in Piazza Alberica alle ore 22,30 è nel suo concerto “IN CANTUS”, potpourri di opere
liriche e non, interpretate in modo originale da questo multiforme e vario animale da palcoscenico – Roberto Vecchioni è per promuovere
la sua ennesima opera letteraria edita dalla Einaudi: “Scacco a Dio”. E sempre a Carrara, sabato 25 ma alle ore 20,00 in Piazza del
Teatro, presenta il suo libro, coordinato da Massimo Lucchesi insieme a Paolo Crepet. D'altronde è solo dal 1996 che alterna la sua
scrittura creativa con quella per i racconti e per i romanzi. Roberto Vecchioni scrive anche poesie, o meglio, è la poesia che lo
afferra e lo costringe a scrivere. L’ala della Poesia quando passa ti soggioga!
Da appena un mese è uscito il tuo ultimo romanzo “SCACCO A DIO”, cosa significa e qual è il messaggio
subliminale che vuoi mandare; e a chi in particolare?
Non c’è messaggio subliminale, “Scacco a Dio” è chiaro come il sole: noi sfidiamo la vita di tutti i
giorni e quella dei giorni rari concessi a pochi… Perché? Dio non ci ha voluti felici e con la pancia piena,
sarebbe stata la nostra fine. Dio ha voluto che ci costruissimo tra il dolore ed il respiro per non addormentarci
mai, per cercare sempre.
Secondo la tua opinione, ci sono dei limiti, dei confini, tra l’arte del musicare, del comporre, e l’arte dello scrivere?
I limiti sono tutti formali. Una canzone è l’intreccio di tre semantiche: parola, musica interpretazione.
Scrivere (poesia – narrativa)è parolare (un limite e un vantaggio) e basta. Il punto cruciale e finale sta
sempre nella sintesi lirica e questa si può raggiungere in vari modi, da qualunque parte si provenga.
Che rapporto c’è tra la fatalità, il destino e il libero arbitrio?
Io credo che all’Uomo sia dato di scegliere sempre in piena libertà. Quel che chiamiamo “destino”
altro non è se non ciò che abbiamo già scelto, scegliamo o sceglieremo e di cui Dio tiene un archivio.
L’archivio è ininfluente, siamo noi a scriverglielo. Il caso è la più grande prova della libertà degli
eventi, tragico o fortunato che sia.
Credi nei simboli, nei messaggi, negli avvertimenti o consigli che una realtà a noi invisibile,
impercettibile, sconosciuta ai nostri sensi ci fa arrivare alla nostra coscienza?
Credo ad un’immensa forza intuitiva, mediatica che ci percorre e ogni tanto si palesa.
Penso che il mondo, l’universo siano disseminati di simboli che ci sfidano a capire.
Credo mediocre ed inattendibile un’esistenza basata su domande e risposte abituali, rituali. Credo che l’Arte, come “Inventio”, ci dia risposte uniche.
Cosa pensi della sfida continua che l’Uomo nei secoli e ripetutamente, muove a Dio attraverso
le scoperte scientifiche o attraverso intenzioni opportunistiche dell’umanità in genere?
Penso che Dio abbia creato gli Uomini e il Mondo non aspettandosi niente di diverso da ciò.
Non siamo una riserva di branzini, uno zoo di animali da collezione. Dio per primo voleva queste sfide continue.
Una riflessione sull’opera di Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
(The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1886), non può anche questa sfida essere considerata uno “scacco a Dio” ante litteram?
Assolutamente sì.
Come definisci questa tua nuova opera “SCACCO A DIO” una raccolta di racconti, un romanzo dell’esistenza,
o un diario delle sfide? Resta comunque assodata la tua capacità di scrittura chiara, precisa, sobria e limpida.
Questo è un romanzo di racconti; ma le sfide sono solo dei pretesti. In realtà quel che mi premeva
era arrivare ad una fede, ad una certezza emozionale fuori dalla teologia e dalla filosofia.
Torniamo un attimo alla tua discografia. C’è un lavoro con il quale sei particolarmente in empatia totale e per quale motivo?
La mia ricerca è stata progressiva e non facile: ho eliminato (prolissità – supereghi politici del momento –
amori strazianti) e ho aggiunto ( l’Uomo per sempre – i ricordi come salvezza – i valori per sempre) e ad ogni
tappa ho amato e difeso quel che facevo. Se devo dire cosa è venuto fuori credo che di meglio non potevo; penso
a “Il cielo capovolto”, a “Il lanciatore di coltelli”, a “Rabbia di stelle”.
Giuseppe Lorin
ringraziamo per la gentile concessione
"L'UNICO", quotidiano indipendente di Roma
Parlare d’amore ai tempi di Facebook evidenziando i pruriti erotici di una cinquantenne che sfoga la propria voglia di… sesso … su
chiunque le capiti a tiro, eccitandolo prima con gli sguardi concupiscenti e scivolosi verso le parti ambite da una pantera affamata e
poi da carezze erotiche delicate sui tessuti che contengono tanto prorompente … amore! Ecco che qui l’autore si trasforma e si
immedesima come un vero attore fa con il personaggio che deve interpretare. L’UNICO incontra Fabio Brigazzi, l’autore del libro
erotico “Sesso, scarpe e pesciolini” che in questi giorni sta invadendo le pagine virtuali di Facebook.
Cosa è l’immedesimazione per Fabio Brigazzi, l’autore dell’erotic book “Sesso, scarpe e pesciolini” delle edizioni Anordest?
Diciamo che il sesso, insieme all’arte, è una delle componenti principali della mia vita. Pertanto, il romanzo può in parte
considerarsi autobiografico anche se scritto al femminile e attraverso le esperienze di una donna matura e, almeno inizialmente,
inibita. Forse, lo scrivere come se fossi una donna è stato un modo per nascondermi dietro emozioni e sensazioni non proprio
maschili, oltre a un mettermi alla prova per vedere se, effettivamente, conosco l’universo femminile. Mentre dal riscontro che
il romanzo sta avendo tra il gentil sesso, posso tranquillamente affermare di esserci riuscito anzi, qualche lettrice nemmeno
crede al fatto che il libro sia stato scritto da un uomo.
Torniamo sempre a parlare del padre della Psicoanalisi, Sigmund Freud. Nella teoria freudiana, arricchita dagli studi
multietnici junghiani, si accenna alla mimesica dove “il diventare” prende le distanze dall’imitare. Quanto ha influito
nel tuo comportamento il “diventare” quell’essere che nel tuo libro fagocita e sfoga, senza inibizioni di sorta, la libido in una maniera altamente erotica?
L’influenza principale è venuta sicuramente dal mio conoscere le donne. Un mondo che mi affascina e che non finirò
mai di scoprire ma che ritengo, nemmeno le donne riusciranno mai a svelare appieno, in quanto veramente complesso e
articolato e forse, proprio per questo intrigante. Invece, anche per mezzo del mio romanzo, mi sono trovato catapultato
in una scissione quasi schizofrenica di due entità ben distinte ma che convivono nella stessa persona. Per giungere così
all’uomo-donna del terzo millennio, una figura nuova in grado di capire e comprendere l’universo femminile ed addirittura
contrapporsi a loro con dolcezza, sensibilità e maggior cura di sé, pur rimanendo uomo e maschio. Per arrivarci, oltre alla
mie esperienze - dopotutto ancora non sono sposato - mi sono calato letteralmente nei loro panni, osservandole minuziosamente,
leggendo riviste femminili e parlando con loro e di loro. Mi sono immedesimato nell’anima femminile, non con il solo fine di
scrivere bensì per il piacere che ho nel vivere a metà strada tra gli uomini e le donne, anche se attratto solo dal gentil sesso.
Come è avvenuto il tuo incontro con il principe dell’eros filmico Tinto Brass?
Ho conosciuto Tinto ad una mostra di arte erotica, alla quale mi sono recato sia per la mia passione per l’arte che per
incontrare il Maestro dell’eros. Quindi, dopo varie insistenze, nemmeno fosse una bella donna, siamo andati a casa mia –
casualmente proprio nelle vicinanze - per fargli conoscere la personalità e le passioni dell’autore di “SESSO, SCARPE e PESCIOLINI”.
E’ iniziata così la mia avventura nel mondo della scrittura erotica e della fantasia senza limiti e confini…
Il tuo debutto letterario con un racconto hard che ricorda molto un “diario erotico”, raccontami in sintesi cosa è racchiuso nel
tuo scrigno erotico di questa tua prima opera e giustifica la tua scelta d’esordio.
Si tratta della scoperta del sesso vero, trasgressivo e senza limiti di una cinquantenne in carriera, con un rapporto ormai
stanco e prevedibile con il proprio coniuge. Una donna spenta e senza più sogni sessuali che troverà, spinta anche dalla curiosità
femminile, la forza e il coraggio di affrontare prove erotiche sempre più ardite e imprevedibili. Sarà il suo Pigmalione, che il
destino le farà incontrare, a forgiarla e farla così divenire frutto della propria immagine e creatività, fino a superare il suo
maestro, anche grazie alla sua nuova intraprendenza e femminilità. Con il sesso inteso come un gioco e non più una cosa sporca
ed immorale. Senza tabù, regole e restrizioni e praticato per il proprio piacere e di chi le sta accanto. Lei ha gli orgasmi
anche sentendo come gli uomini godono usufruendo del proprio corpo. Le sue fantasie erotiche saranno messe a nudo e le
permetteranno di andare oltre i limiti imposti dalla morale e dalla sua rigida educazione. Proverà e “sentirà” quello
che mai e poi mai, avrebbe lontanamente immaginato.
Siamo in cammino nel terzo millennio; quali valori sono cambiati nel rapporto di coppia? Credi nel matrimonio?
Gli stimoli di questa realtà informatica influiscono sui sentimenti d’amore?
Purtroppo, la coppia del XXI secolo sta attraversando un momento di crisi sessuale dovuto alla nascita di nuovi
strumenti di conoscenza ed approccio, ora a disposizione anche di chi non aveva mai visto il tradimento come
appagamento dei propri sensi e desideri. La coppia non è affatto complice, la Chiesa sta rimanendo inesorabilmente
indietro, non trovo che sia al passo con i tempi, ed avere l’amante, sembra essere quasi la norma per compensare
la lacune del matrimonio e del rapporto di coppia in genere. Pertanto, sì al matrimonio come istituzione sia civile
che religiosa e strumento per la creazione di una famiglia, che però permetta alla coppia di potersi esprimere
sessualmente in piena libertà e complicità. Altrimenti torneremo, o forse è meglio dire rimarremo, ai sotterfugi
e al maschilismo che ha imperato fino ad ora e, in alcune regioni dell’Italia, ancora la fa da padrone. Quindi,
parità dei sessi anche nella trasgressione e nelle fantasie erotico sessuali ed anche se gli uomini ancora non
se ne sono accorti, le donne stanno già cambiando e questo si avverte quando stai nel groviglio dell’amplesso.
Tinto Brass come si è espresso, a riguardo, nella prefazione?
Il Maestro del nostro cinema erotico così ha scritto: “Ciò che mi ha maggiormente -e positivamente- incuriosito
in “Sesso, scarpe e pesciolini”, è l’età della protagonista: cinquant’anni. Un’età che, salvo il caso di diari
autobiografici, è più che canonica per l’eroina di un romanzo erotico, con il rischio di relegarla automaticamente
se non fuori tempo massimo, almeno borderline, ai confini della menopausa, fra le donne che, anche se ancora belle e
desiderabili, l’industria culturale impietosamente bolla, per dirla con il brutale pragmatismo dei tycoon americani,
come “no more fuckable!”. E invece Marina è “still very fuckable!” E il romanzo non è affatto un diario autobiografico!
Ancorché la protagonista si racconti in prima persona, è in realtà la penna di Fabio Brigazzi, il grimaldello espressivo
con cui scassinare lo scrigno della libido più intima, il passepartout psicologico per penetrare nel caveau dei desideri
più segreti e vergognosi, il deragliatore ideologico grazie al quale smascherare gli eterni inganni che i corifei della
Dignità e del Sentimento, ci hanno per troppo tempo e con troppe bugie propinato. La penna di un autore schierato decisamente
con la cultura più avvertita e moderna, quella per intenderci che riconosce valenze estetiche non solo all’erotismo ma anche
alla pornografia definisce le donne come Marina, in preda a le demon du midi”.
Fabio Brigazzi è nato a Belluno negli anni sessanta ma vive da sempre a Roma, vicino San Pietro. Comunque la vicinanza al
regno dello spirito ha fatto sì che la sua fervida fantasia erotica aggiungesse quel quid in più al kamasutra, libro dell’erotismo
per eccellenza. Fabio Brigazzi rientra in quella schiera di autori che come Franz Kafka, Arthur Rimbaud, Charles Bukowski, Corrado
Calabrò, ed altri, lavorano o hanno lavorato nella funzione pubblica o in imprese di assicurazioni o geologiche o di finanza o di
archivio o di pari impegni lavorativi.
La sua fluida scrittura passa da toni ironici, a volte comici, sarcastici, spesso impositivi di voglie erotiche sovrastanti la malizia,
intriganti, eccitanti fino all’orgasmo narrativo dell’autore e dei lettori che per questo libro si sono dimostrati più di sesso femminile.
La voluttà d’espressione dei vari amplessi hanno una valenza immaginativa che augurano la trasmutazione dello stesso libro in soggetto
cinematografico degno di quel filone erotico rappresentato dai maestri del cinema hard.
Cosa è la sensualità e la complicità per Fabio Brigazzi? Quali elementi coronano la femme fatale? In una donna apprezzi la
decisione erotica o l’ambiguità ingenua della voglia sessuale?
La sensualità è una dote innata e purtroppo, non tutte ce l’hanno ma con alcuni accorgimenti, è possibile avvicinarvisi molto.
Non solo con i tacchi 12 o la minigonna esagerata bensì diventando più determinate e sicure nei confronti dell’altro sesso ed
anche le esperienze di vita e sessuali, saranno sicuramente un valido aiuto. Determinazione da non confondere con l’aggressività,
che spesso le donne sfoggiano come fosse un gioiello prezioso e facendo così fuggire la maggior parte degli uomini. Invece Marina,
la protagonista del mio romanzo, scopre il suo “sex-appeal” forse un po’ in ritardo rispetto alle altre, anche a causa di non aver
avuto accanto l’uomo giusto. Ma le basterà un nuovo ed inatteso incontro, per trasformarsi da donna insicura delle sue potenzialità
a mantide mangiatrice di uomini e non solo… Per quanto riguarda l’ultima domanda, sono entrambe donne altamente eccitanti. Però,
nel sesso a 360 gradi, non bisogna fossilizzarsi in uno stereotipo di donna ma si deve essere dei veri e propri camaleonti, capaci
di trasformarsi ed eccitarsi ad ogni nuova situazione che si verrà a creare nella nostra vita erotica. Sia generata da una donna
in grado di prendere l’iniziativa – uomini, ma perché avete tanta paura?- che di un’ingenua femmina come Marina, bisognosa di un
maestro che la guidi e conduca lungo il difficile e tortuoso sentiero del sesso.
Incipit di “Sesso, scarpe e pesciolini”:
Quella mattina di fine luglio, guardando la mia immagine riflessa nello specchio del bagno………”
Explicit di “Sesso, scarpe e pesciolini”:
Non capita tutti i giorni, di scoprire il sesso vero e senza limiti e trovare l’Amore. E chi ci riuscirà, non se lo faccia scappare.
Mi raccomando. Un bacio grande come il cielo e profondo come il mare. Marina
Giuseppe Lorin
ringraziamo per la gentile concessione
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Poesia e psicologia, senso della vita e sperimentazioni del linguaggio:
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"La poesia
forse è nata con l’uomo;
l’aspirazione di sollevare lo spirito al trascendentale lo ha portato pian piano, alla
scoperta del sentiero che comunica con il segreto della sua esistenza.
Egli esalta questo sentimento e lo confronta con la natura,
e soffermandosi negli aspetti più affascinanti che gli sollecitano il cuore,
rinnova ogni giorno,il suo spirito a Dio."
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I poeti effettuano un viaggio nel corso della loro esistenza.
Tutti gli uomini sono dei viaggiatori, però i poeti viaggiano in modo più
spedito rispetto a tutti gli altri, e si attendono di poter raggiungere presto una meta.
Infatti per loro è vero che con la morte c’è l’epilogo dell’esistenza, ma è anche vero
che al di là della vita terrena c’è qualcosa di meraviglioso.
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"Si va avanti per piccoli passi... una collaborazione, un articolo, un racconto, un sito, prima
o poi qualcuno ti legge e ti apprezza e se anche non ti apprezza, basta che ti legga... perchè come diceva Oscar Wilde:
"C'è solo una cosa al mondo peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé."
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Scrivo poesie nella convinzione che esse siano anche uno strumento di conoscenza spirituale, per questo
mi piace citare una frase di Allen Ginsberg che dice: " Non serve scrivere quando il tuo spirito non guida".
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Una persona come tante,
proprio per questo
cerca con la poesia
il riscatto dall' anonimato
della società in cui viviamo.
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Uno scrittore dei 2 mondi.
Scoprite perchè nella sua pagina personale !
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Se io giocassi con tutto,
certo soffrirei meno
ma tanto è il dolore di questa pena,
che in me crea viva coscienza.
Essa mi ha fatto veder
ciò che ho voluto divenir
solo in carta.
Perdonate se con me e voi
non ho saputo aver
sublimi termini
ma sol deboli ideali:
prometto che rimedierò
ovunque...
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Poesia intrisa di luce, una luce che non è quella spazio temporale, ma che mostra
tendenze metafisiche dove l'io è dissolto nella sua stessa scalata verso la metà.
Così e l'occhio dello spirito a fotografare per un istante uno spiraglio d'eternità.
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Un giovane incontra la poesia attraverso la fede e la trasforma, come lui stesso
dice, in un "inno d'amore".
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I momenti più duri possono essere affrontati anche
con la forza della poesia, perché la sofferenza,
in qualche modo a noi misterioso, ci aiuti a vivere.
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Ci regala un affresco poetico della Sua città, Firenze, attraverso una raccolta
che scopriremo un pò alla volta.
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Una giovane artista fotografa e poetessa,
dedicata all'Arte e alla sua delicata magia.
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La poesia ha un tempo assoluto, che ti catapulta fuori
da un prima ed un dopo, per avvolgerti in un ora.
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Poetessa, scultrice, pittrice dalla personalità poliedrica e versatile per la pluridirezionalità
delle sue potenzialità espressive.
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La poesia s'incontra con la prosa,
in un connubio di riflessioni sulla Vita e l' Essere.
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La Poesia è l'arte che trova amore per ogni cosa,
ove nulla è lasciato in
sospeso e come una sposa,
la si bacia pur tenendo il velo
tanto è l'amore che gli si porta.
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Una giovane autrice
per cui la scrittura è indispensabile
per il suo essere.
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"La libertà è una stanza dell'anima"
recitano alcuni versi di una sua poesia.
Una libertà che non ha nessun confine, neanche quelli di una stanza.
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Credo nel mio destino di essere umano.
Credo nella possibilità che Dio esista o non esista.
Credo nel bene, in quella parte dell’umanità che persevera nel bene, che sa quanto male ci sia nel
destino dell’uomo e cerca il bene dell’uomo. Credo in tutto questo.
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Un istante, un incontro, versi che ristabiliscono una pace interiore.
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La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere, per esprimere i più reconditi sentimenti umani.
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Gandolfo Macaluso è uno dei tanti nostalgici delle tradizioni popolari, al punto da usare ancora oggi
nel linguaggio comune proverbi detti, in uso anticamente a Petralia e nei paesi madoniti in genere.
Qualche anno addietro ebbe l'idea di scrivere su un quaderno i proverbi,a cui in seguito Salvatrice Di Dio
ha aggiunto traduzione e commenti.
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Quando il mondo interiore è
più grande di quello esteriore,
quando il sentire è più grande del fare,
questa differenza può confluire nell'arte.
Perciò la speranza di ogni poeta
che sia anche un vero uomo
è smettere un giorno di scrivere..
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Ringrazio di cuore dell'invito.
Cordialità!
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La natura racchiude i sinigicati più reconditi
della nostra vita, ed ogni tanto ce li mostra.
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Le nostre radici popolari
nascondono una ricchezza tutta da scoprire, attraverso i Suoi testi.
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Uno scrittore messinese, dallo stile romantico e triste, ma
con notevoli slanci verso l'onirico e il misterioso, sempre attentissimo e
portato verso introspezioni psicologiche.
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La poesia arriva dove la vita frenetica
non può arrivare: al silenzio della nostra anima.
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Poesia è
l’acqua che mi disseta
è
l’aria che respiro
è
la bellezza di un paesaggio
è
la carezza di un bambino
è
lo sguardo triste di un randagio.
Forse poesia è anche raccontare le mie emozioni.
grazie per l'invito e per lo spazio concessomi.
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Anche un attimo
è sufficiente per dare forma
a versi che attraversano il tempo.
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La parola
è un filo
tenace che unisce
i cuori.
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Vorrei intrappolare le mie parole in questa ragnatela di carta e inchiostro,
in modo che il mio pensiero continui ad esistere
anche quando io non ci sarò più.
E, attraverso lui, vivrò.
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Grazie dell'invito.
Fa piacere sapere che
qualcuno c'é !
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L' inesprimibile espresso
attraverso il paradosso
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Ringrazio davvero per il gradito invito e plaudo di cuore all'iniziativa.
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Fiumi di parole...
Scrittore è chi offre alla gente parole di coraggio e speranza,
cercando una prospettiva - un gradino più in giù o più in su -
che renda tangibili le realtà spirituali costanti nelle nostre vite.
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Un modo di guardare
la realtà, per
guardarsi meglio dentro
e scoprire la propria natura.
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Ringrazio di cuore dell'invito,
molto gradito.
Complimenti per il sito che trovo
molto bello e ben concepito.
Buon cammino !
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Non amo definirmi uno scrittore e neanche credo di esserlo poichè ho
solo un po' di fantasia e mi diverto a scrivere.
Ma quel sottile senso
di piacere nel vedere pubblicato (cartaceo od on-line) una propria
creatura, anche se non è un capolavoro.......... beh, porta nell'animo
quel minimo di soddisfazione che aiuta a vivere più "leggeri".
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La poesia diventa
un' amica confidente
che capisce senza
bisogno di domandare,
come il mare.
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La poesia incontra
l' universo infinito
di istanti che si susseguono,
quasi immobili.
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L' incontro di un
autore con la poesia
gli fa sentire
pace e serenità nel cuore.
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La sua scrittura dipinge con
realismo la nostra vita
attraverso odori, immagini, ironia.
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Rime sciolte
come tratti della vita vissuta,
raccolte in un diario
di emozioni, sensazioni, desideri.
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Usa i suoi versi per sentire
il suo cuore.
Là non c'è solo tempesta.
C'è anche amore per la vita.
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Ho scelto un brano del libro "Cara Trapani" che si
lega al mio periodo di studi perchè ritengo che esso sia stato
per me molto formativo, anche dal punto di vista caratteriale oltre che culturale.
I miei più cordiali saluti.
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Grazie per avermi invitata. L'immagine conferma il mio amore per la natura.
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là dove il cielo rompe alla montagna ,là sono io .
Vi ringrazio dell'invito:sono scrittrice e fotografa.
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Un giovane poeta
si spinge fino alle profondità di sentimenti
tutti da scoprire.
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E' stata una piacevole e inaspettata sorpresa leggervi e mi sento
lusingato dell'attenzione accordatami: grazie.
Io si scrivo ma senza alcuna velleità e solo per rappresentare quelle
voci dai mille toni diversi che mi raggiungono mentre attraverso la vita
e si compie il mio destino. Da dove esse scaturiscano, a volte mi resta
ignoto ma io le sento e tanto basta. Se a volte qualcuno le ascolta mi
sento meno solo, mi distraggo dalle mie tristezze e mi accorgo di
esistere, dimentico le amputazioni affettive e sento fermenti
percorrermi e incitarmi ancora.
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E' una interessante iniziativa, vi sono grato d'avermi invitato.
Sarà un piacere inviarvi qualche mio scritto (non amo definirle poesie;
sono estemporenee elucubrazioni mentali)
Vi invio una foto da me scattata. Una libellula: vita breve,
intensamente e liberamente vissuta.
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Fa sempre piacere che qualcuno apprezza quanto hai seminato nei tuoi giorni.
Colgo l'invito rivoltomi inviandovi le mie composizioni.
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Son ben lieto di rispondere al Vs. appello al fine di ricevere mie poesie, scritti, foto.
Grazie !
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La dolcezza di versi diversi,
l' abbandono a un sogno senza bisogno,
la ricerca di un silenzio dell'esistenza.
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sono carmen classe 1977........ beh,io scrivo....
per me è vitale.....soprattutto poesie.........
ciao carmen
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Grazie per aver pensato a me. Molto onorata. Mi piace quello che vedo qui, forse mancano i commenti ma
non sempre sono necessari. Saluto chi mi ha preceduto nell'iscrizione, alcuni di
loro sono miei carissimi Amici, un grande abbraccio a Tutti !
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La divulgazione della Poesia è l’unico modo per poterla conoscere ed amare.
Chi scrive lancia un urlo al cielo e chi legge lo accoglie trasformandolo
in ragione ed amore.
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Miei cari tutti
Mai visto un sito così concepito, innovativo, diverso.
Auguro a quanti vi collaborano ogni fortuna come è giusto sia!
Onestamente allego i miei complimenti e...
sempre avanti!!!
Grazie
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Scrivere in versi,
l'alba di una nuova vita
animata finalmente
da profonde emozioni.
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Accolgo il vostro invito
nell'inviarvi alcune poesie.
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Il pensiero che piange l'eresia della ragione senza emozione si colora
con questo fiore, ma le lacrime sono del mare, un oceano di gocce.
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Carissimi, è stato un bel regalo leggerVi, sarò subito uno dei Vostri.
Intanto Vi mando i miei più sinceri auguri di un buon lavoro e tantissima serenità ricca di cose belle per i giorni a venire.
Cosa Vi invio?
Comincio con alcuni testi, con l'augurio che siano di Vostro gradimento.
Grazie ancora,
Rocco Chinnici
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Grazie per l’invito che mi è giunto!
Ho visitato il sito e mi è piaciuto, quindi invio una mia poesia e un disegno.
Spero che sia gradito.
Maristella Angeli
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raccontare è anche volare o no?
E' di più, sento di sì .
Icaro ancora racconta, è lui la
storia delle nostre illusioni, a noi rimane la fantasia e l'infanzia.
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